{"id":27601,"date":"2008-05-23T05:20:00","date_gmt":"2008-05-23T05:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/23\/lomosessualita-presso-i-popoli-nativi-interrogativi-ed-ipotesi\/"},"modified":"2008-05-23T05:20:00","modified_gmt":"2008-05-23T05:20:00","slug":"lomosessualita-presso-i-popoli-nativi-interrogativi-ed-ipotesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/23\/lomosessualita-presso-i-popoli-nativi-interrogativi-ed-ipotesi\/","title":{"rendered":"L&#8217;omosessualit\u00e0 presso i popoli nativi: interrogativi ed ipotesi"},"content":{"rendered":"<p>Lo studio dell&#8217;omosessualit\u00e0 fra i popoli nativi offre, a nostro avviso, l&#8217;opportunit\u00e0 di riflettere su tale fenomeno anteriormente ai condizionamenti della &quot;civilt\u00e0&quot; e a quelle che Freud chiamava le repressioni del Super-io. Questo, forse, ci consentir\u00e0 di gettare un fascio di luce su una problematica che appare bloccata fra le opposte interpretazioni &quot;naturalistiche&quot; e &quot;culturali&quot; del fenomeno e di avvicinarci almeno un poco ad una miglior comprensione di esso.<\/p>\n<p>La prima osservazione che dobbiamo fare \u00e8 che non si pu\u00f2 in alcun modo generalizzare le risposte delle societ\u00e0 native al fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0, ma \u00e8 necessario rimboccarsi le maniche e prendersi la briga di andare &quot;sul campo&quot;, come si suol dire, a verificare caso per caso quale sia l&#8217;atteggiamento dei singoli popoli nei confronti di esso. A tal fine dobbiamo rimetterci alle testimonianze degli etnologi occidentali, pur consapevoli del fato che, anche i pi\u00f9 accorti fra essi e i meno imbevuti di pregiudizi culturali, difficilmente possono comprendere sino in fondo il significato di forme di vita sociale totalmente diverse dalle proprie.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto importante. Non si tratta semplicemente di tradurre in concetti e parole occidentali concetti e parole dei popoli nativi: il fatto \u00e8 che si tratta, spesso, di concetti <em>realmente<\/em> diversi, che lo studioso occidentale <em>crede<\/em> di aver compreso soltanto perch\u00e9, con l&#8217;aiuto di un interprete, \u00e8 in grado di tradurli a parole nella propria lingua. Ma ci\u00f2 che va irrimediabilmente perduto, in questa traduzione linguistica che \u00e8 anche traduzione concettuale, \u00e8 proprio il significato profondo delle singole forme della vita sociale, nonch\u00e9 la struttura globale nelle quali esse vanno collocate.<\/p>\n<p>Infatti nelle societ\u00e0 native, molto pi\u00f9 che in quelle tecnologiche, ogni singola forma della vita sociale \u00e8 intimamente interconnessa a tutte le altre; per cui non si pu\u00f2, ad es., capire nulla dei riti di iniziazione, se si prescinde dalla concezione generale dell&#8217;esistenza di quel popolo, dalle sue idee religiose, dal suo legame con le forze della natura, dal rapporto esistente tra vivi e morti, tra spiriti antenati e generazioni presenti, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Nella societ\u00e0 occidentale, ad es., possiamo anche osservare un gruppo di pensionati che giocano a bocce in un circolo ricreativo di quartiere, e dedurne semplicemente che essi hanno elaborato un modi di trascorrere il proprio tempo libero stando in compagnia e facendo un minimo di esercizio fisico: , come &quot;spiegazione&quot; di primo livello, essa pu\u00f2 anche essere adeguata e sufficiente. Al contrario, in una societ\u00e0 come quella dei Marind-anim (che abbiamo preso in esame nel precedente saggio <em>Sesso, omicidio e antropofagia nei culti della fertilit\u00e0 presso i Marind-anim<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice) \u00e8 impossibile comprendere il senso di una istituzione come la grande festa Mayo &#8211; che culmina nell&#8217;orgia sessuale, nell&#8217;omicidio rituale e nel relativo pasto antropofago &#8211; senza collocarla, sin dal primo livello di osservazione, nel contesto complessivo delle credenze spirituali e materiali di quel popolo.<\/p>\n<p>Ora, per accedere a questo livello di comprensione olistica \u00e8 necessario non solo aver soggiornato lungamente fra le societ\u00e0 native, ma essersi sforzati di adottarne il punto di vista: il che dovrebbe aver inizio con il ripudio di tutte le strutture materiali occidentali, prime fra tutte il vestiario e l&#8217;alimentazione; cosa, evidentemente, non facile e quindi assai rara. Contemporaneamente, bisognerebbe che lo studioso occidentale fosse riuscito ad instaurare un rapporto di empatia e di assoluta fiducia con i membri della comunit\u00e0 indigena, in modo che essi lo considerino uno dei loro &#8211; almeno fino ad un certo punto, dato che, a rigore, sarebbe necessario che egli si sottoponga a un vero e proprio rito di iniziazione.<\/p>\n<p>Ora, le nostre conoscenze sui popoli nativi sono basate in piccolissima parte sugli studi di etnologi che hanno almeno <em>tentato<\/em> di osservare dall&#8217;interno le loro strutture sociali; in parte pi\u00f9 ampia da etnologi che hanno compiuto delle rapide incursioni, quando addirittura non si sono limitati a prendere per buone informazioni di seconda mano; e per un&#8217;altra parte ancora su quanto riferito da persone che non avevano neppure minimamente l&#8217;abito mentale e la metodologia dello studioso, ad es. commercianti, funzionari governativi e simili.