{"id":27472,"date":"2012-12-03T08:38:00","date_gmt":"2012-12-03T08:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/03\/ti-amo-perche-ti-odio\/"},"modified":"2012-12-03T08:38:00","modified_gmt":"2012-12-03T08:38:00","slug":"ti-amo-perche-ti-odio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/03\/ti-amo-perche-ti-odio\/","title":{"rendered":"\u00ab\u00abti amo perch\u00e9 ti odio?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abTi odio e ti amo\u00bb, canta Catullo della sua Lesbia; e aggiunge: non so perch\u00e9 sia cos\u00ec, ma \u00e8 cos\u00ec, e me ne cruccio, ne soffro: \u00abOdi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. \/ Nescio, sed fieri sentio et excrucior\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, ma il punto \u00e8 proprio questo: perch\u00e9 odiamo certe persone, eppure le amiamo? E perch\u00e9 amiamo certe persone, eppure le odiamo? Non basta dire che non lo sappiamo; non basta dire a noi stessi che la cosa ci fa soffrire. Potr\u00e0 bastare a un poeta: non basta a chi voglia acquisire un minimo di consapevolezza di s\u00e9, scendendo nei recessi pi\u00f9 profondi della propria anima. Dire che non sappiamo perch\u00e9 proviamo certi sentimenti nei confronti degli altri, in realt\u00e0, equivale a mentire. Noi lo sappiamo, per\u00f2 certe volte preferiamo far finta di non saperlo. Quando non osiamo guardarci dentro sino in fondo, quando non abbiamo il coraggio di riconoscere ci\u00f2 che proviamo, allora diciamo che non sappiamo quel che proviamo. E allora, accingiamoci a fare questo sforzo di verit\u00e0 e a guardare dritta negli occhi quella parte di noi stessi che non vorremmo vedere, quella parte di noi che odia ci\u00f2 che vorrebbe amare e che ama ci\u00f2 che vorrebbe odiare, ma senza avere l&#8217;onest\u00e0 di ammettere che le cose stanno diversamente da come sembrano: impareremo qualcosa di importante.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 frequente di quel che non si creda il caso di persone che perseguitano qualcuno pensando di odiarlo, mentre in realt\u00e0 ne sono segretamente attratte, affascinate, innamorate; e anche il caso di persone che farebbero qualunque cosa per amore di qualcuno, che accetterebbero qualunque sacrificio, perfino qualunque umiliazione, anche se in realt\u00e0 il sentimento che le tiene incatenate non \u00e8 l&#8217;amore, come esse dicono e mostrano di credere, ma l&#8217;odio: un odio travestito da amore, un odio che sembra amore perch\u00e9 esse si sono lasciate catturare dalla musica dell&#8217;incantatore di serpenti, e non riescono a spezzare il sortilegio. Vivono in un incubo e lo chiamano un sogno: preferiscono restare addormentate per non svegliarsi e dover prendere atto che di un incubo si tratta. Dostoevskij \u00e8 stato un grande indagatore di queste ambigue verit\u00e0: Katerina Ivanovna, la fidanzata di Dimitrij Karamazov, ama oppure odia il suo promesso sposo? In realt\u00e0, lo odia; per\u00f2 dice di amarlo, crede di amarlo. Lo odia perch\u00e9 egli, a suo tempo, l&#8217;ha umiliata; ma poi l&#8217;ha anche salvata da una situazione penosa: dunque, bisogna ringraziarle il proprio salvatore, bisogna sdebitarsi con lui: e gli si concede una promessa di matrimonio, cos\u00ec il proprio segreto rimarr\u00e0 custodito, la propria vergogna verr\u00e0 cancellata a forza di amore. Ma non \u00e8 vero: quell&#8217;amore non \u00e8 che la maschera dell&#8217;odio e del desiderio di vendetta. Desiderio di vendetta che esploder\u00e0, clamorosamente, al momento del processo per l&#8217;assassinio del padre, quando Dimitrij sar\u00e0 pi\u00f9 debole ed esposto, e baster\u00e0 una piccola spinta per far pendere la bilancia a suo sfavore, e, cos\u00ec, perderlo. Vendetta sopraffina: e, nel frattempo, sar\u00e0 Iv\u00e0n, il fratello di Dimitrij, che lo odia e disprezzaquest&#8217;ultimo &#8212; anche se, lui pure, si fa in quattro per difenderlo, almeno in apparenza &#8212; ad accendere l&#8217;amore della bella Katerina: il freddo Ivan, l&#8217;intelligente Ivan, l&#8217;antitesi personificata di suo fratello, tutto istinto e passionalit\u00e0.