{"id":27423,"date":"2008-03-29T12:02:00","date_gmt":"2008-03-29T12:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/29\/il-collasso-delle-colonie-norvegesi-in-groenlandia-monito-eloquente-alle-filosofie-dello-sviluppo\/"},"modified":"2008-03-29T12:02:00","modified_gmt":"2008-03-29T12:02:00","slug":"il-collasso-delle-colonie-norvegesi-in-groenlandia-monito-eloquente-alle-filosofie-dello-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/29\/il-collasso-delle-colonie-norvegesi-in-groenlandia-monito-eloquente-alle-filosofie-dello-sviluppo\/","title":{"rendered":"Il collasso delle colonie norvegesi in Groenlandia monito eloquente alle filosofie dello sviluppo"},"content":{"rendered":"<p>Una pagina di storia particolarmente interessante dal punto di vista dell&#8217;equilibrio fra societ\u00e0 umane e ambiente naturale \u00e8 quella relativa alla fallita colonizzazione scandinava della Groenlandia, terminata con l&#8217;abbandono dei due insediamenti, occidentale (Vestribyggd) e orientale (Eystribyggd), posti, in realt\u00e0, entramibi sulla costa occidentale della grande isola, l&#8217;uno pi\u00f9 a nord, l&#8217;altro pi\u00f9 a sud, presso il Capo Farewell. A met\u00e0 strada fra i due esisteva un terzo insediamento, molto pi\u00f9 piccolo, che si pu\u00f2 chiamare Insediamento medio.<\/p>\n<p>Le fonti storiche scandinave sono incerte e confuse, per cui la fine di queste tre colonie europee, poste letteralmente all&#8217;estremit\u00e0 del mondo allora conosciuto, rimane a tutt&#8217;oggi avvolta nel mistero. Non sappiamo se vennero distrutte dagli Eschimesi, chiamati Skraeling dai coloni norreni, o se scomparvero per una serie di cause legate ai mutamenti climatici che, fra il 1200 e il 1600, videro in tutto l&#8217;emisfero boreale il ritorno di una &#8216;piccola et\u00e0 dei ghiacci&#8217;, come \u00e8 stata chiamata da alcuni scienziati. Oltre ad impoverire ulteriormente le gi\u00e0 magre risorse ambientali, dalle quali dipendeva la sopravvivenza dei coloni, l&#8217;espansione dei ghiacci rese assai pi\u00f9 difficili le rotte marittime nei mari settentrionali e fece s\u00ec, che a poco a poco, cessarono di partire dalla Norvegia le navi che avrebbero dovuto assicurare i collegamenti con quell&#8217;estremo avamposto europeo.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che, abbandonati a se stessi, i coloni norvegesi scomparvero.<\/p>\n<p>Le testimonianze letterarie dicono che gli abitanti dell&#8217;insediamento occidentale finirono per abbandonare la religione cristiana, probabilmente per adottare quella degli Eschimesi, con i quali, evidentemente, dovette esservi una fusione, o, quanto meno, un tentativo di convivenza pacifica, dopo una fase certamente cruenta, in cui i due popoli vennero a contatto per la prima volta. Va ricordato, infatti, che il peggioramento delle condizioni climatiche indusse gli Eschimesi a spingersi verso sud, inseguendo la loro preda preferita, la foca, dalla quale dipendevano totalmente (un po&#8217; come gli Indiani del Nord America dipendevano dal bisonte).<\/p>\n<p>Quanto all&#8217;insediamento orientale, che sopravvisse pi\u00f9 a lungo &#8211; anche perch\u00e9 era assai pi\u00f9 consistente -, le testimonianze archeologiche indicano che gli ultimi norvegesi vennero seppelliti secondo il rito cristiano, indossando i loro migliori abiti; per cui si sarebbe portati a credere che, in quel caso, non vi fu alcuna assimilazione da parte dell&#8217;elemento indigeno; della quale, del resto, non v&#8217;\u00e8 traccia neanche dal punto di vista antropologico fra gli Eschimesi o Inuit attuali. Nulla, infatti, indica che le due stirpi si siano mescolate: nessun carattere fisico degli Scandinavi, per quanto sporadico, \u00e8 osservabile negli Eschimesi odierni.