{"id":27420,"date":"2016-11-21T11:01:00","date_gmt":"2016-11-21T11:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/21\/i-nostri-nonni-avevano-il-cuore-piu-sereno-anche-perche-amavano-le-cose-belle\/"},"modified":"2016-11-21T11:01:00","modified_gmt":"2016-11-21T11:01:00","slug":"i-nostri-nonni-avevano-il-cuore-piu-sereno-anche-perche-amavano-le-cose-belle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/21\/i-nostri-nonni-avevano-il-cuore-piu-sereno-anche-perche-amavano-le-cose-belle\/","title":{"rendered":"I nostri nonni avevano il cuore pi\u00f9 sereno anche perch\u00e9 amavano le cose belle"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno ha perduto la sua pace, la sua serenit\u00e0; la sua anima non \u00e8 pi\u00f9 in equilibrio con se stessa, n\u00e9 con Dio, n\u00e9 con il mondo circostante.<\/p>\n<p>Basta confrontare una poesia di Dante e una di Petrarca per afferrare immediatamente la differenza: al di l\u00e0 della diversit\u00e0 degli stili e dell&#8217;ispirazione, nel primo si sente un&#8217;anima saldamente ancorata in Dio e perfettamente conscia di se stessa e della propria posizione nel mondo; nel secondo, al contrario, vediamo ondeggiare penosamente un&#8217;anima che ha perduto il proprio baricentro, che annaspa, che \u00e8 sprofondata in una spessa nebbia di tristezza esistenziale. Appena quarant&#8217;anni separano le date di nascita dei due uomini (il 1265 e il 1304), una generazione soltanto: eppure, quale abisso separa i loro mondi, le loro atmosfere spirituali, le loro prospettive morali e religiose: sembra che appartengono a due universi completamente differenti. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec. Dante appartiene alla civilt\u00e0 medievale, teocentrica, la riassume e la conclude, portandola al culmine dell&#8217;arte e del pensiero; Petrarca \u00e8 il primo umanista e, pertanto, \u00e8 l&#8217;iniziatore, quasi il pioniere di una nuova epoca dello spirito, l&#8217;Umanesimo: in un certo senso, egli \u00e8 gi\u00e0 un uomo moderno. <em>Quel doppio uomo che \u00e8 in me<\/em>, dice di se stesso, nella lettera in cui descrive l&#8217;ascensione al monte Ventoso: e non si potrebbe dare una definizione migliore dell&#8217;uomo moderno, della sua essenza, della sua invincibile malinconia e solitudine. Petrarca non abita bene in se stesso, come accade a Dante; \u00e8 sdoppiato, \u00e8 scontento, \u00e8 infelice: per questo \u00e8 continuamente proteso &#8212; non senza molta ostentazione e molto narcisismo &#8212; allo scavo incessante della propria anima, ad una introspezione quasi ossessiva. Come potrebbe star bene ed essere sereno, un uomo scisso in se stesso, e che non sa decidere a quale dei suoi opposti &quot;io&quot; accordare la propria preferenza, riconoscendone l&#8217;intima verit\u00e0 e autenticit\u00e0?<\/p>\n<p>La modernit\u00e0 incomincia con l&#8217;Umanesimo, si sviluppa pienamente con la Rivoluzione scientifica e poi con l&#8217;Illuminismo, ma impone la sua cultura, come cultura dominante, solo al culmine del processo di industrializzazione e democratizzazione, cio\u00e8 in pieno XX secolo. Nelle campagne e nei centri pi\u00f9 piccoli, la modernit\u00e0 si afferma (almeno in Italia) solo negli anni &#8217;60 del Novecento; nelle province, tratti della cultura pre-moderna sopravvivono ancora all&#8217;inizio degli anni &#8217;70; il colpo definitivo lo assestano le televisioni commerciali, e, a seguire, la massificazione delle universit\u00e0 e la diffusione della tecnologia informatica nelle abitudini private dei cittadini, oltre che nelle professioni, nei mestieri, nella pubblica amministrazione e persino nei giochi per l&#8217;infanzia. Quando cominciano a sparire le bambole e i soldatini dalle vetrine dei negozi per giocattoli, e si ritirano negli scaffali interni, o nei magazzini polverosi, e infine scompaiono del tutto, e si affermano, al loro posto, i giochi elettronici, \u00e8 allora che la cultura moderna celebra il suo trionfo definitivo: perch\u00e9 ha conquistato i cuori e le menti dei bambini, naturalmente per il tramite dei loro scriteriati genitori e dei loro educatori, divenuti maestri della contro-iniziazione (<em>ma non crederai mica alla favola di Babbo Natale, vero, alla tua et\u00e0?