{"id":27489,"date":"2008-07-25T01:26:00","date_gmt":"2008-07-25T01:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/25\/oltrepassare-la-delusione-per-non-sciupare-la-bellezza-del-mondo\/"},"modified":"2008-07-25T01:26:00","modified_gmt":"2008-07-25T01:26:00","slug":"oltrepassare-la-delusione-per-non-sciupare-la-bellezza-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/25\/oltrepassare-la-delusione-per-non-sciupare-la-bellezza-del-mondo\/","title":{"rendered":"Oltrepassare la delusione per non sciupare la bellezza del mondo"},"content":{"rendered":"<p>Nella fresca notte d&#8217;estate la pallida luce lunare investe la cortina di nuvole dal basso e ne rischiara i bordi, che navigano in cielo come una flottiglia di <em>icebergs<\/em> quando arriva il disgelo nei mari polari e la banchisa si frammenta in una miriade di blocchi delle pi\u00f9 varie dimensioni. \u00c8 uno spettacolo, maestoso, superbo, profuso con solenne generosit\u00e0 a chi non teme il sopraggiungere del sonno ed \u00e8 ancora capace di alzare gli occhi verso l&#8217;alto, con commossa reverenza.<\/p>\n<p>Negli squarci tra gli innumerevoli frammenti di questa banchisa celeste, sullo sfondo di un blu cupo quasi nero, brillano le stelle, vivide e ammiccanti come un arcano enigma che ogni notte torna ad interrogarci; e che ogni notte conserva, elusivo e trionfante, il suo inafferrabile segreto di lacerante bellezza. La Via Lattea, da un lato, si distende come una pioggia lattiginosa, come una infinita nevicata di gelido splendore, soffondendo una strana e primigenia tenerezza nello sfavillio di mondi che sfidano il pallore metallico della luna.<\/p>\n<p>Lo sguardo corre da una estremit\u00e0 all&#8217;altra del cielo, dall&#8217;uno all&#8217;altro orizzonte; e, sullo sfondo scurissimo delle cime degli alberi che fremono nella notte, si inebria e quasi si stordisce davanti a una tale vastit\u00e0, a un tale sfarzo, a una tale magnificenza.<\/p>\n<p>Ci siamo chiesti perch\u00e9 sia cos\u00ec raro, tra gli esseri umani, il sentimento di gratitudine per una simile bellezza offerta loro, continuamente, dalla natura; e siamo giunti alla conclusione che esso \u00e8 raro per la semplice ragione che la maggior parte di loro <em>non lo ha mai visto<\/em>. Guardato, forse s\u00ec, almeno qualche volta; ma visto, proprio no. E non solo lo spettacolo sfarzoso e intimidente del cielo stellato, ma ogni altro spettacolo, anche il pi\u00f9 ordinario, che la natura ci dona senza posa: lo stormire della fronda di un pioppo; una rondine che sfreccia, rientrando al suo nido; la gloriosa corona di nebbie che ammanta le cime dei monti, all&#8217;alba, prima che il sole del nuovo giorno le disperda come un sogno voluttuoso.<\/p>\n<p>La maggior parte degli esseri umani non vede tali cose, per la stessa ragione per cui non vede la bellezza morale dei propri simili, ma si limita a concupire avidamente la loro bellezza fisica: cos\u00ec come l&#8217;industriale non vede, in un bosco, che la possibile ricchezza fornita dal legname, o il tecnico, davanti all&#8217;argenteo disco lunare, non pensa che al modo di costruire una nave spaziale pi\u00f9 efficiente e pi\u00f9 veloce per raggiungerla. E la ragione di questa incapacit\u00e0 di vedere realmente le cose per quello che sono in se stesse non \u00e8 la fretta o la superficialit\u00e0 o il rozzo utilitarismo, poich\u00e9 ciascuno di questi atteggiamenti \u00e8 un effetto e non la causa.<\/p>\n<p>La causa ultima della cecit\u00e0 davanti allo spettacolo dell&#8217;anima delle cose \u00e8 la delusione da cui siamo intossicati.<\/p>\n<p>Da bambini, quando non eravamo ancora intossicati, sapevamo vedere l&#8217;anima delle cose e coglievamo tutti questi lampi di bellezza profusa nel mondo, dallo stormire della fronda allo scintillio di migliaia di stelle nel cielo notturno.<\/p>\n<p>Ma poi siamo diventati adulti: il che, per la maggior parte degli uomini e delle donne, vuol dire rimanere delusi dalla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Al tempo stesso, essi credono che il segno della propria maturazione consista nel dissimulare accuratamente la propria delusione, al punto da non vederla pi\u00f9 essi stessi. Ma, anche se non la vedono, tuttavia la sentono, eccome: \u00e8 come convivere con un organismo in decomposizione. \u00c8 questo che li intossica, che li avvelena giorno per giorno; \u00e8 questo il segreto della loro tranquilla disperazione.