{"id":27478,"date":"2017-09-12T11:25:00","date_gmt":"2017-09-12T11:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/12\/ogni-cosa-tende-al-suo-fine-e-luomo-tende-a-dio\/"},"modified":"2017-09-12T11:25:00","modified_gmt":"2017-09-12T11:25:00","slug":"ogni-cosa-tende-al-suo-fine-e-luomo-tende-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/12\/ogni-cosa-tende-al-suo-fine-e-luomo-tende-a-dio\/","title":{"rendered":"Ogni cosa tende al suo fine e l&#8217;uomo tende a Dio"},"content":{"rendered":"<p><em>Entelekeia<\/em>, o entelechia, \u00e8 il termine di cui si serve Aristotele per indicare la sua concezione finalista di tutto ci\u00f2 che esiste: le cose non esistono a casaccio, non vagano nell&#8217;indifferenza, ma ciascuna di esse tende al fine che le \u00e8 proprio: possiedono, cio\u00e8, non solo una razionalit\u00e0 intrinseca, ma anche un fine intrinseco, che \u00e8 lo scopo del loro esistere. Se non raggiungono tale fine, mancano il loro scopo. Il concetto viene generalmente associato alle scienze biologiche, ma, in realt\u00e0, per Aristotele esso si riferisce praticamente a tutti gli enti, comprese le quattro sostanze fondamentali: la terra, l&#8217;acqua, l&#8217;aria e il fuoco. Inoltre, esso viene volentieri contrapposto alla teoria platonica delle idee, secondo le quali esiste una causa esterna che attira l&#8217;anima verso l&#8217;Iperuranio, in nome di una concezione &quot;realistica&quot;, secondo la quale esiste una tensione interna che spinge gli organismi verso il loro fine, cio\u00e8 la loro perfetta realizzazione. Ma forse, a ben guardare, la contrapposizione \u00e8 artificiosa, almeno se si considera l&#8217;idea centrale che \u00e8 comune ai due sistemi: il fatto che le cose, e, a maggior ragione, gli esseri umani, tendono a perfezionarsi, realizzando la loro autentica natura e conferendo cos\u00ec un significato pieno al loro esistere. Che la causa ultima di tale movimento, perch\u00e9 di un movimento si tratta, risieda all&#8217;esterno, secondo una concezione idealista, o all&#8217;interno, secondo una concezione naturalista, non \u00e8 poi cos\u00ec importante: in fondo, anche la causa interna potrebbe essere parte della causa esterna, se tale causa esterna non risiede nella natura, ma in Dio. E se Dio esiste, allora tutto, anche la natura, gli \u00e8 subordinato. Certo, questo concetto esula dalla concezione tipicamente greca, e anche da quella di Platone; mentre per Aristotele Dio \u00e8 Motore Immobile, pensiero di pensiero, che non s&#8217;interessa delle cose del mondo (ma allora, chi \u00e8 che ci pensa?). Tuttavia, la difficolt\u00e0 \u00e8 stata superata da san Tommaso d&#8217;Aquino, che ha incorporato la concezione naturalista e meccanicista di Aristotele in quella spiritualista cristiana, in una sintesi grandiosa che \u00e8 stata, per sei secoli almeno, la forma prediletta della teologia cattolica. Se tutte le cose tendono a realizzare se stesse, ci\u00f2 significa che Dio ha impresso loro un movimento originario, e che tale movimento coincide, in ultima analisi, con il ritorno a Lui. Si realizzano gli enti che ritornano a Dio; non si realizzano, quelli che si disperdono altrove. Ci\u00f2, nel caso degli esseri umani, \u00e8 reso possibile dal fatto del libero arbitrio: avendo ricevuto il dono della libera volizione, gli uomini, bench\u00e9 tendano a Dio per natura, possono anche non ascoltare il suo richiamo, possono anche disattenderlo, e perfino ribellarsi; possono sprecare tutta la loro vita inseguendo le cose finite, cerando di realizzarsi in esse e per mezzo di esse, e tentando di trovare in s\u00e9 stessi la propria completa realizzazione: tuttavia, inevitabilmente e immancabilmente, falliranno, e non troveranno quello che cercano, n\u00e9 troveranno la pace. La pace \u00e8 solo in Dio, perch\u00e9 solo in Lui, da cui tutto ha origine, ogni cosa trova il compimento, proprio come la pace, per tutti i fiumi del mondo, consiste nel fare ritorno al mare, nel fondersi nel mare, e non nel vagare senza meta in terreni aridi, o evaporare nel deserto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 esattamente, per Aristotele tutto il fenomeno del divenire