{"id":27427,"date":"2008-03-12T01:58:00","date_gmt":"2008-03-12T01:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/12\/sfiorando-il-mistero-dellessere-nel-possente-respiro-notturno-della-pioggia\/"},"modified":"2008-03-12T01:58:00","modified_gmt":"2008-03-12T01:58:00","slug":"sfiorando-il-mistero-dellessere-nel-possente-respiro-notturno-della-pioggia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/12\/sfiorando-il-mistero-dellessere-nel-possente-respiro-notturno-della-pioggia\/","title":{"rendered":"Sfiorando il mistero dell&#8217;Essere nel possente respiro notturno della pioggia"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 notte fonda, ormai.<\/p>\n<p>Anzi, \u00e8 gi\u00e0 mattino: sono le prime ore del giorno, nelle quali &#8211; come dice il taoismo &#8211; la Terra respira e l&#8217;aria \u00e8 pervase da energie positive, benefiche per l&#8217;organismo dei viventi.<\/p>\n<p>Tutto tace, tutto \u00e8 silenzio. Non un passante, non un&#8217;automobile, non un rumore, all&#8217;infuori di quello della pioggia.<\/p>\n<p>Anzi, anche la pioggia \u00e8 quasi cessata: e tuttavia continua, sotto forma cento e cento rivoli che scorrono incessanti, monotoni eppure bellissimi, da infinite grondaie, e si perdono poi gi\u00f9, nel buio della notte.<\/p>\n<p>Ce n&#8217;\u00e8 uno, in particolare, che sovrasta tutti gli altri: ha un suono strano, intermittente, molto forte: l&#8217;acqua scorre attraverso quella grondaia con la forza di un ruscello di montagna, con il vigore giovanile di una fonte alpestre, che scaturisce dalla roccia e si apre la via, scavalcando massi e pietre e tagliando con baldanza gioiosa attraverso i prati d&#8217;alta quota.<\/p>\n<p>Tutta quest&#8217;acqua che ruscella gi\u00f9 da innumerevoli grondaie, come dai doccioni di una immensa cattedrale gotica, riempiendo il silenzio della notte, crea un effetto strano: come una seconda pioggia che cade di rimando, quando gi\u00e0 la prima si attenua e cessa; come un&#8217;immagine riflessa, e capovolta, nell&#8217;acqua: l&#8217;immagine di una pioggia che cade al contrario, che cade dal basso verso l&#8217;alto, surreale, fantastica.<\/p>\n<p>La notte profonda non sa che farsene della nostra mente razionale, della nostra legge di gravit\u00e0; la notte \u00e8 fatta per sognare, per stupirsi, per socchiudere portali sull&#8217;<em>altra<\/em> dimensione.<\/p>\n<p>\u00c8 quell&#8217;ora strana, indefinibile, che non appartiene pi\u00f9 alla notte ma non \u00e8 ancora del giorno: una terra di nessuno, terra di scorribande, di incursori, di vagabondi delle stelle; terra dove tutto pu\u00f2 accadere.<\/p>\n<p>\u00c8 quell&#8217;ora che evoca il mistero, talvolta con un brivido di paura: le streghe del Brocken; la notte di Valpurga; la sconsacrata chiesa di Blokula, in Svezia, ritrovo delle creature delle tenebre, di convitanti striscianti e svolazzanti nell&#8217;oscurit\u00e0.<\/p>\n<p>E tuttavia, un mistero che pu\u00f2 anche essere stupore, incanto, favola: come la notte di San Giovanni del folklore romeno, o come la notte di mezza estate del folklore celtico. Notte di sogni, di incanti, di apparizioni: shakesperiana <em>midsummer night<\/em>, popolata di sogni trepidanti, di elfi e di fate leggiadre.