{"id":27493,"date":"2018-08-27T11:55:00","date_gmt":"2018-08-27T11:55:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/27\/omaggio-alle-chiese-natie-laipacco-b-v-del-rosario\/"},"modified":"2018-08-27T11:55:00","modified_gmt":"2018-08-27T11:55:00","slug":"omaggio-alle-chiese-natie-laipacco-b-v-del-rosario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/08\/27\/omaggio-alle-chiese-natie-laipacco-b-v-del-rosario\/","title":{"rendered":"Omaggio alle chiese natie: Laipacco, B. V. del Rosario"},"content":{"rendered":"<p>La chiesa delle Beata Maria Vergine del Rosario, a Laipacco, \u00e8 una chiesa relativamente nuova: venne costruita infatti nel 1929, il che vuol dire che non ha neanche novant&#8217;anni di vita, ed \u00e8 l&#8217;unica chiesa parrocchiale di tutta la fascia a est della citt\u00e0, salvo quella di San Gottardo, che per\u00f2, trovandosi sulla via che porta a Cividale, \u00e8 situata decisamente pi\u00f9 a Nord. Questa \u00e8 una zona che \u00e8 sempre stata poco popolata, vi erano boschi fino a tempi abbastanza recenti, e in pratica nessun paese. Nel Medioevo, questi boschi, che erano assai vicini alle mura, offrivano riparo a un certo numero di malviventi, per cui non era prudente attardarsi nella zona dopo che le porte cittadine &#8212; porta Cividale, porta del Bon, porta Ronchi &#8212; erano state chiuse, al calar del sole; chi restava fuori, ci restava a proprio rischio e pericolo. Anche i turchi, nel corso delle loro scorrerie durante tutto il XVI secolo &#8212; secolo dell&#8217;umanesimo nel resto d&#8217;Italia, ma qui, terra di frontiera, secoli di terrore, devastazioni, massacri e rapimenti di massa, specialmente donne destinate agli <em>harem<\/em> islamici &#8212; hanno corso questi luoghi, saccheggiato le borgate esterne, cacciato in fuga avanti a s\u00e9 le sventurate popolazioni.<\/p>\n<p>Cominciamo innanzitutto col distinguere di quale Laipacco stiamo parlando; perch\u00e9 anche nel comune di Tricesimo c&#8217;\u00e8 una frazione che si chiama Laipacco, lungo la statale che va a Tarvisio, poco oltre i Condomini Morena. Noi stiamo parlando invece del quartiere udinese di Laipacco; chiamiamolo cos\u00ec, perch\u00e9 tale \u00e8 il linguaggio degli amministratori comunali, ma la verit\u00e0 \u00e8 che si tratta di un villaggio a s\u00e9 stante, che \u00e8 sempre stato tale: cos\u00ec lo ricordiamo quand&#8217;eravamo bambini, e cos\u00ec \u00e8 rimasto ancora oggi, a cinquant&#8217;anni di distanza. Ricordiamo una lunga camminata, dal centro cittadino, armati di una minuscola gabbietta, per catturare dei grilli, poich\u00e9 qualcuno ci aveva detto che nei prati di Laipacco c&#8217;erano grilli in abbondanza, che si lasciavano prendere con relativa facilit\u00e0. Ricordiamo la strada che facemmo quella volta, da sotto il colle del castello, il Giardino Grande, poi la via san&#8217;Agostino, e avanti, avanti, per la via Pracchiuso: evidentemente non conoscevamo bene la strada, perch\u00e9 non c&#8217;era bisogno di allungarla cos\u00ec tanto: bastava prendere via Treppo e poi traversare viale Triste, e imboccarla via Buttrio: dopo si tratta di andare sempre dritti, fino alla congiunzione con la strada di Laipacco. Ma il bello dell&#8217;infanzia \u00e8 proprio questo: che in essa la linea pi\u00f9 breve fra due punti non \u00e8 una retta; perch\u00e9 il bambino sa poco o nulla di rappresentazione del territorio, di distanze da percorrere, di orari da rispettare, di previsioni razionali; lui va per intuizioni e per emozioni, si muove in un mondo favoloso, dove si va a caccia di grilli come si potrebbe andare a caccia di leoni, o quasi. E pazienza se poi si torna a casa senza grilli e con la gabbietta vuota, dopo vani appositamente in mezzo all&#8217;erba e dopo vani tentativi di cattura: voleva dire che non era destino, che non era la giornata giusta. Il bambino sano non fa una malattia di ogni pi\u00f9 piccolo insuccesso, come tende a fare l&#8217;adulto; soprattutto non se ne sente sminuito, non ne subisce una crisi della fiducia in se stesso. Semplicemente, la sua attenzione \u00e8 rivolta ad altre cose: per esempio, il piacere di un pomeriggio d&#8217;estate passato in maniera