<\/p>\n<p>Il caso dei missionari, ai quali pure molto dobbiamo delle nostre conoscenze in proposito, \u00e8 ancor pi\u00f9 particolare: essi, infatti &#8211; e sia pure con le migliori intenzioni di questo mondo &#8211; partivano dal presupposto che il mondo religioso di quei popoli andasse radicalmente distrutto e riedificato; si pensi solo al caso del vescovo Diego de Landa che, nello Yucatan, fece distruggere col fuoco la quasi totalit\u00e0 delle scritture maya, da lui considerate opera diabolica. In ogni caso, anche se nei tempi moderni non si sono pi\u00f9 verificati simili eccessi, il missionario &#8211; per quanto possa svolgere un&#8217;opera altamente meritoria in altri campi &#8211; non si trova, di solito, nella giusta disposizione di spirito per comprendere a fondo usanze che contrastano radicalmente con le verit\u00e0 che egli intende trasmettere, poich\u00e9 in lui prevale l&#8217;esigenza di <em>giudicarle<\/em>.<\/p>\n<p>Ma torniamo al nostro problema, ossia lo studio dell&#8217;omosessualit\u00e0 presso i popoli nativi.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto, come guida qualificata, un etnologo tedesco di cui ci siamo gi\u00e0 occupati nell&#8217;articolo sopra citato, relativo ai culti della fertilit\u00e0 della Nuova Guinea: Adolf T\u00fcllmann, specializzato nello studio delle abitudini sessuali. Le Edizioni Mediterranee di Roma hanno pubblicato, negli anni Sessanta del Novecento, due suoi importanti volumi, <em>Costumi sessuali dei popoli primitivi<\/em> e <em>Costumi sessuali dell&#8217;Estremo Oriente<\/em>, entrambi condotti con rigore scientifico e con estrema seriet\u00e0 documentaria.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 egli svolgesse le sue ricerche circa mezzo secolo fa, quando la nuova sensibilit\u00e0 etnologica di cui sopra dicemmo era appena agli esordi, il suo atteggiamento nei confronti dell&#8217;oggetto studiato ci sembra essere quello giusto: sforzarsi di capire, piuttosto che aver fretta di emettere giudizi. Perci\u00f2 potremo facilmente &quot;perdonargli&quot; l&#8217;uso di espressioni come &quot;popoli primitivi&quot; o &quot;uomini civili&quot; (quest&#8217;ultimo riferito agli occidentali), perch\u00e9, all&#8217;epoca, facevano parte del linguaggio abituale non solo delle persone comuni, ma anche degli specialisti; in T\u00fcllmann, esse non sono la spia di un atteggiamento basata sul pregiudizio, ma semplicemente il portato della cultura etnocentrica e neopositivistica che si poteva intravedere anche nel vocabolario di quegli intellettuali che non ne condividevano le premesse teoriche.<\/p>\n<p>Egli, innanzitutto, raggruppa i vari atteggiamenti possibili dei popoli nativi nei confronti dell&#8217;omosessualit\u00e0 in una serie di categorie generali, ordinate secondo alcune caratteristiche fondamentali.<\/p>\n<p>Ai due estremi della classificazione troviamo: <em>a)<\/em>, i popoli che rifiutano in ogni caso l&#8217;omosessualit\u00e0, che la considerano inaccettabile e che la puniscono severamente, anche con la morte; e <em>b)<\/em>, quelli che, viceversa &#8211; come i Siwa del Nord Africa &#8211; la praticano abitualmente, a tutte le et\u00e0 e in tutti i contesti, prima e dopo il matrimonio.<\/p>\n<p>Fra questi due atteggiamenti limite, si collocano una serie di posizioni intermedie, nelle qualki subentrano delle delimitazioni e dei distinguo, sia in un senso che nell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Grosso modo, ci sembra che tali posizioni si possano cos\u00ec riassumere:<\/p>\n<p><em>c)<\/em> popoli che ammettono l&#8217;omosessualit\u00e0 femminile, ma non quella maschile;<\/p>\n<p><em>d)<\/em> popoli presso i quali la pederastia \u00e8 tollerata, ma guardata con disgusto, senza che vengano presi provvedimenti contro coloro che la praticano;<\/p>\n<p><em>e)<\/em> popoli che ammettono l&#8217;omosessualit\u00e0 solo, o principalmente, all&#8217;interno delle cerimonie di iniziazione, quando i ragazzi diventano uomini anche mediante la sottomissione al rapporto sessuale con gli anziani;<\/p>\n<p><em>f)<\/em> popoli in cui \u00e8 ammessa l&#8217;omosessualit\u00e0 come sostitutiva o temporaneo dei rapporti matrimoniali (come gli aborigeni australiani, presso i quali un adulto convive sessualmente con un ragazzino fino a quando non riesce a trovar moglie, cosa relativamente difficile);<\/p>\n<p><em>g)<\/em> popoli che istituzionalizzano l&#8217;omosessualit\u00e0 maschile mediante la figura del <em>berdache<\/em>, uomo-donna che gode di uno statuto sociale riconosciuto, veste abiti femminili, svolge lavori muliebri e pu\u00f2 anche sposarsi, e che non \u00e8 affatto disprezzato dalla comunit\u00e0 (es. diverse trib\u00f9 del Nord America);<\/p>\n<p><em>h)<\/em> popoli presso i quali la figura dell&#8217;invertito \u00e8 non solo istituzionalizzata, ma gode di grande prestigio in quanto coincide, solitamente, con quella dello sciamano, ossia di colui che \u00e8 capace di porsi direttamente in rapporto con il mondo ultransensibile e, di conseguenza, di interpretare il futuro, guarire le malattie sottraendo l&#8217;anima del malato agli spiriti cattivi, e cos\u00ec via(es. varie popolazioni siberiane).<\/p>\n<p>Bisogna poi considerare a parte il caso di quei popoli preso i quali la presenza dell&#8217;uomo bianco \u00e8 vista come un&#8217;occasione da sfruttare economicamente, in modo da offrire agli stranieri quella disponibilit\u00e0 omosessuale che si presume sia loro gradita. Si pu\u00f2 allora parlare di una sorta di <em>omosessualit\u00e0 turistica<\/em>, come nel caso di molti popoli del Medio Oriente, dell&#8217;India e per gli abitanti dell&#8217;isola di bali, in Indonesia. La cosa interessante \u00e8 che, in quelle situazioni, l&#8217;uomo occidentale \u00e8 percepito &#8211; a torto o a ragione &#8211; come <em>naturalmente<\/em> omosessuale; e i ragazzetti che gli si offrono per la strada non fanno altro che sfruttare una debolezza che essi attribuiscono all&#8217;ospite europeo o americano, ma che non \u00e8 necessariamente parte della cultura indigena.