{"id":27490,"date":"2015-08-18T12:42:00","date_gmt":"2015-08-18T12:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/18\/un-omaggio-damore-alla-citta-natale\/"},"modified":"2015-08-18T12:42:00","modified_gmt":"2015-08-18T12:42:00","slug":"un-omaggio-damore-alla-citta-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/18\/un-omaggio-damore-alla-citta-natale\/","title":{"rendered":"Un omaggio d&#8217;amore alla citt\u00e0 natale"},"content":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 in cui si \u00e8 nati conserva per sempre un fascino misterioso, delicatissimo, simile quello per la propria madre: la citt\u00e0, infatti, in un certo senso ci \u00e8 madre, perch\u00e9 ci mette al mondo, ci accudisce, ci fornisce i primi strumenti per orientarci nella vita, e imprime nel nostro animo ancora vergine delle impressioni indelebili, che ci accompagneranno tutta la vita.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 vero, almeno, per chi ha avuto la fortuna di nascere e crescere quando le citt\u00e0 erano ancora a misura d&#8217;uomo e avevano una loro ben precisa fisionomia, possedevano ancora un&#8217;anima, unica e inconfondibile, perci\u00f2 sommamente preziosa. Quando le citt\u00e0 erano ancora fatte di case e di persone, non quasi solo di banche e di automobili; quando i bambini giravano da soli e gli anziani non avevano il terrore di essere scippati o derubati. Quando dimenticare il portafogli all&#8217;osteria non era un dramma, perch\u00e9 chi lo trovava, lo rendeva quanto prima al proprietario. E quando i cortili, gli orti, i pergolati, i balconi, erano fatti per accogliere persone, amici, famiglie: per stendere i panni e allevare i conigli, ma anche per godesi le sere d&#8217;estate, per giocare, chiacchierare, fumare e bere qualche buon bicchiere in compagnia.<\/p>\n<p>La domenica, poi, nel silenzio del mattino, le campane suonavano a festa e i piccioni volavano in schiere fitte e rumorose, essi pure festosi; la gente indossava il vestito buono e andava a messa; al pomeriggio, le bocce o la partita a carte. I negozi restavano chiusi e i supermercati anche, quei pochi che c&#8217;erano. Tutt&#8217;al pi\u00f9, si andava al cinema; oppure si guardava la partita al bar, o, magari, un spettacolo di quiz, o un film di fantascienza: con la bocca aperta e gli occhi spalancati. Ma alla processione del santo patrono, non mancava mai nessuno: era un fatto di fede, certamente, ma anche di civilt\u00e0 e di valori sociali intimamente condivisi.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 era viva, di una vita semplice ma serena, accogliente, composta. La gente si conosceva e si rispettava; la povert\u00e0 non faceva scandalo, purch\u00e9 si accompagnasse al decoro e alla pulizia delle persone e delle cose. E in genere era cos\u00ec. La citt\u00e0 stessa, infatti, era anche molto pulita: infinitamente pi\u00f9 pulita e decorosa della citt\u00e0 odierna. Era raro vedere anche solo una cartaccia per terra, figuriamoci un sacchetto d&#8217;immondizie abbandonato, o una intera collinetta di sacchetti. Niente siringhe, perch\u00e9 non c&#8217;era la droga; e niente sacchetti di plastica, perch\u00e9 si andava a far la spesa con la borsa di vimini. E poi c&#8217;erano pochi rifiuti perch\u00e9 non si buttava via niente, si riutilizzava quasi tutto.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 era assai meno rumorosa di quanto lo sia oggi; e non solo perch\u00e9 il traffico era meno convulso e congestionato; non solo perch\u00e9 era normale, per chi non doveva fare troppa strada, spostarsi a piedi o in bicicletta, oppure servirsi dell&#8217;autobus. Ai bambini si insegnava a parlare senza alzare troppo la voce: la quiete era un valore, e, specialmente nel primo pomeriggio, un po&#8217; tutti evitavano di produrre rumori inutili. Nei bar, al massimo, si sentiva la musica dei juke-box; non il clangore metallico e continuo delle macchinette mangiasoldi e dei giochi elettronici. Il rumore veniva dalle chiacchiere dei clienti o dalle grida dei giocatori di carte. E per la strada, nei borghi, di primo mattino, si sentiva risuonare il canto del gallo.