{"id":27464,"date":"2010-06-13T11:32:00","date_gmt":"2010-06-13T11:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/13\/loccidentalizzazione-del-mondo-nel-pensiero-di-aleksandr-zinovev\/"},"modified":"2010-06-13T11:32:00","modified_gmt":"2010-06-13T11:32:00","slug":"loccidentalizzazione-del-mondo-nel-pensiero-di-aleksandr-zinovev","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/13\/loccidentalizzazione-del-mondo-nel-pensiero-di-aleksandr-zinovev\/","title":{"rendered":"L\u2019occidentalizzazione del mondo nel pensiero di Aleksandr Zinov\u2019ev"},"content":{"rendered":"<p>Se n&#8217;\u00e8 andato, alla fine, nel 2006, il terribile vecchio, all&#8217;et\u00e0 di ottantatre anni.<\/p>\n<p>Filosofo prestigioso, specializzato in questioni di logica; matematico geniale; romanziere amaro ed eccentrico; critico implacabile di tutto e di tutti: del comunismo e del post-comunismo; della Russia e dell&#8217;Occidente; del totalitarismo e della democrazia; uomo contro per eccellenza, ostinato, implacabile accusatore e irriducibile derisore di ogni conformismo, di ogni pigrizia mentale, di ogni acquiescenza al potere, qualunque esso sia: tale \u00e8 stato Aleksandr Zinov&#8217;ev. Se l&#8217;\u00e8 portato via, ancora indomito, un tumore al cervello; ma non se n&#8217;\u00e8 andato in punta di piedi, bens\u00ec ruggendo e irridendo tutte le ipocrisie e tutte le forme di demagogia.<\/p>\n<p>In Occidente non se ne sono accorti in molti, perch\u00e9 il personaggio era talmente scomodo che si \u00e8 fatto di tutto per non propagarne li pericoloso messaggio: aveva attaccato Stalin e criticato Gorbaciov, accusato Eltsin e denunciato Putin; aveva, soprattutto, messo in guardia contro la ridicola pretesa occidentale (Fukuyama e soci) che, con la caduta dell&#8217;Unione Sovietica, anche il comunismo fosse finito per sempre. \u00abRitorner\u00e0 &#8211; aveva detto &#8211; magari in forme inusuali ed inedite\u00bb; e non gi\u00e0 perch\u00e9 ne avesse nostalgia, lui che fin dal 1976 era stato costretto all&#8217;esilio a causa della pubblicazione, in Germania, del suo romanzo \u00abCime abissali\u00bb, ma che pure, davanti alle brutture del post-comunismo in Russia, aveva fatto il tifo per Gennadij Zjuganov, leader del vecchio Partito Comunista russo.<\/p>\n<p>Gli avevano tolto tutti gli incarichi universitari; lo avevano espulso dalle istituzioni sovietiche; gli avevamo perfino strappato dal petto le decorazioni al valor militare guadagnate durante la seconda guerra mondiale (era stato un valoroso pilota di aviazione); ma non erano riusciti a ridurlo al silenzio. Poi, per\u00f2, una volta caduta l&#8217;Unione Sovietica (come lui aveva previsto, allorch\u00e9 aveva criticato la &quot;katastrojka&quot; gorbacioviana), l&#8217;Occidente non aveva pi\u00f9 avuto bisogno di lui; di lui che si era mostrato subito estremamente critico verso le forme sgangherate e mafiose del neocapitalismo proliferate in Russia sulle ceneri dell&#8217;ideologia marxista-leninista e che aveva denunciato come la sua patria fosse divenuta una semplice &quot;colonia&quot; dell&#8217;Occidente. Di lui che, soprattutto, si era mostrato critico implacabile delle &quot;magnifiche sorti e progressive&quot; promesse all&#8217;intera umanit\u00e0 dai fautori della globalizzazione.<\/p>\n<p>Per lui, c&#8217;era qualcosa di ancor peggiore, sociologicamente parlando, dell&#8217;&quot;uomo comunista&quot;, ed era l&#8217;&quot;homo sovieticus&quot;: un tipo umano che voleva unire l&#8217;ozio e il parassitismo sociale, tipico della vecchia Unione Sovietica, con lo sfrenato desiderio del &quot;tutto e subito&quot; della Russia eltsiniana e putiniana, dominata da innominabili cricche e da squali della finanza e da avventurieri al caviale, mentre la massa del popolo faceva ancora le code nei negozi e non era in grado di pagarsi l&#8217;affitto di una abitazione decente.