{"id":27593,"date":"2018-11-21T06:30:00","date_gmt":"2018-11-21T06:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/21\/omaggio-alle-chiese-natie-via-cisis-2-intermezzo\/"},"modified":"2018-11-21T06:30:00","modified_gmt":"2018-11-21T06:30:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-via-cisis-2-intermezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/21\/omaggio-alle-chiese-natie-via-cisis-2-intermezzo\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: via Cisis, 2\u00b0 intermezzo"},"content":{"rendered":"<p>Caro viaggiatore che sei abituato a muoverti lungo gli itinerari pi\u00f9 battuti, che ti affidi interamente alle guide turistiche e che non fai, giunto in una citt\u00e0 nuova, o magari anche passeggiando nella tua citt\u00e0, neanche un passo se non vedi musei, n\u00e9 monumenti, e neppure negozi o locali accoglienti: \u00e8 quasi certo che, a Udine, non ti capiter\u00e0 mai di fare una capatina dalle parti di via Cisis. Infatti \u00e8 la classica contrada dimenticata e, ora, semi-abbandonata: \u00e8 un pezzo di citt\u00e0 vecchia sopravvissuto in mezzo allo sviluppo e alla modernizzazione degli altri quartieri; quasi una reliquia della Udine di sessanta o settanta anni fa. Tuttavia, se non l&#8217;hai vista, se non la conosci, ti sei perso l&#8217;anima della citt\u00e0: perch\u00e9 ogni citt\u00e0 ha un&#8217;anima, e quell&#8217;anima resta viva finch\u00e9 sono vive le famiglie, case, le botteghe, le relazioni sociali; comincia a morire quando restano solo le case, vuote e abbandonate; e se ne va via per sempre quando vengono demolite anche quelle, e al loro posto sorgono nuovi edifici, i cui abitanti ignorano completamente quale fosse l&#8217;aspetto dei luoghi e il tipo di vita che vi si faceva. Perci\u00f2 una societ\u00e0 intelligente non passa con le ruspe sulle vecchie case, senza preservare qualcosa, senza lasciare in piedi almeno una testimonianza: non tratta le vestigia del mondo di ieri come si fa con una citt\u00e0 nemica, dopo averla presa e messa a sacco, ma ricorda che quello fu il mondo dei padri e dei nonni e gi\u00e0 solo per questo merita rispetto.<\/p>\n<p>Ci sono due modi per arrivare in via Cisis. Uno, il pi\u00f9 semplice, \u00e8 entrarci dall&#8217;estremit\u00e0 sud, dal Viale delle Ferriere, ed \u00e8 il pi\u00f9 comodo per chi arriva in automobile dalla stazione ferroviaria, anche perch\u00e9 la via \u00e8 a senso unico ed \u00e8 solo da l\u00ec che ci pu\u00f2 entrare in auto. Noi per\u00f2 lo sconsigliamo, perch\u00e9 \u00e8 come arrivare in un teatro dalle quinte dietro il palcoscenico, invece che dall&#8217;ingresso. L&#8217;altro modo \u00e8 da via Grazzano, all&#8217;altezza di un piccolo slargo, dove c&#8217;\u00e8 una delle osterie pi\u00f9 caratteristiche della citt\u00e0 vecchia, che \u00e8 anche pizzeria: <em>Al marinaio<\/em>, preceduta da un piccolo porticato. Le case basse, tutte a due piani, molto simili a livello edilizio, piuttosto modeste, non recenti ma nemmeno antiche, dipinte a vivaci colori; i cubetti di porfido del selciato e la scarsit\u00e0 del passaggio di automobili; i portoni ampi e bassi, che, quantunque rimodernati, ricordano l&#8217;aspetto rustico e quasi campagnolo che dovevano avere un secolo fa; i muri in pietra, coperti di rampicanti, dietro i quali si scorgono o s&#8217;intuiscono inaspettati orti e giardini privati, dove il tempo pare essersi fermato (ricordate <em>foliis ac frondibus<\/em> nella casa di via Plumet, dove Jean Valjean si \u00e8 rifugiato con Cosette nel cuore della vecchia Parigi, e che diventer\u00e0 il luogo del segreto idillio della fanciulla con Marius?); qualche balcone di legno, coi gerani alle finestre, e i fiori dell&#8217;oleandro che ingentiliscono qua e l\u00e0 la via solitaria; le lunghe, uguali superfici dei muri di un edificio dall&#8217;aspetto severo, l&#8217;asilo <em>Paulini<\/em> delle suore Rosarie; le finestre con le imposte di legno che, al piano terra, si aprono direttamente sulla strada, ad altezza d&#8217;uomo; i vecchi lampioni e i piccoli camini che sorgono sopra i coppi dei tetti; il sole che scende obliquamente da sinistra e illumina per poche ore, quasi giocando a nascondino, questa via stretta, abituata alla penombra e al silenzio; poi, verso la fine, circondato