{"id":27448,"date":"2020-12-26T12:29:00","date_gmt":"2020-12-26T12:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/26\/o-tutto-o-il-nulla-tertium-non-datur\/"},"modified":"2020-12-26T12:29:00","modified_gmt":"2020-12-26T12:29:00","slug":"o-tutto-o-il-nulla-tertium-non-datur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/26\/o-tutto-o-il-nulla-tertium-non-datur\/","title":{"rendered":"O Tutto, o il nulla: tertium non datur"},"content":{"rendered":"<p>La domanda, affascinante e tormentosa, \u00e8 sempre la stessa: dove sono andate? Dove sono andate le cose, le persone, le situazioni, gli attimi, le impressioni, gli stati d&#8217;animo, le intuizioni, le immaginazioni, tutto quello che ha reso bella, interessante e degna di essere vissuta la nostra vita, e specialmente la nostra infanzia? Perch\u00e9 l&#8217;apertura esistenziale del bambino \u00e8 immensamente maggiore di quella dell&#8217;adulto: tutto quello che lui vede, ascolta, assapora, lo fa per la prima volta; tutto gli \u00e8 misterioso, tutto lo seduce, tutto lo incanta; non ci sono limiti di spazio o di tempo nel suo aderire al mondo, nel suo abbracciare l&#8217;esperienza concreta, che per\u00f2, al tempo stesso, \u00e8 una esperienza interiore, spirituale, mistica. Per lui non ci sono differenze concettuali fra ci\u00f2 che appartiene alla dimensione fisica e a quella mentale, fra il dentro e il fuori, persino fra il prima e il poi: per lui \u00e8 tutto qui e adesso, e contemporaneamente \u00e8 dato per sempre, appartiene all&#8217;eternit\u00e0. Per lui tutto \u00e8 presente e tutto \u00e8 perenne, o meglio, tutto \u00e8 senza tempo: quel che sta vivendo adesso, lo vive con tutto se stesso, per\u00f2 d\u00e0 per scontato, pur senza farvi sopra un ragionamento, che quella sua esperienza \u00e8 un&#8217;esperienza universale, che non \u00e8 solamente sua ma appartiene al mondo, fa parte del mondo, e non invecchier\u00e0, non sar\u00e0 dimenticata, perch\u00e9 nel suo mondo nulla viene dimenticato, in quanto nulla \u00e8 vecchio ma tutto appare fresco, giovane, come se fosse stato appena creato. Lui non ha la nozione del tempo e neppure dello spazio: non si chiede quando una certa cosa \u00e8 incominciata, n\u00e9 quando finir\u00e0; e se una persona adulta gli dice che sulle montagne vicino a casa sua si aggirano i leoni, oppure che nel bosco c&#8217;\u00e8 la capanna di una vecchia strega, capace di trasformare i bambini in alberi e rocce, lui ci crede senz&#8217;altro, perch\u00e9 non \u00e8 diffidente, non \u00e8 sospettoso e pertanto gli riesce facile credere praticamente a tutto, non dovendo stare in guardia verso niente e nessuno. Il suo godere delle cose nuove, delle cose cariche di affettivit\u00e0, di emozioni positive, \u00e8 pieno, totale, incondizionato: dimentica in fretta le cose brutte, si apre con stupore e meraviglia di fronte a quelle belle, o anche semplicemente interessanti. Il fatto \u00e8 che per lui sono tutte interessanti. Che cosa non lo \u00e8, o non lo pu\u00f2 diventare? Una soffitta polverosa, lo spettacolo insolito dei tetti visti dall&#8217;alto di una terrazza, un cortile interno baciato dal sole d&#8217;inverno, una coppia di cigni che scivolano eleganti e silenziosi sull&#8217;acqua della roggia, davanti ai giardini ove \u00e8 solito recarsi a giocare: tutto si carica di valenze insolite, tutto \u00e8 degno d&#8217;interesse, di attenzione, di stupore; tutto s&#8217;imprime nella coscienza e viene conservato dalla memoria come qualcosa di mitico, di memorabile.