<\/p>\n<p>Non che il mito del &quot;popolo&quot; facesse molta presa in lui, critico corrosivo ed implacabile demistificatore di tutte le ideologie umanitarie e progressiste della modernit\u00e0; la stessa &quot;umanit\u00e0&quot; era, per lui, una delle pi\u00f9 subdole e delle pi\u00f9 esiziali invenzioni dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Vittorio Strada, in un celebre articolo sul \u00abCorriere della Sera\u00bb del 30 dicembre 1997, cos\u00ec riassumeva le sue idee in proposito:<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;era una volta l&#8217;Umanit\u00e0&#8230; Inventata dagli stoici, spiritualizzata dal cristianesimo, secolarizzata dall&#8217;illuminismo, l&#8217;umanit\u00e0, non come specie biologica classificata tra i mammiferi, ma come entit\u00e0 culturale inclassificabile tra gli organismi, \u00e8 giunta al suo pi\u00f9 alto grado di sviluppo o, meglio, di progresso,che ne segna per\u00f2 il tramonto, gi\u00e0 iniziato in questa fine di secolo. [&#8230;] Iniziato con la lieta novella che il nostro \u00e8 forse &quot;l&#8217;ultimo secolo umano&quot;, cui seguiranno secoli di &quot;storia superumana o postumana&quot;questo &quot;romanzo sociofuturologico&quot; [ossia \u00abL&#8217;umanaio globale\u00bb] non \u00e8 tutto tenebroso, poich\u00e9 a rischiararlo qua e l\u00e0 intervengono squarci di nostalgiche rievocazioni del comunismo sovietico che Zinov&#8217;ev critic\u00f2 non per abbatterlo ma per salvarlo. Un comunismo che egli, in una variante mostruosamente peggiorata perch\u00e9 totalmente razionalizzata, ritrova proprio nell&#8217;umanaio occidentale, del quale la Russia, disse crucciato Zinov&#8217;ev, \u00e8 diventata una colonia&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Ora, di &quot;occidentalizzazione&quot; del mondo ci aveva gi\u00e0 parlato Serge Latouche, ma con riferimento pressoch\u00e9 esclusivo ai paesi del Terzo e Quarto Mondo; mentre il punto di vista di Zinov&#8217;ev \u00e8 molto pi\u00f9 interessante, perch\u00e9 \u00e8 quello di un russo che ha visto la sua patria &quot;occidentalizzarsi&quot; a tappe forzate, nel giro di pochi anni o pochissimi decenni; bench\u00e9 il processo fosse iniziato gi\u00e0 da alcuni secoli e si fosse accelerato con l&#8217;azione riformatrice dello zar Pietro il Grande, per non parlare della &quot;grande&quot; Caterina, la sovrana illuminata&#8230;<\/p>\n<p>Il punto di vista di Zin&#8217;ov \u00e8 pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 penetrante: da russo che ha visto e vissuto il traumatico passaggio dal totalitarismo sovietico, burocratico e inefficiente, al capitalismo d&#8217;assalto e semi-mafioso, ma con le stesse classi dirigenti gattopardescamente traghettate dall&#8217;uno all&#8217;altro, egli ci aiuta ad osservare il fenomeno dell&#8217;occidentalizzazione non solo nella sua dimensione coloniale o semicoloniale, ma anche in quella, pi\u00f9 sottile e insidiosa, della cooptazione ideologica in guanti di velluto, basata sulla seduzione consumista e sulla filosofia cialtrona e irresponsabile del &quot;tutto e subito&quot;.<\/p>\n<p>Il grande Dostojevskij lo aveva previsto o quantomeno paventato: occidentalizzandosi, la Russia avrebbe perduto la propria anima in cambio di un piatto di lenticchie. Ma Zinov&#8217;ev non ha pi\u00f9 nemmeno l&#8217;illusione della &quot;santa Russia&quot;, l&#8217;illusione di quella arcaica e patriarcale Rus&#8217; in cui ancora Sergej Esenin, ai primi del Novecento, aveva creduto, o voluto credere, con tutto il suo palpitante e disperato amore di poeta. Ci\u00f2 rende l&#8217;analisi di Zinov&#8217;ev amara, impietosa, ma lucidissima e difficilmente confutabile.