{"id":27540,"date":"2018-11-12T07:42:00","date_gmt":"2018-11-12T07:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/12\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-barbara\/"},"modified":"2018-11-12T07:42:00","modified_gmt":"2018-11-12T07:42:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-santa-barbara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/12\/omaggio-alle-chiese-natie-santa-barbara\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Santa Barbara"},"content":{"rendered":"<p>Parlare dell&#8217;antica chiesa di Santa Barbara, oggi non pi\u00f9 esistente, significa parlare di piazza dei Grani, dove sorgeva; e parlare di piazza dei Grani vuol dire parlar del Palazzo Torriani, del quale era la cappella privata; e parlare del Palazzo Torriani equivale a rievocare una delle pagine pi\u00f9 brutte, probabilmente la pi\u00f9 brutta in assoluto, della storia di Udine: quella del crudele Gioved\u00ec Gasso (<em>Crudel Joibe Grasse<\/em>) del 1511, quando, sull&#8217;onda di una selvaggia rivolta contadina, si consum\u00f2 una breve ma spietata guerra civile e il sangue fraterno corse e fiumi. Non \u00e8 questa la sede per farlo: basti dire che la Patria del Friuli, caduta sotto il dominio veneziano nel 1420, ai primi del &#8216;500 era sconvolta da fortissime tensioni sociali, politiche e religiose. Due partiti si fronteggiavano, quello filo-veneziano degli Zamberlani (o Zambarlani), capitanato da Antonio Savorgan, ma formato soprattutto da contadini, e quello filo-imperiale degli Strumieri, formato dalle pi\u00f9 antiche casate nobiliari, capeggiate da Alvise della Torre e Giulio Porcia. Il 27 febbraio 1511, giorno di gioved\u00ec grasso, un falso allarme circa un imminente attacco tedesco &#8212; si era nel mezzo della guerra della Lega di Cambrai, e truppe imperiali effettivamente scorrazzavano sotto le mura della citt\u00e0 &#8212; forn\u00ec il pretesto per un assalto generale ai palazzi dei nobili, probabilmente concertato e comunque subito strumentalizzato da Antonio Savorgan. Nel giro di poche ore la citt\u00e0 fu sconvolta da scene di una violenza raccapricciante, resa ancor pi\u00f9 esecrabile dagli oltraggio che la folla imbestialita perpetr\u00f2 sui cadaveri.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da quasi due anni i contadini del Friuli erano inquieti, infatti sin dal 30 luglio 1509 avevano preso d&#8217;assolto il castello di Sterpo, di propriet\u00e0 dei Colloredo. In citt\u00e0 si scaten\u00f2 una caccia all&#8217;uomo che vide la morte di molti Strumieri; i contadini, dopo il massacro, indossarono gli abiti dei morti e sfilarono per la citt\u00e0 imitando le mascherate del Carnevale. In seguito la rivolta venne domata, i Da Porcia guidarono la controffensiva degli Strumieri e Antonio Savorgan, costretto a fuggire (ironia della sorte) in territorio imperiale, fu raggiunto dalla vedetta mentre usciva dalla chiesa di Villaco, e assassinato a sua volta. Un mese dopo il Crudele Gioved\u00ec Grasso ci fu un disastroso terremoto, che, fra le altre cose, abbatt\u00e9 anche il Castello dei Patriarchi, poi ricostruito; per completare il quadro disastroso si scaten\u00f2 una terribile pestilenza. Tutta quella vicenda \u00e8 stata narrata da un testimone diretto, umanista udinese Gregorio Amaseo (1464-1541), che fu avvocato, giudice e professore di latino e greco, sposta dosi fra Udine, Padova, Venezia e Bologna, col titolo chilometrico <em>Historia della crudel zobia grassa et altri nefarii excessi et horrende calamit\u00e0 intervenute in la citt\u00e0 di Udine et patria del Friuli<\/em> (pubblicata solo nel 1884, a Venezia), che per\u00f2 \u00e8 di limitato valore storico perch\u00e9 l&#8217;autore, schierato apertamente dalla parte degli Strumieri, non si sforza affatto di essere sereno nei suoi giudizi e anzi mette nella peggior luce possibile Antonio Savorgnan.