{"id":27516,"date":"2018-07-31T01:41:00","date_gmt":"2018-07-31T01:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/31\/omaggio-alle-chiese-natie-san-giorgio-maggiore\/"},"modified":"2018-07-31T01:41:00","modified_gmt":"2018-07-31T01:41:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-san-giorgio-maggiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/31\/omaggio-alle-chiese-natie-san-giorgio-maggiore\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: San Giorgio Maggiore"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa di San Giorgio, in Borgo Grazzano! Che meraviglia, che luogo incantevole; e quanti bei ricordi. Fin dal 1300 la confraternita dei <em>boni homines<\/em> di questo borgo aveva eretto una chiesetta all&#8217;angolo dell&#8217;attuale via Cisis, che alla fine del 1500 era diventata parrocchia; poi, crescendo ancora la popolazione, il piccolo edificio era stato abbattuto e al suo posto, fra il 1760 e il 1780 (ma l&#8217;ultima pietra sar\u00e0 posta solo nel 1831), venne costruito quello attuale, leggermente sopraelevato rispetto al piano stradale, che possiede, come tutta la strada sulla quale domina, un&#8217;aria molto caratteristica e vagamente senza tempo. La bella facciata settecentesca, riuscitissimo equilibrio fra classicismo e barocco, di un bianco quasi abbagliante, svetta sopra le vecchie case a destra e a sinistra: edifici vetusti, al limite della fatiscenza (specie quello di sinistra), che danno perfettamente l&#8217;idea di come si presentava la citt\u00e0 cent&#8217;anni fa, anche se una cosa \u00e8 irrimediabilmente cambiata e i giovani d&#8217;oggi, forse, non l&#8217;immaginano neanche: fino agli anni &#8217;50 del secolo scorso vi scorreva la roggia, per tutta la notevole lunghezza del vecchio borgo, e gli conferiva un aspetto vagamente acquatico, un po&#8217; come Chioggia, o meglio come la vecchia Milano dei navigli. Quando venne coperta, se ne and\u00f2 per sempre una parte della vecchia anima cittadina: ci sono delle foto che documentano l&#8217;evento, con la gente che si ferma a guardare, incuriosita, forse perplessa. Che volete farci, \u00e8 il progresso, questo \u00e8 tutto spazio sprecato, bisogna guadagnarne il pi\u00f9 possibile per la circolazione automobilistica e per il parcheggio dei mezzi; questa roggia da coprire \u00e8 una vera benedizione. E cos\u00ec ,quegli amministratori e quegli urbanisti, che non hanno brillato certo per saggezza o per lungimiranza, hanno deciso di fare la cosa pi\u00f9 facile e pi\u00f9 rozza, come un medico che non pensa tanto a curare, quanto ad amputare: e hanno scelto di coprire, nascondere, cementificare, e invitare le auto ad entrare rombando nei vecchi borghi, fin nel cuore della citt\u00e0, stravolgendo la vita degli abitanti, delle vecchie botteghe affacciate sulla via, dei bambini che giocavano a frotte senza bisogno di giocattoli, tanto meno elettronici, divertendosi con niente, ma padroni dei luoghi dov&#8217;erano nati e sempre vissuti (le ferie al mare o ai monti erano ancora da venire, come tutti gli altri miti e riti del nascente consumismo; figuriamoci quelle nei paradisi esotici, alle Canarie o alle Maldive). Eppure, anche dopo la copertura della roggia, Borgo Grazzano era sempre Borgo Grazzano: entrarvi dalla Piazza Garibaldi, e avviarsi verso Piazzale Cella, guardando le vetrine delle modestissime botteghe, le facciate delle case un po&#8217; cadenti, e gettare un colpo d&#8217;occhio sui vicoli adiacenti, come il Vicolo Paradiso, con le scale esterne e i ballatoi di legno, come nelle case di montagna, aveva sempre un fascino strano, particolare: era come tuffarsi indietro nel tempo, risalirne di qualche anno la corrente; come se in quel luogo si potesse ritrovare e respirare un po&#8217; di quella buona aria di una volta, prima del <em>boom<\/em>, e la vita aveva i suoi ritmi lenti, uguali, monotoni solo in apparenza, in realt\u00e0 pieni di significato, perch\u00e9 vicini ai bisogni reali delle persone; mentre poi