<\/p>\n<p>Un altro elemento da tener presente \u00e8 che l&#8217;occidentale, per tutta una serie di ragioni, pu\u00f2 non solo fraintendere, ma non accorgersi addirittura di quali siano le vere pratiche sessuali del popolo nativo presso il quale soggiorna, magari anche da molti anni. Tipico il caso di quel missionario cattolico della Nuova Guinea che solo dopo moltissimo tempo venne a sapere che proprio nella veranda di casa sua, che egli aveva &quot;imprestata&quot; ai giovani scapoli di una trib\u00f9 papua per quelle che egli credeva innocenti attivit\u00e0 ricreative, essi avevano praticato indisturbati e in maniera sistematica la loro attivit\u00e0 omosessuale, senza che egli ne avesse il minimo sentore.<\/p>\n<p>Viceversa, pu\u00f2 accadere che un bianco omosessuale porti le sue pratiche presso una trib\u00f9 nativa che, forse, ne era ignara o che vi si dedicava solo saltuariamente, facendole diventare abituali e modificando, cos\u00ec, i costumi sessuali degli indigeni. Un caso del genere \u00e8 riportato dallo scrittore americano Tobias Schneebaum nel suo impressionante libro autobiografico <em>Sono stato un cannibale<\/em>, nel quale racconta la disperazione di un missionario cattolico stabilitosi nella foresta amazzonica, il quale dovette assistere alla &quot;corruzione&quot; degli indigeni operata da un altro bianco che era venuto a stabilirsi, in un secondo momento, presso la sua missione.<\/p>\n<p>Fatte queste doverose premesse metodologiche, possiamo cedere la parola allo studioso tedesco per farci guidare in una rapida ma puntuale ed efficace panoramica generale sul fenomeno che abbiamo preso in esame.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima osservazione vogliamo fare, ma che ci sembra importante. Il tipo di approccio da noi prescelto, basato sulle risultanze oggettive (per quanto possibile) degli studi etnologici, ci esimer\u00e0 dal muovere a partire da un pregiudizio di qualunque tipo sul fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0 in quanto tale, dal discutere se esso sia un fatto &quot;naturale&quot; o &quot;innaturale&quot;; e, a maggior ragione, se debba considerarsi positivo, negativo o indifferente per la vita di una societ\u00e0. Solo al termine della rassegna potremo permetterci di avanzare alcune conclusioni, non sulla base di idee preconcette, ma sulla base delle risultanze dell&#8217;etnologia comparata.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Adolf T\u00fcllmann nel suo libro <em>Costumi sessuali dei popoli primitivi (titolo originale: Das Liebensleben der Naturv\u00f6lker<\/em>, traduzione italiana di Luigi Copp\u00e8; Roma, Edizioni Mediterranee, 1961, 1963, pp. 192-199):<\/p>\n<p><em>Evidentemente l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 antica quanto l&#8217;uomo, ma non \u00e8 nostra intenzione trattare la parte storica di questo tema. Nel suo libro<\/em> Sexualverhalten von Mensch und Tier <em>(<\/em>Comportamento sessuale degli uomini e degli animali<em>), Ford e Beach hanno esposto una vasta documentazione, precisando che su 77 popolazioni primitive prse in esame, 28 condannano l&#8217;omosessualit\u00e0 e 48 la considerano normale e l&#8217;ammettono; soltanto presso i cwana del Sud Africa l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 vietata agli uomini, mentre le donne lesbiche non vengono punite. Inoltre bisogna aggiungere che tra le 28 popolazioni contrarie all&#8217;omosessualit\u00e0, esistono ugualmente degli invertiti, e che i 77 popoli presi in esame costituiscono soltanto una piccola parte dei primitivi di tutto il mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il comportamento omosessuale degli indigeni si differenzia da quello dei popoli civili, perch\u00e9 presso i primi il coito anale \u00e8 quasi l&#8217;unica forma di attivit\u00e0 omosessuale e la masturbazione reciproca o l&#8217;eccitamento dei genitali con la bocca sono pressoch\u00e9 sconosciuti. Secondo il rapporto di Kinsey e dei suoi collaboratori, negli Stati Uniti la situazione \u00e8 capovolta, e non v&#8217;\u00e8 ragione per dubitare che ci\u00f2 non avvenga anche negli altri paesi civili.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 stato osservato che diverse popolazioni africane considerano normale o tollerano, per lo meno, l&#8217;omosessualit\u00e0. Tra queste possiamo citare gli asande dell&#8217;Africa centrale, i dahomey della costa occidentale della Guinea, gli ila della Rhodesia settentrionale, i lango dell&#8217;Africa orientale, i siwa dell&#8217;Africa settentrionale, i thonga dell&#8217;Africa sud-orientale e i wolof dell&#8217;Africa occidentale. Tutti questi gruppi etnici sono dediti all&#8217;agricoltura, mentre gli ottentotti<\/em> nama<em>, noti per la loro attivit\u00e0 omosessuale e per gl&#8217;intimi legami di amicizia dei loro uomini, chiamati<\/em> soregus<em>, si dedicavano sino a qualche anno fa alla pastorizia; oggi il contatto con i bianchi ha trasformato anche questi ultimi in agricoltori. Infine dobbiamo ricordare ancora i tanala del Madagascar.<\/em><\/p>\n<p><em>Presso i lango e i tanala, certi uomini cercano di assumere anche l&#8217;aspetto muliebre vestendosi con abiti femminili, simulando persino le mestruazioni e compiendo il lavoro delle donne. Essi possono prendere marito e vengono considerati uguali alle altre mogli, che sono molto contente di poter disporre di un simile uomo-donna, capace di eseguire i lavori pi\u00f9 pesanti; tra di essi si trovano spesso uomini impotenti o individui che hanno dimostrato sin dall&#8217;infanzia di possedere inclinazioni femminili. L&#8217;atteggiamento degli altri indigeni \u00e8 improntato a indifferenza; gli uomini-donne non godono di un&#8217;alta considerazione, ma non vengono neppure disprezzati.