{"id":27495,"date":"2018-08-16T06:04:00","date_gmt":"2018-08-16T06:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/16\/omaggio-alle-chiese-natie-cappuccini-via-chiusaforte\/"},"modified":"2018-08-16T06:04:00","modified_gmt":"2018-08-16T06:04:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-cappuccini-via-chiusaforte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/16\/omaggio-alle-chiese-natie-cappuccini-via-chiusaforte\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Cappuccini via Chiusaforte"},"content":{"rendered":"<p>La storia della chiesa dei Cappuccini di via Chiusaforte ha qualcosa della parabola o dell&#8217;apologo; ed \u00e8 un apologo triste, perch\u00e9 sancisce un doppio fallimento, sul piano religioso e su quello artistico e urbanistico. Rivela scarsa lungimiranza e mediocre capacit\u00e0 di progettazione, molte illusioni, alcune velleit\u00e0 e una buona dose di leggerezza. \u00c8 un apologo perch\u00e9 se ne pu\u00f2 trarre una morale, e forse un insegnamento, non solo per questa citt\u00e0, ma per tutte le citt\u00e0 italiane, le quali hanno finito di crescere e i cui amministratori farebbero bene a occuparsi della qualit\u00e0 dello sviluppo urbano, pi\u00f9 che della sua estensione. Anche i vertici della Chiesa potrebbero ricavare ampi spunti di riflessione da questa vicenda, se lo volessero. Ma per riflettere ci vuole umilt\u00e0, e oggi pare che la neochiesa possieda molte virt\u00f9, non tutte cristiane, ma sia sprovvista della necessaria umilt\u00e0: al contrario, pi\u00f9 la base della Chiesa, cio\u00e8 la fede, s&#8217;indebolisce, si sgretola e si contrae, pi\u00f9 si moltiplicano gli atteggiamenti e le scelte del suo vertice, dettati da una superbia quasi folle. Forse, cos\u00ec facendo, quei signori, o una parte di essi (perch\u00e9 quelli che contano davvero sanno benissimo ci\u00f2 che stanno facendo, e soprattutto perch\u00e9 lo fanno), s&#8217;illudono di venire incontro alle ragioni profonde della crisi e persino di porvi un rimedio, o tentare di farlo; ma la verit\u00e0 \u00e8 che la stanno accelerando, e che, seguitando per questa via, non passer\u00e0 molto che la Chiesa, cos\u00ec come Ges\u00f9 Cristo l&#8217;ha voluta, e come duecentosessanta papi l&#8217;hanno custodita, preservata e difesa, anche a costo della vita, avr\u00e0 semplicemente cessato d&#8217;esistere. Iddio poi, secondo la sua promessa, potr\u00e0 farla risorgere dalle sue ceneri e perfino condurla verso una seconda giovinezza: a Dio, infatti, niente \u00e8 impossibile; tuttavia, umanamente parlando, la strada imboccata dai vertici attuali \u00e8 la strada dell&#8217;autodistruzione, e condurr\u00e0 al suicidio.<\/p>\n<p>I Cappuccini erano giunti a Udine nel 1564, fondando un convento che, inizialmente, era situato presso Porta San Lazzaro; poi si spostarono in posizione pi\u00f9 centrale, nell&#8217;odierna via Ronchi; nel 1959 le vocazioni parevano cos\u00ec fiorenti che si pens\u00f2 di aprire un secondo convento, in periferia, facendo le cose in grande: un centinaio di celle per i religiosi, e altrettanti posti nel coro della chiesa. Invece, alla fine degli anni &#8217;70 il convento di via Chiusaforte \u00e8 stato chiuso per mancanza di vocazioni; la chiesa, spogliata dei sacri arredi, \u00e8 stata sconsacrata; e le celle dei frati sono state trasformate in laboratori per le ricerche di biologia molecolare, genetica e nanotecnologie: 500 iscrizioni a Medicina, con il numero chiuso, un trionfo della scienza, come si affretta a osservare compiaciuto, un articolista de <em>La Repubblica<\/em> (numero del 4 luglio 2005, edizione <em>online<\/em>). Come dire: i frati se ne vanno, l&#8217;oscurantismo arretra e i giovani corrono ad arruolarsi sotto le bandiere vittoriose della scienza; anzi, sotto le bandiere del <em>futuro della scienza<\/em>. Ed Eugenio Scalfari, dalle colonne del suo giornale, gongola: un altro pezzo della vecchia societ\u00e0 clericale se ne va. Alla fine, nel 2012, i cappuccini hanno dovuto gettar la spugna anche per il convento di via Ronchi: erano rimasti