{"id":27525,"date":"2018-08-31T06:06:00","date_gmt":"2018-08-31T06:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/31\/omaggio-alle-chiese-natie-s-martino-a-cussignacco\/"},"modified":"2018-08-31T06:06:00","modified_gmt":"2018-08-31T06:06:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-s-martino-a-cussignacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/31\/omaggio-alle-chiese-natie-s-martino-a-cussignacco\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: S. Martino a Cussignacco"},"content":{"rendered":"<p>La frazione di Cusisgnacco \u00e8 un po&#8217; un modo a s\u00e9 stante. Dista tre chilometri e mezzo dal centro di Udine ed \u00e8 un paese che si \u00e8 trovato inglobato nella espansione urbana della citt\u00e0, a differenza di altri paesi del circondario che non ne sono stato raggiunti. Questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 si trova vicino a uno dei principali assi stradali, quello che va dalla montagna verso il mare, costituito da via Palmanova; uscendo dal centro citt\u00e0, si trova sulla destra, all&#8217;altezza di via Veneto, dove sorge anche la chiesa parrocchiale. Il turista potrebbe fare un po&#8217; di confusione, perch\u00e9 oggi non esiste un paese di nome Cussignacco, mentre esiste, in citt\u00e0, una via Cussignacco, che va da piazza Garibaldi a piazza Unit\u00e0 d&#8217;Italia, per cui, se domanda informazioni a qualche passante, potrebbe essere indirizzato verso quest&#8217;ultima. Invece il nome Cussignacco indica un paese che di fatto non esiste pi\u00f9, \u00e8 diventato un quartiere periferico di Udine, e che, pur avendo conservato un suo aspetto caratteristico, non \u00e8 pi\u00f9 quello di una volta, mentre sono rimaste quassi immutate altre frazioni, come Laipacco, Beivars o Godia. \u00c8 facile arrivarci: ma, per evitare il traffico piuttosto intenso di via Palmanova, che \u00e8 priva di marciapiedi, conviene svoltare all&#8217;altezza di via del Partidor, raggiungere la rotonda di piazza del Commercio e proseguire sempre dritti verso sinistra: si arriva direttamente alla chiesa parrocchiale. La quale \u00e8 dedicata a San Martino Vescovo e sorge al centro di una piccola piazza dedicata a papa Giovanni XXIII, all&#8217;altezza di via Padova. Bench\u00e9 di fatto raggiunto dalla citt\u00e0 e divenuto un quartiere periferico, Cussignacco ha conservato alcuni tratti del tipico paesino della pianura friulana: \u00e8 vivace, con edifici moderni, ma non brutti, e molte casette col giardino; ha la fortuna di non trovarsi proprio sull&#8217;arteria principale, ma un po&#8217; all&#8217;interno di essa, e questo lo salva dall&#8217;attraversamento del traffico pesante. In pratica, un abitante del centro di Udine non ha alcuna ragione di venire qui, a meno che vi sia il suo luogo di lavoro, o vi abiti un amico, o che, la domenica, frequenti una trattoria della zona: ma non ha nulla, in se stesso, che lo possa attirare, e questo \u00e8 il motivo per cui anche noi, da bambini, non ci siamo stati mai, se non di passaggio e di sfuggita, senza riportarne quasi alcun ricordo. \u00c8 strano che ci\u00f2 possa accadere in una citt\u00e0 non molto grande, tuttavia \u00e8 abbastanza comune: a ben pensarci, le persone tendono a frequentare sempre gli stessi posti, la propria via e il proprio quartiere, e, se hanno del tempo per muoversi, preferiscono allontanarsi parecchio, anche grazie all&#8217;abitudine di usare l&#8217;automobile privata. Negli anni &#8217;60 l&#8217;automobile sono alcuni l&#8217;avevano, e noi non eravamo fra questi; c&#8217;erano, \u00e8 vero, i mezzi pubblici, un eccellente sevizio di autobus urbani, e uno di corriere su percorsi anche assai pi\u00f9 lunghi, fino a Roma da un lato, fino a Vienna dall&#8217;altro; inoltre una piccola agenzia di taxi, cui sovente facevamo ricorso per le gite domenicali, tanto che l&#8217;autista era diventato quasi un amico di famiglia. Erano anni in cui la lira andava fortissimo, si faceva una vacanza in Austria (in Austria, non in Iugoslavia!) praticamente <em>per risparmiare<\/em>; in cui una famiglia della piccola borghesia poteva permettersi di andare al ristorante ogni domenica, o quasi, e prendere il taxi, e vistare i musei, e pagare anche il pranzo all&#8217;autista, tutte cose che oggi, a parit\u00e0 di stipendio, ma non di potere d&#8217;acquisto della moneta, sarebbero impossibili.