{"id":27581,"date":"2018-08-09T10:54:00","date_gmt":"2018-08-09T10:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/09\/omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-renati\/"},"modified":"2018-08-09T10:54:00","modified_gmt":"2018-08-09T10:54:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-renati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/09\/omaggio-alle-chiese-natie-la-chiesa-del-renati\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: la chiesa del Renati"},"content":{"rendered":"<p>Se si passa in via Tomadini da via Treppo, l&#8217;istituto Renati, che \u00e8 un pezzo di storia della citt\u00e0, appare subito, sul lati della strada, con la lunga facciata spartita nelle due sezioni ben staccate, che ricordano, ovviamente, la pedagogia di un tempo: maschile e femminile. Ogni scuola collegio e istituti religioso aveva allora la sua chiesa provata e il collegio Renati non faceva eccezione: la sua chiesa, infatti, prospetta la facciata proprio su via Tomadini e quindi \u00e8 impossibile non notarla. Senza dubbio tutti gli udinesi la conoscono, ma, proprio per la sua appartenenza a un collegio privato, nessuno l&#8217;ha mai visitata, per cui romane una di quelle presenza familiari, ma al tempo stesso elusive: impossibile immaginare quell&#8217;angolo appartato della citt\u00e0 vecchia, con la strada dall&#8217;acciottolato alquanto sconnesso, senza la facciata del collegio e della chiesa, ma anche inutile frugare nei cassetti della memoria per cercare una qualche immagine dell&#8217;interno, perch\u00e9 una tale immagine non c&#8217;\u00e8 mai stata.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere perch\u00e9 proprio questa parte della citt\u00e0, la parte orientale, sia cos\u00ec piena di conventi, chiese e istituti religiosi, inframmezzati da chiostri, orti e giardini: dall&#8217;Arcivescovado, al santuario della Madonna delle Grazie, al borgo Pracchiuso, al borgo Treppo, al borgo Ronchi, \u00e8 tutto un susseguirsi di muri in pietra, di facciate di edifici con file di finestre munite d&#8217;inferriate, di campanili, di edicole votive, il tutto inframmezzato da caserme e comandi militari. Questa \u00e8 senza dubbio la pare &quot;religiosa&quot; della citt\u00e0, molto pi\u00f9 meditabonda e silenziosa, mentre la parte profana, quella votata alle attivit\u00e0 commerciali, si trova lungo l&#8217;asse centrale che va da porta Aquileia a porta Gemona e si espande sul lato occidentale del colle del Castello, dove sono le piazze e gli altri luoghi tradizionalmente riservati al mercato: piazza <em>delle Erbe<\/em> (san Giacomo), piazza <em>dei Grani<\/em> (XX Settembre), il mercato generale (via Zanon). Anche in questa parte si trovano chiese e conventi, per\u00f2 meno numerosi e, soprattutto, sparsi in mezzo a quartieri animati, pieni di botteghe e di piccole aziende; mentre nella zona orientale non vi \u00e8 nulla del genere. \u00c8 inevitabile chiedersi se ci sia una ragione per questa &quot;divisione delle funzioni&quot;, di l\u00e0 e di qua dal Giardino Grande (piazza Primo Maggio). Tutto sommato crediamo di s\u00ec, e riteniamo che abbia a che fare con l&#8217;esposizione dei quartieri orientali, i quali ricevono il sole al mattino, dalla parte di Cividale, ma poi, durante le ore pi\u00f9 lunghe del pomeriggio, sono messi un po&#8217; in ombra dalla mole del Castello, per cui il sole, per essi, tramonta assai prima che nel resto della citt\u00e0, specie nelle brevi giornate invernali. E mentre si pu\u00f2 pregare a tutte le ore, le attivit\u00e0 commerciali e produttive preferiscono strappare fin l&#8217;ultima ora di luce prima del tramonto, quindi preferiscono insediarsi nelle zone rivolte a ovest, verso il sole calante. La stessa cosa vale per le abitazioni private: esse preferiscono addossarsi sul lato occidentale del Castello, dove godono di una migliore esposizione, il che spiega come la parte occidentale della citt\u00e0 sia anche molto pi\u00f9 popolosa di quella orientale. Durante il Medioevo, e fino alle soglie della modernit\u00e0, cio\u00e8, in pratica, fino alla prima met\u00e0 del