{"id":27582,"date":"2018-08-09T02:45:00","date_gmt":"2018-08-09T02:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/09\/omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-tomadini\/"},"modified":"2018-08-09T02:45:00","modified_gmt":"2018-08-09T02:45:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-tomadini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/09\/omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-tomadini\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: la chiesa del Tomadini"},"content":{"rendered":"<p>Questa, poi; San Girolamo Emiliani! E che chiesa \u00e8? Dove si trova? Siamo certi che il 99,9% degli abitanti di questa citt\u00e0 non ne ha mai sentito parlare, cos\u00ec come non ne sapevamo nulla neanche noi, da bambini, quando ci abitavamo. Eppure, allora &#8212; negli anni &#8217;60 del Novecento &#8212; il Collegio Tomadini era ancora in citt\u00e0, anzi, era un&#8217;istituzione estremamente conosciuta, mentre poi si \u00e8 trasferito in periferia, in via Martignacco, e si \u00e8 trasformato da istituto per gli orfani in convitto per gli studenti universitari; e la chiesa di cui parliamo era, semplicemente, la chiesa dell&#8217;Orfanotrofio, oltre tutto affacciata sulla strada e non nascosta all&#8217;interno. La strada, naturalmente, \u00e8 la cara, vecchia via Tomadini, una di quelle che hanno conservato l&#8217;antico aspetto dei borghi d&#8217;un tempo, con le case basse e modeste, e il pavimento di ciottoli levigati dall&#8217;acqua di fiume: lunga e stretta, tranquilla, per non dire austera, si allunga da via Treppo a via Pracchiuso, in uno dei quartieri pi\u00f9 tranquilli e appartati della citt\u00e0. Nemmeno una bottega qualsiasi, nemmeno un&#8217;osteria: solo vecchie case d&#8217;abitazione private e due grandi complessi per l&#8217;educazione dei giovani: il <em>Tomadini<\/em>, appunto, sul lato sinistro della strada venendo da via Treppo, un po&#8217; dopo la met\u00e0; e l&#8217;istituto <em>Renati<\/em>, o casa di Carit\u00e0, suddiviso nei due rami maschile e femminile, sul lato destro, quasi all&#8217;inizio. Il fatto \u00e8 che la storia di Francesco Tomadini \u00e8 esemplare di come si perdano velocemente i ricordi della propria storia e anche dei personaggi notevoli che molto si sono adoperati per il bene della loro citt\u00e0 e del loro territorio, in una societ\u00e0 che corre troppo in fretta e con una Chiesa che sembra contagiata dallo stesso male della modernit\u00e0, la smania di andare avanti, anche se non si sa bene dove, e una sorta di rabbia contro il proprio passato, una specie di autocensura nei confronti di ci\u00f2 che si \u00e8 stati. A ci\u00f2 si aggiunga che monsignor Francesco Tomadini, nato a Udine il 13 dicembre 1782 e morto il 30 dicembre 1862, a ottant&#8217;anni, sempre nella sua citt\u00e0, da buon friulano di una volta, era parco, anzi avaro di parole, per non dire di scritti, ma in compenso generosissimo di opere: \u00e8 stato uno degli udinesi che si sono maggiormente prodigati in favore della parte pi\u00f9 debole della popolazione, gli orfani, i bambini poveri e abbandonati, i mendicanti, per i quali andava a chiedere la carit\u00e0, lui originario di una famiglia ricca, fattosi prete contro la volont\u00e0 dei genitori e contro i cattivi auspici di una salute cagionevole, che gi\u00e0 gli aveva impedito di farsi frate cappuccino, e questo in un tempo di pessimi raccolti, di carestie e di epidemie, che misero a durissima prova la pur solida tempra del popolo friulano.