<\/p>\n<p>Citiamo un passaggio chiave da \u00abL&#8217;umanaio globale\u00bb (titolo originale: \u00abGlobalnyj Celovejnik\u00bb, Mosca, Tsentrpoligraf, 1997; traduzione italiana di Alexei Hazov e Anna Cau, Milano, Spirali, 1998, pp. 167-173):<\/p>\n<p>\u00abI paesi occidentali si sono strutturati storicamente in &quot;stati nazionali&quot;, come organizzazioni sociali di livello organizzativo relativamente superiore al resto dell&#8217;umanit\u00e0, come particolare &quot;sovrastruttura&quot; superiore alle altre. Essi hanno sviluppato al loro interno forze e capacit\u00e0 dio conquista e di dominio sugli altri popoli. E il concorso delle circostanze storiche ha dato loro la possibilit\u00e0 di sfruttare il proprio vantaggio. Io on ravviso in questo niente di amorale e di criminale. I criteri della morale e del diritto non hanno senso se applicati ai processi storici.<\/p>\n<p>L&#8217;aspirazione dei paesi occidentali a dominare il mondo circostante non \u00e8 soltanto frutto di malafede o di qualche loro particolare ambito. \u00c8 condizionata dalle leggi dell&#8217;essere sociale. L&#8217;influsso esercitato sull&#8217;evoluzione dell&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 stato contraddittorio. \u00c8 stata una possente fonte di progresso. Ma \u00e8 stata anche una non meno possente fonte di sciagure. Ha prodotto innumerevoli guerre sanguinose, comprese due guerre mondiali &quot;calde&quot; e una &quot;fredda&quot;. Non solo non \u00e8 scomparsa col tempo, ma si \u00e8 rafforzata. Ha assunto nuove forme. Tra l&#8217;altro, la conquista di altri paesi e popoli \u00e8 diventata una condizione indispensabile per la sopravivenza dei paesi e dei popoli dell&#8217;Occidente. La tragedia della grande storia non consiste nel fatto che qualche uomo malvagio, rapace e stupido spinga l&#8217;umanit\u00e0 nella direzione sbagliata, ma nel fatto che l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 costretta a muoversi in questa direzione nonostante la volont\u00e0 e i desideri di uomini buoni, generosi e intelligenti.<\/p>\n<p>Con l&#8217;ovestismo l&#8217;Occidente ha sviluppato al suo interno un metabolismo incredibilmente intenso. Ha bisogno di risorse naturali, di mercati di sbocco, di sfere d&#8217;investimento dei capitali, di forza lavoro a basso costo, di fonti di energia, ecc., in misura sempre crescente. Ma le possibilit\u00e0 sono limitate. E compaiono nuovi concorrenti, che limitano ancora di pi\u00f9 queste possibilit\u00e0 fino a minacciare l&#8217;esistenza e il benessere dell&#8217;Occidente. La spinta dell&#8217;Occidente al dominio mondiale, qualsiasi veste ideologica indossi, \u00e8 il bisogno vitale di conservare le posizioni raggiunte e sopravvivere in condizioni storiche rischiose. L&#8217;intero sviluppo storico induce l&#8217;Occidente a perseguire un ordine mondiale rispondente ai suoi interessi. E ha le forze per farlo. Durante la guerra fredda l&#8217;Occidente aveva elaborato una strategia politica, volta a stabilire un nuovo ordine conforme alla nuova situazione mondiale. Io l&#8217;ho denominata &quot;occidentalizzazione&quot; (&quot;wetsernizzazione&quot;).L&#8217;occidentalizzazione \u00e8 l&#8217;aspirazione del&#8217;Occidente a rendere gli altri paesi simili a s\u00e9 per ordinamento sociale, sistema economico e politico, ideologia, psicologia e cultura. Dal punto di vista ideologico viene presentata come una missione umanitaria, disinteressata e liberatoria dell&#8217;Occidente, che ha la sua massima espressione nello sviluppo ella civilt\u00e0 e nella concentrazione di tutte le virt\u00f9 concepibili. Noi siamo liberi, ricchi e felici &#8211; dice l&#8217;Occidente ai popoli da occidentalizzare &#8211; e vogliamo aiutarvi a diventare liberi, ricchi e felici. Ma la reale sostanza dell&#8217;occidentalizzazione \u00e8 tutt&#8217;altra.