{"id":27542,"date":"2018-07-30T12:16:00","date_gmt":"2018-07-30T12:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/30\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-chiara\/"},"modified":"2018-07-30T12:16:00","modified_gmt":"2018-07-30T12:16:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-santa-chiara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/30\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-chiara\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Santa Chiara"},"content":{"rendered":"<p>La piccola chiesa di Santa Chiara \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche e, probabilmente, anche una delle meno conosciute dagli abitanti della citt\u00e0; siamo anzi certi che molti non l&#8217;hanno mai visitata e forse neppure sapevano che esistesse, fino a quando \u00e8 stata resa visibile dal lato di via Gemona; peraltro c&#8217;\u00e8 una via cittadina dedicata a Santa Chiara, ma si trova sul lato opposto del Collegio Uccellis, del cui complesso la chiesa fa parte. Quest&#8217;ultima, costruita tra la fine del 1200 e l&#8217;inizio del 1300, ha fatto da sfondo a un periodo felice della nostra infanzia e la sua sobria struttura medievale, quasi affondata nel verde di un piccolo giardino privato e perci\u00f2 sottratta allo sguardo dei pi\u00f9, si \u00e8 impressa in maniera indelebile nella nostra memoria. Senza dubbio molti la ignorano perch\u00e9 si trova entro un cortile privato, il cui cancello non \u00e8 sempre aperto, e dalla strada che conduce all&#8217;ingresso, cio\u00e8 da Via Giovanni da Udine, non si scorge affatto; la si vede da Via Gemona, dietro a un laghetto creato in seguito ad un intervento urbanistico recente, mentre al tempo dei nostri ricordi era nascosta completamente alla vista da un alto muro di cinta. Questo antichissimo edificio \u00e8 un vero gioiello d&#8217;arte; l&#8217;interno, specialmente, \u00e8 come uno scrigno di pietre preziose, con gli affreschi di un pittore di notevole bravura, Giulio Quaglio, realizzati alla fine del &#8216;600. La chiesa non \u00e8 sconsacrata ma \u00e8 quasi sempre chiusa; solo due volte l&#8217;anno vi si celebra la Messa per gli studenti di un liceo classico che allora non esisteva; esisteva, per\u00f2, un complesso scolastico di cui faceva parte una minuscola scuola elementare, e l\u00ec abbiamo frequentato la classe quinta. L&#8217;aula dava direttamente sul piccolo cortile di fronte al lato posteriore della chiesa, e l\u00ec, nella ricreazione, si giocava a rincorrersi e a nascondino, all&#8217;ombra delle piante e delle antiche pietre del sacro edificio. Quanta bellezza e quanta storia respirano, senza nemmeno rendersene conto, i bambini italiani; e quale immenso privilegio essi hanno, rispetto ai loro coetanei di altre parti del mondo. Quale bambino americano potr\u00e0 mai dire di aver studiato e giocato a dieci metri da una chiesa eretta sette secoli fa, e ancora perfettamente stabile e funzionante, e di essersi abbeverato tutti i giorni alla fonte dell&#8217;arte medievale, senza nemmeno dover prendere in mano un libro illustrato, ma ammirando coi suoi stessi occhi, a volont\u00e0, le opere incomparabili di un passato unico al mondo? Eppure, vogliamo essere sinceri sino in fondo, il fatto che la facciata della chiesa sia ora visibile a tutti, le toglie, ai nostri occhi, un po&#8217; di quel fascino arcano che ha avuto per secoli e secoli. \u00c8 sempre cos\u00ec, con tutte le cose belle: per poterle apprezzare veramente, bisogna andarle a cercare, e magari fare un po&#8217; di fatica e superare anche qualche ostacolo; e non vedersele servite gi\u00e0 pronte, offerte su un vassoio d&#8217;argento, per iniziativa altrui.<\/p>\n<p>Questo pensieri ci introduce naturalmente ad un altro pensiero, di carattere molto pi\u00f9 generale, ma collegato ad esso. La Chiesa degli ultimi decenni si \u00e8 discostata dalla Tradizione essenzialmente per un orientamento di fondo; i singoli cambiamenti (che quei signori preferiscono chiamare &quot;riforme&quot;) liturgici, pastorali e persino dottrinali, non sono che gli aspetti parziali di quest&#8217;unica idea centrale: portare la Chiesa incontro ai desideri del mondo, per rende il cristianesimo qualcosa di pi\u00f9 facile. Togliere le difficolt\u00e0, rimuovere le spine dal sentiero, levare i sassi, in modo che i piedi possano posarsi sicuri e tranquilli, senza incomodi di alcun tipo. \u00c8 stato un errore clamoroso, che non possiamo attribuire neppure con la massima buona volont\u00e0, a una semplice ingenuit\u00e0; no: \u00e8 stato un tradimento deliberato e intenzionale. Era fin troppo evidente che, seguendo quella strada, si sarebbe tradito il Vangelo: lo avrebbe compreso anche un bambino. Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 venuto per togliere le spine dal nostro sentiero, n\u00e9 per appianarci la via, ma, al contrario, per esortarci a prendere ciascuno la sua croce, e seguirlo. La via di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 la via della croce: chiunque pretenda di trasformarla in una passeggiata amena in un giardino fiorito sta volontariamente stravolgendo il senso del suo Lieto Annuncio. Che non \u00e8 <em>lieto<\/em> perch\u00e9 porta il benessere, nel senso comune della parola, ma perch\u00e9 d\u00e0 un significato all&#8217;esistenza e la indirizza al suo fine naturale, che \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 capire &#8212; capire, non giustificare &#8212; come un tale tradimento abbia trovato, in certo qual senso, il terreno favorevole perch\u00e9 venisse attuato in maniera rapida, micidiale e tuttavia quasi indolore. Il benessere, vale a dire la civilt\u00e0 dei consumi, stava dilagando in Europa, dopo gli anni terribili della Seconda guerra mondiale. I popoli che erano stati impoveriti da essa e quelli che erano poveri ancora prima di essa, cominciarono ad assaporare la dolcezza del consumismo, che, di per s\u00e9, \u00e8 lo stile di vita pi\u00f9 lontano che si possa immaginare dal cristianesimo, perfino pi\u00f9 lontano del comunismo. Non \u00e8 un caso che il Concilio Vaticano II si sia celebrato dal 1962 al 1965, cio\u00e8 al culmine di quella ondata del cosiddetto benessere; meno di dieci anni dopo, con la guerra del Kippur e la prima grande crisi petrolifera, l&#8217;orizzonte spensierato avrebbe cominciato ad oscurarsi, e perfino i pi\u00f9 ottimistici cantori di un progresso illimitato e di un mondo sempre pi\u00f9 ricco e pacifico, avrebbero ricevuto una rude scossa ai loro sogni voluttuosi. Allora, per\u00f2, nella prima et\u00e0 degli anni Sessanta, c&#8217;erano ben poche nuvole nel cielo del consumismo; al contrario, tutto pareva indicare che l&#8217;Europa e il mondo, o almeno il mondo occidentale, si fossero avviati verso un&#8217;era di progresso inarrestabile, tanto sul piano materiale, scientifico, tecnico e produttivo, quanto sul piano della comprensione, della tolleranza, della coesistenza pacifica e della collaborazione fra gli uomini e fra i popoli. La Guerra fredda era entrata, dopo la crisi dei missili a Cuba, in una fase relativamente pi\u00f9 mite: ormai i due blocchi si erano rassegnati alla coesistenza e quindi si organizzavano per una situazione di lunga durata; il che, per l&#8217;Occidente, equivaleva a coltivare sempre di pi\u00f9 il mito del benessere.<\/p>\n<p>Come suole accadere, per\u00f2, coltivare il mito del benessere sfocia di necessit\u00e0 nella creazione di un altro mito, quello del cambiamento, <em>cio\u00e8<\/em> della rivoluzione. La &quot;rivoluzione della minigonna&quot; sta alla sociologia come la &quot;rivoluzione del proletariato&quot; alla politica; l&#8217;obiettivo \u00e8 lo steso: scardinare il sistema. Il sistema morale, nel primo caso; il sistema sociale, nel secondo. Ma, come insegnano gli strutturalisti, una societ\u00e0, qualsiasi societ\u00e0, \u00e8 un insieme coeso di elementi e di strutture interconnessi: non se ne pu\u00f2 scardinare uno e pensare gli altri restino indenni ed efficienti al loro posto. Eppure le societ\u00e0 cambiano nel corso del tempo, evolvono: le societ\u00e0 non sono mai talmente rigide da non tollerare un processo di riforme. Quel che una societ\u00e0 non pu\u00f2 tollerare, senza uscirne stravolta, \u00e8 la rivoluzione: e l&#8217;idea di un benessere illimitato \u00e8, di per s\u00e9, un&#8217;idea rivoluzionaria. Non ci si lasci impressionare dal suono delle parole. La rivoluzione non \u00e8 fatta solo