{"id":27514,"date":"2018-08-24T04:21:00","date_gmt":"2018-08-24T04:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/omaggio-alle-chiese-natie-san-giacomo-a-beivars\/"},"modified":"2018-08-24T04:21:00","modified_gmt":"2018-08-24T04:21:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-san-giacomo-a-beivars","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/24\/omaggio-alle-chiese-natie-san-giacomo-a-beivars\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: San Giacomo a Beivars"},"content":{"rendered":"<p>Le due borgate periferiche di Beivars e Godia, all&#8217;estremit\u00e0 nord-orientale del territorio comunale di Udine, lambite dalla Roggia di Palma e ormai vicinissime al torrente Torre, distano dal centro rispettivamente quattro chilometri e mezzo e cinque chilometri e mezzo: una breve pedalata in bicicletta oppure una camminata discretamente lunga, ma gradevole per la tranquillit\u00e0 dei luoghi, a secondo dei gusti; in alternativa, c&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;autobus urbano. Per raggiungerle ci sono diversi possibili percorsi; il pi\u00f9 semplice \u00e8 quello che parte dalla piazza di Paderno, di fronte alla chiesa di Sant&#8217;Andrea Apostolo. Si prende a destra la via Torino, lunga e silenziosa, fiancheggiata da poche case, che s&#8217;inoltra nella campagna verdeggiante: alla fine della primavera, con il granturco alto, \u00e8 una passeggiata bellissima. Si oltrepassa il campo sportivo, si scavalca la Roggia di Udine e si prosegue fino all&#8217;incrocio con la rettilinea via Liguria, che taglia la pianura come una freccia: seguendola, dopo aver svoltato a sinistra, si arriva, dopo un paio di chilometri, alla frazione di Godia, sulla cui piazza sorge la chiesa di San Giacomo Apostolo (evidentemente, questa \u00e8 la zona delle chiese dedicate agli Apostoli del Signore). Per raggiungere la frazione di Beivars, invece, che \u00e8 un po&#8217; pi\u00f9 vicina, arrivati all&#8217;incrocio di via Torino con via Liguria, si attraverso quest&#8217;ultima e ci si immette in via Emilia, si passa davanti al cimitero di Paderno (da diversi anni scelto quale ultima dimora anche da molti udinesi, dato che il cimitero principale, quello di San Vito, che tutti qui conoscono come il cimitero di viale Firenze, \u00e8 sovraffollato) e infine, dopo circa un chilometro, si arriva all&#8217;incrocio di via Bariglaria; si prosegue ancora nella stessa direzione, poi si prende la prima laterale a sinistra, via Bologna, e si arriva sulla piazza di Beivars, dove c&#8217;\u00e8 la chiesa di San Giovanni Battista. Un&#8217;altra strada, pi\u00f9 facile, per chi arriva dal centro, non passa per la piazza di Paderno, ma consiste nel seguire viale Volontari della Libert\u00e0 fino a piazza Chiavris, poi prendere viale Vat, a destra, seguendo la Roggia di Udine e passando accanto a un interessante manufatto rimasto interrotto, un cavalcavia ferroviario che pare una cattedrale abbandonata a met\u00e0 dell&#8217;opera. A un certo punto viale Vat si incontra con via Liguria, che prosegue verso Godia; in quel punto prende il nome di Via Monte Sei Busi e, dopo poche centinaia di metri, sbocca in via Emilia, proprio davanti al cimitero. Una terza possibilit\u00e0 (ma ce ne sarebbero anche altre) \u00e8 quella di prendere la lunghissima via Planis, che inizia quasi in centro, davanti al parco della Rimembranza, ed \u00e8 la prosecuzione di via Sant&#8217;Agostino, dopo il santuario della Madonna delle Grazie, e poi prosegue oltre il cavalcavia ferroviario Simonetti: per un attento osservatore, \u00e8 questo un indizio che rivela come le mura di Udine, sul lato nord-orientale, non coincidevano con l&#8217;attuale linea della circonvallazione, ma lasciavano all&#8217;esterno appunto l&#8217;angolo del tratto iniziale di via Planis: altrimenti, si pu\u00f2 star certi che la strada, proseguendo fuori porta, avrebbe assunto un altro nome. Oltrepassato il cavalcavia si segue sempre via Planis, che, a un certo punto, diventa via Don Bosco ed \u00e8 a sua volta lunghissima, ma non si pu\u00f2 sbagliare, perch\u00e9 la zona \u00e8 in gran parte