{"id":27500,"date":"2018-09-08T08:24:00","date_gmt":"2018-09-08T08:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/08\/omaggio-alle-chiese-natie-s-maria-v-della-salute\/"},"modified":"2018-09-08T08:24:00","modified_gmt":"2018-09-08T08:24:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-s-maria-v-della-salute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/08\/omaggio-alle-chiese-natie-s-maria-v-della-salute\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: S. Maria V. della Salute"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa della Santa Maria Vergine della Salute, in Via Cormor Alto, non \u00e8 antica, ma neppure recentissima: \u00e8 stata consacrata il 5 novembre del 1914 e perci\u00f2 ha da poco compiuto il secolo di vita; il 5 novembre 2015 il parroco, don Armando Basi, ha celebrato una speciale funzione per commemorare l&#8217;evento e per ricordare tutti coloro i quali, fin dall&#8217;epoca dell&#8217;arcivescovo Anastasio Rossi, si sono adoperati perch\u00e9 il quartiere del Cormor, sulla destra del Viale Venezia e non lontano dall&#8217;area del cimitero di viale Firenze, sorgesse una vera chiesa parrocchiale, in luogo della preesistente cappella ottocentesca, divenuta ormai insufficiente per i bisogni spirituali della accresciuta popolazione. Tutta l&#8217;area doveva aver un aspetto molto diverso da quello odierno, notevolmente abbellito dalla istituzione del Parco del Cormor, che sfiora quasi il centro cittadino e offre delle piacevolissime passeggiate lungo l&#8217;omonimo torrente, in una cornice ridente di verde campagna disseminata di pioppi, gelsi e altre essenze arboree. La chiesa odierna venne edificata con eccezionale celebrit\u00e0, nell&#8217;arco di pochissimi mesi, mentre gi\u00e0 sull&#8217;Europa si stavano addensando le ombre minacciose della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Ecco cosa dice il sito <a href=\"../../../../../www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/default.htm\">www.chieseitaliane.chiesacattolica.it<\/a> :<\/p>\n<p><em>Nel 1874 don Carlo Antonini apr\u00ec una piccola cappella, dedicata alla Beata Vergine della Salute. La cappella \u00e8 stata per molti anni il fulcro della comunit\u00e0. Alcuni parrocchiani per\u00f2 sentivano la necessit\u00e0 di avere una chiesa; la posa della prima pietra \u00e8 avvenuta il 12 aprile 1914 e fu terminata in soli cinque mesi. La chiesa fu consacrata il 5 novembre 1914 dall&#8217;arcivescovo Anastasio Rossi.<\/em><\/p>\n<p><em>Edificio ad aula rettangolare, orientato nord-sud; il sedime frontale \u00e8 al livello della strada, mentre un accentuato dislivello di quota corre lungo la fiancata occidentale, a cui si addossano i corpi della sacrestia, della casa canonica e attivit\u00e0 parrocchiali su due piani. Il lungo corpo del presbiterio di volumetria inferiore si conclude ad abside semicircolare. La torre campanaria, autonoma, \u00e8 a levante all&#8217;altezza dell&#8217;abside. Il prospetto, neoromanico, in mattoni rossi a vista con inserzioni sparse di conci lapidei, \u00e8 impostate sull&#8217;alta fascia basamentale in cemento bianco, ed \u00e8 decorato lungo le falde dall&#8217;ampio cornicione modanato con dentelli ed archetti pensili, che continuano perimetrali in sottogronda lungo tutto l&#8217;edificio; portale strombato con lunetta; rosone dalla cornice dentellata. L&#8217;interno, dal soffitto piano, \u00e8 tripartito da due alte paraste dal capitello dorico, le angolari piegate a libro, con in ciascuna parte una finestra ad arco a tutto sesto; in mezzeria, contrapposte, le due nicchie a sesto ribassato dei confessionali lignei. Il presbiterio, rialzato di tre gradini, prospetta tramite l&#8217;arcosanto impostato su pilastri d&#8217;angolo dai capitelli corinzi; voltato a crociera dipinta, con due finestre termali contrapposte; abside concava, prospettante con arcone a tutto sesto speculare all&#8217;arcosanto. In controfacciata la cantoria con bussola vetrata, conclusa sul lato sinistro dalla nicchia del fonte battesimale, su quello destro dall&#8217;ingresso alla cantoria. La pavimentazione \u00e8 in lastre quadrate di marmo &#8211; bianche e rosse- disposte a losanga e perimetrate da ampia fascia in marmo rosso.