{"id":27624,"date":"2015-09-07T07:48:00","date_gmt":"2015-09-07T07:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/07\/orazio-epicureo\/"},"modified":"2015-09-07T07:48:00","modified_gmt":"2015-09-07T07:48:00","slug":"orazio-epicureo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/07\/orazio-epicureo\/","title":{"rendered":"Orazio epicureo?"},"content":{"rendered":"<p>Sull&#8217;epicureismo di Orazio &#8212; come, del resto, per quello di Lucrezio, ma per tutt&#8217;alte ragioni e sotto una diversa prospettiva &#8212; si \u00e8 discusso, si discute e, quasi certamente, si continuer\u00e0 a discutere ancora chiss\u00e0 per quanto tempo, se non addirittura all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>E come poteva essere diversamente, se la sua poesia \u00e8 diventata tutt&#8217;uno con la sua persona, e se il &quot;carpe diem&quot; (quasi sempre tradotto erroneamente: &quot;cogli l&#8217;attimo&quot;, e, per giunta, ripetendo l&#8217;errore in maniera pedissequa) \u00e8 diventato molto pi\u00f9 che uno <em>slogan<\/em>, addirittura una sorta di breviario laico, ma, nello stesso tempo, non \u00e8 chi non veda come tale filosofia di vita mal si possa conciliare con una buona parte della sua produzione lirica?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Orazio, nelle sue poesie, nel mondo poetico da lui creato, vorrebbe apparirci come l&#8217;uomo pacificato, o, almeno, che potrebbe vivere sereno, se non lo scocciassero continuamente persone importune; nonch\u00e9 come l&#8217;uomo ironico ed auto-ironico che sa scherzare su tutto, perfino su ci\u00f2 che meno, in quella societ\u00e0, si prestava allo scherzo, come la fuga in battaglia e l&#8217;abbandono dello scudo (a somiglianza del poeta greco Archiloco); e tuttavia, leggendole, o leggendo molte di esse, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile sottrarsi all&#8217;impressione che, dietro quel sorriso scanzonato, dietro quella ostentazione di mite e umbratile autosufficienza (per\u00f2, sia ben chiaro: nella villa in Sabina regalatagli da Mecenate, l&#8217;amico di Augusto che lui aveva combattuto, anche se poco gloriosamente, a Filippi: e, per soprammercato, assumendo l&#8217;aria di chi concede un gran favore al proprio benefattore, accettando il suo dono!), si celano ansie, inquietudini, suscettibilit\u00e0, nervosismi, rimpianti, stizze, frustrazioni, amarezze: il tutto mascherato da una patina di pose civettuole o di falsa naturalezza.<\/p>\n<p>Poi, di tratto in tratto, ecco che il botolo ringhioso si ridesta, mostra i denti, cerca di azzannare la vittima indifesa: la sua esultanza per la fine di Antonio e Cleopatra, la sua esortazione a riempirsi il bicchiere e ballare battendo forte i piedi (\u00abnunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus\u00bb), hanno qualcosa di turpe, di osceno; ricordano troppo l&#8217;atto blasfemo di chi vuol lordare la tomba del nemico sconfitto e defunto, ormai consegnato al giudizio degli d\u00e8i. E non si addicono di certo a un seguace dell&#8217;epicureismo, perch\u00e9 l&#8217;odio \u00e8 una forma di attaccamento, una passione distruttiva, ed Epicuro ha insegnato l&#8217;arte di godere la vita, non certo quella di farsi il sangue cattivo, n\u00e9, tanto meno, quella di irridere i morti, specialmente se \u00e8 chiaro che nessuno spender\u00e0 una parola in loro difesa, o in difesa della loro memoria.<\/p>\n<p>Virgilio, per fare un confronto, non si sarebbe mai abbassato a tal punto: spregiare una regina morta e gioire come un Coribante per la sua fine; bench\u00e9 Virgilio non fosse, neanche lui, un cuor di leone, visto che non ebbe difficolt\u00e0 a togliere dalle \u00abGeorgiche\u00bb le lodi del suo amico e benefattore Gaio Gallo, caduto in disgrazia presso l&#8217;imperatore, suicidatosi perch\u00e9 sospettato di aver partecipato ad una congiura, e a sostituirle con il mito di Orfeo ed Euridice. Come dire: \u00abIo, quello l\u00ec, non l&#8217;ho mai visto, n\u00e9 conosciuto; e, del resto, io non so niente, non ho visto nulla e, anche se per caso c&#8217;ero, dormivo\u00bb. Per\u00f2 Virgilio, dotato di un animo naturalmente mite e pietoso verso tutti gli infelici, non ha mai disonorato se stesso, scrivendo un solo verso ispirato a quel vile ed atroce sentimento di esultanza per la morte di un essere umano, e sia pure un nemico.