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;etnologia ha coniato per questi tipi il termine<\/em> berdache<em>, originario del Nord America, da ora in poi anche noi useremo tale espressione. Il<\/em> berdache <em>\u00e8 un travestito, che indossa abiti femminili, pu\u00f2 prendere un altro uomo per marito, esegue lavori donneschi, durante il coito assume ilruolo della femmina e rappresenta una vera e propria istituzione presso il suo popolo.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;omosessualit\u00e0 ha raggiunto una notevole diffusione presso i siwa dell&#8217;Africa del nord, dove tutti gli uomini e i ragazzi praticano il coito anale, ma assumono atteggiamenti femminili unicamente durante l&#8217;atto sessuale. Gli uomini che rifuggono da queste pratiche vengono considerati anormali. Ci si presta reciprocamente i figli e si parla apertamente delle proprie esperienze omosessuali. Sia gli uomini sposati che quelli scapoli hanno relazioni intime con persone del proprio sesso e di quello opposto (<\/em>Das Sexualverhalten von Mensch und Tier<em>, pag. 148 e segg.).<\/em><\/p>\n<p><em>I cwana del Sud Africa e i mbundu dell&#8217;Angola disprezzano le tendenze omosessuali e beffeggiano coloro che si dedicano, di nascosto, a queste pratiche.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche in Asia esistono i<\/em> berdache <em>Verso la fine del secolo scorso<\/em> [cio\u00e8 del XIX secolo, nota nostra] <em>Ehlers li ha osservati nel Los; essi venivano chiamati<\/em> pu-meas<em>, si vestivano come donne ed erano esentati dai doveri degli uomini, come &#8211; ad esempio &#8211; il pagamento delle tasse (<\/em>Im Sattel durch Indo-China<em>).<\/em><\/p>\n<p><em>Hugo A. Bernatzik descrive cos\u00ec quanto ha potuto notare durante il suo soggiorno nell&#8217;isola di Bali: \u00abLa capitale del sud, Pasar, \u00e8 una strana citt\u00e0. Sin dalla prima sera mi resi conto che i costumi della terraferma indiana si erano trasferiti anche a Bali. Innumerevoli adilescenti mi si offrivano lungo la strada ed erano estremamente stupiti che per lungo tempo non fossi riuscito a capire di che si trattasse. Molti balinesi sembrano avere tendenze bisessuali\u00bb. Indubbiamente si tratta di una &quot;omosessualit\u00e0 turistica&quot;, perch\u00e9 i giovinetti si offrono principalmente ai bianchi, considerati omosessuali dagli indigeni, come lo stesso Bernatzik afferma nel testo che segue: \u00ab&#8217;Oggi ho fatto uno strano incontro&#8217;, mi disse un vecchio balinese, &#8216;ho visto un bambino bianco. Come fanno le vostre donne ad avere figli? Gli europei giacciono soltanto con dei ragazzi&#8217;, soggiunse con incredibile candore\u00bb. (<\/em>S\u00fcdsee<em>, pag. 192).<\/em><\/p>\n<p><em>Ford e Beach classificano i balinesi tra i popoli che condannano l&#8217;omosessualit\u00e0: \u00abNell&#8217;isola di bali l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 legata unicamente ad una forma di prostituzione\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli aloresi \u00abbiasimano i giochi omosessuali dei bambini, ma non li puniscono, mentre agli adulti queste pratiche sono severamente proibite\u00bb. Presso la trib\u00f9 beduina dei ruala \u00abla ripugnanza per l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec forte, che i colpevoli vengono condannati a morte\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Altri popoli che Ford e Beach considerano contrari all&#8217;omosessualit\u00e0 sono gli ifugao delle Filippine, i lakher e i lepcha dell&#8217;India. (<\/em>Das Sexualverhalten von Mensch und Tier<em>, pag. 146 e segg.).<\/em><\/p>\n<p><em>Le seguenti trib\u00f9 asiatiche hanno opinioni diverse in proposito. Presso i cukci della Siberia orientale, i<\/em> berdache <em>vestono abiti muliebri, assumono atteggiamenti femminili, e sesso si sposano con altri uomini. Di solito vengono considerati sciamani. \u00abLa coppia pratica il coito anale e lo sciamano impersona la donna. Oltre alla moglie-sciamano, l&#8217;uomo ha, di solito, anche altre mogli con le quali ha rapporti eterosessuali. Talvolta lo sciamano ha persono una donna per amante e genera dei figli. Gli sciamani sono molto rispettati ed esercitano una notevole influenza, dovuta alle loro presunte capacit\u00e0 soprannaturali di stregoni e non alle loro tendenze omosessuali<\/em><\/p>\n<p><em>Anche gli jakuti della Siberia nord-orientale, i korjaki, i reddi dell&#8217;India meridionale e i tinggian dell&#8217;isola di Luzon (Filippine) non avversano l&#8217;omosessualit\u00e0\u00bb. (<\/em>Das Sexualverhalten von Mesch und Tier<em>, pag. 148 e segg.).<\/em><\/p>\n<p><em>Numerosi sono i resoconti sull&#8217;omosessualit\u00e0 degli isolani dei Mari del Sud; Hans Nevermann, ad esempio, riferisce il seguente episodio accaduto nella Nuova Guinea sud-orientale: uno zelante missionario convinse gli uomini di un villaggio ad abbattere la loro stupenda &quot;casa-club&quot;, perch\u00e9 le pratiche omosessuali che venivano esercitate dentro di essa erano per lui una spina nel cuore. Poco tempo dopo gli uomini andarono a lamentarsi dal missionario di non possedere pi\u00f9 un luogo di riunione, tanto pi\u00f9 che i loro costumi proibivano ai mariti di stare sempre con le mogli. Il pastore permise loro di chiacchierare e fumare nella sua veranda e soltanto molti anni pi\u00f9 tardi venne a sapere che per tutto quel tempo gli indigeni avevano continuato a dedicarsi al loro passatempo preferito proprio in casa sua, senza dirgli niente, naturalmente, tanto non li avrebbe compresi.