<\/p>\n<p>La vita quotidiana, peraltro, ci offre numerosi esempi dell&#8217;amore travestito da odio, cos\u00ec come del&#8217;odio travestito da amore: basta saper guardare un poco oltre le apparenze. Prendiamo il caso di una coppia in cui la moglie parla sempre male del marito, lo tiranneggia, lo mortifica, lo bistratta davanti a tutti, lo fa sentire perennemente in colpa, come se fosse una vera e propria nullit\u00e0; dice di volersene andare, di poter aspirare a qualcosa di meglio, ma intanto resta, resta e consuma il suo odio tutti i santi giorni, ogni ora, ogni minuto della sua vita: e guai se il disgraziato si sottraesse a quella tortura, a quei maltrattamenti. Guai se avesse il cattivo gusto, non diciamo di scappare, ma anche soltanto di ammalarsi o di morire: che cosa farebbe sua moglie, senza pi\u00f9 l&#8217;eterna testa di turco sulla quale sfogare tutta la propria rabbia? In breve, quel marito \u00e8 diventato indispensabile alla personalit\u00e0 di lei: al punto che ella non riuscirebbe neppure a immaginare la propria vita senza quella presenza da maltrattare, da insolentire, da angariare in tutte le maniera possibili. La sua vita, semplicemente, non avrebbe pi\u00f9 senso. Ma allora, \u00e8 proprio vero che si tratta di disprezzo, di avversione, di odio? Qual \u00e8 il vero nome di un sentimento che si prova nei confronti di una persona della quale non si pu\u00f2 fare a meno, che si vuole avere sempre vicina, senza la quale non si riuscirebbe neanche a pensare di vivere?<\/p>\n<p>Oppure prendiamo un altro caso: quello di un uomo che ami alla follia la propria donna; che sospiri per lei dalla mattina alla sera; che accetti da lei qualunque capriccio, qualunque colpo di testa, qualunque stravaganza. Che accetti anche di essere tradito, di essere ingannato, di essere preso in giro; che si lasci ammansire e rasserenare da una parolina dolce ogni tanto, da un sorriso, da un gesto affettuoso qualsiasi; che, per amore di lei, trascuri doveri e responsabilit\u00e0, diventi ingiusto con gli altri, si disinteressi dei figli, si allontani dagli amici, dimentichi i genitori. Dice di amare quella donna, dice che senza di lei non potrebbe vivere, che lei \u00e8 tutta la sua vita: per questo la sopporta, per questo la perdona, per questo le va dietro come un cagnolino. Ma siamo sicuri che il vero sentimento che prova per lei sia quello che sembra? Siamo sicuri che sia amore? Ci sia lecito dubitarne. Ci sia lecito pensare che il vero, profondo sentimento che egli prova per lei, \u00e8 l&#8217;odio; che potrebbe anche lasciarla, provare a rifarsi una vita, ma che in realt\u00e0 non vuole, perch\u00e9 di quell&#8217;odio egli, in fondo, ha bisogno: ne ha bisogno per vivere. Ha bisogno di odiarla, non di amarla: e ci\u00f2 potrebbe avvenire per molte ragioni, per esempio per mancanza di stima e di fiducia in se stesso, al punto da non pensare di meritare una vita migliore, una compagna migliore. Dunque la odia, ma intanto crede di amarla; in realt\u00e0 odia se stesso, ma anche questo non osa confessarselo: sarebbe troppo duro, le ultime briciole della sua autostima andrebbero in pezzi. Preferisce vivere nel perenne auto-inganno, preferisce raccontarsela. Almeno pu\u00f2 recitare la parte dell&#8217;amante infelice, dell&#8217;uomo nobile che sa perdonare ogni volta, del generoso innamorato dal cuore grande, che supera ogni ostacolo e rimane fedelmente legato alla donna del suo destino, pur soffrendo.