<\/p>\n<p>Lo scopo dell&#8217;occidentalizzazione \u00e8 assorbire gli altri paesi nella propria sfera d&#8217;influenza, , di potere e di sfruttamento. Assorbirli non con il ruolo di partner a pari potere e diritto &#8211; \u00e8 praticamente impossibile vista la disparit\u00e0 di fatto delle forze -, ma con quello che l&#8217;Occidente ritiene pi\u00f9 vantaggioso per s\u00e9. Tale ruolo pu\u00f2 soddisfare una parte di cittadini dei paesi occidentalizzati, sia oppure per breve tempo. Ma nel complesso, \u00e8 un ruolo di secondo piano e ausiliario. L&#8217;Occidente ha una potenza tale da non consentire la comparsa di paesi di tipo occidentale da esso indipendenti., che minacciano il suo dominio su una parte del pianeta conquistata e, in prospettiva, sull&#8217;intero pianeta.<\/p>\n<p>L&#8217;occidentalizzazione di un dato paese non \u00e8 solamente un&#8217;influenza dell&#8217;occidente su di esso, non \u00e8 semplicemente l&#8217;imitazione di singoli fenomeni del modo di vita occidentale, non significa utilizzare i valori prodotti dall&#8217;Occidente, non \u00e8 la possibilit\u00e0 di viaggiare in Occidente, ecc., ma \u00e8 qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e importante per esso. \u00c8 la ristrutturazione delle sue stesse fondamenta, della sua organizzazione sociale, del sistema di governo dell&#8217;ideologia, della mentalit\u00e0 della popolazione. Queste trasformazioni non sono fini a se stese, ma sono un mezzo per ottenere quanto abbiamo detto prima.<\/p>\n<p>L&#8217;occidentalizzazione non esclude la volont\u00e0 dei paesi occidentalizzati, e neanche il desiderio, di percorrere questa via. Proprio a questo aspira l&#8217;Occidente: che la vittima predestinata si offra da sola al sacrificio, e che provi, per questo, anche riconoscenza. A tal fine \u00e8 stato creato un potente sistema di seduzione e d&#8217;indottrinamento ideologico delle masse. Ma in ogni circostanza l&#8217;occidentalizzazione \u00e8 un\u00ec&#8217;operazione attiva dell&#8217;Occidente, che non esclude neppure la violenza. La volont\u00e0 da parte dei paesi occidentalizzabili non significa che tutta la loro popolazione accetti gi\u00e0 questo orientamento della propria evoluzione. All&#8217;interno vi sono categorie in lotta a favore o contro l&#8217;occidentalizzazione. L&#8217;occidentalizzazione non sempre riesce a spuntarla, come, ad esempio, \u00e8 successo in Iran e in Vietnam.<\/p>\n<p>L&#8217;intera attivit\u00e0 di liberazione e di civilizzazione dell&#8217;Occidente ha avuto in passato un unico scopo: la conquista del mondo per s\u00e9 e non per gli altri, l&#8217;assoggettamento del pianeta ai propri interessi e non a quelli altrui. Ha trasformato tutto ci\u00f2 che lo circonda, perch\u00e9 gli stessi paesi occidentali potessero viverci comodamente. Quando qualcuno ha cercato di ostacolarlo, non ha avuto scrupoli a ricorrere a qualsiasi mezzo. Il percorso storico del mondo \u00e8 stato costellato di violenza, truffa e rappresaglia. Adesso le condizioni sono cambiate. L&#8217;Occidente \u00e8 ormai diverso. Ha mutato la propria strategia e tattica. La sostanza per\u00f2 non \u00e8 cambiata. Del resto non pu\u00f2 essere diversamente, perch\u00e9 \u00e8 una legge della natura. Ora, l&#8217;Occidente propugna la soluzione pacifica dei problemi, perch\u00e9 quella militare \u00e8 pericolosa, e i metodi pacifici gli creano una reputazione di arbitro supremo e giusto. Tali metodi pacifici hanno una particolarit\u00e0: sono pacifico-coercitivi. L&#8217;Occidente ha una potenza economica, propagandistica ed economica sufficiente a costringere i recalcitranti con metodi pacifici a fare ci\u00f2 che gli serve. L&#8217;esperienza dimostra che i mezzi pacifici possono essere integrati da quelli militari. Per questo motivo, qualunque sia la fase iniziale dell&#8217;occidentalizzazione di questo o quel paese, si evolver\u00e0 comunque in un&#8217;occidentalizzazione forzata.