<\/em>). Una volta conquistati i bambini, il gioco \u00e8 fatto: perch\u00e9 sono i bambini i custodi del mondo incantato della fantasia e dell&#8217;immaginazione, e, una volta espugnato quello per mezzo di giocattoli che non sono pi\u00f9 tali, perch\u00e9 giocano essi al posto del bambino, la partita \u00e8 vinta e non resta pi\u00f9 nulla da fare, n\u00e9 da sperare.<\/p>\n<p>Resta il fatto, imbarazzante e apparentemente contradditorio, della malinconia, della tristezza, della infelicit\u00e0 dilaganti, che riempiono le sale d&#8217;aspetto di psicologi e psichiatri, che offrono immensi dividendi alle industrie farmaceutiche, e che forniscono alla mala razza dei serpenti dal dente velenoso, i cosiddetti intellettuali, l&#8217;occasione di rifilare al pubblico le loro opere sbavanti nichilismo e disperazione, facendosele pagare profumatamente e dando quale unico contributo sociale un ulteriore accrescimento del senso di sconforto, di solitudine, di alienazione dell&#8217;uomo moderno, il quale di ben altre cose e di ben altri discorsi avrebbe bisogno, per risollevarsi dallo stato di prostrazione cronica in cui \u00e8 caduto. Come mai l&#8217;uomo moderno, dopo aver messo se stesso al centro della scena, non \u00e8 pi\u00f9 felice dei suoi progenitori, i quali, rozzi e ignoranti, ottusi e superstiziosi, si auto-mortificavano e si auto-limitavano, ponendo sempre Dio al centro di tutto? Questa \u00e8 la grande domanda, e attende ancora una risposta verosimile.<\/p>\n<p>Ebbene: per tentare di rispondere, a noi sembra che la strada pi\u00f9 semplice e naturale sia quella di ritornare, con la mente e coi ricordi, al mondo dei nostri nonni (dei nonni di quanti, oggi, non sono pi\u00f9 tanto giovani), dal quale emerge un netto contrasto con lo stato d&#8217;animo oggi diffuso nella maggioranza delle persone. I nostri nonni facevano una vita assai pi\u00f9 dura di quella attuale: consideravano normali dei sacrifici che apparirebbero, oggi, quasi inverosimili; erano mediamente pi\u00f9 poveri, meno istruiti, meno protetti a livello sociale, sindacale, assicurativo, economico, medico: dovevano lottare con i denti per arrivare alla fine del mese, per mandare i figli a scuola (non necessariamente all&#8217;universit\u00e0), per fornire a loro ed a se stessi dei vestiti decenti, dei mobili, quattro pareti entro le quali organizzare la propria vita. Si concedevano ben pochi lussi e quasi nessun divertimento: il lusso di fumare, per alcuni, o di bere un bicchiere di vino all&#8217;osteria, per altri; qualche partita a carte, qualche passeggiata domenicale con la famiglia. E questo era tutto. Una vita che, oggi, ai pi\u00f9 di noi apparirebbe insopportabilmente spoglia, disadorna, squallida. Eppure, essi erano sereni. Avevano il cuore in pace. Spesso le nonne cantavano, facendo i mestieri di casa; spesso i nonni fischiettavano, sbrigando il loro lavoro. Spesso sorridevano, scherzavano, coglievano l&#8217;aspetto umoristico delle situazioni. Ciascuno secondo il suo carattere, si capisce, e con le debite eccezioni: per\u00f2, mediamente, il loro stato d&#8217;animo era tranquillo, non ansioso, non irrequieto, non nevrastenico. Le loro preoccupazioni, e Dio sa se ne avevano, non li mandavano in paranoia, non li turbavano