<\/p>\n<p>Ci affidiamo, per ricostruire quella pagina tremenda della storia cittadina, al libro di Gino di Caporiacco, <em>Udine. Appunti per la storia<\/em> (Udine, Arti Grafiche Friulane, 1972, 1976, pp. 103-104):<\/p>\n<p><em>La mattina del gioved\u00ec grasso 27 febbraio 1511, Antonio [Savorgnan] fece correre in citt\u00e0 la voce che i tedeschi saccheggiavano Pradamano, a tre miglia da Udine. Si suon\u00f2 allora la campana del castello, il popolo si raccolse furente, altri contadini furono pronti a entrare in citt\u00e0 e la folla inferocita si gett\u00f2 all&#8217;assalto della casa dei della Torre.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Savorgnan, allora, si mostr\u00f2 sbigottito. Corse dal luogotenente, gli disse che bisognava far subito qualcosa, lo indusse a recarsi sul posto. La folla insolent\u00ec il rappresentante del governo veneto, e, mentre i della Torre fuggivano temendo di essere presi ed uccisi, gli assalitori entrarono nelle loro case, le saccheggiarono e vi appiccarono il fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Cominci\u00f2 a correre per le strade di Udine il terrore. Le case di Gian Battista Candido, di Francesco di Cergneu, di Troiano Percoto, dei Soldonieri, di Leonardo Gubertini, di Sebastiano Tommasi, di Agostino di Partistagno, di Polidoro e Gian Leonardo della Frattina, di Albertino di Colloredo, di Giovanni Candido, di Battista Bertolini, di Antonio di Brazzacco, di Marzio Valentini, di Pietro Urbano di Castello, di Troilo Arcoloniani, di Federico di Colloredo, di Giacomo di Castello furono prese, saccheggiate e bruciate.<\/em><\/p>\n<p><em>Furono uccisi Luigi, Isidoro e Nicol\u00f2 della Torre Teseo di Colloredo, Federico di Colloredo, il Soldonieri, Leonardodo della Frattina, Battista Bertolini e Apollonio Gorgo &quot;che furono fatti giacere ignudi&#8230; per la via, senza che alcuno osasse aprir bocca&#8230; e la notte furono sepolti senza esequie in una fossa comune nella chiesa maggiore&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il giorno seguente fu carco di tensione. Il 1\u00b0 marzo arrivarono da Gradisca cento cavalieri e l&#8217;ordine fu, in qualche modo, ristabilito. Non cos\u00ec nelle campagne. Furono bruciati e saccheggiati molti castelli.<\/em><\/p>\n<p><em>Una grave pestilenza scoppi\u00f2 dopo questi fatti sanguinosi (Candido) e un terrificante terremoto devast\u00f2 il Friuli, il 26 marzo. Fu distrutto, tra gli altri, edifici, anche il castello di Udine e parve il segno di un disfacimento che aveva ormai toccato il suo acme. Crollarono a che parte della chiesa di Santa Maria e il vecchio campanile. Dell&#8217;antico castello patriarcale non rimasero in piedi che pochi muri<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Molti friulani videro in quegli avvenimenti un castigo del Cielo e forse un annuncio di quanto scritto nell&#8217;Apocalisse. Durante i moti sanguinosi del 27 febbraio anche il palazzo dei Torriani che sorgeva nella odierna piazza XX Settembre venne distrutto, sia pure non completamente, per essere ricostruito dopo che l&#8217;ordine fu ripristinato in citt\u00e0 con la sconfitta degli Zamberlani e l&#8217;esecuzione sommaria dei loro capi. Ci\u00f2 avvenne per opera di Girolamo della Torre nel 1540, quasi trent&#8217;anni dopo la distruzione del Gioved\u00ec Grasso. Ma ecco che appena quarant&#8217;anni dopo, nel 1580, i della Torre vendettero il loro palazzo ad Antonio di Martino Marchesi, un mercante di origine tedesca che aveva un negozio di Ferramenta nella via Mercatovecchio, all&#8217;insegna <em>Del Ges\u00f9<\/em>. Dopo la ricostruzione, il palazzo rimase in piedi per quasi altri due secoli, finch\u00e9 il governo veneziano emise una condanna a morte nei confronti di Lucio Sigismondo della Torre, feudatario di