{"id":27520,"date":"2018-08-13T06:46:00","date_gmt":"2018-08-13T06:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/13\/omaggio-alle-chiese-natie-san-gottardo\/"},"modified":"2018-08-13T06:46:00","modified_gmt":"2018-08-13T06:46:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-san-gottardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/13\/omaggio-alle-chiese-natie-san-gottardo\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: San Gottardo"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa di San Gottardo Vescovo sorge, sulla sinistra, lungo la strada che da Udine conduce a Cividale; venendo dal centro, si passa davanti al santuario della Madonna delle Grazie, si imbocca il borgo Pracchiuso, poi si esce sul piazzale Oberdan, lo si attraversa e si prosegue sempre dritti seguendo lo stradone ampio e non molto trafficato, fiancheggiato da due file di alberi. San Gottardo di Hildesheim \u00e8 un santo di origine bavarese, divenuto poi vescovo nella Germania settentrionale, vissuto a cavallo tra il X e l&#8217;XI secolo, che molto si adoper\u00f2 per diffondere la riforma cluniacense nei monasteri tedeschi e che venne canonizzato circa un secolo dopo la morte; il suo culto \u00e8 molto diffuso nella vasta regione a cavallo delle Alpi, infatti il suo nome \u00e8 legato a uno dei principali valichi di questa catena montuosa. Nel nostro Paese \u00e8 presente soltanto nelle regioni nord-orientali: in provincia di Brescia, in quella di Bergamo, in quella di Trento, in quella di Treviso e, appunto, in quella di Udine. Nonostante l&#8217;edificio attuale, a pianta ottagonale e con una bella torre campanaria al fianco, sia relativamente recente, poich\u00e9 ha da poco compiuto un secolo, le sue origini, invece, sono antiche: in questo luogo, una chiesa dedicata a San Gottardo esisteva gi\u00e0 ai tempi del Patriarcato di Aquileia, prima della met\u00e0 del 1300. \u00c8 verosimile che a introdurre il culto di San Gottardo siano stati dei pellegrini, o forse dei mercanti, di ritorno dalla Germania, o forse gli stessi patriarchi aquileiesi, che avevano anche il titolo di duchi del Friuli, i quali per un certo periodo furono tutti tedeschi e ghibellini, e nominati direttamente dagli imperatori, al punto che lo Stato patriarcale fu, politicamente una specie di appendice della Germania.<\/p>\n<p>Riportiamo dal sito <a href=\"../../../../../www.diocesiudine.it/default.htm\">www.diocesiudine.it<\/a>:<\/p>\n<p><em>La chiesa ha radici molto antiche. Le prime testimonianze risalgono al 1335 quando il patriarca Bertrando la consacr\u00f2 a San Gottardo e la affid\u00f2 ai Monaci Camaldolesi (prima era abitata da eremiti). Nel 1454 divenne lazzaretto per gli appestati. I monaci si trasferirono e la chiesa venne affidata alla Confraternita di San Gottardo. Migliaia le persone che vi passavano ogni anno, anche perch\u00e9 divenne luogo di quarantena per chi entrava in citt\u00e0. La chiesa, per questo, fu considerata troppo piccola e tra il 1625 e il 1642 venne costruita l&#8217;attuale. Eretta a cappellania e affidata alla confraternita di San Gottardo, la chiesa venne per\u00f2 chiusa al culto nel 1810, con l&#8217;occupazione napoleonica del Friuli che, ricorda il prof. D&#8217;Arrigo, comport\u00f2 la soppressione di ordini e confraternite religiose. L&#8217;area &#8212; assieme al lazzaretto &#8212; divenne accampamento francese e la chiesa deposito di munizioni, venendo spogliata di molti suoi beni, tra cui anche il pavimento. Con il ritorno degli austriaci, nel 1813, l&#8217;\u00abente chiesa di San Gottardo\u00bb venne incamerato dal Governo austriaco che, nel 1843, lo vendette al pubblico incanto. Cos\u00ec, la propriet\u00e0 pass\u00f2 prima a Pietro Antivari, poi alla figlia Nina la quale, sposatasi con Giovani Antonio Mauroner, port\u00f2 in dote i terreni e la