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;edificio sacro, non grande, ma solido e ben proporzionato, col suo altrettanto robusta campanile, staccato dietro l&#8217;abside, sorge all&#8217;incrocio di via Cormor Alto e di via Cormor Basso, immersa nel verde, con una macchia di albero sullo sfondo e poche case attorno, perch\u00e9 tutto il quartiere \u00e8 formato da abitazioni sparse, e d\u00e0 l&#8217;impressione di essere gi\u00e0 in campagna, ma essendo anche assai vasto, contiene una popolazione abbastanza numerosa, ed ecco spiegata la necessit\u00e0 di una nuova parrocchiale fin dai primi anni del XX secolo. Specialmente via Cormor Basso, che si allunga dritta subito oltre la chiesa, fiancheggiata da alti e folti pioppi, d\u00e0 un&#8217;impressione decisamente rurale: non sembra affatto di essere a due passi dalla citt\u00e0 e, in linea d&#8217;aria, a poche centinaia di metri da una strada statale molto trafficata, come il Viale Venezia, l&#8217;arteria che porta verso il piazzale XXVI Luglio, con il suo inconfondibile Palazzo Moretti in stile liberty e con il monumentale Tempio Ossario, e dal grande (e bruttissimo) monumento alla Resistenza progettato da Gino Valle, di cui, chi sa perch\u00e9, le ultime amministrazioni comunali sembrano andare tanto fiere. Per quanto riguarda la chiesa di Santa Maria Vergine della salute, \u00e8 un peccato che qualcuno abbia pensato di costruire i locali parrocchiali in aderenza alla facciata e al lato sinistro dell&#8217;edificio, sfruttando la pendenza del terreno per ritagliare addirittura un secondo piano sul primo: l&#8217;effetto \u00e8 deplorevole, pare una costruzione provvisoria e posticcia, quasi da terremotati, che deturpa le semplici, ma decorose linee della chiesa in stile neogotico. Fatte le debite proporzioni, \u00e8 come se avessero costruito un garage in aderenza alla Cappella degli Scrovegni, in tutta tranquillit\u00e0, quasi che fosse la cosa pi\u00f9 naturale del mondo: hanno perfino edificato perfino una piccola scala esterna in cemento, con tanto di doppia balaustra a superficie intera, che massacra inqualificabilmente la simmetria con la facciata della chiesa e la sua fascia di pietra bianca nella parte inferiore, a mo&#8217; di basamento. Complimenti per il vandalismo architettonico: sarebbe stato difficile riuscire a far di meglio, cio\u00e8 di peggio, con minore fatica e mancanza di fantasia.<\/p>\n<p>Dicevamo dell&#8217;effetto scenografico suggestivo che si offre a chi, stando di fronte alla facciata, corre con lo sguardo gi\u00f9 per la via Cormor Basso, fra due quinte di alberi di diversa specie, betulle, cipressi, abeti, con la vista del torrente Cormor che scorre sotto alla strada, poche decine di metri oltre la chiesa, e si perde suggestivamente in mezzo al verde, pulito, tranquillo, come se non avesse fretta e non avesse deciso se fermarsi o proseguire. Questo, naturalmente, se non piove da un po&#8217; di settimane, come capita soprattutto d&#8217;estate; perch\u00e9, quando si gonfia d&#8217;acqua sotto la sferza delle piogge autunnali, o primaverili, e le nuvole basse chiudono il cielo, allora fa quasi paura, specie la sera, col buio, quando lo si sente spumeggiare sotto il viadotto e lo si intravede a fatica, sporgendosi dalla doppia ringhiera di ferro, pi\u00f9 che altro se ne intuisce la corsa veloce e si pu\u00f2 facilmente immaginare la forza che d&#8217;improvviso ne gonfia le sponde. Entrando nella chiesa, invece, si prova un senso di serenit\u00e0 e di pace: la lunga navata unica con gli alti finestroni, le semplici lesene, l&#8217;assenza di cappelle e di ornamenti di qualsiasi tipo, tranne i quadri della Via Crucis; il pavimento marmoreo a quadrati di due colori, disposti obliquamente: l&#8217;alto soffitto liscio e non affrescato: tutto corre verso l&#8217;arco trionfale e la bianchezza dell&#8217;abside; sarebbe difficile immaginare un edificio sacro pi\u00f9 raccolto, pi\u00f9 sobrio, pi\u00f9 accogliente, pur spogliato di quasi tutto ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale: vi \u00e8 qualcosa di francescano in tanta umilt\u00e0 e povert\u00e0. Tranne la pala dell&#8217;altar maggiore e le due pale laterali, su ciascun lato dell&#8217;arco trionfale, nessun dipinto, nessuna