{"id":27548,"date":"2018-08-03T01:19:00","date_gmt":"2018-08-03T01:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/03\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-della-neve\/"},"modified":"2018-08-03T01:19:00","modified_gmt":"2018-08-03T01:19:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-della-neve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/03\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-della-neve\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Santa Maria della Neve"},"content":{"rendered":"<p>Siamo certi che pochissimi cittadini, forse quasi nessuno, sa che la dedicazione della chiesa di via Ronchi \u00e8 a Santa Maria della Neve; per la gente quella chiesa era, semplicemente, la chiesa dei cappuccini, oppure, meglio ancora, la chiesa dei frati, perch\u00e9 i frati, nell&#8217;immaginario collettivo, sono semplicemente i cappuccini, e nessuno si sognerebbe, per esempio, di dire: la chiesa dei domenicani, o dei carmelitani, o dei serviti. Anche per noi, che, pur appartenendo alla parrocchia del duomo, vivevamo per\u00f2 a breve distanza da via Ronchi, quella era la chiesa dei frati; e la domenica, quando volevamo assistere alla santa Messa in un ambiente pi\u00f9 raccolto, pi\u00f9 tranquillo rispetto alla cattedrale, si diceva: <em>oggi andiamo dai frati?<\/em>, e ci si capiva al volo. Diciamo che quella era per tutti la chiesa dei frati, adoperando il verbo all&#8217;imperfetto, perch\u00e9 ora, dopo ben 450 anni di presenza francescana in citt\u00e0, quei frati se ne sono andati, cos\u00ec come se ne sono andati anche dall&#8217;altra loro chiesa cittadina, situata in estrema periferia, in via Chiusaforte, al di l\u00e0 dell&#8217;Ospedale civile; e siamo lieti, da questo punto di vista, di non vivere pi\u00f9 l\u00ec, di aver lasciato la citt\u00e0 quando ancora i frati avevano ben due conventi e si poteva assistere alla Messa domenicale in via Ronchi, mentre ora \u00e8 quasi sempre chiusa, il convento \u00e8 malinconicamente vuoto, e funziona solo la mensa dei poveri. Se ne sono andati per la pi\u00f9 semplice e inoppugnabile delle ragioni, ossia perch\u00e9 non ci sono pi\u00f9 vocazioni e quindi il loro ordine non \u00e8 pi\u00f9 in grado di far funzionare due conventi, due chiese e due Messe domenicali, anzi, neppure una: stato di cose assai triste e allora, cio\u00e8 negli anni &#8217;60 del Novecento, quasi inimmaginabile; eppure, ripensandoci, molto logico e addirittura prevedibile. \u00c8 il segno visibile e tangibile della inesorabile secolarizzazione e della scristianizzazione della nostra societ\u00e0, ricca di beni materiali ma divenuta sorda e insensibile al richiamo della trascendenza; di una societ\u00e0 che vuol celebrare la domenica con ben altri riti e miti che la santa Messa e il pensiero rivolto al Signore, ma preferisce di gran lunga scorrazzare a caccia di oggetti consumistici nei centri commerciali o andare in altro modo a caccia di piaceri, distrazioni, divertimenti, molto spesso senza conservare neppure l&#8217;unit\u00e0 della famiglia, ma andando ciascuno per conto proprio, anche coi bambini ancora piccoli, perch\u00e9 tali sono le leggi del consumismo. \u00c8 meglio andare in tre che in quattro, meglio in due che in tre, meglio ancora ciascun membro della famiglia da solo: perch\u00e9 in questo modo di spendono pi\u00f9 soldi, si consuma pi\u00f9 benzina, ci si concedono pi\u00f9 capricci e si \u00e8 psicologicamente pi\u00f9 manipolabili, in quanto viene a mancare qualunque elemento affettivo che possa distrarre l&#8217;attenzione dal dio mammona e frenare, in qualche modo, la spinta compulsiva ad acquistare merci, sempre pi\u00f9 accessoriate e sempre pi\u00f9 inutili, cio\u00e8 sempre pi\u00f9 slegate dalla loro funzione d&#8217;uso e sempre pi\u00f9 trasformate in simboli del proprio stato sociale, vero o (spesso) presunto.