<\/em><\/p>\n<p><em>Erhard Schleiser parla diffusamente delle pratiche omosessuali dei marind-anim della Nuova Guinea sud-orientale; tale attivit\u00e0 si svolgeva soprattutto durante i riti segreti e le iniziazioni. Prima di essere iniziati e aver superato le prove di virilit\u00e0, i fanciulli servivano alla pederastia degli adulti. Presso questa popolazione tutti gli uomini avevano esperienze omosessuali prima di poter avere normali rapporti con le donne, ma anche dopo il matrimonio avevano contatti intimi con gli appartenenti al proprio sesso nelle &quot;case-club&quot; riservate ai maschi.<\/em><\/p>\n<p><em>Presso gli jatmul (Nuova Guinea) l&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 proibita, tuttavia Margaret Mead scrive: \u00abUn ragazzo proveniente da un altro villaggio o appartenente ad un&#8217;altra trib\u00f9 rimane sempre vittima delle pratiche omosessuali; e ai giovani jatmul viene detto che essi diventeranno degli invertiti se si recano a lavorare con uomini forestieri\u00bb. (<\/em>Male and Female<em>, pag. 78).<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo Ford e Beach le seguenti popolazioni della Nuova Guinea e dei territori limitrofi permettono l&#8217;omosessualit\u00e0: i keraki, i kiwai e i wogeo delle isole Schouten. I kwoma, invece, \u00abgiudicano la sodomia (cio\u00e8 il coito anale) come un atto contro natura e repellente\u00bb. A proposito dei keraki, gli stessi autori scrivono: \u00abI giovani praticano la sodomia, e durante i riti di iniziazione tutti i ragazzi vengono posseduti da uomini pi\u00f9 anziani. Dopo aver ricoperto per un anno la parte passiva, i giovani trascorrono il restante periodo del loro celibato avendo rapporti intimi con altri giovanetti che devono ancora essere iniziati. Gli indigeni credono che queste pratiche giovino agli adolescenti; essi sono convinti che la sodomia possa provocare la gravidanza e durante particolari cerimonie fanno magiare un po&#8217; di calce ai ragazzi per impedire questi presunti concepimenti. Anche presso i kiwai si pratica la sodomia durante l&#8217;iniziazione, per irrobustire i giovani.<\/em><\/p>\n<p><em>Presso i wogeo, i rapporti omosessuali tra adulti, sembrano limitarsi unicamente ad un reciproco toccarsi dei genitali con le mani\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Come abbiamo visto, nella Nuova Guinea i costumi in questo campo sono assai vari., lo stesso si pu\u00f2 dire anche per la vicina Australia: \u00abIn molte trib\u00f9 australiane gli scapoli hanno rapporti sessuali con fanciulli non ancora iniziati\u00bb. (<\/em>Sexualverhalten von Mensch und Tier<em>, pag. 148). Strehlow scrive quanto segue sugli aranda dell&#8217;Australia centrale: \u00abLa pederastia \u00e8 un costume pienamente riconosciuto. Di solito, un uomo che abbia superato tutte le prove d&#8217;iniziazione prende con s\u00e9 un ragazzo di dieci-dodici anni e ha rapporti sessuali con lui sino a quando non decide di sposarsi. Il fanciullo non viene circonciso, sebbene non sia considerato pi\u00f9 un bambino, ma un giovane uomo. L&#8217;efebo deve appartenere alla stessa classe matrimoniale in cui l&#8217;uomo pu\u00f2 scegliersi una moglie\u00bb. (<\/em>Das soziale Leben der Aranda und Loritja<em>, pag. 98). Dal citato resoconto si pu\u00f2 arguire che la pederastia presso gli aranda serve a sostituire provvisoriamente i rapporti coniugali; in altra parte della presente opera abbiamo avuto occasione di apprendere quanto sia difficile per gli indigeni australiani trovae una moglie.<\/em><\/p>\n<p><em>Anche la restante parte dei popoli dell&#8217;Oceania sono, in gran parte, tolleranti nei confronti dell&#8217;omosessualit\u00e0; a detta di Ford e Beach ci\u00f2 vale per le popolazioni micronesiane dei chamorro e dei palau, dei polinesiani di Puka-puka, dele Samoa e della lontana isola di Pasqua. L&#8217;omosessualit\u00e0 \u00e8 severamente bandita, invece, dai manus delle isole dell&#8217;Ammiragliato, dai kurtatchi delle Salomone, dai trobriand della Melanesia, dagli abitatori delle isole Marshall e Truk della Micronesia e dai polinesiani di Tikopia e di Tonga. (<\/em>Sexsualverhalten von Mensch und Tier<em>, pagg. 146 e 148).<\/em><\/p>\n<p><em>Dobbiamo ora esaminare l&#8217;atteggiamento dei popoli primitivi delle due Americhe. Presso gli Indiani dell&#8217;America del Nord i<\/em> berdache <em>hanno sempre ricoperto un ruolo importante; essi godevano di molta stima e ricoprivano incarichi di fiducia in qualit\u00e0 di mediatori e consiglieri. Margart Mead ritiene che questo atteggiamento servisse a bilanciare l&#8217;eccessiva considerazione tributata al coraggio e all&#8217;audacia degli uomini. I<\/em> berdache <em>si sposavano con uomini e facevano la vita delle donne.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli omosessuali degli indiani crow non conoscono il coito anale, ma \u00abusano eccitare i genitali con la bocca. Alcuni uomini crow si vestono da donna e assumono atteggiamenti femminili, vivendo appartati. Essi sono chiamati<\/em> bate <em>e vengono spesso visitati da giovanetti e da uomini anziani. Il<\/em> bate <em>stimola i genitali dei ragazzi con la bocca. Un indiano, interpellato in proposito, ha dichiarato che nella sua trib\u00f9 esistevano molti uomini del genere\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Le seguenti popolazioni nord-americane non ostacolo l&#8217;omosessualit\u00e0: i creek, gli hidatsa, gli hopi, i koniagi, i crow, i mandan, i maricopa, i menomini, i naskapee, i natchez, i navaho, gli omaha, gli oto, i papago, i ponca, i quinault, i seminole, i tubabulabalgli yuma, gli yurok e gli zuni, mentre &#8211; secondo Ford e Beach &#8211; i chirichaua, i klamath, i kwakiute, gli ojibwa, i pima, i sanpoil e i simkaietk la condannano.