scultura, neppure di legno, n\u00e9 stucchi, n\u00e9 lampadari, n\u00e9 candelabri: solo due confessionali tradizionali, sulle due pareti laterali, e i banchi di legno, e due file di sedie addossate ai muri. Non c&#8217;\u00e8 nulla che possa distrarre la mente, e su cui l&#8217;occhio possa indugiare ozioso: anche la cantoria della controfacciata \u00e8 del tutto spoglia, come in perpetua attesa dell&#8217;organo che non vi \u00e8 mai stato collocato; e, per la verit\u00e0, non c&#8217;\u00e8 neppure qualcosa che aiuti l&#8217;anima a rivolgere i pensieri verso Dio, a parte il silenzio e la spartana nudit\u00e0 dell&#8217;ambiente. Si potrebbe discutere all&#8217;infinto se il compito dell&#8217;arte sacra sia solamente quello di decorare gli ambienti sacri, realizzando lo sfondo per la celebrazione dei Misteri, o se non debba anche, in qualche maniera, aiutare l&#8217;anima a trovare, o ritrovare, il filo del dialogo con il Creatore, suggerendo, per mezzo delle forme sensibili, quella Bellezza invisibile che non ha bisogno della materia per invadere la mente ed il cuore del fedele e per trasportare tutti i suoi desideri verso l&#8217;alto, verso quel Dio che essa cerca e sospira. Un&#8217;arte sacra ridotta al minimo delle forme espressive \u00e8 certamente utile per guidare un&#8217;anima forte verso il raccoglimento interiore; ma \u00e8 pur vero che molte anime, o perch\u00e9 tiepide, o perch\u00e9 meno dotate di sensibilit\u00e0 e naturale capacit\u00e0 di ascolto della dimensione spirituale, hanno bisogno non solamente di segni esteriori e visibili, ma anche di una appropriata musica sacra, per trovare le condizioni adatte al colloquio con il divino. Possiamo dire, allora, che in questo angolo un po&#8217; appartato della immediata periferia udinese, ci troviamo al punto d&#8217;intersezione di tre piani di realt\u00e0: quello della natura, che, lungo il corso del Cormor, porta il respiro delle Prealpi e poi corre fino al mare, alla laguna di Marano; quello della storia, che ci mostra come \u00e8 nata e si \u00e8 sviluppata una parrocchia dell&#8217;<em>hinterland<\/em> del capoluogo, diffondendo e tenendo viva quella cultura cattolica che \u00e8 l&#8217;anima di questa terra e, pi\u00f9 in generale, dell&#8217;intera civilt\u00e0 europea; e quello dell&#8217;arte, della bellezza creata dall&#8217;uomo perch\u00e9 funga da ponte verso la realt\u00e0 interiore, onde vivificare e risvegliare quei tesori di spiritualit\u00e0 che giacciono in quiescenza e che questo popolo laborioso, ma schivo, introverso, poco propenso ai gesti esteriori, non riuscirebbe forse ad esprimere, se non venisse preso per mano, guidato e accompagnato per mezzo di segni visibili e di manifestazioni concrete. Qui, in questo angolo fuori mano, fra l&#8217;acqua, il bosco, la strada e la chiesa, in uno stormir di fronde e un dolce profumo di terra bagnata, si pu\u00f2 forse cogliere qualcosa del segreto dell&#8217;anima friulana, che non si lascia facilmente esaminare, perch\u00e9 piena di riservatezza e di pudore. Cos\u00ec la descrive un poeta friulano che fu anche un notevole critico letterario, Bindo Chiurlo (Cassacco, 13 ottobre 1886-Torino, 24 dicembre 1943), nel suo classico studio <em>La letteratura ladina del Friuli<\/em> (Udine, Libreria Carducci Editrice, 1922, pp. 9-12):<\/p>\n<p><em>L&#8217;idealista puro \u00e8 compreso, l&#8217;uomo fantastico, immoderato \u00e8 scusato, ma n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro sono ammirati in Friuli: &quot;uomo ideale&quot; \u00e8 colui che si basa sulla realt\u00e0, che non si lascia andare ad esagerazioni, che non si perde in frasche: L&#8217;&quot;omp pusit\u00eev&quot;, l&#8217;uomo che quando ha dato una parola la mantiene, che presenta le cose onestamente, senza sottintesi, scherzi od inganni; l&#8217;&quot;omp re\u00e2l&quot;, l&#8217;uomo che si presenta, e presenta la sua merce, com&#8217;\u00e8 in realt\u00e0. &quot;Realt\u00e0&quot; insomma sempre e soprattutto; nell&#8217;interesse proprio e nell&#8217;interesse degli altri. Da ci\u00f2 quel connubio, che pu\u00f2 anche parer strano, di amore alla &quot;pulchra utilitas&quot; esaltata negli statuti pordenonesi, e di bella sincerit\u00e0 ed onest\u00e0: e, ancora, quella