chiesa. L&#8217;edificio divenne deposito per le attrezzature agricole. Cosicch\u00e9 gli abitanti di San Gottardo, desiderosi di avere un loro luogo di culto, pensarono di costruire una chiesa nuova sull&#8217;incrocio con via Morosina. Alla fine, prosegue D&#8217;Arrigo, giunse provvidenziale la generosa offerta di Giuliano Mauroner, figlio di Antonio e Nina, che con atto notarile, il 16 aprile 1914, fece una donazione in perpetuo alla popolazione di San Gottardo sia della chiesa che dei fondi annessi. Fondamentale fu l&#8217;opera di intermediazione di mons. Pietro Dell&#8217;Oste, parroco delle Grazie, sotto la cui giurisdizione ricadeva allora San Gottardo. Seguirono i lavori di ripristino e la chiesa fu inaugurata il 7 giugno del 1914. Successivamente la diocesi eresse la chiesa a cappellania e, nel 1955, a parrocchia<\/em>.<\/p>\n<p>I casi della vita sono strani e non finiscono mai di sorprenderci. Pur avendo girato in lungo e in largo le strade, i viali e la periferia della nostra citt\u00e0, quando venne il momento di lasciarla per sempre, all&#8217;inizio dell&#8217;adolescenza, questa era una delle pochissime chiese che non avevamo mai visitato, situata com&#8217;\u00e8 in un quartiere fortemente eccentrico e relativamente lontano dal centro, dove noi abitavamo, proprio ai piedi del Castello. In pi\u00f9, non c&#8217;\u00e8 un vero paese, ma solo una grande strada fiancheggiata da case e da numerose caserme, quando c&#8217;era ancora il sevizio militare obbligatorio e perdurava la Guerra fredda, per cui la nostra citt\u00e0 era piena di soldati e di servizi logistici e amministrativi dell&#8217;esercito. Ci eravamo s\u00ec passati davanti, in bicicletta, per fare una corsa a Cividale; ma dentro, non eravamo mai stati. Il destino volle che fossimo poi chiamati a svolgere il nostro servizio militare, una decina di anni pi\u00f9 tardi, in una brigata alpina, proprio da queste parti; e che in una sera umida e buia, nelle ore della libera uscita, capitassimo appunto davanti alla chiesa di San Gottardo Vescovo, dai bianchi muri poligonali, scanditi da lesene doriche, che spiccavano contro le sagome scure degli alberi, e, vedendola illuminata, decidessimo di fermare la macchina e di entrare. Si stava celebrando la Santa Messa; l&#8217;interno era semibuio e c&#8217;erano poche persone, che per\u00f2 seguivano la cerimonia con molto fervore. Restammo particolarmente colpiti dalle letture bibliche e specialmente da quel passo del <em>Libro di Isaia<\/em> che parla del ritorno del popolo d&#8217;Israele dopo la fine dell&#8217;esilio in Babilonia:<\/p>\n<p><em>Cos\u00ec, partirete con gioia e sarete condotti con sicurezza.\u00a0 Monti e colline vi acclameranno e tutti gli alberi dei campi vi batteranno le mani. Al posto dei roveti crescer\u00e0 il cipresso, al posto delle ortiche verdegger\u00e0 il mirto. Questo sar\u00e0 per il Signore a rinomanza, un monumento eterno che non verr\u00e0 mai distrutto.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 stata come una rivelazione, dopo anni di dubbi e di distacco dalla pratica religiosa, simili all&#8217;esilio in terra straniera descritto dal profeta biblico. S\u00ec, noi abbiano una patria, da qualche parte, ma non quaggi\u00f9; una Patria celeste, che ci attende, non qui, ma altrove; una Patria celeste dove gli Angeli ci accoglieranno festanti, insieme ai nostri cari che ci hanno preceduto, ci batteranno le mani e ci abbracceranno, dopo il lungo e faticoso pellegrinaggio sulle strade polverose, sassose e spinose della vita terrena. L&#8217;Angelo Custode, che sa e vede, ci aveva dato appuntamento in quel luogo fuori mano, in una sera piovosa del tardo autunno, proprio nella nostra citt\u00e0 natale, ma l\u00e0 dove non eravamo mai entrati prima, per rimetterci sulla strada giusta. E a fornirci l&#8217;occasione