<\/p>\n<p>Ma qui, nessun elfo e nessuna fata appaiono; n\u00e9 alcun diavolo o strega o negromante. Nessun pipistrello, nessun gatto dall&#8217;andare furtivo e inquietante. Solo la pioggia regna padrona incontrastata: una pioggia incessante, sempre uguale; ma una pioggia strana: una pioggia ch&#8217;\u00e8 gi\u00e0 finita, e che prosegue attraverso cento e cento grondaie, gi\u00f9 dai tetti splendenti di bagnato, con le tegole fatte lucide quanto uno specchio.<\/p>\n<p>\u00c8 come essere nel fitto del bosco di faggi e d&#8217;abeti; dove la pioggia cade per ore e ore, sotto le chiome degli alberi, inzuppando il sottobosco cosparso di felci e di aghi rossastri, dopo che la pioggia \u00e8 finita e le nuvole in cielo si sono squarciate sotto la lama di un raggio di sole che penetra obliquamente, vittorioso.<\/p>\n<p>Ma qui non ci sono faggi, n\u00e9 abeti; solo case dai tetti splendenti come specchi, orti e giardini circondati da siepi che si aprono al respiro benefico della notte e della pioggia; che aprono le gemme sui rami degli alberi da frutta, come anime assetate nella notte.<\/p>\n<p>\u00c8 un momento solenne.<\/p>\n<p>I fanali della strada si sono spenti, ovunque \u00e8 oscurit\u00e0: ma non ostile, anzi, profondamente amica. Una oscurit\u00e0 che vuol parlare, che vuol dire alcune cose. Che vuol essere ascoltata, incondizionatamente; che chiede solo silenzio e raccoglimento.<\/p>\n<p>Del resto, la notte non \u00e8 poi cos\u00ec buia come poteva sembrare sul momento.<\/p>\n<p>Il cielo non \u00e8 nero, ma, bench\u00e9 coperto da nuvole invisibili, \u00e8 di un colore lattiginoso, indefinibile, come se ricevesse una pallida luce lunare. Ma non c&#8217;\u00e8 luna, nessuna stella brilla attraverso la coltre di nuvole basse, che si pu\u00f2 solamente immaginare.<\/p>\n<p>In questa specie di chiarore diffuso, smorzato, come il cielo delle latitudini polari quando il sole non scende interamente sotto l&#8217;orizzonte, si pu\u00f2 perfino intravedere la linea delle colline, scura contro lo sfondo scuro della notte; e, stranamente, il buio appare pi\u00f9 denso verso il basso, ai piedi delle montagne, e non in alto, dove pare sciogliersi in una nebbia opalescente.<\/p>\n<p>Anche il muro della casa biancheggia nella notte piovosa, carica di effluvi e di umori gi\u00e0 ormai quasi primaverili &#8211; bench\u00e9 le montagne, ora invisibili, siano ancora coperte da un bianco mantello di neve.<\/p>\n<p>E, su quel muro bianco che si staglia nella notte come un faro, nel contrasto dell&#8217;ombra proiettata su di esso dalle chiome degli alberi vicini, ecco che arrivano.<\/p>\n<p>Arrivano cos\u00ec, una dopo l&#8217;altra, come uccelli che planano ad ali tese, dolci presenze <em>dal disio chiamate<\/em>.<\/p>\n<p>Eccoli, sono qui: con la forza e la freschezza di un tempo. Non sono i ricordi: i ricordi sono creature della mente, creature del passato. <em>Queste<\/em>, invece, sono creature vive: volti, suoni, parole, luci, luoghi, situazioni, odori.<\/p>\n<p>Odori, soprattutto: intensi, evocativi: come quello della vernice fresca; come quello del mughetto; come quello del forno del nonno Odori dell&#8217;infanzia che sono di nuovo qui, che sono sempre qui, <em>che sono sempre stati qui<\/em>; e, con essi, i volti, le cose, le parole, i sorrisi, lo stormir delle foglie, lo scintillio del cielo notturno nelle notti d&#8217;estate, il profilo severo delle montagne, l&#8217;orizzonte sconfinato dei campi di granturco.