{"id":27481,"date":"2015-10-15T05:48:00","date_gmt":"2015-10-15T05:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/15\/ogni-storicismo-rinvia-a-un-esistenzialismo-e-questo-alla-domanda-di-senso\/"},"modified":"2015-10-15T05:48:00","modified_gmt":"2015-10-15T05:48:00","slug":"ogni-storicismo-rinvia-a-un-esistenzialismo-e-questo-alla-domanda-di-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/15\/ogni-storicismo-rinvia-a-un-esistenzialismo-e-questo-alla-domanda-di-senso\/","title":{"rendered":"Ogni storicismo rinvia a un esistenzialismo, e questo alla domanda di senso"},"content":{"rendered":"<p>Il relativismo \u00e8 il figlio legittimo e naturale dello storicismo, oppure no? Possiamo immaginare uno storicismo che non conduca al relativismo, ma che resti ancorato a dei valori perenni, sottratti al divenire della storia? Oppure questa sarebbe una contraddizione in termini?<\/p>\n<p>In effetti, furono storicisti, ma non relativisti, anzi, anti-relativistI, studiosi e pensatori del calibro di Friederich Meinecke (1862-1954), che riconobbe l&#8217;esistenza di valori assoluti al di sopra dei fatti storici, ed Ernst Troeltsch (1865-1923), che riconobbe del pari l&#8217;esistenza di valori assoluti, anche se immanenti alla storia stessa (una sorta di Spirito universale di hegeliana memoria); mentre dallo storicismo prese le mosse, per poi archiviarlo definitivamente, Karl L\u00f6with (1897-1973), che vide la presenza di valori eterni superiori al divenire storico (cfr. i nostri precedenti lavori: \u00abEssenza della filosofia e coscienza della sua storicit\u00e0 nel pensiero di Wilhelm Dilthey\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 24\/06\/2008; e \u00abIl dramma della storia fra ragion di stato e valori universali nel pensiero di Friedrich Meinecke\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 25\/06\/2008, e su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 06\/12\/2014). Oswald Spengler, infine, \u00e8, senz&#8217;altro, un tipico esponente dello storicismo relativista (cfr. i precedenti articoli: \u00abGli ultimi trionfi del denaro e della macchina nella filosofia della storia di Oswald Spengler\u00bb; \u00abLa critica di Spengler a Marx \u00e8 di non aver capito il capitalismo moderno\u00bb; e \u00abL&#8217;anti-teologia demoniaca di Spengler spinge l&#8217;uomo nel vicolo cieco della disperazione\u00bb, tutti pubblicati sul sito di Arianna Editrice, rispettivamente in data 14\/07\/2008, 19\/12\/2011 e 08\/01\/2014).<\/p>\n<p>Lo storicismo, in effetti, pu\u00f2 essere considerato sotto due differenti punti di vista: se, da un lato, riconoscendo il valore fondamentale del divenire storico, pu\u00f2 condurre al relativismo filosofico, estetico, etico, per un altro verso, appunto perch\u00e9 evidenzia quanto di umano, di contingente, di limitato vi \u00e8 nella storia, pu\u00f2 preparare il terreno per un ripensamento critico di ogni immanentismo e, dunque, pu\u00f2 aprire la strada ad un superamento della storia in favore dell&#8217;escatologia, della metafisica, della teologia. E questo spiega come mai, dal pensiero storicista &quot;classico&quot;, specialmente di Wilhelm Dilthey (ma, in prospettiva, anche di Hegel e dello stesso Marx), abbiano tratto ispirazione, per quanto parziale, pensatori che, poi, hanno sviluppato le sue premesse in direzioni diverse e, talora, addirittura opposte.<\/p>\n<p>Anche la filosofia cristiana della storia \u00e8 una forma di storicismo, ma sviluppata in direzione trascendentale: si parte dall&#8217;immanenza, dal Ges\u00f9 storico, anzi, dai profeti dell&#8217;antico Israele, e si giunge al Cristo risorto e alla trasfigurazione dell&#8217;umano nel divino; la stessa Eucarestia altro non \u00e8 se non la trasmutazione di quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 umano, la carne e il sangue del corpo di Cristo, in quanto vi \u00e8 di pi\u00f9 soprannaturale: l&#8217;unione con il corpo mistico di Cristo, cio\u00e8 con Dio stesso e con la comunione dei santi.