{"id":27504,"date":"2018-08-18T10:09:00","date_gmt":"2018-08-18T10:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/18\/omaggio-alle-chiese-natie-sacro-cuore-di-gesu\/"},"modified":"2018-08-18T10:09:00","modified_gmt":"2018-08-18T10:09:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-sacro-cuore-di-gesu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/18\/omaggio-alle-chiese-natie-sacro-cuore-di-gesu\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Sacro Cuore di Ges\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa del Sacro Cuore di Ges\u00f9 e San Valentino \u00e8 una chiesa moderna: sorge in uno spiazzo alla fine del cavalcavia Simonetti, nel punto di congiunzione con via Cividale, dove questa descrive un&#8217;ampia curva, proprio di fronte alla vasta recinzione della caserma Spaccamela. \u00c8 stata costruita nel 1925, quando tutta questa zona era ancora praticamente campestre, e solo lungo via Cividale sorgevano delle case sparse, per\u00f2 stava iniziando una fase di espansione edilizia. I lavori procedettero alquanto spediti e nel giro di neppure un anno l&#8217;intero edificio, in stile neoromanico, era stato iniziato, terminato e consacrato. La chiesa ha un impianto basilicale classico, a tre navate, con il tetto del presbiterio che \u00e8 il semplice prolungamento della navata centrale, l&#8217;abside esagonale pi\u00f9 basso del resto, ed \u00e8 orientato con la facciata verso sud anzich\u00e9 verso ovest, in modo da allinearla con la sede stradale antistante, molto pi\u00f9 bassa del sagrato. L&#8217;edificio ha uno sviluppo fortemente verticale, la facciata tripartita \u00e8 bicroma per l&#8217;alternarsi dei mattoni rossi a vista e degli elementi in pietra banca, compreso il protiro a capanna ad arco; due alte e strette bifore sulle facciate laterali e un rosone, molto pi\u00f9 in alto, su quella centrale, in modo da conferire all&#8217;insieme un forte slancio ascensionale; tre portoni, d&#8217;ingresso, piccoli i due laterali, grande quello centrale, col protiro. L&#8217;interno \u00e8 semplice, luminoso, riposante e accogliente per l&#8217;estrema sobriet\u00e0 della decorazione, scandito dalla fuga delle colonne della navata centrale sormontate da capitelli corinzi e reso suggestivo dall&#8217;alto soffitto a capriate; l&#8217;affresco del Sacro Cuore di Ges\u00f9 occupa interamente la parete di fondo dell&#8217;abside ed \u00e8, a motivo delle sue gradi dimensioni, oltre che per la sua centralit\u00e0 prospettica, che lo sguardo di chi entra corre immediatamente l\u00ec, ricordandogli la dedicazione della chiesa. L&#8217;atmosfera \u00e8 favorevole al raccoglimento, grazie all&#8217;ambiente proporzionato, armonioso, simpaticamente disadorno e ben scandito nei suoi spazi architettonici, con la luce che entra copiosa dalle alte finestre laterali. Spiace, tuttavia, che l&#8217;abside la riceva non dall&#8217;alto, ma, anche&#8217;esso, da due alte e strette finestre laterali, che spezzano l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;insieme e interrompono la decorazione, perch\u00e9 ci\u00f2 crea un elemento di disarmonia a livello prospettico e attenua il senso della trascendenza a livello mistico e simbolico. Un difetto che sarebbe stato facilmente evitabile e che, insieme all&#8217;orientamento non tradizionale dell&#8217;edificio, anch&#8217;esso non necessario visto che ci sarebbe stato lo spazio sufficiente per rispettarlo, tradisce una certa noncuranza moderna nei confronti della tradizione.<\/p>\n<p>Sia dal punto di vista architettonico che per l&#8217;epoca in cui \u00e8 stata costruita, questa chiesa si pu\u00f2 considerare la gemella della chiesa del Cristo, in via Marsala, che fu eretta subito dopo e con gli stessi criteri stilistici, al punto che le due facciate si somigliano moltissimo; e riflette il fervore dell&#8217;edilizia sacra che si ebbe negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, sia per ampliare o ristrutturare i vecchi edifici, sia per crearne di nuovi, in vista dell&#8217;aumento della popolazione. Cos\u00ec, questa chiesa ci parla di un&#8217;epoca felice, in cui c&#8217;era un alto tasso di natalit\u00e0 e l&#8217;avvenire, pur