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, a Cussignacco, no, non ci era mai capitato di passare. Nella geografia privata di ogni bambino e adolescente ci sono i luoghi familiari, anche se non vicinissimi, e quelli remoti e mal conosciuti. Per noi, Paderno era un po&#8217; lontana, ma familiare; Cussignacco non lo era, e meno ancora Paparotti, circa un chilometro pi\u00f9 oltre, che gi\u00e0 nel nome, invero un po&#8217; buffo, evocava distanze misteriose, quasi esotiche. Queste cose possono far sorridere al giorno d&#8217;oggi, quando la gente si sposta con la macchina privata anche solo per andare e prendere il giornale, e i bambini mostrano sovente ben poca curiosit\u00e0, non guardano neanche dal finestrino e s&#8217;immergono nei loro giochi elettronici fino a quando sono arrivati a destinazione, sicch\u00e9 non sanno nulla della strada che hanno fatto, non saprebbero ritrovarla nemmeno sulla piantina e, se qualcuno domanda loro dove hanno trascorso la domenica, rispondono &quot;al ristorante&quot;, ma dove fosse questo ristorante, non lo sanno dire, e in verit\u00e0 non sono minimamente interessati a saperlo. Tutto ci\u00f2, a nostro parere, \u00e8 male, perch\u00e9 la fantasia e l&#8217;immaginazione del bambino si alimentano di queste piccole cose quotidiane, e se le si spegne, se gli adulti per primi non favoriscono in lui l&#8217;insorgere della pi\u00f9 piccola curiosit\u00e0, ma danno l&#8217;impressione che conti solo il &quot;risultato&quot;, cio\u00e8, nel caso di una gita domenicale, il fatto di sedersi a mangiare, e bere, poi ripartire, e magari ficcarsi ore e ore dentro un centro commerciale ove non arriva neanche la luce del sole, non si sa se \u00e8 giorno o notte, estate o inverno, quel bambino crescer\u00e0 come un fiore intisichito, non sboccer\u00e0 mai, perch\u00e9 un bambino privato della fantasia e dell&#8217;immaginazione \u00e8 un bambino derubato dei suoi sogni, e un bambino senza sogni non \u00e8 pi\u00f9 un bambino, ma solo un arido vecchietto che \u00e8 cresciuto troppo in fretta, senza occhi, n\u00e9 orecchi per vedere e udire le cose belle. E le cose belle non sono un lusso, sono una necessit\u00e0, beninteso se si vuole conservarla propria umanit\u00e0 e non scadere al livello delle bestie, preoccupate unicamente di soddisfare le loro necessit\u00e0 primarie. E magari si trattasse solo di questo: di solito, le persone che non sanno vedere la bellezza sono le stesse che dedicano molto tempo e moltissime energie, per non parlare della spesa, a procacciarsi una quantit\u00e0 di cose inutili, per saziarsi di capricci consumistici che non recano alcun senso di vero benessere, n\u00e9 un appagamento profondo. A ci\u00f2 ha contribuito molto anche il fatto che i bambini di oggi giocano sempre di meno, se giocare vuol dire servirsi di qualche giocattolo per volare con l&#8217;immaginazione; mentre i cosiddetti giochi di oggi, quasi tutti elettronici, giocano da soli, e il bambino \u00e8 relegato a semplice testimone passivo: non \u00e8 lui che gioca, lui guarda, e subisce, il gioco, che non \u00e8 un gioco, ma una brutta contraffazione della realt\u00e0, mostrata nei suoi aspetti peggiori. Il bambino sano vive le esperienze della sua et\u00e0 in un clima favoloso e associa i ricordi alle piccole, grandi cose che sollecitano la sua fantasia. Se l&#8217;adulto esamina i suoi ricordi d&#8217;infanzia, si accorge che il segreto dell&#8217;et\u00e0 felice \u00e8 questo e non l&#8217;aver fatto chiss\u00e0 quali esperienze, viaggi, pranzi e acquisti di oggetti costosi. Limitandosi ai giocattoli, non ricorder\u00e0 quelli pi\u00f9 cari ed elaborati, ma quelli che hanno stimolato la sua fantasia o che si legano a un clima affettivo di serenit\u00e0. Ad esempio, noi ricordiamo con precisione l&#8217;acquisto di una modestissima busta di soldatini di plastica, da poche lire, in