{"id":27583,"date":"2018-09-21T09:17:00","date_gmt":"2018-09-21T09:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/21\/omaggio-alle-chiese-natie-la-nuova-di-san-rocco\/"},"modified":"2018-09-21T09:17:00","modified_gmt":"2018-09-21T09:17:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-la-nuova-di-san-rocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/21\/omaggio-alle-chiese-natie-la-nuova-di-san-rocco\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: la nuova di San Rocco"},"content":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato della vecchia chiesetta di San Rocco, nella via omonima, una laterale di sinistra di viale Venezia, uscendo dal piazzale XXVI Luglio, che \u00e8 diventata chiesa sussidiaria da quando \u00e8 stata costruita proprio l\u00ec accanto, all&#8217;angolo di via san Rocco e via della Roggia, una nuova parrocchiale: un edificio della seconda met\u00e0 del XX secolo, in stile ultramoderno, che contrasta in maniera stridente, sia dal punto di vista architettonico che da quello spirituale, con il precedente edificio, risalente a pi\u00f9 di cinque secoli fa, per la precisione al 1510. Pu\u00f2 darsi che si sia pensato e creduto di far vedere la continuit\u00e0 millenaria della Chiesa cattolica, ponendo la vecchia e la nuova parrocchiale l&#8217;una accanto all&#8217;altra, come in un ideale diorama storico e artistico, come a dire ai fedeli: <em>Vedete? Siamo sempre gli stessi; forme nuove per esprimere la religione di sempre, quella fedelmente custodita dai nostri padri, nel corso di tante generazioni.<\/em> Tuttavia, se davvero l&#8217;intenzione \u00e8 stata questa, bisogna dire che l&#8217;effetto, ottico e psicologico, non conferma affatto una simile pretesa di continuit\u00e0: tutto al contrario, evidenzia in maniera addirittura impietosa il fatto che qualcosa \u00e8 bruscamente cambiato; che c&#8217;\u00e8 stata una drammatica rottura, non solo liturgica e pastorale, ma proprio dottrinale e teologica; e che tale rottura ha un nome e una data precisi: il Concilio Vaticano II, dal 1962 al 1965. La nuova chiesa di san Rocco, infatti, non ha aspettato nemmeno la conclusione di quell&#8217;evento: \u00e8 stata interamente realizzata nel 1964, quando il Concilio era ancora in corso e alcuni dei suoi documenti pi\u00f9 rivoluzionari non erano stati ancora formulati e resi pubblici.<\/p>\n<p>Questa bruttissima chiesa, la cui facciata farebbe pensare immediatamente a uno stadio o a un teatro, ma non certo a un edificio sacro, se non fosse per la croce che svetta, in maniera piuttosto incongrua, sul tetto, \u00e8 stato ideato e realizzato su progetto dell&#8217;architetto Tiziano Dalla Marta di Tolmezzo. Si tratta di un grande corpo esagonale, sopraelevato rispetto alla strada e preceduto da un&#8217;ampia scalinata, con tre facciate d&#8217;ingresso; quella principale, che d\u00e0 su via della Roggia, presenta un portale preceduto da un&#8217;ampia pensilina in cemento armato, che ricorda quella di una pompa di benzina, sopra il quale si aprono due alte e strettissime finestre e, pi\u00f9 in alto ancora, un ampio finestrone ad arcata ribassata che somiglia, in tutto e per tutto, quello di un palazzetto dello sport, o forse di un cinema multisala, oppure di un <em>auditorium<\/em> comunale. Nonostante la cornice paesaggistica sia gradevole, vie tranquille con molto verde e case basse e dignitose (proprio di fronte, all&#8217;angolo di via Luigi Pio Tessitori, c&#8217;\u00e8 una deliziosa casa rustica di tipo ottocentesco, con le finestre massicce, il tetto in cotti e un portone ad arco in pietra), la chiesa, in s\u00e9, \u00e8 inutilmente anonima, come se volesse adeguarsi a chiss\u00e0 quale anonima periferia urbana, fatta di fabbriche e grattacieli, per marciare al suo stesso passo: inutile sfoggio di modernit\u00e0 nella peggiore versione possibile, quando ci sarebbero stati sia lo spazio che le condizioni stilistiche per esercitarsi in un genere di modernit\u00e0 pi\u00f9 in armonia con la tradizione. Tiziano Dalla Marta, come ci informa un articolo di Ermes Dorigo del 06\/02\/17 sul blog di Aldo Rossi, non era friulano e non era solo archetto; era di origine