{"id":27436,"date":"2010-04-08T08:33:00","date_gmt":"2010-04-08T08:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/08\/sul-promontorio-estremo-della-notte-ce-sempre-una-nuova-alba-che-sta-per-sorgere\/"},"modified":"2010-04-08T08:33:00","modified_gmt":"2010-04-08T08:33:00","slug":"sul-promontorio-estremo-della-notte-ce-sempre-una-nuova-alba-che-sta-per-sorgere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/04\/08\/sul-promontorio-estremo-della-notte-ce-sempre-una-nuova-alba-che-sta-per-sorgere\/","title":{"rendered":"Sul promontorio estremo della notte c\u2019\u00e8 sempre una nuova alba che sta per sorgere"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 sempre un momento, nella vita di un essere umano, in cui sembra che la notte abbia ingoiato la luce per sempre e che nessun sole torner\u00e0 a levarsi per rischiarare la vita; vi \u00e8 sempre un momento in cui si dispera di tutto.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 sempre un momento in cui ci si sente abbandonati da tutti; in cui sembra di essere circondati da ogni lato da problemi insormontabili; in cui ci si trova a pensare che, se anche scomparissimo dalla faccia della terra, nessuno se ne accorgerebbe.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 sempre un momento in cui ci si sente come se si fosse arrivati sul promontorio estremo del giorno, e la notte incombesse all&#8217;intorno da ogni parte, pronta ad inghiottirci: come quando, nel bellissimo film di Kurosawa \u00abDersu Uzala\u00bb, il capitano e la sua guida siberiana si perdono negli acquitrini attorno al Lago Khanka nell&#8217;ora del tramonto, e, mano a mano che la notte avanza, sembra loro di essersi smarriti in una paurosa terra di nessuno, ove le canne agitate dal vento paiono le anime tormentate dell&#8217;Inferno dantesco.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 accade \u00e8 perch\u00e9, sopraffatti dalla pressione di circostanze urgenti, che non lasciano un po&#8217; di respiro, si finisce per perdere di vista una semplice, semplicissima verit\u00e0, che tuttavia racchiude tutta la saggezza della vita: che noi non siamo soli; non siamo monadi isolate e abbandonate ciascuna alle proprie risorse individuali.<\/p>\n<p>Noi non siamo mai soli, per il semplice fatto che non siano separati da tutto ci\u00f2 che esiste: siamo parte di un Tutto unico e armonioso, di quell&#8217;Essere che ci ha invitati all&#8217;esistenza e che ci guida, silenzioso e discreto, sulle strade faticose del mondo.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 questa: che noi non siamo noi soltanto; che &quot;io&quot; \u00e8 un&#8217;astrazione, e anche &quot;tu&quot; \u00e8 un&#8217;astrazione; che c&#8217;\u00e8 solo e unicamente l&#8217;Essere, di cui noi siamo parte; che, pertanto, noi siamo, alla lettera, invincibili e indistruttibili.<\/p>\n<p>Certo non \u00e8 invincibile questo nostro corpo fisico, cos\u00ec facilmente colpito da ogni sorta di offese; e non \u00e8 invincibile il nostro spirito individuale, che tanto facilmente si lascia abbattere anche da difficolt\u00e0 piuttosto banali. Ma invincibile e indistruttibile \u00e8 la nostra essenza; lo \u00e8 quel diamante che giace in fondo alla nostra anima e del quale, cos\u00ec spesso, ci dimentichiamo l&#8217;esistenza, quando non la ignoriamo addirittura.<\/p>\n<p>Quella \u00e8 la nostra forza: la forza che non viene da noi, ma dalle dimensioni superiori; la forza che ci trasmettono le persone che ci amano, in questa vita e nell&#8217;altra; la forza che ci infondono gli spiriti protettori dai qual siamo amorevolmente circondati, se le nostre intenzioni sono rette e la nostra coscienza \u00e8 pura. Altrimenti, spiriti malvagi e presenze malevole ci tormentano e ci indeboliscono, rallentando in ogni modo la nostra evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>Noi siamo molto pi\u00f9 forti di quel che non crediamo, ma la forza di cui disponiamo non \u00e8 nostra, ci viene data nella misura in cui la sappiamo chiedere e in cui la sappiamo vedere, scoprire e utilizzare; e, soprattutto, nella misura in cui ne sappiamo fare buon uso, vale a dire per il bene nostro ed altrui.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la legge, cos\u00ec grossolanamente ignorata da quanti, dotati di sviluppati poteri psichici e dediti alla negromanzia e alle arti diaboliche della magia nera, si addentrano in maniera sconsiderata sui fiammeggianti sentieri della mano sinistra, al fine di nuocere al prossimo e di accumulare potere e ricchezza per se medesimi.