<\/p>\n<p>Sempre le testimonianze archeologiche attestano che l&#8217;Insediamento occidentale fu occupato dagli Eschimesi a partire dal 1341, per cui la fine della colonia norvegese dovette precedere di pochissimo tale data. Nell&#8217;insediamento medio, la presenza eschimese sostituisce quella scandinava dal 1380 circa; e per quello orientale, ci\u00f2 dovette avvenire nei primissimi anni del 1500. Ma, ripetiamo, non \u00e8 dato sapere, allo stato attuale delle nostre conoscenze, se gli Eschimesi occuparono i fiordi gi\u00e0 abbandonati dai norvegesi, o gi\u00e0 spopolati dalla &#8216;morte bianca&#8217;; oppure se li occuparono con la forza, uccidendo gli abitanti fino all&#8217;ultimo uomo e, magari, facendo prigionieri un certo numero di ragazzi e ragazze, come \u00e8 documentato che accadde in alcuni scontri di minore entit\u00e0, verificatisi nei decenni che precedettero la fine della colonia occidentale.<\/p>\n<p>Sappiamo soltanto che sono stati identificati i resti di numerose fattorie norrene nonch\u00e9 di alcune chiese, a testimonianza del fatto che, ai loro tempi d&#8217;oro (se mai ve ne furono), i colonizzatori avevano spiegato notevoli mezzi per creare condizioni di vita che fossero quanto pi\u00f9 simili possibile a quelle che avevano lasciato nella loro lontana madrepatria, in Norvegia &#8211; e, in minor misura, in Islanda.<\/p>\n<p>Scrive il saggista e scrittore gallese Gwyn Jones, nel suo importante studio <em>Antichi viaggi di scoperta in Islanda, Groenlandia e America<\/em>, ripubblicato alcuni anni fa dalla Casa editrice Newton Compton (titolo originale: <em>The Norse Atlantico saga<\/em>. <em>Being the Norse oyages of Discovery and Settlement to Iceland, Greenland, America<\/em>, 1964, Oxford University Press; traduzione italiana Giorgio Romano, Milano, Bompiani Editore, 1966, pp. 82-110):<\/p>\n<p><em>&quot;La colonia di Groenlandia, che va tenuta distinta dallo stato o nazione di Groenlandia, sopravvisse fino all&#8217;inizio del secolo XVI, e il modo in cui avvenne la sua fine ha interessato a lungo gli studiosi. La Colonia di Groenlandia era il pi\u00f9 remoto avamposto della civilt\u00e0 europea ela sua fine &#8211; su un lontano lido, in un paese quasi dimenticato, in condizioni climatiche che peggioravano e in circostanze assai tetre &#8211; \u00e8 stata considerata da molti la pi\u00f9 impressionante tragedia vissuta da un popolo nordico. Essa rimane uno dei problemi insoluti della storia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Vediamo oggi, col senno di poi, come tutto, nella colonizzazione norrena in Groenlandia, fosse giocato al suo limite. I colonizzatori sarebbero potuti sopravvivere soltanto se non fosse intervenuto nessun mutamento in peggio. In Islanda l&#8217;Europeo del Medioevo aveva rischiato le sue ultime possibilit\u00e0 per vivere al nord, e aveva potuto osar questo senza rinunziare a un sistema di vita scandinavo. L&#8217;Islanda si trova all&#8217;estremo limite del mondo abitabile; la Groenlandia oltre quel limite. Papa Alessandro VI scriveva nel 1492: \u00abLa Chiesa di Gardar \u00e8 situata alla fine del mondo\u00bb e la strada per raggiungerla era infaustamente nota:<\/em> per mare non minus tempestosissimum quam longissimum. <em>Era pertanto un prerequisito per i groenlandesi &#8211; se volevano dominare il destino &#8211; possedere un naviglio loro capace di solcare i mari. Ben presto invece non ebbero non ebbero a disposizione n\u00e9 i capitali n\u00e9 il materiale per costruirlo; dopo essersi sottomessi alla Norvegia fu loro esplicitamente vietato di usare navi proprie: e, da allora in poi, le condizioni per la sopravvivenza non dipesero pi\u00f9 dalla loro volont\u00e0. I cambiamenti politici ed economici all&#8217;estero, senza loro colpa n\u00e9 offesa, potevano ormai distruggerli, e la loro negligenza doveva mostrarsi altrettanto letale di un attacco. Secondariamente il loro numero era pericolosamente esiguo: probabilmente non raggiunsero mai le tremila anime. La popolazione dell&#8217;Islanda