{"id":27438,"date":"2016-06-09T07:29:00","date_gmt":"2016-06-09T07:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/09\/il-nuovo-messale-romano-e-stato-il-risultato-di-un-colpo-di-mano-della-fazione-modernista\/"},"modified":"2016-06-09T07:29:00","modified_gmt":"2016-06-09T07:29:00","slug":"il-nuovo-messale-romano-e-stato-il-risultato-di-un-colpo-di-mano-della-fazione-modernista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/09\/il-nuovo-messale-romano-e-stato-il-risultato-di-un-colpo-di-mano-della-fazione-modernista\/","title":{"rendered":"Il Nuovo Messale Romano \u00e8 stato il risultato di un colpo di mano della fazione modernista?"},"content":{"rendered":"<p>Per circa 400 anni, dal Concilio di Trento al Concilio Vaticano II, e, pi\u00f9 precisamene, dal 1570 al 1969, la Chiesa cattolica ha avuto un solo Messale: quello di Pio V, il <em>Missale Romanum tridentinum<\/em>. Poi, quasi dalla notte alla mattina, questo Messale \u00e8 diventato (con una punta, se non di disprezzo, certo di compatimento) il <em>Vetus Ordo,<\/em> ed \u00e8 stato messo in soffitta, nonostante le fortissime perplessit\u00e0 di una parte non piccola dei cardinali, dei vescovi, dei sacerdoti e dei fedeli. Ma che cos&#8217;era successo? Come&#8217;era potuta accadere una cosa del genere?<\/p>\n<p>Il 4 dicembre del 1963, in pieno Concilio Vaticano II, Paolo VI aveva promulgato la Costituzione apostolica <em>Sacrosantum concilium<\/em>, ponendosi, formalmente &#8211; ma solo formalmente &#8212; nella scia dell&#8217;enciclica di Pio XII <em>Mediator Dei,<\/em> pubblicata il 20 novembre 1947 e tutta dedicata alle questioni liturgiche. In effetti, come \u00e8 noto, all&#8217;interno del Vaticano II si svilupp\u00f2 un vero e proprio movimento di <em>riforma liturgica<\/em>, che prese appunto l&#8217;avvio con la Costituzione <em>Sacrosanctum concilium<\/em>, nella quale si formulavano una serie di auspici e proposte, ma non veniva presa alcuna decisione. Le proposte erano quelle di una semplificazione dei riti, eliminando le duplicazioni; che fosse aumentato il numero dei testi scritturali da leggersi durante la Messa; che fossero introdotte delle &quot;preghiere dei fedeli&quot;; e che si conservasse la lingua latina, pur concedendo un qualche spazio alle lingue nazionali, nelle letture e nelle omelie; inoltre, si raccomandava il canto gregoriano quale tipica espressione della musica sacra. Come si vede, si trattava di una conferma e di una rinnovata affermazione di principi antichi, legati alla tradizione della Messa di Pio V. Resta, quindi, pi\u00f9 che mai impellente, la domanda: <em>ma allora, come mai si \u00e8 giunti ad un cambiamento radicale della liturgia nella Santa Messa?<\/em> Cerchiamo di capire.<\/p>\n<p>La circostanza che la Costituzione <em>Sacrosanctum concilium<\/em> fosse approvata con 2.000 voti, contro soli quattro contrari, la dice lunga sul fatto che si trattava di un documento interlocutorio, che ciascuno dei &quot;partiti&quot; in lotta &#8212; perch\u00e9 di questo, parliamoci chiaro, si \u00e8 trattato &#8212; pensava e sperava di tirare dalla propria parte: sia i &quot;tradizionalisti&quot;, raggruppati intorno al <em>Coetus Internationalis Patrum<\/em>, sia i &quot;modernisti&quot; che ritenevano di avere dalla loro l&#8217;autorit\u00e0 e il &quot;peso&quot; determinante del papa: Giovanni XXIII prima, e Paolo VI poi. Sta di fatto che il 25 gennaio 1964, quest&#8217;ultimo eman\u00f2 il &quot;motu proprio&quot; <em>Sacram Liturgiam<\/em>, con il quale prendeva ancora tempo, stabilendo che le eventuali riforme sarebbero entrate in vigore solo dopo che fossero stati preparati i nuovi libri liturgici. L&#8217;applicazione pratica dei principi riformatori al <em>Novus ordo Missae<\/em> venne demandata a un apposito <em>Consilium ad exsequendam Consitutionem de Sacra litugia<\/em>, la cui presidenza fu affidata al capofila dei &quot;novatori&quot;, il cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, uomo dell&#8217;area politico-culturale di Giuseppe Dossetti, che sar\u00e0 costretto a dimettersi al principio del 1968, dopo aver pronunciato una omelia (scritta proprio da Dossetti, suo stretto collaboratore e consigliere) nella quale condannava i bombardamenti americani nel Vietnam, e al quale succedette il cardinale svizzero Benno Walter Gut.