<\/p>\n<p>Ha scritto Martin Luther King nel suo libro \u00abLa forza di amare\u00bb (titolo originale: \u00abStrenght to Love\u00bb; edizione italiana a cura di Ernesto Balducci, Torino, Societ\u00e0 Editrice Internazionale, 1967, 1969, pp. 132-133):<\/p>\n<p>\u00abIn India, mia moglie ed io passammo una deliziosa fine di settimana nello Stato di Kerala, il punto pi\u00f9 meridionale di quell&#8217;immenso paese. Mentre eravamo l\u00e0, visitammo la bella riva di Capo Comorin, che \u00e8 chiamata &quot;Fine del Paese&quot;, perch\u00e9 \u00e8 veramente il luogo dove termina la terra dell&#8217;India. Nulla si stende dinanzi a voi se non l&#8217;immensa distesa dei flutti. Questo bel luogo \u00e8 il punto in cui si incontrano tre grandi masse d&#8217;acqua, l&#8217;oceano Indiano, il mar d&#8217;Arabia e il golfo del Bengala. Seduti su una gigantesca roccia leggermente sporgente sull&#8217;acqua, noi eravamo soggiogati dall&#8217;immensit\u00e0 dell&#8217;oceano e dalle sue terrificanti immensit\u00e0. Mentre le onde si spiegavano in successione quasi ritmica e si schiacciavano contro la base della roccia in cui noi eravamo seduti, una musica oceanica risuonava dolcemente al nostro udito.. Ad occidente, vedevamo il sole magnifico, una grande cosmica sfera di fuoco, che sembrava proprio immergersi nell&#8217;oceano. Quando non lo si pot\u00e9 quasi pi\u00f9 vedere, mia moglie mi sfior\u00f2 e disse: &quot;Guarda, martin, non \u00e8 bello? Io guardai intorno e vidi la luna, un&#8217;altra sfera di scintillante bellezza. Mentre il sole sembrava sprofondare nell&#8217;oceano, la luna sembrava sorgere dall&#8217;oceano. Quando il sole fu infine fuori di vista la tenebra avvilupp\u00f2 la terra, ma, ad oriente, la raggiante luce della luna sorgente risplendeva suprema.<\/p>\n<p>Dissi amia moglie: &quot;Questa \u00e8 un&#8217;analogia di quello che spesso accade nella vita&quot;. Noi abbiamo sperimentato, quando la luce del giorno svanisce, lasciandoci in una buia e desolata mezzanotte, momenti in cui le nostre pi\u00f9 elevate speranze si sono trasformate nello strazio della disperazione, o quando siamo vittime di qualche tragica ingiustizia o di qualche terribile sfruttamento. In tali momenti, il nostro spirito \u00e8 quasi sopraffatto dall&#8217;oscurit\u00e0 e dalla disperazione, e noi sentiamo che non vi \u00e8 luce in alcun luogo. Ma sempre, di nuovo, guardiamo verso oriente e scopriamo che l\u00e0 vi \u00e8 un&#8217;altra luce, che risplende anche nelle tenebre, e la &quot;lancia del disinganno&quot; si trasforma in una &quot;freccia di luce&quot;.<\/p>\n<p>Questo sarebbe un mondo insopportabile, se Dio avesse solo un&#8217;unica luce, ma dobbiamo sentirci consolati, perch\u00e9 Dio ha due luci: una per guidarci nello splendore del giorno, quando le speranze sono realizzate e le circostanze sono favorevoli, ed una luce per guidarci nelle tenebre della mezzanotte, quando noi siamo contrastati e i giganti dormienti dell&#8217;oscurit\u00e0 e della disperazione si levano nell&#8217;anima nostra. La testimonianza del salmista \u00e8 che noi non dobbiamo mai camminare nelle tenebre.\u00bb<\/p>\n<p>S\u00ec: il sole scompare nel buio della notte ma la luna, con la sua luce amica, sorge a sua volta per rischiarare i passi del nostro pellegrinaggio terreno e per confortarci con la sua dolce, antica presenza.<\/p>\n<p>Chi non ricorda la novella di Luigi Pirandello \u00abCiaula scopre la luna\u00bb, in cui si narra l&#8217;infinito sollievo di un povero minatore siciliano che, letteralmente terrorizzato al pensiero di dover uscire all&#8217;aperto nel buio ostile della notte, scopre la benevola compagna celeste, che riversa sul mondo, generosamente, la sua luce amica?<\/p>\n<p>Fuor di metafora, come bene ha scritto Martin Luther King, quando batte la mezzanotte della nostra vita, dovremmo sempre ricordarci che essa, se da un lato annuncia la fine di un giorno, dall&#8217;altro preannuncia l&#8217;inizio di un giorno nuovo: il momento pi\u00f9 buio della notte reca in se stesso il germe ed il presentimento della luce che ritorner\u00e0.<\/p>\n<p>Noi non dovremmo mai commettere l&#8217;errore di identificarci con la nostra disperazione presente, ma ricordarci sempre che siamo parte di un cosmo vivo, di una realt\u00e0 infinitamente pi\u00f9 vasta, ove luce e tenebre, gioia e dolore sono fusi in una trama incomparabile, la cui superba bellezza potr\u00e0 essere compresa solo quando avremo occhi per coglierne l&#8217;insieme: il che non pu\u00f2 avvenire fino a che siamo legati alla condizione spaziale e temporale.