{"id":27477,"date":"2017-10-13T10:41:00","date_gmt":"2017-10-13T10:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/13\/ogni-cosa-tende-a-dio\/"},"modified":"2017-10-13T10:41:00","modified_gmt":"2017-10-13T10:41:00","slug":"ogni-cosa-tende-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/10\/13\/ogni-cosa-tende-a-dio\/","title":{"rendered":"Ogni cosa tende a Dio"},"content":{"rendered":"<p><em>Ogni cosa tende a Dio<\/em>.<\/p>\n<p>Quanto \u00e8 stata fortunata la mia generazione! Forse perch\u00e9 il Friuli \u00e8 una terra periferica, almeno rispetto all&#8217;Italia (ma non rispetto alla Mitteleuropa, suo vero contesto storico-culturale), e il &quot;miracolo economico&quot; vi \u00e8 giunto con parecchio ritardo, sta di fatto che quanti vi sono cresciuti fra gli anni &#8217;50 e i primi anni &#8217;60 hanno fatto in tempo, tra le molte altre cose positive &#8212; una famiglia ben solida; una scuola molto seria; un&#8217;infanzia fatta di giochi e di stupore, e non di telefonini e computer &#8211; a ricevere una vera educazione cattolica, e soprattutto <em>un&#8217;impronta di vita complessiva<\/em> ispirata ai princ\u00ecpi e ai valori del cristianesimo: ed \u00e8 l&#8217;impronta di vita ricevuta nell&#8217;infanzia che decide tutto il resto. Non \u00e8 importante, o almeno non \u00e8 decisivo, che quell&#8217;impronta di vita venga subito accettata e fatta propria dall&#8217;individuo; non \u00e8 neppure indispensabile averla vista incarnata e realizzata coerentemente nella maggioranza delle persone o delle famiglie, e, al limite, neppure nella propria: \u00e8 importante averla vista, anche poche volte, e aver constatato che essa \u00e8 possibile, che pu\u00f2 tradursi in un modo di vivere, di amare, di sognare, di agire, di studiare, di lavorare, di stare insieme agli altri. L&#8217;impronta di vita \u00e8 come la bussola per il marinaio o come l&#8217;ago magnetico per la bussola: \u00e8 qualcosa di cui si sa l&#8217;esistenza e di cui ci si ricorda, magari a distanza di anni, perfino di decenni; \u00e8 qualcosa che agisce in profondit\u00e0, che alimenta le radici stesse della vita interiore, perfino all&#8217;insaputa della coscienza, ma che, un bel giorno, riemerge, in tutta la sua forza. Che siano benedetti quanti, con il loro modo di essere, aiutano il bambino a ricevere una positiva impronta di vita; che siamo maledetti quanti lo sporcano e lo contaminano con un&#8217;impronta di vita negativa. Se ogni uomo \u00e8 una storia sacra, ogni bambino rappresenta una storia doppiamente sacra, perch\u00e9 le pagine nel libro della sua vita sono ancora quasi tutte bianche, e su di esse egli, crescendo, potr\u00e0 scrivere un poema paradisiaco, oppure una storia di brutture e di orrori.<\/p>\n<p>L&#8217;impronta di vita che ha ricevuto la mia generazione, in quella parte d&#8217;Europa &#8212; un&#8217;Europa che ancora credeva in se stessa; che da poco era riemersa dalle macerie della Seconda guerra mondiale, e che amava la vita quanto basta per mettere al mondo pi\u00f9 figli di quanti erano coloro che morivano, e che scommetteva nell&#8217;avvenire di quei figli, invece di fare l&#8217;apologia dell&#8217;amore omosessuale &#8212; e in quel momento storico &#8212; quando era finita la miseria, ma non aveva ancora fatto irruzione un &quot;benessere&quot; disumano e brutalmente materialista &#8212; ruotava intorno ad un solo concetto, variamente espresso e declinato e, del resto, assai semplice: <em>ogni cosa tende a Dio<\/em>. Non voglio cadere nella tipica idealizzazione nostalgica del passato e non mi nascondo che molte cose, a quel tempo e in quel luogo, fossero ben poco cristiane: tanto per dirne una, era estremamente diffusa la pessima abitudine di bestemmiare, con molta frequenza, come un vero e proprio intercalare del discorso; abitudine che si accompagnava a un&#8217;altra, e spesso le due s&#8217;intrecciavano, quella del bere vino in maniera smodata (pur essendo i friulani un popolo di grandissimi lavoratori). Cos\u00ec, non mi sogno di affermare che la maggior parte delle persone vivesse un cristianesimo del tutto coerente, n\u00e9, tanto meno, che fosse in odore di santit\u00e0. Oso tuttavia affermare che l&#8217;impronta complessiva, che si respirava in quasi tutti gli atti della vita, era di matrice cristiana e cattolica, e rivestita di una luce gentile, quella del Vangelo.