<\/p>\n<p>Dal <em>Consilum<\/em> sarebbe sorta quindi la <em>Congregazione per il culto divino<\/em>, l&#8217;8 maggio del 1969, mediante la Costituzione apostolica <em>Sacra rituum congregatio<\/em>, della quale fu nominato segretario l&#8217;arcivescovo Annibale Bugnini. Ma gi\u00e0 il 3 aprile 1969, Paolo VI, senza attendere i lavori della Congregazione, anzi, addirittura prima che questa si costituisse, introduceva nella liturgia il <em>Nuovo Messale Romano<\/em>, mediante la Costituzione apostolica <em>Missale Romanum.<\/em> E questa \u00e8 la prima, o, per dir meglio, la pi\u00f9 evidente di tutta una serie di stranezze, forzature, coincidenze, le quali hanno caratterizzato quella fase della riforma liturgica. Che senso poteva avere, infatti, nominare una apposita Commissione, se i giochi erano gi\u00e0 fatti e il Papa, d&#8217;autorit\u00e0, calava dall&#8217;alto il nuovo Messale, presentandolo come una sua decisione irrevocabile, nonch\u00e9 come un punto di non ritorno, da accettare <em>in<\/em> toto, senza ulteriore dibattito?<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche un giallo, che poi si tinge addirittura di nero, in margine a queste vicende. Si \u00e8 detto che l&#8217;arcivescovo Bugnini fu il vero artefice della riforma; sta di fatto che proprio lui fu protagonista, suo malgrado, di una vicenda che presenta degli aspetti misteriosi e perfino inquietanti. Gi\u00e0 durante i lavori della Congregazione del Culto divino egli fu fatto oggetto di attacchi violentissimi da parte di alcuni organi di stampa, i quali lo accusavano esplicitamente di essere un massone, infiltrato nella Chiesa per favorire, appunto, i piani della Massoneria. Lo scandalo fu enorme. In un primo tempo il Papa lo difese, e cos\u00ec pure <em>L&#8217;Osservatore Romano<\/em>; ma, dopo che il suo nome comparve nella lista di personalit\u00e0 affiliate alla Massoneria, pubblicata dal giornalista Mino Pecorelli (che in seguito morir\u00e0 assassinato), con la data della presunta iniziazione risalente al 1963, Paolo VI decise di rimuoverlo e di mandarlo come pronunzio apostolico in Iran, negandogli ripetutamente ogni possibilit\u00e0 di colloquio per un chiarimento della sua posizione. Bugnini si disse sempre estraneo alla Massoneria, e vittima di un complotto; rientrato a Roma nel 1982, mor\u00ec in circostanze a dir poco strane, il giorno in cui avrebbe dovuto essere dimesso dall&#8217;ospedale, ove era stato sottoposto a un intervento di poco conto (precisamente, per un&#8217;ernia). Era il 3 luglio del 1982 e ben presto cominci\u00f2 a circolare, la voce, insistente ma priva di conferme, che la sua morte non fosse stata affatto &quot;naturale&quot; e che non fu dovuta a uno scompenso cardiaco, come allora sostenne la versione ufficiale, anche perch\u00e9 una crisi cardiaca come quella in questione (infarto del miocardio) avrebbe dovuto essere preceduta da segnali d&#8217;allarme, che i medici non avrebbero potuto non notare.<\/p>\n<p>E adesso torniamo alla riforma liturgica. Con la data del 3 aprile del 1969, il dado \u00e8 tratto e il <em>Novus Ordo<\/em> \u00e8 entrato in vigore: anche se, giova dirlo e ripeterlo, in esso non si parlava affatto di eliminare la lingua latina, n\u00e9 di liquidare il canto gregoriano, tutte cose che sono subentrate quasi automaticamente, ma che sono state attuate arbitrariamente, <em>de facto<\/em>, andando molto al di l\u00e0 sia della lettera, sia dello spirito della riforma liturgica conciliare (con buona pace del sempre decantato &quot;spirito del Concilio&quot;), cos\u00ec come appare dai documenti conciliari e non dalle pie intenzioni dei Padri, le quali, chiss\u00e0 perch\u00e9, a sentire i modernizzatori sarebbero rimaste inespresse. I cambiamenti rispetto al <em>Vetus Ordo<\/em>, comunque, c&#8217;erano, ed erano notevoli, tanto \u00e8 vero che alla redazione del nuovo Messale avevano collaborato anche sei pastori protestanti, fra i quali Max Thurian, della Comunit\u00e0 monastica &quot;ecumenica&quot; di Taiz\u00e9, fondata dal protestante Roger Louis Schutz. I vescovi &quot;tradizionalisti&quot; (che allora venivano bollati, semplicemente, come &quot;conservatori&quot;, e questo nel clima degli anni Sessanta del&#8217;900 si pu\u00f2 bene immaginare cosa volesse dire: una delegittimazione preventiva) non presero bene il Nuovo Messale del 1969 e decisero di fare qualcosa per convincere il Papa a ritornare, almeno parzialmente, sulle sue decisioni.