{"id":27446,"date":"2022-06-24T05:18:00","date_gmt":"2022-06-24T05:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/24\/o-dio-da-cio-che-comandi-e-comanda-cio-che-vuoi\/"},"modified":"2022-06-24T05:18:00","modified_gmt":"2022-06-24T05:18:00","slug":"o-dio-da-cio-che-comandi-e-comanda-cio-che-vuoi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/06\/24\/o-dio-da-cio-che-comandi-e-comanda-cio-che-vuoi\/","title":{"rendered":"\u00abO Dio, d\u00e0 ci\u00f2 che comandi e comanda ci\u00f2 che vuoi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Sappiamo, secondo ragione e secondo la fede, che il fine della vita \u00e8 giungere al vero Dio; e che suo scopo \u00e8 conoscerlo, amarlo e servirlo, in attesa di godere della sua contemplazione appagante nella vita eterna. In ci\u00f2 risiede anche la meta cui tende la vita umana: la felicit\u00e0. Ma che cosa significa, esattamente, <em>servirlo<\/em>? Significa fare la sua santa Volont\u00e0, essere volonterosi operai nella sua vigna. Ma come fare la sua volont\u00e0, se essa ci appare contraria ai nostro desideri, alle nostre aspirazioni, magari le pi\u00f9 oneste e legittime? E soprattutto: come riconoscere la sua volont\u00e0, come sapere ci\u00f2 Egli vuole da noi?<\/p>../../../../n_3Cp>Per quel che riguarda la prima domanda, la risposta \u00e8 abbastanza semplice: bisogna abituarsi a volere ci\u00f2 che Lui vuole, a desiderare ci\u00f2 che Lui desidera (da noi); e nient&#8217;altro. O meglio, tutto il resto verr\u00e0 da s\u00e9: perch\u00e9 Dio non \u00e8 un tiranno incomprensibile: ci\u00f2 che vuole per noi altro non \u00e8 che il nostro stesso bene; dunque fare la sua volont\u00e0 significa fare il proprio bene. \u00c8 logico e naturale: Dio, sommo Bene, altro non vuole che il bene delle sue creature; e poich\u00e9 Egli \u00e8 anche somma Sapienza, se talvolta il suo volere ci appare difforme da quel che vorremmo noi, ci\u00f2 dipende da un linite dalla nostra comprensione, in quanto non sappiamo vere neppure quel che \u00e8 realmente bene per noi, ma corriamo dietro a beni apparenti, che forse sono addirittura dei mali o che comunque, anche se non sono dei mali, a nulla ci giovano, n\u00e9 ci avvicinano di un millimetro alla meta cui siamo legittimamente protesti: la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ogni essere \u00e8 felice quando realizza perfettamente la propria natura e quindi giunge alla perfezione del proprio essere. Il pittore o lo scultore \u00e8 felice quando ha terminato la sua opera nella maniera pi\u00f9 perfetta; l&#8217;architetto lo \u00e8 quando vede costruito l&#8217;edificio perfettamente, secondo il suo progetto; il giardiniere, quando ammira il giardino da lui curato in tutto il suo splendore, perch\u00e9 lo ha saputo coltivare con piena e perfetta maestria. Dire perfezione \u00e8 dire felicit\u00e0. Ma come potrebbe essere perfetta la vita dell&#8217;uomo, se non facendo ci\u00f2 che Dio gli chiede di fare? Come potrebbe essere perfetta, se l&#8217;uomo pretende di fare ci\u00f2 che a lui piace, ignorando o addirittura contrastando la volont\u00e0 del suo creatore? \u00c8 chiaro ed evidente che, per essere felice, l&#8217;uomo deve cercar di essere perfetto; ed \u00e8 altrettanto chiaro ed evidente che egli non sar\u00e0 mai perfetto, se ci si attiene a dei parametri puramente materiali (ecco l&#8217;errore dei giudei che rifiutarono Cristo in nome di un&#8217;idea formalistica della Legge!), ma che lo pu\u00f2 divenire con l&#8217;aiuto, il sostegno e l&#8217;ispirazione della grazia, aiuto che egli riceve solo ed esclusivamente se si sforza di fare la volont\u00e0 di Dio e non la propria.