dell&#8217;anno 1100 era pressappoco di 80.000 persone. Il fuoco, i ghiacci, le pestilenze e l&#8217;abbandono da parte dei norvegesi ridussero questo numero a 47.000 nel 1800: uno sciupio omicida per una razza molto prolifica. La Groenlandia non possedeva una siffatta riserva di umani sacrifici. In terzo luogo: di tutte le comunit\u00e0 europee essa era la pi\u00f9 vulnerabile ai cambiamenti climatici. Per gli altri uomini dell&#8217;Europa una serie di inverni freddi e di cattive estati \u00e8 una seccatura e un fastidio; per i groenlandesi rappresentava il suono di una campana a morte. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con tutta probabilit\u00e0 il freddo crescente e la maggior aridit\u00e0 dopo il 1200 contribuirono gli eschimesi a recarsi verso sud. Man mano che il ghiaccio andava estendendosi lungo le coste ovest della Groenlandia, anche le fiche si diffusero; a loro volta gli Skraeling seguirono le foche, perch\u00e9 ogni aspetto della loro vita dipendeva da questi animali. Trichechi e balene, carib\u00f9 e orsi, pernici bianche e piccoli pesci erano tutti bene accolti dagli eschimesi, ma alle foche essi erano legati in modo particolare. I norreni si spingevano a nord, alla ricerca di territori di caccia e di legname trasportato dalle correnti; gli eschimesi scendevano a sud inseguendo le foche: il loro incontro era inevitabile. Non sappiamo quanti di questi incontri abbiano lasciato tracce di sangue sulla neve, poich\u00e9 tanto per i norreni quanto per gli eschimesi la posta era alta, ed essi dovevano ben saperlo. Il futuro sarebbe stato favorevole a quel popolo che sarebbe riuscito ad adattarsi meglio al mutamento del clima. Gli eschimesi, resi autosufficienti dalle foche, ben impellicciati e protetti contro il freddo, con le loro tende per l&#8217;estate, le case per l&#8217;inverno e i velocissimi caicchi, erano invero mirabilmente attrezzati. I norreni, legati alle abitudini europee sino alla fine, della colonizzazione, attaccati ai greggi, alle mandrie e ai pascoli che andavano scomparendo, non potevano sopravvivere al loro<\/em> fimbulvetr<em>, a quel lungo, spietato, terribile inverno, il cui avvicinarsi annunciava la fine del loro mondo. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;insediamento occidentale ebbe termine nel 1342. Abbiamo scarse prove di come ci\u00f2 sia avvenuto, e sono inoltre prove discutibili. Gli<\/em> Annali <em>del vescovo Gisli Oddsson precisano sotto la data di quell&#8217;anno che: \u00abGli abitanti della Groenlandi, di loro spontanea volont\u00e0, abbandonarono la vera fede e la religione cristiana, avendo abbandonato il retto sentiero e le virt\u00f9 fondamentali, e si unirono coi popoli dell&#8217;America (<\/em>ad Americae populos se converterunt<em>). Alcuni considerano anche che la Groenlandia si trova molto vicina alle regioni occidentali del mondo. E da questo deriv\u00f2 che i cristiani rinunciassero ai loro viaggi in Groenlandia\u00bb. Per il vescovo i &#8216;popoli dell&#8217;America&#8217; erano quasi certamente gli eschimesi, cio\u00e8 quegli stessi Skraeling che i groenlandesi avevano incontrato molto tempo prima in Marclandia e in Vinlandia; e la sua asserzione dev&#8217;essere interpretata come un&#8217;indicazione che gi\u00e0 nel 1342 si riteneva che i groenlandesi fossero divenuti indigeni per costume e religione Fu probabilmente per esaminare il carattere e l&#8217;estensione di quest&#8217;apostasia che un anno prima, nel 1341, il vescovo Hakon di Bergen aveva inviato il prete Ivar Bardarson in una spedizione divenuta poi famosa,. