{"id":27469,"date":"2017-11-07T03:39:00","date_gmt":"2017-11-07T03:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/07\/le-radici-del-modernismo-in-guglielmo-di-ockham\/"},"modified":"2017-11-07T03:39:00","modified_gmt":"2017-11-07T03:39:00","slug":"le-radici-del-modernismo-in-guglielmo-di-ockham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/07\/le-radici-del-modernismo-in-guglielmo-di-ockham\/","title":{"rendered":"Le radici del modernismo in Guglielmo di Ockham"},"content":{"rendered":"<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati, a suo tempo, del filosofo Guglielmo di Ockham (nato a Ockham, non lontano da Londra, nel 1285 e morto a Monaco di Baviera, in odore di eresia, nel 1347), un monaco francescano che uno dei maggiori logici del Trecento, vero precursore dell&#8217;empirismo inglese, il cui nucleo speculativo si pu\u00f2 riassumere in questo modo: tutto ci\u00f2 che noi conosciamo viene esclusivamente dalla nostra esperienza (cfr. l&#8217;articolo <em>La potenza divina pu\u00f2 fare qualsiasi cosa? Ockham e la svolta della scienza moderna<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 14\/04\/2011). Vogliamo adesso tornare su questo interessante personaggio per mettere in evidenza un altro aspetto, non meno significativo, della sua concezione filosofica. Egli, infatti, si pu\u00f2 considerare, e non \u00e8 un paradosso o una battuta, l&#8217;iniziatore della tendenza modernista in seno alla Chiesa cattolica, i cui frutti maturi, si fa per dire, sarebbero germogliati moli secoli dopo, al principio del Novecento, per poi slanciarsi, dopo il Concilio Vaticano II &#8211; e nonostante la solenne scomunica di Pio X con l&#8217;enciclica <em>Pascendi<\/em>, che denunciava la sua natura profondamente ereticale &#8211; alla conquista della Chiesa stessa. Conquista che ora si direbbe giunta a buon punto, e che \u00e8 stata, a ben guardare, rapidissima: nel giro di pochi decenni, la mentalit\u00e0 modernista, e una serie di prassi e di linee pastorali moderniste, si sono tranquillamente insediate nella vita della Chiesa, come se nulla fosse e come se nessuno, o quasi nessuno, si fosse reso conto della loro radicale incompatibilit\u00e0 con il cattolicesimo, e come se chi doveva vegliare e vigilare, non solo non lo avesse fatto, ma avesse deciso di collaborare attivamente con la strategia modernista di conquista della Chiesa, allo scopo di sostituire ad essa una cosa completamente diversa, una neochiesa gnostica e massonica, impregnata di relativismo e di spirito moderno.<\/p>\n<p>Vediamo di documentare la nostra affermazione. In che senso diciamo che Ockham \u00e8 il vero padre del modernismo? Nel senso che dal suo pensiero deriva necessariamente la distruzione della metafisica, di ogni sapere universale, di ogni supporto reciproco tra fede e ragione, di ogni giustificazione razionale della fede stessa, di ogni fiducia nella conoscenza di carattere universale, giungendo a un empirismo radicale che, a sua volta, nella questione degli universali, sfocia in un concettualismo assoluto. Egli \u00e8 dunque il grande distruttore dell&#8217;aristotelismo, del tomismo, della Scolastica, e crea le premesse anche per la distruzione della religione cristiana, intesa come insieme di verit\u00e0 oggettive e universali, da lui ridotta a fenomeno puramente interiore, soggettivo, personale. Sulla disputa degli universali, in particolare, che aveva costituito il punto decisivo del dibattito filosofico e teologico lungo tutto l&#8217;arco della Scolastica, da sant&#8217;Anselmo a san Tommaso, Ockham giunge, press&#8217;a poco, alle stesse conclusioni di Abelardo, e a conclusioni non troppo diverse da quelle di Roscellino: gli universali non esistono in quanto sostanze, sono solo associazioni di idee, non gi\u00e0 cose. E si tenga presente che il nominalismo aveva portato Roscellino a sostenere che il dogma della Trinit\u00e0 \u00e8 logicamente insostenibile, perch\u00e9, a rigor di logica, le tre Persone sono distinte, la &quot;trinit\u00e0&quot; non essendo che un concetto universale, e, dunque, non sussistente in s\u00e9 e per s\u00e9; tesi che era stata formalmente condannata dal Concilio di Soissons del 1092, mentre Roscellino aveva ritrattato, salvo poi ritornare sulle sue posizioni e venire espulso sia dalla Francia che dall&#8217;Inghilterra, per riconciliarsi infine con la Chiesa, un po&#8217; rocambolescamente, poco prima di venire a morte.