solo pochi padri vecchi e malati. Ormai resistono solo nel santuario della Madonna di Castelmonte, sopra Cividale: ultima roccaforte del loro ordine in tutto il Friuli. Una <em>d\u00e9bacle<\/em>. Al clero progressista questo discorso non piace, ma sono i fatti a parlar da soli, nel nudo ed eloquente linguaggio delle cifre. Costruire un grandioso convento, pensato per ospitare fino a cento nuovi frati, con una chiesa avveniristica, per poi doverlo chiudere e venderlo appena una ventina d&#8217;anni dopo, tutto ci\u00f2 \u00e8 la testimonianza inoppugnabile del fallimento del cosiddetto spirito conciliare. <em>Ci aspettavamo la primavera<\/em>, disse lo stesso Paolo VI, <em>invece \u00e8 venuto l&#8217;inverno<\/em>. Oggi \u00e8 un miracolo se la chiesa non \u00e8 stata abbattuta o radicalmente trasformata; alla fine, l&#8217;Universit\u00e0 ha optato per una scelta meno drastica, quella di conservarla nella maggiore fedelt\u00e0 possibile al suo aspetto originario, nonostante il radicale mutamento di funzione.<\/p>\n<p>Il complesso conventuale dei Cappuccini di via Chiusaforte fu pensato alla fine degli ani &#8217;50 e realizzato entro il 1963. Nel 1980 era gi\u00e0 dismesso ed entrava a far parte del complesso della neo costituita Universit\u00e0 di Udine, che lo acquist\u00f2 nel 1988, la quale cercava una sede adatta per la Facolt\u00e0 di Medicina e questa sembr\u00f2 la collocazione ideale, vista la vicinanza dell&#8217;Ospedale civile. La Chiesa, con l&#8217;imponente facciata che prospetta su via Chiusaforte, \u00e8 diventata l&#8217;Aula Magna dell&#8217;ateneo, ribattezzata Aula Massimilano Kolbe, con pi\u00f9 di trecento sedie mobili disposte nella navata centrale, e il luogo dell&#8217;altare maggiore trasformato in uno spazio per il tavolo dei relatori. In pratica, in poco pi\u00f9 di tre lustri un convento di religiosi \u00e8 nato ed \u00e8 morto, segno impressionante dei frutti amari portati dal Concilio: dal 1963 al 1980, appunto.<\/p>\n<p>Scrive Licio Pavan nel suo studio <em>Il complesso di piazzale Kobe: da convento a sede universitaria<\/em>, consultabile in rete (<a href=\"../../../../../www.uniud.it/default.htm\">www.uniud.it<\/a>):<\/p>\n<p><em>Il progetto generale intitolato semplicemente &quot;Convento frati Cappuccini Udine&quot;, firmato dall&#8217;ing. Ferdinando Vicentini, viene presentato al Comune di Udine il 24 giugno 1959. (&#8230;) L&#8217;impianto progettuale \u00e8 quello che potremmo definire classico per questo genere di edifici: il complesso si articola intorno ad un chiostro centrale porticato che \u00e8 racchiuso su tre lati da edifici in linea (ali nord, ovest e sud) e sul quarto lato, quello ad est, dal corpo della chiesa. L&#8217;organismo presenta una simmetria imperfetta in senso trasversale lungo l&#8217;asse della chiesa. I due accessi al convento, semplici fori architettonici di ingresso senza alcun elemento di prolungamento verso l&#8217;esterno, sono previsti sullo slargo della via Chiusaforte che oggi \u00e8 denominato piazzale Kolbe e sono allineati con il portico del chiostro al quale si allacciano tramite un prolungamento dei portici laterali. La chiesa \u00e8 strutturata su un&#8217;unica aula, con ingresso centrale, dotata di nicchie laterali che contengono due gruppi di confessionali e quattro altari laterali. L&#8217;altare maggiore, circondato da una gradinata rettangolare e rivolto verso la parete di fondo, \u00e8 collocato su un transetto leggermente rialzato che separa l&#8217;aula stessa da un profondo coro ad abside semicircolare. Tra il transetto ed il coro le porte laterali di accesso alla sacrestia, ai servizi ed alle scale per il livello inferiore che non doveva essere molto esteso. La chiesa \u00e8 anticipata sul davanti da un portico-nartece che avvolge la facciata estendendosi anche su un tratto dei fianchi. I corpi, che comprendono il complesso conventuale vero e proprio, hanno altezze diverse, quello a nord ha tre piani mentre gli altri due ne hanno soltanto due. Al pianterreno nel corpo a nord sono collocate quattro aule con servizi