<\/p>\n<p>Per operare l&#8217;occidentalizzazione \u00e8 stata messa a punto una tattica speciale. Vengono utilizzati i seguenti provvedimenti. Gettare discredito su tutti i principali attributi dell&#8217;ordinamento sociale del paese da occidentalizzare. Destabilizzarlo. Favorire la crisi dell&#8217;economia, dell&#8217;apparato statale e dell&#8217;ideologia. Dividere la popolazione in gruppi reciprocamente ostili, disgregarla, sostenere qualsiasi movimento d&#8217;opposizione, corrompere l&#8217;\u00e9lite intellettuale e gli strati privilegiati. Contemporaneamente, propagandare i pregi della vita occidentale. Incitare la popolazione a invidiare l&#8217;abbondanza occidentale. Creare l&#8217;illusione che quest&#8217;abbondanza sia raggiungibile anche da esso in brevissimo tempo se si porr\u00e0 sulla via delle trasformazioni seguendo i modelli occidentali. Contagiarlo con i vizi della societ\u00e0 occidentale, presentandoli come manifestazioni di autentica liber\u00e0 individuale. Aiutare economicamente il paese solo nella misura in cui ci\u00f2 favorisce la distruzione della sua economia e la rende dipendente dall&#8217;Occidente,m mentre l&#8217;Occidente appare come suo disinteressato salvatore dai mali del modello di vita recedente.<\/p>\n<p>L&#8217;occidentalizzazione \u00e8 una forma particolare di colonialismo, in seguito al quale nel paese colonizzato si crea un modello sociopolitico di &quot;democrazia coloniale&quot; (secondo la mia terminologia),. Per alcuni tratti \u00e8 la continuazione della vecchia strategia coloniale dei paesi occidentali, soprattutto della Gran Bretagna. Ma nel complesso \u00e8 un uovo fenomeno, tipico del mondo contemporaneo. La sua paternit\u00e0 pu\u00f2 essere attribuita, a ragion veduta, agli Usa.<\/p>\n<p>La democrazia coloniale non \u00e8 il risultato dell&#8217;evoluzione naturale dei paesi colonizzati, in virt\u00f9 delle condizioni interne e delle regole del suo ordinamento sociopolitico. \u00c8 qualcosa di artificioso, imposto dall&#8217;esterno e contro le tendenze evolutive manifestatesi storicamente. \u00c8 sostenuta dai metodi del colonialismo. Inoltre, il paese colonizzato viene staccato dal sistema preesistente di rapporti internazionali. Ci\u00f2 si ottiene distruggendo i blocchi di paesi e disintegrando i grandi paesi, come \u00e8 successo al blocco sovietico, all&#8217;Unione Sovietica e alla Jugoslavia.<\/p>\n<p>Il paese avulso dal precedente sistema di rapporti mantiene una parvenza di sovranit\u00e0. Con esso si stabiliscono rapporti di partenariato apparentemente alla pari. Gran parte della popolazione mantiene alcuni aspetti del modo di vivere precedente. Si creano oasi economiche di modello quasi occidentale., sotto il controllo delle banche e delle compagnie occidentali, nonch\u00e9 imprese esclusivamente occidentali o miste. Ho usato la parola &quot;quasi&quot;, poich\u00e9 queste oasi economiche sono solo un&#8217;imitazione dell&#8217;economia occidentale moderna.