<\/p>\n<p>In particolare, il vescovo Michel Gu\u00e9rard des Lauriers, dell&#8217;ordine dei Domenicani, collaboratore dell&#8217;arcivescovo Marcel Lefebvre e docente presso la Pontificia universit\u00e0 del Laterano, scrisse &#8212; insieme a una decina di altri teologi della stessa &quot;area&quot; &#8211; un <em>Breve esame critico del Nouvs Ordo Missae<\/em>, terminandolo il 5 giugno. Il documento venne tradotto in italiano da una grande, ma tuttora poco conosciuta, scrittrice e poetessa italiana, Cristina Campo, cattolica &quot;tradizionalista&quot; intelligente e coraggiosa, la quale invit\u00f2 il cardinale Alfredo Ottaviani e il cardinale Antonio Bacci, due fra i pi\u00f9 noti esponenti del fronte &quot;conservatore&quot;, a presentare lo scritto al Papa, cosa che essi fecero, dopo aver tentato di ottenere l&#8217;adesione di un altro pezzo grosso del fronte &quot;tradizionalista&quot;, Giuseppe Siri, il quale, per\u00f2, prefer\u00ec defilarsi. Le obiezioni contenute nel <em>Breve esame critico<\/em> riguardavano, s\u00ec, la nuova liturgia della Santa Messa, ma investivano senz&#8217;altro l&#8217;ambito teologico e dogmatico. Al fondo di esse vi era la preoccupazione che il sacrificio eucaristico si riducesse al valore di una semplice commemorazione, un po&#8217; (anche se in maniera medo esplicita) come per i protestanti; inoltre, venivano espresse riserve anche sulla modifica degli altari, rivolti verso i fedeli, e sulla riduzione del ruolo del sacerdote a quella di un semplice &quot;presidente dell&#8217;assemblea&quot;; infine, si lamentava l&#8217;abbandono, di fatto, della lingua latina, bench\u00e9 la riforma liturgica non l&#8217;avesse per nulla abolita, ma, semmai, aveva concesso che, ove le circostanze lo avessero reso opportuno, le si potessero affiancare le diverse lingue nazionali.<\/p>\n<p>Come si vede, si trattava di questioni centrali, non solo a livello liturgico, ma dottrinale: des Lauriers, Ottaviani e Bacci erano andati al nocciolo della questione. Alla domanda: <em>Che cos&#8217;\u00e8 la Santa Messa?,<\/em> essi temevano &#8212; e i loro timori, la storia degli ultimi decenni ce lo ha mostrato, erano tutt&#8217;altro che peregrini &#8212; che, da momento fondamentale della liturgia cattolica, incentrato sulla soprannaturalit\u00e0 dell&#8217;Eucarestia, come libero dono di Cristo all&#8217;umanit\u00e0, che sempre si rinnova, perch\u00e9 gli uomini sono sempre peccatori e bisognosi di redenzione, si potesse trasformare in una sorta di auto-celebrazione dell&#8217;assemblea dei fedeli, ponendo l&#8217;accento non sulla liberalit\u00e0 e munificenza del dono divino, consistente nel rinnovarsi del Sacrificio di Cristo, ma sui presunti &quot;meriti&quot; dell&#8217;uomo, in un clima di compiacimento molto, troppo umano, quasi che l&#8217;uomo, da semplice cooperatore, se pur necessario, della propria redenzione, ne divenisse il protagonista, o quasi. Perch\u00e9, ad esempio, Paolo VI aveva voluto spostare l&#8217;esclamazione liturgica: <em>Mysterium Fidei<\/em>, &quot;mistero della Fede&quot;, che il sacerdote pronuncia <em>dopo<\/em> la transustanziazione, rivolto all&#8217;assemblea, e alla quale i fedeli rispondono con una acclamazione? Ottaviani e Bacci, inoltre, facevano notare che il <em>Novus Ordo<\/em> si discostava dal precedente in aspetti essenziali. Infatti, con la Costituzione apostolica <em>Quo primum tempore<\/em>, del 1570, Pio V aveva stabilito che la Messa tridentina era l&#8217;unica da osservare nella Chiesa latina e che chiunque avesse ardito introdurvi delle modifiche, sarebbe dato considerato reo di anatema: e ci\u00f2 per proteggere la Chiesa cattolica da qualunque possibile infiltrazione di teorie o pratiche ereticali. Come conciliare, dunque, il carattere definitivo, &quot;perfetto&quot; e immodificabile del <em>Vetus Ordo<\/em> con il Nuovo Messale e con la nuova liturgia, ad esso sottesa? In ballo c&#8217;era, s\u00ec, la questione fondamentale della reale natura del Sacrificio eucaristico, ma anche, se possibile, qualcosa di pi\u00f9: tutta la concezione teologica che stava alla base dei rapporti fra Chiesa e &quot;mondo&quot;.