{"id":27635,"date":"2011-11-21T07:22:00","date_gmt":"2011-11-21T07:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/21\/sono-stati-i-cacciatori-dellera-glaciale-a-provocare-la-scomparsa-dellorso-delle-caverne\/"},"modified":"2011-11-21T07:22:00","modified_gmt":"2011-11-21T07:22:00","slug":"sono-stati-i-cacciatori-dellera-glaciale-a-provocare-la-scomparsa-dellorso-delle-caverne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/11\/21\/sono-stati-i-cacciatori-dellera-glaciale-a-provocare-la-scomparsa-dellorso-delle-caverne\/","title":{"rendered":"Sono stati i cacciatori dell\u2019era glaciale a provocare la scomparsa dell\u2019orso delle caverne?"},"content":{"rendered":"<p>Verso la fine dell&#8217;ultima era glaciale (glaciazione di W\u00fcrm), circa 10.000 fa, scomparvero anche gli animali che avevano fatto delle caverne la loro dimora abituale o temporanea: l&#8217;orso delle caverne (&quot;Ursus spelaeus&quot;), il leone delle caverne (&quot;Panthera leo spelaea&quot;), una sottospecie di leone del Pleistocene superiore, la iena delle caverne (&quot;Crocuta crocuta spelaea&quot;), cos\u00ec come la tigre dai denti a sciabola (&quot;Smilodon fatalis&quot;), dai canini mostruosamente sviluppati, ed il grande cervo irlandese, (&quot;Megaloceros giganteus&quot;), dalle corna di smisurate dimensioni.<\/p>\n<p>L&#8217;orso delle caverne era pi\u00f9 grande di qualunque specie di orso oggi vivente, compreso il gigantesco orso Kodiak, tanto che un esemplare maschio poteva sfiorare i 900 kg. di peso; era diffuso in tutto il continente eurasiatico durante il Pleistocene e ne sono stati trovati i resti ossei in numerosissime caverne, specialmente dell&#8217;arco alpino, dalla Francia, alla Svizzera, alla Germania, all&#8217;Austria, alla Slovenia, all&#8217;Italia; ma anche nelle montagne di altri Pesi europei, come la Romania e la Gran Bretagna.<\/p>\n<p>La domanda che gli studiosi di paleozoologia si pongono \u00e8 la seguente: ci o che cosa provoc\u00f2 l&#8217;estinzione dell&#8217;orso delle caverne, un mammifero che non temeva rivali, con la sola eccezione del leone delle caverne e&#8230; dell&#8217;uomo?<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che l&#8217;uomo, anche in questo caso, abbia provocato, direttamente o indirettamente, la sua scomparsa, cos\u00ec come, forse, \u00e8 da ritenersi responsabile dell&#8217;estinzione di numerosi mammiferi lanosi dell&#8217;America Settentrionale, quali il rinoceronte lanoso, il mammut, per non parlare del cavallo; e senza dimenticare il bradipo gigante, un mammifero talmente grosso, che avrebbe fatto apparire piccolo, al suo fianco, persino un moderno elefante (cfr. il nostro articolo \u00abFu l&#8217;uomo a causare l&#8217;estinzione dei grandi animali lanosi del Nord America?\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 25\/03\/2008); cos\u00ec come, probabilmente, avvenne per il milodonte sudamericano (cfr. \u00abIl milodonte della Patagonia e il mistero della sua scomparsa\u00bb, sempre sul sito di Arianna Editrice, in data 25\/03\/2008).<\/p>\n<p>Non possediamo alcuna certezza in proposito, ma esistono diversi indizi che sembrano indicare proprio la specie umana come la principale indiziata di tutte queste estinzioni e, in particolare, di quella del pur temibile orso delle caverne.