{"id":27535,"date":"2018-10-02T08:11:00","date_gmt":"2018-10-02T08:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/02\/omaggio-alle-chiese-natie-san-vincenzo-de-paoli\/"},"modified":"2018-10-02T08:11:00","modified_gmt":"2018-10-02T08:11:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-san-vincenzo-de-paoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/02\/omaggio-alle-chiese-natie-san-vincenzo-de-paoli\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: San Vincenzo de&#8217; Paoli"},"content":{"rendered":"<p>Quella di San Vincenzo de&#8217; Paoli \u00e8 un po&#8217; una chiesa fantasma. Bench\u00e9 l&#8217;Opera di San Vincenzo sia presente nel capoluogo friulano da ben centosessanta anni, siamo convinti che ben pochi udinesi sappiano dove si trova, tanto pi\u00f9 che, da alcuni anni, \u00e8 stata ceduta alla comunit\u00e0 serbo-ortodossa che vi ha istituito una parrocchia, la seconda dopo quella storica di Trieste, della chiesa di San Spiridione. La chiesa di san Vincenzo de&#8217; Paoli si trova al civico 105 di Via Antonio Marangoni, fuori porta Poscolle: un luogo vicinissimo al centro storico, a due passi dal piazzale XXVI Luglio e dal Tempio Ossario, e nondimeno gi\u00e0 un po&#8217; periferico, frequentato pi\u00f9 dalle automobili che dalle persone, anche perch\u00e9 non vi sono negozi o locali pubblici, ma solo abitazioni private. Eppure \u00e8 un bel viale alberato, fiancheggiati dalla roggia e parallelo al viale Duodo, accanto al quale confluisce in piazzale Cella. Ma senza dubbio la maggioranza degli abitanti della citt\u00e0 conosce questa via non per la Societ\u00e0 San Vincenzo, ma soprattutto per la presenza del Palazzetto dello Sport. Dal 2002 il complesso ospita una comunit\u00e0 di missionari vincenziani, impegnati soprattutto nel campo della evangelizzazione &quot;interna&quot;, una necessit\u00e0 che si sta rivelando sempre pi\u00f9 impellente per il crollo verticale delle vocazioni religiose, che lascia &quot;scoperte&quot; intere parrocchie e comunit\u00e0. Dalla strada, la chiesa praticamente non si vede; \u00e8 nascosta da un alto muro ed \u00e8 orientata in modo da risultare parallela e non perpendicolare alla strada; n\u00e9 si notano croci o altri simboli religiosi, e ci\u00f2 non per desiderio di seguire certe mode architettoniche del dopo Concilio, ma semplicemente perch\u00e9 si trova in un cortile interno, sicch\u00e9 per vederla bisogna varcare il cancello, e quindi, in un certo senso, bisogna gi\u00e0 sapere che essa esiste. Il turista, il forestiero o il lavoratore pendolare, pur passandoci davanti, non la scoprirebbero nemmeno se percorressero la via Marangoni tutti i santi giorni. Questo, del resto, \u00e8 il fascino segreto che hanno le citt\u00e0, anche quelle non tanto grandi, e anche quelle che si crede di conoscere abbastanza bene, perch\u00e9 ci si vive da anni o ci si \u00e8 nati addirittura: non finiscono mai di stupire. Le citt\u00e0 pi\u00f9 affaccianti sono, un po&#8217; come le donne, quelle che hanno dei segreti, e non si rivelano del tutto al primo sguardo, anzi neppure al secondo o al terzo; quelle che si fanno desiderare e si negano quasi fino al puto di rottura: e perfino quando cedono, non perdono del tutto un certo alone di mistero.<\/p>\n<p>Dunque, uscendo da via Poscolle e costeggiando il primo tratto di piazzale XXVI Luglio, si gira a sinistra e s&#8217;imbocca via Marangoni; dopo poco si passa accanto a un grande edificio in pietra che sembra un comune palazzo in stile neoclassico. C&#8217;\u00e8 una cosa un po&#8217; strana, che per\u00f2 al passante poco attento passer\u00e0 inosservata: le grandi finestre rettangolari sono state murate; restano solo i finestroni semicircolari al di sopra di esse, quattro, poi un corpo sulla sinistra, che si prolunga in un piano superiore il quale chiaramente \u00e8 stato aggiunto, con delle normali finestre, mentre sopra la porzione principale si nota una terrazza con tanto di piante verdi, come in una comunissima casa d&#8217;abitazione. Un altro indizio \u00e8 dato da un timpano spezzato al di sopra della quarta finestra semicircolare, attraversata da due colonne di pietra: il timpano