{"id":27501,"date":"2018-08-17T09:39:00","date_gmt":"2018-08-17T09:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/17\/omaggio-alle-chiese-natie-s-paolino-daquileia\/"},"modified":"2024-04-19T12:58:57","modified_gmt":"2024-04-19T12:58:57","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-s-paolino-daquileia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/17\/omaggio-alle-chiese-natie-s-paolino-daquileia\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: S. Paolino d&#8217;Aquileia"},"content":{"rendered":"<p>Con la chiesa di San Paolino d&#8217;Aquileia siamo sul limite, sia in seno topografico che in senso cronologico. Topografico, perch\u00e9 sorge sul lato esterno dell&#8217;anello dei viali che delimita il centro storico dalla periferia, seguendo, press&#8217;a poco (tranne che all&#8217;estremit\u00e0 sud e a quella nord-est) l&#8217;antico tracciato della quinta e ultima cerchia delle mura trecentesche, e dunque \u00e8 proprio sul bordo fra due mondi, quello interno, cittadino, e quello esterno, rurale. Cronologico, perch\u00e9 \u00e8 stata costruita fra il 1964 e il 1971, dunque proprio negli anni a cavallo del Concilio e anche nell&#8217;ultima, significativa fase dell&#8217;espansione edilizia italiana, quando il <em>boom<\/em> economico stava gi\u00e0 entrando nella fase discendente, ma non in questa parte d&#8217;Italia, dove \u00e8 arrivato in ritardo e quindi si sposta in avanti di un decennio (si chiuder\u00e0 col 1976, con il terremoto del Friuli, che chiude un&#8217;epoca, anche in senso storico pi\u00f9 generale). Diciamo subito che la chiesa non \u00e8 bella, come non \u00e8 particolarmente bella la cornice urbanistica in cui s&#8217;inserisce. Quando mai sono stati belli i viali di circonvallazione delle citt\u00e0 moderne, percorsi ogni giorno da migliaia e migliaia di veicoli, intasati, rumorosi, viziati da un&#8217;aria irrespirabile? E tuttavia&#8230; Tuttavia, questa forse \u00e8 una delle eccezioni alla regola. Tanto per cominciare, la costruzione dei passanti autostradali ha risparmiato alla citt\u00e0 gran parte del traffico di passaggio: chi deve andare da Venezia a Tarvisio non ha pi\u00f9 bisogno di passare di qui e perci\u00f2, stranamente, oggi questi viali sono meno trafficati di quanto lo fossero cinquant&#8217;anni fa, o, comunque, non pi\u00f9 di allora, in cui pure circolavano tanti meno veicoli di adesso. In secondo luogo, i viali della circonvallazione udinese sono molto larghi, perlopi\u00f9 doppi, con una duplice fila di platani e una ininterrotta aiola centrale che li accompagna e d\u00e0 loro respiro; su tutto il lato ovest essa \u00e8 fiancheggiata anche dal canale Ledra, largo e profondo come un piccolo fiume dalle rive erbose, per cui non si ha l&#8217;impressione opprimente e quasi angosciosa di essere imprigionati in una sorta di girone infernale, dove bisogna correre incessantemente con le auto, e chi si ferma \u00e8 perduto: quasi sempre c&#8217;\u00e8 spazio sufficiente per accostare, per parcheggiare, per guardarsi intorno, per cercare con calma un indirizzo. In terzo luogo, le case costruite lungo di essi, su entrambi i lati, esterno e interno, non sono cos\u00ec brutte, anonime e squallide come lo sono in centinaia di altri casi; al contrario. Se si cammina a piedi e si dispone di un paio d&#8217;occhi per vedere, si fanno non poche piacevoli sorprese: villette in stile <em>liberty<\/em> (ce ne sono tantissime), palazzine caratteristiche, muretti, giardini, osterie e bar di una volta, scorci interessanti; si passa perfino davanti a due delle antiche porte cittadine, porta Aquileia a sud-est e Porta Villalta a nord-ovest, e fino al 1955 si poteva anche ammirarne una terza ancora intatta, porta San Lazzaro, davanti a piazzale Paolo Diacono, che amministratori incoscienti e insensibili, presi da quella forma di demenza senile pressoch\u00e9 inguaribile chiamata modernit\u00e0, hanno fatto abbattere senza alcuna necessit\u00e0 strutturale, ma solo per facilitare il traffico in entrate e in uscita dal borgo (la pizzeria <em>Alla Lampara<\/em> si appoggia ancora su un tratto delle vecchie mura).