<\/p>\n<p>Li riassumiamo qui brevemente: la coincidenza temporale fra la diffusione degli uomini della specie &quot;Homo sapiens&quot; e la scomparsa dell&#8217;&quot;Ursus spelaeus&quot;; il fatto che entrambi, in un&#8217;epoca prolungata di freddo intenso, fossero in competizione per il medesimo habitat, quello delle grotte naturali; il fatto che l&#8217;uomo primitivo abbia lasciato numerose testimonianze del suo interesse per il plantigrado &#8211; specialmente pitture rupestri &#8211; non solo di tipo venatorio, ma anche magico-religioso; il numero impressionante di ossa del grande mammifero in alcune caverne, che pu\u00f2 spiegarsi col fatto che queste ultime fossero abitate da pi\u00f9 generazioni di orsi, ma anche con l&#8217;accumulo degli avanzi del pasto degli uomini primitivi; la circostanza che l&#8217;uomo, padrone del fuoco e di armi di legno appuntito, fosse teoricamente in grado di trasformarsi da preda in cacciatore del suo pauroso avversario e, per mezzo di una sapiente organizzazione collettiva delle battute di caccia, godesse di un evidente vantaggio rispetto all&#8217;animale; infine l&#8217;analogia con altre specie animali recenti, ritenute nocive (anche se l&#8217;orso delle caverne, a giudicare dalla dentatura, doveva essere quasi esclusivamente vegetariano), quali il leone, la tigre, il lupo, che l&#8217;uomo ha cacciato spietatamente e sistematicamente, fino a condurli vicino all&#8217;estinzione.<\/p>\n<p>Bisogna anche considerare che, quando un orso cade in letargo, diviene pressoch\u00e9 inerme e quindi \u00e8 possibile, anzi probabile, che i cacciatori primitivi abbiano approfittato di un tale vantaggio per penetrare nelle caverne abitate dal plantigrado per ucciderlo, quasi senza rischi, mentre era immerso nel sonno.<\/p>\n<p>Ha scritto Ernst Bauer nel libro \u00abMondo senza sole\u00bb (titolo originario: \u00abWelt Ohne Sonne\u00bb., Schreiber, Esslingen, 1970; traduzione italiana di Francesco Saba Sardi, Rizzoli, Milano, 1972, pp. 48-50):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Ma che fine hanno fatto i grandi animali abitatori delle grotte, le iene, i leoni, gli orsi delle caverne?<\/p>\n<p>Verso la fine del&#8217;era glaciale, circa ventimila anni fa, \u00e8 suonata l&#8217;ultima ora anche per l&#8217;orso delle caverne, del quale si sa assai di pi\u00f9 che non di parecchie specie oggi viventi.<\/p>\n<p>In alcune grotte della Francia meridionale, il cacciatore dell&#8217;era glaciale ha raffigurato l&#8217;orso delle caverne con tale icastica acutezza, che \u00e8 possibile farsi un&#8217;idea precisa non soltanto del suo aspetto esteriore, ma anche della sua maniera di muoversi; in base alle ossa rimaste si pu\u00f2, inoltre, risalire alla struttura corporea e alle abitudini di vita del grosso plantigrado. L&#8217;orso delle caverne era grande circa una volta e mezzo l&#8217;orso bruno, e cio\u00e8 di dimensioni maggiori persino del &quot;grizzly&quot; (&quot;Ursus arctos horribilis&quot;), l&#8217;orso grigio dell&#8217;America settentrionale. A differenza degli orsi attuali, si nutriva quasi esclusivamente di vegetali, come risulta dai poderosi molari, utili a triturare frutti, erbe nonch\u00e9 germogli.<\/p>\n<p>Oltre all&#8217;uomo e al leone delle caverne, l&#8217;orso delle caverne non temeva alcuno. Pu\u00f2 darsi che si sia abituato a vivere sottoterra per sfuggire ai suoi persecutori, ma \u00e8 assai pi\u00f9 probabile che vi si sia introdotto spontaneamente per ripararsi dal freddo e dalla pioggia, e per trascorrervi il periodo di letargo invernale.<\/p>\n<p>In molte delle grotte abitate dall&#8217;orso delle caverne, sono individuabili rocce contro le quali l&#8217;animale si strofinava, e sovente sono riconoscibili i luoghi riservati alle femmine che vi si recavano per partorire, e infatti pi\u00f9 volte \u00e8 capitato di trovare, tra gli ossami di esemplari adulti, gli scheletri di orsi cuccioli. Accanto a questi reperti, si possono rinvenire grandi teschi con creste craniche fortemente sviluppate e con denti appiattiti e consunti, mentre le restanti ossa dello scheletro, soprattutto le articolazioni, appaiono deformate, sembrerebbe da artrosi e affezioni reumatiche; evidentemente si tratta di animali vecchi e solitari, che si ritiravano nelle caverne per morirvi.