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro aspetto da considerare. Essere perfetto, abbiamo detto, significa realizzare perfettamente la propria natura. E qual \u00e8 la natura specifica dell&#8217;uomo? Il fatto di essere una creatura razionale. Dunque l&#8217;uomo realizza perfettamente se stesso quando sviluppa e utilizza al meglio lo strumento della ragione naturale. E che vuol dire utilizzarlo al meglio, se non utilizzarlo come Dio vuole? Ora, la ragione naturale \u00e8 stata data all&#8217;uomo per uno scopo preciso: aiutarlo a raggiungere la felicit\u00e0, che \u00e8 la meta di ogni essere vivente? Ma abbiamo visto che la felicit\u00e0 \u00e8 il corollario della perfezione: pertanto l&#8217;uomo \u00e8 felice quando usa il dono della ragione naturale per raggiungere il proprio fine, che \u00e8 la verit\u00e0. A questo serve, e non ad altro, la ragione naturale: a perseguire il vero, a raggiungere il vero; e non certo a contrastarlo, ad inquinarlo, a falsificarlo, a confonderlo, affinch\u00e9 nemmeno gli alti riescano a trovarlo. Dunque usare bene la ragione naturale \u00e8 fare la volont\u00e0 di Dio, e anche per tale via giungere alla felicit\u00e0. E come fa l&#8217;uomo ad usare bene lo strumento della ragione? Permettendo l&#8217;azione della grazia ed aprendosi ad essa con fedelt\u00e0 e gratitudine, in modo che essa illumini e rischiari la mente, renda terso e trasparente ci\u00f2 che altrimenti, da s\u00e9 sola, la ragione naturale arriva forse ad intuire, ma non a vedere in tutto il suo splendore.<\/p>\n<p>Ecco allora che si crea un dinamismo virtuoso: l&#8217;anima cerca il vero e riconosce di non potervi giungere con le sue sole forze, perci\u00f2 chiede l&#8217;aiuto della grazia; Dio, che desidera solo il bene dell&#8217;uomo, infonde in lui la grazia per realizzare il suo giusto desiderio, che poi \u00e8 una cosa sola con il proprio: il bene, sempre il bene e nient&#8217;altro che il bene. Perci\u00f2 tutta la questione si riduce a questa domanda, che poi \u00e8 la seconda che avevamo formulato al principio del nostro ragionamento: come riconoscere la volont\u00e0 di Dio, come sapere ci\u00f2 Egli vuole da noi? Ma lo abbiamo gi\u00e0 detto: dal momento che Egli vuol sempre e solo il bene, per riconoscere ci\u00f2 che vuole da noi \u00e8 sufficiente valutare, alla luce della grazia, quale \u00e8 il nostro vero ed autentico bene, e non un bene qualsiasi, un bene ingannevole ed illusorio. Perci\u00f2 subentra una terza e pi\u00f9 decisiva domanda: come convincersi che quel bene, che Dio ci sta indicando, \u00e8 realmente il nostro bene, se la nostra mene, fuorviata da falsi pensieri e da egoistici desideri, vede invece il bene da tutt&#8217;altra parte? La ragione naturale, da sola &#8212; lo abbiamo visto &#8212; non \u00e8 sufficiente, perch\u00e9 le manca ancora qualcosa per vedere il reale in tutta la sua oggettiva bont\u00e0, verit\u00e0 e bellezza.<\/p>\n<p>Bisogna pertanto che la volont\u00e0 dell&#8217;uomo si pieghi, come un giunco flessibile, a desiderare e cercare non ci\u00f2 che piace all&#8217;uomo, ma ci\u00f2 che piace a Dio: nella consapevolezza di non poterlo fare se non con il suo stesso aiuto, e mai da s\u00e9 sola. Anche alla mente dei pagani, alla luce della ragione naturale, ma gi\u00e0 forse con un presentimento e un inconscio desiderio della grazia, ci\u00f2 era apparso evidente. Si prenda il verso 65 della seconda ecologa delle <em>Bucoliche<\/em> Virgilio (e non \u00e8 certo il solo verso virgiliano dal quale traluce un certo qual presentimento della verit\u00e0 cristiana): <em>trahit sua quemque voluptas<\/em>, ciascuno \u00e8 attratto dal proprio piacere. Proprio meditando su questo verso sant&#8217;Agostino giunse ad elaborare la teologia della grazia, come osserva Carlo Cremona nel suo libro <em>Agostino d&#8217;Ippona<\/em> (Milano, Rusconi, 1986, pp. 156-157):<\/p>\n<p><em>Agostino \u00e8 l&#8217;uomo delle attrazioni mistiche che decidono del destino dell&#8217;uomo. Non concepisce che l&#8217;uomo cammini per una via ignota senza che una luce misteriosa lo preceda.