<\/p>\n<p>Uomo schivo, accettava con riluttanza le altissime onorificenze che a un certo punto gli vennero dall&#8217;alto, perfino dall&#8217;imperatore Francesco Giuseppe (il Friuli centro-occidentale fu austriaco fino al 1866; quello orientale, fino al 1918) e quasi si nascondeva, tutto preso dalla febbre di fare, di trovare una adeguata sistemazione per i &quot;suoi&quot; orfanelli, scacciato da un posto all&#8217;altro, finch\u00e9 nel 1852 pot\u00e9 acquistare e sistemare convenientemente la struttura della via che ora porta il suo nome: aveva ben altro da fare, lui, che andare a ricevere medaglie, o pronunciare discorsi. Sacerdote secolare dal 1808, non predicava, o, almeno, a noi non \u00e8 rimasto nulla di scritto, assolutamente nulla; e tuttavia prediche ne avr\u00e0 tenute, visto che \u00e8 stato rettore della chiesetta del Cristo per la bellezza di quasi mezzo secolo (intendiamo la chiesetta della Confraternita del Santissimo Crocifisso, o semplicemente del Cristo, che aveva sede in Largo Ospedale Vecchio, e non certo la chiesa del Cristo della odierna via Mantica, che \u00e8 una parrocchia moderna). Ma i friulani sono cos\u00ec: maniche rimboccate, e pochissime parole. Non che monsignor Tomadini somigliasse minimamente ai cosiddetti preti di strada di oggi: lui aveva dedicato la sua vita ai poveri, ma partendo da una spiritualit\u00e0 profonda, commovente: era un contemplativo che per fare la volont\u00e0 di Cristo si \u00e8 immerso eroicamente nelle cose di quaggi\u00f9, senza per\u00f2 mai perdere il contatto con l&#8217;assoluto, senza mai venir meno al rapporto privilegiato con Dio, senza in alcun modo lasciare che la sua spiritualit\u00e0 si appannasse. Uomini cos\u00ec riescono a realizzare molto, ma perch\u00e9 pregano moltissimo: la loro straorinaria capacit\u00e0 di lavoro non viene da una pretesa, tutta politica, di cambiare il mondo, ma dalla ferma consapevolezza che per cambiare il mondo bisogna prima cambiare se stessi, e che per cambiare se stessi bisogna lasciar fare a Dio, totalmente, senza riserve. Insomma quest&#8217;ometto malaticcio, non bello, ma dalla volont\u00e0 di ferro e dal cuore grande, \u00e8 stato davvero un gigante silenzioso.<\/p>\n<p>Provate, adesso, a cercare informazioni su di lui, per non dire sulla chiesa che sorgeva, e sorge tuttora, in via Tomadini: non troverete praticamente nulla. Nessuna voce sulle enciclopedie a carattere nazionale, tranne il <em>Dizionario biografico dei friulani<\/em>; nessuna voce su <em>Wikipedia<\/em>; a stento troverete un suo ritratto. Perfino il fondamentale lavoro di Giuseppe Marchetti, <em>Il Friuli, uomini e tempi<\/em>, si ricorda a malapena di lui con due righe sbrigative e svogliate, mentre dedica un intero capitolo al suo omonimo Jacopo Tomadini (1820-1883), sacerdote anche lui e compositore musicale, ma nato a Cividale e nessuna parentela col Nostro, al quale \u00e8 dedicato un noto conservatorio musicale cittadino. Fel resto, si sa che nessuno \u00e8 mai profeta nella sua patria, e questo vale a maggior ragione per la Paria del Friuli, sempre avara di riconoscimenti ai suoi figli, specialmente quando sono davvero grandi, ma non nel senso che piace tanto al mondo: un esempio per tutti, il teologo Cornelio Fabro, di Talmassons (1911-1995), grande studioso di Kierkegaard, del quale oggi a fatica resta la memoria fra i pochi specialisti del settore. E se vi recate nella vecchia via dal pavimento acciottolato, troverete, al numero civico 34, la chiesa sprangata e male in arnese, coi muri mezzo scrostati e le solite scritte vandaliche che li deturpano: in compenso, n\u00e9 una targhetta, n\u00e9 un minimo indizio segnaletico. Sembra quasi di trovarsi in un luogo spopolato e abbandonato. Eppure, quando monsignor Tomadini mor\u00ec, ai suoi funerali c&#8217;era una folla immensa, sterminata: la citt\u00e0 lo aveva capito, lo aveva amato, tutti volevano ringraziarlo. Ma oggi? Dove va a finire una societ\u00e0 che non onora e non ricorda, con devozione e gratitudine, le sue grandi figure? E chi pi\u00f9 di lui merita questo appellativo? Se un uomo pu\u00f2 essere considerato grande per i meriti che ha acquistato grazie al bene distribuito gratuitamente, senza pretendere nulla per s\u00e9, egli \u00e8 stato pi\u00f9 grande di tanti sedicenti intellettuali e anche di certi uomini di Chiesa, i quali fanno del bene, s\u00ec, ma &#8212; come dice Ges\u00f9 Cristo &#8212; <em>hanno gi\u00e0 ricevuto