da un prato incolto e dominato da un alto e stretto condominio di sei piani che si affaccia sul viale delle Ferriere, una grande casa invasa dalle erbacce e completamente cadente, che pare uscita dalla trama di un romanzo gotico: tutto questo conferisce alla via un&#8217;aria romantica, quasi trasognata, molto pittoresca, e, se si vuole, anche lievemente soffusa di malinconia. A chi piacciono il traffico e il movimento, le belle vetrine e la gente elegante che va per negozi, in cerca dell&#8217;ultimo modello di borsetta o di orologio, non venga qui; e a quanti apprezzano solo le cose moderne, le case funzionali, con l&#8217;ascensore e il videocitofono, le finestre grandi e luminose e tutte le comodit\u00e0 della tecnologia edilizia, non si sogni di cercar casa da queste parti, anzi, giri al largo addirittura. Chi viene qui, deve venirci in punta di piedi, con uno stato d&#8217;animo di umilt\u00e0 e stupore: qui si viene per respirare l&#8217;atmosfera di una volta, per strappare qualche ricordo della vita udinese di due o tre generazioni fa, quelle dei nostri nonni e bisnonni, prima che noi nascessimo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 la prima met\u00e0 di via Grazzano, per chi ci arriva dalla piazza Garibaldi, si rivela subito come un rione popolare; tuttavia \u00e8 abbastanza animata, ci sono negozi, bar e trattorie; c&#8217;\u00e8 una bellissima chiesa parrocchiale, la chiesa di San Giorgio; ci sono alcuni palazzi signorili, come il Palazzo Giacomelli, del XVII secolo; ci sono parecchi vicoli e traverse abbelliti da balconi di legno e, un tempo, da icone religiose; anche se non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 l&#8217;elemento caratteristico del vecchio borgo, quello che segnava la vita degli abitanti: la roggia, coperta negli anni &#8217;50 per allargare la sede stradale, bench\u00e9 la strada sia rimasta a senso unico e quindi ci si chiede se ne valesse la pena. La seconda met\u00e0 di via Grazzano, dal <em>Marinaio<\/em> fino alla porta della cinta muraria esterna che si affaccia al piazzale Cella, da molto tempo demolita, \u00e8 pi\u00f9 stretta, pi\u00f9 povera, totalmente priva di negozi o di locali: e scompaiono del tutto i palazzi di un certo prestigio, ci sono solo casette modestissime, in parte trasandate, che danno una stretta al cuore, perch\u00e9 si capisce che stanno per essere abbandonate e che un giorno verranno le ruspe a demolirle, se pure qualcuno non investir\u00e0 dei grossi capitali per ristrutturarle e riportarle a nuova vita. Via Cisis \u00e8 un prolungamento, un&#8217;estensione di borgo Grazzano e ha le caratteristiche edilizie del suo secondo tratto: qui viveva la povera gente, i lavoratori pi\u00f9 umili, quelli che si alzavano all&#8217;alba per andare a fare i mestieri meno remunerativi, in fabbrica o in qualche bottega di terz&#8217;ordine; le donne andavano al lavatoio e poi stendevano i panni ad asciugare nei cortili interni. Chi voglia farsi un&#8217;idea di come doveva essere il quartiere allora, entri <em>Al Marinaio<\/em> e potr\u00e0 vedere delle belle foto d&#8217;epoca appese ai muri del locale.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, ci siamo riproposti di parlare delle chiese di Udine e in via Cisis chiese non ce ne sono, n\u00e9 ce ne sono state in passato, anche se le Suore della Beata Vergine Maria del Rosario son venute qui fin dal 1709 e inizialmente avevano un convento, ora trasformato in scuola per l&#8217;infanzia. E allora, perch\u00e9 questa escursione in via Cisis? La ragione c&#8217;\u00e8; ma prima dobbiamo raccontare una breve storia che ha un po&#8217; il sapore di una moderna fiaba. Alla fine di giugno del 2014 una serie di violenti temporali estivi si \u00e8 abbattuta sulla citt\u00e0 e qualcuno ha temuto il peggio per un vecchio edificio, abbandonati e pericolanti, situato quasi in fondo a via Cisis, verso lo sbocco sul viale delle Ferriere, dal cui cornicione si erano staccati alcuni calcinacci, cadendo sulla via. Il fatiscente palazzo, ridotto poco pi\u00f9 che allo scheletro dei muri esterni, pure quelli semi-diroccati, \u00e8 stato messo in sicurezza, per proteggere i passanti da possibili incidenti, in attesa di decidere la sorte dei miseri avanzi di quella che fu una