sono nati i bisogni artificiali, i bisogni fasulli, instillati dalla pubblicit\u00e0, che hanno sospinto i ritmi della vita cittadina in una direzione innaturale, incontrollabile, sempre pi\u00f9 aberrante. Pur essendo bambini, e non conoscendo affatto la storia della citt\u00e0, n\u00e9 facendo alcun preciso ragionamento, noi d&#8217;istinto ci sentivamo attratti da quel borgo un po&#8217; cos\u00ec &#8212; simile, del resto, agli altri borghi, borgo Villalta, borgo San Lazzaro, borgo Pracchiuso &#8211; ma forse il pi\u00f9 caratteristico di tutti, quello ove si era meglio conservata l&#8217;atmosfera di qualche anno prima. Perch\u00e9 la via, bench\u00e9 avesse un&#8217;aria decisamente popolare, dal principio alla fine, non presentava segni di degrado, case vuote, negozi sfitti: era tutta popolata da gente povera, ma dignitosa, e fiancheggiata da trattorie, negozietti di frutta e verdura, mercerie, rivendite di pane, insomma niente di lussuoso, niente negozi di vestiti, o di gioielli, niente banche, niente alberghi o ristoranti a quattro stelle, solo cose necessarie alla vita d&#8217;ogni giorno. In fondo somigliava a una strada di paese, quelle strade lunghe ed ampie, un po&#8217; incurvate, come ce ne sono tante nella campagna profonda.<\/p>\n<p>Ma la sorpresa, la meraviglia, la scoperta, venivano entrando, dopo aver varcato la soglia per immergersi nella luce soffusa dell&#8217;interno, fra le chiare colonne slanciate dai capitelli corinzi elegantissimi, nello spazio sapientemente misurato. La pala sopra l&#8217;altar maggiore, opera di un pittore del Cinquecento, Sebastiano Florigerio, che rappresenta San Giorgio a cavallo, nell&#8217;atto di trafiggere il drago, \u00e8 un piccolo gioiello sconosciuto ai pi\u00f9, capace di conferire a tutto l&#8217;insieme un&#8217;atmosfera magica, fiabesca, potentemente evocativa, quasi da <em>Mille e una notte<\/em>. Quante volte, recandoci al vicino cinema-teatro, per assistere alla proiezione di un film di Tarzan o di Maciste, offerto dal cappellano del duomo per aver prestato servizio ai Vespri come chierichetti, siamo entrati col cuore trepidante ad ammirare quella scena favolosa, che aveva il respiro epico di un poema cavalleresco. Ecco il santo, armato e indossante l&#8217;armatura lucente, come un cavaliere medievale; ai suoi piedi il drago dal lungo collo che stramazza a terra, morente, rabbioso; e la principessa dalla veste elegantissima, bionda, spaventata, deliziosa nel suo gesto di supplica, gli occhi rivolti al cielo: una scena veramente affascinante, un incanto per un bambino che possieda, come del resto \u00e8 naturale nei bambini, appena un po&#8217; di fantasia. Guardando quella scena, in quel paesaggio strano, esotico, si restava affascinati: possibile che ci siano avvero i draghi? Ne esistono ancora? E i cavalieri, e le belle fanciulle da salvare, ci sono anche quelli? E cos\u00ec la mente fantasticava, si perdeva, e le cose pi\u00f9 strane, pi\u00f9 bizzarre, pi\u00f9 avvincenti, parevano farsi pi\u00f9 vicine, sempre pi\u00f9 vicine, fin quasi a portata di mano&#8230;<\/p>\n<p>Ma, come dice san Paolo nella <em>Prima lettera ai Corinzi<\/em> (13, 11): <em>Quand&#8217;ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ci\u00f2 che era da bambino l&#8217;ho abbandonato<\/em>; e cos\u00ec anche noi, crescendo, abbiamo capito una cosa: che il drago, il pi\u00f9 terribile, il pi\u00f9 pericoloso di tutti i draghi, si nasconde dove meno ce lo si aspetterebbe: nelle profondit\u00e0 abissali della propria anima. \u00c8 da l\u00ec che salgono gli istinti primitivi, indomabili, violenti; ed \u00e8 su di essi che bisogna vegliare e vigilare, e stare pronti al combattimento, e fare appello a tutto il proprio coraggio. Il drago, il mostro, \u00e8 dentro di noi; non fuori. Bisogna stare di sentinella sulle mura, ma fare attenzione pi\u00f9 verso l&#8217;interno che verso l&#8217;esterno. Dovremmo saperlo, e del resto le cronache &#8212; cronache tristi, malinconiche &#8212; ce