{"id":27503,"date":"2018-10-17T09:32:00","date_gmt":"2018-10-17T09:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/17\/omaggio-alle-chiese-natie-ss-pietro-e-paolo\/"},"modified":"2018-10-17T09:32:00","modified_gmt":"2018-10-17T09:32:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-ss-pietro-e-paolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/17\/omaggio-alle-chiese-natie-ss-pietro-e-paolo\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: SS. Pietro e Paolo"},"content":{"rendered":"<p>Gli udinesi che hanno una settant&#8217;anni o pi\u00f9 ricorderanno una vecchia chiesa che esisteva in Piazzetta del Pozzo, sul lato interno di Porta Aquileia, e che venne demolita definitivamente nel 1953, dopo che i terribili bombardamenti della Seconda guerra mondiale l&#8217;aveva atterrata. Era la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, generalmente nota come chiesa di San Pietro; ed era la matrice della odierna parrocchia del Carmine. Costruita verso la fine del 1300, quando il borgo era ancora all&#8217;esterno delle mura cittadine, nel 1446 fu una delle tre chiese che la parrocchia originaria del Duomo, inizialmente la sola di tutta la citt\u00e0 (derivata, a sua volta, dalla pieve di Santa Maria di Castello) decise di dotate di un cappellano ciascuna, autorizzato ad amministrare tutti i sacramenti; le altre due erano San Giorgio in borgo Grazzano e San Cristoforo in borgo Gemona (oggi piazza san Cristoforo). Le parrocchie di Udine nacquero comunque, ufficialmente, solo nel 1595, con un decreto patriarcale che ne istituiva nove, e una di queste era quella dei SS. Pietro e Paolo, in borgo Aquileia. Era una bella chiesa con la facciata a capanna che si apriva sul lato orientale della piazzetta, quattro grandi lesene, portone centrale sormontato da un finestrone centrale semicircolare e sommit\u00e0 coronata da un timpano, e affiancata da una robusta torre campanaria sulla destra. La sua immagine \u00e8 stata &quot;salvata&quot; da una stampa ottocentesca che mostra la chiesa e le sue adiacenze in un momento tumultuoso della storia cittadina, l&#8217;insurrezione anti-austriaca del marzo-aprile 1848. L&#8217;autore ha raffigurato una scena ben precisa, allorch\u00e9 una granata degli austriaci assedianti, caduta sulla chiesa, provoca un principio d&#8217;incendio; fumo e fiamme si levano dal tetto e dall&#8217;interno, sullo sfondo del cielo notturno. Ma a quell&#8217;epoca la chiesa era stata gi\u00e0 da tempo chiusa e sconsacrata, precisamente dal 1808, ad opera dell&#8217;amministrazione del Regno d&#8217;Italia, lo stato fantoccio creato da Napoleone e affidato al suo figliastro, Eugenio Beauharnais. Altre due chiese sorte in borgo Aquileia (noto allora anche borgo Aquileia &quot;di dentro&quot;, per distinguerlo da quello &quot;di fuori&quot;, cio\u00e8 l&#8217;odierna via Vittorio Veneto) furono quella dei carmelitani, l&#8217;odierna chiesa della Beata Vergine del Carmine, fra il 1501 e il 1525, sul lato sinistro della via, e quella dedicata al primo vescovo di Aquileia, Sant&#8217;Ermacora, nel 1583, che sorgeva pi\u00f9 avanti, sul lato desto.<\/p>\n<p>Il trasferimento ufficiale della parrocchia di borgo Aquileia ebbe luogo solo nel 1908, ma, in realt\u00e0, da oltre un secolo la chiesa del Carmine ne svolgeva di fatto le funzioni, essendo ormai divenuta vecchia e cadente la chiesa di S. Pietro, nonostante i rifacimenti e i restauri che le avevano dato un aspetto tipicamente neoclassico. Il colpo di grazia venne con la Seconda guerra mondiale e gli spietati bombardamenti aerei anglo-americani della fine del 1944 e dell&#8217;inizio del 1945. Anche la porta Aquileia venne gravemente danneggiata, ma per la chiesa di san Pietro fu la fine. Passarono ancor alcuni anni, durante i quali la citt\u00e0, piena di profughi e di senzatetto, aveva altre gatte da pelare; finalmente, all&#8217;inizio degli anni &#8217;50, amministratori e urbanisti si posero all&#8217;opera per risanare le rovine lasciate dalla guerra (era stata distrutta anche