casa simile a tante altre del vecchio borgo, piena di famiglie, di vita, di bambini e di sani rumori, e che adesso pare un fantasma sopravvissuto alla fine della sua epoca, sullo sfondo stridente dei moderni condomini. Allora, proprio sulla facciata, \u00e8 emerso un affresco che dalla strada si pu\u00f2 ammirare benissimo: un dipinto devozionale in stile popolaresco, ma in brutto, anzi, garbato e con le figure ben proporzionate, che reca la data del 1707, dunque antico di pi\u00f9 di tre secoli, raffigurante la Madonna, Sant&#8217;Antonio col Bambino in braccio, e un altro personaggio di pi\u00f9 difficile identificazione, che potrebbe anche essere San Giuseppe, ma la cosa non appare del tutto certa.<\/p>\n<p>Un tempo i vecchi borghi erano pieni di affreschi votivi e di edicole religiose, frutto della devozione popolare, e sulla mensola che spesso li ornava non mancava mai un vaso di fiori freschi. Era normale, quando si costruiva una casa, prevedere uno spazio e destinare un po&#8217; di soldi allo scopo di far dipingere un ritratto della Vergine Maria, o di Sant&#8217;Antonio, o del santo sotto la cui protezione il quartiere si era posto, e al quale era intitolata una confraternita: Santa Lucia, san Giorgio, san Giuseppe, san Tommaso, santa Barbara, eccetera. Questa gentile costumanza si \u00e8 persa rapidamente con l&#8217;avvento della secolarizzazione e della cultura laica, e le pitture delle edicole sono state lasciate andare in rovina, o sono scomparsa insieme alle vecchie case che la ospitavano. Oggi non ne restano molte, anzi sono ormai piuttosto poche; fra esse, ricordiamo un paio di affreschi in via Anton Lazzaro Moro, la notevole <em>Crocifissione<\/em> di Giovanni Battista Grassi al civico n. 22 e l&#8217;edicola con la <em>Madonna<\/em> al primo piano del numero 6; la pittura di <em>Santa Lucia<\/em> al numero 6 di via Francesco Mantica; la bella edicola con l&#8217;affresco della <em>Madonna e il Bambino<\/em> sul muro del vecchio Palazzo Torriani, al civico n. 2A di via dei Torriani, sull&#8217;angolo con il largo Carlo Melzi; l&#8217;edicola dedicata a <em>San Filippo Neri<\/em> al civico 46 di via Tomadini, sull&#8217;angolo con via Pracchiuso; il bellissimo bassorilievo novecentesco, ma in stile quattrocentesco, della <em>Madonna col Bambino e un Angelo<\/em>, sulla facciata di Casa Spezzotti, al civico n. 15 di via della Prefettura, del quale abbiamo gi\u00e0 parlato a suo tempo; l&#8217;edicola con l&#8217;affresco della <em>Nativit\u00e0<\/em>, sulla facciata dell&#8217;edificio d&#8217;angolo fra piazzale Chiavris e via Forni di Sotto, dove ora c&#8217;\u00e8 il bar <em>Al Tram<\/em>; e pochi altri. Non ci risulta che qualcuno abbia dedicato una ricerca specifica a questa espressione della devozione popolare, e gi\u00e0 questo \u00e8 altamente significativo: in una citt\u00e0 di 100.000 abitanti, capoluogo di una regione storica che ne conta quasi 1 milione (fra le ex provincie di Udine, Pordenone e Gorizia), non si trova dunque nessuno che abbia il tempo e il desiderio di far conoscere ai propri concittadini, prima che il tempo se le porti via, le pitture, le sculture e le piccole edicole religiose che gli udinesi hanno posto sulle facciate delle loro case, a protezione dalle calamit\u00e0 e quale segno della loro fede nella religione dei padri?<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;affresco emerso all&#8217;altezza del primo piano del numero 33 di via Cisis, ci si \u00e8 chiesti, naturalmente, chi e perch\u00e9 lo abbia fatto dipingere. La vicinanza con il convento delle poverelle di Santa Caterina da Siena o suore Rosarie sembra essere casuale, tanto pi\u00f9 che la data dell&#8217;affresco \u00e8 di due anni anteriore al loro arrivo in questa contrada. Il professor Alberto Travain, studioso e promotore della storia locale, presidente del Movimento Civico Culturale Alpino-Adriatico <em>Fogol\u00e2r Civic<\/em> e del Circolo Universitario Friulano <em>Academie dal Fri\u00fbl<\/em>, invitato a condurre una ricognizione sul posto, ha osservato che il dipinto, per le sue caratteristiche, sembra riconducibile alla devozione di una antica famiglia friulana, quella dei Menossi, per\u00f2 non esistono prove che essa si fosse insediata, al principio del XVIII