campestre; si passa davanti al Bearzi e alla chiesa nel tipico stile moderno dei Salesiani, e infine si esce su via Emilia, un poco oltre il cimitero. Che si vada a piedi oppure in bicicletta, \u00e8 sempre una meraviglia: le strade sono diritte, spaziose, tranquillissime; passano poche macchine, si respira aria buona, si ammira la campagna da ogni lato e si gode, a nord e a nord-est, la vista dei monti vicini: si ha quasi l&#8217;impressione che queste lunghe strade debbano perdersi in mezzo ai prati, che non portino in alcun luogo preciso, ma si dimentichino di arrivare dove avrebbero dovuto. E perch\u00e9, infine, bisogna per forza che le strade vadano da qualche parte? Non possono semplicemente <em>andare<\/em>? Ecco; questa \u00e8 l&#8217;impressione che si ricava da una escursione verso le frazioni di Beivars e Godia. I paesi, poi, sono rimasti un po&#8217; com&#8217;erano parecchi decenni or sono: \u00e8 come se il tempo si fosse fermato. Nessuno mette fretta, nessuno suona il clacson; si possono ammirare in pace gli scorci, i vecchi muri, i portoni, l&#8217;edera sulle case, il glicine che trabocca dai giardini delle villette.<\/p>../../../../n_3Cp>La chiesa di San Giacomo Apostolo \u00e8 stata fondata nel XVI secolo, ed \u00e8 da allora che ne abbiamo documentazione; tuttavia esisteva, prima della chiesa cinquecentesca, un edificio sacro molto pi\u00f9 antico; ne restano traccia in alcuni affreschi che sono stati datati addirittura al 1200, cio\u00e8 prima che Dante Alighieri scrivesse la <em>Divina Commedia<\/em> e che Giotto compisse la sua rivoluzione pittorica, affrescando la Basilica superiore di Assisi e la Cappella degli Scrovegni a Padova. Cos\u00ec come ci si presenta oggi, comunque, l&#8217;edificio, che era andato in deperimento, \u00e8 frutto di restauri ottocenteschi e novecenteschi: \u00e8 stato infatti consacrato da monsignor Andrea Casasola, un friulano nativo di Buja, il 26 settembre 1869 (quando, per la cronaca, questi luoghi erano passati dall&#8217;Impero austriaco al Regno d&#8217;Italia da meno di tre anni), ma non venne elevato alla dignit\u00e0 di parrocchia se non dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1951, sotto l&#8217;arcivescovo Giuseppe Nogara. L&#8217;ultima ristrutturazione \u00e8 stata fatta nel 1991, ad opera di un intervento sia pubblico che privato. A croce latina, un po&#8217; rialzata rispetto al piano stradale, presenta una semplice facciata a capanna, con uno sviluppo fortemente verticale, con un solo portone centrale e una grande finestra rettangolare tripartita, sormontata da una lunetta semicircolare contenente lo stemma, scolpito in pietra, dell&#8217;arcivescovo; pi\u00f9 in alto, subito sotto il cornicione del tetto, un affresco del santo titolare, San Giacomo Apostolo, in mezzo a due Angeli adoranti. Per accedere al portone si devono salire alcuni gradini di pietra, raggiungendo un breve spiazzo sopraelevato; la prospettiva della facciata \u00e8 un po&#8217; compromessa dalla presenza di un alto muro sulla destra, a fianco della gradinata, il quale, pur essendo staccato dal corpo dell&#8217;edificio, disturba l&#8217;armonia dell&#8217;insieme. Il grande campanile sorge staccato, sul lato sinistro della facciata; a pianta quadrata, \u00e8 sormontato da una cupoletta, al di sopra della quale svetta una croce, a un&#8217;altezza pi\u00f9 che doppia del tetto della chiesa. L&#8217;interno, molto classico, \u00e8 a una sola navata e prende luce, oltre che dalla finestra della controfacciata, dagli alti finestroni delle pareti, al di sopra dei due unici altari laterali. Il visitatore poco informato e un po&#8217; frettoloso, dopo aver ammirato la quieta armonia che regna all&#8217;interno, il senso di pace e di serenit\u00e0 delle semplici linee architettoniche che corono verso il presbiterio leggermente rialzato e l&#8217;elegante pavimento in marmo policromo, potrebbe essere tentato di uscire, senza soffermarsi ad ammirare la cosa di maggior pregio artistico custodita in questa chiesa; il bel trittico rinascimentale con <em>Sant&#8217;Orsola e la Vergine<\/em>, e i <em>Santi Giacomo, Silvestro