<\/p>\n<p>Tutte queste cose non se ne sono mai andate; tutte queste presenze non ci hanno mai voltato le spalle: tutto \u00e8 rimasto qui, vivo e splendente, come allora: tutto, tutto, tutto. Presenze mai fuggite, mai smarrite, mai disperse: presenze, semplicemente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, in questa notte carica di pioggia, di silenzio e di stupore, esse <em>ritornano<\/em>: non perch\u00e9 fossero realmente scivolate nel ricordo, ma perch\u00e9 noi lo avevamo creduto e, credendolo, le avevamo lasciate irrigidirsi, defilarsi dietro un&#8217;invisibile muraglia.<\/p>\n<p>Non si tratta di ricordi, ma di presenze.<\/p>\n<p>Il ricordo \u00e8 altrove; ma esse sono qui, sono adesso, sono noi.<\/p>\n<p>Dove siamo noi, adesso? Dov&#8217;\u00e8 la nostra mente, ora? No, non stiamo affatto contemplando il passato: siamo esattamente l\u00ec, dove eravamo allora; respiriamo lo stesso, meraviglioso profumo di terra bagnata; proviamo lo stesso stupore incantato; questo muro bianco, \u00e8 lo stesso di allora; queste montagne, sono proprio le stesse di allora; siamo immersi nello stesso presente.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 passato, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 futuro.<\/p>\n<p>Il balcone \u00e8 lo sesso, affacciato sul mistero odoroso della notte bagnata di pioggia. E quella zona d&#8217;ombra, l\u00ec nell&#8217;angolo, dove gli alberi sfiorano il muro bianco, \u00e8 la stessa di allora. Chi lo dice che non c&#8217;\u00e8 nessun albero, che non \u00e8 lo stesso muro, che forse nemmeno <em>quel<\/em> muro esiste pi\u00f9, abbattuto da un terremoto pi\u00f9 di trenta anni fa?<\/p>\n<p>No: sono proprio gli stessi: e noi siamo in loro; e noi <em>siamo loro<\/em>. Tutto \u00e8 qui, tutto \u00e8 ora: solo il presente esiste, per sempre; solo il qui esiste: l&#8217;altrove \u00e8 solo un &quot;qui&quot; che non abbiamo ancora riconosciuto.<\/p>\n<p>Come dite: che \u00e8 illusione?<\/p>\n<p>No: la <em>vostra<\/em> \u00e8 illusione; il vostro credere che le cose siano separate, che il presente ci separi dal passato; che le cose cambino, che scompaiano, che vadano perdute. Nulla cambia, nulla si trasforma, nulla va perduto.<\/p>\n<p>Aveva ragione Parmenide, e torto Eraclito.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che non ci si pu\u00f2 bagnare due volte nella stessa acqua: pensare ci\u00f2, significa scambiare le apparenze per la realt\u00e0.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che noi siamo sempre immersi nella stessa acqua: invecchiare \u00e8 scordarsi questa semplice verit\u00e0. La verit\u00e0 che noi siamo sempre giovani, siamo sempre bambini, siamo sempre incantati come lo eravamo allora; ma non lo sappiamo. Non lo sappiamo pi\u00f9, perch\u00e9 crediamo di avere imparato tante altre cose: e crediamo che ogni cosa, che ogni esperienza, che ogni istante siano legate a un filo, come tante perline di vetro: una prima e le altre dopo.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 vero.<\/p>\n<p>Noi non siamo fatti di tante perline, la nostra vita non \u00e8 fatta di tante goccioline d&#8217;acqua, tese sul filo in questa strana notte, carica di pioggia senza pioggia.<\/p>\n<p>Basta lasciarsi andare, e le cose ritornano: emergono dal cono d&#8217;ombra in cui avevamo creduto che fossero scivolate, smarrendosi.