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si sparse la voce che i norreni stavano &#8216;convertendosi&#8217; alla fede egli eschimesi e abbandonavano la religione cristiana; si disse che bisognava fare qualcosa a questo proposito. Ma allorch\u00e9 Ivar Bardarson arriv\u00f2 in Groenlandia, una di queste due cose doveva essere accaduta: o gli ultimi sopravvissuti dell&#8217;Insediamento occidentale si erano ritirati verso il sud per cercare scampo, o erano stati vinti e sterminati dagli Skraeling. Comunque, la spedizione di Ivar non serv\u00ec che a confermare questo fatto: \u00abattualmente gli Skraeling occupano tutta la Colonia occidentale\u00bb. La cultura tipicamente scandinava scomparve ovunque al di l\u00e0 della latitudine 62\u00b0 nord. Dopo il 1350 circa l&#8217;esistenza di colonie norrene in Groenlandia era limitata a Eystridyggd.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I documenti storici e archeologici dimostrano che l&#8217;insediamento orientale combatt\u00e9 tenacemente per la propria esistenza. L\u00ec viveva gran parte della popolazione norrena, e l\u00ec si trovavano anche le terre migliori. Ciononostante la perdita dell&#8217;Insediamento occidentale rappresent\u00f2 per quello orientale un&#8217;irreparabile calamit\u00e0. Da un lato port\u00f2 alla perdita del Nordseta, il miglior terreno di caccia della Groenlandia, che si trovava pi\u00f9 a nord dell&#8217;insediamento perduto e, sebbene la richiesta di prodotti del Norseta fosse in declino, ci\u00f2 costitu\u00ec una drastica riduzione delle risorse dei coloni. Ma ancora pi\u00f9 grave fu la sensazione che un destino analogo minacciasse anche l&#8217;insediamento rimasto. Certamente gli eschimesi stavano reagendo duramente alla presenza dei bianchi nel sud; e noi apprendiamo dagli<\/em> Annali islandesi <em>(<\/em>Gottskalksannal<em>) che intorno al 1379 \u00abgli Skaraeling attaccarono i groenlandesi, ne uccisero diciotto e rapirono due ragazzi che fecero schiavi\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le testimonianze relative alle comunicazioni tra la Groenlandia e il mondo esterno, dopo la met\u00e0 del secolo XIV, si possono cos\u00ec sintetizzare: nei rimi decenni una nave, protetta dal monopolio regale, comp\u00ec, a intervalli frequenti se non proprio ogni anno, il tragitto Norvegia Groenlandia. Era questo il<\/em> Groenlands kn\u00f6rr<em>, il Corriere della Groenlandia; ma non sembra che sia stato sostituito dopo che and\u00f2 perduto nel 1367 o &#8217;69. In seguito le comunicazioni furono scarse. Tutte le prove che possediamo di viaggi in Groenlandia riguardano una strana serie di uomini: Bjorn Einarsson Jorsalafari, detto il Pellegrino di Gerusalemme, fece naufragio in Groenlandia e vi rimase per due anni; un gruppo d&#8217;islandesi, smarrita la rotta, vi arriv\u00f2 nel 1406 e vi rimase quattro anni; una coppia alquanto misteriosa, Pining e Pothorst, fece un viaggio piuttosto chimerico in Groenlandia, e pare anche oltre, nell&#8217;oceano occidentale, forse anche fino al Labrador, poco dopo il 1470, aggiungendo cos\u00ec nuove sfumature fantastiche alla cartografia del Rinascimento e qualche luce, ma anche molte ombre, alle vaghe conoscenze che il XVI secolo ebbe del pi\u00f9 remoto settentrione. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando e come si sia estinto l&#8217;Insediamento orientale non sapremo mai. Con ogni probabilit\u00e0 il fenomeno si verific\u00f2 subito dopo la fine del 1500. Deve esserci stato un progressivo indebolimento della Colonia. A Herjolfsnes, e ancor pi\u00f9 probabilmente a Unartoq, ci sono prove di sepolture collettive che possono far pensare a una morte per epidemia, forse per peste, sebbene non se ne trovi conferma nelle fonti storiche. Come per Vestribyggd, dobbiamo immaginare che la Colonia si sia andata ritirando sotto la pressione eschimese, mentre le famiglie che vivevano ai confini indietreggiavano verso le zone centrali, e alcuni (non necessariamente gli spiriti pi\u00f9 deboli) coglievano l&#8217;occasione per far ritorno in Islanda o in Norvegia. Altri furono rapiti da violenti predoni europei, tra i quali par che predominassero gli inglesi; ed \u00e8 logico ritenere che l&#8217;isolamento, profondamente sentito, unito alle altre sciagure, abbia alimentato una debolezza fisica e morale che ridusse la volont\u00e0 di sopravvivenza. Nel complesso la vecchia teoria che la Colonia groenlandese sia andata morendo tra l&#8217;indifferenza del resto del mondo rimane sostanzialmente valida. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando nel 1586 l&#8217;inglese John Davis riusc\u00ec a sfuggire all&#8217;atroce desolazione delle coste sud-orientali della Groenlandia e contempl\u00f2 con sollievo \u00absemplice paesaggio campestre con terra ed erba\u00bb, all&#8217;interno dei fiordi occidentali, non trov\u00f2 nessuna traccia di bianchi, \u00abn\u00e9 vide alcuna cosa a eccezione di avvoltoi, corvi e piccoli uccelli, come allodole e fanelli\u00bb. Questi erano i fiordi dell&#8217;antico Insediamento occidentale, ma la stessa cosa era di quello orientale. La terra, l&#8217;acqua e tutto ci\u00f2 che esse potevano offrire appartenevano ormai agli esuberanti e tenaci eschimesi. La vicenda norrena in Groenlandia era giunta alla fine.&quot;<\/em><\/p>\n<p>La Groenlandia era stata visitata da arditi navigatori vichinghi gi\u00e0 al principio del X secolo e colonizzata a partire dal 982 per opera di Erik il Rosso, che la chiam\u00f2 &quot;Terra Verde&quot; perch\u00e9 tale, in estate, \u00e8 l&#8217;aspetto di alcuni fiordi riparati, ove fioriscono alcuni verdi prati e si concentra buona parte della fauna dell&#8217;isola.<\/p>\n<p>Grazie alla presenza di correnti marine calde, era la costa pi\u00f9 lontana dall&#8217;Europa, ossia quella occidentale, a presentare le condizioni pi\u00f9 favorevoli per un insediamento; e fu l\u00ec che si concentrarono gli sforzi di quei primi coloni, provenienti tutti dall&#8217;Islanda. Il loro numero si stabilizz\u00f2 intorno alle tremila unit\u00e0; la loro economia, oltre che su di una limitata attivit\u00e0 silvo-pastorale, era basata essenzialmente sul commercio delle pelli di foca e sulle ossa di balena (cfr. Enzo Collotti, <em>La storia della Groenlandia<\/em>, in <em>Enciclopedia Geografica Il Milione<\/em>, Novara, De Agostini, 1970, vol. X, p. 135).<\/p>\n<p>Anche il cristianesimo si organizz\u00f2 presso quelle comunit\u00e0 scandinave, tanto che nel 1126 fu insediato in Groenlandia,, per la prima volta, un vescovo norvegese.<\/p>\n<p>Scrive il Collotti (<em>loc. cit.<\/em>):<\/p>\n<p><em>Seppure per breve tempo, i legami con la Norvegia erano destinati a divenire ancora pi\u00f9 stretti ed istituzionali, allorch\u00e9 nel 1261 fu riconosciuta sull&#8217;isola la sovranit\u00e0 del re di Norvegia. Successivamente, il progressivo allentamento dei rapporti con la penisola scandinava fu conseguenza della creazione di un nuovo equilibrio di forze politiche e di nuove correnti di traffico, che dirottarono il commercio norvegese verso gli interessi dei mercanti tedeschi, che avevano finito con l&#8217;assumere di fatto il controllo dei traffici della Norvegia.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Anche se si tratta di una pagina di storia generalmente poco conosciuta, il collasso della colonizzazione norvegese in Groenlandia offre un esempio, che si potrebbe definire paradigmatico, di come una societ\u00e0 umana non possa reggersi indefinitamente in un ambiente in cui essa non \u00e8 in grado di adattarsi in maniera adeguata.<\/p>\n<p>Non vi sono prove del fatto che i Norvegesi abusarono delle risorse locali offerte dalla magra vegetazione e dalla fauna artica; \u00e8 certo, invece, che non furono in grado di fronteggiare il peggioramento climatico con gli scarsi mezzi di cui disponevano. Il colpo di grazia venne poi da una serie di circostanze concomitanti: il disinteresse del re di Norvegia, che di fatto li abbandon\u00f2 al loro destino, dopo averli obbligati a rinunciare, per legge, all&#8217;esercizio di una propria marineria; le migrazioni verso sud di gruppi, relativamente numerosi, di Eschimesi, assai meglio adattati alla sopravvivenza in quell&#8217;ambiente ostile; alcune probabili pestilenze, testimoniate da un certo numero di sepolture comuni; e, infine, le incursioni di alcuni pirati europei, specialmente inglesi, che rapirono gli abitanti e devastarono le loro fattorie.