{"id":27432,"date":"2020-12-02T04:09:00","date_gmt":"2020-12-02T04:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/02\/nulla-di-cio-che-e-buono-andra-perduto-mai\/"},"modified":"2020-12-02T04:09:00","modified_gmt":"2020-12-02T04:09:00","slug":"nulla-di-cio-che-e-buono-andra-perduto-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/12\/02\/nulla-di-cio-che-e-buono-andra-perduto-mai\/","title":{"rendered":"Nulla di ci\u00f2 che \u00e8 buono andr\u00e0 perduto, mai"},"content":{"rendered":"<p>Un bambino va per la strada tenendo la mano della sua mamma, giovane e bella. Lei lo ha portato con s\u00e9 per una normalissima commissione, per\u00f2 in un quartiere della citt\u00e0 dove di solito non vanno mai; e adesso, nella luce di un mattino d&#8217;inverno che si posa obliquamente sulle facciate delle vecchie case, tutto ha un che di nuovo, di festoso, di sorprendente nell&#8217;animo di quel bambino. Ogni cosa, ogni finestra con gli scuri di legno, ogni portone, ogni cortile interno che fa capolino col suo piccolo orto, ogni pietra del selciato, grossi ciottoli di fiume arrotondati e disposti come un fiume silenzioso che corre fra gli isolati con un ritmo sempre uguale, e l&#8217;odore di pane e latte che esce dalle panetterie, e il profumo del caff\u00e8 che aleggia nei bar, e perfino il riverbero del sole sui vetri delle finestre delle case pi\u00f9 umili, nella zona pi\u00f9 povera e sprovvista di negozi, solo vecchie case modestissime dagli spessi muri anneriti e screpolati, tutto, tutto acquista una leggerezza, una trasparenza, un fascino che riempie il cuore di una meraviglia che vi s&#8217;imprime per sempre, e che accompagner\u00e0 quel bambino per il resto della vita. Cos\u00ec come non scorder\u00e0 mai quella dolce intimit\u00e0 con la mamma, il suo sorriso buono e rassicurante, il fazzoletto annodato sotto il mento, che le copre i bellissimi capelli neri, il senso di protezione che prova camminandole al fianco di buon passo, la piena consapevolezza del legame affettuoso che li lega e che si estende a tutta la famiglia, luogo di calore, di ascolto, di scambievole desiderio di bene. E poi, come uno strumento di sottofondo che quasi non si nota e invece avvolge tutto con la sua melodia quasi impalpabile, la citt\u00e0: <em>quella<\/em> citt\u00e0, e non un&#8217;altra; la citt\u00e0 dove sono nati, dove vivono i nonni, dove ci sono tutte le cose care; non una citt\u00e0 qualsiasi, non un luogo indifferente, ma un luogo d&#8217;elezione, unico, insostituibile, ove tutto \u00e8 amabile, e perfino gli aspetti meno belli diventano cari e preziosi: i tetti disuguali, i muri spessi delle vecchie case, i balconi in ferro battuto, quell&#8217;atmosfera un po&#8217; severa, con tutte quelle caserme e quei conventi, quel cielo, quel dialetto, quel modo di camminare della gente, gente chiusa e taciturna, ma capace di donare il cuore ai veri amici. Sarebbe semplicemente inconcepibile un altro sfondo, un&#8217;altra cornice; sarebbe impensabile non assaporare tanta dolcezza dall&#8217;aria e rapire un simile incanto dai giardini, se non ci fossero quelle vecchie case, quei borghi raccolti, quelle pietre, quegli scuri di legno con i ganci di ferro, quei camini svettanti sulle tegole, quelle rogge che corrono sotto i ponti, quel profumo di caldarroste, quei tramonti estivi, quei viali di pioppi con le foglioline frementi a primavera, quei bambini che vanno a scuola con la cartella in mano, nei loro grembiulini neri col colletto bianco, quei clienti inamovibili delle osterie, col bicchiere sempre pieno avanti a s\u00e9, seduti ore ed ore al tavolo di legno, a lisciarsi i baffoni e ricordare il buon tempo andato.