<\/p>\n<p>Tornano le parole delle fiabe, la paura che provavamo di notte, tirandoci la coperta fin quasi sulla testa, pensando alla strega cattiva che, forse, si muoveva sotto il nostro letto. Torna la voce dolce della mamma che cantava, lieta, riempiendo la casa dell&#8217;armonia della sua voce.<\/p>\n<p>Non se n&#8217;erano mai andate, tutte queste cose. Noi lo avevamo creduto, avviluppati nell&#8217;illusione del tempo, come mosche impigliate nella tela di un ragno.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere non si distrae, non si disperde, non si modifica.<\/p>\n<p>Noi siamo <em>gi\u00e0<\/em> nell&#8217;Essere: solo che non lo sappiamo. Non crediamo all&#8217;Essere, non lo degniamo di un pensiero; oppure, se lo pensiamo, ce lo immaginiamo come un <em>altrove.<\/em><\/p>\n<p>Niente affatto: l&#8217;Essere \u00e8 l&#8217;eterno presente e l&#8217;eterno &quot;qui&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere \u00e8 la sola realt\u00e0: tutto il resto \u00e8 illusione.<\/p>\n<p>Noi siamo realt\u00e0, quando ci ricordiamo di far parte dell&#8217;Essere, di partecipare dell&#8217;Essere: di trovarci in esso come il pulviscolo che si muove vorticoso in un raggio di sole che attraversa, da una fessura, una stanza in penombra.<\/p>\n<p>Quella danza, \u00e8 la nostra danza: la nostra preghiera, la nostra chiamata, la nostra missione &#8211; se la sappiamo riconoscere.<\/p>\n<p>Altrimenti, non \u00e8 altro che lo sbandare incerto e penoso di un folle, o di un ubriaco. Il volteggiare di una falena intorno alla luce della fiamma, in cui finir\u00e0 per bruciarsi<\/p>\n<p>E non c&#8217;\u00e8 altra realt\u00e0 che questa.<\/p>\n<p>Vivere consapevolmente, \u00e8 aver coscienza noi siamo <em>sempre<\/em> qui e ora; che tutto \u00e8 sempre qui e ora; che nulla c&#8217;\u00e8, al di fuori del qui e dell&#8217;ora; non perch\u00e9 il passato sia ormai consumato e il futuro sia ancora lontano, ma perch\u00e9 passato e futuro sono solo miraggi, errori di prospettiva; illusioni di una mente ancora avvolta nella tela del ragno.<\/p>\n<p>Il ragno dei nostri fantasmi.<\/p>\n<p>Per liberarcene, non dobbiamo fare altro che rientrare in noi stessi, e guardare meglio. Allora vedremo e capiremo.<\/p>\n<p>Ritroveremo tutto, rivedremo tutto, e saremo ancora noi.<\/p>\n<p>Ogni cosa sar\u00e0 in noi, e noi saremo in ogni cosa. A quel punto, nulla di male potr\u00e0 mai pi\u00f9 accaderci.<\/p>\n<p>Non avremo pi\u00f9 paura.<\/p>\n<p>Saremo liberi, finalmente.<\/p>\n<p>Le cose verranno a faci festa, per celebrare il nostro ritorno.<\/p>\n<p><em>Monti e colline vi acclameranno, e tutti gli alberi dei campi batteranno le mani.<\/em><\/p>\n<p>E l&#8217;acqua, scorrendo lieta sotto i mille ponticelli della nostra vita, ci domander\u00e0 con voce argentina se l&#8217;avremo, infine, riconosciuta: se ci saremo resi conto che \u00e8 <em>ancora<\/em> quella della nostra infanzia; che \u00e8 <em>sempre<\/em> quella di allora.<\/p>\n<p>E che noi pure siamo sempre quelli.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non vi altra realt\u00e0 che l&#8217;Essere, e l&#8217;Essere rimane sempre identico a se stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 notte fonda, ormai. 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