in maniera visibile: accettavano quel che viene dalla vita, perch\u00e9 tutto viene da Dio. Credevano in Dio: e questo, secondo noi, era il segreto. La loro fede li sosteneva, li illuminava, li spingeva a trascendersi. Anche se era &quot;solo&quot; la fede semplice delle persone semplici, persone di poche letture e pochissimi studi. Niente televisione, pochi giornali, niente cinema o quasi; in compenso, la Messa alla domenica, il catechismo da bambini, i sacramenti, poi, vissuti con molta, molta seriet\u00e0: e il senso del bene e del male scolpito nell&#8217;anima da una educazione severa, ma non arcigna, e stimolato dall&#8217;esempio vivente dei loro genitori. Coppie che duravano tutta la vita, matrimoni che sopportavano le tensioni e ne uscivano vittoriosi; figli che venivano cresciuti con sufficiente attenzione, anche se certo non tenuti sotto una campana di vetro. Figli che venivano preparati alla vita, che venivano sorretti dallo stile di vita dei genitori: laborioso, onesto, di molta sostanza anche se di poca apparenza. Niente consumismo; niente bei vestiti; pochissimi gioielli per le donne; molta modestia, molto pudore, molta sobriet\u00e0: gente di parola, che diceva <em>S\u00ec, s\u00ec<\/em>, e <em>No, no<\/em>; gente senza retorica, senza troppe astuzie, senza infingimenti: schietta, sincera, perfino brutale, ma raramente perfida, raramente inaffidabile. Chi sbagliava, del resto, veniva severamente sanzionato; e per certi sbagli non c&#8217;era remissione. La societ\u00e0 giudicava: forse in modo eccessivamente rigido, ma sostanzialmente giusto; di rado al ladro veniva concessa una seconda possibilit\u00e0. Le persone pretendevano onest\u00e0 assoluta: il commerciante disonesto perdeva i clienti, l&#8217;artigiano incompetente non aveva lavoro, la ragazza troppo facile non riceveva richieste di matrimonio. Era una societ\u00e0 esigente, ma ciascuno si aspettava dagli altri ci\u00f2 che faceva egli stesso.<\/p>\n<p>Ci siamo chiesti il segreto di quella serena laboriosit\u00e0, di quella tranquilla accettazione della vita, con le sue croci e i suoi dolori: e abbiamo trovato che, oltre alla profonda fede religiosa, e alla mancanza di quelle distrazioni e sollecitazioni artificiali che sarebbero poi venute con la marea del consumismo, una ragione consisteva senza dubbio nell&#8217;amore semplice per le cose belle e buone, nel buon gusto, nella frequentazione ideale con alti modelli d&#8217;arte e di pensiero. Ci\u00f2 non richiedeva chi sa quali titoli di studio, chi sa quali conoscenze: era alla portata di tutti, o quasi. E il sistema sociale era fatto in modo da favorire questa sana richiesta intellettuale e culturale, mentre oggi \u00e8 congegnato al preciso scopo di renderla impossibile, o di stravolgerla e indirizzarla verso mete discutibili, distruttive, che generano un ulteriore disorientamento e senso di frustrazione.<\/p>\n<p>Le letture, per esempio. Nelle case delle persone comuni c&#8217;erano pochi libri, anzi, pochissimi: ma buoni. La <em>Bibbia<\/em>, la <em>Divina Commedia<\/em>, <em>I promessi Sposi<\/em>; pi\u00f9 qualche libro di devozione, il <em>Messale quotidiano.<\/em> Ma erano stati letti e riletti, meditati, ponderati. Allo steso modo, la musica. Solo in poche famiglie c&#8217;era uno strumento, una fisarmonica, un violino, un pianoforte, di solito ereditato dai genitori o dai nonni; ma non stavano l\u00ec a far bella figura: venivano suonati, e, sovente, suonati con autentico sentimento, anche se non con perizia sopraffina. La gente del popolo amava la musica: la buona musica. Non la musica leggera, non i cantanti moderni; certo, poi sono venuti anche quelli: Beniamino Gigli, Luciano Tajoli, Nilla Pizzi. Le persone comuni sentivano la musica, specie la musica classica; erano naturalmente attratte dalla bellezza. Quando apparvero i dischi in vinile, nelle edicole si vendevano le serie dei grandi musicisti per un prezzo modico, insieme a dei fascicoli che, alla fine, avrebbero formato una specie di enciclopedia della musica.