di barricate e di assalti armati ai palazzi del potere; essa avviene anche quando una parte consistente delle classi dirigenti diventa impaziente e insofferente del sistema sociale di cui \u00e8 parte, e pretende di attuare un drastico mutamento: perch\u00e9 le rivoluzioni sono fatte dalle classi dirigenti, non dal &quot;popolo&quot;. Il popolo, qualunque cosa esso sia (e nessuno \u00e8 mai riuscito a spiegarlo esattamente) fornisce solo la manovalanza; il popolo va bene per dare l&#8217;assalto alla Bastiglia; ma per forgiare una societ\u00e0 rivoluzionaria, ci vogliono gli Stati Generali, e che questi si trasformino in Assemblea nazionale costituente: il che \u00e8 una faccenda di <em>\u00e9lite<\/em>, non di persone comuni e meno che mai di comuni lavoratori. La rivoluzione del benessere, poi, \u00e8 la pi\u00f9 radicale di tutte le rivoluzioni, perch\u00e9, anche senza averne l&#8217;aria, colpisce al cuore la base morale su cui si fonda la societ\u00e0. La rivoluzione della minigonna ha colpito al cuore la mentalit\u00e0 complessiva in materia sessuale, ha radicalmente modificatola psicologia femminile e ha rovesciato le relazioni fra uomo e donna, introducendo dal basso, cio\u00e8 attraverso il consumismo, il modello libertino che, fino ad allora, era stato coltivato solo da pochi individui: in breve, ha introdotto l&#8217;erotizzazione della societ\u00e0, e lo ha fatto in maniera apparentemente innocente, facendo s\u00ec che l&#8217;esibizione del corpo femminile apparisse come una cosa perfettamente lecita e naturale. Per giunta, tale esibizione ha prodotto una &quot;reificazione&quot; della donna, che ha innescato, a sua volta, la rivoluzione femminista: la donna, dopo essersi esibita in maniera sempre pi\u00f9 provocante, si \u00e8 scagliata contro l&#8217;abitudine &quot;maschilista&quot; dell&#8217;uomo di considerarla semplicemente come un oggetto, e ha rivendicato un ruolo direttivo in tutti gli ambiti. Il segno pi\u00f9 eloquente di tale doppio processo, di auto-mercificazione e, insieme, di ribellione e rivendicazione, si \u00e8 avuto con l&#8217;ingresso in parlamento di una porno attrice, in arte Cicciolina, naturalmente sotto l&#8217;egida del Partito radicale, il vero partito rivoluzionario italiano. Mary Quant \u00e8 stata per il 1968 non meno efficace di Marcuse o Cohn-Bendit.<\/p>\n<p>In fondo, i due miti, quello del benessere e quello della rivoluzione, sono complementari: chi crede nel progresso senza &quot;se&quot; e senza &quot;ma&quot;, crede nelle stessa meta in cui crede il rivoluzionario: quest&#8217;ultimo \u00e8 solo un po&#8217; pi\u00f9 impaziente rispetto al primo. I giovani del &#8217;68 erano solo pi\u00f9 impazienti dei loro genitori, che contestavano con tanta durezza; ma si trattava fondamentalmente di un equivoco: essi non volevano cose diverse, ma le stesse cose, solo con velocit\u00e0 diverse. Non c&#8217;erano i rivoluzionari da un parte e i reazionari dall&#8217;altra; erano tutti progressisti, perci\u00f2 tutti rivoluzionari, i padri non meno dei figli; e un nemico in comune, anche se la cosa, specialmente all&#8217;inizio, passava inosservata, o si presentava addirittura al contrario: i valori tradizionali, Dio, la patria e la famiglia. I padri non ci credevano pi\u00f9, facevano solo finta di crederci; i figli volevano sbarazzasi di quell&#8217;inutile zavorra. Ecco l&#8217;equivoco. Se i figli fossero stati appena un po&#8217; meno impazienti e ignoranti, e i padri appena un po&#8217; meno ipocriti e pusillanimi, si sarebbero riconosciuti, si sarebbero abbracciati e avrebbero marciato insieme, fianco a fianco, nel nome del cambiamento radicale. Numerosi film, romanzi e brani musicali del decennio rivoluzionario 1963-1973 mostrano chiaramente questa convergenza di aspirazioni dei padri e dei figli: se le due generazioni, fra l&#8217;epoca del romanzo di Turgenev e quella del romanzo di Paul Nizan, si proponevano cose diverse, al tempo di Cohn-Bendit <em>e<\/em> di Mary Quant volevano in realt\u00e0 le stesse cose, bench\u00e9 avessero qualche difficolt\u00e0 ad ammetterlo. Il che valeva in entrambi i sensi: i padri (e le madri) nutrivano una segreta invidia per la libert\u00e0, specialmente sessuale, dei loro