Villalta, capo di una banda di briganti, ladro, stupratore e assassino, giustiziato a Gradisca d&#8217;Isonzo il 3 luglio 1723, e decret\u00f2 la distruzione del suo palazzo (cfr. Arduino Cremonesi, <em>Udine. Guida storco artistica<\/em>, Arti Grafiche Friulane, 1978, pp. 76-77, 147). E se a qualcuno sembrasse troppo severa la pena che gli venne inflitta, tenga presente che, fra le altre cose, costui aveva sferrato una bastonata a sua moglie, colpendo, per\u00f2, il suo stesso figlioletto, che rimase ucciso; dopo di che non mostr\u00f2 mai segni di rimorso e anzi pare che fosse pi\u00f9 infastidito dal pianto disperato della povera donna che dalle conseguenze del suo gesto. Quando lasci\u00f2 la testa sul patibolo, questo fior di galantuomo aveva appena ventisette anni.<\/p>\n<p>Quando il palazzo di citt\u00e0 di Lucio della Torre venne abbattuto, era il 1717 e tre sole cose si salvarono dalla demolizione: le due imponenti statue di Ercole e Caco (familiarmente note coi nomi scherzosi di Florean e Venturin), che gli udinesi delle ultime generazioni, giovani e vecchi, hanno sempre visto sul rialzo di piazza Libert\u00e0 (anticamente chiamata Contarena, dal nome di un luogotenente veneziano), che una dedica posta dopo il 1797 dice dono dei Torriani alla citt\u00e0, mentre sono il frutto della requisizione decisa dal governo veneziano; e la chiesa annessa alla dimora gentilizia, che venne risparmiata perch\u00e9 era un edificio sacro. Va notato che questa cappella, in origine, era dedicata a San Martino. Fu solo dopo la confisca e la demolizione del palazzo che essa venne concessa alla Confraternita dei Bombardieri e divenne perci\u00f2 nota come chiesa di Santa Barbara, la protettrice degli artiglieri. A quell&#8217;epoca era gi\u00e0 stata spogliata sia dei quadri che delle campane, che furono venduti a dei privati. La fine di questa vecchia chiesa di Udine venne con la caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797: il corpo dei bombardieri venne sciolto, la facciata in pietra venne rimossa e l&#8217;edificio, cos\u00ec mutilato e ormai sconsacrato, venne destinato ad abitazione privata.<\/p>\n<p>Come annota Giovanni Battista della Porta nel la sua preziosa opera <em>Memorie su le antiche case di Udine<\/em><\/p>\n<p>Scrive Maurizio Buora nella sua <em>Guida di Udine<\/em> (Trieste, Lint, 1986, p. 264):<\/p>\n<p><em>Il vasto spazio in cui si trova la platea sopraelevata [di piazza XX Settembre] , di giorno completamente invasa dalle automobili parcheggiate, era fino al 1717 occupata dal palazzo Torriani, di cui restano disegni del&#8217;epoca. In quell&#8217;anno il Consiglio dei Dieci di Venezia condann\u00f2 a morte il ribaldo conte Lucio (di protagonista di un omonimo romanzo storico ottocentesco di G. Marcotti), ne fece confiscare le propriet\u00e0 (di qui l&#8217;antico nome di &quot;piazza del Fisco&quot;) e ordin\u00f2 di raderle al suolo. Si salvarono le due statue colossali dette di Ercole e di Caco, che allora furono trasportate davanti alla loggia del Lionello e la cappella privata del palazzo, in quanto edificio sacro, la quale pass\u00f2 alla confraternita dei Bombardieri, la quale vi venerava la propria protettrice. A perenne ricordo fu eretta nella piazza cos\u00ec ottenuta una colonna d&#8217;infamia, abbattuta solo nel 1798. In verit\u00e0 o della Torre si schierarono sempre dalla parte dell&#8217;impero piuttosto che da quella veneziana e perci\u00f2 il loro palazzo fu assalito e distrutto una prima volta gi\u00e0 nel 1511. In seguito, dopo la venuta degli Austriaci, l&#8217;area fu restituita ai della Torre, e rimase propriet\u00e0 privata fino al 1868, quando fu acquistata dal Comune che intendeva spostarci il mercato delle granaglie (che diede origine al vecchio nome &quot;mercato dei grani&quot;) nell&#8217;area in cui prima si vendevano polli e anche pesce (ne conserva il ricordo il nome della &quot;Trattoria alla pescheria&quot;, ricostruita al posto di un edificio distrutto da un bombardamento dell&#8217;ultima guerra<\/em>).