<\/p>\n<p>Impossibile dire quanti scheletri di orsi giacciano nelle grotte tra gli Urali e i Pirenei. Si pensi che nella sola Drachenhh\u00f6hle [gotta del Drago] di Mixnitz nella Stiria, ne sono stati rinvenuti cinquantamila. \u00c8 certo che i plantigradi non sono morti in seguito a una catastrofe: la grotta costituiva un luogo prediletto dagli orsi, per cui nel corso di diecimila anni vi si sono accumulati i resti di innumerevoli generazioni.<\/p>\n<p>Nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, quando le cose in Austria andavano tutt&#8217;altro che a gonfie vele, era difficile procurarsi il concime per i campi, che fu surrogato con la fanghiglia delle grotte che, contenendo grandi quantitativi di frammenti ossei e di sterco, presentava una percentuale di fosfati anche del 15 per cento; complessivamente ne furono estratti e venduti ai contadini sessanta treni, ognuno di cinquanta vagoni. Anche in Romania, in Cecoslovacchia, in Germania e in Austria, si sono sfruttati allo stesso scopo gli strati ad alto contenuto fosfatico dei detriti delle grotte. Ma, per quanto indispensabile possa apparire, specialmente in momenti di crisi, l&#8217;approvvigionamento di concime fatto a spese dei resti ossei delle caverne ha comportato a perdita, per scienza, di materiale preziosissimo e irrecuperabile.<\/p>\n<p>In un&#8217;altra grotta abitata da ori, il Drachenloch [buco del Drago], nella zona di San Gallo in Svizzera, \u00e8 stata reperita un&#8217;importante testimonianza degli stretti nessi che intercorrevano tra i cacciatori paleolitici e i plantigradi: dietro un muro di lastre di calcare, si sono trovati soltanto teschi e ossa lunghe articolati di orsi delle caverne, e quasi tutti mostravano tracce di lesioni procurate dall&#8217;uomo. Degno di nota anche quanto \u00e8 stato rinvenite nel pavimento della grotta: in un cassone di lastre di pietra, si trovavano sette teschi d&#8217;orso, tutti col muso rivolto verso l&#8217;ingresso della caverna. La singolare collocazione testimonia, forse, una sorta di culto funerario di cui gli orsi sarebbero stati fatti oggetto da parte dei nostri antenati. Ritrovamenti de genere sono annoverati in Austria e in Francia, oltre che in Svizzera, e tutto sembrerebbe deporre a favore di un culto dell&#8217;orso, risultato di atteggiamenti che in larga misura trascenderebbero la semplice magia venatoria.<\/p>\n<p>Presso alcune popolazioni siberiane come pure presso gli antichissimi Ainu, abitanti delle isole pi\u00f9 settentrionali dell&#8217;arcipelago giapponese, ancora oggi gli orsi sono insieme oggetto di caccia e di culto religioso. Per gli Ainu, l&#8217;orso \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un semplice animale: lo si considera un dio stregato, prigioniero in un corpo villoso, da quale il suo spirito sar\u00e0 liberato dalla morte. Il culto in questione tocca in particolare gli orsi catturati da piccoli, che vengono nutriti e allevati amorosamente dagli Ainu, per essere uccisi e mangiati durante n&#8217;apposita festa a carattere religioso.<\/p>\n<p>Non \u00e8 da escludersi che anche i cacciatori dell&#8217;era glaciale tenessero prigionieri orsi delle caverne, come un tempo i Patagoni del Cile meridionale facevano con il bradipo gigante, specie nel frattempo estinta. E si pu\u00f2 anche supporre che a provocare la scomparsa del bradipo siano stati i Patagoni e quella dell&#8217;orso delle caverne i cacciatori dell&#8217;era glaciale.