<\/p>\n<p>Non solo esisteva un consistente numero di persone &#8212; sia laici, per esempio padri e madri di famiglia, sia religiosi, come sacerdoti, frati e suore &#8211; che si sforzava di vivere in maniera autenticamente cristiana, vale a dire in maniera coerentemente cristiana, e io li ho visti e lo posso testimoniare, non \u00e8 stato un sogno o un&#8217;illusione; ma anche la maggioranza degli <em>altri<\/em>, cio\u00e8 di coloro i quali, almeno in apparenza, erano ben lontani dal tentare un simile sforzo, tradivano, per cos\u00ec dire, in maniera quasi involontaria, la sostanza cristiana della vita sociale e individuale. Pi\u00f9 o meno come un contadino inurbato, il quale si forzi di adeguarsi al modo di vita cittadino e magari cerchi di nascondere la sua parlata campagnola, senza per\u00f2 poter evitare che la cadenza dialettale lo riveli per quello che realmente \u00e8: allo stesso modo la stragrande maggioranza delle persone, compresi quanti bevevano e bestemmiavano assai pi\u00f9 di quanto sia compatibile con la decenza e con la vita buona, tradivano, in qualche modo e in qualche misura, l&#8217;impronta di vita cristiana che avevano a loro volta ricevuto, e che, quasi loro malgrado, in qualche modo e in certa misura finivano per trasmettere a loro volta. Miracolo del bene: dove cade il seme buono, esso finisce per germogliare, bench\u00e9, per un certo tempo, possa sembrare che \u00e8 andato perduto:ma quel che avviene nelle profondit\u00e0 della terra, sotto la zolla indurita dall&#8217;inverno e ricoperta dalla neve, nessuno lo pu\u00f2 vere, e nessuno lo pu\u00f2 sapere esattamente. La mia generazione, dunque, tra le altre fortune, ha avuto anche questa, la pi\u00f9 grande di tutte (e diciamo &quot;fortune&quot;, ma sappiamo che nulla, nella vita, \u00e8 frutto del mero caso): quella di aver sentito, di aver capito, di aver <em>visto<\/em>, che ogni cosa tende verso Dio, che ogni cosa viene da Dio e a Dio vuol fare ritorno, cos\u00ec come tutti i fiumi vengono dall&#8217;acqua del mare, e al mare finiscono tutti per volgere il loro corso.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;immagine che illustra visivamente questo concetto: quella del Duomo di Gemona, dedicato a Santa Maria Assunta: una meraviglia dell&#8217;architettura romanico-gotica realizzata tra la fine del 1200 e i primi decenni del 1300 &#8212; l&#8217;et\u00e0 di Dante e della <em>Divina Commedia<\/em> -, quando c&#8217;era ancora il Patriarcato del Friuli; con la sua facciata magnifica, l&#8217;enorme ed elegantissimo rosone centrale, al di sopra dei due laterali e pi\u00f9 piccoli, e la statua di un san Cristoforo alta qualcosa come sette metri, ma che sembrano anche di pi\u00f9 quando la si guarda dal basso; e, subito dietro, le pendici scoscese del monte Glemina, che domina con la sua mole incombente la stupenda cittadina medievale. Ebbene: chi viene dal centro, camminando sotto i portici, o dalle borgate settentrionali, arrivato a un certo punto della via centrale ha una sorpresa: la strada fa una curva ed egli si trova davanti la facciata del duomo, in tutta la sua imponenza ed eleganza, di pietra bianca; ed essa gli appare vicina, vicinissima: per uno strano effetto ottico, gli sembra quasi che potrebbe toccarla, soltanto allungando una mano. Le facciate delle case, le finestre, i balconi, sono come le quinte di un teatro che si spalanca d&#8217;improvviso su tanta magnificenza: come se qualcuno avesse alzato il sipario e i rosoni d&#8217;impareggiabile finezza, l&#8217;enorme san Cristoforo in atteggiamento ieratico, il portone spalancato &#8212; capolavoro rinascimentale di Bernardino da Bissone &#8212; si offrissero allo sguardo in tutto il loro splendore e la loro magnificenza. Eppure, strano a dirsi, tanta vicinanza prospettica non crea un effetto di schiacciamento o di soffocamento delle case vicine; al contrario, vi \u00e8 un effetto di armoniosa integrazione, di reciproco scambio e arricchimento: il sacro e il profano, la vita contemplativa e la vita attiva, la sfera dell&#8217;invisibile e quella del visibile, s&#8217;incrociano e si potenziano a vicenda, in una sintesi ammirevole, perfetta.