<\/p>\n<p>La chiesa dei frati di via Ronchi: che lieta atmosfera l&#8217;avvolgeva, pur nella sua facciata modesta e nella scarsa luminosit\u00e0 dell&#8217;interno; eppure, nelle giornate di sole, com&#8217;era bello vedere la luce entrare di traverso dalle finestre e posarsi sul celebrante mentre officiava i sacri Misteri! Tanto per cominciare, essa sorgeva (e sorge, naturalmente) in un angolo molto simpatico della citt\u00e0 vecchia, a met\u00e0 di una strada lunga un po&#8217; fuori del tempo, tutta fiancheggiata da edifici bassi e modesti, senza neppure un negozio, un locale pubblico, eppure niente affatto malinconica, solo un po&#8217; solitaria, un po&#8217; trasognata, come una strada di paese smarrita chiss\u00e0 come all&#8217;interno delle mura cittadine. E, di fatto, era proprio cos\u00ec: la citt\u00e0, crescendo, a un certo punto aveva cominciato a espandersi in periferia, oltre le vecchie mura; e quello di Ronchi, con la sua porta urbana oggi scomparsa, era uno dei vecchi borghi rimasti indietro rispetto alla <em>fiumana del progresso<\/em>, come l&#8217;avrebbe chiamata il Verga (anche se, da queste parti, la <em>fiumana<\/em> \u00e8 stata piuttosto una corrente lenta e quasi pigra, almeno fino alla met\u00e0 degli anni &#8217;70) e sopravvissuti nella loro atmosfera un po&#8217; chiusa, un po&#8217; assonnata, se vogliamo dirla tutta, mentre pi\u00f9 lontano si buttavano gi\u00f9 le vecchie case e si costruivano edifici moderni e perfino qualche grattacielo, o qualcosa che avrebbe voluto essere tale. Con le facciate dimesse, gli appartamenti al piano terra che spalancavano le finestre direttamente sul marciapiede, e i vasi di gerani sui balconi e il selciato di ciottoli di fiume, e le rare automobili che la percorrevano, lasciando campo libero agli abitanti a piedi o in bicicletta, proprio come nella realt\u00e0 di prima della guerra, via Ronchi negli anni &#8217;60 era il residuo della citt\u00e0 d&#8217;un tempo scampato al primo assalto del <em>boom<\/em> e rimasto in disparte ad osservare quel che succedeva nel mondo, tutto intorno a lei. Il fatto che non vi fossero negozi, n\u00e9 osterie, n\u00e9, tanto meno, banche o uffici, ma solo vecchi muri di conventi e case popolari, le dava una caratteristica aria senza tempo, un po&#8217; monastica, se vogliamo, ma senza bigotteria, quasi un monachesimo laico, se ci \u00e8 permessa l&#8217;espressione: non si vedevano in giro frati n\u00e9 suore, anche se si sapeva che ce n&#8217;erano e parecchi, a cominciare dal Collegio delle Dimesse, al principio della strada, sull&#8217;angolo di via Treppo. In compenso, visto che i friulani sono forti bevitori, l&#8217;assenza di osterie aveva il benefico effetto di tener lontana la bestemmia, turpe abitudine cos\u00ec frequente da queste parti, e che tanto negativamente turba e colpisce chi ci capita da fuori e non si aspetta quella gragnola di sacrileghe imprecazioni, non di rado prorompenti dalla bocca innocente di bambini piccolissimi, i quali le ripetono per averle sentite dai nonni. E non lo diciamo per cattiveria o per disprezzo, ma per amore: perch\u00e9 amare qualcuno significa vederlo per quel che \u00e8, ma, nello stesso tempo, perdonargli i suoi difetti, per quanto gravi, in virt\u00f9 dei suoi pregi, che, nel nostro cuore, li sopravanzano di molto. Chi minimizza o cerca di nascondere i difetti di qualcuno, non lo ama per davvero, al massimo fa finta. E anche questa sincerit\u00e0 ruvida, diciamo pure un po&#8217; brutale, \u00e8 un frutto genuino della mentalit\u00e0 friulana: a che scopo girare attorno ai problemi, menare il can per l&#8217;aia? Meglio prender le cose di petto, a spiegarsi e magari a scusarsi c&#8217;\u00e8 sempre tempo, dopo; e poi si sa che \u00e8 meglio dir le cose come stanno, piuttosto che far finta: <em>No son duc&#8217; Sants ch\u00eai ch&#8217;a van in gl\u00e8sie<\/em>. Serve tradurre?<\/p>\n<p>La chiesa dei cappuccini si nota solo all&#8217;ultimo momento, tanto modesta e schiva \u00e8 la sua facciata, liscia, disadornata, senza neanche una scultura o un fregio, al punto che la si distingue appena dalle pareti del convento adiacente: semplicissima, con due sole finestre laterali e una trifora sopra il portone, \u00e8 stata eretta nel 1831, quando i frati erano arrivati da quasi tre secoli, precisamente dal 1564, allorch\u00e9 fondarono il loro primo convento presso la porta di San Lazzaro, all&#8217;altro capo della citt\u00e0. Se ne sono andato nel 2012, perch\u00e9 rimasti troppo pochi e per lo pi\u00f9 anziani, riflesso dell&#8217;invecchiamento generale della popolazione italiana, non controbilanciato da nuove ordinazioni