la loro mercede<\/em>, perch\u00e9 sono sempre davanti ai microfoni e alle telecamere, sono sempre in posa, rilasciano interviste, postano messaggi in rete, costruiscono blog e parlano di tutto, si vede che hanno molto tempo da dedicare a tali cose; lui no, non aveva tempo da perdere, e nulla era pi\u00f9 lontano dal suo animo semplice e schietto che assumere atteggiamenti ridondanti o assecondare le proprie tendenze narcisistiche. Che imparino da lui, i vescovi e i preti di strada dei nostri giorni: se avessero la millesima parte della sua modestia e della sua grandezza, si vergognerebbero che le loro foto vadano giro dappertutto, mentre per vedere un ritratto di lui bisogna fare una bella fatica. Oggi la Fondazione Tomadini sta tentando di porre la sua candidatura per avviare il processo di beatificazione, ma non \u00e8 facile; i friulani non sono mai stati bravi a brigare, a trovare e magari anche a ungere un poco le maniglie giuste. Per la verit\u00e0, qualcuno aveva lanciato l&#8217;idea subito dopo i commoventi e affollatissimi funerali; ma \u00e8 passato pi\u00f9 di un secolo e mezzo, e non \u00e8 successo niente.<\/p>\n<p>Dice don Luciano Segatto, direttore della Fondazione che ora ha sede in Via Martignacco (sul <em>Messaggero Veneto<\/em> del 28 dicembre 2012, articolo di Michela Zanutto):<\/p>\n<p><em>Parlare della spiritualit\u00e0 di Francesco Tomadini \u00e8 un rischio. In apparenza, almeno secondo i canoni ufficiali, non c&#8217;\u00e8 traccia di spiritualit\u00e0 in lui. Soprattutto se la spiritualit\u00e0 di un prete si deduce da quello che ha scritto. Non c&#8217;\u00e8 in giro, a parte il testamento, uno straccio di predica, una griglia di esercizi spirituali, un pezzo di lettera a chiunque, tanto meno un quadro pedagogico. La sua spiritualit\u00e0 sta nel fare bene il bene. E allora Tomadini \u00e8 un prete secolare friulano che ha prodotto non carta ma carit\u00e0\u00bb. Non ha lasciato nulla di scritto. Ma \u00e8 la vita di monsignor Tomadini a essere considerata dalla chiesa una predica vivente. Se &quot;cultura friulana&quot; significa &quot;poche parole e molti fatti&quot;, il Tomadini ha fatto centro.. Un autentico prete di spiritualit\u00e0 friulana, per il quale tra il dire e il fare non c&#8217;\u00e8 di mezzo il mare, semplicemente perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 il dire, ma soltanto il fare. La forza sta nel silenzio operoso. Ci\u00f2 che si vede \u00e8 poco o nulla, quello che conta \u00e8 il sacrificio dedicato agli altri. (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p><em>Voleva appartenere a Dio nella contemplazione e fu inchiodato all&#8217;operosit\u00e0. Un bell&#8217;esempio di spiritualit\u00e0 sacerdotale secolare. Il prete, pi\u00f9 che elemosinare i carismi di congregazioni religiose o di movimenti ecclesiali, dovrebbe ritrovare le coordinate di una sua specifica spiritualit\u00e0 immerso nel dinamismo pastorale, disponibile con la gente e per la gente senza orari, ma con una forte tensione contemplativa, perch\u00e9 \u00e8 solo la contemplazione a essere risorsa per l&#8217;azione pastorale. Il sacerdote Tomadini ne \u00e8 stato un fulgido esempio, anche se \u00e8 sfuggito alle cronache degli altari e dunque, in un certo senso, si \u00e8 perso alla memoria della sua diocesi.<\/em><\/p>\n<p>Pensiamo a queste cose, alla modestia di monsignor Tomadini, a questa bella chiesa ottocentesca che se ne va in rovina, nonostante la presenza dell&#8217;Universit\u00e0 di Udine nell&#8217;ex orfanotrofio di via Tomadini, dove hanno trovato la loro sede le facolt\u00e0 del polo giuridico ed economico. La chiesa, a pianta rettangolare, \u00e8 dedicata a San Girolamo Emiliani; la facciata \u00e8 semplicissima, scompartita da due cornici orizzontali e da quattro lesene, nessuna finestra, solo un portone preceduto da due gradini in pietra e sormontato da un architrave, un timpano triangolare dagli orli fortemente rilevati; ai lati, a met\u00e0 altezza, due