diversa, e un pochino avventurosa, rispetto al solito, specie se si tratta di un bambino di citt\u00e0. E non importa se non \u00e8 una grande citt\u00e0; una citt\u00e0 \u00e8 sempre una citt\u00e0, e la natura, per un bambino che vi \u00e8 nato e vissuto, si limita agli alberi dei giardini pubblici, al cinguettio dei passeri sul tetto della casa, e al muoversi dell&#8217;edera carezzata dal vento lungo i muri esterni. La meta, poi, Laipacco, non era neanche un vero paese, ma solo un gruppo di case, e soprattutto una chiesa: la chiesa di cui ora vogliamo parlare, quella della Beata Vergine Maria del Rosario. Ma che importa se la strada era pi\u00f9 lunga, se non si arrivava mai? Tutto aveva un sapore nuovo e diverso, quel giorno; si andava all&#8217;avventura, e quindi anche le vie gi\u00e0 note assumevano una dimensione nuova, sconosciuta: era come andare alla scoperta di un mondo incognito, mai visto prima. Tutto era stupore e meraviglia; le case, parevano quelle di un altro luogo; figuriamoci quando arrivammo fuori citt\u00e0, fra i campi, dove non eravamo mai stati per davvero. E la stessa mancanza di approccio razionale vale per i fenomeni che accadono nel tempo, oltre che nello spazi geografico: i turchi nel Friuli, per esempio. Quanto tempo fa le loro orde selvagge si riversavano dalle Alpi e tracciavano una scia di morte e distruzione lungo tutta la pianura, fino al Tagliamento, fino al Livenza, talvolta fino al Piave? Perch\u00e9 il bambino non si chiede quando \u00e8 accaduta una cosa passata, ma quanto tempo fa. Il <em>quando<\/em> \u00e8 un concetto astratto, che lui ancora non possiede, il <em>quanto tempo fa<\/em> \u00e8 un qualcosa di concreto, che si pu\u00f2 misurare sul metro della propria esperienza. Dieci anni, venti anni fa? E gi\u00e0 questo pensiero risulta difficile: venti anni fa, quel bambino non era ancora nato; e dunque, come immaginare che cosa c&#8217;era prima di un tempo tanto antico, come quello anteriore alla propria nascita? Anche questo \u00e8 un elemento che rende favoloso il mondo del bambino: favoloso, nel senso letterale del termine: simile a una favola. Perch\u00e9 nelle favole le cose accadono <em>in illo tempore<\/em>, non si sa bene quando: forse, come dice Guido Gozzano, nel bellissimo libro <em>La fiaccola dei desideri<\/em>, <em>quando i polli ebbero i denti, e la neve cadde nera<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, quando scoprimmo la bicicletta, e il nostro orizzonte si allarg\u00f2 di molto, Laipacco divenne una meta pi\u00f9 frequente, anche se aveva perso quell&#8217;alone mitico della battuta di caccia ai grilli. Il gruppo di teatro messo su da nostro fratello si riuniva, per le prove, proprio nell&#8217;oratorio della chiesa del Rosario, ed era un piacere percorrere la lunga via Buttrio e la strada di Laipacco nei bei pomeriggi estivi, con la campagna tutta verde e il granoturco bello alto, sotto il cielo azzurro. La via Buttrio, in apparenza, \u00e8 una delle tante laterali di viale Trieste, precisamente quella che segna la fine di viale XXIII marzo 1848 e l&#8217;inizio di viale Trieste. E, a proposito: quanti udinesi, specie fra i giovani, sanno cosa accadde il 23 marzo 1848? I pi\u00f9 dotti risponderanno: la dichiarazione di guerra di Carlo Alberto all&#8217;Austria; s\u00ec: ma, per la nostra citt\u00e0, segna la partenza, quieta e senza spargimento di sangue, degli austriaci del generale Nugent, che per\u00f2 sarebbero rientrati qualche settimana dopo E vista la troppo breve difesa dell&#8217;indipendenza cittadina, che gi\u00e0 all&#8217;epoca suscit\u00f2 roventi polemiche, \u00e8 inevitabile domandarsi se sia stato opportuno dedicare un viale alla partenza del &quot;nemico&quot;, che sarebbe rientrato appena un mese dopo, peraltro senza infierire (si veda il libro di Gino di Caporiacco, <em>Udine. Appunti per la storia<\/em>, Udine, Arti grafiche Friulane, 1972, 1976, pp. 128-129). Un turista austriaco che capiti in citt\u00e0 e si chieda cosa sia questo famoso 23 marzo, probabilmente stenter\u00e0 a credere che ricordi la partenza dei soldati asburgici nel 1848, partenza che non avvenne in seguito a qualche glorioso fatto d&#8217;armi