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;America del Sud gli invertiti sono tollerati dagli aruak. dai pehuelche, dagli aymara, dai tupinamba e dagli uitoto; d&#8217;opinione contraria sono i cuna, i goajiro, i ramcocamecra, i sirion\u00f2 e gli yaruro. L&#8217;esploratore Holmberg, che visse con un gruppo di circa cento sirion\u00f2, rifer\u00ec di non aver osservato neppure un caso di omosessualit\u00e0, sebbene queste pratiche non fossero proibite da quella trib\u00f9. Questo \u00e8 l&#8217;unico gruppo etnico conosciuto, in cui manchi del tutto l&#8217;omosessualit\u00e0 pur non esistendo alcuna misura repressiva contro gli invertiti. (<\/em>Das Sexualverhalten von Mensch und Tier<em>, pagg. 146-150).<\/em><\/p>\n<p><em>Purtroppo ci \u00e8 impossibile trattare con la medesima ampiezza l&#8217;omosessualit\u00e0 delle donne, il lesbismo, perch\u00e9 la documentazione relativa \u00e8 assai scarsa. Questa anomalia attira un interesse molto minore di quella degli uomini e &#8211; in genere &#8211; viene tollerata dai primitivi. Essa trova un incentivo nei matrimoni poligamici e in alcune usanze, come quella che proibisce alle donne di avere rapporti sessuali durante l&#8217;allattamento.<\/em><\/p>\n<p><em>Soltanto per 17 dei 77 gruppi etnici esaminati, Ford e Beach forniscono dati riguardanti le tendenze omosessuali delle donne. Nel continente africano: gli asande, i cwana (che, come abbiamo riferito in precedenza, proibiscono l&#8217;omosessualit\u00e0 maschile), i dahomey, i mbundu, gli ottentotti nama e gli abitanti di Haiti, da noi classificati tra gli africani perch\u00e9 appartengono alla razza negra pur abitando nell&#8217;America centrale. In Asia: i cukci. In Oceania: gli aranda, i manus e i samoani. In America: gli aymar\u00e0 del Per\u00f9, i chirichaua del Nord America, gli indiani crow del Canad\u00e0, gli ojibwa della zona dei Grandi Laghi, i quinault della costa occidentale degli Stati Uniti, i sanpoil che vivono nel medesimo territorio e gli yuma della California meridionale. (<\/em>Das Sexualverhalten von Mensch und Tier, <em>pag. 151).<\/em><\/p>\n<p><em>I mezzi di soddisfacimenti dell&#8217;amore lesbico sono diversi. A pag. 28 del volume<\/em> Women and thier Life in Central Australia <em>si legge il seguente brano: \u00abMorica descrive la masturbazione reciproca di due donne, ella la chiama carezzare la clitoride con un dito. Dopo essersi eccitate per un certo tempo nella maniera indicata, una delle donne si corica sull&#8217;altra, come un uomo, e continuando la manipolazione le sussurra all&#8217;orecchio: &#8216;Un uomo con un grande pene verr\u00e0 da te e ti posseder\u00e0&#8217;.<\/em><\/p>\n<p><em>Spesso si fa uso di un pene artificiale, le donne dei cukci (Siberia) lo costruiscono con muscoli di renna. Presso gli asande, in Africa, le mogli di personaggi importanti (matrimoni poligamici!!) si masturbano con un pene di legno, o anche con una banana, una radice di manioca o una patata dolce. Una delle due donne ferma questo oggetto per mezzo di uno spago intorno ai fianchi e imita la copula con la compagna. I dahomey credono che le donne dedite a pratiche omosessuali divengano frigide nel matrimonio\u00bb. (<\/em>Das Sexualverhalten von Mensch und Tier<em>, pag. 151).<\/em><\/p>\n<p><em>Dalla maggior parte degli esempi citati si pu\u00f2 dedurre che i popoli primitivi anche praticando l&#8217;omosessualit\u00e0 cerchino il soddisfacimento imitando la forma esteriore dei rapporti eterosessuali, gli uomini usando il coiti anale e le donne servendosi di peni artificiali. Si \u00e8 portati perci\u00f2 a concludere che non potendo seguire gli istinti naturali in maniera normale gli indigeni ricorrono ad una persona del proprio sesso mantenendo inalterate le condizioni della copula. Un&#8217;indagine che confrontasse il comportamento degli omosessuali dei popoli civili e di quelli primitivi metterebbe sicuramente in evidenza i diversi fattori che provocano questa anomalia.<\/em><\/p>\n<p>Giunti al termine di questa panoramica, \u00e8 tempo di avanzare qualche conclusione &#8211; o qualche tentativo di conclusione &#8211; da quanto abbiamo appreso.<\/p>\n<p>La prima cosa che ci sembra evidente \u00e8 che l&#8217;omosessualit\u00e0, considerata come fatto sociale e non come fatto psicologico, non \u00e8 affatto caratteristica &#8211; come molti sono portati a credere &#8211; delle societ\u00e0 altamente civilizzate e, magari, decadenti. I Greci non la ammettevano ai tempi di Platone pi\u00f9 di quanto non l&#8217;avessero accettata molti secoli prima; e ve ne sono numerose tracce nella letteratura, da Omero a Saffo; nella pittura, specialmente vascolare; e altrove.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i popoli nativi, possiamo vedere che essa \u00e8 presente in molti di essi &#8211; forse la maggioranza. Almeno stando allo studio di Ford e Beach &#8211; e sia pure in forme e contesti estremamente diversificati. Del resto, \u00e8 illusorio pensare che i popoli nativi rappresentino una umanit\u00e0 ferma allo stadio della pietra; nessuna societ\u00e0 umana \u00e8 ferma: sono tutte il prodotto di una evoluzione, per quanto essa sia pi\u00f9 veloce in alcune rispetto ad altre. Pertanto \u00e8 ingannevole immaginare che i popoli nativi corrispondano a una situazione di &quot;natura&quot; la quale si possa contrapporre ad una di &quot;cultura&quot;, propria dei popoli cosiddetti civilizzati.<\/p>\n<p>Tra i popoli nativi, inoltre, quelli che appaiono pi\u00f9 decisamente avviati verso una evoluzione materiale e spirituale, come \u00e8 il caso di quelli siberiani, sono proprio quelli ove la figura dell&#8217;invertito &#8211; ossia dell&#8217;omosessuale passivo, con caratteristiche psicologiche femminili &#8211; \u00e8 pi\u00f9 rispettata e onorata, grazie alla sua appartenenza alla classe degli sciamani.