<\/p>\n<p>E i particolari! La forma a conchiglia della maniglia del cancelletto di quella casa di campagna; la ringhiera metallica con le sbarre incurvate e disposte a formare come un disco solare; i cerbiatti raffigurati sul vetro della credenza di legno chiaro per ospitare gli utensili della cucina. E quella strana associazione di parole, forse ha capito male, a seconda di come le si pronuncia cambia tutto il senso, ma lui non pensa a domandare chiarimenti, si direbbe che ami il mistero, gli piace che le parole possano avere pi\u00f9 sensi, che si aprano su differenti universi, un po&#8217; come avviene nei disegni dei rebus sulla <em>Settimana Enigmistica<\/em>, dove un manifesto pubblicitario del circo appeso al muro, in primo piano, non si sa in quale relazione stia con la ragazza che porta la borsa della spesa, n\u00e9 questa con la mucca sullo sfondo, che bruca l&#8217;erba davanti alla casa come se fosse la cosa pi\u00f9 naturale al mondo. E poi gli odori, l&#8217;universo dei profumi, che risvegliano in lui qualcosa di profondo e lo immergono in un <em>altrove<\/em> che \u00e8 pi\u00f9 bello del qui e ora, se non altro perch\u00e9 non sa di dove venga, n\u00e9 a quale realt\u00e0 appartenga: \u00e8 come un universo parallelo che talvolta sfiora il mondo di tutti i giorni e apre una finestra sul mistero. E i brani delle canzoni? Al bambino risuonano negli orecchi in maniera slegata, alcune frasi s\u00ec e altre no, e soprattutto in maniera &quot;assoluta&quot;, cio\u00e8 staccata dal contesto, sicch\u00e9 si caricano di una valenza molto intensa, ma in qualche modo inafferrabile, che sfugge a una p comprensione razionale. In tal modo le cose, per il bambino, sono sempre sospese a met\u00e0: n\u00e9 del tutto intelligibili, n\u00e9 del tutto aliene: hanno qualche tratto familiare, che rimanda a cose note, a impressioni e sensazioni gi\u00e0 provate, eppure al tempo stesso sono rivestite di mistero, sono elusive, sfuggono tra le dita, ci sono ma non si sa da dove siano arrivate. Una sola idea non lo sfiora: che le cose possano sparire, uscire dal suo universo, cos\u00ec come sono apparse. Una tale idea non lo sfiora perch\u00e9, se lo facesse, ci\u00f2 indicherebbe in lui una nozione che \u00e8 tipicamente adulta: la nozione della fine. Per l&#8217;adulto le cose hanno una storia, una vita e quindi anche una fine, tutte; per il bambino, no: le cose sono qui, perci\u00f2 \u00e8 assurdo che domani possano non esserci pi\u00f9. L&#8217;idea della fine, della scomparsa, dell&#8217;uscita definitiva di scena, non fa parte della mente infantile: per essa sarebbe contraddittorio che ci\u00f2 che esiste, che \u00e8 presente, che appartiene al mondo della realt\u00e0, in futuro possa non esserci. Vi \u00e8 una logica, in questo, la terribile logica dei bambini: come \u00e8 possibile che l&#8217;esistente cessi di esistere, che l&#8217;essere smetta di essere, che dia le dimissioni e se ne vada chiss\u00e0 dove? Via, non sarebbe serio. E la logica del bambino \u00e8 tremendamente, implacabilmente seria. Non fa sconti a nessuno, n\u00e9 accetta surrogati di spiegazioni che accontentano le modeste pretese dell&#8217;adulto. In genere si suppone che la mente del bambino sia pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 elementare di quella dell&#8217;adulto; niente affatto, se con ci\u00f2 s&#8217;intende che funzioni in modo poco rigoroso. \u00c8 molto rigorosa, anzi: ma di un rigore particolare, che l&#8217;adulto non capisce e del quale sorride, perch\u00e9 lo vede come una debolezza del pensiero. E invece il pensiero del bambino \u00e8 pi\u00f9 forte, nel senso di pi\u00f9 consequenziale, non pi\u00f9 debole di quello dell&#8217;adulto: talmente forte che non si rassegna all&#8217;idea di dover fare delle eccezioni alla regola. E la regola \u00e8 che le cose esistono per sempre, e non possono prendersi il lusso di andare in pensione.<\/p>\n<p>Questa constatazione ci conduce a un altro punto fermo: la conoscenza del bambino \u00e8 di tipo assoluto e giammai relativo. Quel che il bambino scopre del mondo, quello che viene a sapere, quello che entra a far parte del suo bagaglio di esperienze, non solo vi entra per sempre, nel senso che lui non pu\u00f2 neanche concepire che un giorno possa uscirne, ma vi entra assolutamente, nel senso che vi entra con tutta la sua densit\u00e0 ontologica, con tutto il suo spessore metafisico. \u00c8 inutile precisare che ci\u00f2 non avviene in forma consapevole e meditata: avviene e basta. Il cortile con l&#8217;albero al centro, che pu\u00f2 vedere dalla finestra della sua camera, appartiene a una realt\u00e0 assoluta, totale, che si rivela nel tempo ma che non \u00e8 del