{"id":27425,"date":"2016-10-24T01:18:00","date_gmt":"2016-10-24T01:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/24\/le-foreste-di-faggi-dellemisfero-australe-un-intrigante-problema-fitogeografico\/"},"modified":"2016-10-24T01:18:00","modified_gmt":"2016-10-24T01:18:00","slug":"le-foreste-di-faggi-dellemisfero-australe-un-intrigante-problema-fitogeografico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/24\/le-foreste-di-faggi-dellemisfero-australe-un-intrigante-problema-fitogeografico\/","title":{"rendered":"Le foreste di faggi dell\u2019emisfero australe: un intrigante problema fitogeografico"},"content":{"rendered":"<p>Il genere <em>Nothofagus<\/em> comprende circa 35 specie di alberi che vivono esclusivamente nell&#8217;emisfero meridionale, sparse fra l&#8217;America del Sud, l&#8217;Australia, la Nuova Zelanda e alcune altre isole dell&#8217;Oceania. \u00c8 imparentato con il genere <em>Fagus<\/em> che vive nell&#8217;emisfero settentrionale: in America del Nord, in Europa, in Asia fino al Pacifico, fra Cina e Giappone. Tuttavia, mentre il collegamento fra le terre emerse dell&#8217;emisfero boreale \u00e8 relativamente facile, perch\u00e9 sono tutte contigue, compresa l&#8217;America e l&#8217;Asia orientale (Stretto di Bering) o collegate da isole, come l&#8217;Europa e l&#8217;America del Nord (Islanda, Groenlandia, Terra di Baffin, Terranova), quello fra le terre dell&#8217;emisfero australe appare estremamente problematico, date le vaste distese oceaniche che le separano. Pertanto, la domanda che lo studioso della distribuzione delle piante non pu\u00f2 non porsi, osservando le terre in cui attualmente si trova il Faggio antartico, \u00e8 la seguente: come ha potuto, questo albero dall&#8217;ampia chioma e dalle grandi dimensioni, popolare delle regioni fra loro cos\u00ec distanti e, soprattutto, separate da freddi mari tempestosi, che si estendono senza interruzione per migliaia di chilometri?<\/p>\n<p>Collegato a questo interrigativo, ce n&#8217;\u00e8 poi un altro: il <em>Nothofagus<\/em> \u00e8, semplicemente, la variet\u00e0 australe del nostro Faggio boreale? \u00c8 semplicemente un genere della famiglia Fagacee, oppure costituisce, da s\u00e9 solo, una famiglia separata? Fino a circa mezzo secolo fa, diciamo fino agli anni Sessanta del XX secolo, prevaleva la risposta affermativa: i botanici pensavano che l&#8217;ordine Fagali comprendesse tanto il <em>Fagus<\/em> dell&#8217;emisfero settentrionale, quanto il <em>Nothofagus<\/em> dell&#8217;emisfero meridionale. Da allora, per\u00f2, negli ambienti scientifici si \u00e8 fatta sempre pi\u00f9 strada l&#8217;idea, che oggi \u00e8 ormai prevalente, secondo la quale il <em>Nothofagus<\/em> rappresenti una famiglia separata, costituita da un solo genere, quello delle Nothofagacee. L&#8217;elemento principale a sostegno di questa interpretazione \u00e8 stato offerto da uno studio pi\u00f9 approfondito delle caratteristiche del frutto nei due generi, <em>Fagus<\/em> e <em>Nothofagus<\/em>, che avrebbe evidenziato l&#8217;esistenza di una maggiore diversit\u00e0 di quanto non fosse sembrato agli studiosi dei secoli scorsi. Nel 2009, i botanici riuniti nello Angiosperm Philogeny Group III, che lavorano alla classificazione delle specie basandosi soprattutto sulla filogenetica molecolare, hanno confermato la tesi secondo cui <em>Nothofagus<\/em> \u00e8 realmente una famiglia separata, sia pure all&#8217;interno delle Fagali; tuttavia bisogna aggiungere, per scrupolo di verit\u00e0, che la questione deve essere considerata tuttora aperta. Vedremo che il primo interrogativo che ci eravamo posti si pu\u00f2 spiegare alla luce del secondo, per cui partiamo da questo.