<\/p>\n<p>E cos\u00ec deve essere.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 ordinata, conscia di s\u00e9, fiera di s\u00e9, vitale, ben attaccata alle proprie radici e innamorata della vita, decisa a offrire un futuro ai suoi figli, i valori spirituali devono integrarsi compiutamente con i valori pratici, quelli della vita attiva: il lavoro, le cure della famiglia, la dimensione economica. Tale deve essere una societ\u00e0 organica: non un ammasso disordinato di monadi, di egoismi individuali, di gente sradicata e inconsapevole, che non sa da dove viene, n\u00e9 dove vuole andare &#8212; e non solo in senso fisico; non un agglomerato d&#8217;individui, ciascuno dei quali pensa solo a se stesso, non si preoccupa che di se stesso, delle sue &quot;esigenze&quot;, della sua &quot;realizzazione&quot;, e che vuol vivere di &quot;emozioni&quot;, possibilmente forti, possibilmente frequenti, come un drogato che ha bisogno di dosi sempre maggiori di sostanze stupefacenti; ma una comunit\u00e0 armoniosa, nella quale il bene del singolo non configge, ma si integra con il bene comune, e nella quale vi \u00e8 una sostanziale condivisione dei valori essenziali e un generale accordo nel tenere lontane le forze nefaste e distruttive che introdurrebbero la pianta velenosa della dissoluzione. E per tenere lontane le forze della dissoluzione non c&#8217;\u00e8 bisogno di prigioni o, Dio e ce ne scampi, di campi di concentramento: c&#8217;\u00e8 bisogno, in primo luogo, di cuori generosi, di persone disposte al sacrificio, di padri e madri di buona volont\u00e0, di persone colte che mettano il loro sapere a disposizione degli altri per farli crescere ed aspirare alle altezze, non per confonderli e disorientarli; infine, di un clero consapevole della sua missione, spirituale, devoto, disciplinato, che conosce bene la dottrina e che non teme di rimboccarsi le maniche nella palude della civilt\u00e0 moderna, fondata sull&#8217;edonismo e sul&#8217;individualismo disruttivi.<\/p>\n<p>Non abbiamo alcun bisogno di un clero modernista, il quale mette in dubbio la testimonianza dei Vangeli, come ha fatto sfrontatamente, e purtroppo impunemente, padre Sosa Abascal, il nuovo generale dei gesuiti, secondo il quale non si sa cosa realmente disse e fece il nostro Signore Ges\u00f9 Cristo. No: di un clero cos\u00ec non sappiamo che farcene; o, per dir meglio, sappiamo che un clero cos\u00ec rappresenta un vero e proprio tradimento verso Dio, verso le anime e verso duemila anni di storia della Chiesa, cio\u00e8 duemila anni di opere, insegnamenti ed esempi di vita cristiana. Che se ne vadano altrove, a dire e predicare simili eresie, a recare un cos\u00ec grave turbamento nella coscienza dei fedeli: che fondino le loro sette ereticali e massoniche, gnostiche e relativiste, e cessino di spacciarsi per pastori del gregge, quando si vede che sono lupi rapaci, e nessuno riconoscerebbe, nella loro voce, la voce del pastore. Che tornino nel letamaio intellettuale e morale dal quale sono stati vomitati: non son degni di vestire quell&#8217;abito, n\u00e9 di parlare a nome di Cristo. Diceva Jean-Marie Vianney, il santo curato d&#8217;Ars: <em>Lasciate una parrocchia per vent&#8217;anni senza un prete, e gli uomini si metteranno ad adorare le bestie!