<\/p>\n<p>Contrariamente a ci\u00f2 che la vulgata culturale oggi imperante ha sempre detto e ripetuto, il cristianesimo non odia affatto il corpo e la dimensione fisica della vita: se cos\u00ec fosse, non vi sarebbe la dottrina della risurrezione della carne, ed anzi, a ben considerare, non vi sarebbe il mistero dell&#8217;Incarnazione; al contrario, la teologia cristiana \u00e8 tutta una celebrazione della dimensione terrena della vita (amore compreso: e si pensi al mistico erotismo di un libro come il \u00abCantico dei Cantici\u00bb), per\u00f2 nella direzione del suo superamento, inteso come un inveramento e come una piena e felice realizzazione.<\/p>\n<p>Resta il fatto che l&#8217;uomo moderno \u00e8 il protagonista e, per un certo verso, la vittima, di una realt\u00e0 sociale, culturale e tecnologica sempre pi\u00f9 complessa; e che lo storicismo si \u00e8 fatto interprete, appunto, della piena consapevolezza di tale complessit\u00e0. In un certo senso, lo storicismo \u00e8 molto pi\u00f9 di una corrente filosofica o storiografica fra le tante; esso corrisponde alla <em>forma mentis<\/em> tipica della tarda modernit\u00e0, quando i valori assoluti sembrano definitivamente andati in crisi e le certezze d&#8217;un tempo sono impallidite e tramontate, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, davanti al continuo succedersi di nuove acquisizioni, di nuove verit\u00e0, di nuove abitudini e stili di vita, di nuove prospettive intellettuali e spirituali, spinte avanti con ritmo febbrile dall&#8217;avanzata inesorabile del &quot;progresso&quot;.<\/p>\n<p>Scrivono Giuseppe Mari ed Enza Sarni (in: \u00abScienze umane. Educazione e cultura dal XII al XIX secolo\u00bb, Brescia, La Scuola Editrice, 2012, vol. 1A, pp. 391-392):<\/p>\n<p><em>\u00abLa logica del &quot;comprendere&quot; allude a una complessit\u00e0 che invita a calare l&#8217;analisi all&#8217;interno di un orizzonte pi\u00f9 ampio, che va oltre la pura e semplice descrizione dei fenomeni (quella praticata dallo &quot;spiegare&quot;), perch\u00e9 riguarda le abitudini, le circostanze, le aspirazioni&#8230;in una parola: i fattori soggettivi, che non sono mai del tutto conoscibili.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo storicismo ha espresso questa sensibilit\u00e0 verso la &quot;particolarit\u00e0&quot;umana, permettendo di coglierne la singolarit\u00e0, ma allo stesso tempo ha prevalentemente divulgato una prospettiva relativistica, perch\u00e9 la &quot;comprensione&quot; presenta l&#8217;agire umano come se fosse e impossibile riconoscere dei criteri di giudizio universalmente validi. Questo dipende dal fatto che il neocriticismo &#8212; in quanto erede di Kant &#8212; non ha fiducia nella possibilit\u00e0 di conoscere ci\u00f2 che va al di l\u00e0 del livello sensibile e riconduce il valore stesso alla soggettivit\u00e0. Al contrario, la concezione classica e cristiana ha sempre professato l&#8217;esistenza del &quot;bene&quot; quale riferimento a cui la soggettivit\u00e0 guarda per riconoscere ci\u00f2 che ha valore. Vanno in direzione relativistica le riflessioni di Georg Simmel (1858-1918), secondo cui non esistono fati &quot;oggettivamente&quot; importanti: ci\u00f2 che ha valore \u00e8 tale perch\u00e9 interessa lo storico (&quot;Problemi fondamentali della filosofia&quot;, 1010). In linea con questa impostazione si trova Oswald Spengler (1880-1936) il cui relativismo si esprime nell&#8217;affermazione che le singole civilt\u00e0 nulla hanno in comune se non l&#8217;analogo destino a nascere, crescere e tramontare (&quot;Il tramonto dell&#8217;Occidente&quot;, 1918-22). [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Lo storicismo afferma che la realt\u00e0 \u00e8 storia. Wilhelm Dilthey (1833-1911) vuole esplorare che cosa questo significhi dal punto di vista del tipo di conoscenza che riguarda la storia in