veneta, trapiantato nel capoluogo della Carnia, e all&#8217;attivit\u00e0 di architetto affiancava quella di pittore. Era nato a Povegliano Veronese il 9 novembre 1922e dopo le vicende dell&#8217;8 settembre 1943 si era stabilito in Friuli, ricoprendo importanti cariche pubbliche: sindaco di Prato Carnico per sei anni, dal 1949 al 1955, e poi sindaco di Tolmezzo per dieci, dal 1955 al 1965; a quest&#8217;ultimo periodo appartiene la sua progettazione della nuova chiesa udinese di San Rocco. Come pittore, le sue opere ricordano lo stile quattrocentesco, un po&#8217; come quelle di Massimo Campigli, filtrate attraverso l&#8217;esperienza futurista e, in parte, cubista. \u00c8 un peccato che, come architetto, non abbia saputo realizzare lo stesso equilibri fra la tradizione e il presente, o forse \u00e8 un monito; bench\u00e9 la sua ispirazione di fondo sia cristiana, pare non essersi accorto che modernit\u00e0 e cristianesimo, modernit\u00e0 e tradizione presentano valori in sostanza inconciliabili.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la descrizione tecnica della chiesa sul sito <a href=\"../../../../../www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/default.htm\">www.chieseitaliane.chiesacattolica.it<\/a>:<\/p>\n<p><em>Edificio a pianta centrale di forma esagonale con presbiterio a triangolo smussato, orientato a ovest, con scalinata di sette gradini; locali di sacrestia parallelepipedi a due piani aggettanti ai lati del corpo del presbiterio; ingresso secondario sul lato destro tra l&#8217;aula e il presbiterio. L&#8217;architettura \u00e8 in tricromia: rosse le pareti, grigio chiari i pilastri e verdastra la copertura. I tre prospetti, centrale e laterali, sono caratterizzati dal paramento in mattoni a vista, con cornice cementizia marcapiano e due asole vetrate verticali, incorniciati dai pilastri portanti in cemento raccordati ad arcata ribassata con finestrata termale; il portale centrale \u00e8 affiancato in diagonale da una coppia di ingressi ai lati dei pilastri laterali a sprone che sostengono la profonda pensilina in cemento armato; manto di copertura a spioventi in lastre di rame con castello campanario entro guglia metallica sull&#8217;apice. All&#8217;interno le strutture a travi rilevate in cemento armato congiunte al centro a mo&#8217; di volta ad ombrello sono lasciate a vista fino alla sommit\u00e0 della cupola e offrono all&#8217;ambiente ossatura di compattezza ed austerit\u00e0. Tre ampie finestrate termali e oculo zenitale. I setti parietali sono intonacati chiari. Lungo ciascun lato del presbiterio al di sotto della cornice marcapiano aggettano due vani a sezione triangolare con nicchia a cappella e asole vetrate laterali. Il presbiterio dai lati convergenti verso la parete di fondo \u00e8 raggiungibile con una gradinata di cinque gradini, alle cui estremit\u00e0, prospettano due amboni a pergamo (in quello di destra \u00e8 stato collocato il fonte battesimale); a destra la porte della sacrestia. Edificio a pianta centrale di forma esagonale con presbiterio a triangolo smussato, orientato a ovest, con scalinata di sette gradini; locali di sacrestia parallelepipedi a due piani aggettanti ai lati del corpo del presbiterio; ingresso secondario sul lato destro tra l&#8217;aula e il presbiterio. Pavimentazione omogenea in lastre ocra chiaro.<\/em><\/p>\n<p>Quella di cercare una impossibile conciliazione fra la modernit\u00e0 e la fede cristiana, fra la modernit\u00e0 e i valori evangelici, \u00e8, in effetti, la questione centrale e decisiva per tutti coloro i quali, trovandosi ad essere, anche loro malgrado, cittadini della civilt\u00e0 moderna, vogliono per\u00f2 essere, anzitutto e sopra tutto, dei veri cristiani e dei veri cattolici, con una visione del mondo pienamente cattolica, cio\u00e8 universale. La modernit\u00e0, in se stessa, non \u00e8 universale: non lo \u00e8 n\u00e9 in senso geografico &#8212; \u00e8 lo stadio finale della civilizzazione dell&#8217;Occidente, nel senso che Spengler e altri davamo alla &quot;civilizzazione&quot;, cio\u00e8 la fase tarda e degenerativa di una civilt\u00e0 &#8212; n\u00e9, quel che pi\u00f9 conta, in senso spirituale, perch\u00e9 