<\/em> Ecco perch\u00e9 la societ\u00e0 ha bisogno dei preti, al di l\u00e0 degli umani difetti di questo o quell&#8217;individuo; ma non di un clero qualsiasi, non di un clero modernista, il quale introduce un disordine ancor peggiore della mancanza di guida spirituale. C&#8217;\u00e8 qualcosa di peggio dell&#8217;assenza di guida spirituale: c&#8217;\u00e8 la falsa guida spirituale, c&#8217;\u00e8 il lupo che si traveste da pastore, c&#8217;\u00e8 la malizia diabolica di chi dovrebbe custodire le pecorelle e, invece, le getta allo sbaraglio, le disperde, le disamora di Dio, le inganna, le spinge alla rovina. Una societ\u00e0 disamorata di Dio, o ingannata da false immagini di Dio, finisce per trovarsi, se possibile, in una situazione ancor peggiore di una societ\u00e0 senza Dio, di una societ\u00e0 che a Dio ha voltato le spalle apertamente e consapevolmente, come quella immaginata e annunciata da Nietzsche. Perch\u00e9 se il figlio prodigo pu\u00f2 sempre pentirsi della sua vita disordinata e decidere di tornare indietro, gettandosi ai piedi del padre e supplicandolo: <em>Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non son pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio<\/em>, una societ\u00e0 disamorata di Dio, o assuefatta ad adorare un falso dio, \u00e8 una societ\u00e0 che ha perduto anche la speranza di potersi convertire, di poter rinsavire, di ritrovare, un giorno, magari lontano, la strada di casa. \u00c8 una societ\u00e0 che ha imboccato la strada del capolinea: la strada dell&#8217;inferno. E questa, secondo moltissimi indizi, \u00e8 precisamente la direzione di marcia che ha preso la nostra societ\u00e0, oggi.<\/p>\n<p>Se vogliamo salvarci, se vogliamo <em>sperare di non perire<\/em> &#8212; come dice il poeta Ungaretti -, dobbiamo ritornare alla saggezza dei nostri nonni, e renderci conto che ogni cosa tende a Dio; pertanto, dobbiamo restituire una nitida impronta di vita cristiana e cattolica alle nuove generazioni, partendo dall&#8217;educazione dei pi\u00f9 piccoli. Non c&#8217;\u00e8 alcuno spazio, e del resto non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nemmeno tempo, per giochetti e ambiguit\u00e0: o le cose tendono a Dio, come naturalmente avviene, oppure si allontanano, e in tal caso non c&#8217;\u00e8 neanche bisogno di dire verso chi o che cosa vadano. L&#8217;andare a Dio \u00e8 secondo natura, perch\u00e9 la natura viene da Dio e a Dio aspira a ritornare: <em>Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto<\/em>, come dice san Paolo (<em>Romani<\/em>, 8, 22); l&#8217;allontanarsi da Dio \u00e8, perci\u00f2, cosa contro natura. Se l&#8217;impronta di vita che gl&#8217;individui ricevono dalla societ\u00e0 non esprime l&#8217;idea che ogni cosa tende a Dio, allora essi riceveranno una contro-educazione, e introietteranno l&#8217;idea che ogni cosa \u00e8 a disposizione dell&#8217;egoismo di ciascuno, degli appetiti pi\u00f9 infimi e bestiali. Nessuno si faccia delle pericolose illusioni: <em>tertium non datur<\/em>. La vita \u00e8 una battaglia, e in questa battaglia o si sta con Dio o si sta con il suo (e soprattutto nostro) nemico. I satanisti e i seguaci delle societ\u00e0 segrete dai fini inconfessabili lo sanno molto bene: l&#8217;uomo \u00e8 incapace di vivere solo per se stesso; se abbandonato ai suoi istinti, si autodistruggerebbe nel giro di poche generazioni. Di fatto, \u00e8 quel che sta avvenendo. Ma una cosa ci resta ancora da fare, prima di attendere la nemesi della nostra superbia e della nostra avidit\u00e0: gettarci in ginocchio davanti al Padre e confessare apertamente il nostro peccato: <em>Padre, abbiamo peccato contro il Cielo e contro di Te; non siamo pi\u00f9 degni di essere chiamati tuoi figli; trattaci come dei servi<\/em>. Se saremo capaci di un tale atto di umilt\u00e0; se sapremo umiliare il nostro orgoglio, abbassare la nostra infernale superbia, saremo salvi. Perch\u00e9 Lui, con le braccia aperte, non sta aspettando null&#8217;altro che il nostro ritorno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni cosa tende a Dio. 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