una modestissima tabaccheria di Paderno, e ricordiamo perfino che tipo di soldatini erano, in ogni particolare: eppure non si trattava certo di un regalo di lusso, e neppure ricordiamo per quale motivo ci trovassimo in quel luogo distante da casa, noi che non avevamo l&#8217;automobile; per\u00f2 \u00e8 stato un piccolo regalo di nostro padre, che non ci ha mai viziati, pertanto quel piccolo regalo si \u00e8 impresso nel ricordo e si \u00e8 associato all&#8217;esperienza di una cosa bella, di un diversivo sereno, magari, chiss\u00e0, a margine di una vista medica, o dentistica, o di qualche altra esperienza ordinaria e di per s\u00e9 noiosa, che per\u00f2 \u00e8 stata totalmente cancellata dalla memoria. Una esperienza quasi identica \u00e8 legata a un altro luogo, un negozietto di materiale plastico in piazza Garibaldi, una sera gi\u00e0 buia d&#8217;autunno; e anche in quel caso, ricordiamo perfettamente che tipo di soldatini fossero. E, a proposito, il segreto \u00e8 anche questo: la sobriet\u00e0. Un bambino viziato non apprezza nulla, perch\u00e9 riceve troppo, e non associa le cose che riceve ad alcuna emozione particolare, perch\u00e9 ricevere, per lui, \u00e8 un&#8217;esperienza normale; mentre solo se l&#8217;esperienza ha qualcosa di speciale essa si imprime nel suo mondo affettivo e genera sensazioni profonde e, pi\u00f9 tardi, dolci ricordi. Un genitore profondamente buono, ma un po&#8217; severo, che fa un piccolissimo regalo di tanto in tanto: questa \u00e8 una cosa che colpisce un bambino assai pi\u00f9 di un genitore eccessivamente indulgente e permissivo, che vola a tradurre in realt\u00e0 ogni pi\u00f9 piccolo desiderio del figlio, e addirittura lo previene.<\/p>\n<p>Tornando alla chiesa di San Martino Vescovo, a Cussignacco, si presenta semplice ma dalle linee armoniose. \u00c8 lievemente sopraelevata, con la facciata a capanna, due piccole cuspidi alle estremit\u00e0 degli spioventi, senza colonne, n\u00e9 lesene, e senza alcuna finestra o apertura all&#8217;infuori del portale d&#8217;ingresso; sommit\u00e0 a timpano, e il robusto campanile incorporato alla congiunzione del presbiterio con l&#8217;abside, non alto, la cella campanaria piatta e di poco sovrastante la sommit\u00e0 del tetto della chiesa, con le pietre scure a vista che contrastano gradevolmente con le superfici chiare e perfettamente lisce del sacro edificio. Le origini della chiesa sono medievali, risalgono al XIII secolo; l&#8217;edificio attuale per\u00f2 ha poco pi\u00f9 di 200 anni, essendo stato consacrato nel 1803, in stile neoclassico. Anche la parrocchia \u00e8 antica; e Cussignacco, con la sua roggia e i suoi mulini, di cui resta traccia nella toponomastica, era gi\u00e0 un comune autonomo nel 1313, e lo \u00e8 rimasto fino a tempi relativamente recenti. La sorpresa, per\u00f2, viene dopo aver varcato il portale d&#8217;ingresso. L&#8217;interno, a navata unica, con l&#8217;alto soffitto e le pareti piene di stucchi, le grandi lesene dai capitelli ionici, le ampie cappelle laterali, la statua lignea di Sant&#8217;Antonio da Padova ai piedi del presbiterio rialzato di due gradini, e il bell&#8217;altare maggiore di marmo, con le statue dei Santi Pietro e Paolo ai lati, e dietro le canne lucenti del grande organo: tutto ci\u00f2, immerso in una luce chiaroscurale diffusa, sorprende per la ricchezza, per lo sfarzo, per l&#8217;armonia delle forme e delle proporzioni. E, su tutto, l&#8217;occhio \u00e8 attirato verso il punto focale dell&#8217;abside, illuminato da due alte bifore contrapposte, dove spicca una grande pala con il celebre episodio di San Martino, in groppa ad un cavallo bianco, che si sporge a tagliare con la spada il proprio mantello, per offrirne un lembo al mendicante, seminudo e intirizzito, che giace a lato della strada, sotto il cielo azzurro, ma freddo di novembre. Non sar\u00e0 un capolavoro, ma \u00e8 un&#8217;opera di discreta fattura, che s&#8217;imprime nell&#8217;immaginazione dei fedeli. E, a proposito dell&#8217;importanza delle impressioni ricevute da bambini, chi lo sa quanti bambini di Cussignacco, abituati a vedere quel dipinto