quanto espressione della libert\u00e0 umana. Ebbe chiara la diversit\u00e0 dell&#8217;oggetto indagati dalle scienze naturali e dalle scienze storico-sociali: &quot;La natura ci \u00e8 estranea. . Essa \u00e8 infatti per noi solo qualcosa di esterno, non un interno. La societ\u00e0 \u00e8 il nostro mondo. In essa partecipiamo, vivendolo, al gioco delle influenze reciproche, con tuta la forza della nostra essenza [&#8230;]. Tutto questo imprime a\u00f2lo studio della societ\u00e0 certi tratti di fondo che lo distinguono drasticamente da quello della natura. Le uniformit\u00e0 che si possono constatare nel settore della societ\u00e0 rimangono, per numero, significato e determinatezza del cogli mento, molto indietro rispetto alle leggi che, sulla sicura base fondati uva delle relazioni nello spazio e delle propriet\u00e0 del movimento, si sono potute formulare sulla natura&quot;. Dilthey respinse la lettura idealistica, perch\u00e9 guidata da nozioni universali che &quot;stendevano sul mondo storico la loro grigia rete&quot;, e chiam\u00f2 Erlebnis (&quot;esperienza vissuta&quot;) la matrice dell&#8217;agire storico in quanto filtrato dall&#8217;intenzionalit\u00e0 personale. Tuttavia, la diversit\u00e0 rispetto alle scienze naturali non \u00e8 di sostanza e neppure di metodo (come voleva Windelbald), bens\u00ec di atteggiamento: consiste cio\u00e8 nel differente rapporto che l\u00ec&#8217;uomo viene a stabilire fra s\u00e9 e l&#8217;oggetto nei due campi di ricerca. Infatti, mentre le scienze della natura aspirano alla concettualit\u00e0. Le scienze dello spirito puntano alla comprensione, che viene raggiunta attraverso l&#8217;empatia, ossia una conoscenza che coinvolge tutta la persona: intelligenza e volont\u00e0; razionalit\u00e0 e affettivit\u00e0; idee, emozioni e sentimenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Riprendendo la distinzione di Droysen tra &quot;comprendere&quot; e &quot;spiegare&quot;, Dilthey osserv\u00f2 che la stessa conoscenza sociologica non corrisponde alla descrizione neutrale di un oggetto bens\u00ec all&#8217;incontro tra due mondi diversi: quello dell&#8217;attore sociale e quello dello studioso. Da Dilthey trae origine la pedagogia come &quot;scienza dello spirito&quot;, correlata all&#8217;esplorazione razionale della realt\u00e0 educativa, praticata alla luce della &quot;comprensione&quot;. Per questa ragione, non in forma analitico-descrittiva, bens\u00ec attraverso l&#8217;intreccio di questa con l&#8217;empatia e la risonanza interiore dei &quot;fatti&quot;, che in realt\u00e0 sono eventi perch\u00e9 coinvolgono chi li vive.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Considerato dal punto di vista puramente storico, lo storicismo \u00e8 l&#8217;espressione di una cultura, quella europea e occidentale di fine Ottocento, dominata dalla visione positivistica del reale: vale a dire dalla ferma credenza, rivelatasi ben presto illusoria, che la scienza sia la sola maniera di interpretare correttamente il reale, e che solo dal progredire di essa l&#8217;umanit\u00e0 possa sperare di ottenere dei durevoli e significativi benefici.<\/p>\n<p>Considerato, invece, nel suo significato pi\u00f9 ampio, filosofico, lo storicismo corrisponde alla coscienza di un mondo complesso, nel quale l&#8217;uomo moderno fatica a trovare una sua collocazione, perch\u00e9 minato da una serie di dubbi e perplessit\u00e0 laceranti riguardo alle basi stesse del proprio conoscere, anzi, perfino del proprio essere: l&#8217;uomo moderno si interroga e non si riconosce pi\u00f9, non trova le parole per dirsi, n\u00e9 le idee per pensarsi, n\u00e9 gli strumenti per riacquistare la padronanza di se stesso ed un rapporto sano e armonioso con le cose. Il dubbio sistematico lo perseguita, da \u00abAmleto\u00bb a Dostoevskij, da Pirandello a Camus: si chiede se sia mai stato vivo, se abbia mai avuto un &quot;io&quot;, o se, sotto le maschere innumerevoli che