XX secolo, le case erano generalmente molto pi\u00f9 basse di quelle odierne, i muri pi\u00f9 spessi, gli appartamenti pi\u00f9 piccoli e le finestre pi\u00f9 strette, per cui il &quot;fattore luce&quot; assumeva un&#8217;importanza non indifferente. Le chiese, fin dove possibile, erano costruite con l&#8217;abside rivolto a est e la facciata a ovest, in modo che i raggi del sole nascente, simbolo della Redenzione, inondassero l&#8217;interno al mattino, avvolgendo l&#8217;altare in un alone luminoso. Ovviamente stiamo parlando degli altari che hanno caratterizzato tutte le chiese cristiane per pi\u00f9 di millecinquecento anni, orientati verso l&#8217;abside; non parliamo degli orribili altari moderni, costruiti dopo il Concilio, che spostano tutto l&#8217;orientamento della liturgia dal presbiterio verso la controfacciata e quindi capovolgono le regole dell&#8217;illuminazione seguite dagli architetti per cos\u00ec tanto temo, senza contare il danno estetico disastroso e irreparabile arrecato agli interni di migliaia di chiese e di basiliche, anche antichissime. \u00c8 chiaro che le chiese private degli istituti religiosi, destinate a uso interno e non alla fruizione parrocchiale, dovevano sfruttare lo spazio che avevano, e tener conto della opportunit\u00e0 di rivolgere la facciata verso l&#8217;ingresso, cio\u00e8 verso la strada.<\/p>\n<p>Giuseppe Filippo Renati, alla nascita Davide Pincherle (1705-1767) era un ricco ebreo figlio di un rabbino e una Morpurgo, che si convert\u00ec al cattolicesimo e fu particolarmente devoto di San Filippo Neri. Molto impegnato a livello sociale, fond\u00f2 in via Tomadini un istituto di accoglienza per catecumeni, ebrei e turchi; poi, tramite un accordo con le suore Rosarie, che avevano un convento nella propriet\u00e0 contigua e che si dedicavano all&#8217;educazione delle fanciulle orfane, cre\u00f2 la sezione maschile dell&#8217;orfanotrofio, unificando le due opere e dotando cos\u00ec la citt\u00e0 di un importante istituto, molto stimato dalla popolazione, per la formazione cristiana e l&#8217;avviamento al lavoro dei ragazzi orfani. Alla morte, don\u00f2 l&#8217;istituto alla citt\u00e0 che, dopo un periodo di gestione tramite dei reggenti, lo affid\u00f2 alla Congregazione di carit\u00e0, una istituzione statale per l&#8217;assistenza e la beneficenza. Dal 2002 l&#8217;orfanotrofio, completamente ristrutturato, si trasforma in un campus per studenti universitari, e l&#8217;anno dopo la chiesa diventa la sede di una comunit\u00e0 ortodossa romena intitolata a San Basilio il Grande. La chiesa, costruita nel 1762 e dedicata alla Beata Vergine della Misericordia, \u00e8 nota anche come Chiesa della Madonna della Carit\u00e0 e sta in mezzo fra la sezione femminile, a sinistra, e quella maschile, a destra. Qui la strada si restringe bruscamente e per ammirare la semplice facciata settecentesca bisogna alzare alquanto lo sguardo: il portone \u00e8 fiancheggiato da due minuscole lesene e sormontato da una trabeazione con timpano triangolare fortemente aggettante, una sola finestra rettangolare al di sopra di esso, poi un timpano alla sommit\u00e0 dell&#8217;edificio, sempre triangolare. Nessuna decorazione, nessuna scultura, nessun dipinto: massima sobriet\u00e0; il barocco, specie negli edifici sacri minori, e nelle citt\u00e0 di provincia, assume volentieri questa faccia dimessa, che i libri di storia dell&#8217;arte generalmente ignorano, perch\u00e9 si soffermano sulle chiese e sui palazzi famosi che presentano caratteri diversissimi da questi. Anche l&#8217;interno, che ospita le spoglie mortali di Filippo Renati, \u00e8 molto semplice; la cosa pi\u00f9 pregevole \u00e8 l&#8217;organo del 1844, opera di Pietro da Corte, di Tolmezzo, e che \u00e8 tuttora funzionante; l&#8217;ultimo restauro \u00e8 stato eseguito nel 2010 dalla ditta organaria Zanin. All&#8217;interno della sezione femminile, poi, per la preghiera delle suore, era stata costruita una piccola cappella di circa 35 metri quadrati, caduta in abbandono e destinata alla demolizione quando l&#8217;universit\u00e0 subentr\u00f2 al vecchio