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, la lezione che possiamo trarre da quella lontana vicenda \u00e8 chiara: un gruppo umano non pu\u00f2 mantenersi su un determinato territorio, a meno che sappia integrarsi con l&#8217;ambiente, usufruire adeguatamente delle sue risorse, adattarsi ai cambiamenti climatici ed ecologici e introdurre quelle innovazioni, nei suoi metodi di lavoro e nella sua psicologia, che gli consentano di attenuare l&#8217;impatto dovuto ai mutamenti stessi.<\/p>\n<p>Il risultato della incapacit\u00e0 dei coloni norvegesi in Groenlandia di adattarsi a condizioni di vita sensibilmente diverse da quelle esistenti in Scandinavia fu la decadenza della loro societ\u00e0, il suo progressivo restringimento, che dovette essere anche morale e spirituale oltre che materiale, e infine la loro scomparsa totale e irreversibile.<\/p>\n<p>Il loro principale errore, se cos\u00ec possiamo chiamarlo, fu, in altre parole, quello di aver cercato di colonizzare la Groenlandia come se fosse stata la Norvegia o magari l&#8217;Islanda: non si resero conto che le condizioni del clima e del suolo erano sostanzialmente diverse e che solo sforzandosi di elaborare nuove forme di caccia, di pesca, di architettura e di riscaldamento, avrebbero potuto sopravvivere e, forse, prosperare. Il loro fu un vero e proprio collasso tecnico e morale: ed \u00e8 impressionante pensare che dei coraggiosi e valentissimi marinai, quali essi erano stati, alla fine, quando ci\u00f2 sarebbe stato questione di vita o di morte, non seppero mettere in mare neppure una nave per ristabilire il collegamento con l&#8217;Europa o, almeno, per evacuare ordinatamente i loro sfortunati insediamenti.<\/p>\n<p>Per trovare un esempio altrettanto drammatico di come la decadenza dell&#8217;arte della navigazione possa segnare il destino di una importante societ\u00e0 umana, bisogna spostarsi di molte decine di migliaia di chilometri, fino nel cuore dell&#8217;Oceano Pacifico meridionale, sull&#8217;isola di Pasqua (Rapa-Nui in polinesiano). Gli studi pi\u00f9 recenti hanno ormai ampiamente dimostrato che la civilt\u00e0 che aveva saputo costruire gli sbalorditivi monumenti di pietra, i <em>Moai<\/em>, che tanto colpirono i primi coloni europei, dopo la scoperta dell&#8217;isola da parte si Roggeveen nel 1722, sub\u00ec un collasso irreversibile a causa del dissennato disboscamento praticato dagli indigeni. L&#8217;isola di Pasqua, allorch\u00e9 vi giunsero i colonizzatori polinesiani provenienti da occidente &#8211; probabilmente da Tahiti &#8211; era ammantata da una straordinaria, lussureggiante foresta primigenia. Ma, nel corso di alcuni secoli, essa venne ridotta a una landa sassosa battuta dai venti, a causa della deforestazione incontrollata, il cui scopo era mettere a coltura nuovi terreni fertili, procurare legname per le imbarcazioni da pesca, per le abitazioni, e per il riscaldamento, nonch\u00e9 la stessa tecnica di trasporto delle statue colossali, dalle pendici del vulcano centrale fino alle coste dell&#8217;isola, che richiedeva l&#8217;uso dei tronchi degli alberi in funzione di rulli.<\/p>\n<p>Allorch\u00e9 l&#8217;ultimo albero venne abbattuto, la pratica della navigazione d&#8217;alto mare and\u00f2 irrimediabilmente perduta e quei fieri navigatori, regrediti a coltivatori sedentari del tutto isolati dal resto del mondo, precipitarono in una serie di guerre intestine che cancellarono perfino il ricordo della passata grandezza.