si definisce mediante le sue quattro cause: la causa materiale, la causa formale, la causa efficiente e la causa finale. Ebbene, proprio la causa finale \u00e8 riconducibile a una realt\u00e0 che risiede, s\u00ec, all&#8217;interno del soggetto, ma, nello stesso tempo, trova una rispondenza anche all&#8217;esterno: perch\u00e9 non si capisce come potrebbe generarsi da s\u00e9 stessa una causa finale in un essere finito. L&#8217;essere finito non ha cause finali: si pu\u00f2 constatare, <em>a posteriori<\/em>, che le sue azioni rispondono a una serie di fini, ma non che l&#8217;insieme del suo essere abbia in se stesso una causa finale, cio\u00e8 che tenda verso qualcosa. Un essere animato, ad esempio, tende a mantenersi, mediante il nutrimento, il riposo e l&#8217;accrescimento (ovvero la riproduzione). Un oggetto materiale, da parte sua, tende a permanere nello stato d&#8217;inerzia in cui si trova: sta fermo, se era fermo, e si muove, se qualcosa lo ha messo in moto: teoricamente, non si fermer\u00e0 mai, a meno che incontri degli ostacoli o che la spinta ricevuta, a un certo punto, si esaurisca. Ma, se non vi fossero ostacoli (l&#8217;attrito dell&#8217;aria, per esempio, o quello del suolo) il suo movimento, una volta iniziato, non si fermerebbe mai: sarebbe un moto perpetuo. Ora, il movimento spirituale dell&#8217;essere umano \u00e8 soggetto a una legge analoga: per prodursi, necessita di una causa finale che gli abbia dato origine, perch\u00e9, da se stessa, la coscienza non saprebbe vedere qualche meta al di fuori della sfera di ci\u00f2 che essa pu\u00f2 sperimentare, vedere, toccare, o almeno supporre come esistente. Tuttavia, Dio non si vede, non si tocca, non esperisce con i sensi; quanto a immaginarsene l&#8217;esistenza reale, \u00e8 questione di opinioni: cosa che si pu\u00f2 constatare sul terreno pratico, mettendo a confronto le diverse idee esistenti al riguardo, e anche il loro mutare a seconda dei diversi contesti storici, temporali, culturali. Ci\u00f2 che vogliamo dire, \u00e8 che l&#8217;idea di Dio non \u00e8 in contraddizione con la ragione naturale, ma non \u00e8 neppure sicuramente dimostrata da essa: in un certo senso, l&#8217;istinto \u00e8 neutrale di fronte alla sua esistenza, e, se \u00e8 vero che l&#8217;uomo pu\u00f2 arrivare da solo, indipendentemente da qualsiasi rivelazione e da qualunque studio, all&#8217;idea di Dio, \u00e8 pur vero che pu\u00f2 arrivarci solo in maniera piuttosto vaga e generica, e, inoltre, che pu\u00f2 riconoscere e adorare Dio in differenti cose, a cominciare dagli elementi della natura, come accade, appunto, nelle religioni dei popoli cosiddetti primitivi; ci\u00f2 che non fornisce alcuna garanzia di verit\u00e0 a una simile religione. Per passare dalla semplice idea di Dio alla convinzione della sua esistenza (si noti, infatti, che sono due cose distinte: si pu\u00f2 avere l&#8217;idea di ci\u00f2 che non esiste, ad esempio di un cavallo alato), e, soprattutto, per passare da una idea vaga e confusa di Dio, alla sua vera e precisa conoscenza, ci vuole altro che la natura, ci vuole altro che il semplice istinto, e non basta neppure il solo ragionamento; altrimenti, ci troveremmo in presenza di una religione puramente razionale e filosofica, una religione gnostica, adatta per i &quot;sapienti&quot; e gli &quot;intelligenti&quot;, ma non per le anime semplici, per adoperare le parole stesse di Ges\u00f9 Cristo (cfr. il <em>Vangelo di Matteo<\/em>, 11, 25).<\/p>\n<p>La concezione filosofica che attribuisce un fine ad ogni cosa, e che vede nella perfezione delle cose il loro adeguamento a quel fine, trasposta sul piano psicologico ci aiuta a comprendere i meccanismi dell&#8217;infelicit\u00e0, dell&#8217;errore, dell&#8217;ingiustizia e della bruttezza nel mondo contemporaneo. L&#8217;uomo moderno \u00e8 infelice: per accorgersi di questo, non \u00e8 necessario essere Freud o Jung, basta avere un paio d&#8217;occhi (e, naturalmente, essere desti e consapevoli; perch\u00e9, diversamente, si pu\u00f2 benissimo vedere le cose, senza per\u00f2 che essi vadano oltre le impressioni che si formano nella nostra retina, cos\u00ec da innescare un sia