<\/p>\n<p>Ancora: insistendo sulla fede come puro dono di Dio, disgiunta dalla ragione umana e non accessibile, n\u00e9 dimostrabile razionalmente, Ockham apre la strada al luteranesimo: come le opere, anche la volont\u00e0 e la ragione sono impotenti e inutili per giungere a Dio; con esse si pu\u00f2 formulare solo una conoscenza di tipo individuale; ma la conoscenza di Dio \u00e8 qualcosa di universale, o non \u00e8 nulla, e dunque l&#8217;uomo non pu\u00f2 far altro che riceverla, mentre \u00e8 Dio che fa tutto: la dona a chi vuole e come vuole, restando, per\u00f2, un <em>Deus absconditus<\/em> dal lato razionale, al punto che nemmeno il dogma della Trinit\u00e0 pu\u00f2 essere compreso dalla ragione, ma solo accettato per fede.<\/p>\n<p>E ora andiamo a leggerci un passaggio chiave dell&#8217;opera di Ockham <em>Summa totius logicae<\/em> (1, 14; da Scritti filosofici, a cura di A. Ghisalberti, Milano, Casa Editrice Bietti, 1974, pp. 95-98):<\/p>\n<p><em>&#8230; Si deve pertanto dire che qualsiasi universale \u00e8 una cosa singolare, ed \u00e8 universale solo riguardo al suo significato, in quanto \u00e8 segno di pi\u00f9 cose. E questo \u00e8 quanto dice Avicenna nel V libro della &quot;Metafisica&quot;: &quot;Un&#8217;univa forma presso l&#8217;intelletto \u00e8 in rapporto a una moltitudine, e da questo punto di vista qualcosa di universale, perch\u00e9 essa \u00e8 un&#8217;intenzione nell&#8217;intelletto, che mantiene lo stesso valore in rapporto a ciascuno dei suoi significati&quot;; e aggiunge: Questa forma, bench\u00e9 in rapporto alle cose individuali sia universale, tuttavia in rapporto al&#8217;anima singolare , in cui si trova impressa, \u00e8 individuale; essa infatti \u00e8 una delle forme che si trovano nell&#8217;intelletto&quot;. Avicenna vuol dire che l&#8217;universale \u00e8 un&#8217;intenzione singolare della stessa anima, atta a essere predicata di pi\u00f9 cose, in modo che per il fatto che \u00e8 atta a essere predicata di pi\u00f9 cose viene detta universale, non in virt\u00f9 di se stessa, ma in virt\u00f9 di quella pluralit\u00e0 di cose. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Che l&#8217;universale non sia una sostanza esistente fuori della mente, lo si pu\u00f2 dimostrare apoditticamente; e, in primo luogo, argomentando cos\u00ec: nessun universale \u00e8 una sostanza singolare numericamente una. Se si sostenesse ci\u00f2, ne seguirebbe che Socrate \u00e8 un universale, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 alcuna ragione per affermare che un universale \u00e8 una sostanza singolare piuttosto che un&#8217;altra. Dunque nessuna sostanza singolare \u00e8 un universale, ma ogni sostanza \u00e8 numericamente una e singolare: ogni sostanza infatti o \u00e8 una cosa e non \u00e8 pi\u00f9 cose, oppure \u00e8 pi\u00f9 cose. Se \u00e8 una cosa sola e non \u00e8 pi\u00f9 cose, \u00e8 numericamente una: in ci\u00f2 infatti consiste, a parere di tutti, l&#8217;essere numericamente uno. Se invece una sostanza \u00e8 pi\u00f9 cose, o \u00e8 pi\u00f9 cose singolari o \u00e8 pi\u00f9 cose universali. Se si d\u00e0 il primo caso, ne deriva che una sostanza sarebbe costituita da pi\u00f9 sostanze singolari e, conseguentemente, per la stessa ragione una sostanza avrebbe pi\u00f9 uomini e allora l&#8217;universale si distinguerebbe s\u00ec da una cosa particolare, ma non si distinguerebbe da pi\u00f9 cose particolari. Nel caso invece che una sostanza fosse pi\u00f9 cose universali, prendo una qualsiasi di queste cose universali e mi domando: o \u00e8 pi\u00f9 cose, oppure una cosa sola. Se si verifica il secondo caso, ne deriva che \u00e8 singolare; se si verifica il primo, mi domando ancora: o \u00e8 pi\u00f9 cose singolari o \u00e8 pi\u00f9 cose universali. E cos\u00ec o ci sar\u00e0 un processo all&#8217;infinito o si arriver\u00e0 a concludere che nessuna sostanza \u00e8 universale, intendendo per universale ci\u00f2 che esclude il singolare. Con ci\u00f2 \u00e8 dimostrato che nessuna sostanza \u00e8 universale. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nessun universale, in qualsiasi modo sia inteso, \u00e8 una sostanza. Pertanto la considerazione dell&#8217;intelletto non fa s\u00ec che qualche cosa sia o non sia una sostanza, bench\u00e9 il significato del termine faccia s\u00ec che di quella stessa cosa si predichi o non si predichi il termine sostanza. Per esempio, la proposizione: &quot;Il cane \u00e8 un animale&quot;: se il termine cane sta al posto del cane che abbaia, la proposizione \u00e8 vera; se il termine cane sta al posto della costellazione celeste, la proposizione \u00e8 falsa. Tuttavia \u00e8 impossibile che una medesima cosa sia sostanza per una considerazione e non lo sia per un&#8217;altra considerazione. Si deve perci\u00f2 assolutamente affermare che nessun universale, in qualsiasi modo sia inteso, \u00e8 una sostanza; ogni universale \u00e8 un concetto della mente, che, secondo un&#8217;opinione probabile, non differisce dall&#8217;atto di intendere. Si dice perci\u00f2 che l&#8217;atto di intendere con cui conosco un uomo \u00e8 segno naturale degli uomini: \u00e8 naturale allo stesso modo in cui il lamento \u00e8 segno della malattia o della tristezza o del dolore; ed \u00e8 un segno tale che pu\u00f2 stare al posto degli uomini nelle proposizioni mentali, cos\u00ec come il termine orale pu\u00f2 stare per le cose nelle proposizioni vocali. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;universale \u00e8 un concetto mentale che si predica di pi\u00f9 cose.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa tesi pu\u00f2 essere confermata attraverso queste considerazioni razionali: a parere di tutti, ogni universale \u00e8 predicabile di pi\u00f9 cose; ma solo un concetto della mente oppure un segno istituito convenzionalmente \u00e8 per sua natura atto a essere predicato, e non una sostanza; dunque solo un concetto mentale o un segno convenzionale \u00e8 universale. Ma per universale non intendo qui segni convenzionali, bens\u00ec solo quel segno che per sua natura p universale. Che una sostanza non sia atta per natura a essere predicata, \u00e8 evidente: nel caso infatti che la sostanza si predicasse, avremmo una proposizione composta di sostanze particolari, e di conseguenza il soggetto sarebbe a Roma e il predicato in Inghilterra, il che \u00e8 assurdo. Parimenti la proposizione \u00e8 solo menale, orale o critta, dunque le sue parti possono essere solo mentali, orali o scritte; ma le sostanze particolari non sono cosiffatte. Consta pertanto che nessuna proposizione pu\u00f2 essere composta di sostanze; la proposizione si compone invece di universali; dunque gli universali non sono in alcun modo delle sostanze.<\/em><\/p>\n<p>Guglielmo di Ockham, nel suo ragionamento, procede con il tipico metodo scolastico, ma vi introduce una spregiudicatezza concettuale che \u00e8 insolita nella filosofia del Medioevo: una strana impassibilit\u00e0, una sorta di sovrana indifferenza circa le conseguenze del suo argomentare. Somiglia pi\u00f9 ad un<em>\u00a0philosophe<\/em> illuminista che a un teologo francescano, anche se vi sono alcuni precedenti illustri del suo atteggiamento, quello di Pietro Abelardo e quello dello stesso Roscellino, gente che non teme di scandalizzare il pubblico e che non arretra d&#8217;un millimetro davanti alle conseguenze sconcertanti o potenzialmente distruttive della propria speculazione. E le conseguenze, nel caso dell&#8217;empirismo e del nominalismo di Ockham, sono veramente devastanti, tanto che sarebbe difficile sopravvalutarne il peso nella storia della filosofia occidentale.