<\/p>\n<p>Il genere <em>Nothofagus<\/em>, solitamente, viene suddiviso dai botanici in quattro sottogeneri o sezioni: <em>Nothofagus<\/em> propriamente detto, che \u00e8 peculiare dell&#8217;America Meridionale, rappresentato da cinque specie; <em>Brassospora<\/em>, presente esclusivamente nella Nuova Guinea e nella Nuova Caledonia, e che, con ben diciannove specie, costituisce il sottogenere pi\u00f9 consistente, oltre che il pi\u00f9 antico, come attestano i resti fossilizzati; <em>Fuscospora,<\/em> presente sia in America del Sud, sia in Australia e in altre isole dell&#8217;Oceania, con cinque specie; e infine <em>Lophozonia<\/em>, rappresentato, a sua volta, tanto nel Sud America che nell&#8217;Oceania, e di cui si conoscono attualmente sette specie. In tutto, quindi, le specie finora conosciute sono trentasei; ma non \u00e8 escluso che possano crescere di numero, non tanto per la scoperta di nuovi esemplari, quanto per il riconoscimento di differenze significative all&#8217;interno di specie che attualmente sono considerate unitarie.<\/p>\n<p>Fra le cinque specie del sottogenere <em>Nothofagus<\/em>, le tre pi\u00f9 importanti sono <em>N. antarctica<\/em>, <em>N. betuloides<\/em> e <em>N. pumilio<\/em>. La prima \u00e8 stanziata nell&#8217;Arcipelago della Terra del Fuoco e, trovandosi presente anche a Sud del Canale di Beagle, nell&#8217;isola Hoste, costituisce la specie arborea pi\u00f9 meridionale del mondo, a 55\u00b0 di latitudine Sud (cfr. il nostro saggio <em>Il limite antartico della vegetazione arborea<\/em>, pubblicato sulla rivista <em>Il Polo<\/em> dell&#8217;Istituto Geografico Polare, n. 3, 1986, pp. 29-35, e ripubblicato parzialmente sul sito di Arianna Editrice, il 12\/06\/2006). La seconda \u00e8 nativa sia della terra del Fuoco, sia della Patagonia meridionale; la terza \u00e8 diffusa nella Terra del Fuoco, ma anche nelle Ande, sia sul versante cileno che su quello argentino, e si spinge verso Nord fino alle Torri del Paine ed alla regione del Lago Nahuel Huap\u00ec. Delle tre, adattate a sopravvivere in un clima estremamente severo &#8212; che, nella stagione invernale, pu\u00f2 scende anche a venti o trenta gradi sotto zero, \u00e8 l&#8217;ultima, <em>N. pumilio<\/em>, quella che raggiunge le maggiori dimensioni, fino a trenta metri d&#8217;altezza e un metro e mezzo di diametro, beninteso se il luogo \u00e8 adatto e, soprattutto, riparato dai venti, che, nella regione magellanica, soffiano con violenza impressionante; e si spinge fino a 2.000 m. di quota sul livello del mare. Se le condizioni ambientali sono avverse, e via, via che si sale verso le quote pi\u00f9 alte (ma si tenga presente che il limite delle nevi perenni si abbassa quanto pi\u00f9 si scende verso le alte latitudini, tanto che, all&#8217;altezza del Circolo Polare antartico, si trova al livello del mare), si presenta come un faggio nano, dal portamento strisciante, pi\u00f9 simile a un arbusto che a un albero. Il suo legno \u00e8 di qualit\u00e0 talmente buona che trova un uso frequente nella costruzione di mobili. Va notato che per pi\u00f9 di met\u00e0 dell&#8217;anno, esattamente per sette mesi, questa specie lascia cadere le foglie e le riprende con il ritorno della buona stagione; infatti \u00e8 nota agli abitanti di quelle regioni con il nome generico di &quot;faggio nano deciduo&quot;. Le altre due specie arrivano fino a un massimo di 25 metri d&#8217;altezza e si somigliano abbastanza, ma la prima, <em>N. antarctica<\/em>, \u00e8 anch&#8217;essa decidua, mentre la seconda, <em>N. betuloides<\/em>, \u00e8 nota come &quot;faggio sempreverde&quot;. Secondo gli indigeni Ona, oggi estinti, e che erano chiamati anche Selknam, dal tronco del <em>N. antarctica<\/em> poteva nascere uno spirito soprannaturale, Kmantah, vestito d&#8217;una corteccia di faggio.<\/p>\n<p>A parere di alcuni botanici, il genere <em>Nothofagus<\/em> avrebbe migrato verso il mezzogiorno allorch\u00e9, durante il Cretaceo, sia le altre Fagacee, sia le Betulacee, avrebbero intrapreso la migrazione verso settentrione; e ci\u00f2 avvenne a causa della deriva dei continenti, che port\u00f2 alla frammentazione dell&#8217;unica massa di terra emersa allora esistente. Nell&#8217;emisfero Sud, il supercontinente Gondwana si framment\u00f2 in parecchie zolle minori, mentre quello settentrionale, la Laurasia, rimase a lungo pi\u00f9 compatto, essendo l&#8217;Europa e il Nord America unite per mezzo della Groenlandia. Lo slittamento progressivo del Sud America, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Australia e dell&#8217;Antartide, le une lontane dalle altre, potrebbe spiegare la diffusione del Faggio australe in regioni del mondo che, oggi, sono non solo separate, ma lontanissime fra di loro. In effetti, resti fossili di <em>Nothofagus<\/em> sono stati rinvenuti anche in Antartide, un continente, che, allora, godeva di un clima ben diverso da quello odierno, assai pi\u00f9 mite: un clima temperato che, in certe zone (allora anche il Polo Sud occupava una posizione diversa dall&#8217;attuale) era, probabilmente, perfino sub-tropicale. Tuttavia, resti fossili di <em>Nothofagus<\/em> sono stati rinvenuti anche in India, nella Penisola del Deccan. Ci\u00f2 non \u00e8 in contrasto con quanto detto sopra, perch\u00e9, fino al Cretaceo, l&#8217;India faceva pare anch&#8217;essa del Gondwana, e solo in seguito ha iniziato a &quot;migrare&quot; verso Nord, a causa dello scorrimento della relativa zolla, fino a oltrepassare l&#8217;Equatore e a saldarsi con l&#8217;Asia, generando il corrugamento himalaiano.<\/p>\n<p>Ha scritto il naturalista e paleontologo britannico Edwin H. Colbert nel suo saggio <em>Animali e continenti alla deriva<\/em>, un piccolo classico nel suo genere (titolo originale: <em>Wandering Lands and Animals<\/em>, 1973; traduzione dall&#8217;inglese di Marco Papi, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, pp. 104-105):<\/p>\n<p><em>La distribuzione delle piante e degli animali attuali pu\u00f2 dare qualche indizio sull&#8217;esistenza del Gondwana? Molti studiosi degni di credito hanno affermato pi\u00f9 volte che \u00e8 proprio cos\u00ec; si citano numerosi esempi in proposito: la presenza, nell&#8217;emisfero australe, del faggio del genere &quot;Nothofagus&quot;, che \u00e8 documentato in Sud America, in Australia, in Nuova Zelanda e Nuova Caledonia; quella dei dipnoi (i pesci polmonati) in Africa, in Sud America e in Australia. Occorre per\u00f2 precisare che i faggi del&#8217;emisfero meridionale, o almeno parte di essi, possono benissimo testimoniare di un processo di propagazione dovuto ai venti, mentre i dipnoi sono i lontani discendenti di pesci cosmopoliti nel Triassico e anche in epoche pi\u00f9 remote. Tralasceremo altri esempi relativi a piante e animali attuali che sono stati citati come rappresentanti viventi della flora e della fauna dell&#8217;antico Gondwana. In alcuni casi, i fenomeni che si pongono a monte delle attuali distribuzioni possono effettivamente essere testimonianze dell&#8217;esistenza del Gondwana, ma in molti altri si osservano i risultati di processi di diffusione diversi e pi\u00f9 recenti da una regione continentale all&#8217;altra. I fattori che hanno determinato la distribuzione della fauna e della flora, quale risulta dalla storia terrestre dal Permiano e dal Triassico in poi, sono troppi e troppo complessi perch\u00e9 sia possibile e lecito considerare gli organismi attuali come &quot;prove&quot; sulla realt\u00e0 e sulla forma del Gondwana. Occorre in ogni caso essere estremamente prudenti. Philip J. Darlington, autore di approfonditi studi sulla biogeografia degli organismi moderni e di quelli estinti &#8212; studi notevoli per l&#8217;accuratezza e la seriet\u00e0 delle interpretazioni &#8212; ha scritto che &quot;la distribuzione delle piante e e degli animali che osserviamo oggi non rivela dove si trovassero eventuali antiche connessioni. Soltanto nel tardi Cretaceo, e soprattutto nel Terziario, la distribuzione delle piante e degli animali incomincia a rivelare specifiche connessioni tra le terre e delimitazioni nelle distese degli oceani, ma tali testimonianze sono troppo tarde per avere un peso nelle ipotesi sulla deriva dei continenti&quot; (P. Darlington, &quot;Zoogeography: The Geographical Distribution of Animals&quot;, John Wiley &amp; Sons, Inc., New York, 1965, p. 197; N. d. T.). Stando cos\u00ec le cose, concentreremo la nostra attenzione sulle testimonianze fossili, come peraltro abbiamo gi\u00e0 fatto. Le prove a favore dell&#8217;esistenza dell&#8217;antico supercontinente Gondwana nell&#8217;emisfero