<\/p>\n<p>La chiesa di San Paolino di Aquileia sorge lungo il viale Trieste, all&#8217;angolo di via XXX Ottobre, in un tratto dove le case sono spaziate da giardini privati e l&#8217;aiola spartitraffico \u00e8 talmente ampia da contenere, oltre a una fila ininterrotta di grandi platani, anche una edicola di giornali; d&#8217;estate ci si fermano i chioschi delle angurie e ci si pu\u00f2 sedere al fresco. Particolare curioso, in questo tratto della circonvallazione le case del lato interno sono pi\u00f9 moderne, e quindi assai meno interessanti, di quelle del lato esterno: una inversione significativa, dato che di solito avviene il contrario. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che in quasi tutto l&#8217;angolo sud-orientale del centro i vecchi edifici sono stati demoliti per costruire condomini moderni, creando delle zone residenziali in aree verdi e tranquille, molto appetibili dal punto di vista immobiliare, perch\u00e9 uniscono la comodit\u00e0 di essere in centro alla pace che di solito si trova in periferia; per vedere ancora i vecchi muri e le vecchie case, bisogna sgattaiolare nelle ultime roccaforti della citt\u00e0 di un tempo, come la lunga e stretta via Petrarca, mentre via Bertaldia \u00e8 ormai quasi tutta rifatta. La chiesa, dicevamo, \u00e8 tutt&#8217;altro che bella, pur se non raggiunge gli orridi livelli programmati scientificamente in omaggio allo <em>spirito<\/em> conciliare, che hanno imbruttito l&#8217;Italia a partire dagli anni &#8217;70 e ancora non hanno finito d&#8217;imbruttirla, e che, cosa ancor pi\u00f9 grave, hanno sottratto ai fedeli la dimensione della spiritualit\u00e0, del raccoglimento e della trascendenza, in nome di una idea tutta immanente e laica della fede (Dio solo sa come la fede possa essere anche laica!), glie l&#8217;hanno letteralmente scippata ed essi ne sono rimasti orfani. \u00c8 un edificio a pianta centrale, esagonale, rialzato rispetto al piano stradale; le falde della copertura, che si congiungono nella lanterna, sono doppie per ogni faccia dell&#8217;esagono, ed \u00e8 questa forse la caratteristica pi\u00f9 spiacevole, una moltiplicazione della forma a capanna che fa venire in mente una testa sulla quale si vogliono posare, chiss\u00e0 perch\u00e9, numerosi cappelli invece di uno solo. Entriamo, sperando in un miracolo, come talvolta accade (per esempio nella chiesa della Beata Vergine di Fatima, in via Colugna), cio\u00e8 in qualcosa che possa riscattare l&#8217;insulsaggine dell&#8217;esterno; e invece l&#8217;impressione di mediocrit\u00e0 non cambia, anzi, se possibile ci\u00f2 che si offre allo sguardo \u00e8 ancora pi\u00f9 banale di ci\u00f2 che appare da fuori. Le pareti sono rivestite di mattoni in faccia a vista, e i soliti pilastri di cemento, insieme alla nudit\u00e0 da capannone industriale dei muri, e alla scarsa luminosit\u00e0 del locale, fanno s\u00ec che l&#8217;ambiente non trasmetta alcuna emozione al fedele, semmai lo allontana. Chi entra per pregare, a nostro avviso, non trova affatto l&#8217;atmosfera propizia. Questo \u00e8 il trionfo della teologia della svolta antropologica e del quinto vangelo di Fabrizio De Andr\u00e9, dove al centro del discorso non c&#8217;\u00e8 Dio, ma l&#8217;uomo, che giustifica e addirittura glorifica se stesso. In una (brutta) canzone di quel bravo cantautore che \u00e8 stato Luigi Tenco, <em>Cara maestra<\/em>, si rimprovera il parroco perch\u00e9 la sua chiesa \u00e8 rivestita di ori e marmi colorati e, il povero che ci entra non potr\u00e0 mai sentirsi come fosse a casa sua: ora proprio questa idea sembra aver ispirato, si fa per dire, il progetto della chiesa di San Paolino. Il guaio \u00e8 che il fedele, povero o ricco che sia, proveniente da una catapecchia o da un palazzo principesco, in chiesa non deve sentirsi <em>come fosse a casa sua<\/em>, ma deve sentirsi nella casa di Dio: perch\u00e9 la casa del fedele \u00e8 la casa dell&#8217;anima, della cita soprannaturale illuminata dalla fede, e per sentirsi a suo agio non ha bisogno che un architetto modernista costruisca una chiesa che pare una casa del popolo, ma ha bisogno di un architetto cristiano che concepisca e realizzi una chiesa come deve essere e come le chiese sono sempre state: la casa di Dio, nella quale le anime si sentono anch&#8217;esse a casa loro, ma solo perch\u00e9 la casa di Dio \u00e8 la casa delle anime che vogliono santificarsi, spogliandosi dell&#8217;uomo vecchio e uscendo dal proprio egoismo e dal proprio angusto orizzonte terreno.