<\/p>\n<p>Insomma: vi erano troppe passioni, e troppo disordinate, nell&#8217;uomo Orazio, perch\u00e9 si possa parlare di un Orazio epicureo: se \u00e8 vero, come \u00e8 vero, che non basta rivendicare l&#8217;adesione a questa o quella filosofia, a questa o quella ideologia, a questa o quella concezione della vita, per esserne realmente partecipi e compenetrati e per esserne, pertanto, dei testimoni coerenti e convincenti, davanti al giudizio degli altri. Cos\u00ec come Lucrezio, anche Orazio era troppo turbato dal pensiero della morte per mostrare una partecipazione profonda e convinta alle dottrine di Epicuro, il quale, della liberazione da quel timore, aveva fatto la pietra d&#8217;angolo del proprio edificio speculativo; Orazio conserv\u00f2 fino all&#8217;ultimo troppi conti aperti con la vita, troppi conti che non tornavano e che non quadravano come avrebbero dovuto e come, probabilmente, egli stesso avrebbe ardentemente desiderato. Era un uomo contraddittorio e suscettibile, che bramava la pace, ma non l&#8217;aveva raggiunta e che ostentava distacco dalle cose di questo mondo, che pur gli piacevano, ma non aveva saputo distaccarsi da quella pi\u00f9 importante di tutte: il proprio io.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge una ulteriore complicazione: da epicureo, Orazio non avrebbe certo potuto essere un verosimile cantore delle glorie civili e dei destini imperiali di Roma: come si potrebbe prendere sul serio il \u00abCarmen saeculare\u00bb, sapendolo scritto da un &quot;vero&quot; epicureo, ossia da uno che disprezza la politica, se ne infischia dello stato, e di null&#8217;altro si preoccupa, se non della propria tranquillit\u00e0, del proprio angolino di quiete, dei propri amici? Come ascoltare, senza sorridere o indignarsi, l&#8217;annuncio del ritorno della et\u00e0 dell&#8217;oro, da parte di un poeta che, in ultima analisi, non crede alla storia, non crede agli uomini, non crede ad alcun principio superiore, ma si preoccupa soltanto di godere sino in fondo il tempo presente, senza curarsi del passato e senza darsi alcun pensiero per il futuro?<\/p>\n<p>Una lettura chiara e, a nostro giudizio, persuasivo del &quot;problema&quot; rappresentato dall&#8217;epicureismo di Orazio, \u00e8 quella proposta da C. Diano nel libro \u00abSaggezza e poetiche degli antichi\u00bb (Pozza, 1968, pp. 14 sgg; citato in: Ludovico Griffa e Lorenzo Giovannacci, \u00abAntologia di autori latini\u00bb, Milano, Edizioni Mursia, 1970, vol. 2, pp. 279-280):<\/p>\n<p>\u00ab[In Orazio] senza soffermarsi alle cose di minior conto, due tendenze si possono nettamente rilevare: l&#8217;epicurea, che culmina nel &quot;carpe diem&quot; e nel &quot;lathe biosas&quot;, e la stoica col suo culto della virt\u00f9 e del dovere sociale. Di fronte a questo le opinioni sono divise. Taluni, considerato che le dottrine epicuree prevalgono, ha detto: Orazio \u00e8 epicureo; cercando di spiegare poi come e perch\u00e9 egli abbia in alcune parti della sua opera abbandonato i suoi principi. Altri, e son la maggior parte, ha creduto di superare ogni difficolt\u00e0 col denominarlo eclettico. Dire che fosse stoico, non se l&#8217;\u00e8 sentita nessuno.