australe sono numerose; come abbiamo visto, esse sono in parte di natura fisica e in parte paleontologiche&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ora, se <em>Nothofagus<\/em> \u00e8 una famiglia s\u00e9 stante, invece di chiedersi come ha fatto a migrare sempre pi\u00f9 a Sud, bisognerebbe chiedersi se \u00e8 proprio vero che per spiegare la sua diffusione c&#8217;\u00e8 bisogno di ricorrere alla deriva dei continenti e allo slittamento delle zolle (o &quot;placche&quot;) terrestri sulle rocce semifluide del sottostante mantello. I semi delle piante, infatti, sono capaci di superare, trascinati sul filo delle correnti marine, delle distanze enormi, conservando intatta la loro facolt\u00e0 germinativa. Ci sembra, pertanto, che la prudenza mostrata da Philip J. Darlington, e, poi, da Edwin H. Corbett, sia pienamente giustificata: prima di arrivare alla conclusione che la diffusione del <em>Nothofagus<\/em> nel Sud America, in Australia, Antartide, India e isole dell&#8217;Oceania, sia dovuta alla frantumazione del Gondwana, si pu\u00f2 anche pensare che sia avvenuta per opera del vento e delle correnti marine.<\/p>\n<p>Un principio scientifico fondamentale insegna che non si pu\u00f2 provare una teoria per mezzo di un&#8217;altra teoria. Che la vastissima diffusione dei Faggi australi nell&#8217;emisfero meridionale sia la prova, o una delle prove, dell&#8217;esistenza del Gondwana, non \u00e8 lecito affermarlo con assoluta certezza, anche se la cosa \u00e8 possibile, e, anzi, addirittura probabile; perch\u00e9 sappiamo che tale diffusione pu\u00f2 anche essere avvenuta scavalcando ampie distese marine, specialmente nelle epoche in cui il livello degli oceani si era abbassato a causa delle glaciazioni, e quindi le piattaforme continentali erano, in tutto o in parte, emerse alla superficie. A quel punto, &quot;passare&quot; dalla Terra del Fuoco, poniamo, fino alla Nuova Zelanda, non sarebbe stato molto pi\u00f9 difficile che, per il <em>Fagus<\/em> settentrionale, passare dalla Siberia all&#8217;Alaska, anche se lo Stretto di Bering non ci fosse mai stato e queste due terre si fossero trovate molto distanti l&#8217;una dall&#8217;altra.<\/p>\n<p>Non si deve esagerare l&#8217;importanza della paleontologia come scienza sussidiaria della geologia. Le testimonianze fossili aiutano a comprendere quale doveva essere la configurazione delle terre e dei mari nelle ere pi\u00f9 remote, per\u00f2 i fossili sono solo una delle testimonianze relative alla eventuale contiguit\u00e0 di terre che, al presente, sono ben distanti fra loro. Il caso del <em>Nothofagus<\/em> \u00e8 pi\u00f9 ambiguo e complesso di quello della flora a <em>Glossopteris<\/em>, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato (cfr. il nostro articolo: <em>La differenziazione delle flore paleozoiche nei supercontinenti di Laurasia e Gondwana<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 25\/08\/2010). Esistono ancora delle zone bianche, sulla mappa della fitogeografia, che attendono di essere riempite; e questo le conferisce un elusivo, arcano fascino&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il genere Nothofagus comprende circa 35 specie di alberi che vivono esclusivamente nell&#8217;emisfero meridionale, sparse fra l&#8217;America del Sud, l&#8217;Australia, la Nuova Zelanda e alcune altre<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30160,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[93],"class_list":["post-27425","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geografia","tag-america"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-geografia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27425","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27425"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27425\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30160"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27425"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27425"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27425"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}