e che segn\u00f2 una effimera libert\u00e0 di appena un mese, conclusa da un rientro che non ebbe, neanche quello, carattere guerresco. Ma questa \u00e8 solo una delle tante esagerazioni della nostra mitologia patriottica, perlomeno pi\u00f9 contenuta di altre, e specialmente di quelle legata alla cosiddetta resistenza, la quale si \u00e8 inventata addirittura fatti d&#8217;arme mai avvenuti, come le fantomatiche <em>quattro giornate di Napoli<\/em> (che di certo suscitano incredulit\u00e0 e stupore nel turista tedesco che conosca un poco i fatti del settembre 1944, magari perch\u00e9 suo padre, militare nella <em>Wehrmacht<\/em> e impegnato su quel fronte, glieli ha raccontati in prima persona), ma che, in compenso, ha rimosso fatti reali ed estremamente drammatici. Perch\u00e9 neanche una strada ricorda le foibe, ad esempio, o i fatti di Porzus, o i micidiali bombardamenti aerei dei sedicenti liberatori? Ma tant&#8217;\u00e8: ci sarebbe da scrivere un libro, anzi una intera enciclopedia, sulle sbavature ideologiche della toponomastica urbana, ovviamente non solo di questa citt\u00e0, anzi di questa meno che di altre; cos\u00ec come sulla censura da essa imposta su pagine e capitoli essenziali della nostra storia e della nostra tradizione&#8230; perci\u00f2 lasciamo perdere, il discorso sarebbe troppo lungo e ci porterebbe troppo lontano.<\/p>\n<p>Via Buttrio \u00e8 una tipica strada di periferia, con le case che diradano rapidamente, specie dopo aver oltrepassato la ferrovia, una caserma, le casette col loro bravo giardino; la strada di Laipacco, invece, \u00e8 gi\u00e0 una tipica strada di campagna e, a partire da un punto ben preciso, \u00e8 come se tagliasse i ponti con la citt\u00e0 e proseguisse in mezzo ai campi di grano come una qualunque strada rurale, tale e quale era mezzo secolo fa. In effetti fa una certa impressione vedere, oggi, quanto \u00e8 rimasta simile ad allora: non hanno costruito quasi nessun nuovo edificio; \u00e8 una strada secondaria, senza capannoni industriali, con pochissimo traffico, che non conduce in alcun grosso centro, ma pare voglia perdersi, svagata, in mezzo alla campagna, come se il tempo si fosse fermato. Un po&#8217; di tristezza l&#8217;abbiano provata scoprendo che il negozio di alimentari sull&#8217;angolo di via Buttrio con viale 23 marzo, che conoscevamo bene, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, e al suo posto vi \u00e8 adesso un ristorante cinese. Ma anche questo \u00e8 un tratto tipico della trasformazione urbana, economica e sociale che ha caratterizzato specialmente le citt\u00e0 dell&#8217;Italia settentrionale nel corso degli ultimi tre, quattro decenni. A parte questo, ogni cosa si direbbe sia rimasta uguale, come per un incantesimo; i dati statistici lo confermano gli abitanti di Udine erano sui 100.000 nel 1971, e tanti sono rimasti; e la circoscrizione orientale, quella di Laipacco-San Gottardo, \u00e8, probabilmente, la pi\u00f9 quieta e la meno dinamica di tutte. Se qualcuno vuol godere un po&#8217; di pace, diciamo pure un po&#8217; di isolamento dalla citt\u00e0, pur senza allontanarsene che di pochissimi chilometri (quattro, per l&#8217;esattezza) venga qui e prenda in affitto una delle casette che fiancheggiano la via Laipacco; se, in vece, ama il movimento e la modernit\u00e0, se ne stia alla larga. Per amare questi luoghi, bisogna avere un animo non troppo incline alle cose moderne. Conservatore? Forse. Ma non si dovrebbe aver fretta di istituire un immediato parallelo fra conservatorismo politico e amore del passato: le due cose vanno insieme, di solito, questo \u00e8 vero, tuttavia scaturiscono da fonti distinte. A meno di arruolarsi nella discutibile e sgradevole congrega degli psicanalisti, specie freudiani: e voler spiegare ogni cosa, compresi gli orientamenti politici, con le esperienze della prima infanzia, ma soprattutto, chiss\u00e0 perch\u00e9, con dei supposti traumi di natura sessuale.