<\/p>\n<p>La maggior parte degli adulti vivono disperati, ma occultano la propria disperazione; e, cos\u00ec facendo, aggravano il male e si precludono ogni possibilit\u00e0 di redenzione. Nascondono la testa sotto la sabbia e pensano che, cos\u00ec facendo, ogni pericolo se ne andr\u00e0 per conto suo.<\/p>\n<p>La delusione che li ha resi dei disperati non \u00e8 una singola delusione, per quanto grande e amara essa sia stata, anche se accade che essi vi si fissino sopra in modo da aver sempre a portata di mano l&#8217;oggetto del proprio rancore. \u00c8 come se volessero gridare al mondo: \u00abAvete visto tutti, ecco ci\u00f2 che mi ha impedito di diventare un grand&#8217;uomo o una gran donna!\u00bb. E chiamano in causa la decisione dei genitori di far loro interrompere gli studi, favorendo un fratello o una sorella; o il matrimonio precoce con la persona sbagliata, che ha tarpato loro le ali; o la nascita indesiderata di un figlio, che li ha costretti a sgobbare per mantenere la famiglia e a riporre per sempre i loro sogni nel cassetto; e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Tuttavia, la verit\u00e0 \u00e8 che, di norma, non di una singola delusione si tratta, ma di una somma d&#8217;infinite delusioni, medie e piccole e, per cos\u00ec dire, quasi quotidiane; delusioni che subentrano al trauma di veder scemare in s\u00e9 &#8211; e, di riflesso, fuori di s\u00e9 -, <em>l&#8217;incanto del mondo.<\/em><\/p>\n<p>Per il bambino, il mondo \u00e8 un luogo incantato; per l&#8217;adulto, \u00e8 un luogo profano, arido e banale: il luogo della perenne disillusione.<\/p>\n<p>E non si tratta, si badi, di una delusione dovuta al fatto che le aspettative o le speranze erano troppo grandi; ma, al contrario, dovuta al fatto che non lo erano abbastanza. Colui che sente l&#8217;incanto del mondo pu\u00f2 subire questa o quella delusione, esattamente come chiunque altro; ma non potr\u00e0 subire lo schiaffo cocente e definitivo <em>della<\/em> delusione, della delusione esistenziale. Perci\u00f2 non diverr\u00e0 mai un disperato, e manterr\u00e0 salva la propria anima.<\/p>\n<p>Il disperato, colui che ha perso l&#8217;incanto del mondo e si \u00e8 lasciato sopraffare dalla delusione, diviene un ossesso e cova in s\u00e9, alimentandoli segretamente, un rancore e una collera tremendi. Pu\u00f2 non esserne egli stesso consapevole, ma \u00e8 cos\u00ec. E pu\u00f2 accadere che quel rancore e quella collera esplodano all&#8217;improvviso, nelle circostanze pi\u00f9 banali, magari per un incidente di nessun conto, per una parola di troppo, per uno sguardo ironico. Allora il deluso, il frustrato, il disperato si erge di colpo come un demone della vendetta, e scaglia sul primo che passa i fulmini di una violenza lungamente coltivata e repressa.<\/p>\n<p>Le cronache dei giornali e della televisione sono pieni di questi sfoghi di rabbia improvvisa che degenerano in violenza cieca, incontrollata. E, poi, si sprecano le parole di rito da parte dei conoscenti e dei vicini: \u00abChi mai avrebbe potuto immaginarlo! Sembrava una persona cos\u00ec a modo e tranquilla&#8230;\u00bb. Perch\u00e9 il diavolo non si vede fino a quando non irrompe dalle tenebre, scatenandosi con furia bestiale.<\/p>\n<p>E in fondo a queste persone &#8211; che non sono per nulla, lo ripetiamo, dei casi eccezionali &#8211; c&#8217;\u00e8, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, il diavolo.<\/p>\n<p>Ed ecco che il cittadino tranquillo e obbediente alle leggi, di colpo, scopre in s\u00e9 una furia omicida, e la sfoga sulla prima vittima designata.<\/p>\n<p>Possediamo, ad esempio, l&#8217;orazione composta da Lisia per il processo relativo all&#8217;uccisione di Eratostene, nella quale il grande oratore greco difende davanti ai giudici ateniesi il suo cliente Eufileto.