con tutte le sue incertezze, non si presentava tale da scoraggiare i matrimoni e la formazione di nuovi nuclei familiari; ci parla di un&#8217;Italia che si leccava le ferite della Grande guerra (che qui aveva comportato l&#8217;invasione e un anno di occupazione dell&#8217;esercito nemico, con la conseguente fuga di moltissimi abitanti) e che tuttavia guardava avanti, piena di slancio e di entusiasmo; un&#8217;Italia molto diversa da quella di oggi, stanca e sfiduciata, che aveva ancora una notevolissima riserva di fiducia in se stessa e di ottimismo riguardo al domani. Oggi, invece, girando per la citt\u00e0, si nota che parecchie chiese sono chiuse, o sono state sconsacrate e destinate a usi profani, oppure &#8212; il che ci sembra il male minore &#8211; sono state cedute a delle comunit\u00e0 ortodosse, non solo in periferia, ma anche in pieno centro, come quella di San Cristoforo; e fra esse perfino quella del seminario. Il quale, a sua volta, si \u00e8 trasferito altrove, unendosi ai due ex seminari di Gorizia e Trieste, ma riuscendo a conservare solo una modestissima schiera di studenti e futuri sacerdoti, mentre il peso principale delle parrocchie ricade su preti sempre pi\u00f9 anziani, che sono pressoch\u00e9 obbligati a restare in servizio ben oltre i normali limiti di et\u00e0, per assicurare almeno una parvenza di continuit\u00e0 nello svolgimento delle loro delle funzioni. E la crisi, anzi il crollo, delle vocazioni, non riguarda solo il clero secolare, ma anche quello regolare: valga per tutti l&#8217;esempio della partenza dei cappuccini da questa citt\u00e0, dopo una permanenza di quattro secoli e mezzo, i quali avevano ben due conventi, uno in centro, quello della Madonna della Neve, in via Ronchi, e uno in periferia, quello di via Chiusaforte, ma che sono stati chiusi entrambi, il secondo dopo appena tre lustri di vita, gelando le speranze dei padri superiori e frustrando le rosee previsioni che avevano spinto quei religiosi a far costruire un complesso imponente, con ben cento celle per i confratelli che, si prevedeva, sarebbero ben presto arrivati.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il segno evidente, quasi tangibile, del declino non solo demografico, ma anche vocazionale e religioso della citt\u00e0, in linea con quel che succede in tutta l&#8217;Italia e in tutta l&#8217;Europa, un continente ormai moribondo e sempre pi\u00f9 popolato da stranieri, arrivati in maniera incomprensibile, e favoriti in ogni modo dai governanti e dagli stessi vertici della Chiesa, bench\u00e9 siano, in gran parte, completamente estranei alla sua tradizione e ai suoi valori: il che fa pensare a una abdicazione volontaria della nostra civilt\u00e0 e quasi ad un progetto di autodistruzione, perseguito da poteri occulti dietro la maschera politicamente corretta dell&#8217;accoglienza, della solidariet\u00e0 e dell&#8217;inclusione, assurte ormai al rango di parole magiche, che tutti adoperano senza vagliarne la reale corrispondenza con le cose che indicano. Se volessimo paragonare la vita spirituale di una societ\u00e0 alla rete idrografica che innerva e rende feritile una regione, allora dovremmo parlare di un rapido, impressionante processo di desertificazione, con la portata d&#8217;acqua dei fiumi che diminuisce sempre pi\u00f9, fino a quando non restano che i letti nudi e desolati, dal fondo sassoso, su cui si vedono boccheggiare gli ultimi pesci rimasti intrappolati, all&#8217;asciutto. Ma una societ\u00e0 senza preti, frati e suore \u00e8 una societ\u00e0 che si avvia inesorabilmente al suo tramonto, proprio come una regione i cui fiumi s&#8217;inaridiscono e non giungono pi\u00f9 al mare, \u00e8 destinata alla fine: la terra riarsa non potr\u00e0 pi\u00f9 dare i suoi frutti, e le generazioni di uomini che vi si sono avvicendante dovranno partire e andarsene altrove a cercare, sotto un cielo pi\u00f9 ospitale, nuove opportunit\u00e0 di lavoro e di vita. A casa resteranno solo i vecchi pi\u00f9 ostinati, o pi\u00f9 rassegnati, a contemplare tristemente, con il cuore stretto nella morsa di una bruciante nostalgia, le rovine di quel mondo che avevano conosciuto da ragazzi, e che avevano