<\/p>\n<p>Viceversa, non abbiamo elementi sufficienti per decidere la questione se l&#8217;omosessualit\u00e0 diffusa e sistematica, come quella praticata presso i Siwa nordafricani, provocasse (purtroppo dovremmo usare il passato remoto per quasi tutti i popoli qui considerati, visto che i loro modi di vita stanno velocemente scomparendo), se provocasse, dicevamo, danni evidenti all&#8217;armonia e al benessere della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutto quel che sappiamo \u00e8 che un pellegrinaggio all&#8217;oasi di Biskra, o in altre localit\u00e0 &quot;compiacenti&quot; del Nord Africa, era, nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento, il sogno proibito di moltissimi omosessuali europei, in genere di estrazione borghese e intellettuale, dato che gi\u00e0 allora quei popoli avevano fama di essere straordinariamente disponibili a un tal genere di pratiche, con chiunque lo avesse desiderato.<\/p>\n<p>Pare che anche Nietzsche abbia accarezzato un tale progetto, all&#8217;epoca del suo soggiorno a Messina; cos\u00ec almeno sostiene il suo biografo Joachim K\u00f6hler nel libro <em>Nietzsche. Il segreto di Zarathustra<\/em>. E la stessa cosa avrebbe poi progettato, mettendola per\u00f2 in pratica, lo scrittore francese Andr\u00e9 Gide. Ma, come si \u00e8 detto sopra, a quel punto diventa difficile separare l&#8217;omosessualit\u00e0 dei popoli nativi come fatto originario, da quella per cos\u00ec dire turistica, indotta dall&#8217;afflusso di visitatori stranieri il cui scopo preciso \u00e8 quello di potersi dedicare a delle pratiche sessuale che, nei loro rispettivi Paesi, sono oggetto di biasimo sociale o, magari, di repressione giuridica.<\/p>\n<p>Una seconda conclusione che ci sembra di poter trarre \u00e8 che presso molti popoli nativi (non tutti) i costumi sessuali sono visti in una prospettiva autonoma rispetto al codice etico condiviso dalla comunit\u00e0, e ci\u00f2 vale anche per le pratiche omosessuali. Questa affermazione pu\u00f2 sembrare in contrasto con quanto dicemmo a suo tempo circa l&#8217;interconnessione di tutte le forme della vita sociale presso i popoli nativi; per\u00f2 bisogna distinguere fra le attivit\u00e0 sessuali ritualizzate all&#8217;interno di specifici cerimoniali religiosi, e attivit\u00e0 sessuali, diciamo cos\u00ec, private.<\/p>\n<p>Per quello che riguarda l&#8217;ambito delle pratiche omosessuali, un buon esempio di attivit\u00e0 ritualizzate \u00e8 dato dalle cerimonie di iniziazione alla maturit\u00e0 di molti popoli nativi, nel corso delle quali, come si \u00e8 detto, tutti gli adolescenti devono soggiacere ad atti di pederastia da parte degli adulti. Invece le pratiche omosessuali esercitate al di fuori dei riti sono generalmente viste come riguardanti la sfera della vita privata dell&#8217;individuo; ammesso e non concesso che, presso i popoli nativi, esista (o sia esistita) una cosa come &quot;la sfera della vita privata&quot;.<\/p>\n<p>Si rifletta, a questo proposito, che anche nella civilt\u00e0 contadina, ossia nelle societ\u00e0 europee pre-moderne, i margini del &quot;privato&quot; erano non solo assai esigui in confronto alla sfera della vita comunitaria, ma che essi erano in genere distinguibili solo a fatica, per cui era ben difficile stabilire dove iniziasse la sovranit\u00e0 dell&#8217;uno rispetto all&#8217;altra. Ebbene, una analoga considerazione pu\u00f2 essere fatta per quel che riguarda le societ\u00e0 dei popoli nativi. La conseguenza di tale assunto \u00e8 che, parlando della vita sessuale dei popoli nativi, fatalmente si incorre nell&#8217;equivoco di cui dicevamo all&#8217;inizio: quello di imporre, magari inavvertitamente, categorie concettuali esclusive della civilt\u00e0 occidentale ad ambiti culturali completamente diversi, ove &#8211; ad es. &#8211; la distinzione fra &quot;pubblico&quot; e &quot;privato&quot; \u00e8 a stento riconoscibile, per il semplice fato che i concetti ad essa sottesa non esistono, almeno cos\u00ec come li intendiamo noi.<\/p>\n<p>La terza e ultima conclusione che ci sembra di poter trarre da quanto sopra \u00e8 che, forse, non esiste un fenomeno unitario chiamato &quot;omosessualit\u00e0&quot;, se non in senso puramente tecnico ed esteriore; bens\u00ec ne esistono tante forme, anche assai diverse tra loro, quante sono le culture umane. Perci\u00f2 non \u00e8 possibile confrontare tali forme l&#8217;una con l&#8217;altra, come se fossero varianti di un&#8217;unica realt\u00e0; bens\u00ec bisogna valutare ciascuna di esse nel proprio contesto specifico.<\/p>\n<p>A questo punto sorge un grosso problema. La civilt\u00e0 occidentale moderna sta dilagando in ogni parte del mondo e non solo ha provocato la scomparsa delle forme di vita particolari dei popoli nativi, ma, in molti casi, ha portato all&#8217;estinzione di essi; sicch\u00e9 stiamo andando verso un modello culturale unico &#8211; il che non vuol dire unitario. All&#8217;interno di tale modello, infatti, entrano dalla finestra &#8211; deformate e irriconoscibili &#8211; forme di vita che sono state brutalmente cacciate dalla porta; un po&#8217; come le forme del paganesimo greco-romano si sono reinserite nella corrente vittoriosa del cristianesimo; o, ancora, come i culti africani degli schiavi portati in America si sono mescolati, nel <em>Voodoo<\/em>, con la religione e la cultura dei loro padroni bianchi.