<\/p>\n<p>Come abbiamo detto, la chiesa di Laipacco, in via Monzambano, una laterale di via Laipacco (per essere precisi: dopo il tratto iniziale, si chiama Strada comunale dei Casali di Laipiacco) \u00e8 stata costruita alla fine degli anni &#8217;20 del Novecento, a tre navate, con una semplice facciata a capanna, due pinnacoli sul tetto e croce centrale, soffitto a cassettoni e abside semicircolare interamente decorato con dipinti; la torre campanaria inclusa nel corpo dell&#8217;edificio, alla congiunzione fra il presbiterio e l&#8217;abside. Se la facciata \u00e8 graziosa, non lo sono le pareti laterali, specie quella sul lato destro, imbruttita oltre ogni dire da alcuni edifici malamente addossati. L&#8217;interno, scandito dalla fuga dei tre robusti pilastri con arcate a tutto sesto, e la navata centrale assai pi\u00f9 alta di quelle laterali, \u00e8 proporzionato, luminoso, sereno; il presbiterio rialzato e l&#8217;abside coloratissimo guidano l&#8217;occhio verso la zona pi\u00f9 importante della chiesa, che riceve la luce da due bifore contrapposte. Le pitture sulla parete e sul catino dell&#8217;abside non saranno dei capolavori, per\u00f2 si lasciano guardare: raffigurano la Madonna del Rosario, col Bambino in braccio, che stende misericordiosa il suo mantello, sostenuto da due Angeli, come ad offrire riparo a tutta l&#8217;umanit\u00e0 sofferente; al di sopra, la mistica mandorla con il Padre celeste, che tiene una mano sul mondo, e lo Spirito Santo, che scende in forma di colomba; ai lati, due Santi adoranti, in ginocchio; al di sotto, i bianchi agnelli del gregge di Cristo, che si fanno avanti in cerca di pascoli erbosi e dell&#8217;acqua di vita eterna, e al centro, sotto i piedi di Maria Vergine, una fitta cascata di fiori bellissimi. L&#8217;iconografia e lo stile compositivo sono tradizionali; i colori sono smaglianti, un po&#8217; metallici, con prevalenza dell&#8217;azzurro, il che crea un piacevole contrasto con la stoffa rossa di cui sono listate le lesene dei due pilastri che sostengono l&#8217;arco trionfale.<\/p>\n<p>Questa chiesa fu edificata per offrire una nuova parrocchia agli abitanti della citt\u00e0 in espansione sul lato orientale, in un zona ancora a forte vocazione rurale, cos\u00ec come, negli stessi anni, sorgevano le parrocchie del Cristo, in via Marsala, o del sacro Cuore di Ges\u00f9, in via Cividale. In effetti, gli anni &#8217;20 e &#8217;30 sono stati un periodo di fervore edilizio: si trattava di ricostruire gli edifici danneggiati o distrutti dalla prima guerra mondiale e venire incontro alle nuove necessit\u00e0 di una popolazione in forte crescita demografica. Tutto il contrario di oggi; senza contare le nuove, favorevoli prospettive che i Patti Lateranensi dischiudevano, anche a livello associazionistico, oltre che pastorale, dopo settanta anni di chiusura e di confronto a muso duro fra Chiesa e Stato. Sta di fatto che lo sviluppo, almeno su questo versante della citt\u00e0, poi non c&#8217;\u00e8 stato: i confini del centro urbano praticamente non sono avanzati d&#8217;un metro nell&#8217;arco di quasi un secolo. E questa, dal nostro punto di vista, \u00e8 stata la fortuna di questi luoghi. Qui si pu\u00f2 ancora sentire, al levar del sole, il canto del gallo; lo squillo delle campane sui campi, che chiamano alla santa Messa; e si pu\u00f2 respirare il profumo di terra bagnata, dopo la pioggia, portato dal vento di primavera, che scende dai monti vicini. Tanto vicini che par di toccarli: belli, bianchi di neve, circonfusi di luce: il Matajur, il Canin&#8230; ah, che meraviglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa delle Beata Maria Vergine del Rosario, a Laipacco, \u00e8 una chiesa relativamente nuova: venne costruita infatti nel 1929, il che vuol dire che non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[16,28],"tags":[109],"class_list":["post-27493","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omaggio-alle-chiese-natie","category-architettura","tag-chiesa-cattolica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-architettura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27493","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27493"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27493\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30139"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27493"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}