contribuito a rendere bello, laborioso e pieno di vita, sperando di vederlo un giorno, come era stato per i loro genitori e per i loro nonni, ricco di animazione e reso festoso dalla presenza dei nipotini, pegno di una continuit\u00e0 e di una perennit\u00e0 della stirpe. Un tempo si credeva, e i signori della sinistra lo hanno insegnato nelle scuole e ripetuto da ogni pulpito, che le vocazioni religiose sono una specie di anomalia, se non una patologia vera e propria: i marxisti dicevano che erano il prodotto della alienazione religiosa, e gli psicanalisti le spiegavano in termini di repressione sessuale, di nevrosi e di senso di colpa per qualche oscuro e indicibile trauma infantile. E si citava sempre l&#8217;esempio classico della Spagna cattolica nel XVI e nel XVII secolo, per sostenere che quando una societ\u00e0 produce troppi sacerdoti e troppi religiosi, invece che mercanti, artigiani, banchieri, quello \u00e8 il segno infallibile della china discendente che essa ha imboccato, e che la condurr\u00e0 alla rovina; mentre si evidenziava con molto compiacimento, per contrasto, l&#8217;ascesa politica e la prosperit\u00e0 economica dell&#8217;Inghilterra protestante, nello stesso periodo di tempo. Oggi, ahim\u00e8 troppo tardi, si comincia a capire che le vocazioni religiose non sono un di pi\u00f9, un lusso o uno spreco che la societ\u00e0 si concede; che gli uomini e le donne chiamati a seguire la chiamata divina non sono dei disertori, dei disadattati, delle bocche inutili da sfamare e quasi dei parassiti della societ\u00e0, perch\u00e9 consumano senza produrre, ma che sono, al contrario, come il sistema di fiumi e di laghi che rende fertile una regione, o come il sangue che circola nelle vene e nelle arterie di un organismo vivente. Se il loro numero cala vertiginosamente, se i conventi si svuotano, se le chiese vengono abbandonate e sconsacrate, \u00e8 l&#8217;intero corpo sociale che perde la sua vitalit\u00e0, la sua coesione, e anche la sua speranza nel futuro. I figli sono importanti, importantissimi, e quindi \u00e8 necessario che una societ\u00e0 ne faccia; ma non meno importante, anzi, perfino pi\u00f9 importante, \u00e8 la filiazione spirituale: anche se non fanno figli, gli uomini e le donne consacrati a Dio rendono alla societ\u00e0 un servigio inestimabile, perch\u00e9, oltre a preservare i legame di essa col divino, che altrimenti si spezzerebbe, fungono anche da serbatoio di riserve spirituali e da modello positivo per i giovani, i quali, anche se, in apparenza, lo snobbano, non possono per\u00f2 fare a meno, magari a livello inconscio, di ammirare la forza spirituale, la coerenza, la serenit\u00e0 e l&#8217;armonia interiore di quelle persone, le quali rappresentano, per il solo fatto di esserci, qualcosa di simile a delle fresche oasi verdeggianti nel deserto, senza le quali nessun viaggiatore potrebbe arrivare in quei luoghi. Pertanto la loro presenza getta un seme che cade nel terreno e pu\u00f2 sembrare, sul momento, che vada perduto, ma forse produrr\u00e0 frutti abbondanti pi\u00f9 tardi, quando meno lo si aspetta.<\/p>\n<p>Abbiamo saputo che il parroco della chiesa del Sacro Cuore di Ges\u00f9, don Roberto Gabassi, gi\u00e0 da molti anni, a causa appunto della scarsit\u00e0 di sacerdoti, \u00e8 stato richiesto dall&#8217;arcivescovo di occuparsi anche delle parrocchie del Buon Pastore e di San Gottardo, le altre due chiese che sorgono nell&#8217;area a settentrione di via Cividale. Ci\u00f2 vuol dire che deve occuparsi della cura di qualcosa come 12.000 anime, tale \u00e8 la popolazione di questo vasto quartiere, una parte del quale, la zona di via Di Giusto, \u00e8 considerata anche particolarmente difficile. Oltretutto don Gabassi non \u00e8 pi\u00f9 un giovanotto, nel 2018 ha festeggiato i quarant&#8217;anni della sua ordinazione sacerdotale, e deve occuparsi anche degli anziani genitori, venuti a vivere con lui. Seguire contemporaneamente tre parrocchie, con un totale di 12.000 abitanti, \u00e8 un&#8217;impresa decisamente improba: 12.000 abitanti sono il doppio, il triplo o il quadruplo di quanti ve ne sono in centinaia di comuni italiani. \u00c8 quasi impossibile che un solo