papa, Daniele e Agostino<\/em>, dipinti nel 1560 da due pittori udinesi di buon livello, anche se (al solito) pressoch\u00e9 sconosciuti fuori del Friuli, rispettivamente Giacomo Secante, allievo di Giovanni Antonio de&#8217; Sacchis, detto il Pordenone, e Bernardino Blacci, detto il Blaceo. In questo nostro incredibile Paese, non c&#8217;\u00e8 villaggio, non c&#8217;\u00e8 frazione che non custodisca qualche gioiello artistico, magari poco conosciuto, ma assolutamente degno di un pellegrinaggio; il fatto \u00e8 che noi stessi non siamo affatto consapevoli della immensa ricchezza che abbiamo dovunque, sparsa a profusione, anche sotto il nostro naso. Con un trittico cme quelo della parrocchiale di Beivars, a Parigi o a Londra ci farebbero un&#8217;apposita saletta; a Pietroburgo o New York, forse ci costruirebbero attorno una vera pinacoteca. Siamo talmente ricchi e talmente trascurati che non ci prendiamo neanche la briga di infornarci a quale cifra ammonti il nostro smisurato capitale. Nessuno, dal centro di Udine, prende la macchina o l&#8217;autobus per venire ad ammirare la chiesa rinascimentale di una frazioncina come Beivars; figuriamoci da Trieste o da Venezia. \u00c8 pi\u00f9 facile che capiti qui un colto turista austriaco o tedesco, come ce ne sono diversi, diciamo pure di quelli appassionati dell&#8217;arte, ma anche un po&#8217; pignoli, con la loro brava guida sotto il braccio, piena di segnalibri e di sottolineature. E, in effetti, a Venezia e a Trieste, e anche a Udine stessa, ci sono talmente tante opere paragonabili, o superiori, a quelle del Secante e del Blaceo, che l&#8217;apparente indifferenza dei loro abitanti diventa del tutto comprensibile. Il che non toglie che sia e resti anche paradossale.<\/p>\n<p>Abbiano sempre pensato che in questi posti non succede mai nulla, e che ci\u00f2 \u00e8 una grande fortuna, rispetto ai ritmi folli della modernit\u00e0, ai miti aberranti del consumismo; che questo fosse un mondo un po&#8217; remoto e quasi immobile, e perci\u00f2 fortunato. Fin da quando abitavamo in centro, da bambini, invidiavamo la pace di questa campagna e l&#8217;atmosfera agreste che rende la vita a misura d&#8217;uomo. Purtroppo, abbiamo saputo che qualche mese fa, nel gennaio 2018, proprio la frazione dimenticata di Beivars \u00e8 balzata tristemente agli onori della cronaca per un delitto, rimasto tuttora irrisolto. Una casa ha preso fuoco e i vigili del fuoco, subito accorsi, lo hanno spento, ma, senza volerlo, hanno anche alterato le tracce di un delitto che \u00e8 stato misteriosamente consumato: una donna settantenne, che viveva da sola e il cui corpo \u00e8 stato rinvenuto carbonizzato, non era perita tra le fiamme, ma era stata assassinata: qualcuno l&#8217;aveva sgozzata con un grosso coltello. Tanto ha stabilito l&#8217;autopsia: evidentemente, l&#8217;incendio era stato appiccato proprio allo scopo di coprire l&#8217;assassinio. I giornali hanno parlato di una persona molto sola, che da anni non aveva pi\u00f9 rapporti con nessuno, se non coi vicini di casa, ma solo per litigare; che praticamente non usciva neanche pi\u00f9, aveva fatto installare una telecamera (purtroppo quel giorno disattivata) per proteggersi, poich\u00e9 si sentiva minacciata. Pensava di essere oggetto di una persecuzione, e pi\u00f9 precisamente di un malocchio; sosteneva di aver trovati oggetti inquietanti nel giardino di casa, e che qualcuno entrasse di nascosto nella sua propriet\u00e0. Una storia molto, molto triste. Una brutta morte dopo lunghi anni di solitudine e totale incomprensione. Ripensiamo alla nostra infanzia, quando delitti cos\u00ec non ce n&#8217;erano, forse uno ogni vent&#8217;anni, e sempre per motivi facilmente comprensibili: soldi o passione, tutto terribilmente chiaro. Adesso sono diventati relativamente frequenti, purtroppo. La modernit\u00e0 \u00e8 arrivata anche in questa forma: la cronaca nera degli ultimi tre decenni ha registrato non pochi delitti in questa citt\u00e0 e nella sua provincia. Ci domandiamo che cosa sia cambiato, e ci rendiamo conto che \u00e8 cambiato tutto: \u00e8 come se ora fosse arrivato un