{"id":27429,"date":"2018-03-31T01:07:00","date_gmt":"2018-03-31T01:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/31\/per-redimersi-dalla-shoah-il-cristiano-deve-sparire\/"},"modified":"2018-03-31T01:07:00","modified_gmt":"2018-03-31T01:07:00","slug":"per-redimersi-dalla-shoah-il-cristiano-deve-sparire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/31\/per-redimersi-dalla-shoah-il-cristiano-deve-sparire\/","title":{"rendered":"Per redimersi dalla Shoah il cristiano deve sparire?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 chi \u00e8 filosofo, e chi no. Non dipende dai titoli accademici, dalla quantit\u00e0 delle pubblicazioni e nemmeno dall&#8217;opinione del vasto pubblico. Se si cerca il suo nome su una qualsiasi enciclopedia, si trover\u00e0 che Robert Nozick (New York, 1938-Cambridge, Massachusetts, 202), esponente di punta del libetarianismo, \u00e8 universalmente considerato come un grande filosofo, anzi, come uno dei pi\u00f9 grandi filosofi del XX secolo. Noi non ci prenderemo la briga di discutere l&#8217;insieme delle sue teorie filosofiche, anche se, possiamo dirlo senz&#8217;altro, non vi abbiamo trovato minimamente quella profondit\u00e0 o quella originalit\u00e0 che possano spiegare un consenso cos\u00ec generale sul valore del suo pensiero. La sua idea fondamentale \u00e8 che esiste la persona, intesa come individuo; che tutto deve ruotare intorno alla persona, e, in particolare, il massimo dei diritti possibili e immaginabili; e che la societ\u00e0 \u00e8 un trascurabile contorno, che non ha realmente valore in s\u00e9, ma che serve solo e fino a quando essa pu\u00f2 assicurare all&#8217;individuo tutta la libert\u00e0 che questi chiede e pretende. Una filosofia del liberalismo estremo, che, come si vede, non si pu\u00f2 considerare particolarmente sofisticata, visto che trascura il piccolo ma non irrilevante dettaglio che nessuno ha mai visto un individuo fuori della societ\u00e0, a parte il ragazzo selvaggio dell&#8217;Aveyron e qualche altro rarissimo caso di ragazzo o bambino cresciuti dai lupi, dalle scimmie o dalle iene, col risultato di essere regrediti ad un livello decisamente sub-umano. Esiste, peraltro, un sistema pressoch\u00e9 infallibile per capire se abbiamo a che fare con un vero filosofo, e consiste nel prendere, a caso, una parola-chiave, una parola-simbolo, un concetto filosofico fondamentale, e vedere come costui affronta l&#8217;argomento, quale metodo segue nel dare un certo valore a quella parola o a quel concetto. Non si tratta nemmeno di entrare nel merito dei suoi ragionamenti: \u00e8 sufficiente vedere il metodo che adopera. \u00c8 un sistema sbrigativo, quasi brutale, ma praticamente infallibile: il vero filosofo ha sempre un approccio ampio e indipendente; non si lascia mai catturare dalla pura emotivit\u00e0, non si adegua mai alle opinioni pi\u00f9 corrive, per quanto diffuse; non si mette mai in fila per ripetere ci\u00f2 che dicono gli altri, ma valuta ed esamina con l&#8217;occhio spassionato di chi non ha alcuna causa preconcetta da difendere, ma si pone solo ed esclusivamente alla ricerca della verit\u00e0. Se crede che la verit\u00e0 esiste, beninteso. Se \u00e8 un relativista, pi\u00f9 o meno abilmente mascherato, va da s\u00e9 che non crede in nulla, e quindi si concede il lusso di dire qualsiasi cosa e anche il suo esatto contrario, sostenendo, all&#8217;occorrenza, che quando aveva detto la prima cosa, la situazione era cos\u00ec, e quando ha detto la seconda, la situazione era col\u00e0. Per il relativista, infatti, tutto dipende dal contesto: non essendoci la verit\u00e0, per lui ci sono solamente delle piccole verit\u00e0 parziali, da verificare di volta in volta, da usare finch\u00e9 ci\u00f2 si rivela utile, e poi da gettare nel cestino e passare oltre.