trascuranza delle &#8216;forme&#8217;, quel non curarsi delle apparenze, che \u00e8 dato dalla certezza della sostanza; quella rudezza un po&#8217; primitiva anche nelle persone pi\u00f9 colte e d&#8217;ingegno, quella mancanza di &quot;savoir fare&quot;, quella &quot;gaucherie&quot; fisica e morale, che rende in diversi ambienti antipatica o, peggio, sospetta, la sincerit\u00e0 friulana, sembrando essa, a genti pi\u00f9 destre, in contrasto colla solidit\u00e0, col buon senso, coll&#8217;equilibrio della psiche nostra. Che se talvolta, per bont\u00e0 o per rispetto, il friulano s&#8217;induce a smussare gli angoli della sua franca parola, rimane tosto punito nel suo tentativo, ch\u00e9 il discorso gli esce di bocca ineguale, contraddittorio, o malamente imbellettato di dolcezza. E come difetta in Friuli l&#8217;uomo smarrito nelle regioni dell&#8217;impossibile, della passione inconsiderata, e, del pari, l&#8217;uomo leggero, agile, sapiente nelle cerimonie e nelle forme, cos\u00ec gl&#8217;ingegni son prevalentemente seri e sodi; penetranti, ma non vibranti e brillanti; fatti pi\u00f9 per la scienza e per i negozi che per l&#8217;arte; e, nell&#8217;ambito dell&#8217;arte, pi\u00f9 per le espressioni del proprio mondo psichico che per quello degli altri, che esige maggiore intuizione e pi\u00f9 calda forza espansiva. La mentalit\u00e0 friulana \u00e8 &quot;schematica, sostanziale&quot; (Costantini): le mancano le articolazioni, le fioriture; le manca la grazia e la leggerezza del concepire, che ride dalle &quot;tavole&quot; e dalle &quot;carte&quot; venete e fiorentine. E pure con tutto ci\u00f2, anzi appunto per ci\u00f2, il lettore mi creder\u00e0 quando io dir\u00f2 che il friulano \u00e8, in fondo, un sentimentale: l&#8217;onest\u00e0, la seriet\u00e0, l&#8217;incapacit\u00e0 di sacrificare la sostanza alle apparenze non possono essere alimentate che da un&#8217;intima fonte, la quale \u00e8 in lui celata, quasi pudibonda. Ha paura di sembrare &quot;romantico&quot;, &quot;sentimentale&quot;: sembra, in fondo, pi\u00f9 di quel che non sia, un popolo &quot;classico&quot;. Appunto per questo ama esplodere di tanto in tanto in grosse manifestazioni di giocondit\u00e0, che solo un ingenuo potrebbe confondere \u00a0cola grassa vitalit\u00e0 bolognese, \u00a0colla fine festivit\u00e0 veneziana, \u00a0o col&#8217;indole spensieratamente festaiola di altre regioni; l\u00e0 dove sono un modo violento di costringersi allo svago, di dimenticare per qualche ora la vita di ogni giorno, che, come abbiam detto, in Friuli un tempo non era lieta. Tipiche le &quot;sagre&quot;, qui pi\u00f9 fitte, vivaci, sentite che altrove, e con tanto fervore cantate dai nostri poeti: vere oasi di giocondit\u00e0 in mezzo a una vita seria e laboriosa (&#8230;). Cos\u00ec si spiega anche un altro fenomeno apparentemente strano: che il contadino friulano, fra i pi\u00f9 parchi d&#8217;Italia, sia anche uno di quelli che consumano, o consumavano, pi\u00f9 vino: nelle sagre appunto e nelle attese domeniche che d\u00e0n tregua all&#8217;assidua fatica.<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec; tale \u00e8 l&#8217;anima friulana: realista, eppure pensosa; pratica, ma non priva d&#8217;una battagliera dolcezza.<\/p>\n<p>E chi crede d&#8217;averla capita, resta sorpreso: vi \u00e8 qualcosa in lei di semplice, ma anche di elusivo, che si mostra e insieme si sottrae. Prima di lasciarsi vedere sino in fondo, mette alla prova chi la cerca&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa della Santa Maria Vergine della Salute, in Via Cormor Alto, non \u00e8 antica, ma neppure recentissima: \u00e8 stata consacrata il 5 novembre del 1914<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109,243],"class_list":["post-27500","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica","tag-santa-vergine"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27500","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27500"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27500\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27500"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27500"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27500"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}