esclude e rifiuta il legame con la tradizione, rompe i ponti col passato e quindi si rende impermeabile a un vero dialogo con i propri padri, a dispetto del suo proclamato ed esasperato storicismo. E qui, probabilmente, sta la sua contraddizione pi\u00f9 grossa. Da un lato, la modernit\u00e0 si pone come la quintessenza del divenire storico, secondo lo schema delineato da Hegel e ripreso da Marx e da quasi tutti gli altri pensatori del XIX e del XX secolo, cio\u00e8 secondo uno schema dialettico basato sul superamento della tesi mediante l&#8217;antitesi, che porta ad una sintesi pi\u00f9 &quot;progressiva&quot;; dall&#8217;altro, proprio perch\u00e9 tende ad assolutizzare se stessa, e a divinizzare i propri fondamenti &#8212; il progresso, la velocit\u00e0, la scienza e la tecnica &#8211; di fatto esce dall&#8217;ambito di ci\u00f2 che \u00e8 storico ed entra in un ambito propriamente metafisico: pretende di diventare una nuova religione. Ed \u00e8 ovvio che due religioni non possono convivere, rivolgendosi alla totalit\u00e0 degli uomini, cio\u00e8 presentandosi entrambe come universali, senza che una delle due finisca per prevalere sull&#8217;altra. Ma la modernit\u00e0, universale non lo \u00e8, per la ragione che abbiamo detto: nella sua rigidit\u00e0, non sa rivolgersi a tutti gli uomini e non sa o non vuole abbracciare anche il passato. La modernit\u00e0 \u00e8 la quintessenza dell&#8217;ideologia del progresso; il cristianesimo \u00e8 la quintessenza dell&#8217;idea della perennit\u00e0 del divino: non possiedono un terreno comune sul quale confrontarsi Di fatto, i cattolici che vogliono farsi seguaci del progresso cessano di essere cattolici, anche se non lo sanno, e diventano seguaci della modernit\u00e0, con tutti i suoi riti e i suoi miti. Questa duplicit\u00e0, o meglio, questa contraddizione, \u00e8 emersa, o per meglio dire \u00e8 esplosa, con l&#8217;evento del Concilio Vaticano II. I cattolici, in quanto tali, dovrebbero saper storicizzare ci\u00f2 che appartiene al tempo, e tener fermo, al contrario, su ci\u00f2 che appartiene all&#8217;assoluto; pertanto, dovrebbero vedere nel Concilio un evento storico, con le sue ombre e le sue luci, suscettibile di una lettura in chiave storica. Invece, i loro presupposti ideologici di tipo progressista li portano ad assolutizzare l&#8217;evento storico del Concilio e a trasformarlo in un evento mitico, o meglio metafisico: un qualcosa di assoluto, di imprescindibile, di definitivo; una seconda Pentecoste. Ci\u00f2 li porta dritti verso l&#8217;eresia; ma, appunto, essi non se ne accorgono neppure. Tutto al contrario: sono pi\u00f9 che mai persuasi di rappresentare il vero cristianesimo, dopo un lunghissimo periodo di inautenticit\u00e0 e di travisamento, e che lo strumento per fare ci\u00f2 sia appunto l&#8217;evento del Concilio, cos\u00ec come lo leggono e lo &quot;applicano&quot;, nella maniera che, per essi, \u00e8 la pi\u00f9 giusta, la pi\u00f9 coerente e la pi\u00f9 fedele al Vangelo: e non vedono che stanno invece tradendo il Vangelo, perch\u00e9 il Vangelo \u00e8 l&#8217;elemento definitivo e trascendente, che supera la storia umana e che la conclude, ponendovi il sigillo di Dio, oltre il quale non c&#8217;\u00e8, n\u00e9 mai potrebbe esserci, una &quot;nuova Pentecoste&quot;.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile predire che cosa ci riservi il domani, ma una cosa \u00e8 certa: la Chiesa non riuscir\u00e0 a superare la crisi drammatica che l&#8217;attanaglia sempre di pi\u00f9, e la societ\u00e0 tutta non riuscir\u00e0 a rinnovarsi e a dotarsi di un nuovo slancio vitale, tornando a coltivare la speranza e a divenire prolifica anche dal punto di vista demografico, se non si far\u00e0 strada una presa di coscienza che sveli l&#8217;impossibilit\u00e0 di conciliare la modernit\u00e0 con una sana concezione spirituale della vita e che restauri i valori assurdamente disprezzati e rifiutati, mettendo al bando, viceversa, i falsi valori &#8212; primo fra tutti, una falsa idea di libert\u00e0, intesa in senso puramente edonistico e distruttivo &#8211; che ci stanno portando letteralmente verso l&#8217;autodistruzione. Tornando al nostri discorso