sacerdote riesca a fronteggiare un simile impegno, pur tenendo conto che oggi molte persone non desiderano aver niente a che fare con la parrocchia, non fanno battezzare i figli, non li mandano alle lezioni di catechismo e non domandano esequie religiose per i loro congiunti; e ci\u00f2 senza contare gli stranieri di altra religione, che pure sono una bella fetta degli abitanti di questa citt\u00e0, circa il 14%. Paradossalmente, questo calo della domanda di assistenza religiosa alleggerisce un po&#8217; la pressione sui pochi sacerdoti che devono affannarsi per assicurare un minimo di cura pastorale, e che, nonostante il ricorso alle cosiddette collaborazioni pastorali, in pratica la fusione di pi\u00f9 parrocchie in una sola, sono sempre troppo pochi. D&#8217;altra parte, il problema essenziale dei parroci, oggi, non \u00e8 un problema che si possa considerare solo in termini quantitativi; al contrario, \u00e8 prima di tutto un problema di ordine spirituale, morale e culturale. Un deserto morale ha preso il posto, nelle anime, della vecchia pratica religiosa, quella tramandata dalle generazioni precedenti e lasciata cadere nel vuoto in questo mutamento di paradigma, fra la piena modernizzazione della met\u00e0 del &#8216;900 e i giorni nostri, giorni di globalizzazione, relativismo e indifferentismo religioso (indifferentismo nel senso tecnico, teologico, del termine: l&#8217;accordare la propria preferenza a una religione qualsiasi, magari per ragioni emotive o addirittura di comodo, senza preoccuparsi del suo contenuto di verit\u00e0). E qui il discorso sul come fare pastorale, oggi, si salda con l&#8217;altro discorso, sull&#8217;inaridimento spirituale della societ\u00e0, che produce, a sua volta, scarsit\u00e0 di vocazioni religiose. A nostro parere, la Chiesa non sta perdendo adesioni perch\u00e9 il mondo si sta sempre pi\u00f9 secolarizzando, dal momento che il mondo \u00e8 gi\u00e0 da tempo secolarizzato, ma soprattutto a causa del fatto che ha rinunciato al suo ruolo specifico e che, nel vano tentativo di recuperare consensi, si \u00e8 messa a parlare un linguaggio sempre pi\u00f9 simile a quello del mondo. In altre parole, \u00e8 la Chiesa che si secolarizzata: e una chiesa di tal fatta (che scriviamo, appunto, con la minuscola) non ha pi\u00f9 niente da offrire, il che spiega il crollo delle vocazioni. Un giovane non si sente spinto a entrare in seminario per trovare delle cose simili a quelle che offre il mondo, ma per trovare delle cose diverse: una visione e una pratica di vita radicalmente alternativa rispetto a quella del mondo. Perci\u00f2 \u00e8 un grande equivoco e un tragico errore quello di voler fare dei preti degli operatori sociali: il prete deve fare il prete, essere un uomo di Dio; l&#8217;amore del prossimo, in lui, deve manifestarsi principalmente attraverso l&#8217;esempio della santit\u00e0, con la preghiera, l&#8217;adorazione, il servizio divino. Occuparsi dei bambini, dei poveri, degli emarginati, tutte queste cose vanno bene, nella misura del possibile, purch\u00e9 non stravolgano la sua prospettiva pastorale: che deve far perno su Dio. Il suo compito \u00e8 salvare le anime portandole a Lui; e non si portano le anime a Dio se si fa quello che fa il mondo. Perci\u00f2, trovandosi a dover operare una scelta, il sacerdote, oggi, non deve fare come Marta, affannandosi per mille cose, ma come Maria: deve scegliere la parte migliore, che non gli verr\u00e0 tolta, e darne l&#8217;esempio anche agli altri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa del Sacro Cuore di Ges\u00f9 e San Valentino \u00e8 una chiesa moderna: sorge in uno spiazzo alla fine del cavalcavia Simonetti, nel punto di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,157],"class_list":["post-27504","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27504","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27504"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27504\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27504"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27504"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27504"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}