sacerdotali: e come non si fanno pi\u00f9 bambini, non sbocciano neanche nuove vocazioni. Pochi metri prima di giungere alla chiesa, venendo da via Scrosoppi, c&#8217;\u00e8 un bel palazzo seicentesco e, proprio di fonte, c&#8217;era un angoletto delizioso, all&#8217;angolo del largo dei Cappuccini: una simpatica propaggine del giardino del seminario, tutto verde come una piccola foresta che traboccava dal muretto di pietra e che si arrampicava, con festoni fittissimi, lungo i muri di una casa, che ne restava pressoch\u00e9 interamente avviluppata; e dobbiamo dire <em>c&#8217;era<\/em>, anche stavolta, perch\u00e9 abbiamo scoperto, visualizzando <em>Google maps<\/em>, che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, o meglio \u00e8 stato vergognosamente amputato, perch\u00e9 tutta la zona di largo dei Cappuccini \u00e8 stata radicalmente ristrutturata, ma sarebbe pi\u00f9 giusto dire stuprata. Ora, al posto di quel delizioso giardino, sul quale svettavano alcuni alberi davvero imponenti, cedri e abeti secolari, hanno fatto un meschino parcheggio per recuperare una decina di posti auto: ma il gioco valeva la candela? Su questa mentalit\u00e0 degli amministratori, degli urbanisti e degli architetti delle ultime generazioni, la pensiamo esattamente come la pesava Renzo Valente (1916-2002), il bravissimo giornalista del <em>Messaggero Veneto<\/em> che \u00e8 stato anche l&#8217;ultimo cantore della vecchia Udine, al quale piangeva il cuore ogni volta che vedeva abbattere un vecchio edificio e innalzarne uno nuovo; e ci\u00f2 dovrebbe essere patrimonio spirituale degli abitanti di citt\u00e0 come questa, che, per fortuna, non ha mai conosciuto le brutture della modernizzazione violenta ed \u00e8 ancora fatta, o almeno lo era sino a pochi anni fa, al novanta per cento di edifici tradizionali, alcuni dei quali antichi e artisticamente pregevoli, tutti per\u00f2, o quasi tutti, dotati di una loro dignit\u00e0, di una loro sobria compostezza, di una loro ragion d&#8217;essere. Perch\u00e9 lasciarsi prendere dalla smania di buttarli gi\u00f9, dunque, se non ve n&#8217;\u00e8 l&#8217;assoluta necessit\u00e0? Anche questo fa parte della mentalit\u00e0 consumista: le cose un po&#8217; usurate non si aggiustano, si gettano, che si tratti d&#8217;un ombrello, o di un coltello, o un paio di calzoni, o una bicicletta. Tanto, comprarle nuove costa meno. Il che pu\u00f2 essere vero, anzi lo \u00e8 senz&#8217;altro, nella maggior parte dei casi. Ma davvero si pu\u00f2 ridurre al problema a una faccenda di soldi? Ci sono cose che non hanno prezzo, perch\u00e9 sono immateriali, come i sentimenti, gli affetti, i ricordi, le tradizioni: buttar gi\u00f9 vecchi palazzi per innalzare anonimi edifici \u00e8 uno sport facile, ma assolutamente stupido. Cos\u00ec facendo, le citt\u00e0 perdono l&#8217;anima: ve ne sono molte che l&#8217;hanno persa da un pezzo. E se un luogo perde l&#8217;anima, la perdono anche i suoi abitanti.<\/p>\n<p>Un processo del tutto analogo, e molto pi\u00f9 grave, perch\u00e9 va al colpire al cuore l&#8217;anima cristiana delle persone, nel senso pi\u00f9 strettamente religioso del termine, \u00e8 stato quello che si \u00e8 verificato, nella Chiesa cattolica, a partire dal Concilio Vaticano II, e che prosegue tutt&#8217;oggi, acquistando ogni anno, ogni mese, quasi ogni giorno che passa, un ritmo sempre pi\u00f9 accelerato, pi\u00f9 scomposto, pi\u00f9 caotico. Non per\u00f2 disordinato, perch\u00e9 dietro l&#8217;apparente confusione si intravede benissimo il tenebroso disegno di fondo che ha ispirato, sin dall&#8217;inizio, un pugno di cardinali massoni e di vescovi neomodernisti: cambiare la Chiesa, trasformarla in una succursale del luteranesimo, secolarizzarla, mondanizzarla, farla scendere a patti con il mondo: tu non dai fastidio a me, io non do fastidio a te e ce la passiamo entrambi senza noie, soddisfatti e contenti. Per chiamare le cose con il loro nome, \u00e8 stato un tradimento: il peggiore, il pi\u00f9 vile, il pi\u00f9 abietto che si potesse concepire e perpetrare. Centinaia di milioni di fedeli sono stati circuiti, raggirati, ingannati e sospinti fuori dal cattolicesimo, credendo per\u00f2 di esserci ancora dentro, credendo che le cose, tutto sommato, fossero rimaste