{"id":27566,"date":"2018-08-01T01:33:00","date_gmt":"2018-08-01T01:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/01\/omaggio-alle-chiese-natie-b-vergine-del-carmine\/"},"modified":"2018-08-01T01:33:00","modified_gmt":"2018-08-01T01:33:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-b-vergine-del-carmine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/01\/omaggio-alle-chiese-natie-b-vergine-del-carmine\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: B. Vergine del Carmine"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa della Beata Vergine del Carmine \u00e8 una delle pi\u00f9 notevoli e nello stesso tempo delle pi\u00f9 elusive della citt\u00e0. \u00c8 sede di una parrocchia molto popolosa e sorge in un borgo che, nel Trecento, all&#8217;epoca della massima espansione urbana, era periferica, vicinissima a una porta della quinta cerchia di mura, tuttora esistente e intatta, la Porta Aquileia; per\u00f2, successivamente, ha finito per trovarsi in una zona quasi centrale, oltretutto relativamente vicina alla stazione ferroviaria che la collega con Venezia, con Trieste e con Tarvisio e Vienna. I feroci bombardamenti aerei alleati del 1944 l&#8217;hanno lasciata indenne per miracolo, mentre il convento e l&#8217;intero borgo sul lato dell&#8217;abside, sono stati rasi al suolo, e sulle rovine \u00e8 poi stata costruita una via con delle abitazioni nuove di zecca, viale Leopardi. A tutt&#8217;oggi vi si pu\u00f2 accedere da due lati: dal lato di viale Leopardi, che presenta un ingesso moderno, e da quello di via Aquileia, dove si torva la facciata con l&#8217;ingresso principale. Eppure, entrambi gli accessi sono cos\u00ec modesti che quasi sfuggono all&#8217;occhio del turista frettoloso. Quello su viale Leopardi, che passa attraverso un cortile interno, \u00e8 quasi nascosto; quello su via Aquileia \u00e8 cos\u00ec modesto, per giunta lievemente rientrante rispetto agli edifici vicini, essendo preceduto da un piccolo sagrato separato dalla strada da una cancellata di ferro, che difficilmente si crederebbe trattarsi di una delle chiese cittadine pi\u00f9 importanti, e si \u00e8 tentati di tirare dritto verso il centro. O si \u00e8 letta prima una guida turistica e artistica della citt\u00e0, oppure si \u00e8 avuta l&#8217;informazione da qualcuno; altrimenti il visitatore non immagina che valga la pena di fare una sosta e di entrare. Se viaggia sull&#8217;autobus della linea 1, che attraversa tutta la citt\u00e0 da un capo all&#8217;altro, dalla stazione ferroviaria all&#8217;ospedale civile, situato alcuni chilometri pi\u00f9 a nord, in localit\u00e0 Chiavris, forse, ammirando le facciate delle case sul lato opposto della via, non far\u00e0 neanche in tempo ad accorgersi di quei pochi metri di superficie sui quali si affaccia, o meglio si tiene seminascosta, la settecentesca facciata di quella chiesa dall&#8217;aspetto modesto, apparentemente una come ce ne sono tante, di poca o nessuna importanza. Bisogna invece fermarsi ed entrare, per rendersi conto di quel che si sarebbe perso andando avanti lungo la via Aquileia, senza aver dedicato almeno qualche minuto per visitare questo splendido edificio che ha la grazia impareggiabile di una fanciulla pudica, che, alle feste, si tiene un po&#8217; in disparte, perch\u00e9 non vuol mettersi in mostra, ma preferisce che la scoprano poche persone di valore, piuttosto che una quantit\u00e0 d&#8217;individui banali.<\/p>\n<p>Innanzitutto bisogna sapere che l&#8217;antica parrocchia di borgo Aquileia non era questa, ma la chiesa di San Pietro e Paolo, oggi scomparsa, che sorgeva all&#8217;altezza della odierna Piazzetta del Pozzo, e che venne distrutta nel tragico bombardamento aereo del 3 agosto 1944 (replicato, con pari ferocia, il 20 gennaio 1945) quando per\u00f2 era gi\u00e0 sconsacrata e in stato d&#8217;abbandono. L&#8217;attuale chiesa del Carmine venne costruita dai frati carmelitani scalzi al principio del 1500, i quali gi\u00e0 avevano un convento e una chiesa in periferia, nell&#8217;odierna via Lumignacco, e che portarono con s\u00e9 la venerata immagine della Beata Vergine del Carmine. Nel 1770 il loro posto venne preso dai frati minori conventuali, a loro volta costretti a lasciare il