che, insieme con quella di fisica nel corpo ovest, formavano le strutture didattiche del ginnasio che era stato istituito nel complesso. (&#8230;) La collocazione dell&#8217;altare era ancora quella prevista prima della riforma liturgica, cio\u00e8 con l&#8217;officiante che volge le spalle ai fedeli. (&#8230;) Dopo le vicende napoleoniche che hanno portato, come noto, alla soppressione di numerosi conventi e alla trasformazione in senso laico di moltissime chiese in tutto il Friuli, i Cappuccini ritornano a Udine nel 1831. Negli anni &#8217;50 del nostro secolo l&#8217;andamento delle vocazioni era molto favorevole, non soltanto in Friuli ma praticamente in tutto il mondo, e i Cappuccini, che continuavano ad operare in Friuli anche nel santuario di Castelmonte, si erano trovati a gestire una situazione insostenibile all&#8217;interno del vecchio convento di via Ronchi. Questo poteva essere gi\u00e0 un motivo sufficiente per utilizzare l&#8217;area di via Chiusaforte che i religiosi avevano acquistato poco tempo prima, ma inoltre si coltivava il grande progetto di riunire in un unico organismo conventuale buona parte dei seminaristi di tutta l&#8217;area di influenza della Provincia Veneta dei Frati Minori Cappuccini, che comprende tutto il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Ci\u00f2 \u00e8 dimostrato dal fatto che nella fabbriceria del convento di Udine erano presenti i padri superiori delle pi\u00f9 importanti comunit\u00e0 dell&#8217;intera Provincia Veneta. A prescindere dall&#8217;impostazione del complesso che abbiamo gi\u00e0 definito classica, mi sembra giusto osservare che ci sono alcuni elementi che fanno effettivamente pensare ad uno sviluppo futuro dell&#8217;organismo. Il prolungamento del corpo nord oltre il chiostro, che \u00e8 anch&#8217;esso porticato, e il doppio portico dell&#8217;ala ovest, insieme alla mancanza di fori architettonici sulle testate dei corpi nord e sud, fanno pensare all&#8217;idea, anche non troppo lontana, di un ampliamento per realizzare un secondo chiostro posteriore ed assiale al primo. (&#8230;) Il progetto si caratterizza all&#8217;esterno per l&#8217;uso pressoch\u00e9 integrale del mattone in vista, esteso anche alla chiesa e per l&#8217;impianto dal linguaggio fortemente tradizionale con corpi allungati coperti da padiglioni in coppi. Si tratta di un&#8217;architettura non troppo raffinata n\u00e9 tanto colta, piuttosto comune a quei tempi, in buona parte probabilmente frutto delle istanze della committenza, che per\u00f2 ha certamente una sua impronta peculiare data, come gi\u00e0 detto, esteticamente dall&#8217;uso del cotto e planimetricamente dall&#8217;impianto pressoch\u00e9 simmetrico. (&#8230;) Verso la fine del 1960 il primo intervento era completato6 ; quanto realizzato era certamente sufficiente a contenere gli allievi del convento, non a caso le celle realizzate sono un centinaio. Ma, prima ancora della conclusione del primo intervento, il 24 luglio dello stesso anno vengono protocollati presso il comune di Udine i disegni di progetto del secondo lotto che viene approvato il 18 agosto 1960. Questo secondo progetto, firmato dall&#8217;arch. Giovanni Cerutti, comprende il corpo della chiesa e le parti anteriori, quelle verso via Chiusaforte, dell&#8217;organismo conventuale. (&#8230;) Si tratta in realt\u00e0 di una riprogettazione completa che \u00e8 molto evidente soprattutto nell&#8217;architettura della chiesa, scandita in pianta da grossi setti che si prolungano nelle cappelle laterali e attorno al grande coro, separato praticamente dall&#8217;aula secondo l&#8217;uso conventuale. E&#8217; evidente in questa architettura, molto simile a quella che \u00e8 quella realizzata, che la chiesa intendeva rivolgersi alla collettivit\u00e0 &quot;esterna&quot; dei fedeli e per questa ragione il luogo di preghiera dei religiosi doveva essere separato dall&#8217;aula. Questa si articola in due cori laterali adiacenti alla zona dell&#8217;altare maggiore e in sei cappelle.