ogni volta che entravano in chiesa, e quasi familiarizzati con esso, non hanno introiettato un po&#8217; alla volta, crescendo, anche il significato del gesto che esso raffigura: il gesto del dare, del donare, dell&#8217;aprirsi generosamente ai bisogni degli altri. E non solo i bambini, ma una intera comunit\u00e0, che abbia familiarit\u00e0 con questo tipo d&#8217;iconografia, \u00e8 probabile che riceva da essa pi\u00f9 spunti educativi e religiosi di quanti ne potrebbe avere da tanti discorsi, ornati forse di belle parole, ma poveri di sostanza spirituale e di spessore umano. Noi tutti, figli di una civilt\u00e0 che \u00e8 stata cristiana, non facciamo pi\u00f9 caso a tali cose, non vi riflettiamo, non vi dedichiamo un pensiero; eppure, proviamo a considerare la cosa in questi termini: quanti spunti di bont\u00e0, di generosit\u00e0, di altruismo, anche da una semplice opera di pittura di un maestro locale, come la pala della chiesa di San Martino, ricevono i membri delle altre civilt\u00e0? Senza voler svalutare o sminuire nessuno: quante volte un ebreo, un islamico, un ind\u00f9, uno scintoista, vedono qualcosa che ricordi loro la bellezza del donare, anche privandosi del necessario, come lo vedono i fedeli che entrano in una modesta chiesa di paese, come quelli di Cussignacco? Il fatto \u00e8 che, per noi, questi spunti di bont\u00e0, queste esortazioni alla carit\u00e0 cristiana, al perdono, alla condivisione, che ci vengono ogni giorno da cento parti, non solo dalla pittura sacra, ma dalla scultura, dalla musica, dalla poesia, dalla letteratura, perfino dai proverbi, o dai mille capitelli che si trovano agli incroci o nelle nicchie dei muri delle case di una volta, sono diventati parte del nostro paesaggio fisico e spirituale, sono diventati parte di noi stessi, del nostro modo di pensare e di sentire; non vi facciamo pi\u00f9 caso come non si fa caso al proprio respiro, perch\u00e9 respirare \u00e8 la cosa pi\u00f9 naturale del mondo. Ma in altre culture il perdono, la condivisione, la bont\u00e0 come stile di vita, diciamo pure la santit\u00e0 come modello, non sono affatto sentimenti frequenti, perch\u00e9 non vengono alimentati n\u00e9 dal codice morale, n\u00e9 dai soggetti dell&#8217;arte sacra. Diceva un capo villaggio del&#8217;isola di Sumatra, in Indonesia, Paese a stragrande maggioranza islamico, a un missionario: <em>Voi cristiani avete una cosa che noi non abbiamo, per questo siete molto apprezzati dalle nostre comunit\u00e0: avete la capacit\u00e0 di perdonare; mentre a noi \u00e8 stata insegnata la vendetta, ogni offesa deve essere vendicata e cos\u00ec le faide tribali vanno avanti per generazioni e generazioni, senza che se ne sappia pi\u00f9 l&#8217;origine<\/em>.<\/p>\n<p>Ripetiamo: non si tratta di sminuire gli altri e di assumere atteggiamento di superiorit\u00e0; si tratta di essere se stessi. Il cristiano dovrebbe essere fiero di essere tale, cio\u00e8 un seguace di Ges\u00f9 Cristo, colui che preg\u00f2 perfino mentre lo stavano inchiodando sulla croce: <em>Padre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che lo fanno<\/em>. La teologia della svolta antropologica, che tende a storicizzare ogni cosa, e quindi a mettere le varie religioni sullo stesso piano, magari con la scusa del dialogo, tradisce non solo il Vangelo, ma tutto il bene che il Vangelo pu\u00f2 fare ai non cristiani. Per una falsa idea di rispetto e pluralismo, il cristiano progressista e &quot;dialogante&quot; si auto-censura, non annuncia pi\u00f9 il Vangelo: come ha fatto il signore argentino durante il viaggio &quot;apostolico&quot;, che tale non era, in Myanmar e Bangla Desh nel 2017, durante il quale ha parlato molto dell&#8217;uomo e poco di Dio, meno ancora di Ges\u00f9. Ecco: questo \u00e8 il tradimento del cristianesimo, oltre che della funzione del vicario di Cristo. Se non deve annunciare il Vangelo, cosa ci sta a fare un cristiano, che ci sta a fare il papa?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La frazione di Cusisgnacco \u00e8 un po&#8217; un modo a s\u00e9 stante. 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