<\/p>\n<p>Questi ha trucidato con le sue mani l&#8217;uomo che lo disonorava con la propria moglie, in casa sua e in presenza di testimoni, dopo averlo freddamente aspettato, in modo da sorprenderlo in flagrante. Eufileto, probabilmente, venne assolto: le leggi di Atene stavano dalla parte di questa piccola belva ringhiosa che, invece di domandarsi perch\u00e9 sua moglie preferisse giacere con un altro, prefer\u00ec vendicare l&#8217;affronto al suo prestigio virile togliendo la vita al rivale. Un assassinio giudiziario in piena regola: come tanti altri, del resto, ve ne sono stati sia prima che dopo di allora, lucidamente premeditato e freddamente eseguito all&#8217;ombra protettiva della pubblica moralit\u00e0, di cui lo Stato era garante.<\/p>\n<p>L&#8217;abilit\u00e0 di Lisia, veramente diabolica, fu quella di far credere che tutto era avvenuto casualmente e senza premeditazione; cosa, a nostro avviso, quasi certamente falsa.<\/p>\n<p><em>Io allora, o giudici, dopo averlo colpito, lo getto gi\u00f9, e strettegli le mani all&#8217;indietro e legatolo, domandai perch\u00e9 introducendosi nella casa mia mi facesse vituperio. Ed egli confessava di essere colpevole, invero, e pregava e scongiurava di non ucciderlo, ma di accettare una somma di denaro. Io invece risposi: \u00abNon io ti uccider\u00f2 ma la legge della patria, quella che tu violando, ritenesti minore dei piaceri, e pi\u00f9 preferisti farti reo di un simile reato verso la donna e verso i figli miei, piuttosto di dar retta alle leggi e di essere onesto. In tal modo, o cittadini, egli ebbe in sorte ci\u00f2 che le leggi stabiliscono per quelli che compiono tali cose, e non gi\u00e0 che sia stato portato dentro dalla via, n\u00e9 che si sia rifugiato presso il focolare domestico, come affermano costoro. Infatti come avrebbe potuto farlo uno che, colpito nella camera, cade subito, anzi gli legai le mani all&#8217;indietro, e se vi erano dentro tanti uomini a cui non avrebbe potuto sfuggire, non avendo del ferro n\u00e9 sbarre N\u00e9 alcuna altra cosa con cui difendersi da quelli che erano entrati.<\/em><\/p>\n<p>Eufileto, dunque, si vanta di aver ucciso a freddo un uomo solo, nudo e disarmato, mentre lui era circondato da amici; di aver respinto le scuse di lui e l&#8217;offerta di un risarcimento pecuniario, come allora si usava; e di aver sgozzato quell&#8217;uomo inerme, come un vitello, sotto gli occhi della moglie che &#8211; pur non essendo pi\u00f9 nominata &#8211; era certamente l\u00ec, ancor nuda nel letto, e ricevette forse sul viso gli schizzi di sangue dell&#8217;amante, mentre la spada lo trafiggeva.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro genere di vendetta, quella anarcoide e vitalistica del borghese frustrato che vuol sentirsi vivo, almeno una volta nella vita, vendicandosi di tutti e di tutti, e infrangendo ogni morale e ogni legge: misero superuomo in sedicesimo di stile hollywoodiano, che insegue una sua \u00abverit\u00e0\u00bb esistenziale mediante la violenza, il sesso sfrenato e l&#8217;abuso di alcolici.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere un marito rassegnato che, all&#8217;improvviso, si trasforma in una furia omicida: come Stephen Rojack, il protagonista del romanzo di Norman Mailer <em>An american dream<\/em> (1965), il quale, nel giro di una sola notte, strangola la moglie Deborah, che odia; sodomizza la giovane cameriera tedesca, Ruta, con la scusa che, tanto, \u00ab\u00e8 una nazista\u00bb; picchia un negro; e che, di <em>exploit<\/em> in <em>exploit<\/em>, si ubriaca al suo stesso senso di onnipotenza, libert\u00e0 assoluta e rifiuto consapevole delle leggi costituite.<\/p>\n<p>I sentimenti che prova, mentre fa all&#8217;amore con la cameriera, nella stanza vicina a quella in cui giace il cadavere ancora caldo della moglie assassinata, sono di puro odio, mescolato a una bramosia animalesca della quale si compiace come di una prova lampante della sua prepotente virilit\u00e0 e della sua inesauribile forza vitale (N. Mailer, <em>Un sogno americano<\/em>, traduzione di Ettore Capriolo, 1966, 1976, pp. 43-44):<\/p>\n<p><em>&#8230;Sentii improvviso il desiderio di evitare il mare e di scavare la terra, lo stimolo puro del desiderio di scegliere altra via. Ma lei resistette e per la prima volta parl\u00f2: \u00ab<\/em>Verboten<em>!