loro convento in centro, perch\u00e9 era stato trasformato in ospedale. Anche i francescani dovettero andarsene all&#8217;inizio dell&#8217;800 a causa delle soppressioni napoleoniche, e la chiesa, pi\u00f9 grande di quella di San Pietro e Paolo, divenne la nuova parrocchiale, situazione ufficializzata definitivamente dall&#8217;arcivescovo solo un secolo dopo, nel 1908. I francescani avevano traslato nel sacro edificio la reliquia pi\u00f9 importante e pi\u00f9 significativa per la storia dell&#8217;arte: l&#8217;arca del loro confratello, il Beato Odorico da Pordenone, che, vissuto negli stessi anni di Dante Alighieri (1286-1331), viaggi\u00f2 e predic\u00f2 il Vangelo nei Paesi pi\u00f9 lontani dell&#8217;Asia, fino in Cina, in Mongolia e nelle Filippine, e lasci\u00f2 scritto un celebre <em>Itinerario di viaggio<\/em>, che gli merit\u00f2 il titolo di <em>apostolo dei cinesi<\/em>. Oltre al soffitto affrescato e allo splendido altar maggiore barocco, si nota, nella cappella a sinistra la bellissima e suggestiva arca marmorea del Trecento (ma ricostruita nel 1930), opera del veneziano Filippo de Sanctis, con rilievi sui lati e sculture ai quattro angoli.<\/p>\n<p>Entrare in questa chiesa e sostare davanti all&#8217;arca di questo grandissimo missionario significa anche riflettere sulla deriva apostatica della neochiesa; sulla definizione dell&#8217;apostolato, da parte del signor Bergoglio, come <em>una solenne sciocchezza<\/em>; sulla derisione del concetto di evangelizzazione come cuore del Vangelo e ragion d&#8217;essere della Chiesa. Abbiamo letto, a suo tempo, un articolo che riportava le celebrazioni della neochiesa per commemorare, nel suo Friuli, a quasi sette secoli di distanza, il Beato Odorico (cfr. <em>Il Messaggero<\/em> del 15\/01\/2013), nel corso delle quali il grande missionario veniva definito <em>credibile e moderno<\/em>, espressioni tipiche di chi vorrebbe far sparire la specificit\u00e0 e la scomodit\u00e0 del Vangelo, e soprattutto lo scandalo della croce e del martirio. Peggio: un parroco diceva, nel corso di quelle celebrazioni, che <em>l&#8217;opera di Odorico \u00e8 un esempio concreto (&#8230;) di un cristiano che esce dalle quattro mura della chiesa e va verso gli altri per annunciare, confrontarsi e mettersi in cammino con persone di altre religioni, etnie, tradizioni e lingue. Sono l&#8217;accettazione e l&#8217;ascolto dell&#8217;altro che rendono il beato Odorico cos\u00ec credibile e moderno, pi\u00f9 attuale che mai. Il suo \u00e8 un esempio che esce allo scoperto e si manifesta a tutti, \u00e8 un cristianesimo che incontra, comunica, propone. \u00c8 aperto a tutti e non rifiuta nessuno<\/em>.Ma che bel quadretto, davvero commovente: peccato che in esso non ci sia nulla, ma proprio nulla di cattolico. Complimenti al parroco del Carmine, che ha pronunciato queste parole. Uscire dalle quattro mura della Chiesa (con la maiuscola, per favore): che vuol dire? La Chiesa non ha mura: \u00e8 fatta per annunciare. Le chiese, cio\u00e8 gli edifici, quelli s\u00ec hanno le mura; ed \u00e8 logico che annunciare il Vangelo significa <em>anche<\/em> uscire per andare all&#8217;esterno. Annunciare, confrontarsi, mettersi in cammino con persone di altre regioni: che vuol dire? \u00e8 un linguaggio insipido, insulso, volutamente ambiguo. Se si annuncia il Vangelo, non ci si confronta: lo si annuncia e basta. E non si cammina insieme, ma si mostra la strada: non perch\u00e9 ci si crede migliori come persone, ma perch\u00e9 la strada che si vuol mostrare \u00e8 la strada di Colui che dice di S\u00e9: <em>io sono la via, la verit\u00e0 e la vita<\/em>. Se, invece camminare insieme vuol dire che ciascuno si tiene le sue credenze e la sua fede, dov&#8217;\u00e8 il cristianesimo? Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;annuncio? Ges\u00f9 non ha detto ai suoi Apostoli: Andate per tutto il mondo, confrontatevi e camminate insieme ai seguaci delle altre fedi. Ha detto invece: <em>Andate, battezzate e predicate il Vangelo; e chi creder\u00e0 sar\u00e0 salvo, ma chi non creder\u00e0 sar\u00e0 dannato<\/em>. Molto chiaro, c&#8217;\u00e8 poco da girarci attorno. Questo linguaggio, per\u00f2, non piace ai neopreti e ai neovescovi: lo trovano troppo duro; invocano qualche errore di trasmissione, dicono che in Palestina, duemila anni fa, non cerano i registratori. Insomma, vallo a sapere cosa disse veramente Ges\u00f9: di sicuro, per\u00f2 (secondo loro) non parl\u00f2 in quel mondo. Ebbene, se la pensano cos\u00ec, siano onesti una buona volta: vadano fuori dalla Chiesa e si facciano la loro religione. Si mettano a predicare un&#8217;atra confessione cristiana, come i protestanti; ce ne sono gi\u00e0 tante, una in pi\u00f9 o fa poca differenza. Oppure si facciano luterani, o calvinisti, o quello che vogliono, Si facciano giudei, e si facciano circoncidere: anche questo andrebbe bene, visto che, secondo loro, i nostri &quot;fratelli maggiori&quot; (ma pi\u00f9 loro che nostri, a dire il vero) sono gi\u00e0 nella verit\u00e0 e nella salvezza, non hanno necessit\u00e0 di convertirsi, perch\u00e9 l&#8217;Antica Alleanza \u00e8 sempre valida. E allora chiss\u00e0 cosa \u00e8 venuta a fare Ges\u00f9\u00e0 Cristo: si vede che non sapeva come passare il tempo; Dio ci pedoni, ma a questo punto non c&#8217;\u00e8 altra spiegazione.<\/p>\n<p>E tornano pi\u00f9 che mai di attualit\u00e0 le parole di un grande sacerdote, don Divo Barsotti, il quale, pur essendosi entusiasmato, al principio, per le novit\u00e0 del Concilio, ne vide tutti i limiti e i pericoli e li annot\u00f2 puntualmente sul suo diario, con parole che, rilette oggi, acquistano realmente un sapore profetico (citazioni tratte da un articolo apparso sul sito <em>Cooperatores Veritatis<\/em> del 30\/07\/18):<\/p>\n<p><em>Sono perplesso nei riguardi del Concilio medesimo: la pletora dei documenti, la loro lunghezza, spesso il loro linguaggio, mi fanno paura. (&#8230;) Non sono stati impediti gli equivoci, l&#8217;ambiguit\u00e0 e soprattutto non \u00e8 stata impedita la presunzione, non l&#8217;ambizione e il risentimento, non la superficialit\u00e0 e la volont\u00e0 di un rinnovamento che voleva essere uno scardinamento, uno sradicamento della tradizione dogmatica, una diminuzione della tradizione spirituale. (&#8230;) L&#8217;ambiguit\u00e0 [a proposito della &quot;Gaudium et Spes&quot;] si manifesta evidente, ed \u00e8 estremamente grave, nel fatto che il rapporto Chiesa-Mondo non si risolve nel martirio. La Croce non \u00e8 al centro della teologia del Concilio, non \u00e8 la soluzione e il compimento della missione della Chiesa. [Pertanto il Vaticano II] \u00e8 ben povera cosa nei confronti dei concili che l&#8217;hanno preceduto. Il numero stesso dei documenti pi\u00f9 che dire la sua grandezza, dice la presunzione dei vescovi, dice la povert\u00e0 del suo insegnamento. (&#8230;) La difesa ad oltranza del Concilio dice la cattiva coscienza di chi lo difende&#8230; Se \u00e8 opera di Dio, non ha bisogno di essere difeso. (&#8230;) Ma soprattutto mi indigna il comportamento dei teologi. Creder\u00f2 loro quando li vedr\u00f2 veramente bruciati, consumati dallo zelo per la salvezza del mondo. (&#8230;) Tutto il resto \u00e8 retorica. Soltanto la santit\u00e0 salva la Chiesa. E i Santi, dove sono? Nessuno sembra crederci pi\u00f9. (&#8230;) La novit\u00e0 di una teologia che rinnega la teologia del passato, non \u00e8 pi\u00f9 una novit\u00e0 cristiana. (&#8230;) Tutti gli insegnamento del Concilio, tutta l&#8217;azione della Chiesa, tutto \u00e8 sospeso nel vuoto, se la Chiesa non ha pi\u00f9 il coraggio di rendere testimonianza della divinit\u00e0 del Cristo<\/em>.<\/p>\n<p>Grandezza incomparabile di don Divo Barsotti, che fa apparire ancor pi\u00f9 evidente la statura da nani, da lillipuziani, dei vari Rahner, K\u00fcng, Schillebeeckx; grandezza nella modestia, nell&#8217;umilt\u00e0, nel nascondimento. \u00c8 una vera tragedia che, nel Concilio, siano risuonate cos\u00ec alte e forti le voci dei teologi eretici, vanitosi e pieni di umane passioni, di risentimento contro la Tradizione, di smania di primeggiare, di narcisismo e di vanit\u00e0 intellettuale, di superbia malamente camuffata da &quot;spirito dei tempi nuovi&quot;, mentre non si \u00e8 fatta sentire la voce di quelli che, come don Barsotti, videro e capirono quel che stava accadendo, e tuttavia tennero per s\u00e9 il proprio turbamento, il proprio sconcerto, per non aprire una ferita nel corpo