<\/p>\n<p>La situazione tipica dell&#8217;uomo moderno \u00e8 caratterizzata, appunto, dall&#8217;angoscia della solitudine, del disincanto, della perdita di speranza; e la malattia pi\u00f9 tipica della sua vita interiore, la depressione, consiste in un cupo ripiegarsi dell&#8217;anima su se stessa, in un annebbiamento e in un restringimento degli orizzonti esistenziali, in una discesa nel vortice del malessere, simile alla discesa nel Maelstr\u00f6m descritta da Edgar Allan Poe.<\/p>\n<p>\u00c8 forse un caso che tanti eroi letterari della modernit\u00e0 concludano con il suicidio la loro parabola terrena, cominciando con il Werther di Goethe e terminando con il Martin Eden di Jack London; per non parlare di tutti quelli, come l&#8217;Emilio Brentani di Svevo &#8211; ma il loro numero \u00e8 legione &#8211; scelgono quella forma silenziosa e poco appariscente, ma altrettanto drammatica di suicidio, che \u00e8 il chiudersi definitivamente alla dimensione della speranza e della gioia, per lasciarsi sopravvivere, inerti e desolati, in semplice attesa della morte fisica?<\/p>\n<p>E quante malattie mortali, dall&#8217;infarto al cancro, alle varie forme di tumore del sangue, altro non sono che una modalit\u00e0 di suicidio inconsapevole, scelta dal nostro organismo il quale, gravato dalla vita come da un peso insopportabile, a un certo punto si ribella ed avvia dei processi biologici degenerativi, ben deciso a farla finita, contro la forza disperata ma inerte del pi\u00f9 antico degli istinti, quello della sopravvivenza?<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 come se l&#8217;uomo moderno, il borghese, e, pi\u00f9 ancora, l&#8217;uomo post-moderno, ossia l&#8217;uomo radicale, avessero completato il cerchio aperto dall&#8217;uomo cristiano, caratterizzato dall&#8217;apertura alla dimensione della speranza &#8211; nel significato pieno, teologico della parola &#8211; per ricadere, ma in forme esasperate dall&#8217;alienazione consumista, nella di-sperazione propria dell&#8217;uomo antico, simboleggiato da Achille.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo antico era disperato perch\u00e9 lottava incessantemente per conquistare sempre pi\u00f9 gloria e, quindi, sempre pi\u00f9 onore, ma con la piena, sconsolata certezza della propria mortalit\u00e0 e della sostanziale mancanza di senso del proprio vivere: atteggiamento mentale che appare chiarissimo nel dialogo fra Glauco e Diomede, nel VI libro dell&#8217;\u00abIliade\u00bb (vv. 145-149; traduzione di Guido Vitali), per bocca del guerriero licio, alleato dei Troiani:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Magnanimo Tidide,<\/p>\n<p>che mi domandi tu della mia stirpe?<\/p>\n<p>Qual delle foglie, tale degli umani<\/p>\n<p>\u00e8 la progenie; ch\u00e9 le foglie a terra<\/p>\n<p>i venti le disperdono, e la selva<\/p>\n<p>rigermogliante poi le riproduce<\/p>\n<p>quando il tempo rivien di primavera;<\/p>\n<p>nascon, muovo cos\u00ec le stirpi umane.\u00bb<\/p>\n<p>Dobbiamo, pertanto, riaprire il cerchio della speranza e riconquistare la salda convinzione che n\u00e9 i singoli esseri viventi, n\u00e9 le specie e le stirpi, nascono a caso e a caso scompaiono, nell&#8217;incessante travaglio della natura; che sia per il singolo individuo, sia per le generazioni che lo precedono e che lo seguono, esiste il cielo di un nuovo mattino, destinato a dischiudersi e a risplendere dopo la notte oscura della morte.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una parte di noi che lo sa, che lo intuisce, che lo conosce con un grado certezza non misurabile nei termini del Logos razionale; una parte che abbiamo voluto ignorare e soffocare, quasi vergognandocene, in nome di uno scientismo tanto presuntuoso quanto sterile.<\/p>\n<p>Torniamo ad ascoltarla, quella parte nascosta in fondo alle pieghe della nostra anima: essa non s&#8217;inganna, ma sa molte pi\u00f9 cose di quante non ne sappia la nostra fredda, superba ragione strumentale e calcolante.<\/p>\n<p>Ricordiamocelo, quando ci troviamo sul promontorio estremo della notte e ci sembra, talvolta, che quell&#8217;abisso di oscurit\u00e0 finir\u00e0 per inghiottire ogni cosa.<\/p>\n<p>Ricordiamocelo sempre, che una nuova alba \u00e8 destinata a sorgere: a noi, non resta che attenderla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 sempre un momento, nella vita di un essere umano, in cui sembra che la notte abbia ingoiato la luce per sempre e che nessun<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-27436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27436"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27436\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}