<\/p>\n<p>Ora, il cardinale Ottaviani non era un prelato qualsiasi, per quanto stimato ed eminente; era stato, per dieci anni, segretario della Congregazione del Sant&#8217;Uffizio, poi Congregazione per la dottrina della fede: vale a dire, il massimo responsabile della vigilanza sulla ortodossia della fede nella Chiesa cattolica. Il suo parere, quindi, in merito al <em>Missale romanum<\/em>, avrebbe dovuto essere, ed era, in effetti, di per s\u00e9 significativo, se non proprio vincolante, e tale da consigliare al Pontefice un serio ripensamento del <em>Novus Ordo<\/em>, alla luce degli argomenti esposti nel documento sottopostogli. Invece Paolo VI, che pure, fino a quel momento, non aveva esitato ad assumersi la responsabilit\u00e0 delle decisioni relative alla riforma liturgica, prefer\u00ec sottrarsi a una decisione diretta, e prefer\u00ec &quot;girare&quot; il <em>Breve esame critico<\/em> al nuovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il successore di Ottaviani, che era &#8212; dall&#8217;8 gennaio 1968 &#8212; il cardinale Franjo \u0160eper, arcivescovo di Zagabria e primate di Croazia. Costui esamin\u00f2 il documento e lo liquid\u00f2 rapidamente (fin dal 12 novembre), qualificandolo &quot;erroneo&quot; e (addirittura) &quot;superficiale&quot;. Adesso Paolo VI aveva le spalle &quot;coperte&quot; a sufficienza, e poteva procedere senza altri impacci o ritardi verso la meta del radicale cambiamento liturgico. Nel 1970, pertanto, rimosso l&#8217;ultimo ostacolo, egli pubblic\u00f2 il Nuovo Messale, facendolo tuttavia precedere (<em>excusatio non petita<\/em>?) da una <em>Prefazione<\/em>, nella quale spiegava, o piuttosto giustificava, la &quot;sua&quot; riforma, assicurando i fedeli che essa era pienamente in linea con il Magistero e con la Tradizione della Chiesa; e ci\u00f2 nonostante che &#8212; lo abbiamo visto &#8212; essa andasse a modificare in maniera notevole quel <em>Vetus Ordo<\/em> che Pio V aveva proclamato definitivo, bollando di anatema chiunque avesse voluto cambiarlo. Pochi anni dopo, nel 1975, la riforma della Messa poteva dirsi definitivamente compiuta.<\/p>\n<p>La storia successiva \u00e8 nota, e ciascuno \u00e8 libero di fare le proprie deduzioni. Giovanni Paolo II, nel 1988, con il &quot;motu proprio&quot; <em>Ecclesia Dei afflicta<\/em>, e soprattutto Benedetto XVI, nel 2007, con il &quot;motu proprio&quot; <em>Summorum Pontificum<\/em>, hanno concesso un cauto e limitato ripristino della Messa tridentina, il secondo osservando che essa non era mai stata ufficialmente abolita. Ma sappiamo quel che \u00e8 successo dopo e quel che continua a succedere; cos\u00ec come possiamo tuttora osservare lo scempio architettonico di migliaia di chiese, nelle quali, ad esempio, i banchi del clero sono stati installati proprio davanti all&#8217;altar maggiore, sempre in nome della tanto celebrata &quot;collegialit\u00e0&quot;&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per circa 400 anni, dal Concilio di Trento al Concilio Vaticano II, e, pi\u00f9 precisamene, dal 1570 al 1969, la Chiesa cattolica ha avuto un solo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30182,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[79],"tags":[109,216,242],"class_list":["post-27438","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-santa-messa","tag-chiesa-cattolica","tag-papi","tag-santa-messa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-santa-messa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27438","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27438"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27438\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30182"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}