l&#8217;area del vicino viale Leopardi e la stessa chiesa del Carmine aveva subito danni non indifferenti). Ci furono accese discussioni specialmente sul destino della gloriosa porta Aquileia, ma alla fine il manufatto trecentesco venne restaurato con tutti e tre gli archi, ma la chiesa di san Pietro definitivamente abbattuta. A parte l&#8217;antica vera da pozzo che d\u00e0 il nome alla piccola piazza, non \u00e8 rimasto nulla del precedente assetto e non si pu\u00f2 dire che la soluzione adottata sia stata troppo brillante: un&#8217;aiuola striminzita, una doppia fila di posti per il parcheggio delle automobili, e una serie di condomini moderni che stridono con le case pi\u00f9 antiche, rimaste intatte sul lato opposto della via. Vale la pena di ricordare che borgo Aquileia era una zona piuttosto popolare, con molte case modeste abitate da comuni lavoratori, un po&#8217; come borgo Grazzano o borgo San Lazzaro; solo dopo gli interventi degli anni &#8217;50 ha assunto il volto attuale, discretamente signorile, diventando una via, se non proprio elegante, certamente pi\u00f9 che decorosa, abbellita da alcuni palazzi di un certo pregio architettonico.<\/p>\n<p>Riportiamo la nota storica consultabile sul sito <a href=\"../../../../../www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/default.htm\">../../../../../www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/default.htm<\/a>:<\/p>\n<p><em>La strada di Udine\u00a0che dalla piazza sotto il castello dirigeva verso sud \u00e8 da sempre intitolata ad Aquileia, verso cui conduceva. Veniva chiamata anche Udine inferiore: &quot;Utini inferiori&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>La parte pi\u00f9 antica, l&#8217;attuale Via Vittorio Veneto, venne inclusa nella citt\u00e0, verso la seconda met\u00e0 del Duecento, dalla terza cerchia di mura in cui, presso l&#8217;incrocio con le vie Piave e Gorghi, si apr\u00ec una prima &quot;Porta Aquileia&quot;. Agli inizi del secolo successivo, in seguito al tumultuoso sviluppo della citt\u00e0, si cominci\u00f2 la quinta cerchia di mura incluse anche il borgo che si era sviluppato esternamente: l&#8217;attuale via Aquilleia. La costruzione della cerchia dur\u00f2 circa un secolo, in seguito alle lotte feudali all&#8217;interno del patriarcato che assorbirono moltissime risorse finanziarie. Nacque cos\u00ec il borgo che era distinto in due parti: &quot;di dentro&quot; (B\u00f2rg d&#8217;Ol\u00e9e di dentri) e &quot;di fuori&quot;(B\u00f2rc d&#8217;Ol\u00e9e di f\u00fbr). La zona a sinistra della via, verso la porta venne anche indicata come &quot;Borg di Sot&quot;. Nel 1373 si costru\u00ec la torre che si vede ancora oggi in fondo alla via. Il 7 novembre del 1441 si deliber\u00f2 di costruire &quot;unam portam tam pulchram et speciosam quam fieri poterit quod per eamdem maior habetur concursa gentium quam per aliquam aliam portam&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La chiesa parrocchiale era intitolata ai Santi Pietro e Paolo e sorgeva nella piazza in fondo al borgo. Agli inizi del Cinquecento, tra il 1501 e il 1525, i carmelitani costruirono l&#8217;attuale chiesa del Carmine con l&#8217;annesso convento. Nel 1571 fu sistemata l&#8217;immagine della Vergine del Carmine.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli Sbrojavacca erano nobili di antica data, baroni del Sacro Romano Impero ed abitavano in Borgo Aquileia sin dal Quattrocento. La nobile Elisabetta di Porcia vedova Sbrojavacca assai devota a San Ermacora primo vescovo di Aquileia volle costruire una chiesetta in suo onore. La sua decisione fu favorevolmente accolta dai figli che l&#8217;aiutarono e nel 1583 la chiesa fu solennemente inaugurata. Essa era adiacente all&#8217;attuale Caserma Savorgnan. Tra il Seicento e Settecento\u00a0molte famiglie nobili fecero sorgere numerosi palazzi, abbelliti da affreschi realizzati da grandi pittori come Quaglio, Morelli, Canale.