<\/p>\n<p>Erano, peraltro, quelli della citt\u00e0 di allora, rumori assai pi\u00f9 umani: meno martelli pneumatici e pi\u00f9 martelli da falegname; perfino la costruzione delle case avveniva in maniera meno sguaiatamente rumorosa. Non c&#8217;era bisogno di regolamenti condominali, o di giudici di pace, per capire che i lavori non indispensabili non si facevano alle ore dei pasti, n\u00e9 durante i giorni festivi; gli artigiani possedevano professionalit\u00e0 e coscienza, non lavoravano a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, tanto per fare cassa. E non assumevano operai maldestri e improvvisati, di chiss\u00e0 quale provenienza, al solo scopo di pagarli meno. Ci tenevano a che il cliente rimanesse soddisfatto: non a sbrigare il lavoro nel minor tempo possibile, per poi passare subito ad un altro.<\/p>\n<p>Una pagina viva, e intensamente poetica, \u00e8 stata dedicata alla sua citt\u00e0 natale, Udine, dallo scrittore Alcide Paoline &#8211; noto per romanzi come \u00abPaura di Anna\u00bb, 1976; \u00abLa bellezza\u00bb, 1979; \u00abL&#8217;eterna finzione\u00bb (1983), \u00abLa donna del nemico\u00bb, 198, e del quale ci eravamo gi\u00e0 occupati (cfr. \u00abUna pagina al giorno: cos\u00ec muore un paese, di Alcide Paolini\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08\/04\/2008), che qui riportiamo (A. Paolini, \u00abUna citt\u00e0 difficile a dire\u00bb, in: \u00abEnciclopedia monografica del Friuli- Venezia Giulia\u00bb, Istituto per l&#8217;Enciclopedia del Friuli-Venzia Giulia, Udine, 1971, vol. 1, \u00abIl Paese\u00bb, parte seconda, pp. 822-824):<\/p>\n<p>\u00abArrivare a Udine dal viale Venezia \u00e8 forse il miglior modo di fare conoscenza con la citt\u00e0, poich\u00e9 ci d\u00e0 subito l&#8217;occasione di penetrare la sua naturale intimit\u00e0 di ieri e di oggi. [&#8230;]<\/p>\n<p>[Da piazzale XXVI Luglio e dopo aver percorso via Poscolle, si arriva in via Zanon ove sorgeva, fino a qualche anno fa, un platano colossale, i cui rami maestosi si aprivano sopra le bancarelle del mercato]. Qui la roggia, uno dei pochi tratti rimasti scoperti, continua le sue chiacchiere4 sommesse anche la notte, diciamo gi\u00e0 dopo le nove di sera, quando la citt\u00e0, se si esclude qualche mese d0&#8217;estate, \u00e8 ormai semideserta, e la si pu\u00f2 godere, forse meglio che in qualsiasi altra ora del giorno, nelle sue pieghe pi\u00f9 riposte e segrete. [Sulle rogge di Udine, cfr. anche i nostri articoli: \u00abQuando il dio cemento e la dea automobile imposero la copertura delle rogge urbane\u00bb, e \u00abLa copertura delle rogge, primo atto della distruzione dei vecchi centri urbani\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice rispettivamente in data 05\/03\/2010 e 27\/06\/2012).<\/p>\n<p>A porgere bene l&#8217;orecchio, ad ascoltare pazientemente, dietro il fraseggio basso di quest&#8217;acqua chiara e senza sosta, si pu\u00f2 riconoscere l&#8217;eco della giornata di mercato, cariche di voci e di richiami, di allegri ghirigori, di contrattazioni, di richieste e di offerte fatte ancora nella sussurrata lingua friulana, ij un andirivieni continuo soprattutto di donne di casa, di madri, di nonne, rapide ma senza fretta, arrivate dritte dritte dall&#8217;altra piazza vicina, piazza Matteotti, o pi\u00f9 comunemente &quot;delle verdure&quot;, attraverso un portico e un cortile dall&#8217;aria privata e domestica. \u00c8 da qui che partono strade contorte come vecchi e nodosi rami d&#8217;albero, vicoli nascosti, piazze raccolte, cos\u00ec intime tra loro, percorse da un&#8217;unica calma e silenziosa bellezza, che viene naturale infilarle una dopo l&#8217;altra come perle di una autentica collana, a passi lenti, meditandovi sopra, raccogliendovi il senso di una civilt\u00e0 faticosamente inseguita, cin modestia, e sacrificio, e caparbiet\u00e0, e misura, e aristocraticit\u00e0.