<\/p>\n<p>Che cosa possa diventare il fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0 presso i popoli nativi, una volta che sia stato sradicato dal proprio contesto socio-culturale, lo possiamo vedere nelle periferie degradate delle megalopoli del Terzo Mondo, ove il modello economico e culturale occidentale si mescola e si confonde con i cascami delle culture distrutte dei popoli nativi, costretti a inurbarsi in maniera caotica e disperata, nella promiscuit\u00e0 e nella miseria infinita di <em>favelas<\/em> e <em>bidonvilles<\/em>. Se a ci\u00f2 si aggiunge che, in tali periferie degradate, la prostituzione &#8211; sia eterosessuale che omosessuale &#8211; \u00e8 quasi l&#8217;unica forma di sopravvivenza per milioni e milioni di persone (oltre, s&#8217;intende, alla piccola criminalit\u00e0 quotidiana ), si potr\u00e0 intuire facilmente che cosa significhi tutto questo ai fini del nostro discorso.<\/p>\n<p>E a tutto ci\u00f2 si aggiunga la pratica, ormai largamente diffusa, del turismo sessuale, mediante il quale i viaggiatori occidentali sfruttano le popolazioni pi\u00f9 misere, e in special modo i bambini e gli adolescenti, per soddisfare quei vizi che in patria non osano mostrare apertamente; e, cosa oggi pi\u00f9 grave di tutte &#8211; almeno in Africa &#8211; il dilagare della sindrome da immunodeficenza acquisita, che molti elementi inducono a pensare esser nata da uno scellerato progetto del governo occulto mondiale per far diminuire drasticamente la popolazione mondiale.<\/p>\n<p>Eravamo partiti con degli interrogativi e con la speranza che lo studio dell&#8217;omosessualit\u00e0 presso i popoli nativi ci avrebbe aiutato a comprendere meglio il fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0 in se stessa. Ma, giunti al termine della nostra indagine, ci accorgiamo che gli interrogativi rimangono, e che le ipotesi che siamo venuti avanzando sono fragili e provvisorie.<\/p>\n<p>Noi non possiamo comprendere sino in fondo la funzione sociale svolta dalle pratiche omosessuali in societ\u00e0 totalmente diverse dalla nostra. Possiamo, ovviamente, darne una valutazione a proposito del mondo contemporaneo, nel quale ci troviamo a vivere; e ne diamo una valutazione negativa, se non altro perch\u00e9 ci sembra introdurre un elemento di disordine e di disorientamento in una societ\u00e0, come quella occidentale moderna, che \u00e8 gi\u00e0 fin troppo disorientata e confusa.<\/p>\n<p>Non possiamo, per\u00f2, escludere che, in societ\u00e0 diverse dalla nostra, tale pratica non abbia nuociuto all&#8217;equilibrio del corpo sociale o che, in ogni caso, non abbia causato danni particolarmente gravi. Del resto, anche nel caso dell&#8217;antica Grecia &#8211; che conosciamo abbastanza bene &#8211; sarebbe arduo tentare di istituire un rapporto diretto fra la diffusione della cultura e della pratica omosessuali e la decadenza politica, sociale ed economica di quella civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Gli etologi, poi, dal canto loro hanno fatto osservare quanto siano diffuse le pratiche omosessuali tra i mammiferi pi\u00f9 vicini all&#8217;uomo per sviluppo cerebrale &#8211; ad es., tra i delfini. Ma questo, ovviamente, non \u00e8 un argomento pertinente, dato che le societ\u00e0 umane sono &#8211; con buona pace dell&#8217;evoluzionismo oggi imperante &#8211; qualcosa di profondamente diverso da quelle animali, essendo caratterizzate dalla libert\u00e0 di scelta di cui dispone un nuovo soggetto: la <em>persona.<\/em><\/p>\n<p>A noi sembra che, nella nostra cultura, l&#8217;armonia della vita sociale e individuale sia strettamente legata alla istituzione di un rapporto armonioso fra l&#8217;<em>io<\/em> e il <em>tu<\/em>, al fine di uscire dallo sterile narcisismo di un <em>io<\/em> autoreferenziale e chiuso in se stesso: come siamo venuti sostenendo con tutta una serie di saggi ed articoli. Ora, <em>nella nostra cultura<\/em>, basata sulla distinzione netta fra il principio maschile e quello femminile (distinzione che presuppone una complementarit\u00e0), a noi sembra che l&#8217;incontro pi\u00f9 fecondo, sia in senso affettivo che in senso morale, sia quello fra un <em>io<\/em> maschile e un <em>tu<\/em> femminile, e viceversa. Perci\u00f2 abbiamo affermato che il fenomeno dell&#8217;omosessualit\u00e0 introduce un elemento negativo, di disorientamento e di disordine.<\/p>\n<p>Forse, in altre societ/u00e0 _25E2_2580_2593 come quelle degli antichi popoli siberiani _25E2_2580_20366E7CD1F>Simposio<\/em> platonico, ma anche come nel caso degli sciamani jakuti &#8211; si pu\u00f2 anche immaginare che l&#8217;omosessualit\u00e0 non sia un fattore cos\u00ec negativo.<\/p>\n<p>Noi non lo sappiamo: <em>ignoramus et ignorabimus<\/em>.<\/p>\n<p>E, data la velocit\u00e0 con la quale le culture &quot;altre&quot; (e non solo quelle dei popoli nativi!) stanno letteralmente sparendo dalla faccia della Terra, ormai non avremo pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di fare la verifica del contrario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo studio dell&#8217;omosessualit\u00e0 fra i popoli nativi offre, a nostro avviso, l&#8217;opportunit\u00e0 di riflettere su tale fenomeno anteriormente ai condizionamenti della &quot;civilt\u00e0&quot; e a quelle che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[211],"class_list":["post-27601","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omosessualismo","tag-omosessualismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-omosessualismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27601","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27601"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27601\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30173"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27601"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27601"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27601"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}