<\/p>\n<p>E la chiesa di Santa Barbara, che fine ha fatto? Abbiamo visto che, dopo la firma del Trattato di Campoformio, che concludeva in maniera poco gloriosa la gloriosissima e pi\u00f9 che millenaria storia di Venezia, i bombardieri vennero rimandati a casa e la cappella, un tempo dedicata a San Martino, trasformata in abitazione privata, dopo aver perso tutti i suoi preziosi arredi. Uno, per\u00f2, si \u00e8 salvato, ed \u00e8 stato trasportato nella chiesa di San Pietro Martire: si tratta del terzo altare del lato sinistro, dedicato a Sant&#8217;Antonio di Padova, ornato con una statua del Santo di Giuseppe Torretti. Intanto, nel 1799, l&#8217;intendenza di Finanza di Venezia riconosceva le buone ragioni dei fratelli Antonio e Raimondo della Torre, i quali avevano intentato causa per ottenere la restituzione della loro antica propriet\u00e0 di famiglia. Cos\u00ec la chiesa, ormai irriconoscibile, con l&#8217;intero fondo, ritorn\u00f2 agli antichi proprietari, mentre la colonna d&#8217;infamia veniva abbattuta: un riconoscimento del governo austriaco nei confronti di una famiglia di nobili friulani che era sempre stata favorevoli alla casa d&#8217;Asburgo. Nel 1815 ebbe luogo l&#8217;istanza per ridurre l&#8217;ex chiesa ad abitazione privata, dopo di che perdiamo definitivamente le tracce di questo importante manufatto, mentre la propriet\u00e0 passava dai della Torre agli Antiveri, da questi agli Angeli e infine al Municipio di Udine, che decise di adibirla a piazza per il mercato dei grani.<\/p>\n<p>Fa una certa impressione pensare che la piazza XX Settembre, con il bel palazzo Kechler, in stile neoclassico sul lato ovest, il palazzo INA in stile liberty sul lato nord, e la cosiddetta Casa Veneziana sul lato est, in stile gotico veneziano (la quale sorgeva un tempo in via Rialto, dietro la Loggia del Lionello, ed \u00e8 stata smontata e ricomposta qui nel 1929), ospitava proprio al centro, dove ora c&#8217;\u00e8 un rialzo adibito a parcheggio, il palazzo Torriani (che non va confuso con quello di via Marinoni, gi\u00e0 palazzo Manin). \u00c8 suggestivo pensare che lo spazio vuoto di oggi si \u00e8 creato in seguito alla demolizione di quell&#8217;antico edificio, abbattuto parzialmente una prima volta, a furor di popolo, nel 1511, e la seconda, definitivamente e minuziosamente, pietra su pietra, per ordine del governo veneziano, nel 1717, in punizione degli orrendi delitti del suo proprietario. Oggi, specie in cere parti d&#8217;Italia, pare che sia un&#8217;impresa quasi impossibile, per le pubbliche autorit\u00e0, abbattere anche solo una qualsiasi villetta abusiva, costruita magari in un luogo pericoloso dal punto di vista idrogeologico; mentre la Repubblica di Venezia, ancora nell&#8217;ultima fase della sua storia, e ormai prossima al tramonto, sapeva mostrare il volto severo della legge, senza guardar in faccia ai membri di un nobile casato, n\u00e9 farsi troppi scrupoli per la distruzione di un bene che, oggi, sarebbe quasi certamente protetto da un vincolo delle Belle Arti. Sar\u00e0 per questo che \u00e8 durata pi\u00f9 di mille anni?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlare dell&#8217;antica chiesa di Santa Barbara, oggi non pi\u00f9 esistente, significa parlare di piazza dei Grani, dove sorgeva; e parlare di piazza dei Grani vuol dire<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[92],"class_list":["post-27540","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27540","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27540"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27540\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}