<\/p>\n<p>Sostenere che tutta la conoscenza umana \u00e8 di origine empirica, significa mettere fra parentesi tutta la metafisica (come far\u00e0 Kant), svalutare la teologia, mettere in crisi le basi stesse della religione, che si fonda sulla realt\u00e0 soprannaturale, fatta di cose invisibili.<\/p>\n<p>Negare il concetto di sostanza, equivale a ridurre tutto il reale a fenomeno, ad accidente, a processo e mutamento: \u00e8 tutta l&#8217;ontologia classica che viene rifiutata,\u00a0 in particolare quella di Aristotele e quella di san Tommaso d&#8217;Aquino; e, con ci\u00f2, viene annullato il gigantesco sforzo, durato parecchi secoli, per conciliare la Rivelazione cristiana con le categorie del pensiero greco e con la tradizione speculativa antica.<\/p>\n<p>Negare la distinzione di <em>potenza<\/em> e <em>atto<\/em> equivale a ridurre tutto il reale ad atto puro, anticipando lo storicismo assoluto che verr\u00e0 sviluppato a partire dall&#8217;idealismo, molti secoli dopo; ma, intanto, minare gravemente tutta l&#8217;impalcatura della visione cristiana della vita, fondata sulla netta distinzione fra il Creatore e le sue creature e sulla dialettico fra l&#8217;Assoluto e il relativo, fra l&#8217;Eterno e il divenire.<\/p>\n<p>Sostenere che l&#8217;universale non esiste come sostanza, ma solo come concetto, equivale a un ritorno al concettualismo di Abelardo e ad un rifiuto del ragionevole ed equilibrato compromesso di san Tommaso (e di sant&#8217;Alberto Magno) fra nominalismo e concettualismo. Ma il concettualismo \u00e8, potenzialmente o esplicitamente, eretico, perch\u00e9 il concetto \u00e8 sempre nella mente dell&#8217;uomo e si riferisce sempre a un individuo preciso, escludendo che alcuno possa sapere cosa vi \u00e8 nella mente di Dio. Questo apre la strada non solo all&#8217;empirismo, ma anche allo scetticismo e al solipsismo: a rigore, infatti, io posso sapere solo cosa c&#8217;\u00e8 nella\u00a0<em>mia<\/em>\u00a0 mente, non in quella degli altri. E se l&#8217;universale non \u00e8\u00a0<em>ante rem<\/em>, perch\u00e9 non conosciamo la mente di Dio, n\u00e9\u00a0<em>in re<\/em>, perch\u00e9 non \u00e8 sostanza, ma solo<em>\u00a0post rem<\/em>, in quanto formazione concettuale, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per la teologia, che si basa sull&#8217;idea che ogni cosa \u00e8 gi\u00e0 presente alla mente di Dio prima di esser creata; n\u00e9 per la filosofia, che \u00e8 conoscenza razionale di\u00a0<em>tutto<\/em>\u00a0il reale (e non solo del visibile e dell&#8217;individuale); ma solo per la psicologia, anzi, per un particolare tipo di psicologia: quella dell&#8217;esistente, della situazione, dell&#8217;individuale: una psicologia, cio\u00e8, che deve fare a meno di tutte le categorie universali, ad esempio l&#8217;oggettivit\u00e0 della conoscenza da parte dell&#8217;uomo, per non parlare del concetto di verit\u00e0.<\/p>\n<p>In una prospettiva specificamente cristiana, frana e si dissolve, oltre alla Trinit\u00e0, il concetto di peccato: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il peccato, ma ci sono solo i singoli peccati, anzi, i singoli peccati dei singoli individui, in quelle tali e tali circostanze; anzi, i singoli peccati che la mia coscienza rivela a me stesso, e solo a me stesso (<em>chi sono io per giudicare gli altri?<\/em>, direbbe qualcuno: direbbe e non chiederebbe, perch\u00e9 \u00e8 un&#8217;affermazione e non una domanda). Ed eccoci al modernismo contenuto,\u00a0<em>in nuce<\/em>, nella filosofia di Ockham. Modernista \u00e8 la sua separazione fra scienza e fede; modernista \u00e8 la sua affermazione che solo l&#8217;esperienza ci insegna qualcosa; modernista \u00e8 l&#8217;assolutizzazione dell&#8217;individuo, il suo rifiuto dell&#8217;universale, il suo volontarismo; modernista \u00e8 l&#8217;idea che, se Dio ha creato il mondo per sua imperscrutabile volont\u00e0, e non anche secondo ragione, il mondo non \u00e8 intrinsecamente ordinato, ma arbitrario; modernista \u00e8 l&#8217;idea che la salvezza dell&#8217;uomo sia un mistero che Dio solo conosce, e sul quale l&#8217;uomo non pu\u00f2 influire in alcun modo, vera anticipazione del pessimismo luterano e della svalutazione luterana delle opere rispetto alla fede; modernista \u00e8 anche la svalutazione, implicita o esplicita, del ruolo di mediazione svolto dalla Chiesa fra l&#8217;uomo e Dio, esattamente come per Lutero.