secolo, nel borgo di Grazzano. Un piccolo mistero, dunque, la cui chiave probabilmente risiede nella figura non ancora identificata, presente in un angolo dell&#8217;affresco. <em>Se la figura non facilmente riconoscibile, appoggiata a un bastone, dovesse per caso essere quella di San Giuseppe, allora davvero ci troveremmo di fronte ai santi prediletti dalla storica comunit\u00e0 borghigiana, oltre notoriamente a San Giorgio, santi ai quali la stessa aveva allora gi\u00e0 dedicato gli altari della cappella rionale della Piet\u00e0<\/em>, ha osservato il professor Travain (vedi <a href=\"../../../../../www.udinetoday.it/default.htm\">../../../../../www.udinetoday.it/default.htm<\/a> del 14\/08\/2014). La chiesetta settecentesca della Piet\u00e0, infatti, come abbiamo visto a suo tempo, sorge nell&#8217;odierno piazzale G. B. Cella, a poche decine di metri dalla Porta di Grazzano. Fino all&#8217;epoca dei nostri nonni, peraltro, cio\u00e8 fino alla met\u00e0 del Novecento, anche quella parte della citt\u00e0 presentava un aspetto completamente diverso da quello odierno: ed ecco l&#8217;importanza della memoria, e perci\u00f2 della conservazione dei ricordi del mondo di ieri. <em>Piazzale Osoppo era ancora una landa deserta, con in mezzo il suo tram bianco; piazzale Cella, al contrario, era pieno di verde e di acque. Sorgevano allora i primi grossi condomini, si eliminavano i binari dei tram e si coprivano tratti di rogge per allargare le strade<\/em> (cos\u00ec Mario Blasoni nel rievocare la figura del fotografo Costantino Procaccioli, <em>Tino da Udine, tra cronaca e storia<\/em>, sul <em>Messaggero Veneto<\/em>, edizione online di Udine del 28\/04\/2008). Si resta stupiti e quasi increduli, conoscendo l&#8217;aspetto odierno del luogo, fortemente urbanizzato, nel leggere una simile frase: <em>piazzale Cella era pieno di verde e di acque.<\/em> Eppure, \u00e8 proprio cos\u00ec; e basta osservare alcune fotografie degli anni &#8217;50 per sincerarsene. Siano dunque cos\u00ec tanto cambiati? S\u00ec, lo siamo; ma come potremmo averne adeguata consapevolezza, se ignorassimo il nostro passato e disprezzassimo tutto ci\u00f2 che ne rende testimonianza?<\/p>\n<p>Questo interrogativo ci riconduce al concetto di identit\u00e0, e a quelli, non dissimili, di radici, di coscienza storica e di senso nazionale. Nel caso specifico, ci si chiede: i friulani sono una nazione, sono un popolo? Ci piace rispondere con le parole del professor Travain, pronunciate nel corso di una apprezzata conferenza il cui titolo era <em>I Furlans sono une nazion?<\/em> tenuta presso il Palazzo Polcenigo-Garzolini, ex Istituto Di Toppo-Wasermann, in via Gemona, l&#8217;11 luglio 2018 (da: <a href=\"../../../../../www.udinetoday.it/default.htm\">../../../../../www.udinetoday.it/default.htm<\/a> del 12\/07\/18): <em>Che i Furlans a sedin une nazion, un alc par l\u00f4r cont, e je convinzion viere, ma la cussience di un tant e je rivade in particol\u00e2r dal rapuart cu la Mittel-Europe<\/em> [con particolare riferimento al censimento austriaco del 1857, nel quale i Friulani furono recensiti come una comunit\u00e0 nazionale distinta]. <em>Il Fri\u00fbl al \u00e8 ancje talian, ancje austriac, ancje sloven. Al \u00e8 Fri\u00fbl, mighe dome un toc di Italie o ben di Austrie o p\u00fbr di Slovenie! Al \u00e8 un toc di dut! Ve che e torne atu\u00e2l, alore, ch\u00ea embleme de &#8216;Patrie&#8217; furlane di une volte, ch\u00ea femine vistude di tancj col\u00f4rs par d\u00ee che il Fri\u00fbl al \u00e8 composizion e federazion di tancj elements. Par chel che al \u00e8 unic!&quot;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro viaggiatore che sei abituato a muoverti lungo gli itinerari pi\u00f9 battuti, che ti affidi interamente alle guide turistiche e che non fai, giunto in una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27593","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27593","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27593"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27593\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27593"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27593"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27593"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}