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcosa rimarr\u00e0 sempre in lui del giovane appassionato di astrologia e di oroscopi per leggere il destino. Mai si rassegner\u00e0 a credere che l&#8217;uomo sia lasciato in balia di se stesso. Quando si trover\u00e0, da teologo, a dover conciliare la libert\u00e0 umana con l&#8217;iniziativa divina della grazia, il grande problema della predestinazione che lo occuper\u00e0 in polemica con i Pelagiani, trover\u00e0 la soluzione in una misteriosa attrattiva connessa con un&#8217;altrettanto MISTERIOSA VOLUTT\u00c0 nel profondo dell&#8217;uomo, in una corrispondenza d&#8217;amore e di bellezza.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo aveva colpito il verso di Virgilio nella seconda egloga: \u00abOgnuno \u00e8 attratto da una sua volutt\u00e0\u00bb. Applicando il principio alla teologia della grazia, tenter\u00e0 di spiegarlo: \u00abVolutt\u00e0 non \u00e8 necessit\u00e0., diletto non \u00e8 costrizione, Se il corpo ne ha, l&#8217;anima perch\u00e9 non dovrebbe avene? Dammi uno che ama: capir\u00e0 quel che voglio dire! Ma se parlo ad un gelido, non mi capir\u00e0 mai&#8230;\u00bb (Comm. Vang. Giov., XXVI, 4).<\/em><\/p>\n<p><em>Il poeta latino, con quel suo verso scultoreo, aveva voluto commentare una deliziosa scena pastorale: il fanciullo che gioca con una capretta riottosa e timida, agitandole davanti agli occhi un tenero ramoscello, per attirarla a s\u00e9: La descrizione era parsa adatta ad Agostino per raffigurare l&#8217;azione non violenta ma irresistibile della grazia sulla volont\u00e0 umana. Aveva anche formulato una breve ed incisiva preghiera: \u00abDa quod jubes et jube quod vis\u00bb: dona ci\u00f2 che comandi e comanda ci\u00f2 che vuoi!<\/em><\/p>\n<p>Il tema viene sviluppato pi\u00f9 diffusamente da sant&#8217;Agostino nel decimo libro delle <em>Confessioni<\/em> (ci serviamo, ringraziando, del sito <a href=\"../../../../../www.augustinus.it/italiano/confessioni/conf_10_libro.htm\">../../../../../www.augustinus.it/italiano/confessioni/conf_10_libro.htm<\/a>):<\/p>\n<p><em>27.\u00a0Tardi ti amai, bellezza cos\u00ec antica e cos\u00ec nuova, tardi ti amai. S\u00ec, perch\u00e9 tu eri dentro di me e io fuori. L\u00ec ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfond\u00f2 la mia sordit\u00e0; balenasti, e il tuo splendore dissip\u00f2 la mia cecit\u00e0; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai\u00a0\u00a0e ho fame e sete\u00a0; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace.<\/em><\/p>\n<p><em>28.\u00a0Quando mi sar\u00f2 unito a te\u00a0\u00a0con tutto me stesso, non esister\u00e0 per me\u00a0dolore e pena\u00a0\u00a0dovunque. Sar\u00e0 vera vita la mia vita, tutta piena di te. Tu sollevi chi riempi; io ora, non essendo pieno di te, sono un peso per me; le mie gioie, di cui dovrei piangere, contrastano le afflizioni, di cui dovrei gioire, e non so da quale parte stia la vittoria; le mie afflizioni maligne contrastano le mie gioie oneste, e non so da quale parte stia la vittoria. Ahim\u00e8,\u00a0Signore, abbi piet\u00e0 di me! Ahim\u00e8! Vedi che non nascondo le mie piaghe. Tu sei medico, io sono malato; tu sei misericordioso, io sono misero. Non \u00e8, forse,\u00a0la vita umana sulla terra una prova\u00a0? Chi vorrebbe fastidi e difficolt\u00e0? Il tuo comando \u00e8 di sopportarne il peso, non di amarli. Nessuno ama ci\u00f2 che sopporta, anche se ama di sopportare; pu\u00f2 godere di sopportare, tuttavia preferisce non avere nulla da sopportare. Nelle avversit\u00e0 desidero il benessere, nel benessere temo le avversit\u00e0. Esiste uno stato intermedio fra questi due, ove\u00a0la vita umana\u00a0non sia\u00a0una prova?\u00a0Esecrabili le prosperit\u00e0 del mondo, una e due volte esecrabili per il timore dell&#8217;avversit\u00e0 e la contaminazione della gioia. Esecrabili le avversit\u00e0 del mondo, una e due e tre volte esecrabili per il desiderio della prosperit\u00e0 e l&#8217;asprezza dell&#8217;avversit\u00e0 medesima e il pericolo che spezzi la nostra sopportazione.