<\/p>\n<p>Un tessuto di case e palazzi, di chiese e archi e sottoportici senza gradi bellezze edonistiche, senza orpelli e civetterie, senza impennate e senza sfarzi, all&#8217;esterno &#8212; anche se all&#8217;interno, a volte, vi scopri poi veri e propri tesori, capolavori -; un accostarsi progressivo, in un&#8217;atmosfera vagamente turbativa, appena inebriante in primavera o dolcemente intima e tenera d&#8217;autunno, o tersa e cristallina d&#8217;inverno, coi selciati sonori di vento o bagnati e lucidi, i sottoportici bui: un progressivo lento elegante naturale avvicinarsi al gioiello di famiglia, dalla grazia leggiadra, varia e completa: piazza Libert\u00e0.<\/p>\n<p>La loggia del Lionello, il porticato di san Giovanni, la fontana, la torre dell&#8217;orologio, i mori, le colonne, le due statue amiche, Florean e Venturin, le vecchie casette tutte balconcini e finestre, i tetti e gli abbaini, la campana dell&#8217;Arengario: tutto sembra fondersi e contribuire a rendere grazioso e semplice, ricco e nel medesimo tempo umano e leggero questo luogo d&#8217;incontro, dove tutto il gusto, la misura, la razionalit\u00e0 e l&#8217;eleganza del Rinascimento si concedono il lusso di lasciarvi stupiti.<\/p>\n<p>Anche qui, dove la sera si riversa il passeggio cittadino, e i giovani di tutte le generazioni, seduti ai due lati della via che l&#8217;attraversa, sulle pietre lucide del terrapieno e dall&#8217;altra parte sulla levigatissima banchina esterna alla loggia, compiono la loro &quot;educazione sentimentale&quot;, anche qui la notte \u00e8 carica di echi, ingranditi dal silenzio che vi arriva da tutte le strade e vi si raccoglie.<\/p>\n<p>Da qui inoltre, per chi sale al Castello (che la leggenda tramandata con caparbia seriet\u00e0 e contro ogni logica, vuole fatto innalzare da Attila per ammirare l&#8217;incendio di Aquileia conquistata), attraverso il bel porticato, l&#8217;arco Cappello,l&#8217;antica chiesa di Santa Maria, la Casa della Confraternita, quella della Contadinanza, il grande piazzale verde, la mole poderosa del castello con in cima lo svettante arcangelo a segnare infaticabilmente il vento ecco la citt\u00e0 proprio sotto, e l&#8217;arco dei colli, e le montagne ad anfiteatro degradanti verso est; e di contro la vasta e calma pianura finoa l mare, che nei giorni chiari, si dice, luccica all&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>I tetti qui sotto, ovunque si guardi, sono come un mare agitato da mille correnti, le strade diventano inestricabili labirinti, complicati arabeschi che solo la lunga riflessione e l&#8217;appoggio di edifici e campanili permettono di penetrare, fino a indovinare il senso pi\u00f9 vero della citt\u00e0 e la sua storia, che proprio da questo colle ha preso a nascere e ad allargarsi, e contro il quale ancora oggi si stringe. [&#8230;] Se alzate gli occhi, adesso, scoprite che il cielo, questo cielo di Udine, \u00e8 il pi\u00f9 trasparente che abbiate mai visto.\u00bb<\/p>\n<p>Una pagina ispirata e profondamente poetica, e piena di verit\u00e0, per chi conosca la citt\u00e0 di cui si parla; peccato solo che manchi un accenno a uno degli edifici pi\u00f9 significativi e carichi di storia, il duomo, simbolo del glorioso Patriarcato medievale e ricchissimo di opere d&#8217;arte [cfr. i nostri articoli: \u00abIl duomo romanico-gotico di Udine ha un cuore in puro stile settecentesco\u00bb e \u00abUn quadro al giorno: La resurrezione di G. B. Tiepolo nel Duomo di Udine (1754 ca.)\u00bb, pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente il 18\/02\/2008 e il 28\/08\/2008).