(&#8230;) Nel 1770 i Carmelitani\u00a0del Carmine furono sostituiti dai Frati Minori Conventuali che vi trasportarono il corpo del Beato Odorico da Pordenone, avendo essi dovuto lasciare il convento attiguo alla chiesa di S. Francesco, che fu adibito ad ospedale. (&#8230;) In seguito alle leggi napoleoniche, i francescani dovettero lasciare anche questo convento e la chiesa, che divenne parrocchiale in sostituzione della vecchia ed angusta chiesa di San Pietro. (&#8230;) Nel 1808 la trecentesca chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu sconsacrata e trasformata in magazzino militare, ma solo con il decreto arcivescovile del 5 agosto 1908 fu fatta la traslazione nella sede parrocchiale e l&#8217;unione dei titoli delle due chiese. (&#8230;) Nel 1834 fu demolita la vecchia porta interna. La strada fu allargata e fatta passare sopra un nuovo ponte della Roggia. (&#8230;). Dei tre archi che chiudono Via Aquileia, il primo quello attaccato alla torre \u00e8 originale, quello di centro ricostruito nell&#8217;Ottocento, il terzo arco della porta, quello pi\u00f9 esterno, \u00e8 opera di Ettore Gilberti e risale al 1925. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Durante la seconda guerra mondiale la via, vista la prossimit\u00e0 con la stazione, fu pesantemente bombardata. Fu distrutto il convento del Carmine\u00a0e anche la vecchia parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. La Porta, anche se non direttamente colpita, risent\u00ec dei gravi bombardamenti che distrussero quasi tutti gli edifici circostanti ed aprirono vaste fenditure nelle sue murature. Nel 1953 si pens\u00f2 addirittura, per agevolare il traffico, di abbattere i due archi pi\u00f9 recenti. Per fortuna prevalse la saggezza e nel 1960 il Comune provvide ad un salutare restauro.<\/em><\/p>\n<p>Invece, dal sito della parrocchia del Carmine, riportiamo quanto scrive Paolo Pascoli:<\/p>\n<p><em>La storia della nostra parrocchia viene da lontano e parte da una piccola chiesa che oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 e che si trovava poco lontano da qui, in piazzetta del Pozzo, a ridosso delle mura di porta Aquileia.La chiesa era quella di San Pietro, costruita nel 1390, e la parrocchia quella di San Pietro. (&#8230;) Nel frattempo ebbe origine il convento dei frati Carmelitani e la chiesa della B. V. del Carmine in via Aquileia, consacrata nel 1525. La famiglia dei frati carmelitani rimase fino al 1770, quando un decreto della Repubblica veneta deliber\u00f2 che venissero soppresse alcune corporazioni religiose quando fossero formate da meno di 10 componenti; i Carmelitani di Udine dovettero abbandonare il loro convento e trasferirsi a Venezia. Vi subentrarono i Frati Minori Conventuali di S. Francesco, che lasciarono il loro convento e la chiesa per la costruzione del nuovo Ospedale di Santa Maria della Misericordia. Con s\u00e9 portarono nella chiesa del Carmine l&#8217;urna con le spoglie del Beato Odorico da Pordenone e la devozione a San Antonio da Padova. I Francescani rimasero fino al 1806, quando per le leggi napoleoniche numerosi conventi udinesi furono demanializzati, compreso quello di via Aquileia. Nel 1808 la chiesa di San Pietro presso la porta Aquileia, edificata nel 1390 e parrocchia dal 1595, &quot;vista la sua meschinit\u00e0 e ristrettezza&quot; viene ridotta ad uso profano e la parrocchia trasferita nella chiesa della Beata Vergine del Carmine, &quot;considerato che questa \u00e8 ampia ed ha tutti i titoli di magnificenza per la sua architettura e peri capi d&#8217;arte di cui \u00e8 fornita&quot;. (&#8230;) L&#8217;ex chiesa parrocchiale di san Pietro, adibita nel frattempo a magazzino, nel 1848 sub\u00ec molti danni a causa di una bomba austriaca e, un secolo dopo, nel 1945, fu rasa al suolo quasi completamente dai bombardamenti aerei nella seconda guerra mondiale. Demolita nel 1953, al suo posto furono costruiti alloggi<\/em>.