non \u00e8 un elemento architettonico esclusivo degli edifici sacri, tuttavia, il pi\u00f9 delle volte, lo si ritrova sulle facciate delle chiese, raramente sui palazzi privati: perci\u00f2 anch&#8217;esso \u00e8 una spia, che per\u00f2 pu\u00f2 sfuggire facilmente all&#8217;occhio distratto o frettoloso. Il muro esterno \u00e8 chiuso, e solo se il portone \u00e8 aperto si vede, affacciandosi al giardino, che quel curioso palazzo \u00e8, in realt\u00e0, una chiesa: ma quando mai le chiese cittadine si costruiscono parallelamente alla strada e nascoste alla vista, se non quando si tratta di cappelle private? La facciata, comunque, preceduta da un bellissimo giardino, nel quale spiccano addirittura alcune alte palme africane &#8212; essenze un po&#8217; insolute a queste latitudini e in questa citt\u00e0, che conferiscono al luogo un aspetto vagamente esotico, e tanto pi\u00f9 insolite in quanto sono mescolate a cedri e abeti, essenze tipicamente boreali o alpine &#8211; \u00e8 molto semplice ed elegante: la superficie \u00e8 liscia, senza alcuna finestra, solo il portone d&#8217;ingresso sovrastato da una spoglia architrave e da una vasta superficie rilevata, di pietra azzurrina, mentre ai due spigoli il costruttore ha creato un effetto di movimento mediante una successione di pietre vive sovrapposte, di differente lunghezza, ma regolari, alternando una pi\u00f9 corta e una pi\u00f9 lunga, pietre vive che si prolungano sulla parte inferiore della facciata, fino a due terzi dell&#8217;altezza del portone.<\/p>\n<p>Dietro, spicca il grande e bell&#8217;edificio delle opere vincenziane, al cui piano inferiore, attualmente, sono ospitati alcuni giovani con problemi psichici. Sono giovani dai 18 ai 21 anni, bisognosi di trovare pace, equilibrio e, possibilmente, delle figure paterne di riferimento; fino a qualche anno fa venivano ospitate anche persone pi\u00f9 grandi, con l&#8217;obiettivo di aiutarle a trovare una certa forma di autonomia esistenziale. Il luogo sereno, il bel giardino, e tutto questo a due passi dal centro della citt\u00e0, offrono dei vantaggi invidiabili. I missionari, oltre a occuparsi dei giovani, operano in vari luoghi del Friuli, come si \u00e8 detto, per l&#8217;evangelizzazione, collaborando con svariate comunit\u00e0 parrocchiali e istituti religiosi, secondo lo schema della &quot;missione continuata annuale&quot;, e svolgono vari ministeri, specialmente la Confessione, per esempio nel santuario mariano di Monte Lussari (in comune di Tarvisio) e nelle cappellanie di varie comunit\u00e0 religiose; inoltre collaborano con le Figlie della Carit\u00e0 che hanno la loro sede l\u00ec vicino, in via Rivis, e sono il ramo femminile della grande famiglia religiosa che si ispira agli ideali di San Vicenzo de&#8217; Paoli e, dal 1833, a quelli di Federico Ozanam. In molti luoghi, infatti, i missionari vincenziani sono conosciuti come &quot;quelli della carit\u00e0&quot; (abbiamo desunto alcune notizie dal sito CMT Torino). Come dicevamo, i sacerdoti di San Vincenzo sono presenti nella citt\u00e0 di Udine da molto tempo: fu nel 1858 che don Orazio Faggiani celebr\u00f2 una messa nel Duomo di Santa Maria Annunziata, invitando i fedeli ad associarsi su modello di assistenza e carit\u00e0 del fondatore. La proposta ebbe un&#8217;accoglienza favorevole e il 6 aprile di quell&#8217;anno, con una cerimonia officiata da monsignor Giuseppe Luigi Trevisanato, patriarca di Venezia dal 1862 fino alla morte, nel 1877, nasceva la sezione udinese della Societ\u00e0 San Vincenzo (cfr. <em>Il Messaggero Veneto<\/em> del 5 aprile 2008, in occasione della celebrazione dei 150 anni dalla fondazione). Da allora, essa ha sempre lavorato al servizio dei poveri e delle persone in difficolt\u00e0; tra le figure che hanno accompagnato il suo cammino di crescita si annovera anche monsignor Guglielmo Biasutti, il quale fin dal 1933 propose la creazione di una casa per accogliere i senza fissa dimora; di lui ci siamo gi\u00e0 brevemente occupati parlando della sua creazione pi\u00f9 importante, l&#8217;istituto Bearzi, quasi subito preso in carica dai sacerdoti salesiani e divenuto una realt\u00e0 molto importante nella vita cittadina. Esiste anche uno studio specifico sulla Societ\u00e0 San Vincenzo de&#8217; Paoli nel capoluogo friulano: il libro di Ilaria Tassini intitolato <em>I 150 anni della Societ\u00e0 San Vincenzo de Paoli di Udine<\/em> (edizioni Leonardo della Fondazione Friuli), reperibile anche presso numerose biblioteche pubbliche.