<\/em><\/p>\n<p>Questi luoghi sono particolarmente cari alla nostra memoria. Da quando abbiamo &quot;scoperto&quot; la via Chiusaforte, al tempo della quinta elementare, per via di un compagno di classe che abitava nell&#8217;adiacente via Aonez, essa divenne una delle mete preferite delle nostre passeggiate fuori citt\u00e0. Ampio, diritto come una freccia rivolta verso il Nord, verso le montagne, tranquillissimo, per non dire quasi deserto, fiancheggiato da alti e frondosi platani nel primo tratto, poi aperto sull&#8217;orizzonte della campagna, ma sempre in vista delle cime degli abeti e dei cedri che appartenevano al parco dell&#8217;ospedale, e che a noi parevano le avanguardie delle misteriose foreste settentrionali, sembrava non aver fretta di condurre in alcun luogo preciso e suggeriva l&#8217;idea di un eterno andare, il che ce lo rendeva ancor pi\u00f9 caro. Perch\u00e9 una strada deve per forza finire in un luogo trafficato? Perch\u00e9 non pu\u00f2 semplicemente indugiare fra i campi, sotto il cielo aperto, senza un fine pratico ben definito, ma cos\u00ec, solo per la gioia di chi ha voglia di camminare, di pensare e di sognare? \u00c8 meravigliosa l&#8217;et\u00e0 in cui si fanno queste scoperte: gli orizzonti cominciano ad allargarsi, ma non troppo, sicch\u00e9 si pu\u00f2 immaginare l&#8217;ignoto appena oltre le ultime case di periferia, o forse dietro la catena di monti che si erge all&#8217;orizzonte; l&#8217;et\u00e0 in cui si scopre che il mondo \u00e8 tanto pi\u00f9 grande, ma in fondo tanto pi\u00f9 piccolo, di quel che si credeva nell&#8217;infanzia. La chiesa dei Cappuccini, con la facciata triangolare molto acuta e le pareti laterali a capanna, si erge audacemente, a circa un terzo della sua lunghezza, sulla destra, in un piccolo spiazzo laterale. Qui, una volta, la piccola compagnia teatrale messa insieme da nostro fratello tenne le prove, e poi diede la rappresentazione, di una strana opera visionaria, sanguigna e barocca, <em>Danza macabra<\/em> di Michel de Ghelderode, di un drammaturgo belga influenzato dal &quot;teatro della crudelt\u00e0&quot; di Atonin Artaud; e a differenza delle sue precedenti rappresentazioni amatoriali, <em>La Giara<\/em> di Pirandello, presso il teatro parrocchiale del Tempio Ossario, e <em>Non si sa come<\/em>, sempre di Pirandello, presso il teatro di San Quirino, questa volta la scelta si rivel\u00f2 alquanto azzardata e il pubblico, formato soprattutto dai buoni frati cappuccini, mostr\u00f2 benevolenza, ma diede anche comprendibili segni di perplessit\u00e0. A quell&#8217;epoca, cio\u00e8 verso il 1969, col senno di poi, ci rendiamo conto che essi dovevano avere ben altre preoccupazioni: erano arrivati l\u00ec da pochi anni, e gi\u00e0 si profilava il tracollo della loro impresa. Il grande convento, che avrebbe dovuto richiamare i giovani confratelli da tutto il Veneto e il Friuli, continuava a restare quasi vuoto, terribilmente sovradimensionato. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 angosciante di una grande costruzione, pensata e realizzata per ospitare un gran numero di persone, che rimane semivuota: quelli che ci abitano hanno l&#8217;impressione di essere i soli superstiti d&#8217;un imprevedibile naufragio. E cos\u00ec \u00e8 stato, in effetti: la Chiesa ha fatto naufragio nel corso degli anni &#8217;60 del Novecento e, da allora, non \u00e8 pi\u00f9 riuscita a mettere dritta la barra del timone. I nocchieri che si sono succeduti al suo comando hanno perseverato nell&#8217;errore, non hanno voluto imparare niente dai fallimenti e hanno insistito nella strategia di rincorrere gli umori e le passioni del mondo, vizi e peccati compresi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia della chiesa dei Cappuccini di via Chiusaforte ha qualcosa della parabola o dell&#8217;apologo; ed \u00e8 un apologo triste, perch\u00e9 sancisce un doppio fallimento, sul<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27495","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27495"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27495\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}