<\/p>\n<p>Bisogna stabilire subito che eclettico, per quanto riguarda Orazio, non significa nulla; giacch\u00e9 epicureismo e stoicismo non si fondono in lui in un&#8217;unit\u00e0 superiore, ma restano l&#8217;uno accanto all&#8217;altro inconciliati e nemici. La miglior prova si ha nelle parole del poeta: &quot;nullius addictus iurare in verba magistri&#8230;&quot;<\/p>\n<p>[&#8230;] Una via di uscita parve a qualcuno il criterio storico. Non dice Orazio che ad un certo punto della sua vita gir\u00f2 le vele e cambi\u00f2 rotta? Gi\u00e0, se fino a quel punto egli fosse stato soltanto epicureo, e da quel punto in poi soltanto stoico. Ma nelle Epistole, che sono posteriori a quell&#8217;ode, la sproporzione tra stoicismo ed epicureismo \u00e8 in favore di quest&#8217;ultimo, e con l&#8217;immagine lucreziana del &quot;satur conviva&quot; si chiude l&#8217;epistola seconda del secondo libro.<\/p>\n<p>[&#8230;] La contraddizione c&#8217;\u00e8 e forte, e non \u00e8 tanto da componimento a componimento, spesso \u00e8 nell&#8217;ambito di uno stesso stato d&#8217;animo; ed Orazio stesso lo sa e lo confessa: ora rigido custode della &quot;virtus&quot;, ora seguace di Aristippo; ora credente nella provvidenza e nell&#8217;immortalit\u00e0, ora intento a barricarsi nell&#8217;istante che non ha ieri n\u00e9 domani. Una volta si illuse di poter segnare il punto d&#8217;una decisa conversione; narr\u00f2 d&#8217;un fulmine a ciel sereno. Qualcosa era di certo accaduto; ma troppe volte egli doveva mutare e rimutare.<\/p>\n<p>Ebbene? Due anime anche per Orazio: l&#8217;una era quella di lui omiciattolo rabbiosetto e malignosetto, con la pancia in fuori e gli occhi lippi, che aveva una gran passione per la vita sfannullata, e per starsene in pace avrebbe volentieri mandato tutto e tutti al diavolo; ma l&#8217;altra era l&#8217;anima profonda, quella che tante volte noi vorremmo non ci fosse, che lo rendeva inquieto e mutevole, e non gli concedeva di stare pure un&#8217;ora con s\u00e9, e gli metteva le smanie e lo faceva commuovere, e lo accendeva di subitanei amori e di altrettanti rapidi sdegni, quella che gli aveva fatto lasciare la pace dell&#8217;Accademia ad Atene per cacciarlo nella tempesta della guerra civile, l&#8217;anima eternamente fanciulla, che di tutto si meraviglia e per la quale egli stesso si ripeteva come giaculatorie e formule di scongiuro le irte e dure sentenze di quegli uomini tutto cervello e niente cuore che erano i filosofi greci.\u00bb<\/p>\n<p>Orazio non \u00e8 veramente epicureo perch\u00e9 gli manca il distacco dalle cose; dell&#8217;epicureismo possiede solo la dimensione edonistica: non si rassegna intimamente al fatto che, prima o poi, bisogner\u00e0 alzarsi da tavola vederla sparecchiare, perch\u00e9 possa sedersi qualcun altro. Quando se la prende con l&#8217;albero che stava per cadergli addosso, e lo maledice, e impreca contro le mani sacrileghe che l&#8217;hanno piantato &#8212; perch\u00e9 non potevano essere che le mani di un criminale parricida -, un poco scherza, e un poco no: la paura della morte \u00e8 stata reale, altrimenti non se la prenderebbe cos\u00ec tanto. Quando poi descrive la vecchia signora che vorrebbe rotolarsi nel letto con gli amanti, bench\u00e9 decrepita e indesiderabile, certo fa della satira, ma anche qui gli manca il necessario distacco: diventa feroce, crudele. La descrizione minuziosa delle mammelle cascanti, del ventre flaccido e delle cosce rinsecchite non diverte, ma rattrista e disgusta il lettore, che deve bere il calice sino alla feccia, senza che gli sia risparmiato il particolare pi\u00f9 obbrobrioso. E quando evoca una scena di magia nera e addirittura l&#8217;uccisione rituale di un bambino da parte delle streghe, allo scopo di procurarsi un filtro d&#8217;amore, che cosa sta facendo, il nostro Orazio? E quando mette in bocca a quel fanciullo, gi\u00e0 spogliato delle vesti e pronto per essere consegnato alla morte, tremende imprecazioni contro le megere assassine, non crediamo davvero che si possa parlare di ironia o di scherzo macabro: l\u00ec Orazio fa sul serio, e c&#8217;\u00e8 poco da scherzare. Fa venire i brividi. Ma \u00e8 questo l&#8217;atteggiamento di un poeta epicureo?