<\/p>\n<p>E quelle associazioni mentali, quei ricordi intrecciati alle sensazioni di allora, sempre vive nella stanza pi\u00f9 segreta della memoria: il senso di scoperta, di novit\u00e0, di pulizia; e la mamma che insegna al bambino le prime nozioni di latino, e arrivati ai piedi del santuario, su cui campeggia la scritta <em>Gratiarum Virgini Sacrum<\/em>, lo invita a tradurre; e quella pittura con Maria e il Bambino sulla facciata della casa d&#8217;angolo; e quella via dal nome buffo<em>, via generale Chinotto<\/em>, che naturalmente fa venir in mente la bevanda dal gusto un po&#8217; frizzante, eppure deve avere a che fare con le cose militari, vallo a sapere. La mente del bambino ha un suo modo di ragionare: e se la nonna prepara <em>il rosto con l&#8217;osmarin<\/em>, ci\u00f2 vuol dire che la piantina aromatica con cui ella cucina l&#8217;arrosto, la domenica, \u00e8 l&#8217;osmarino, non il rosmarino; e che delusione quando scoprir\u00e0 che si chiama proprio <em>rosmarino<\/em>, come ormai da qualche tempo sospettava, perch\u00e9 <em>osmarino<\/em> era tanto pi\u00f9 bello, aveva un suono assai pi\u00f9 esotico e melodioso. Non c&#8217;\u00e8 confine fra le cose reali e le cose pensate; o meglio, per lui sono tutte reali. E se in chiesa le donne sciolgono alla Vergine Maria un canto che a un certo punto dice: <em>salva, Maria, chi t&#8217;ama<\/em>, e il bambino capisce invece <em>salva Maria chitana<\/em>, allora pensa a una specie di chitarra, lo pensa anche se non capisce; e bench\u00e9 non ne comprenda il senso, gli piacciono quelle strane parole e le ripete volentieri, mentalmente, cos\u00ec come le ha capite, rese pi\u00f9 interessanti da quell&#8217;aura di mistero. E se in un libro di fiabe ha visto il disegno di un topo-pirata, con la gamba di legno, che alla fine della storia viene punito per le sue malefatte sospingendolo, con la punta delle spade, a imboccare la passerella che si protende nel vuoto dal fianco della nave, mentre la pinna paurosa di uno squalo appare fra le onde del mare, lui ne \u00e8 colpito e turbato proprio come se quella scena fosse vera, come se il povero topo cattivo venisse condannato a morte l\u00ec, sotto il suo sguardo, reso ancor pi\u00f9 patetico dalla sua povera gamba di legno che gl&#8217;impedisce di camminare speditamente, e dal suo occhio orbo, nascosto dal fazzoletto. Perfino gli odori, perfino i gusti hanno per lui un significato diverso che per l&#8217;adulto, legati come sono a sensazioni e impressioni cariche di risonanza: perch\u00e9, altrimenti, da un certo giorno dell&#8217;infanzia, l&#8217;odore di vernice fresca e il sapore di quei biscotti ripieni di fichi si sono impressi con tanta soavit\u00e0 nel cuore di quel bambino, per sempre?<\/p>\n<p>Ed ecco l&#8217;espressione <em>per sempre<\/em>. \u00c8 la pi\u00f9 usata e abusata da tutti gli innamorati, e anche da tutti gli odiatori: <em>ti amer\u00f2 per sempre<\/em>, <em>ti odier\u00f2 per sempre<\/em> (ma si sa che l&#8217;odio \u00e8 un amore rovesciato). Sorgono spontanee, anche se novantanove volte su cento sono solo espressioni di un impulso momentaneo, che svanisce prima di quel che si credeva. Solo i bambini la prendono sul serio: <em>per sempre<\/em>, per loro, significa esattamente ci\u00f2 che vuol dire: senza mai fine. E i bambini sanno pi\u00f9 cose di quante ne conoscano gli adulti: le sanno per via istintiva, ma le sanno, con la certezza infallibile di chi \u00e8 pi\u00f9 vicino alla sorgente, e non pi\u00f9 lontano. Gli adulti, con tutti i loro ragionamenti, con la loro saggezza, con la loro maturit\u00e0, hanno perso la cosa principale: lo stupore davanti al mondo; perci\u00f2, anche se conoscono mille cose, ne sanno per davvero solo tre o quattro, e anche quelle le sanno per modo di dire, cio\u00e8 le sanno a parole, ma non le calano nella loro consapevolezza pi\u00f9 profonda. I bambini sono venuti al mondo da poco: dov&#8217;erano prima nessuno lo sa, per\u00f2 sta di fatto che hanno conservato una specie di vago ricordo, ed \u00e8 quel ricordo che illumina loro la strada e funge da cristallo per guardare e interpretare la realt\u00e0. Quel che intendiamo dire \u00e8 che la realt\u00e0, per il bambino, \u00e8 data da ci\u00f2 che si vede, si ode, si tocca, si odora, si gusta, da ci\u00f2 che si ricorda e da ci\u00f2 che s&#8217;immagina (ma non da ci\u00f2 che si prevede, perch\u00e9 il bambino non prevede nulla; e non prevede per la semplice ragione che non fa calcoli), <em>pi\u00f9 qualcos&#8217;altro<\/em>. Per l&#8217;adulto la realt\u00e0 \u00e8 data da ci\u00f2 che si vede, si ode, si tocca, si odora, si gusta, si ricorda, s&#8217;immagina (poco), si prevede (moltissimo), si calcola e si pu\u00f2 dimostrare con il ragionamento astratto. Dei due, \u00e8 il bambino ad essere pi\u00f9 vicino al cuore delle cose, perch\u00e9 invece di scomporle, le afferra con tutto il suo essere; invece di studiarle ed esaminarle, le accetta e le accoglie; invece d&#8217;imporre loro la sua verit\u00e0 e la sua spiegazione, le interroga pieno di meraviglia e lascia che siano esse a rispondergli, a sussurrargli il loro segreto in una lingua che l&#8217;adulto non conosce pi\u00f9, perch\u00e9 l&#8217;ha dimenticata. E cos\u00ec il bambino sa certamente meno cose dell&#8217;adulto, per\u00f2 sa quelle essenziali; non solo: sa quali domande hanno un senso e quali non ce l&#8217;hanno, e per queste ultime si astiene dal chiedere, lui cos\u00ec curioso che vorrebbe far domande su tutto, fino a stancare chi lo ascolta. Sa, per esempio, che la domanda: <em>qual \u00e8 il senso della vita?<\/em>, non ha senso, non perch\u00e9 la vita non abbia senso, ma perch\u00e9 non ha senso fare la domanda a qualcun altro e aspettare la risposta. La risposta c&#8217;\u00e8, ma non \u00e8 formulabile a parole; o meglio, la si pu\u00f2 formulare, ma \u00e8 solo un&#8217;approssimazione, alquanto inadeguata, della risposta vera, che non giunge dai discorsi, ma dalla vita stessa. E non giunge quando viene posta, astrattamente, la domanda, ma nel momento in apparenza pi\u00f9 impensato; perch\u00e9 la vita ha i suoi tempi e le sue leggi, i suoi silenzi e le sue rivelazioni, e li stabilisce lei, non noi. E se vogliamo sapere troppo e subito, la nostra domanda rimane insoddisfatta: non perch\u00e9 la vita non risponda, ma perch\u00e9 noi non siamo ancora capaci di cogliere la risposta. Abbiamo troppo rumore negli orecchi, e cos\u00ec non udiamo la risposta alla domanda che noi stessi avevamo formulato. In un certo senso, guardavamo dalla parte sbagliata, e cos\u00ec non riuscivamo a veder nulla.<\/p>\n<p>Naturalmente tutte queste sono solamente immagini simboliche: quando diciamo che la vita parla, che la vita risponde, in effetti vogliamo dire che Dio parla, che Dio risponde: perch\u00e9 Dio \u00e8 il signore del mondo e il padrone della vita, e tutto ci\u00f2 che domandiamo alla vita, lo domandiamo a Lui; e tutto ci\u00f2 che vorremmo dalla vita, lo vorremmo da Lui. E siccome noi guardiamo dalla parte sbagliata, non lo vediamo; e siccome abbiamo mille rumori inutili nell&#8217;orecchio, non lo udiamo. Ma Dio \u00e8 vicino ai bambini, perch\u00e9 i bambini sono pi\u00f9 vicini a Lui. Non a caso Ges\u00f9 ammoniva: (<em>Mt<\/em> 18, 3-5; <em>Gv<\/em> 18, 10):<\/p>\n<p><em>In verit\u00e0 vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.\u00a0Perci\u00f2 chiunque diventer\u00e0 piccolo come questo bambino, sar\u00e0 il pi\u00f9 grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.<\/em><\/p>\n<p><em>Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perch\u00e9 vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che \u00e8 nei cieli.<\/em><\/p>\n<p>Ora, quando un bambino dice, o pensa: questa cosa \u00e8 per sempre, non lo dice n\u00e9 lo pensa con una riserva mentale, come fa l&#8217;adulto, ma vi mette tutto se stesso. E se scrive, in una letterina per la mamma, <em>ti voglio bene sempre<\/em>, non la per gioco, ma ci crede davvero. L&#8217;adulto, davanti a una simile espressione, scuote il capo, pensando che nulla \u00e8 per sempre: se non altro perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 la morte. La morte, cos\u00ec ragiona l&#8217;adulto, si porta via tutto: anche le promesse, anche i giuramenti, anche i sentimenti pi\u00f9 profondi. E inoltre, pensa l&#8217;adulto, il bambino