figli adolescenti; i figli (e le figlie) adolescenti nutrivano una invidia segreta, ma neanche tanto, per i soldi di pap\u00e0 e mamma, chiave per accedere al paese di Cuccagna del consumismo &quot;trasgressivo&quot;. Che di trasgressivo, a quel punto, non aveva pi\u00f9 nulla, dato che una cosa, per essere trasgressiva, deve essere praticata da pochi individui, circondati dalla disapprovazione generale; mentre quel che stava accadendo era l&#8217;esatto contrario. E la signora quarantenne o cinquantenne che rivaleggiava con la figlia nell&#8217;esibire in citt\u00e0 la minigonna, il trucco provocante e la scollatura sempre pi\u00f9 generosa, e al mare il bikini sempre pi\u00f9 ridotto, o il topless, era, appunto, una &quot;rivoluzionaria di massa&quot;: inseguiva lo stesso mito di esibizione sessuale ed emancipazione erotica della figlia diciassettenne, e non cercava nemmeno di nasconderlo. La crisi e la disgregazione della famiglia \u00e8 incominciata da l\u00ec: non \u00e8 certo un caso che proprio negli anni Settanta molti Paesi occidentali, anche di tradizione cattolica, a cominciare dall&#8217;Italia, abbiano adottato una legislazione divorzista e abortista: processo che si \u00e8 concluso nel 2018 con l&#8217;introduzione dell&#8217;aborto in Irlanda, senza alcuna energica presa di posizione da parte della Chiesa, e specialmente del Vaticano, in tutt&#8217;altre faccende affaccendato.<\/p>\n<p>Il Concilio \u00e8 stato la premessa, logica e ideologica, del &#8217;68; ha introdotto la rivoluzione nella Chiesa, come il &#8217;68 l&#8217;ha introdotta nella scuola, nella magistratura, nella stampa e nella societ\u00e0 civile: ed entrambe le rivoluzioni hanno trovato il terreno adatto nel dilagare del consumismo e nella crescente erotizzazione della societ\u00e0. In entrambi i casi, al di l\u00e0 delle parole d&#8217;ordine pi\u00f9 strettamente ideologiche, <em>apertura<\/em>, <em>dialogo<\/em> e <em>inclusione<\/em> per la Chiesa, <em>diritti<\/em>, <em>parit\u00e0<\/em>, <em>emancipazione<\/em> per la societ\u00e0 civile, la base comune era un cedimento all&#8217;imperativo della carne: una resa dello spirito davanti alla carne. \u00c8 da allora che la critica al celibato ecclesiastico \u00e8 stata usato come una clava per scardinare la spiritualit\u00e0 del sacerdozio, e con motivazioni analoghe a quelle con cui s&#8217;invocava la legge sull&#8217;aborto, cio\u00e8 come rimedio agl&#8217;inconvenienti di una sessualit\u00e0 non libera, ma repressa o imposta con la violenza: il prete aveva il diritto di sposarsi per non ardere di desideri negati, come la donna aveva il diritto di abortire per non dover portare il peso di una maternit\u00e0 indesiderata. In entrambi i casi, si partiva da una visione naturalistica dell&#8217;uomo: il desiderio sessuale \u00e8 invincibile; resistergli \u00e8 innaturale, quindi \u00e8 &quot;male&quot;; d&#8217;altra parte, anche portare avanti una gravidanza non voluta \u00e8 male, perch\u00e9 equivale a una resa, non tanto alla natura, quanto alle convenzioni sociali borghesi, fondate sulla prevaricazione del maschio e l&#8217;ipocrisia. Cos\u00ec, il cerchio si chiude. La resa alle tentazioni della carne, cio\u00e8 all&#8217;uomo istintivo e &quot;naturale&quot;, ha scardinato la morale, la societ\u00e0 e la Chiesa. Per giustificare la svolta, o meglio la rivoluzione, il clero infedele ha negato che il peccato sia peccato, o lo ha minimizzato: si vedano le sue recenti prese di posizione sull&#8217;aborto o sulle cosiddette famiglie arcobaleno. Nello stesso tempo, questo clero sta spostando l&#8217;attenzione dei fedeli, ossessivamente, sui temi sociali, primo fra tutti <em>l&#8217;accoglienza<\/em> dei migranti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La piccola chiesa di Santa Chiara \u00e8 una delle pi\u00f9 antiche e, probabilmente, anche una delle meno conosciute dagli abitanti della citt\u00e0; siamo anzi certi che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27542","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27542","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27542"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27542\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}