<\/p>\n<p>Abbiamo parlato con alcune persone che abitavano in via Aquileia prima della Seconda guerra mondiale, e non tutte ricordano l&#8217;antica chiesa di San Pietro; di quelle nate dopo, praticamente nessuna ne conserva la memoria. La chiesa di San Pietro, demolita nel 1953; la gloriosa chiesa di Santa Maria Maddalena, che aveva subito la stessa sorte nel 1931, e quella di San Nicol\u00f2, nel 1933; la chiesa di sant&#8217;Ermacora, abbattuta fin dal 1864: e sono solo alcune. Talvolta si trattava di demolizioni inevitabili; altre volte, come per la chiesa di Santa Maria Maddalena, di decisioni assolutamente arbitrarie. Anche alcuni edifici profani subirono un simile destino, per esempio il bellissimo e originale Cinema Eden, inutilmente e barbaricamente abbattuto nel 1958, per fare posto&#8230; ai magazzini della UPIM. Sicch\u00e9, se \u00e8 certo una provocazione quella dell&#8217;architetto e storico dell&#8217;architettura Roberto Pane, che nel 1968, a un convegno tenutosi nella Loggia del Lionello, defin\u00ec il centro storico di Udine, dopo gli ultimi interventi urbanistici, uno dei pi\u00f9 brutti d&#8217;Italia, resta il fatto che gli amministratori cittadini degli anni &#8217;50 e &#8217;60 non sempre ebbero la mano felice nel ridisegnare il nuovo volto della citt\u00e0. Abbiamo citato pi\u00f9 volte il caso della copertura delle rogge, le quali davano a i borghi un aspetto cos\u00ec caratteristico; abbiamo citato l&#8217;inutile e criminosa demolizione della Porta San Lazzaro, nel 1955, semplicemente per agevolare lo scorrimento del traffico in entrata e in uscita dal centro storico; e si potrebbe parlare a lungo dei mediocri condomini moderni tirati su, in fretta e furia, in vari luoghi della citt\u00e0, da via del Gelso a Via Morpurgo, o, pi\u00f9 di recente, in via Ronchi: e l&#8217;elenco di tali brutture potrebbe seguitare alquanto. Certo, una citt\u00e0 non pu\u00f2 essere imbalsamata o trasformata in un asettico museo: \u00e8 una cosa viva, un centro di attivit\u00e0, di commerci, di produzione, di studi, e soprattutto il luogo in cui abitano le persone, si muovono, e hanno necessit\u00e0 di costruire nuove case, o di ristrutturare le vecchie, per non parlare dei bisogni relativi al traffico; ma ci\u00f2 non giustifica la distruzione del patrimonio edilizio storico sulla base di motivazioni esclusivamente economiche e utilitarie. Il verde pubblico, per esempio, non \u00e8 un bene strettamente necessario, sul piano materiale; eppure \u00e8 indispensabile per una buona qualit\u00e0 della vita. Che mai sarebbe una citt\u00e0 senza alberi, senza siepi fiorite, senza aiole, n\u00e9 giardini, n\u00e9 parchi pubblici? Udine, per fortuna, possiede un discreto patrimonio floristico, con una grande variet\u00e0 di essenze arboree, dai platani, ai tigli, ai bagolari, agli abeti, ai liriodendri e tante altre specie, che conferiscono una nota gioiosa e naturale al paesaggio urbano, specie nella bella stagione. Ma anche la memoria \u00e8 importante. Tornando alla chiesa di san Pietro, e a tutte le chiese che sono scomparse in tempi recenti, crediamo che non sia un bene l&#8217;oblio del passato recente da parte delle giovani generazioni. Esse devono sapere quali sono le loro radici; devono conoscere il volto delle cose al tempo dei loro genitori e dei loro nonni, per essere consapevoli del divenire storico e poter cogliere, nel mutare continuo della societ\u00e0, quali sono i valori imprescindibili, che rappresentano comunque dei punti fermi nella vita delle persone e anche nelle vicende dei popoli e delle nazioni. Per quanto riguarda le chiese, sono la testimonianza vivente di un aspetto fondamentale della civilt\u00e0 alla quale apparteniamo. Conoscerle, significa sapere chi siamo; ignorarle equivale a regredire nella incivilt\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli udinesi che hanno una settant&#8217;anni o pi\u00f9 ricorderanno una vecchia chiesa che esisteva in Piazzetta del Pozzo, sul lato interno di Porta Aquileia, e che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27503","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27503"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27503\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}