decisiva era stata la bella liturgia cattolica, pur cos\u00ec ridimensionata, per non dire mutilata, dopo la cosiddetta riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Ogni parola, ogni gesto che fanno parte della santa Messa possono svolgere una funzione decisiva nella lotta tra la fede e l&#8217;incredulit\u00e0, e avere un&#8217;importanza immensa nella storia delle singole anime che partecipano al sacro rito. Niente deve essere casuale, improvvisato, lasciato all&#8217;arbitrio del celebrante; la Messa non \u00e8 di propriet\u00e0 d&#8217;un singolo sacerdote, \u00e8 patrimonio della Chiesa nella sua interezza, si inserisce nel mistero della comunione dei Santi e ha come vero celebrante il Signore Ges\u00f9, che si serve degli operai della sua vigna, quantunque indegni in quanto esseri umani, ma che sotto l&#8217;azione dello Spirito Santo, s&#8217;innalzano, diventano dei giganti, superano di molto i comuni limiti della natura umana. \u00c8 il mistero del sacerdozio, di un <em>alter Christus<\/em> che, quando amministra i sacramenti e quando celebra la Messa, se si lascia riempire dallo Spirito Santo e si unisce totalmente, con la mente e con il cuore, alla Volont\u00e0 divina, si trasforma in una creatura nuova, e talvolta anche gli altri possono vedere dall&#8217;esterno la straordinaria trasformazione. Nel caso di san Pio da Pietrelcina, che quando officiava la Messa si trasfigurava e si immedesimava al punto che il rito poteva durare anche tre ore, e la contemplazione del Santissimo, prima della Eucarestia, anche mezz&#8217;ora e pi\u00f9, abbiamo, fra le altre, la testimonianza di un sacerdote, Marcellino Iasenza Niro: \u00abIl Padre. San Pio da Pietrelcina\u00bb (San Giovanni Rotondo, Convento di Santa Maria delle Grazie, 2007, vol. III, pp. 629-630):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>\u00abFra Daniele Natale, un fratello molto caro al Padre, quando era a Foggia quale cuciniere della nostra fraternit\u00e0, fu pregato dal p. provinciale, p. Agostino da S. Marco in Lamis, di salire a S. Giovanni Rotondo per supplire il frate sacristia nell&#8217;accompagnare P. Pio a confessare gli uomini nel pomeriggio. Intorno alle 14,30 egli andava in coro ad aspettare il Santo che, prima di scendere ad amministrare il sacramento del perdono, vi si recava per raccogliersi in preghiera.<\/em><\/p>\n<p><em>Egli racconta: &quot;Un giorno ero in attesa del suo arrivo, quando si apr\u00ec la porta ed egli entr\u00f2. Rimasi senza fiato, perch\u00e9 mi vidi davanti un gigante, un colosso. Un P. Pio cos\u00ec non lo avevo mai visto. Era alto, tanto alto che la sua statura arrivava all&#8217;altezza del Crocifisso, collocato sul parapetto del coro. Si inginocchi\u00f2 al solito posto e vi rimase immobile per un quarto d&#8217;ora circa.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi si alz\u00f2. Ma quale trasformazione! Appariva piccolo ed invecchiato tanto che si faceva fatica a riconoscerlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Detti una rapida occhiata a P. Agostino, che seduto nello scanno del superiore, mi guardava. Avvicinatomi a lui, mi disse sotto voce: &quot;Hai visto che fenomeno?&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Padre provinciale, che cosa avete visto voi?&quot;, domandai.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quello che hai visto tu. Un colosso quando \u00e8 entrato&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;E un vecchietto quasi cadente, quando \u00e8 uscito&quot;, aggiunsi io.<\/em><\/p>\n<p><em>P. Agostino si mise le mani alle tempie, scuotendo la testa: &quot;Noi non capiremo mai questo Padre&quot;, mormor\u00f2.