quelle di sempre, pur dietro la facciata di alcuni vistosi aggiornamenti liturgici, il pi\u00f9 grosso dei quali \u00e8 stato il <em>Novus Ordo Missae<\/em>. Ma il tempo giocava a favore di quei cardinali massoni e di quei vescovi neomodernisti: il tempo che accompagna alla tomba gli esseri umani, e che, con un processo naturale, reso soltanto pi\u00f9 spensierato, cio\u00e8 pi\u00f9 smemorato, dai meccanismi della societ\u00e0 moderna, sospinge al cimitero le vecchie generazioni, sicch\u00e9 le nuove si affacciano ignare e sprovvedute sul palcoscenico della vita. I giovani di oggi non sanno che la chiesa, nella quale sono sempre vissuti, \u00e8 ormai solo in parte la vera Chiesa cattolica, mentre \u00e8 diventata, in misura ben maggiore, una falsa chiesa, eretica e apostatica, che nessuno dei papi vissuti prima del Concilio e nessuno dei grandi Santi, anche quelli del Novecento, come san Pio da Pietrelcina, avrebbero mai riconosciuto come la vera Sposa di Cristo. Mano a mano che gli anziani se ne vanno all&#8217;altra vita, le generazioni che succedono loro perdono la memoria di quel che \u00e8 stato, ne perdono perfino la nozione storica. Credono che la santa Messa sia sempre stata cos\u00ec, uno stringersi le mani, un pregare per questo e quel problema sociale, un inveire contro Salvini e i populisti, un ordinare l&#8217;accoglienza illimitata dei migranti, un distribuire la santa Eucarestia sulle mani, ritti in piedi, come un diritto, come l&#8217;esercizio di una liber\u00e0 umana, anche ai divorziati risposati, anche ai sodomiti impenitenti, anche alle donne che hanno abortito, tanto chi \u00e8 il prete per giudicare: senza bisogno di confessarsi, senza la coscienza che fare la Comunione senza essere in grazia di Dio equivale a mangiare la propria dannazione. E come gli urbanisti e gli amministratori hanno voluto rifare le citt\u00e0, cos\u00ec i neovescovi e i neopreti hanno voluto rifare la fede: ma la fede \u00e8 quella e non cambia, non pu\u00f2 cambiare, \u00e8 eterna e definitiva, o si crede o non si crede in Ges\u00f9 Cristo, Figlio di Dio, incarnato, morto e risorto per amor nostro, c&#8217;\u00e8 poco da aggiornare, da approfondire, da modernizzare. Sono tutte sciocchezze, sono tutti specchietti per le allodole: linguaggio truffaldino escogitato per ingannare le persone in buona fede, per dare loro l&#8217;illusione di essere ancora nella vera Chiesa di Cristo, mentre non lo sono pi\u00f9. Da cosa si capisce che costoro non sono in buona fede, che hanno in mente un disegno diabolico per snaturare, pervertire e distruggere la Chiesa? (perch\u00e9 stiamo certi che verr\u00e0 anche quel momento: gi\u00e0 lo ha detto, il signor Bergoglio, che Dio non \u00e8 cattolico; un bel giorno dir\u00e0: ragazzi, abbiamo scherzato: Ges\u00f9 non \u00e8 Dio, Dio non esiste, rompete le righe, tutti a casa e datevi al buon tempo per i pochi anni che abbiamo da vivere). Lo si capisce da questo: che ogni volta che spostano l&#8217;eresia un po&#8217; pi\u00f9 avanti, che la fanno progredire d&#8217;un altro passo, \u00e8 come se dicessero: <em>non si torna indietro<\/em>. Lo fanno anche visivamente, quando innalzano le nuove chiese e chiudono o abbattono le vecchie; lo hanno fatto con la riforma liturgica, abolendo la Messa di Pio V, anche se nessun documento del Concilio dice questo. Attenzione: chi dice <em>indietro non si torna<\/em> \u00e8 un dittatore e un falsario: vuole imporre la sua volont\u00e0 e pretende che il reale sia quel che pensa lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo certi che pochissimi cittadini, forse quasi nessuno, sa che la dedicazione della chiesa di via Ronchi \u00e8 a Santa Maria della Neve; per la gente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,242],"class_list":["post-27548","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santa-messa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27548","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27548"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27548\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27548"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27548"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27548"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}