{"id":27545,"date":"2018-10-08T12:39:00","date_gmt":"2018-10-08T12:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/08\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-maddalena\/"},"modified":"2018-10-08T12:39:00","modified_gmt":"2018-10-08T12:39:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-maddalena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/08\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-maria-maddalena\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Santa Maria Maddalena"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 venuto il momento di parlare di alcune chiese invisibili: cio\u00e8 di quelle chiese che, ancora nella prima met\u00e0 del Novecento, erano in piedi e sovente officiate, ma che poi, nel giro di poco tempo e per improvvida decisione delle autorit\u00e0 comunali, vennero demolite, per fare spazio ad altri edifici, cancellando cos\u00ec pezzi di storia e gioielli di spiritualit\u00e0 e arte, come se non fossero mai esistite, al punto che se n&#8217;\u00e8 perso velocemente il ricordo. \u00c8 questo uno degli aspetti impietosi del progresso: quando i vecchi muoiono, va persa la memoria delle cose che hanno fatto e che hanno visto, delle quali sono stati testimoni; e ci\u00f2 vale, naturalmente, non solo per le cose visibili, ma anche per quelle immateriali: valori, sentimenti, affetti, ideali, sacrifici, lavoro, risparmio, onest\u00e0, senso della famiglia, eccetera. La societ\u00e0 moderna procede in gran fretta, va per la sua strada, si taglia i ponti dietro le spalle, si disinteressa di ci\u00f2 che \u00e8 stato, non riconosce alcun valore alla tradizione: di conseguenza, nonostante il sovraccarico d&#8217;informazione (buona o cattiva, \u00e8 un altro discorso) che la caratterizza, rispetto alle societ\u00e0 pre-moderne, essa \u00e8 anche quella che dimentica pi\u00f9 in fretta, perci\u00f2 non solo non si cura, ma addirittura non ama ricordare, ha quasi fastidio del passato, lo vede come una palla al piede di cui ci si deve sbarazzare al pi\u00f9 presto. Si direbbe che gli urbanisti e i pubblici amministratori abbiano una gran fretta di far &quot;sparire&quot; il passato; ed \u00e8 quello che gli intellettuali progressisti fanno, sul versante culturale, demonizzando il sapere e i valori di ieri e proclamando, col poeta Arthur Rimbaud, che <em>bisogna essere assolutamente moderni,<\/em> pena l&#8217;obsolescenza e l&#8217;ammuffimento. E a chi piace essere considerato attardato e fuori moda?<\/p>\n<p>La chiesa di Santa Maria maddalena sorgeva nella centralissima via Vittorio Veneto, sulla destra, all&#8217;angolo di via Marinelli, e perci\u00f2 quasi in vista del Duomo, che staglia la sua mole, e quella del possente campanile, un poco pi\u00f9 avanti, sulla sinistra. Era una bella chiesa settecentesca, ristrutturata e quasi rifatta dall&#8217;architetto veneziano Domenico Rossi, e la sua demolizione fu una specie di crimine perfettamente legale. Bench\u00e9 fosse ancora in buono stato, come provano anche le fotografie tuttora esistenti, fin da prima della guerra 1915-18 era stato deciso di abbatterla, cosa che puntualmente avvenne a guerra finita, nella prima met\u00e0 degli anni &#8217;20, per fare spazio al nuovo, pretenzioso Palazzo delle Poste, progettato dall&#8217;ingegner Gino Tonizzo. E insieme ad essa venne abbattuta una serie di edifici attigui, l&#8217;oratorio dell&#8217;Assunzione di Maria e l&#8217;ex ospedale dei padri Filippini, posto nell&#8217;angolo fra via Marinelli e l&#8217;attuale via Prefettura (che, prima della Seconda guerra mondiale, si chiamava via Costanzo Ciano). Fu una specie di crimine, perch\u00e9 non vi era alcuna ragione valida per attuare quelle demolizioni, se non la smania di sostituire la citt\u00e0 vecchia con gli edifici-simbolo del &quot;progresso&quot;, e, probabilmente, una mai sopita vena di anticlericalismo, che gi\u00e0 aveva trovato ampio modo di sfogarsi nel 1866, quando queste terre vennero unite all&#8217;Italia, e