iniziale: che cosa prova il fedele, dopo aver varcato il portale della nuova chiesa di San Rocco, a Udine, entrando nell&#8217;aula? Prova l&#8217;impressione di essere entrato in una palestra o in un tempio massonico. Anche se un grande crocifisso fa bella mostra di s\u00e9, appeso sopra l&#8217;altare, e le formelle della <em>Via Crucis<\/em> si snodano lungo le pareti, non si percepisce alcun senso di spiritualit\u00e0, e tanto meno si sente di essere entrati in una chiesa cattolica. I simboli del cattolicesimo sono veramente ridotti al minimo indispensabile; la decorazione non esiste; non c&#8217;\u00e8 nulla che parli al cuore, nulla che sollevi l&#8217;anima per accompagnarla verso la contemplazione del divino. In effetti, se in fosse per la presenza dei banchi, ci si potrebbe trovare benissimo in un <em>hangar<\/em> o in un&#8217;autofficina: le sensazioni sono quasi le stesse, a parte la pulizia e la tranquillit\u00e0 dell&#8217;ambiente. Ci sono decine di metri quadrati di superficie, lungo i muri e sul soffitto, ma non si vede neppure l&#8217;ombra di un affresco. Si direbbe che chi ha progettato questa chiesa ritenesse, come gli islamici, che tentar di raffigurare Dio sia una cosa poco bella, e che, come i luterani, non si devono esporre troppe immagini degli Angeli, dei Santi e della Vergine Maria. Ma tutti questo non \u00e8 un bene; \u00e8 un male. \u00c8 male che una chiesa non custodisca la fede e non incoraggi la spiritualit\u00e0; \u00e8 male che somiglia a un luogo profano. Una chiesa dovrebbe essere quel che le foreste sono per l&#8217;ecosistema terrestre: una sorgente di aria pura, ove l&#8217;anima degli uomini possa respirare e rigenerarsi. Ma se una chiesa cessa di svolgere questa funzione e preferisce assomigliare ai luoghi che non rigenerano l&#8217;anima, ma la prosciugano; che non alimentano la fede, la speranza e la carit\u00e0, ma che trasmettono sentimenti puramente umani, in una prospettiva puramente umana, chi svolger\u00e0 allora quella funzione? E se la bellezza della liturgia, collocata nella cornice di un&#8217;arte sacra che le faccia adeguatamente da sfondo, non \u00e8 presente per indirizzare l&#8217;anima verso l&#8217;uomo spirituale, questi non nascer\u00e0 mai, e rimarr\u00e0 sempre, greve, pesante, angosciato, il vecchio uomo carnale, incapace di levare lo sguardo verso il Cielo. Se vuole sopravvivere e conservare il Deposito della fede da lasciare alle future generazioni, la Chiesa cattolica deve ritornare sulla strada della Tradizione, che ha abbandonato a partire dal Concilio: smettere di imitare e corteggiare il mondo e tornare ad essere se stessa, con la sua proposta di conversione e di vita radicalmente alternativa alle logiche del mondo, per favorire la nascita dell&#8217;uomo spirituale, mentre l&#8217;attaccamento alle cose del mondo fa s\u00ec che l&#8217;anima resti prigioniera del vecchio uomo carnale. Il male \u00e8 entrato nella Chiesa quando la fazione progressista ha lanciato il guanto della sfida agli altri cattolici, relegandoli nella posizione di &quot;tradizionalisti&quot;, mentre essi volevano solo continuare ad essere cattolici. La sfida consiste nel trasformare la Chiesa cattolica in una grossa chiesa protestante che di cattolico conservi solo il nome, nonch\u00e9 in una agenzia filantropica, ispirata a un credo ambientalista, umanista e socialista, simile in molti punti essenziali al credo massonico e radicale. Ma l&#8217;esito non \u00e8 scontato&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo gi\u00e0 parlato della vecchia chiesetta di San Rocco, nella via omonima, una laterale di sinistra di viale Venezia, uscendo dal piazzale XXVI Luglio, che \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,245],"class_list":["post-27583","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27583","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27583"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27583\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27583"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27583"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27583"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}