pur minimo ragionamento, o sollecitare anche la pi\u00f9 semplice della domande). Un&#8217;altra cosa appare evidente, se si sa pensare con la propria testa: che viviamo in un mondo immerso nell&#8217;errore, nell&#8217;ingiustizia e nella bruttezza. Ovunque volgiamo lo sguardo, vediamo false dottrine, false idee, false credenze, false opinioni, spacciate per vere e prese per buone dalle masse, le quali continuano a credere in esse perfino dopo che i fatti si sono incaricati di smentirle e sbugiardarle su tutta la linea (figuriamoci quando ci\u00f2 non \u00e8 ancora accaduto; perch\u00e9 accade sempre, infallibilmente, si tratta solo di vedere quando: non si dice, infatti, che il diavolo sa fabbricare le pentole, ma non i coperchi?). Inoltre, si vedono ovunque atti e situazioni d&#8217;ingiustizia, non solo a livello sociale e politico, ma a che a livello individuale: quante persone ingiustamente vessate, quanti sentimenti ingiustamente disprezzati, quante cose oneste e buone ingiustamente cancellate, rimosse, dimenticate (fino a un certo punto, per la ragione suddetta). Infine, dappertutto vediamo dilagare il brutto: brutte case, brutti oggetti, brutte citt\u00e0, brutte opere &quot;d&#8217;arte&quot;, brutte poesie, brutti romanzi, brutta musica, brutto teatro, brutto cinema, brutti corpi: deturpati, manipolati, resi orridi dalla chirurgia cosiddetta estetica, dai tatuaggi, da quantit\u00e0 inverosimili di anelli e bardature varie, con la pelle precocemente avvizzita dalle lampade abbronzanti, con mostruose capigliature, dal taglio e dai colori atroci, per catturare l&#8217;attenzione e per sferrare un pugno nello stomaco del prossimo, secondo la massima: <em>che parlino di me, che si fermino a guardarmi, e sia pure perch\u00e9 faccio impressione, perch\u00e9 faccio schifo: le smorfie di disgusto che si formano sui loro visi, sono pur sempre il segno inequivocabile che mi hanno notato, che sono stati costretti a guardarmi. Finch\u00e9 mi guardano, io esisto, a dispetto di tutto, anche della mia vacuit\u00e0, del mio nulla.<\/em> Davanti a una inversione cos\u00ec generalizzata, cos\u00ec sistematica, di tutti i valori che dovrebbero stare alla base della nostra vita, sia individuale che collettiva &#8212; la verit\u00e0, la giustizia, la bellezza, per non parlare, naturalmente, della bont\u00e0, che \u00e8 quello pi\u00f9 apertamente preso di mira, denigrato e deriso &#8211; non si pu\u00f2 fare a meno di chiedersi da quale perverso meccanismo ci\u00f2 abbia avuto origine, e in quale strana maniera si regga, a dispetto del buon senso, dell&#8217;intelligenza e del puro e semplice istinto di sopravvivenza degli esseri umani. \u00c8 evidente, infatti, che un mondo dominato dalla menzogna, dall&#8217;ingiustizia, dalla bruttezza e dalla cattiveria, \u00e8 destinato a non durare a lungo; proprio come un marinaio, accorgendosi che la nave sulla quale si \u00e8 imbarcato, forse per necessit\u00e0, \u00e8 in pessime condizioni, dalle velature fino alla chiglia, tutta incrostata di molluschi e piena di piccole, ma pericolose falle da cui filtra lentamente l&#8217;acqua del mare, che il comandante \u00e8 un pazzo, il secondo ufficiale un ubriacone e il terzo un irresponsabile, non sbaglia pronosticando ad essa, e anche a s\u00e9, una fine poco gloriosa e non troppo lontana.<\/p>\n<p>Ebbene: sulla base delle osservazioni fatte al principio, non crediamo d&#8217;ingannarci affermando che la causa principale di una tale serie di aberrazioni risieda in un fattore fondamentale, che si pu\u00f2 diagnosticare con relativa precisione: la noncuranza, o la dimenticanza, o l&#8217;aperto rifiuto, da parte degli uomini moderni, di riconoscere, ascoltare e perseguire il fine cui sono destinati, cui la loro esistenza \u00e8 indirizzata, e in cui essa troverebbe il proprio compimento, la propria perfezione e il proprio significato. E non solo l&#8217;uomo moderno \u00e8 infelice, ma si \u00e8 reso infelice da se stesso: ha rifiutato ci\u00f2 che lo poteva rendere felice e ha corteggiato ostinatamente, spasmodicamente, e continua a corteggiare, tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 solo aumentare la sua