indossa, vi sia il nulla; si chiede, inoltre, se valga la pena di sopportare il pesante fardello della propria libert\u00e0, e, in ultima analisi, se valga la pena vivere. La sua coscienza infelice lo tortura; il suo bisogno di assoluto si ripiega su se stesso, lasciandolo svuotato e solo, stranito rispetto agli altri e a se medesimo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dallo storicismo si passa all&#8217;esistenzialismo: dalla storia che lo incalza e che tutto modella, tutto continuamente modifica e rinnova, si passa al vivere in situazione, perennemente precario, perennemente perplesso, spettatore di se stesso pi\u00f9 che attore e protagonista della propria vicenda e del proprio destino. Ma, cos\u00ec come lo storicismo pu\u00f2 condurre sia al vicolo cieco del relativismo radicale, sia alla consapevolezza di dover superare il relativismo e riconquistare i valori assoluti, cos\u00ec anche l&#8217;esistenzialismo pu\u00f2 risolversi tanto in un eterno vagare in circolo, asfittico e disperato, quanto nella scoperta che la &quot;situazione&quot; pu\u00f2 e deve essere superata, e che dall&#8217;angoscia del qui ed ora soffocante, claustrofobico, egli pu\u00f2 riscoprire il cielo azzurro sopra di s\u00e9, immensamente spalancato, gravido della sua chiamata soprannaturale.<\/p>\n<p>Eco, allora, che lo storicismo altro non \u00e8 che l&#8217;altra faccia dell&#8217;orgoglio razionalista e tecnologico della modernit\u00e0: in esso l&#8217;uomo si riscopre ente fra gli enti, sottoposto alla vicenda comune a tutti gli enti; in senso religioso, si riscopre creatura fra le creature; in senso cristiano, si riscopre figlio di Dio, chiamato al Padre ma bisognoso di redenzione. In senso cristiano, la storia chiusa in se stessa \u00e8, letteralmente l&#8217;inferno; e i filosofi della storia fine a se stessa altro non sono, n\u00e9 sono stati, che i profeti dell&#8217;Inferno, cos\u00ec come lo sono stati, e nella maniera pi\u00f9 tragicamente spettacolare, gli uomini politici che hanno voluto fare della storia il proprio Dio.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 il buon vecchio Nietzsche, ateo intelligente, metteva in guardia contro il pericolo di una eccessiva adorazione della storia: il passato non pu\u00f2 redimere nessuno, rischia anzi di divenire la prigione dell&#8217;umanit\u00e0, se questa non trova la forza di alzare lo sguardo verso la vita, che \u00e8, s\u00ec, nel presente, ma anche in qualcosa che sta al di sopra del tempo, cos\u00ec del passato come dello stesso futuro: qualcosa che \u00e8 eterno e assoluto, perch\u00e9 fuori del tempo, anche se ad esso tutti i tempi sono protesi e in esso soltanto trovano il proprio compimento e il proprio significato. Qualunque filosofia della storia chiusa in se stessa finisce per cadere nel cinismo e nell&#8217;adorazione della forza e della potenza; soltanto una filosofia della storia che sappia oltrepassare se stessa, che sappia trascendere la storia medesima, potr\u00e0 dare all&#8217;uomo le risposte che intimamente egli cerca e delle quali ha un assoluto bisogno: <em>le risposte alla domanda di senso<\/em>.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo non pu\u00f2 vivere senza chiedesi quale sia il senso del mondo, della vita e del proprio esserci; ogni volta che ha cerato di ignorare tali domande, \u00e8 scivolato nel cinismo e nell&#8217;adorazione della forza e della potenza &#8212; o \u00e8 precipitato nell&#8217;abisso della pi\u00f9 nera disperazione. Ma il senso ultimo del reale, non pu\u00f2 trovarsi nel mondo: sarebbe una contraddizione in termini. L&#8217;uomo, infatti, possiede una doppia cittadinanza: cittadino del mondo per un verso, \u00e8 figlio ed erede dell&#8217;eterno, per l&#8217;altro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il relativismo \u00e8 il figlio legittimo e naturale dello storicismo, oppure no? 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