<\/p>\n<p>Il plantigrado in questione non era un animale completamente cavernicolo, non trascorreva cio\u00e8, sotto terra tutta la propria esistenza; l stesso vale per i leoni e le iene delle caverne, come per i tassi, le volpi ei ghiottoni, le ossa dei quali sono state rinvenute in molte grotte&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Rimane l&#8217;enigma di come una specie animale non solo cos\u00ec possente, ma anche cos\u00ec numerosa, sia andata incontro ad una estinzione irreversibile e totale, bench\u00e9 sembrasse perfettamente attrezzata per resistere nel clima dell&#8217;era glaciale &#8211; e, alla fine di quest&#8217;ultima, teoricamente fosse capace di migrare insieme alle nevi in ritirata, verso l&#8217;estremo Nord dell&#8217;Eurasia o lungo le pendici dei grandi sistemi montuosi, a cominciare dalle Alpi.<\/p>\n<p>Gli scheletri dell&#8217;orso delle caverne, infatti, sono stati trovati non a decine o a centinaia, ma addirittura a centinaia di migliaia d&#8217;esemplari, disseminati nelle grotte alpine: a Tischofer, presso Kufstein, nei Kaisergebirge del Tirolo; a Wildkirchli; al di sopra del lago di Vier Waldstatt; nelle Alpi meridionali francesi; e in molte altre localit\u00e0 (cfr. Edith Ebers, \u00abLa grande Era Glaciale\u00bb, Sansoni, Firenze, 1963, p. 126).<\/p>\n<p>L&#8217;ipotesi avanzata da Ernst Bauer, che gli uomini preistorici tenessero prigionieri gli orsi delle caverne nelle stesse grotte in cui li avevano sorpresi, per farne oggetto di un vero e proprio culto che culminava nella loro uccisione, \u00e8 oltremodo suggestiva, ma niente affatto campata in aria; il richiamo al culto dell&#8217;orso da parte degli Ainu del Giappone settentrionale, perdurato fino ai tempi moderni, costituisce un credibile elemento a sostegno di essa.<\/p>\n<p>Del resto, \u00e8 una opinione molto diffusa, ma sicuramente errata, che soltanto l&#8217;uomo moderno, per le stesse caratteristiche della civilt\u00e0 industriale, sia stato in grado di provocare seri danni agli equilibri ecologici del nostro pianeta e, in particolare, di causare l&#8217;estinzione di numerose specie viventi, sia vegetali che animali.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che tutte le societ\u00e0 umane, e dunque anche quelle primitive, hanno rappresentato un fattore di squilibrio ecologico: tanto \u00e8 vero che a causare l&#8217;estinzione del gigantesco &quot;Moa&quot; della Nuova Zelanda non \u00e8 stato l&#8217;uomo bianco, che ancora non vi era giunto, ma i Maori, popolo tecnologicamente arretrato; per non parlare dell&#8217;uro o del bisonte europeo e di tanti altri animali, dalla foca monaca alla lince, un tempo frequenti nelle terre e nei mari del nostro continente, ma da secoli divenuti rarissimi o definitivamente scomparsi.<\/p>\n<p>Quando si dice di una societ\u00e0 pre-moderna, come quella dei Pellirosse delle Grandi pianure nordamericane, che essa \u00e8 &quot;ecologica&quot;, ad esempio perch\u00e9 si limitava a cacciare la quantit\u00e0 di bisonti che le erano necessari (mentre l&#8217;uomo bianco li avrebbe condotti rapidamente all&#8217;estinzione per pura avidit\u00e0 di guadagno), non si intende dire altro che essa riusc\u00ec a ritardare di un certo tempo, magari di secoli, gli effetti distruttivi della caccia o di altre attivit\u00e0. Alla fine, per\u00f2, l&#8217;impatto della presenza umana, e specialmente quello causato dalla pastorizia e dall&#8217;agricoltura &#8211; per non parlare, certo, dell&#8217;industria &#8211; finisce per rivelarsi ecologicamente insostenibile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verso la fine dell&#8217;ultima era glaciale (glaciazione di W\u00fcrm), circa 10.000 fa, scomparvero anche gli animali che avevano fatto delle caverne la loro dimora abituale o<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30135,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[52],"tags":[92],"class_list":["post-27635","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-zoologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-zoologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27635\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30135"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}