tempo, non appartiene al tempo, e pertanto si sottrae alla legge di tutte le cose temporali: quella del ciclo esistenziale, che ha un principio, uno sviluppo e una fine. No: per lui quel cortile, quell&#8217;albero, quella luce, quell&#8217;odore, quell&#8217;atmosfera, non appartengono al tempo, ma al Tutto. Non si chiede dove saranno domani, fra dieci anni o fra cinquanta, perch\u00e9 se se lo chiedesse, ragionerebbe come l&#8217;adulto, all&#8217;interno del tempo; ma il bambino non riconosce i diritti del tempo, non riconosce la sua signoria sulle cose, e quindi, in prospettiva, non riconosce alcun diritto di cittadinanza alla morte. La morte, per lui, non esiste: o almeno non esiste nel senso che le danno gli adulti. Se le cose e le persone sono qui e ora, come potrebbero scomparire un domani? Non c&#8217;\u00e8 niente che sia fuori del qui e ora: tutto vi \u00e8 compreso, perch\u00e9 il bambino vede e conosce il mondo attraverso il qui e ora, non attraverso il ragionamento astratto, e tanto meno attraverso i libri. Per lui non ci sono filtri intellettuali, il mondo parla di s\u00e9 e si rivela attraverso la propria evidenza, il proprio esserci: e dunque se c&#8217;\u00e8, bisogna essere ben pazzi per mettere in dubbio che ci sar\u00e0 anche domani. Forse che qualcuno o qualcosa se lo pu\u00f2 ingoiare? Forse che si pu\u00f2 auto-annullare? No, non pu\u00f2. Perch\u00e9 il mondo, per il bambino &#8211; non \u00e8 un ragionamento, \u00e8 un&#8217;intuizione &#8212; \u00e8 ordinato; e se \u00e8 ordinato, allora ogni singola cosa deve essere sempre l\u00ec, esattamente al suo posto. Che razza di manicomio sarebbe se le cose potessero prendersi la licenza di andarsene via, chiss\u00e0 per qual ragione! E dove andrebbero a nascondersi, poi? Le cose non possono fuggire da s\u00e9: sono ci\u00f2 che sono, appartengono a se stesse come il volo appartiene agli uccelli e come lo scrosciare appartiene all&#8217;acqua del fiume che scorre sui ciottoli del letto. Sovente l&#8217;adulto prova un sentimento d&#8217;invidia di fronte alla rocciosa certezza del bambino che le cose permangono e non possono andar via, perch\u00e9 pensa con nostalgia a quando anche lui non credeva alla morte. Ma siamo certi che questa sia una debolezza dell&#8217;anima infantile? Che sia una carenza di senso logico, utile per\u00f2 a proteggere la coscienza dalla ferita del <em>mai pi\u00f9<\/em>? E se invece fosse l&#8217;indizio di come le cose dovrebbero essere, e in realt\u00e0 sono, a guardarle bene?<\/p>../../../../n_3Cp>Proviamo a riflettere. Nella sua maniera semplice (non semplicistica: il semplicismo \u00e8 un difetto dell&#8217;adulto rimbamboccito, una degenerazione e non una struttura primaria) il bambino vede che le cose esistono secondo una certa logica, altrimenti non esisterebbero, o sarebbero del tutto incomprensibili; e ne deduce che <em>sono<\/em>. Ora, se una cosa \u00e8, vuol dire che \u00e8 assolutamente: qualcuno o qualcosa l&#8217;ha chiamata, e una volta che essa \u00e8 venuta, non pu\u00f2 essere congedata come se non ci fosse mai stata. Essere vuol dire questo: che quello che \u00e8, \u00e8; mentre quel che non \u00e8, non \u00e8. Tuttavia la mente dell&#8217;adulto constata che le cose non ci sono pi\u00f9. Si torna sui luoghi dell&#8217;infanzia, e non si trovano pi\u00f9 le persone; perfino le case sono scomparse, o sono talmente cambiate da risultare quasi irriconoscibili. Diremo di pi\u00f9: sono quasi irriconoscibili anche se sono rimaste pi\u00f9 o meno le stesse. La medesima impressione si ha quando ci si trova fra le mani una scatola con i giocattoli dell&#8217;infanzia: sono proprio quelli, per\u00f2 non parlano pi\u00f9 come allora, non evocano quel mondo che allora evocavano. Sono diventati muti, indecifrabili: una distanza si \u00e8 interposta fra noi ed essi. Un muro invisibile ci separa e c&#8217;impedisce di provare quel che provavamo allora, di godere di quello stupore, di quella meraviglia. Siamo diventati pi\u00f9 saggi o ci siamo scordati dell&#8217;essenziale? L&#8217;essenziale \u00e8 sempre presente alla coscienza del