<\/p>\n<p>La situazione attuale della chiesa di San Vincenzo, affidata al clero serbo-ortodosso per le funzioni religiose (parliamo di una comunit\u00e0 di circa 1.500 persone, fra la citt\u00e0 e la provincia), mentre i locali annessi sono in funzione per opere sociali sotto il patrocinio della Societ\u00e0 San Vincenzo, e i missionari vincenziani vi fanno capo per operare in numerosi luoghi del Friuli, offre, in piccolo, uno spaccato della complessa e delicata situazione della Chiesa ai nostri giorni. Da un lato, vi sono ormai troppe chiese da gestire, per il ridotto numero dei fedeli, dovuto anche al calo delle nascite e all&#8217;inesorabile invecchiamento della popolazione, e naturalmente al calo vertiginoso delle vocazioni religiose, tanto che, per mandare avanti le parrocchie esistenti, da anni si fa ricorso a sacerdoti provenienti dagli altri continenti, specialmente dall&#8217;Africa e dall&#8217;America latina, il che non impedisce che molte chiese vengano chiuse o cedute al culto ortodosso, che invece \u00e8 fiorente di vocazioni e i cui fedeli sono in aumento; dall&#8217;altro lato, l&#8217;abbandono della pratica religiosa da parte di moltissime famiglie fa s\u00ec che si renda ormai necessaria, anzi, indispensabile, un&#8217;opera di evangelizzazione interna, per ristabilire i fondamenti del credo cattolico nel contesto di una societ\u00e0 che si sta ormai quasi completamente secolarizzando, e che ha praticamente tagliato i ponti col passato, con la tradizione, persino con le forme pi\u00f9 essenziali della pratica religiosa, a cominciare dalla ricezione dei Sacramenti, Battesimo <em>in primis<\/em>. Si tratta, in altre parole, e come ai tempi di San Benedetto da Norcia, di ripartire da zero, o quasi: solo che mentre allora il contesto storico era quello delle invasioni barbariche, ora si tratta di una implosione della nostra civilt\u00e0. Esistono, peraltro, numerose analogie fra le due situazioni: in entrambi i casi, la grande sfida \u00e8 rappresentata dalla capacit\u00e0 della Chiesa e dei credenti di incontrare ci\u00f2 che \u00e8 altro da loro, ma sulla base del proprio ascendente morale e spirituale, non certo sulla base di una svendita a prezzi di saldo del proprio patrimonio e della propria identit\u00e0. I nodi stanno venendo al pettine: a partire dal Concilio Vaticano II, troppi cattolici hanno creduto, pi\u00f9 o meno in buona fede, che la soluzione del nodo dei rapporti fra la Chiesa e il mondo consistesse in un generico atto di &quot;buona volont\u00e0&quot;, in una capacit\u00e0 di &quot;dialogare&quot; che celava, molto spesso, una conscia o inconscia volont\u00e0 di resa, una stanchezza intima, una incapacit\u00e0 di tenere alti, con decisione e con fierezza, i propri valori e la propria dottrina, contro tutti gli assalti e contro tutte le tentazioni di addolcirli, annacquarli, edulcorarli, in modo da attenuare gli urti con il mondo moderno. L&#8217;ambiguit\u00e0 di fondo consisteva nel sottinteso che, per adattarsi alle condizioni della societ\u00e0 odierna, la Chiesa doveva rinnovarsi, ma il &quot;rinnovamento&quot; che molti cattolici avevano in mente, a cominciare dai teologi della &quot;svolta antropologica&quot;, era qualcosa di molto simile ad una inversione a &quot;u&quot;, in altre parole, a una resa a discrezione. Questa strategia implicava che i nemici della Chiesa, improvvisamente, diventassero dei rispettabili compagni di strada, degli amici, delle brave persone ottimamente intenzionate verso di essa, mentre i cattolici che si mostravano indisponibili a questa transazione, a questo voltafaccia, diciamo pure a questa adulterazione e a questo tradimento, diventavano <em>ipso facto<\/em> dei nemici, i peggiori nemici, contro i quali ogni arma, ogni calunnia, ogni durezza diventavano lecite, e perfino necessarie. Spettacolo