<\/p>\n<p>Ora, scorrendo l&#8217;indice del libro che si pu\u00f2 considerare come la sintesi del suo pensiero, <em>La vita pensata<\/em>, il lettore trova capitoli dedicati al morire, al creare, alle emozioni, alla felicit\u00e0, all&#8217;oblio, alla luce e alle tenebre, alla saggezza, eccetera; ma uno spicca fra tutti, perch\u00e9 non riguarda circostanze esistenziali d&#8217;ordine generale, bens\u00ec un fatto <em>storico<\/em>: l&#8217;Olocausto (il libro \u00e8 del 1989 e il temine <em>politically correct<\/em> era quello; poi qualcuno \u00e8 riuscito a imporre universalmente quello, ancora pi\u00f9 pesantemente teologico, di Shoah). Il lettore, stupito, si domanda: come mai, fra tutti i fatti storici, questo e solo questo ha meritato un capitolo a s\u00e9 in uno zibaldone filosofico? Quando poi si va a leggere il detto capitolo, la perplessit\u00e0 diventa delusione, delusione totale: il discorso non si pone n\u00e9 sul piano storico &#8212; non vengono neanche fatti i nomi dei protagonisti; n\u00e9, tanto meno, si arrischia una interpretazione del fatto nelle sue motivazioni storiche, per quanto aberrante e criminale sia stata la &quot;soluzione&quot; &#8212; n\u00e9 su quello filosofico, se filosofia \u00e8 pensare il tutto e non la parte, e, prima ancora, semplicemente <em>pensare<\/em>. Nozick, parlando dell&#8217;Olocausto, non fa un esercizio di pensiero: fa un esercizio di oratoria viscerale; fa appello unicamente alle viscere, non alla testa del lettore. Fra l&#8217;altro, non sembra neppure sfiorato dal sospetto che di genocidi, perch\u00e9 questo \u00e8 il termine corretto che gli storico dovrebbero adoperare, ce ne sono stati altri, a cominciare da quello degli Armeni, che precede quello degli ebrei e che, percentualmente, non \u00e8 stato meno tragico quanto al numero delle vittime; egli d\u00e0 per scontato e per dimostrato che l&#8217;Olocausto sia stato il Male Assoluto e, anche se non adopera questa espressione, tutto il suo discorso ruota intorno a questo concetto: prendere o lasciare. E siccome l&#8217;Olocausto \u00e8 strato il Male Assoluto, esso ha letteralmente cancellato la Redenzione cristiana, sicch\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 nuovamente una massa dannata, che potrebbe scomparire dalla faccia della terra senza lasciare alcun rimpianto dietro di s\u00e9. Gli abitanti di un&#8217;altra galassia, dice, troverebbero la cosa giusta e naturale. Veramente Nozick, non essendo cristiano, non avrebbe alcun dirotto di dire che la Redenzione \u00e8 stata annullata dall&#8217;orrore dell&#8217;Olocausto: perch\u00e9 la Redenzione \u00e8 un concetto teologico, e un filosofo la cui speculazione prescinde dal fatto religioso non ha niente da dire in proposito. Si tratta, appunto, solo di oratoria. Comunque, quale \u00e8 la sola, possibile via d&#8217;uscita da questa perdita della Redenzione? Una nuova redenzione, questa volta fatta dagli uomini; una redenzione tutta umana, cio\u00e8 una auto-redenzione, al posto di quella di Cristo, mediante la quale gli uomini dovrebbero fare un salto di qualit\u00e0 e diventare pi\u00f9 buoni. Se questa \u00e8 filosofia, lasciamolo giudicare a chi ha una testa per pensare; ma, se lo \u00e8, allora vuol dire che la qualifica di &quot;filosofo&quot; si pu\u00f2 attribuire davvero a chiunque, anche a chi non si prende neppure il disturbo di spiegare per quali vie arrivi a certe conclusioni.<\/p>\n<p>Ma lasciamo che il Nostro ci parli da s\u00e9 di queste cose (da: R. Nozick, <em>La vita pensata. Meditazioni filosofiche<\/em>; titolo originale: <em>The Examined Life<\/em>, 1989; traduzione di Giulia Boringhieri, Milano, Mondadori, 1990, pp. 259-261; 263-264; 264-265):<\/p>\n<p><em>La portata dell&#8217;Olocausto supera qualunque tipo di spiegazione e risposta: credo che l&#8217;Olocausto sia un evento paragonabile alla Caduta quale la concepiva il cristianesimo tradizionale. Qualcosa che muta radicalmente e drasticamente la condizione e lo status dell&#8217;umanit\u00e0. Personalmente non credo che ci fu realmente quell&#8217;evento nell&#8217;Eden dopo il quale ogni uomo \u00e8 nato con il peccato originale, ma qualcosa del genere \u00e8 avvenuto adesso. L&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 caduta.