fa dichiarazioni eterne perch\u00e9 non sa cos&#8217;\u00e8 la morte: non sa che la morte \u00e8 la fine, e che ogni cosa, anche quella che sembrava pi\u00f9 durevole, appare caduca non appena si presenta lei. Questa \u00e8 la saggezza dell&#8217;adulto, e in nome di tale saggezza egli si crede assai pi\u00f9 esperto sulla vita del bambino; anche se arriva quasi ad invidiare il bambino per la sua beata ignoranza della morte. E per consolare un bambino che ha perso la sua mamma, l&#8217;adulto gli dice che lei \u00e8 volata in cielo; ma lui, quanto a se stesso, non ci crede affatto. Gli dice anche che lei lo guarda e lo assiste da lass\u00f9, e che ora \u00e8 felice presso Dio, e veglia su di lui. Ma non ci crede, e lo dice solo per consolarlo. E infine gli dice che un giorno la rivedr\u00e0, che si rivedranno, che si abbracceranno e che sar\u00e0 per sempre: ma non lo pensa veramente, perch\u00e9 il pungiglione della morte lo ha trafitto al cuore, ed \u00e8 come un assetato nel deserto che vuol offrire l&#8217;acqua a un altro, e fa l&#8217;atto di versargliela in bocca, ma le sue mani sono vuote.<\/p>\n<p>E tuttavia, se non fosse cos\u00ec? Se fosse vero che la mamma \u00e8 volata in cielo; che ora \u00e8 felice presso Dio; che veglia sul so bambino, e che un giorno si rivedranno e si abbracceranno? Certo, queste cose le dice la religione cristiana: non disse forse Ges\u00f9 al buon ladrone (<em>Lc<\/em> 23, 43): <em>In verit\u00e0 io ti dico: oggi stesso tu sarai con me in paradiso?<\/em> Tuttavia l&#8217;adulto, si sa, \u00e8 anche un cristiano adulto, e alle favole non crede pi\u00f9, bench\u00e9 gliene sia rimasta una certa nostalgia. Eppure, proviamo a domandarci: perch\u00e9 l&#8217;adulto ha detto quelle dolci parole di consolazione al bambino rimasto orfano di sua madre? Forse perch\u00e9 si \u00e8 ricordato del catechismo? Forse perch\u00e9 ha pensato alla dottrina cattolica? No: le ha dette d&#8217;istinto, perch\u00e9 gli sono sgorgate dal cuore, gli sono affiorate alle labbra prima di qualsiasi ragionamento. Gli \u00e8 parso cosa buona e giusta dire cos\u00ec, non saprebbe nemmeno lui spiegare come e perch\u00e9. Ecco: questa \u00e8 la fonte di ci\u00f2 che \u00e8 radicato nel nostro essere, dunque di ci\u00f2 che viene da Dio, Noi siamo stato creato a immagine e somiglianza di Dio: quel che abbiamo in fondo al nostro essere, viene da Lui. In fondo al nostro essere c&#8217;\u00e8 questa certezza istintiva: che tutte le cose belle sono per sempre, non per essere ingoiate dal tempo e divenire nulla; che tutto ci\u00f2 che \u00e8 buono non andr\u00e0 perduto, mai, ma un giorno lo ritroveremo, purificati dalla nostra sofferenza e dalla lunga separazione. Dio non ha posto al cuore del nostri essere un tale grado di certezza per prenderci in giro. Dio non fa nulla a caso, ma ogni cosa, anche la pi\u00f9 piccola e apparentemente insignificante, \u00e8 stata fatta per il bene, nasce dal bene ed \u00e8 diretta a un fine buono. Lasciamo ai tristi psicologi materialisti l&#8217;amara soddisfazione che il desiderio di vita eterna \u00e8 una forma di nevrosi di un animale intelligente che non accetta l&#8217;idea di dover morire. Noi sappiamo, noi sentiamo, che la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra; e la stessa ragione naturale, che ci guida alla conoscenza, sia pure parziale, di Dio, ci dice che Dio, l&#8217;essere perfettissimo, non crea inganni o illusioni nella mente dell&#8217;uomo, la sua creatura prediletta. Come scrive san Paolo, con gioiosa sicurezza (<em>Rm<\/em> 6,22-23): <em>Ma ora, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per frutto la vostra santificazione e per fine la vita eterna;\u00a0perch\u00e9 il salario del peccato \u00e8 la morte, ma il dono di Dio \u00e8 la vita eterna in Cristo Ges\u00f9, nostro Signore.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bambino va per la strada tenendo la mano della sua mamma, giovane e bella. 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