<\/p>\n<p>L&#8217;antropologia che si ricava da molte poesie di Orazio \u00e8 tremendamente pessimistica, e al pessimismo egli sembra reagire con il cinismo, pi\u00f9 che con l&#8217;ironia: si direbbe che egli non ami gli uomini, che non si fidi di nessuno, che non sia capace di amare. Basti dire che in tutto il suo copioso canzoniere non emerge una sola figura femminile che ci rimanga impressa per la sua dolcezza o per la soavit\u00e0: neppure una. Sfilano donne e ragazzi che soddisfano, pi\u00f9 o meno bene, le sue voglie sessuali, ma nessuno di loro che lasci un segno, un rimpianto, un soffio di poesia. Quanto alla vita in generale, non si pu\u00f2 dire che basti celebrare il buon vino e il fuoco scoppiettante nelle fredde giornate d&#8217;inverno, per ritrarne una impressione di calore e di partecipazione. Non basta cantare il Monte Soratte bianco di neve e incitare gli amici ad accumulare una scorta di ceppi coi quali tener desta la fiamma, n\u00e9 consolarsi, al calduccio, del vento che tira di fuori, tagliente: tutte queste sono pennellate gustose, accattivanti, che creano un&#8217;atmosfera, ma che non scendono nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Le profondit\u00e0 dell&#8217;anima di Orazio ci restano misteriose; e tali dovevano apparire anche a lui stesso. Uomo intelligente, non avr\u00e0 mancato d&#8217;interrogarsi su quel che aveva nell&#8217;intimo, su quell&#8217;ansia mal dissimulata che lo attanagliava; tuttavia, sappiamo che l&#8217;intelligenza non \u00e8 sufficiente per fare chiarezza in se stessi, esistono persone intelligentissime che sono praticamente analfabete di s\u00e9, anzi, che adoperano la propria intelligenza per dissimulare a tutti, e a se stesse per prime, le radici del malessere che le tormenta. Orazio \u00e8 destinato a rimanere un mistero: pu\u00f2 piacere o non piacere, di sicuro non commuove, n\u00e9 suscita emozioni profonde: \u00e8 lui stesso che vuol restare in superficie, in virt\u00f9 di un minimalismo che, forse, \u00e8 lo strumento di cui si serve per bloccare qualunque sguardo rivolto alle profondit\u00e0 della sua anima, compreso il proprio. Tremendo paradosso: l&#8217;arte della parola che si ritorce contro il suo artefice e lo imprigiona, ostaggio volontario, in potere di uno schermo impenetrabile, che lo pone in una disumana solitudine.<\/p>\n<p>Eppure, la spiegazione forse c&#8217;\u00e8. Quando si fonda la propria esistenza sulla filosofia del &quot;carpe diem&quot;, ma non si riesce a vedere bello il mondo, si rimane presi in trappola: legati per sempre ad una realt\u00e0 sgradevole, o, quanto meno, potenzialmente minacciosa. E non ci sono vino, n\u00e9 fuoco scoppiettante, che possano scaldare l&#8217;anima intirizzita, restituirle la gioia di vivere. Questo \u00e8 il dramma di ogni immanentismo chiuso in se stesso: e allora non resta altro da fare che mettersi la maschera, fingersi allegri e brindare e far battute, e scherzare sui difetti umani e sulle situazioni buffe o grottesche o pericolose che la vita ci riserva: come l&#8217;incontenibile lussuria di una vecchia baldracca, o il pericolo corso per la caduta d&#8217;un albero. Troppo poco per cacciare il gelo dal cuore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;epicureismo di Orazio &#8212; come, del resto, per quello di Lucrezio, ma per tutt&#8217;alte ragioni e sotto una diversa prospettiva &#8212; si \u00e8 discusso, si discute<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[127],"class_list":["post-27624","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-epicuro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27624","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27624"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27624\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27624"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27624"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27624"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}