numerosissimi edifici sacri furono chiusi e sequestrati, e incamerati nel demanio con tutti i loro beni, mentre un buon numero di congregazioni religiose venne soppresso. Alla chiesa e al vecchio ospedale di santa Maria Maddalena \u00e8 particolarmente legata la memoria di un concittadino illustre, una figura di altissima spiritualit\u00e0, padre Luigi Scrosoppi (1804-1884), proclamato santo nel 2001,da Giovanni Paolo II, che aveva fondato nel 1845 la congregazione delle Suore della Provvidenza di San Gaetano da Thiene, dedite alla protezione e all&#8217;educazione delle fanciulle orfane. Padre Scrosoppi, al quale la citt\u00e0 di Udine ha dedicato una via dove sorge tuttora il convento e la chiesa di quelle religiose, tent\u00f2, con altri, di impiantare in citt\u00e0 la congregazione dei padri Filippini, ma con scarso successo, finch\u00e9, nel 1866, il governo italiano, subentrato a quello austriaco, sequestr\u00f2 tutti i loro beni e soppresse il loro ordine. Monsignor Guglielmo Biasutti, del quale abbiamo gi\u00e0 parlato quando ci siamo soffermati sulla chiesa del <em>Bearzi<\/em>, ha scritto una pregevole biografia di questo valoroso uomo di Chiesa, alla quale rimandiamo per ulteriori approfondimenti; quanto a noi, che gi\u00e0 abbiamo detto qualcosa sulla chiesa di Santa Maria Maddalena (cfr. l&#8217;articolo <em>Sapere e ricordare \u00e8 un atto d&#8217;amore verso se stessi<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 31\/12\/17), per rievocare il destino di quel nobile edificio ci serviamo di una pagina tratta dal sito <a href=\"../../../../../www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/default.htm\">../../../../../www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/default.htm<\/a>:<\/p>\n<p><em>Il\u00a0Palazzo delle Poste\u00a0sorge in via Vittorio Veneto 42. L&#8217;area, precedentemente alla costruzione di questo palazzo, era occupata da una serie di edifici, alcuni dei quali di notevole importanza per la storia di Udine. Tra essi: l&#8217;Ospedale di Santa Maria Maddalena che dava sulle attuali Via Marinelli e Via Prefettura; la\u00a0chiesa di Santa Maria Maddalena; l&#8217;Oratorio dell&#8217;Assunzione; la Casa Daneluzzi Braida. Questi edifici in un certo periodo costituirono, si pu\u00f2 dire, un corpo unico, con facciate che si estendevano su Via Vittorio Veneto da Casa Tinghi sino a tutta Via Marinelli.<\/em><\/p>\n<p><em>La pi\u00f9 antica di queste vecchie costruzioni era l&#8217;Ospedale di Santa Maria Maddalena. Gi\u00e0 ricordato in un documento del 1260, sorgeva sulla Via Marinelli tra Via Vittorio Veneto e Via Prefettura. Annessa all&#8217;ospedale fin dal 1329 esisteva la chiesa omonima, con fronte su Via Vittorio Veneto.<\/em><\/p>\n<p><em>Con l&#8217;andar del tempo, la chiesa e l&#8217;ospedale erano andati in degrado e nel periodo tra il 1701-1709 ci furono sostanziali trasformazioni, cominciando da alcune casette che davano su Via Vittorio Veneto che furono abbattute per costruire l&#8217;Oratorio dell&#8217;Assunzione, attaccato alla chiesa di Santa Maria Maddalena, che venne anche ampliata con l&#8217;acquisto di un fondo dal conte Pace. Nel frattempo, dal 1702, dopo l&#8217;acquisto dei terreni, si procedeva alla costruzione del nuovo ospedale vicino alla chiesa di San Francesco.<\/em><\/p>\n<p><em>Il patriarca Dionisio Delfino benedisse la prima pietra (ora al Museo di Udine) il 24 aprile 1709. Soltanto tre anni dopo la chiesa venne ultimata per opera di due tra le figure di maggior spicco nel campo dell&#8217;architettura in Friuli: il veneziano Domenico Rossi, architetto di grido, e l&#8217;operoso capomastro Luca Andrioli.<\/em><\/p>\n<p><em>La facciata venne poi in parte riformata nel 1855, dall&#8217;architetto Giuseppe Zandigiacomo, grazie alle elargizioni di alcuni privati e, principalmente, della contessa Lucia Beretta.