<\/p>\n<p>Al paese vengono imposti attributi esteriori del sistema politico occidentale: multipartitismo, parlamento, libere elezioni, presidente, ecc. In realt\u00e0 sono solo la copertura di un sistema affatto democratico, ma piuttosto dittatoriale (&quot;autoritario&quot;). Lo sfruttamento del paese nell&#8217;interesse dell&#8217;Occidente avviene con l&#8217;aiuto di una parte irrilevante della popolazione, che si nutre di questa funzione. Questi uomini hanno un elevato livello di vita, paragonabile a quello dei pi\u00f9 ricchi strati dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Il paese da colonizzare viene ridotto in uno stato tale che non pu\u00f2 pi\u00f9 funzionare autonomamente. Viene poi smilitarizzato fino a non essere pi\u00f9 assolutamente in grado di opporre resistenza. Le forze armate servono solo a contenere le proteste della popolazione e a circoscrivere i tentativi dell&#8217;opposizione di cambiare lo status quo.<\/p>\n<p>La cultura nazionale scade a un livello pietoso. Il suo posto viene occupato dai campioni pi\u00f9 primitivi di cultura, o meglio, di pseudocultura occidentale. Alle masse vengono concessi: un surrogato della democrazia sotto forma di libertinaggio, una blanda sorveglianza da parte delle autorit\u00e0, accesso ai divertimenti, un sistema di valori che affranca gli uomini dalla necessit\u00e0 di controllarsi e dalla morale.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, la posizione di Zinov&#8217;ev non \u00e8 moralistica, poich\u00e9 egli sgombra li terreno della storia dalla morale fin dall&#8217;inizio e sostiene (un residuo dell&#8217;hegelismo e dello stesso marxismo?) che la direzione della storia \u00e8 quella che \u00e8, e pertanto che sarebbe vano deprecare certe conseguenze, una volta compresa la &quot;necessit\u00e0&quot; delle premesse.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non toglie che la sua analisi sia lucida, penetrante, quasi spietata. Zinov&#8217;ev \u00e8 un formidabile demistificatore: leggendo le sue pagine, non si pu\u00f2 fare a meno di correre col pensiero all&#8217;Afghanistan, all&#8217;Iran, a tutti quei casi nei quali la posta in gioco del conflitto con l&#8217;Occidente \u00e8, appunto, l&#8217;occidentalizzazione, intesa come omologazione totale di quei Paesi ai valori, ai sistemi economici e finanziari, alla mentalit\u00e0 occidentale; ossia, allo scardinamento irreparabile dei precedenti sistemi social, economici e culturali, attuato nell&#8217;interesse di una parte minoritaria della popolazione e a danno della maggioranza di essa.<\/p>\n<p>La democrazia, il parlamentarismo, non sono che specchietti per le allodole. Oppure qualcuno pensa davvero che il corrotto Kharzai sia preferibile al mullah Omar, non per l&#8217;egoistico tornaconto dell&#8217;Occidente, ma per gli interessi reali del popolo afghano? E che dire del tam-tam mediatico scatenato dall&#8217;Occidente intorno all&#8217;opposizione interna iraniana, spingendo migliaia di studenti a farsi massacrare dai Guardiani della Rivoluzione di Teheran, nell&#8217;interesse e col denaro dei servizi segreti occidentali, americani in primis?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 tuttavia una precisazione da fare, secondo noi, riguardo alle riflessioni sviluppate da Zinov&#8217;ev in merito al termine e al concetto stesso di &quot;occidentalizzazione&quot;.<\/p>\n<p>Da buon russo, Zinov&#8217;ev considera &quot;Occidente&quot; tutto ci\u00f2 che sta ad ovest della Russia, a cominciare dalla Polonia; e, d&#8217;accordo con la terminologia invalsa gi\u00e0 da alcuni decenni, non distingue affatto tra Europa centro-occidentale e l&#8217;entit\u00e0 Stati Uniti-Canada; anzi, \u00e8 fuori di dubbio che egli vi includa mentalmente anche l&#8217;Australia e la Nuova Zelanda.