<\/p>\n<p>Quante balle ci si racconta, quando non si ha il coraggio di guardarsi dentro. Come quella moglie che mostra di disprezzare il marito, che si comporta come se lo odiasse, che gli rimprovera mancanze immaginarie e torti inesistenti, mentre invece lo ama ma non osa ammetterlo: e non osa perch\u00e9 le sembrerebbe un atto di debolezza, una resa incondizionata e disonorevole. Forse ha paura dell&#8217;amore, forse ha paura di lasciarsi andare: non vuole correre rischi, vuole avere sempre il controllo della situazione. Non sopporta l&#8217;idea di affidare il suo cuore a un altro essere umano, che potrebbe fare cattivo uso del proprio potere; perci\u00f2, il potere, preferisce averlo lei, e farlo pesare continuamente sul malcapitato che le vive accanto. Forse la cultura femminista le ha insegnato che la donna non deve mai cedere all&#8217;uomo, non deve mai dargliela vinta, perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 un nemico, un mascalzone, uno sfruttatore, un parassita congenito. O forse, semplicemente, si \u00e8 scottata in una precedente esperienza sentimentale, ha sofferto molto e ora non si fida pi\u00f9; inoltre vuol farla pagare all&#8217;altro sesso, vuole vendicarsi sul marito di tutti gli uomini cattivi ed egoisti che ci sono al mondo, e specialmente di quell&#8217;altro, di quello che c&#8217;era prima e che le ha aperto una ferita insanabile. Non osa riconoscerlo con se stessa, perch\u00e9, se lo facesse, dovrebbe ammettere anche di amare ancora quell&#8217;uomo che l&#8217;ha lasciata e che lei crede di odiare. Oppure dovrebbe ammettere che ama quest&#8217;uomo dolce e buono con cui vive adesso: ma, se lo facesse, si renderebbe esposta, vulnerabile: e lei ha deciso che niente e nessuno potranno ferirla, mai pi\u00f9. Non sa che, nella vita, non esistono assicurazioni anticipate sui fatti sentimentali; non sa che chi vuol mettersi al sicuro dagli imprevisti, una volta per tutte, vuol dire che \u00e8 gi\u00e0 morto e putrefatto. Crede di essere viva, ma \u00e8 morta: perch\u00e9 chi vive odiando non si muove nel mondo dei vivi, ma si aggira come un fantasma senza pace nel proprio cimitero. Chi \u00e8 vivo ama sapendo di amare: sono i morti che amano senza saperlo, credendo magari di odiare. In fondo, odiano se stessi: verit\u00e0 troppo scomoda, troppo imbarazzante da confessare perfino alla propria anima.<\/p>\n<p>A questo proposito, vale la pena di leggere una pagina del saggista inglese John Armstrong tratta dl suo libro \u00abAspetti dell&#8217;amore\u00bb (titolo originale: \u00abConditions of Love\u00bb, 2002; traduzione dall&#8217;inglese di Federica Oddera, Parma, Guanda Editore, 2002, e Milano, Tea, 2005, pp. 65-66):<\/p>\n<p>\u00abAll&#8217;interno del nostro vocabolario etico, il termine &quot;amore&quot; occupa il posto pi\u00f9 alto. Viene definito spesso come l&#8217;atteggiamento pi\u00f9 benevolo che possiamo assumere nei confronti di una persona o di un oggetto. Ma ne esiste una variante pi\u00f9 oscura di cui dobbiamo riconoscere l&#8217;esistenza. Nel romanzo &quot;Lo straniero&quot;, Albert Camus descrive un uomo seguito incessantemente da un cagnolino, il suo unico compagno. L&#8217;uomo insulta, prende a calci e deride in continuazione la povera creatura. Eppure, quando la bestia muore, ne sente profondamente la mancanza: &quot;amava&quot; quel cane. Questo rapporto \u00e8 l&#8217;emblema di una delle situazioni pi\u00f9 spaventose e paradossali. Eccone altri esempi: una donna non fa che criticare e rimproverare il proprio uomo, perch\u00e9 lo ama; un uomo picchia la propria moglie quando la sospetta di essergli stata infedele, perch\u00e9 ne p tanto innamorato. \u00c8 un atteggiamento compendiabile in una frase: &quot;Ti odio perch\u00e9 ti amo&quot;. L&#8217;orrore ispirato dall&#8217;isolamento &#8212; dalla prospettiva di ritrovarsi soli con se stessi &#8211; ci pu\u00f2 forse fornire un appiglio per capire. Il tormentatore in simili casi, ha un profondo legame con la vittima. Tale legame funziona come rimedio per la solitudine; pensieri, azioni, sentimenti hanno modo d riversarsi all&#8217;esterno sull&#8217;altra persona. L&#8217;altro fornisce lo sbocco necessario per uscire da se stessi. Ma se venisse a mancare, andrebbe perduta la valvola di sfogo; la sua presenza \u00e8 necessaria e continuamente cercata. Non si tratta di un meccanismo innescato al semplice odio, perch\u00e9 comporta un atteggiamento possessivo spinto fino alle estreme conseguenze, e la convinzione che i maltrattanti siano utili &quot;per il bene dell&#8217;altro&quot;. Queste terribili distorsioni emergono di quando in quando, sia pure in misura minore, in tutti i rapporti amorosi. Rivelano con orribile chiarezza come l&#8217;amore rischi di essere guastato proprio dai bisogni che ci conducono ad amare.