<\/p>\n<p>\u00c8 vero che il volto pi\u00f9 intimo di una citt\u00e0 si coglie nelle ore in cui la gente dorme. Non occorre che sia di notte, per\u00f2; \u00e8 sufficiente uscire per le strade nelle prime ore del mattino, specialmente alla domenica, quando le persone restano a letto pi\u00f9 a lungo, e i cani e i gatti restano pi\u00f9 a lungo padroni dei vicoli e dei cortili. Quando il primissimo chiarore del nuovo giorno \u00e8 salutato dai canarini nelle loro gabbiette appese ai davanzali, ma gli scuri delle finestre rimangono chiusi ancora per un&#8217;ora o due, allora si pu\u00f2 cogliere il volto pi\u00f9 segreto di una citt\u00e0, la sua anima pi\u00f9 nascosta: quando gli spazzini non sono ancora passati, o &#8212; nel caso della giornata festiva &#8211; non passeranno affatto: \u00e8 allora che si vede, senza trucco e senza inganno, il grado di pulizia dei suoi abitanti, il loro autentico livello di civilt\u00e0. \u00c8 come fare un&#8217;ispezione in una scuola, o in una caserma, senza che il preside o il comandante siano stati preavvisati; \u00e8 come quando il vescovo si presenta davanti ad una chiesa, cos\u00ec, visitatore non atteso, all&#8217;insaputa del parroco.<\/p>\n<p>La citt\u00e0, all&#8217;alba, possiede una dolcezza tutta particolare, languida e molle in estate, austera e severa d&#8217;inverno. \u00c8 come una donna sorpresa nel primo risveglio: al naturale, senza trucco. Se \u00e8 bella, \u00e8 bella anche cos\u00ec, perfino se non pi\u00f9 giovane: la bellezza non deriva altro che dall&#8217;essere se stessi con dignit\u00e0, serenamente, in trasparenza. E una citt\u00e0 \u00e8 bella quando pu\u00f2 permettersi il lusso di lasciarsi sorprendere cos\u00ec, all&#8217;alba, nel suo volto struccato, nella veste da camera un po&#8217; sgualcita; non serve che sia giovane, basta che sia se stessa. Non sono le vetrine scintillanti dei negozi che la rendono amabile, tanto meno le banche e i grattacieli. Sono, semmai, i muretti a secco, i vecchi portoni, i cortili raccolti, le rogge chiacchierine, i pergolati di edera selvatica, i ciottoli di fiume che pavimentano le strade e le piazzette, i giochi di ombre e luci riflessi dal sole contro i muri delle case, i profumi di salvia, lavanda e rosmarino che vengono dagli orti.<\/p>\n<p>Chi non ha girato per le strade della citt\u00e0 all&#8217;alba, non ne ha ascoltato le voci sussurrate, non ha ammirato i riflessi di luce sulla corrente veloce delle rogge, non pu\u00f2 dire di conoscerla veramente: \u00e8 come un amico che non \u00e8 mai uscito dai discorsi generici sul tempo e sul governo, che non ha mai aperto il proprio cuore all&#8217;amico, che non ne ha mai intravisto l&#8217;anima, n\u00e9 mai ha mostrato la sua, per mancanza di autentica fiducia. Per amare una citt\u00e0, bisogna fidarsi di lei; solo cos\u00ec ci si pu\u00f2 sentire amati da lei; solo cos\u00ec si avverte la soave carezza della sua maternit\u00e0.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 viva possiede anche una lingua, che \u00e8 il dialetto: chi parla sempre e solo in italiano \u00e8 come se vedesse la televisione sempre e solo in bianco e nero. Il dialetto \u00e8 la lingua materna, la prima che s&#8217;impara; o, almeno, lo era. I genitori che si vergognano di sentire i figli parlare in dialetto, e che vorrebbero levar loro tale &quot;cattiva&quot; abitudine, li stanno derubando di una ricchezza cui avrebbero diritto. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 dolce e di pi\u00f9 santo della lingua materna; nulla che leghi altrettanto, con i vincoli pi\u00f9 forti del sentimento filiale, una persona alle proprie radici.<\/p>\n<p>Le persone, oggi, sono sradicate: si sentono di casa dappertutto e in nessun luogo. Questo \u00e8 molto triste. \u00abUn paese ci vuole\u00bb, rifletteva Cesare Pavese. Senza radici, gli uomini sono come le foglie al vento: al primo soffio, saranno spazzati via. E Dio sa quanto soffiano forte i venti della modernit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La citt\u00e0 in cui si \u00e8 nati conserva per sempre un fascino misterioso, delicatissimo, simile quello per la propria madre: la citt\u00e0, infatti, in un certo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-27490","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27490","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27490"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27490\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27490"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27490"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}