<\/p>\n<p>Questa, per\u00f2, \u00e8 una grossolana semplificazione. Per un Italiano, un Francese o un Tedesco, &quot;Occidente&quot; \u00e8 un termine ambiguo, che accomuna come se fossero omogenee, delle parti profondamente differenziate. Proponiamo pertanto che non si parli di &quot;occidentalizzazione&quot; del mondo, ma di &quot;americanizzazione&quot; : processo che \u00e8 iniziato durante la prima guerra mondiale e che ha ricevuto la spinta decisiva durante la seconda, per poi proseguire &quot;a tappeto&quot; nella seconda met\u00e0 del Novecento, grazie non solo al Piano Marshall, ma anche a Hollywood, al &quot;blues&quot;, al &quot;jazz&quot;, al &quot;rock and roll&quot;, alla televisione, alla pubblicit\u00e0, a Hemingway, Faulkner, Fitzgerald, alla bomba atomica, alla Coca-Cola, al chewing-gum, alla conquista della Luna, alla &quot;giovent\u00f9 bruciata&quot;, al mito scintillante di Manhattan e di Las Vegas, alla rivolta di Berkeley.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia, per esempio: cuore della civilt\u00e0 europea per almeno tre volte &#8211; con l&#8217;Impero Romano, con la Chiesa cattolica e con il Rinascimento &#8211; non \u00e8 diventata &quot;Occidente&quot; se non a partire dalla seconda guerra mondiale: prima con i devastanti bombardamenti arerei dei &quot;liberatori&quot; criminali, nel 1943-45; poi con il pane bianco, le sigarette e i dollari &quot;generosamente&quot; profusi dagli Usa per la ricostruzione; infine con il mito del &quot;boom&quot; economico e la distruzione della civilt\u00e0 contadina, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del &#8216;900.<\/p>\n<p>Lo schema \u00e8 sempre lo stesso: prima la seduzione culturale dell&#8217;american way of life, della musica leggera, del cinema (come \u00e8 avvenuto tra le due guerre); poi l&#8217;attacco armato, brutale, spietato, scientificamente distruttivo; infine, di nuovo, l&#8217;invasione culturale, resa ancor pi\u00f9 irresistibile dall&#8217;alone di gloria che sempre circonfonde i vincitori di turno. \u00c8 lo stesso schema che abbiamo visto in atto nell&#8217;Afghanistan, dopo il 2001: come gli Afghani, anche noi abbiamo sperimentato i tre tempi: seduzione culturale; guerra e bombardamenti; invasione economico-finanziaria e nuova, definitiva ondata culturale.<\/p>\n<p>Sarebbe ora di distinguere fra &quot;Occidente&quot; ed &quot;Europa&quot;. L&#8217;Europa, come giustamente affermava De Gaulle, va dall&#8217;Atlantico agli Urali. Comprende la Russia (senza la parte asiatica), di certo non comprende gli Stati Uniti e il Canada; a nostro avviso, inoltre, comprende solo in parte la Gran Bretagna. Il Canale della Manica \u00e8 molto pi\u00f9 largo di quel che non dica la geografia: fin dai tempi di Elisabetta Tudor, anzi fin dai tempi della Guerra dei Cent&#8217;Anni, per gli Inglesi l&#8217;Europa \u00e8 &quot;il continente&quot;, una trascurabile appendice della loro inimitabile isola; per loro (ed hanno perfettamente ragione), gli Stati Uniti sono molto pi\u00f9 vicini della Francia o dell&#8217;Olanda, in tutti i sensi; per non parlare dell&#8217;Ungheria, della Svezia o della Russia.<\/p>\n<p>Loro guidano a sinistra; non si sentono veramente europei, ma isolani; l&#8217;Europa \u00e8 quel continente che hanno sempre cercato di tenere diviso, indebolito, pieno di rancori, per poterlo meglio dominare finanziariamente ed economicamente.<\/p>\n<p>Quando non ci sono pi\u00f9 riusciti con le sole loro forze, a partire dal 1917, hanno chiesto aiuto ai loro nipotini americani.<\/p>\n<p>Anche noi siamo stati occidentalizzati, caro Zinov&#8217;ev, nel senso di americanizzati: col bastione e con la carota; e anche noi, da ultimo, lo abbiamo fatto con zelo, con entusiasmo, addirittura con frenesia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se n&#8217;\u00e8 andato, alla fine, nel 2006, il terribile vecchio, all&#8217;et\u00e0 di ottantatre anni. 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