lo rammentano ogni giorno; e invece tendiamo a dimenticarlo, a far come se questo pericolo non esistesse, come se il nemico fosse sempre <em>l&#8217;altro<\/em>. No, il nemico siamo noi: siamo esseri scissi, divisi; siamo creature del bene e del male; e la vittoria del bene non \u00e8 mai assicurata, non \u00e8 mai certa e definitiva: in qualunque momento anche l&#8217;uomo pi\u00f9 pio, pi\u00f9 timorato di Dio, pu\u00f2 scivolare e cadere malamente. Ci\u00f2 avviene se ci si allontana da Lui, se si confida solamente in se stessi; avviene quando si dice, con orgoglio: <em>No, a me non accadr\u00e0: io sono padrone di me stesso<\/em>. E poi, allorch\u00e9 avviene, ecco che la mente, perfida e ingegnosa, va in cerca di mille tortuose giustificazioni, d&#8217;infinte attenuanti per convincerci che no, che quella tale azione non era male, non era peccato, che era qualcosa d&#8217;innocente, perfino di pulito: miserabile stravolgimento della verit\u00e0, dettato unicamente dal desiderio di autoassolversi. Invece non \u00e8 cos\u00ec: non ci si pu\u00f2 autoassolvere, come non ci pu\u00f2 auto-redimere: ci assolve solamente Dio, ci redime solamente Lui. Come scrive ancora san Paolo (<em>Efesini<\/em>, 6, 11-17): <em>Prendete perci\u00f2 l&#8217;armatura di Dio, perch\u00e9 possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.\u00a0State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verit\u00e0, rivestiti con la corazza della giustizia,\u00a0e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.\u00a0Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;\u00a0prendete anche l&#8217;elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cio\u00e8 la parola di Dio.<\/em><\/p>\n<p>Il giornale dell&#8217;altro giorno riporta una di queste tristissime notizie di cronaca: un prete di settant&#8217;anni \u00e8 stato sorpreso, a bordo di un&#8217;automobile parcheggiata in un luogo un po&#8217; appartato, presso un supermercato, mezzo svestito e in atteggiamento inequivocabile con una bambina di 10 o 11 anni, seminuda, i pantaloni e la maglietta abbassati. Sono stati visti, qualcuno ha dato l&#8217;allarme; si \u00e8 raccolta una piccola folla che per poco non ha linciato quell&#8217;indegno sacerdote, finch\u00e9 non \u00e8 arrivata una volante della polizia che lo ha portato via: ora si trova agli arresti domiciliari. Il fatto \u00e8 accaduto a Calenzano, una cittadina di 17.000 anime in provincia di Firenze; ne \u00e8 stato protagonista il parroco di San Ruffignano a Sommaia, don Paolo Glaentzer, cautelativamente sospeso dal suo vescovo (quando i buoi sono scappati dalla stalla&#8230;); la bambina fa parte di una famiglia disagiata, problematica, con dei genitori ai quali i servizi sociali avevamo gi\u00e0 tolto una volta la potest\u00e0 sui figli, perch\u00e9 ritenuti incapaci di esercitare responsabilmente il loro ruolo. Don Paolo li aveva aiutati, anche economicamente, e frequentava da amico quella casa; ha ammesso di essersi appartato altre volte con la piccola. A sentir lui, si \u00e8 trattato di gesti &quot;di affetto&quot;, anche se ha ammesso che \u00e8 stato &quot;un errore&quot;. Sorridendo, cos\u00ec pare, ha cercato di barare sull&#8217;et\u00e0 della piccola, dicendo che pensava avesse almeno quindici anni, cosa impossibile visto che conosceva quella famiglia da molti anni e aveva visto la bambina ancora in fasce; come se non bastasse, si \u00e8 giustificato affermando che era sempre lei a &quot;prendere l&#8217;iniziativa&quot;. Il che potrebbe anche essere, lo diciamo in via ipotetica, cos\u00ec come pu\u00f2 essere, come lui dice, che sia una ragazzina molto pi\u00f9 matura della sua et\u00e0: ma \u00e8 tragico come egli non veda che tutto ci\u00f2 non basta ad alleggerire di una virgola le sue pesantissime responsabilit\u00e0. Indipendentemente da chi ha preso l&#8217;iniziativa, l&#8217;adulto \u00e8 lui, anzi, l&#8217;anziano, e per giunta sacerdote; lei \u00e8 solo una bambina di dieci anni e, per quanto &quot;matura&quot;, resta sempre e solo una bambina: portandola fuori in auto, alle dieci di sera, e appartandosi con lei, spogliandosi, toccandola (non sappiamo fino a che punto) \u00e8 lui che si \u00e8 macchiato di una colpa gravissima, che si chiama, se non andiamo errati, pedofilia. Un uomo di settant&#8217;anni che fa sesso con una bambina di dieci \u00e8 un pedofilo, puramente e semplicemente; se, poi, quell&#8217;uomo \u00e8 anche un sacerdote, allora forse, invece di dire (vedi l&#8217;audio realizzato dal <em>Corriere Fiorentino),<\/em> con una certa leggerezza, che ha sbagliato, s\u00ec, ma dopotutto era una relazione affettiva, e che lui si rivolger\u00e0 a Ges\u00f9 e a Maria Vergine, dovrebbe andarsi a rileggere e meditare le parole severissime di Ges\u00f9 medesimo su questo argomento (<em>Matteo<\/em>, 18, 5-10): <em>Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.\u00a0Guai al mondo per gli scandali! \u00c8 inevitabile che avvengano scandali, ma guai all&#8217;uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti \u00e8 occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; \u00e8 meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno.\u00a0E se il tuo occhio ti \u00e8 occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; \u00e8 meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.\u00a0Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perch\u00e9 vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che \u00e8 nei cieli.<\/em> Invece, pare che don Paolo non abbia capito niente; nemmeno che gli hanno concesso gli arresti domiciliari solo per la sua et\u00e0 avanzata, ma avrebbero potuto benissimo metterlo in galera, vista l&#8217;accusa che gli pesa sul capo: violenza sessuale aggravata.<\/p>\n<p>Lungi da noi volerci impancare a giudici e giustizieri; anzi, proprio per questo ci fa ribrezzo l&#8217;atteggiamento assunto dalla neochiesa in questa circostanza. Prima il vescovo, Giuseppe Betori, si affretta a lavarsi le mani, dicendo che non gli era mai giunta alcuna segnalazione su quel prete (questa l&#8217;abbiamo gi\u00e0 sentita tante, troppe volte: come nel caso del vescovo di Padova, Cipolla, a proposito del porno-parroco Andrea Contin), il quale, d&#8217;altro canto, non era nemmeno appartenente al clero diocesano, in quanto incardinato in una diocesi del Lazio (pare che abbia girato parecchio, da una sede all&#8217;altra, e che sia stato perfino monaco benedettino, in Germania, per una ventina d&#8217;anni). Poi il quotidiano <em>L&#8217;Avvenire<\/em>, bramoso di rifarsi una verginit\u00e0 anti-pedofilia, dopo aver sempre sostenuto ciecamente il signor Bergoglio, anche quando questi difendeva a spada tratta il vescovo Barros che in Cile ne ha fatte di tutti i colori ed \u00e8 detestato per gli abusi sessuali commessi, titola con accenti robespierristi: <em>Tolleranza zero per don Glaentzer<\/em> (articolo di Andrea Fagioli del 28\/07\/18). Quel che vogliamo fare non \u00e8 mettere al rogo un singolo individuo, ma ricordare a tutti, anche ai progressisti e ai bergogliani che si credono infallibili, che si identificano con il Bene Assoluto, e che ritengono di sapere e d&#8217;aver capito, essi soli, che cos&#8217;\u00e8 il <em>vero<\/em> vangelo, che l&#8217;uomo, qualunque uomo e qualunque prete, \u00e8 fragile, esposto alle tentazioni e sempre minacciato dal drago della concupiscenza. Tutti possono cadere, se non fanno una vita di preghiera e vicinanza a Dio: \u00e8 il mistero della natura e della grazia. In quanto esseri naturali, non sappiamo fare il bene, perfino nei casi (abbastanza rari) in cui sinceramente lo vorremmo; ma in quanto figli di Dio, e col Suo aiuto, lo possiamo: non per\u00f2 da soli, n\u00e9 mai per merito nostro. E se qualcuno se ne scorda, \u00e8 gi\u00e0 perduto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa di San Giorgio, in Borgo Grazzano! Che meraviglia, che luogo incantevole; e quanti bei ricordi. 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