<\/p>\n<p>Al giorno d&#8217;oggi, gli uomini fanno totalmente affidamento sui continui progressi della tecnica per imporre un controllo sempre pi\u00f9 forte sull&#8217;ambiente in cui vivono; sono convinti, infatti, di poter padroneggiare qualsiasi ambiente naturale, tanto \u00e8 vero che sono allo studio persino dei progetti di colonizzazione spaziale.<\/p>\n<p>Ma, in questo modo, ci sembra che la lezione della fallita colonizzazione norvegese in Groenlandia (e del collasso della civilt\u00e0 dell&#8217;isola di Pasqua, di cui ci occuperemo in un prossimo lavoro), sia andata interamente perduta. Non bisognerebbe puntare, infatti, su una radicale trasformazione dell&#8217;ambiente ai fini delle esigenze umane, bens\u00ec puntare al raggiungimento dell&#8217;equilibrio fra le esigenze della societ\u00e0 umana &#8211; economiche, culturali e spirituali &#8211; e l&#8217;ambiente medesimo. In altre parole, l&#8217;uomo dovrebbe cercare di vivere in armonia con la natura, e non di imporre ad essa, in tutto e per tutto, le sue necessit\u00e0, cercando di creare quasi una seconda natura &quot;artificiale&quot;. Procedendo in quest&#8217;ultima direzione, infatti, egli crea con le sue stesse mani le premesse per una degenerazione degli equilibri ambientali, che prima o poi gli si ritorcer\u00e0 contro; senza contare che la tecnologia, quanto pi\u00f9 \u00e8 sofisticata, tanto pi\u00f9 \u00e8 settoriale e non adeguata a fronteggiare situazioni impreviste, quali un rapido cambiamento climatico.<\/p>\n<p>I piccoli Eschimesi, ben coperti nelle loro calde pellicce e ben attrezzati per la caccia alla foca, sia per mare che a terra, sopravvissero all&#8217;avvento della &#8216;piccola et\u00e0 glaciale&#8217;, che si abbatt\u00e9 sulla Groenlandia a partire dal XIII secolo; mentre gli alti e forti Norvegesi si estinsero miseramente, senza lasciar di s\u00e9 alcuna traccia, tranne alcune fattorie in rovina e poche chiese abbandonate, con i loro malinconici cimiteri.<\/p>\n<p>La lezione, ripetiamo, \u00e8 piuttosto chiara.<\/p>\n<p>Qualora le circostanze climatiche e ambientali dovessero mutare, anche a livello globale, non sarebbe una tecnologia sempre pi\u00f9 invasiva a salvarci, ma, al contrario, la capacit\u00e0 di elaborare una tecnologia a misura di ambiente, ossia la capacit\u00e0 di creare condizioni di adattamento eco-compatibili che, rispettando le altre specie viventi animali e vegetali, offrirebbero anche a noi maggiori possibilit\u00e0 di sopravvivenza.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che, in una simile prospettiva, dovremmo rinunciare alla funesta ideologia dello sviluppo illimitato e al delirio di onnipotenza che le filosofie scientiste hanno veicolato, dal 1600 ad oggi; per ritrovare, invece, le ragioni di una presenza umana sul pianeta Terra che non sia pi\u00f9 vista in termini di &#8216;crescita&#8217; e di sfruttamento indiscriminato delle risorse, ma di armonioso inserimento nell&#8217;ambiente naturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una pagina di storia particolarmente interessante dal punto di vista dell&#8217;equilibrio fra societ\u00e0 umane e ambiente naturale \u00e8 quella relativa alla fallita colonizzazione scandinava della Groenlandia,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30186,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[92],"class_list":["post-27423","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-moderna","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-moderna.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27423","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27423"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27423\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30186"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27423"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27423"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27423"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}