<\/p>\n<p>Si potrebbe perci\u00f2 fare un discorso analogo a quello che riguarda la pastorale neomodernista e progressista, e anche la liturgia antitradizionale: \u00e8 inutile escogitare cento nuovi espedienti per dare alle anime l&#8217;impressione che Dio sia a portata di mano, se l&#8217;anima \u00e8 lontana da Lui; e l&#8217;anima sar\u00e0 sempre lontana da Lui, finch\u00e9 pretende che il sacro si abbassi al livello del profano, e che, piena di passioni umane, possa trovare le condizioni adatte per udire la voce di Dio. Se l&#8217;anima cerca davvero Dio, non serve che le si offrano delle chiese che paiono capannoni o magazzini, tanto per far vedere che Dio \u00e8 vicino agli uomini d&#8217;oggi; Dio \u00e8 vicino agli uomini di qualsiasi tempo, se gli uomini sono disposti a fargli posto nella loro vita, se sono capaci di rinunciare al loro io per dire di s\u00ec al suo invito: allora Dio diventa vicino, allora \u00e8 possibile incontrarlo, udirlo, sentirlo. L&#8217;idea di rendere Dio <em>moderno<\/em> (e magari, come dice il signore argentino, <em>non cattolico<\/em>), l&#8217;idea di rendere il Vangelo <em>pi\u00f9 credibile<\/em>, adottando lo stile della modernit\u00e0, \u00e8 ridicola e pericolosa, perch\u00e9 genera un equivoco su un punto essenziale: e cio\u00e8 suggerisce l&#8217;aspettativa che Dio ci venga incontro, anche se noi non siamo disposti a uscire da noi stessi. Solo a chi dice <em>Padre, sia fatto come tu vuoi, non come voglio io<\/em>, Dio si rende vicino; e solo chi prende la sua croce per seguire Ges\u00f9, trova davvero ci\u00f2 che stava cercando: diversamente, non lo trover\u00e0 mai. <em>Quaesivi et non inveni<\/em>, diceva il giornalista Ricciardetto, al secolo Augusto Guerriero, il quale si piccava di essere anche una specie di teologo; ma \u00e8 lecito dubitare che abbia mai cercato veramente. Se si cerca Dio con animo sincero, e se si \u00e8 disposti a sbarazzarsi del fardello del proprio uomo vecchio, Dio si finisce per incontrarlo, in un modo o nell&#8217;altro. Se non altro perch\u00e9 Lui ci sta gi\u00e0 cercando, \u00e8 gi\u00e0 vicino a noi, vicinissimo, proprio dietro le spalle; ma per poterlo vedere e udire, bisogna spegnere i riflettori e lasciar perdere tutto ci\u00f2 che \u00e8 esteriore, tutto ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale. Non parliamo poi del diabolico consumismo: chi adotta uno stile di vita improntato ad esso, non solo non trover\u00e0 Dio, ma trover\u00e0 sicuramente il suo e nostro nemico, l&#8217;antico avversario, che del consumismo si serve per traviare le anime. E allora, facciamola finita con l&#8217;equivoco delle chiese ultramoderne, dei preti operai e dei vescovi di strada: sono tutte forme demagogiche di falsa spiritualit\u00e0; la vera spiritualit\u00e0 \u00e8 modesta, \u00e8 silenziosa, \u00e8 umile, \u00e8 discreta, non si fa notare, non grida, non strepita, non batte la grancassa, cerca di passare inosservata, ma va dritta verso l&#8217;essenziale. Riconosce con sicuro istinto quello che \u00e8 vero e quello che \u00e8 falso nella ricerca di Dio; scansa quello che \u00e8 falso e si accosta a ci\u00f2 che \u00e8 vero, anche se questo significa affrontare solitudine, incomprensione, sacrifici, isolamento e perfino maldicenza o persecuzioni vere e proprie, magari da dove meno si potrebbe immaginare che arrivino: dalla chiesa stessa. Non la Chiesa vera, evidentemente; non la Sposa di Cristo, quella fondata sulla roccia di San Pietro; ma quell&#8217;altra, quella sua trista contraffazione modernista, che abbiamo chiamato neochiesa e che \u00e8 stata costruita per allontanare le anime da Dio e per dissolvere il patrimonio della fede, non per avvicinare le anime a Dio, n\u00e9 per rinsaldare il bene inestimabile della luce di Cristo che \u00e8 venuta a illuminare il mondo.