tristezza, la sua angoscia, la sua disperazione. Si \u00e8 incattivito, si \u00e8 imbruttito, si \u00e8 degradato e reso spregevole ai suoi stessi occhi: anche se raramente lo ammette, anche se ostenta sicurezza e fiducia in se stesso, anche se mostra un narcisismo compulsivo, la verit\u00e0 \u00e8 che, nel fondo di se stesso, egli si detesta, si trova orribile, non riesce neppure a guardarsi in faccia. In fondo, in qualche modo, sogna la propria auto-distruzione; forse la desidera, e fa del suo meglio, o del suo peggio, per affrettarla. Da come mangia a come dorme, da come lavora a come trascorre il suo tempo libero, da come ama a come odia, egli fa di tutto per rendersi sempre pi\u00f9 abietto e infelice, sempre pi\u00f9 odioso a se stesso e spregevole ai suoi stessi occhi; per sprofondare sempre di pi\u00f9 nella palude fangosa nella quale s&#8217;\u00e8 cacciato. Se mai qualcuno gli parla delle altezze, lo prende in odio; se qualcuno gli dice che, forse, con uno sforzo della volont\u00e0, potrebbe ancora sottrarsi alla presa delle sabbie mobili, potrebbe ancora rivede il cielo puro sopra di s\u00e9, va in furore, digrigna i denti, lo insulta, lo deride, lo minaccia. Non vuole assolutamente sentir parlare del vero, del giusto, del buono e del bello. Gode solo quando trionfano le cose peggiori, quando si circonda di brutte persone, di brutta musica, di brutti film, di brutta letteratura, di brutti passatempi: brutti sia moralmente che esteticamente. Tutto questo ha una radice storica ben precisa, perch\u00e9 la nascita della modernit\u00e0 &#8212; che non \u00e8 un evento ben preciso, ma un lungo processo, che parte assai da lontano e che assume svariate forme &#8211; consiste appunto nella rivolta intellettuale e morale dell&#8217;uomo contro il suo Creatore: tutta la civilt\u00e0 moderna non \u00e8 che una grande Torre di Babele, costruita a sfida di Dio onnipotente, e destinata a rovinare ingloriosamente e disastrosamente, travolgendo i suoi ambiziosi architetti e i suoi folli abitanti. Perch\u00e9 il crollo, \u00e8 chiaro, \u00e8 solo una questione di tempo; cos\u00ec come lo \u00e8 il naufragio della nave che leva le ancore in un pessimo stato di manutenzione, e sotto la guida di un comandante e degli altri ufficiali del tutto incapaci di svolgere bene i loro incarichi. Tutta la civilt\u00e0 moderna potrebbe essere paragonata alla nave dei folli delle antiche tradizioni: una nave dove si balla, si canta e si fa sempre festa, ma nessuno si prende cura delle manovre, per cui \u00e8 inevitabile che, presto o tardi, vada a naufragare contro gli scogli o venga travolta da un fortunale.<\/p>\n<p>Esiste una possibilit\u00e0, per gli uomini moderni, di scongiurare una simile fine? S\u00ec, senz&#8217;altro: essi devono tornare in se stessi, rientrare nella consapevolezza dei loro limiti di creature, e cercare in Dio il loro completamento, la loro realizzazione e il significato della loro esistenza. Da soli, per\u00f2, non possono farlo; senza contare che le loro menti e i loro cuori sono ormai troppo corrotti, troppo traviati, per cui essi si trovano in una situazione simile a quella del malato che non vuol saperne di assumere una medicina necessaria, ma dal gusto amaro. Eppure, anche cos\u00ec, non \u00e8 detto che l&#8217;uomo moderno debba perdersi irrevocabilmente. Pu\u00f2 ancora fare la cosa essenziale: pregare e chiedere a Dio la chiarezza, la pace e la giustizia che gli son venute meno. E Dio, che \u00e8 amore, lo soccorrer\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Entelekeia, o entelechia, \u00e8 il termine di cui si serve Aristotele per indicare la sua concezione finalista di tutto ci\u00f2 che esiste: le cose non esistono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-27478","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27478","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27478"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27478\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27478"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27478"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27478"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}