<\/em><\/p>\n<p><em>I padri Filippini officiarono fino al 1810, anno della soppressione francese delle istituzioni monastiche. Ritornati a Udine pochi anni dopo abitarono la Casa Daneluzzi Braida: un vecchio edificio posto fra la Casa Tinghi e l&#8217;Oratorio dell&#8217;Assunta. Dopo la definitiva secolarizzazione dei Filippini, nel 1866, tutti i loro beni furono donati dallo Stato al Comune.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1875 il complesso divenne sede della Societ\u00e0 Ginnastica Udinese a cui il Municipio concesse prima l&#8217;oratorio, poi la chiesa e quindi il giardino. Il destino della chiesa era per\u00f2 ormai segnato, perch\u00e9 le esigenze di una citt\u00e0 in continua espansione avevano bisogno di un nuovo e molto pi\u00f9 grande ufficio postale.<\/em><\/p>\n<p><em>La sede dell&#8217;Ufficio delle Poste, che dal 1707 era di fronte alla fontana di Piazza della Libert\u00e0, all&#8217;angolo di Via Vittorio Veneto allora chiamata Via delle Poste, venne trasferito nel 1845 nella\u00a0Casa della Contadinanza, all&#8217;angolo di Via Rauscedo (questa fu poi demolita e ricostruita in Castello). Per anni si discusse per trovare l&#8217;area adatta per costruire i nuovi uffici, varie furono le idee, con acquisti di fondi da parte del Comune, finch\u00e9 non vennero proposti i locali dei Filippini che erano gi\u00e0 propriet\u00e0 comunale. Cos\u00ec (scrive amaramente il Vale) \u00abl&#8217;Oratorio e la chiesa di Santa Maria Maddalena, architettonicamente una delle pi\u00f9 belle di Udine furono abbattuti e nel sito fu eretto il nuovo Palazzo delle Poste. Gli altari, l&#8217;organo, gli arredi sacri, dai nuovi padroni furono venduti all&#8217;asta e col ricavato il felice regno d&#8217;Italia si arricch\u00ec\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il ricco e prezioso patrimonio di dipinti invece era stato nel 1868 scelto su incarico del Comune dal pittore Luigi Plettri e distribuito tra il Museo Civico e la chiesa si San Vito in Cimitero.<\/em><\/p>\n<p><em>Per la costruzione del nuovo edificio si dovette attendere per\u00f2 la fine della Prima Guerra Mondiale e il 16 maggio 1921: le prime tegole calate dal campanile della chiesa dei Filippini in quel giorno, come scrive certo L. M. sulla <strong>&quot;<\/strong>La Panarie&quot;, segnarono l&#8217;inizio della demolizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Palazzo venne costruito dal 1921 al 1926, con uno stile che richiama il rinascimento toscano, su progetto dell&#8217;ing. Gino Tonizzo. I fregi all&#8217;esterno sotto la gronda sono di Enrico Miani; le decorazioni scultoree di Francesco Grossi; le tele nell&#8217;atrio, con figure allegoriche, di Antonio Morocutti (1926).<\/em><\/p>\n<p>E, pi\u00f9 specificamente, sulla chiesa udinese di Santa Maria Maddalena, riportiamo questa pagina dal sito <a href=\"../../../../../www.movio.beniculturali.it/default.htm\">../../../../../www.movio.beniculturali.it/default.htm<\/a><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1309 la chiesa di Santa Maria Maddalena era unita all&#8217;antico Ospedale degli Esposti, gi\u00e0 esistente dal 1260. Entrambi erano sotto la giurisdizione del Comune di Udine che pertanto ne gestiva i beni. Dalla seconda met\u00e0 del XV secolo l&#8217;amministrazione dell&#8217;ospedale venne conferita al Collegio dei notai, che per\u00f2 nel 1584, a fronte delle spese insostenibili, la ricedette al Comune e all&#8217;Ospedale di Santa Maria dei Battuti. Successivamente la chiesa fu abbandonata fino a quando nel 1643\u00a0<\/em>Giovanni Francesco Romanetti superiori, Carlo Soardo e Sebastian Gorgo, coadiutori della congregazione dell&#8217;oratorio di S. Filippo Neri, ottengono il libero uso dell&#8217;edificio religioso e l&#8217;affitto delle case annesse con il cortile e l&#8217;orto.<em>\u00a0Il 20 novembre del 1649 il Patriarca Marco Gradenigo concede a Padre Gaspare Colombina di poter amministrare i sacramenti e la divina parola.<\/em><\/p>\n<p><em>Nei primi anni del XVIII secolo furono eseguiti importanti interventi di rifacimento sia della chiesa sia degli edifici adiacenti, come riportano le bolle patriarcali del 1702 e del 1709, conclusisi nel 1715 con la benedizione del Patriarca Dionisio Delfino.