altro mondo, che si \u00e8 sovrapposto a quello di prima, e lo ha cancellato. La povera signora Rosetta aveva settantadue anni, dunque era nata nel 1946; era religiosa, andava spesso in chiesa a pregare, ma aveva paura. Aveva sporto denuncia contro ignoti, e si era rivolta a un centro di aiuto per le vittime di <em>stalking,<\/em> per\u00f2 non sapeva chi fossero i suoi nemici. Trovava delle scritte, dei simboli sul muro di casa, delle croci; le cancellava, e il giorno dopo le trovava di nuovo. L&#8217;ombra della magia nera e del satanismo si allunga su questa vicenda, anche se \u00e8 solo una possibilit\u00e0. Ricordiamo che si era parlato di riti satanici in citt\u00e0 anche in occasione del dibattuti sul destino della ex chiesetta delle monache all&#8217;interno dell&#8217;istituto Renati, in va Tomadini: un editore locale sosteneva che l&#8217;edificio sconsacrato era stato utilizzati per le messe nere. Se le sue non erano le allucinazioni d&#8217;una persona troppo sola, allora si deve pensare alla cronaca di una morte annunciata. Una vicenda cos\u00ec, cinquant&#8217;anni fa, sarebbe stata difficile anche solo immaginarla. Il problema delle persone anziane che rimangono sole e che sono esposte alla criminalit\u00e0, \u00e8 una conseguenza della disgregazione della famiglia tradizionale. Cinquant&#8217;anni fa, la signora Rosetta si sarebbe trovata a vivere la sua vecchiaia con sorelle, fratelli, nipoti; non sarebbe rimasta sola. Ladri, scippatori, rapinatori, truffatori e anche assassini, prendono volentieri di mira gli anziani, perch\u00e9 sono obiettivi facili. \u00c8 in atto un terribile imbarbarimento nella nostra societ\u00e0: improvvisamente ci accorgiamo che essa somiglia a una giungla, dove gli animali vecchi e deboli sono destinati a cadere sotto le zanne e gli artigli delle belve pi\u00f9 giovani e forti. E, su tutto, il peso della solitudine: come \u00e8 possibile che, dopo una vita di lavoro, un uomo o una donna si trovino a dover trascinare la loro vecchiaia come naufraghi su di un&#8217;isola deserta? La povera donna aveva sporto denuncia, aveva chiesto aiuto: qualcuno si \u00e8 reso conto che si trovava in pericolo? Sembra che la realt\u00e0 si sia trasformata in un incubo: il sogno della societ\u00e0 del benessere si \u00e8 mutato nell&#8217;incubo della solitudine, della paura e della violenza che colpisce i pi\u00f9 indifesi.<\/p>\n<p>La signora Rosetta andava in chiesa a pregare; non sappiamo se abbia trovato conforto. Sappiamo, parlando della Chiesa in generale, che molti, troppi preti e vescovi oggi sanno preoccuparsi solo dei cosiddetti migranti, dei pochi veri e dei molti falsi profughi; sanno commuoversi solo per loro, predicano l&#8217;accoglienza solo per loro. Delle nostre persone sole e anziane, dei pensionati che non riescono a sopravvivere con quattrocento euro, degli imprenditori che falliscono e degli operai che perdono il lavoro perch\u00e9 le loro aziende chiudono, e dopo i cinquant&#8217;anni \u00e8 impossibile trovare un nuovo posto di lavoro: di tutti costoro la neochiesa non parla. Parla solo degli africani, degli islamici, dei lontani che pretendono di trovar qui una nuova patria e protestano se il cibo non \u00e8 di loro gradimento e fanno sciopero della fame perch\u00e9 sono stufi di mangiar pastasciutta o perch\u00e9 non vogliono stare nelle ex caserme, ma in albergo. La neochiesa ha parole di comprensione per loro, non per gente come Rosetta. Bravi allora i nostri neopreti e neovescovi; noi per\u00f2 non ci stiamo. Per noi, persone come la signora Rosetta vengono prima: \u00e8 a loro che dobbiamo la nostra vita comoda&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le due borgate periferiche di Beivars e Godia, all&#8217;estremit\u00e0 nord-orientale del territorio comunale di Udine, lambite dalla Roggia di Palma e ormai vicinissime al torrente Torre,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,245],"class_list":["post-27514","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27514"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27514\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}