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia mi era gi\u00e0 impadronito di qualche pollice del<\/em> verboten<em>. In odio virulento e complesso, un&#8217;esposizione particolareggiata del durissimo mondo dei poveri, l&#8217;esperienza di un topo di citt\u00e0: tutte queste cose passarono da me a lei e placarono il mio ardore. Adesso potevo continuare per un pezzo. E continuai. Quell&#8217;altra presenza (che, potrei ricordarvi, porta alla creazione) mi si era spalancata, e io vi andai. Poi la lasciai e tornai dove avevo cominciato, una lotta accanita e piccante per guadagnare un pollice e poi ancora un altro cruciale quarto di pollice; la mia mano era sui suoi rossi capelli tinti a tirarli con violenza in un movimento di contorsione verso l&#8217;alto, e sentivo il dolore che dal suo cranio si insinuava come un palanchino lungo tutto il corpo e spingeva in su la trappola, ed eccomi installato, quel quarto di pollice in pi\u00f9 era ormai cosa mia; il resto fu facile.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSei una nazista\u00bb dissi, non so bene perch\u00e9.<\/em><\/p>\n<p>Raramente uno scrittore, dai tempi del marchese De Sade, ha saputo descrivere con tanto realismo il meccanismo infernale di odio e perversione che pu\u00f2 nascondersi dietro un amplesso, come ha fatto questo moderno cantore di un superomismo da strapazzo di una borghesia terribilmente e cronicamente frustrata, complessata e incattivita (Stephen Rojack ha sposato un&#8217;ereditiera e le \u00e8 socialmente inferiore).<\/p>\n<p>La delusione, dunque.<\/p>\n<p>Si suol dire che bisogna imparare a convivere con le delusioni: ma questa \u00e8, appunto, la cosa da non fare, nel modo pi\u00f9 assoluto. Tanto varrebbe dire che bisogna imparare a convivere con un cadavere in putrefazione che qualcuno ci ha legato sulla schiena, e che noi ci portiamo dietro ovunque andiamo.<\/p>\n<p>Nossignori: le delusioni vanno espulse, per evitare che ci intossichino.<\/p>\n<p>Si obietter\u00e0 che, cos\u00ec facendo, noi non impareremo mai nulla dalla vita, perch\u00e9 le delusioni sarebbrero le grandi maestre che ci aiutano a crescere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero.<\/p>\n<p>Dobbiamo far tesoro delle cause che hanno prodotto la nostra delusione, ma non dobbiamo assolutamente tesaurizzare la delusione in se stessa. Non c&#8217;\u00e8 niente di buono in un cadavere martoriato, che valga la pena di essere tesaurizzato. \u00c8 meglio, molto meglio seppellirlo sotto un buon metro di terra, e imparare a guardare avanti.<\/p>\n<p>Soprattutto, \u00e8 necessario scongiurare il pericolo che la somma di tante piccole delusioni si trasformi in noi <em>nella<\/em> delusione, nella delusione della vita.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 sempre una fiaba affascinante, se noi conserviamo in essa la fede che avevamo da bambini.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 bisogno che noi portiamo nel mondo non la nostra delusione, la nostra amarezza ed il nostro rancore, pronti ad esplodere in cieca violenza, magari contro noi stessi (anche Stepehen Rojack ha pensato, pi\u00f9 volte, al suicidio); ma bens\u00ec la nostra freschezza, il nostro entusiasmo e la nostra capacit\u00e0 di scorgere lo splendore del mondo, ovunque profuso da un ospite tanto generoso, quanto discreto e rispettoso della nostra autonomia.<\/p>\n<p>Le nostre vite sono intrecciate le une alle altre.<\/p>\n<p>Se imparassimo a conoscerci con onest\u00e0, a perdonarci senza vigliaccheria e a volerci bene senza eccessive indulgenze, potremmo partecipare anche noi al dono di tutta quella bellezza in cui siamo immersi, e che &#8211; tanto spesso &#8211; non riusciamo neppure a vedere.<\/p>\n<p>Forse, vale la pena di fare almeno un tentativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella fresca notte d&#8217;estate la pallida luce lunare investe la cortina di nuvole dal basso e ne rischiara i bordi, che navigano in cielo come una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-27489","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27489","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27489"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27489\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}