istituto. Nel 2011 c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;accesa polemica da parte di quanti si opponevano alla demolizione, accusando il comune di scarso interesse per gli edifici storici a favore di un proliferare, specie in questa zona della citt\u00e0, di edifici ultramoderni: il nuovo Teatro comunale \u00e8 stato costruito nel 1997, in forme avveniristiche, nella vicina Via Trento, abbattendo una vasta superficie di vecchi e case. L&#8217;editore Piero Mantero, della casa editrice Segno di Tavagnacco, uno dei pi\u00f9 strenui avversari della demolizione, ha avanzato il sospetto che la cappella fosse stata addirittura utilizzata per la celebrazione di riti satanici. Anche le ex studentesse dell&#8217;istituto si sono mobilitate per salvare la chiesetta delle suore Rosarie, alla quale sono legate da cari ricordi. Finalmente, nel 2012, il piano regolatore ha salvato la cappella, grazie al decisivo intervento del rettore, Cristina Compagno, che ha chiesto e ottenuto di farla rientrare nell&#8217;area universitaria, sottraendola al suo mesto destino e, anzi, programmando un intervento di restauro e riqualificazione. Tutto \u00e8 ben quel che finisce bene: dopo che tanti angoli della citt\u00e0 vecchia sono stati buttati gi\u00f9 senza tanti scrupoli da una amministrazione municipale non molto sensibile alla preservazione delle memorie urbane, la vivace mobilitazione della cittadinanza ha scongiurato che si perpetrasse questo nuovo delitto contro un pezzo importante della storia, dell&#8217;identit\u00e0 e della tradizione locale. Bastano poche ore per abbattere un edificio vecchio di 200 o 300 anni, ma quel che si \u00e8 perso, lo si perde per sempre. Quanti udinesi, che pure si vantano di conoscere piuttosto bene la loro citt\u00e0, ricordano che in pieno centro, sul luogo del Palazzo delle Poste, in via Marinelli, sorgeva una grande e bella chiesa del 1700, Santa Maria Maddalena, con annesso l&#8217;oratorio dell&#8217;Assunzione? E quanti sanno che all&#8217;angolo fra Via Viola e via Zanon sorgeva la chiesa di San Nicol\u00f2, che era la vecchia parrocchiale di borgo Poscolle, poi sostituita dal Tempio Ossario, negli anni &#8217;30 del Novecento?<\/p>\n<p>Tornando alla vicenda di Filippo Renati, la sua conversione al cattolicesimo, a ventisei anni di et\u00e0, ci fa venire in mente altri casi analoghi e, a suo tempo, clamorosi: quello di Eugenio Pio Zolli, nato Israel Anton Zoller, rabbino capo di Roma, che si convert\u00ec nel 1945, dopo la fine della guerra e delle persecuzioni antisemite; o quella, ancor pi\u00f9 celebre, di santa Teresa Benedetta della Croce, nata Edith Stein, divenuta suora carmelitana nel 1934 e poi deportata ad Auschwitz, dove mor\u00ec nel 1942. Ci domandiamo che cosa accadrebbe, oggi, se un ebreo, come Filippo Renati, si presentasse a un sacerdote o a un vescovo cattolico per confidargli il suo ardente desiderio di convertirsi al cattolicesimo e di ricevere il battesimo nel nome di Ges\u00f9 Cristo. Forse non finirebbe come \u00e8 finita per Filippo Renati, o per Eugenio Zolli, o per Edith Stein. Forse costui avrebbe la disavventura di trovarsi di fronte a un neoprete o a un neovescovo post-conciliare, debitamente ecumenista, progressista e neomodernista, il quale, dopo averlo lasciato a stento terminare il discorso, o forse interrompendolo, esclamerebbe: <em>Convertirsi, farsi battezzare: ma che idea! E perch\u00e9, poi? Forse che voi ebrei non siete i nostri fratelli maggiori? Forse che l&#8217;Antica Alleanza non \u00e8 sempre valida e operante, dal momento che nostro Signore rimane sempre fedele a ci\u00f2 che promette? E allora, caro amico, per qual motivo lei si vuole convertire? Lo stesso concetto di conversione, mi scusi, \u00e8 un po&#8217; datato; dal Concilio in poi, lo si usa ormai di rado e con molta, molta prudenza. Sa di fanatismo, di clericalismo, di bigottismo; sa di superiorit\u00e0 verso le altre religioni. Non ha sentito il papa<\/em> (cio\u00e8 il signor Bergoglio: nota nostra) <em>dichiarare a Eugenio Scalfari che l&#8217;apostolato \u00e8 una solenne sciocchezza? E non lo