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1856 fu realizzata la nuova facciata grazie alle copiose offerte di privati ed in modo particolare dalla contessa Lucia Beretta Puppi. I lavori interessarono l&#8217;omissione\u00a0<\/em>di tutte le pattere e fori circolari, perch\u00e9 non molto in carattere con lo stile della chiesa, e portare la trabeazione intermedia del prospetto in relazione col coperto delle navate laterali della chiesa anzich\u00e9 attenerla alla ricorrenza del vicino oratorio<em>. Negli anni successivi l&#8217;edificio fu sconsacrato, passando definitivamente all&#8217;amministrazione comunale che intervenne con opere di adattamento della struttura a palestra di ginnastica. Alla vigilia della prima guerra mondiale il Comune di Udine decise di abbattere la chiesa di Santa Maria Maddalena per far posto ad un nuovo edificio da destinarsi agli uffici postali. Il 16 maggio 1921\u00a0<\/em>le prime tegole iniziarono ad essere tolte<em>. Nel 1926 il nuovo palazzo venne inaugurato.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una cosa ben triste l&#8217;oblio del passato, anche di quello recente; se poi si tratta di un oblio voluto e programmato, la cosa \u00e8 ancor pi\u00f9 grave, perch\u00e9 si tratta di un attentato alla nostra memoria, quindi alla nostra identit\u00e0. Per sapere chi siamo, dobbiamo conoscere la nostra storia, le nostre radici. Il fatto che, dal 1875, il complesso di Santa Maria Maddalena sia stato ceduto alla Societ\u00e0 Ginnastica di Udine, e che tutti i sacri arredi, e perfino gli altari, siano stati venduti, come fossero merce qualsiasi, ha qualcosa di derisorio, di beffardo nei confronti di quello che era stato un vivo centro di spiritualit\u00e0. Dalla chiesa, infatti, partivano le maggiori iniziative devozionali cittadine. Sotto la rettoria di padre Scrosoppi, come scrive il Biasutti nella sua biografia, la chiesa, <em>oltre che per le pratiche oratoriane, si distingueva specialmente per la coroncina all&#8217;Addolorata dalla domenica di sessagesima all&#8217;ultimo d\u00ec di carnevale, per la solenne celebrazione del mese mariano iniziata prima del 1850 e per l&#8217;intensit\u00e0 del culto ai Cuori di Ges\u00f9 e di Maria.<\/em> Quanto a noi, nati a vissuti a Udine fino all&#8217;et\u00e0 della prima adolescenza, mai avevamo sentito dire di questa chiesa, che esisteva ancora una generazione prima e sorgeva a poche decine di metri da casa nostra. I nonni, da giovani, l&#8217;avevano vista e, forse, frequentata; ci erano entrati a pregare, senza dubbio, almeno qualche volta, poich\u00e9 erano persone pie e abitavano poco lontano. Eppure, dopo la costruzione del Palazzo delle Poste, il ricordo di quella bella chiesa \u00e8 caduto rapidamente nell&#8217;oblio, e nulla si \u00e8 fatto per conservarlo. Le cose passate vengono lasciate scivolar via quando non si ha pi\u00f9 amore per ci\u00f2 che si \u00e8: perch\u00e9 si \u00e8 quel che si \u00e8 stati, e nessun vero progresso si pu\u00f2 costruire cancellando il passato, semmai la barbarie. L&#8217;ignoranza delle proprie radici \u00e8 la barbarie; l&#8217;ignoranza della propria identit\u00e0 \u00e8 il nichilismo. La civilt\u00e0 moderna \u00e8 il trionfo della barbarie e del nichilismo. Chiss\u00e0 se capiremo che divenire dei barbari nichilisti \u00e8 l&#8217;ultima tappa sul cammino che conduce all&#8217;auto-dissoluzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 venuto il momento di parlare di alcune chiese invisibili: cio\u00e8 di quelle chiese che, ancora nella prima met\u00e0 del Novecento, erano in piedi e sovente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27545","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27545","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27545"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27545\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}