<\/em><\/p>\n<p><em>Non pretendo di capire perfettamente il significato di tutto ci\u00f2, ma questo \u00e8, penso, un aspetto: adesso non sarebbe una PARTICOLARE tragedia se l&#8217;umanit\u00e0 finisse, se la specie umana fosse distrutta da una guerra atomica o se la terra fosse avvolta da una nube che impedisse alla specie di continuare a riprodursi. Non voglio dire che l&#8217;umanit\u00e0 si MERITA tutto ci\u00f2. Un fatto simile comporterebbe una moltitudine di tragedie e sofferenze individuali, il dolore e la perdita della vita, e la perdita della continuit\u00e0 e del significato che risiedono nei figli, perci\u00f2 sarebbe sbagliato e mostruoso da parte di chiunque causare tutto ci\u00f2. Quello che voglio dire \u00e8 che prima sarebbe stata un&#8217;ULTERIORE tragedia, una tragedia in pi\u00f9 oltre a quella che avrebbe colpito i singoli, se la storia e la specie umana fossero finite, ma che adesso quella storia e quella specie si sono macchiate, e la loro perdita non costituirebbe una perdita PARTICOLARE oltre a quella che colpirebbe ogni singolo individuo. L&#8217;umanit\u00e0 ha perso il suo diritto a continuare.<\/em><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 sostenere che ci volle l&#8217;Olocausto per arrivare a questa situazione, quando sappiamo che cosa una civilt\u00e0 occidentale evoluta aveva gi\u00e0 permesso: schiavit\u00f9 e tratta degli schiavi, i belgi in Congo, lo sterminio delle loro popolazioni indiane da parte degli argentini, la decimazione e il tradimento delle proprie da parte degli americani, vite umane mandate al macello durante la Prima guerra mondiale dai paesi europei, per non parlare di tutte le altre mostruosit\u00e0 che il mondo ha al suo attivo? \u00c8 inutile mettersi a fare confronti tra le crudelt\u00e0 e i disastri commessi. (Cina, Russia, Cambogia, Armenia, Tibet&#8230; questo secolo sar\u00e0 conosciuto come l&#8217;epoca delle atrocit\u00e0?) Forse l&#8217;Olocausto SUGGELL\u00d2 la situazione, e la rese del tutto palese.<\/em><\/p>\n<p><em>Eppure l&#8217;Olocausto da solo sarebbe bastato. Come un parente che disonora la sua famiglia, i tedeschi, i nostri parenti umani, hanno disonorato tutti noi. Hanno rovinato la nostra reputazione, ma non in quanto singoli: hanno rovinato la reputazione della famiglia umana. Anche se non siamo tutti responsabili di ci\u00f2 che fecero coloro che all&#8217;epoca agirono o stettero a guardare, siamo tutti macchiati. Immaginiamo che degli esseri di un&#8217;altra galassia guardino la nostra storia. Non troverebbero sconveniente, peso, se questa storia ad un certo punto terminasse, se la specie di cui vedono tale storia finisse, distrutta da una guerra nucleare o per altre ragioni incapace di continuare. Questi osservatori vedrebbero le tragedie INDIVIDUALI che ne deriverebbero, ma non vedrebbero &#8211; \u00e8 questo che intendo dire &#8212; una tragedia anche nella fine della specie. Quest&#8217;ultima, la specie che ha commesso tutto CI\u00d2, ha perso la sua dignit\u00e0. Non che essa &#8212; lo ripeto &#8212; meriti di essere distrutta: solo, NON merita pi\u00f9 di esserci. L&#8217;umanit\u00e0 si \u00e8 auto desacralizzata. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Forse solo se soffriremo noi stessi ogni volta che sar\u00e0 inflitta una sofferenza, o perfino ogni volta che qualcuno la prover\u00e0, potremo redimere la specie. Prima forse potevamo essere pi\u00f9 isolati; ora questo non basta pi\u00f9. La dottrina cristiana ha sostenuto che Ges\u00f9 prese su di s\u00e9 il dolore di tutta l&#8217;umanit\u00e0; agli altri si chiedeva di imitare Cristo, ma non di prendere anch&#8217;essi su di s\u00e9 il dolore dell&#8217;umanit\u00e0 per redimerla. Se \u00e8 vero che l&#8217;era cristiana \u00e8 finita, allora \u00e8 stata sostituita da un&#8217;altra in cui ognuno di noi deve prendere su di s\u00e9 il dolore di tutta l&#8217;umanit\u00e0. Ci\u00f2 che Ges\u00f9 avrebbe fatto per noi, prima dell&#8217;Olocausto, adesso l&#8217;umanit\u00e0 deve farlo da s\u00e9. In questo modo potrebbe anche ricucirsi la frattura tra giudaismo e cristianesimo. Qualunque cosa Cristo abbia fatto &#8212; su questo ebrei e cristiani potrebbero essere d&#8217;accordo &#8212; ora non vale pi\u00f9; viviamo in un stato irredento. La specie umana potr\u00e0 essere &#8212; eventualmente- redenta solo se (quasi) tutti prenderanno su di s\u00e9 il dolore degli altri. I cristiani potrebbero pensarla come una nuova era che continua e incarna pi\u00f9 autenticamente il messaggio di Cristo; gli ebrei potrebbero vedere che gli altri adesso piangono sinceramente per una sofferenza cos\u00ec immane, e inflitta in modo cos\u00ec mostruoso, che d\u00ec&#8217;ora in poi dovranno essere diversi. L&#8217;Olocausto ci ha riproposto il problema della redenzione, con la differenza che la nuova redenzione deve provenire da noi, dall&#8217;umanit\u00e0 tutta, e l&#8217;esito \u00e8 incerto. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;Olocausto \u00e8 un cataclisma immane che deforma tutto ci\u00f2 che gli sta intorno. Talvolta i fisici descrivono le masse gravitazionali come distorsioni e deformazioni della geometria piana dello spazio fisico circostante; pi\u00f9 \u00e8 grande la massa, pi\u00f9 \u00e8 grande la deformazione. A mio parere l&#8217;Olocausto rappresenta un&#8217;immane e incessante deformazione dello spazio umano&#8230;<\/em><\/p>\n<p>E questa sarebbe una riflessione <em>filosofica<\/em>? No: \u00e8 solo la formulazione emotiva, mostruosa, di una nuova religione mondiale: <em>la religione della colpa.<\/em> Tutta l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 colpevole e deve sentirsi tale. I tedeschi, in particolare, hanno disonorato per sempre l&#8217;umanit\u00e0. Chiunque nasca, nasce sotto il segno della colpa. Curioso, perch\u00e9 Nozick dice di non credere alla storia del Peccato originale &#8212; il che lo pone automaticamente, secondo il celebre aforisma di un <em>vero<\/em> filosofo, Nicol\u00e1s G\u00f3mez D\u00e1vila, nella categoria degli stupidi &#8212; per\u00f2 non esita a fabbricare una nuova versione del peccato originale, questa volta causato dall&#8217;Olocausto. Chiunque sia nato dopo quell&#8217;evento, \u00e8 praticamente dannato. Vie d&#8217;uscita? Quasi nessuna: a meno che l&#8217;intera umanit\u00e0 prenda su di s\u00e9 il peso di quel peccato, di quella croce e decida di redimersi da s\u00e9, sostituendo alla redenzione di Cristo la propria auto-redenzione. Difficile dire se Nozick, scrivendo queste cose, stia scherzando o faccia sul serio. L&#8217;enormit\u00e0 e la puerilit\u00e0 teologica di un simile concetto \u00e8 talmente macroscopica, che si stenta a credere che un filosofo di professione l&#8217;abbia potuta davvero formulare. \u00c8 evidente, infatti, che se Ges\u00f9 Cristo, che per i cristiani \u00e8 Dio, ha fallito nel tentativo di redimere gli uomini, dopo che essi si sono macchiati dell&#8217;Olocausto, gli uomini stessi non potranno mai riuscirci da soli. Sul piano del ragionamento, lo capirebbe anche un bambino. Ma Nozick, a questo punto &#8212; il libertario Nozick, il filosofo della libert\u00e0 individuale assoluta o quasi assoluta &#8212; non ci sta offrendo un ragionamento: sta fondando una nuova religione, il cui scopo \u00e8 farci sentire tutti colpevoli e perci\u00f2 tutti maledetti. Non c&#8217;\u00e8 male, per uno che fa della libert\u00e0 la bandiera della propria filosofia.<\/p>\n<p>Peraltro, nessuna originalit\u00e0 in questo &quot;pensiero&quot;. Sono cose gi\u00e0 dette, in particolare da Hans Jonas: dopo Auschwitz cambia tutto, cambia anche il pensiero di Dio; e nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 scrivere una poesia o cogliere un fiore, perch\u00e9 non esiste pi\u00f9 l&#8217;innocenza. Auschwitz \u00e8 uno spartiacque, nulla \u00e8 pi\u00f9 come prima. In fondo, i luterani potranno assentire a questa visione cupamente pessimistica, perch\u00e9 Lutero insegna che l&#8217;umanit\u00e0 \u00e8 una massa dannata e meritevole solo dell&#8217;inferno. Ma i cattolici, no. Cristo \u00e8 morto per i peccati degli uomini e la sua Redenzione resta valida ed efficace per tutti: essendo Dio, non c&#8217;\u00e8 un limite quantitativo al male che pu\u00f2 riscattare. Ma lui solo, non noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 chi \u00e8 filosofo, e chi no. Non dipende dai titoli accademici, dalla quantit\u00e0 delle pubblicazioni e nemmeno dall&#8217;opinione del vasto pubblico. 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