vivo della Chiesa, per non turbar ulteriormente le anime. Purtroppo \u00e8 sempre cos\u00ec: nelle rivoluzioni trionfano i peggiori, i pi\u00f9 superficiali, i pi\u00f9 demagoghi, i pi\u00f9 iconoclasti; non c&#8217;\u00e8 spazio per la riflessione, per la saggezza, per il buon senso; e il Concilio \u00e8 stato, purtroppo, una rivoluzione e, contemporaneamente, un colpo di mano di un gruppo di vescovi massoni e modernisti sostenuti dai loro amici giudei e luterani, i quali, cosa veramente inaudita, e della quale, un giorno, gli storici domanderanno conto a Giovanni XXIII e a Paolo VI, ebbero voce in capitolo, e, praticamente, decisero cosa piaceva loro e cosa non ci doveva essere nei documenti che le commissioni preparatorie andavano redigendo sui diversi argomenti da trattare. Per cui non \u00e8 affatto esagerato affermare che il Concilio fu, almeno in parte, l&#8217;opera di forze estranee alla Chiesa, di confessioni e religioni storicamente nemiche della Chiesa (anche se la parola <em>nemico<\/em> venne sdegnosamente rigettata dai teologi progressisti e buonisti, sempre in un&#8217;ottica di falso dialogo e di falsa apertura, perch\u00e9 nessun dialogo \u00e8 possibile se si rinuncia alla propria identit\u00e0 e alla propria diversit\u00e0) e che diede luogo, pertanto, a una interpretazione della divina Rivelazione difforme dalla Tradizione e dal Magistero, su alcuni punti essenziali e, ancor pi\u00f9, in tutto lo spirito di <em>rinnovamento<\/em> che lo animava. Non \u00e8 certo un caso che i neoteologi postconciliari citino continuamente i documento del Concilio e quelli dei papi successivi al Concilio, mai per\u00f2, o quasi mai, se non quando fa loro comodo, i documenti degli altri Concili e degli altri papi: ed \u00e8 questa la prova provata della non ortodossia delle loro intenzioni, della malafede eretica che li anima e li ha sempre animati. Il Concilio, per loro, doveva essere, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, il grimaldello col quale scardinare completamente la struttura della Chiesa, dalla teologia, alla pastorale, alla stessa dottrina; ed ebbero anche la perfidia di sfruttare la buona fede di una maggioranza di padri conciliari i quali si erano presentati in Vaticano, nell&#8217;ottobre del 1962, animati da intenzioni completamente diverse, perch\u00e9 ad essi si era fatto credere che il Concilio sarebbe servito a ribadire la Tradizione e l&#8217;interpretazione cattolica delle Scritture; che avrebbe ribadito la condanna del comunismo, del materialismo, delle correnti del pensiero moderno e delle pratiche edoniste della civilt\u00e0 moderna; che avrebbe ripreso e rafforzato l&#8217;impianto dell&#8217;ortodossia tracciato dal Concilio di Trento e anche dal Vaticano I; che avrebbe fatto chiarezza, eliminato le ambiguit\u00e0, chiamato <em>errore<\/em> l&#8217;errore, tracciato una linea netta di confine fra ci\u00f2 che \u00e8 cattolico e ci\u00f2 che non lo \u00e8; che sarebbe venuto incontro allo smarrimento delle anime non mediante una sanatoria generale di tutto ci\u00f2 che si oppone al Vangelo, in nome di una misericordia ambigua e buonista, ma con tutta la forza, lo zelo e l&#8217;ardore di uno spirito autenticamente missionario, conscio di avere un messaggio perenne di salvezza da offrire agli uomini, non certo la paccottiglia di chi banalmente rincorre le mode del momento. Ecco: se esiste il modo di uscire dalla palude ove siamo affondati, si deve ripartire da qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa della Beata Vergine del Carmine \u00e8 una delle pi\u00f9 notevoli e nello stesso tempo delle pi\u00f9 elusive della citt\u00e0. \u00c8 sede di una parrocchia<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,243],"class_list":["post-27566","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santa-vergine"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27566","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27566"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27566\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27566"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27566"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27566"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}