balconcini con colonnine animano un po&#8217; l&#8217;insieme e gli conferiscono una certa leggerezza. Questo \u00e8 quanto si pu\u00f2 vedere dalla strada. Ma quel portone sempre chiuso, quell&#8217;erba che cresce fra i ciottoli della via, quel senso di abbandono, quella totale assenza di qualsiasi una indicazione che fermi l&#8217;attenzione del passante, colpiscono dolorosamente: \u00e8 possibile trascurare cos\u00ec un edificio sacro che ha visto centinaia di bambini orfani pregare sotto la direzione di un sant&#8217;uomo, e dimenticare tanto in fretta i propri concittadini illustri, che sono stati anche, guarda caso, dei veri maestri di spiritualit\u00e0 e di purissimo cristianesimo? Quale contrasto stridente con quel tale personaggio che oggi imperversa sulla stampa, in televisione, sui <em>social network<\/em>, e al quale \u00e8 stato dedicato un apposito giornale illustrato intitolato <em>Il mio papa<\/em>; che si compiace dell&#8217;adulazione pi\u00f9 smaccata e si esibisce continuamente, fa il simpaticone dappertutto, ma specialmente sugli aeri che volano a diecimila metri d&#8217;altezza, dove improvvisa dubbie celebrazioni matrimoniali, anche se ha un&#8217;anima di tiranno, e sulla sua coscienza pesano come macigni degli atti gravissimi, come la persecuzione dei francescani e delle francescane dell&#8217;Immacolata, di cui non si \u00e8 mai degnato di fornire le ragioni (e lo stuolo dei suoi turiferari si \u00e8 ben guardato dal chiedergliele), o la protezione e la fiducia accordati a personaggi ambigui o, in certi casi, addirittura turpi, ripugnanti: arrivisti, finanzieri ambiziosi e senza etica, monsignori lussuriosi, sodomiti, pedofili, bugiardi, disonesti; quell&#8217;indegno personaggio che si \u00e8 mal guadagnato una vastissima popolarit\u00e0 mediatica, nello stesso tempo in cui ha trascinato l&#8217;autorevolezza della Chiesa ai livelli pi\u00f9 bassi dell&#8217;et\u00e0 moderna, e ha gettato nel turbamento, nella confusone e nell&#8217;amarezza milioni di cattolici, del cui dramma interiore non gl&#8217;importa nulla, perch\u00e9 tanto lui non bada a queste inezie, non gl&#8217;importa della dottrina e poi <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em> e, ad ogni modo, il Dio in cui lui dice di credere non lo \u00e8. Quale incommensurabile distanza fra lo schivo, quasi invisibile, piccolo grande uomo friulano del XIX secolo, e il signore argentino malati di esibizionismo, che una congiura di cardinali massoni ha eletto papa dopo le misteriose e sconcertanti dimissioni del suo predecessore: un gesuita che, per statuto del suo ordine religioso, mai avrebbe dovuto sognarsi d&#8217;essere eletto papa, e invece lo \u00e8 diventato, e nessuno ci ha trovato nulla da ridire: tale \u00e8 il livello di estremo avvilimento, servilismo e piaggeria, cui si sono abbassati i mezzi d&#8217;informazione di massa, sia laici che cattolici; o piuttosto dovremmo dire ex cattolici, visto che n\u00e9 <em>Famiglia Cristiana<\/em>, n\u00e9 <em>L&#8217;Avvenire<\/em>, n\u00e9, meno di tutti, <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, possono essere pi\u00f9 considerati giornali ispirati alla dottrina cattolica e alla visione cattolica della vita. Una cosa \u00e8 verta: non possiamo rassegnarci. La degenerazione della Chiesa attuale, letteralmente infestata da preti che hanno perso la fede e la cui principale preoccupazione \u00e8 quella di sdoganare il peccato e renderlo accetto alla coscienza dei fedeli, pervertendo il loro senso morale, si inserisce in un quadro pi\u00f9 vasto di crisi della verit\u00e0 e di rimozione della memoria. Dobbiamo ricominciare a ricordare, a pensare, a sentire. <em>Donaci, Signore, un cuore nuovo, uno spirito nuovo; toglici il cuore di pietra e dacci un cuore di carne<\/em> (cf <em>Ez<\/em> 36,26).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa, poi; San Girolamo Emiliani! E che chiesa \u00e8? Dove si trova? 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