\u00bb<\/p>\n<p>Potremmo dire che ogni masochista ha bisogno di un sadico, e viceversa; ma questa sarebbe solo una parte della verit\u00e0; la verit\u00e0 tutta intera \u00e8 che molti sadici e molti masochisti non sanno di esserlo o, piuttosto, non vogliono riconoscerlo, perch\u00e9 sarebbe troppo doloroso confessare, sia pure solamente a se stessi, quali sono le cause e i meccanismi profondi che li spingono a coltivare delle forme cos\u00ec clamorose di auto-inganno. Per esempio, la gelosia forsennata, esasperata, potrebbe essere l&#8217;alibi di una omosessualit\u00e0 latente: il marito ossessivamente geloso della moglie vuole rassicurarsi sulla propria identit\u00e0 di genere; pensa: \u00abSono cos\u00ec geloso perch\u00e9 amo mia moglie, dunque mi piacciono le donne e non gli uomini\u00bb; ma, appunto, forse \u00e8 solo una pietosa bugia che si racconta; e intanto, in realt\u00e0, la odia perch\u00e9 \u00e8 una donna. In ogni caso, esplorare le cause specifiche e individuali che spingono gli esseri umani a coltivare la propria inconsapevolezza \u00e8 affare che riguarda lo psicologo, non il filosofo; il filosofo, invece, ha il compito di domandarsi perch\u00e9 non solo esista il bisogno di inconsapevolezza in questo o in quel soggetto, ma perch\u00e9 tale bisogno faccia parte della natura umana, cos\u00ec come si pu\u00f2 osservare continuamente anche negli atti e nei pensieri della vita quotidiana. E la risposta, in ultima analisi, avr\u00e0 sempre a che fare con lo stesso problema centrale: vivere la propria vita con consapevolezza \u00e8 faticoso, perch\u00e9 ci costringe a rimetterci continuamente in discussione, a interrogarci su verit\u00e0 scomode, a prendere decisioni che vorremmo evitare, o, almeno, che preferiremmo rimandare il pi\u00f9 a lungo possibile; perch\u00e9 ci costringe ad andare in cerca di ci\u00f2 che \u00e8 essenziale, di ci\u00f2 che \u00e8 il vero Bene, invece di correre dietro a mille piccole apparenze di bene, tanto fugaci quanto illusorie, e a disperderci in mille cose superflue.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo centrato in se stesso, e perci\u00f2 collegato con l&#8217;Essere, \u00e8 colui che ha raggiunto un certo grado di equilibrio, cercando con animo esigente la propria verit\u00e0 interiore; che si \u00e8 sottoposto a fatiche, veglie e sacrifici e che ha saputo vincere il ricatto del conformismo e strappare il pungiglione allo spettro della solitudine. Per diventare tale, ha dovuto lottare; n\u00e9 potr\u00e0 mai sedersi sugli allori, perch\u00e9 la consapevolezza \u00e8 una conquista quotidiana, una lotta incessante. Ma la natura umana inclina alla pigrizia, aspira al piacere senza fatica, al successo senza merito; la maggior parte delle persone crede di meritare molto dalla vita (o troppo poco, che \u00e8 un altro modo di rinchiudersi nel proprio narcisismo): non vuol fare fatica; e, del resto, tutta la societ\u00e0 moderna, edonista e consumista, la incoraggia per questa via. E la filosofia \u00e8 necessaria appunto per svelare l&#8217;inganno e aiutare l&#8217;uomo a ritrovare il proprio centro e, insieme, il proprio senso e la propria pace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTi odio e ti amo\u00bb, canta Catullo della sua Lesbia; e aggiunge: non so perch\u00e9 sia cos\u00ec, ma \u00e8 cos\u00ec, e me ne cruccio, ne soffro:<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-27472","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27472","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27472"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27472\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27472"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27472"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27472"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}