<\/p>\n<p>Tornando ai nostri ricordi, questa zona della citt\u00e0 l&#8217;abbiamo frequentata perch\u00e9 l\u00ec vicino, in via Sistiana, abitava un nostro professore, dal quale abbiamo preso anche delle lezioni private di latino. Si annunciavano gi\u00e0 i disastri della riforma scolastica del 1963 e chi, alle superiori, intendeva iscriversi al liceo, o anche all&#8217;istituto magistrale, faceva bene a rimboccarsi le maniche, perch\u00e9 quelle quattro nozioni sgangherate ricevute alla scuola media erano insufficienti; mentre fino al 1962, alle medie, si studiava un latino coi fiocchi, si facevano persino le traduzioni in italiano, come adesso non le saprebbero fare nemmeno gli studenti dei licei. La chiesa di San Paolino d&#8217;Aquileia era pressoch\u00e9 terminata, ma nulla ci sugger\u00ec mai di entrare; lo avremmo fatto solo molti anni dopo, e ne avremmo riportato le impressioni che abbiamo detto. Ma chi era questo personaggio che un turista, capitato qui da tutt&#8217;altra parte d&#8217;Italia, sicuramente non ha mai sentito nominare? Ebbene, sorpresa!, \u00e8 stato uno dei padri spirituali dell&#8217;Europa: dell&#8217;Europa vera, quella fondata sull&#8217;unit\u00e0 spirituale dei suoi popoli, non sull&#8217;usura delle banche, come oggi: e perci\u00f2 quella cristiana, pensata dalla mente geniale di Carlo Magno, ma alimentata dalla fede vigorosa di quei nostri antenati. Nato ad Aquileia prima del 750, morto nel gennaio 803 a Cividale, fu uno dei sette saggi che l&#8217;imperatore chiam\u00f2 ad Aquisgrana per elaborare un progetto culturale unitario, e ci\u00f2 d\u00e0 un&#8217;idea della sua statura intellettuale e del suo prestigio morale. Patriarca di Aquileia (che era uno dei patriarcati pi\u00f9 grandi d&#8217;Italia e dell&#8217;Europa occidentale), il secondo che abbia portato il suo nome, fu pastore solerte e instancabile, combatt\u00e9 le eresie, specie quella adozionista professata da Elipando di Toledo, che negava la consustanzialit\u00e0 del Figlio al Padre, con trattati e libelli, e si dimostr\u00f2 versatile in molti ambiti, dalla teologia alla letteratura e alla musica. Altro che Rinascimento, il vero Rinascimento \u00e8 qui, proprio nel cuore del Medioevo cristiano, al contrario di quello che hanno insegnato i signori illuministi, da Voltaire a Umberto Eco: nell&#8217;alto Medioevo, in pieno secolo ottavo. Quanto a San Paolino, tre furono i settori nei quali prodig\u00f2 spiralmente le sue cure pastorali: la riforma liturgica, volta riportare la decaduta liturgia all&#8217;antico splendore; la lotta contro gli eretici, che minacciavano l&#8217;unit\u00e0 della Chiesa; e il fervore missionario, diretto specialmente verso le inquiete popolazioni barbariche dell&#8217;Europa orientale, in particolare verso gli \u00e0vari, ai quali invi\u00f2 intrepidi sacerdoti affinch\u00e9 li convertissero. Nessuna di queste tre cose piacerebbe, oggi, ai rappresentanti della neochiesa. La riforma liturgica conciliare, l&#8217;abbiamo vista e stiamo ancora assistendo, ogni giorno di pi\u00f9, alle sue aberranti propaggini: essa va nella direzione diametralmente opposta a quella voluta da Paolino; toglie bellezza al sacro, e con ci\u00f2 tradisce la sua origine modernista e in sostanza irreligiosa, perch\u00e9 il culto di Dio esige la bellezza, non pu\u00f2 prescindere da essa. Lottare contro le eresie? Giammai: tanto pi\u00f9 che le eresie non ci sono pi\u00f9, sono scomparse, i nemici interni della Chiesa si sono dissolti, ora sono tutto amici: tale \u00e8 lo spirito del Concilio, fin dal discorso di apertura dei Giovanni XXIII. Fervore missionario? Ma per carit\u00e0: bisogna rispettare le altre fedi, camminare a braccetto con esse, marciare per la pace, eccetera; non ha forse detto, il signore argentino che <em>l&#8217;apostolato \u00e8 una solenne sciocchezza<\/em>? Ecco allora l&#8217;estrema attualit\u00e0 di san Paolino.<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la chiesa di San Paolino d&#8217;Aquileia siamo sul limite, sia in seno topografico che in senso cronologico. 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