<\/em><\/p>\n<p>Di questo notevole fenomeno, gi\u00e0 trattato in un precedente articolo, si pu\u00f2 dire che, visto con gli occhi della fede non \u00e8 poi cos\u00ec difficile da capire e da accettare, anche se Umberto Eco o Margherita Hack, imbottiti di scientismo ottocentesco e di razionalismo a un tanto il chilo, mai e poi lo potrebbero ammettere, e parlerebbero invece di suggestione o forse, di tendenze isteriche legate a chiss\u00e0 quali turbe emotive, magari originate da un trauma sessuale infantile. Loro e quelli come Piero Angela o Massimo Polidoro hanno creduto d&#8217;aver smontato, per mezzo del C.I.C.A.P., uno ad uno, tutti i fenomeni soprannaturali legati alle esperienze mistiche: perch\u00e9 gli uomini vedono solo quello che sono capaci di vedere, ossia, per parlare pi\u00f9 esattamente, solo quello che sono disposti a vedere; e i bambini, che sono disposti a vedere ben altro, vedono, effettivamente, molto di pi\u00f9, e non \u00e8 certo un caso che alcune delle pi\u00f9 famose apparizioni mariane (La Salette, Lourdes, Fatima) abbiano avuto per testimoni proprio dei bambini. Ma tornando al discorso sulla liturgia, e alla sua importanza per la fede dei cattolici, non vi \u00e8 alcun dubbio che non la si pu\u00f2 sottovalutare, a meno che si abbia lo scopo di attaccare, attraverso la liturgia, la fede stessa: ci\u00f2 che probabilmente aveva in mente monsignor Annibale Bugnini, il prelato massone che fu regista della cosiddetta riforma liturgica, dal 1964 al 1969, alla quale si deve il <em>Nuovo Messale Romano<\/em>. Il liturgista spagnolo Matia Aug\u00e9, classe 1936, uno dei massimi esperti in materia, con qualcosa come 260 pubblicazioni al suo attivo, si arrampica alquanto sugli specchi per spiegarci che non c&#8217;\u00e8 alcuna discontinuit\u00e0 fra la liturgia di prima e dopo il Concilio; nel suo libro <em>Liturgia<\/em>, di 320 pagine, sfiora pudicamente l&#8217;argomento in tre o quattro paginette, per dire, in sostanza (San Paolo, 2003, p. 62):<\/p>\n<p><em>La riforma liturgica \u00e8 stata attuata passando attraverso tre fasi principali: il passaggio graduale dal latino alla lingua viva (1965-1966), che ha avuto uno spazio maggiore di quanto previsto dalla &quot;Sacrosanctum Concilium&quot; al n. 36, in fedelt\u00e0 pi\u00f9 allo spirito che alla lettera del documento conciliare; la redazione dei libri liturgici e la progressiva pubblicazione dei nuovi, con la relativa traduzione iniziata nel 1969; la terza, pi\u00f9 complessa e delicata, &#8211; iniziata timidamente e non finita ancora &#8212; dell&#8217;adattamento dei riti, affidata alle conferenze episcopali, sotto la guida degli organismi centrali della Santa Sede<\/em>.<\/p>\n<p>Ah, questi progressisti sono davvero impagabili nella loro rocciosa presunzione; eppure, ogni tanto, senza che se ne avvedano, anche a loro scivola di bocca una parola veritiera, che li tradisce. A parte l&#8217;opinabile giudizio sulla timidezza della riforma liturgica, si noti come l&#8217;abolizione del latino (lingua morta, dato che le lingue nazionali son definite <em>vive<\/em>?) viene descritta con l&#8217;espressione <em>ha avuto uno spazio maggiore di quanto previsto dalla &quot;Sacrosanctum Concilium&quot;<\/em>. Ma subito il Nostro si riprende, e precisa trionfante: <em>in fedelt\u00e0 pi\u00f9 allo spirito che alla lettera del documento conciliare<\/em>. Oh, bella!, da quando fa testo lo <em>spirito<\/em>, con la lettera minuscola, invece dei documenti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa di San Gottardo Vescovo sorge, sulla sinistra, lungo la strada che da Udine conduce a Cividale; venendo dal centro, si passa davanti al santuario<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,245],"class_list":["post-27520","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27520","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27520"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27520\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}