\u00a0La vita umana sulla terra\u00a0non \u00e8 dunque\u00a0una prova\u00a0ininterrotta?<\/em><\/p>\n<p><em>29.\u00a0Ogni mia speranza \u00e8 posta nell&#8217;immensa grandezza della tua misericordia. D\u00e0 ci\u00f2 che comandi e comanda ci\u00f2 che vuoi. Ci comandi la continenza e qualcuno disse: &quot;Conscio che nessuno pu\u00f2 essere continente se Dio non lo concede, era gi\u00e0 un segno di sapienza anche questo, di sapere da chi ci viene questo dono&quot;. La continenza in verit\u00e0 ci raccoglie e riconduce a quell&#8217;unit\u00e0 che abbiamo lasciato disperdendoci nel molteplice. Ti ama meno chi ama altre cose con te senza amarle per causa tua. O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti, carit\u00e0, Dio mio, infiammami. Comandi la continenza. Ebbene, d\u00e0 ci\u00f2 che<strong>\u00a0<\/strong>comandi e comanda ci\u00f2 che vuoi.<\/em><\/p>\n<p>In altre parole: l&#8217;uomo deve chiedere a Dio i mezzi per fare ci\u00f2 che Egli vuole che sia fatto, perch\u00e9 Dio non chiede l&#8217;impossibile ad alcuno: ad esempio, non chiederebbe al voluttuoso di essere continente, se non gli desse anche il dono della continenza, purch\u00e9 egli la chieda (<em>Ebbene io vi dico: chiedete e vi sar\u00e0 dato, cercate e troverete, bussate e vi sar\u00e0 aperto. Perch\u00e9 chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sar\u00e0 aperto<\/em>, dice Ges\u00f9 in <em>Luca<\/em> 11, 9-10. \u00c8 un circuito virtuoso: l&#8217;uomo chiede a Dio di ricevere quel che gli manca o che non ha in misura adeguata, affinch\u00e9 sia fatta la volont\u00e0 di Dio e non la propria. Insomma l&#8217;uomo non deve chiedere a Dio la forza di <em>sopportare<\/em> la sua volont\u00e0, ma di amarla, anche se talvolta essa pu\u00f2 presentarsi in maniera particolarmente amara; nel qual caso deve fare come fece Ges\u00f9 nell&#8217;orto degli olivi, quando preg\u00f2 con queste parole: <em>Padre, se \u00e8 possibile, allontana da me questa calice; tuttavia sia fatta la tua volont\u00e0, non la mia<\/em> (<em>Luca<\/em>, 22, 42).<\/p>\n<p>Questo atteggiamento presuppone una grande umilt\u00e0 da parte dell&#8217;uomo: l&#8217;umilt\u00e0 della creatura che sa di essere imperfetta e bisognosa di tutto al cospetto del suo Creatore, che \u00e8 la somma perfezione e la somma autosufficienza (come causa prima e come causa finale di tutto ci\u00f2 che esiste). In altre parole, l&#8217;uomo con l&#8217;aiuto dello Spirito Santo pu\u00f2 fare praticamente qualsiasi cosa; senza di Lui e contro di Lui, assolutamente niente. Come dice ancora Ges\u00f9 (<em>Giov<\/em>. 15,1-8):<\/p>\n<p><em>1\u00a0\u00abIo sono la vera vite e il Padre mio \u00e8 il vignaiolo.\u00a02\u00a0Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perch\u00e9 porti pi\u00f9 frutto.\u00a03\u00a0Voi siete gi\u00e0 mondi, per la parola che vi ho annunziato.\u00a04\u00a0Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non pu\u00f2 far frutto da se stesso se non rimane nella vite, cos\u00ec anche voi se non rimanete in me.\u00a05\u00a0Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perch\u00e9 senza di me non potete far nulla.\u00a06\u00a0Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.\u00a07\u00a0Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sar\u00e0 dato.\u00a08\u00a0In questo \u00e8 glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sappiamo, secondo ragione e secondo la fede, che il fine della vita \u00e8 giungere al vero Dio; e che suo scopo \u00e8 conoscerlo, amarlo e servirlo,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-27446","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27446","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27446"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27446\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27446"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27446"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27446"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}