ha sentito dire che Dio non \u00e8 cattolico? Dopotutto, noi e voi crediamo nello stesso Dio; e quanto ai cattolici, hanno tante cose da farsi perdonare, dagli ebrei! Secoli di antisemitismo<\/em> (in realt\u00e0, semmai, antigiudaismo, che tutta un&#8217;altra cosa; ma non importa, spesso questi petulanti signori uniscono una colossale arroganza intellettuale a una macroscopica ignoranza)<em>, i silenzi di Pio XII, l&#8217;accusa di essere deicidi&quot;&#8230; Dia retta a me, ci pensi un poco, rifletta, si prenda tutto il tempo necessario. Poi, se proprio sar\u00e0 ancora di questa idea, venga che ne riparliamo&#8230;<\/em> Potrebbe capitargli anche di peggio. Potrebbe imbattesi in un acceso cultore del cosiddetto dialogo inter-religioso, il quale lo farebbe sentire in colpa nei confronti dei suoi parenti e correligionari: <em>Ma come, lei si vergogna dell&#8217;educazione che ha ricevuto, della religione dei suoi padri? Non pensa al dolore che dar\u00e0 ai suoi genitori, allo scandalo che dar\u00e0 agli amici?<\/em> E poi, passando a un tono pi\u00f9 dolce, pi\u00f9 accattivante: <em>Oggi, sotto il pontificato di Francesco, stiamo andando verso un mondo sempre pi\u00f9 aperto, dove i muri vengono abbattuti e si gettano continuamente dei ponti verso l&#8217;altro, verso il diverso, per valorizzare tutte le culture, tutte le identit\u00e0. In questo contesto, la sua decisione mi sembra, mi scusi, un po&#8217; intempestiva, anacronistica: l&#8217;avrei potuta capire cinquant&#8217;anni fa&#8230; Ma poi abbiamo avuto il grande dono del Concilio, e abbiamo capito, noi cattolici, che Dio non vuole usarci come strumento per opprimere le altre fedi, per svalutarle, per screditarle, per sottometterle e farle scomparire, ma al contrario, per favorire l&#8217;unione, la solidariet\u00e0 e l&#8217;inclusione&#8230; Solo cos\u00ec potremo costruire un mondo di pace, un mondo dove nessuno si senta escluso, dove nessuno si senta inutile, superfluo, o &quot;parassita&quot;, come dice quel razzista del ministro Salvini. \u00c8 questo che Dio vuole da noi, in definitiva: l&#8217;unit\u00e0, la fratellanza, la solidariet\u00e0&#8230; Non le pare?<\/em> Purtroppo non stiamo inventando nulla, ed \u00e8 molto probabile che le cose andrebbero proprio cos\u00ec. Abbiamo fatto e sentito troppe esperienze di questo genere, dalle quali emergono tuta la presunzione, la grettezza e la povert\u00e0 umana di questi signori della neochiesa, che si sono autonominati gli zelanti propagandisti e custodi della vera&quot; fede cristiana, e che stanno demolendo con autentica furia il millenario edificio della Chiesa, introducendovi prassi e dottrine che non sino cattoliche. Del resto, basta ascoltare le omelie del signor Bergoglio e dei tanti, troppi vescovi e preti che la pensano come lui; basta sfogliare i giornali che un tempo erano cattolici, ma che hanno smesso di esserlo per diventare modernisti (e il modernismo \u00e8 un&#8217;eresia conclamata, e condannata come tale, da un&#8217;apposita enciclica di san Pio X) per convincersene. I loro discorsi si assomigliano tutti, e riflettono quelli dei pessimi teologi della &quot;svolta antropologica&quot;, sui quali, probabilmente, hanno studiato in seminario: tutti hanno ragione, i luterani, gli ebrei, gli islamici, i buddisti; tutti hanno una fede migliore della nostra; i cattolici sono proprio i peggiori, si dovrebbero vergognare. Gi\u00e0: <em>Vergogniamoc<\/em>i, come titola l&#8217;ineffabile <em>Avvenire<\/em> di Marco Tarquinio, perch\u00e9 una ragazza di origini nigeriane si \u00e8 presa un uovo in faccia, senza gravi conseguenze. Ma di ci\u00f2 che subiscono gli italiani, e i cattolici, da parte degli <em>altri<\/em>, \u00e8 proibito parlare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se si passa in via Tomadini da via Treppo, l&#8217;istituto Renati, che \u00e8 un pezzo di storia della citt\u00e0, appare subito, sul lati della strada, con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27581","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27581\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}