<\/p>\n<p>La cosa che merita di essere sottolineata \u00e8 che il modernista pensa se stesso, e ambisce a presentarsi agli altri, come il portatore di una concezione progressista e progressiva della relazione fra Dio e l&#8217;uomo, nonch\u00e9 della natura e dello scopo della Chiesa: ma si tratta di una pretesa del tutto autoreferenziale. Di fatto, per la forte componente semi-protestante, razionalista, empirista, storicista e tendenzialmente scettica, esso \u00e8 un enorme regresso rispetto alla concezione cristiana &quot;classica&quot;, nella quale si realizza un felice equilibro tra la fiducia dell&#8217;uomo in se stesso e l&#8217;apprezzamento del mondo della natura, da un lato, e la consapevolezza che il destino delle creature si compie in Dio, e che la natura trova la sua ragion d&#8217;essere in Dio, dall&#8217;altro. Solo nel cattolicesimo questa sintesi giunge alla piena maturazione e, infatti, la vitalit\u00e0 della filosofia, della teologia, della letteratura, dell&#8217;arte e della scienza ispirate dal cattolicesimo \u00e8 una prova di questa raggiunta sintesi. La cultura moderna, che da anni produce tentativi, esperimenti, &quot;situazioni&quot;, effimere avanguardie, relativismo e pensiero debole, rappresenta un evidente regresso. Pertanto il modernismo, in quanto vorrebbe accordare la cultura e la sensibilit\u00e0 religiosa con le cosiddette &quot;conquiste&quot; del mondo moderno, e che guarda con malcelata\u00a0 ammirazione al protestantesimo (nonostante il suo palese fallimento, attestato dall&#8217;abbandono generalizzato della pratica religiosa), credendo di &quot;allungare la vita&quot; al cattolicesimo mediante un matrimonio d&#8217;interesse con la modernit\u00e0, sta creando le condizioni per la sua rapida e ormai imminente liquidazione.<\/p>\n<p>Il situazionismo e lo storicismo sono armi a doppio taglio. Oggi, permettono a papa Francesco di erodere e scalzare il concetto universale di peccato, sostituendovi la morale, situazionista e relativista, del <em>discernimento<\/em>. Domani, condurranno all&#8217;auto-rottamazione di qualsiasi norma morale: perch\u00e9 norma vuol dire universale, e l&#8217;universale significa legge, che \u00e8 valida sempre e per tutti. Ma che ci sta a fare una &quot;religione&quot; la quale, in nome delle situazioni individuali, della &quot;complessit\u00e0&quot;, e del dovere di <em>accompagnare<\/em> le persone &quot;ferite&quot;, finisce per fare della coscienza individuale la sola ed unica norma di vita morale?\u00a0A quel punto, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno di avere una chiesa. La chiesa serve a custodire la dottrina, e la dottrina si basa su una legge: ma se si indeboliscono, e in sostanza si tolgono l&#8217;una e l&#8217;altra, non \u00e8 perfettamente logico che ciascuno se la veda da solo col buon Dio, senza bisogno di teologi, preti e chiese?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci eravamo gi\u00e0 occupati, a suo tempo, del filosofo Guglielmo di Ockham (nato a Ockham, non lontano da Londra, nel 1285 e morto a Monaco di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[267],"class_list":["post-27469","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27469","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27469"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27469\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27469"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27469"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27469"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}