incredibile, indegno, dolorosissimo: i cattolici trattati da nemici, tutti gli altri &#8211; ebrei, islamici, massoni, atei, per non parlare dei protestanti &#8212; promossi al rango di amici. Pu\u00f2 darsi che molti cattolici progressisti, negli anni &#8217;60 e &#8217;70, fossero in buona fede; in ogni caso, oggi, se hanno occhi per vedere e orecchi per udire, dovrebbero prendere atto che le loro buone intenzioni sono stare sfruttate da elementi senza scrupoli, che la dottrina cattolica \u00e8 in via di dissoluzione, e che attenersi ad essa, incredibilmente, non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9. Nemmeno essere cattolici \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, da quando il signore argentino va dicendo che Dio non \u00e8 cattolico e da quando ha incominciato a rifiutarsi di benedire i fedeli, dicendo di non voler recare offesa a quanti cattolici non sono (lo ha fatto anche a Palermo, il 15 settembre scorso). Di che altro hanno bisogno, se sono in buona fede, per capire che pi\u00f9 di qualcosa non sta andando per il verso giusto?<\/p>\n<p>La sfida che la Chiesa, quella vera, la Sposa di Cristo, deve affrontare ai nostri giorni, \u00e8 perci\u00f2 duplice. Sul fronte interno, deve battersi per difendere la dottrina e, dove questa \u00e8 stata offesa, indebolita, smentita (come nel caso di <em>Amoris laetitia<\/em>), per ripristinarla in tutta la sua purezza. Bisogna far capire ai fedeli che non c&#8217;\u00e8 misericordia, non c&#8217;\u00e8 nemmeno carit\u00e0, se non nella verit\u00e0 e nella giustizia; che una chiesa &quot;misericordiosa&quot;, ma infedele alla verit\u00e0, che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo, non \u00e8 pi\u00f9 la Chiesa cattolica, ma un&#8217;altra cosa, e, se pretende di essere riconosciuta come tale, non si tratta che di una colpevole mistificazione. In pratica, si tratta di chiamare a raccolta i fedeli, laici e consacrati, affinch\u00e9 i pastori indegni e infedeli vengano ridotti al silenzio, vengano messi in condizione di non dare pi\u00f9 scandalo, e quindi, se necessario, vengano cacciati fuori a pedate nel sedere, come impostori, eretici e apostati, perch\u00e9 la loro permanenza nella Chiesa genera degli equivoci terribili, a causa dei quali viene messa in pericolo la salute delle anime, scopo supremo e ragion d&#8217;essere della Chiesa stessa. Sul fronte esterno, si tratta di riaffermare la specificit\u00e0 e l&#8217;identit\u00e0 della Chiesa fondata da Ges\u00f9 Cristo, non per dichiarare guerra alle altre fedi, e neppure agli uomini laicizzati e irreligiosi della societ\u00e0 moderna, ma per tornare a fare la propria proposta, a lanciare il proprio invito, a diffondere il Vangelo di Ges\u00f9 come la sola Parola di vita eterna, quella Parola di cui le anime hanno un disperato bisogno, e ce l&#8217;hanno anche quelle che credono di non aver bisogno di niente e di nessuno. L&#8217;idea che, per delicatezza e per rispetto degli altri, i cattolici debbano quasi nascondere e mortificare la loro identit\u00e0, \u00e8 semplicemente folle, come \u00e8 folle il modo di agire di un pontefice che non vuol benedire i fedeli per non offendere gli altri. Quando ci decideremo a capire che la sola maniera di essere credibili \u00e8 quella di essere veritieri, coerenti e fieri del Vangelo? Di religioni, ideologie, filosofie che promettono agli uomini la felicit\u00e0, assecondando i loro vizi, ce ne sono gi\u00e0 troppe. Non per carezzare i vizi degli uomini Ges\u00f9 Cristo \u00e8 venuto ad annunciare il Vangelo, ma perch\u00e9 credano e si convertano. E i cattolici vogliono esser da pi\u00f9 di lui?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella di San Vincenzo de&#8217; Paoli \u00e8 un po&#8217; una chiesa fantasma. Bench\u00e9 l&#8217;Opera di San Vincenzo sia presente nel capoluogo friulano da ben centosessanta anni,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27535","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27535","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27535"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27535\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}