bambino, ed \u00e8 quello che Antonio Rosmini chiamava il sentimento fondamentale, l&#8217;autocoscienza, che implica la coscienza di esserci e la coscienza di essere altro dal mondo. Laddove il pensiero filosofico moderno ha battuto soprattutto queste due strade: la dissoluzione dell&#8217;autocoscienza nell&#8217;esistenza, qualcosa che non \u00e8 nostro ma nel quale noi siamo gettati; e la dissoluzione del senso di differenza fra la coscienza e il mondo, in favore di una sorta di panismo vagamente misticheggiante. Entrambe sono strade senza uscita ed entrambe conducono alla perdita della libert\u00e0 dell&#8217;io: se la coscienza \u00e8 indistinguibile dalle concrete situazioni esistenziali, oppure se \u00e8 indistinguibile dal mondo circostante, allora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 un io; ma se non c&#8217;\u00e8 l&#8217;io, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nemmeno il libero arbitrio, perch\u00e9 solo la coscienza dell&#8217;io, cio\u00e8 l&#8217;autocoscienza, si esplica nella coscienza morale. In pratica, il pensiero moderno ha condotto l&#8217;uomo a darsi da se stesso scacco matto: se non ha il libero arbitrio, se non ha la piena coscienza di s\u00e9, allora non \u00e8 che un essere in balia degli eventi; oppure una fibra indifferenziata dell&#8217;universo, dunque il sogno di un sogno, l&#8217;auto-illusione di qualcosa che non \u00e8. In entrambi i casi rimane inesplicabile il venir meno delle cose, che \u00e8 la pi\u00f9 notevole esperienza conoscitiva e affettiva cui l&#8217;uomo va incontro nel corso della propria vita. Capire dove vadano a finire le cose \u00e8 essenziale per conservare la fede nella razionalit\u00e0 del mondo, per sottrarsi al dubbio lacerante che esso sia solo un sogno, un&#8217;illusione, una beffa.<\/p>\n<p>I casi sono due. O le cose sono per sempre, o sono per il nulla: nel qual caso fa poca differenza se cessano di esistere o se sono sempre state una nostra percezione soggettiva e, in ultima analisi, illusoria. E quella bellissima giornata di primavera, in collina, con la sua mamma, che ha riempito di gioia il cuore del bambino, o \u00e8 stata inghiottita dallo scorrere del tempo, o non \u00e8 mai stata altro che una specie di sogno a occhi aperti. Ma se \u00e8 stata un sogno, chi lo ha sognato, visto che in questa ipotesi non esiste un&#8217;autocoscienza distinta dal mondo e dotata di libero arbitrio? E se \u00e8 stata inghiottita dal tempo, come ha fatto il tempo, che \u00e8 <em>movimento<\/em> delle cose a produrre l&#8217;<em>annullamento<\/em> di una cosa? Le cose si muovono perch\u00e9, dice Aristotele, qualcosa le muove; e non potendo risalire all&#8217;infinito, bisogna postulare per forza l&#8217;esistenza di un Motore Immobile, che muove ogni cosa senza essere mosso da alcuno. Ora, perch\u00e9 mai il Motore Immobile dovrebbe far scomparire le cose? Perch\u00e9 dovrebbe fare questa cattiva magia, se non per beffarsi degli uomini, dei loro affetti, di tutto ci\u00f2 che ad essi \u00e8 caro? Ci\u00f2 sarebbe contro la logica e contro il buon senso. Il Motore Immobile \u00e8 anche la Causa Prima: e come si pu\u00f2 immaginare la Causa Prima che muove gli esseri al solo scopo di farsi beffe di loro? Prendersi gioco di qualcuno indica un movimento secondario, i movimenti primari essendo quelli che consentono agli esseri di mantenere il proprio equilibrio: ma la regola \u00e8 che un movimento secondario non deve ostacolare un movimento primario, pena il disordine che intacca l&#8217;equilibrio dell&#8217;essere. Ora, l&#8217;Essere che d\u00e0 movimento a ogni cosa non pu\u00f2 andare contro se stesso, disperdendosi in movimento futili e disordinati. Dio non gioca ai dadi, diceva Einstein; e si pu\u00f2 aggiungere che Dio non gioca affatto con le sue creature. Non le ha create per beffarsi di loro, ma per condurle alla pienezza dell&#8217;essere. E dunque al Tutto, giammai al nulla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda, affascinante e tormentosa, \u00e8 sempre la stessa: dove sono andate? 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