<\/p>\n<p>Nel romanzo di Archibald Joseph Cronin <em>La cittadella<\/em>, vi \u00e8 un rapido passaggio, forse sfuggito al lettore frettoloso, che apre una finestra illuminante su questo aspetto della vita dei nostri nonni, niente affatto forzato, ma che riflette fedelmente una realt\u00e0 di fatto (da: A. J. Cronin, <em>La cittadella<\/em>; titolo originale: <em>The Citadel<\/em>, London, Gollancz Ldt, e New York, Little, Brown &amp; Co., 1937; traduzione dall&#8217;inglese di Carlo Coardi, Milano, Bompiani, 1938, 1965, pp. 30-31):<\/p>\n<p><em>&#8230; Era un bel pomeriggio di marzo. La promessa della primavera profumava la brezza che giuocava sui monti, dove tenere chiazze di verde sembravano sfidare a tenzone le brulle plaghe di cave e di scorie. Sotto l&#8217;azzurro cristallino del cielo perfino Blaenelly era ridente [il paesino di minatori ove la storia ha inizio, in una valle industriale del Galles meridionale].<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre si recava a piedi a visitare un malato che abitava in Riskin Street, all&#8217;altra estremit\u00e0 del villaggio, Manson sentiva il suo cuore palpitare all&#8217;unisono col risveglio della natura. Si era ormai acclimatato alla localit\u00e0, isolata e primitiva, sepolta tra le pieghe delle montagne, che non offriva la minima distrazione, nemmeno un cinematografo, nulla, fuorch\u00e9 la sua tetra miniera, le sue cave, le fonderie, la sua dozzina di cappelle e le sterminate file delle bieche casupole dei minatori. Ed anche alla popolazione, per quanto eccentrica, Manson si era affezionato. Salvo i pochi commercianti, i molti predicatori e i professionisti, tutti gli altri abitanti dipendevano direttamente dalla Societ\u00e0 che eserciva la miniera. Al principio e alla fine di ciascun turno le silenziose vie del villaggio si animavano, echeggiando il rumore dei passi di tutto un esercito di sagome in marcia. Gli abiti, gli scarponi ferrati, le mani, e persino le facce dei minatori erano impregnati della polvere rossa dell&#8217;ematite. Gli operai delle cave portavano abiti di fustagno con ginocchiere mobili, e nel sedere rinforzi di cuoio fissi. I fonditori si riconoscevano dai pantaloni di traliccio blu.<\/em><\/p>\n<p><em>Parlavano poco, e quasi unicamente in gallese. Nel loro distacco autarchico parevano una razza a parte. Per\u00f2 erano civili. Le loro gioie erano semplici, e le trovavano primariamente in casa, poi nelle cappelle, e finalmente sul campo di rugby. La loro passione predominante era forse la musica, ma non quella leggera oggi in voga, bens\u00ec la musica seria, la musica classica. Non di rado accadeva a Manson , la sera, passando nelle vie, di sentire, all&#8217;interno d&#8217;una rustica casetta, un pianoforte rendere con sentimento d&#8217;arte un preludio di Chopin o una sonata di Beethoven&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ecco: quelle sonate di Chopin o di Beethoven, eseguite sulla tastiera da qualche moglie o figlio di minatore, che risuonavano per le strade delle piccola, dimenticata cittadina miniera del Galles meridionale, lontano da cinematografi e biblioteche, da grandi magazzini e locali alla moda, fra gente povera e incolta, erano la nota gentile che allietava le poche ore libere di quelle famiglie di lavoratori. L&#8217;idea che solo le persone che hanno ricevuto un&#8217;istruzione superiore, e, quindi, che appartengono a un certo livello sociale, possano apprezzare le cose belle, \u00e8 un&#8217;idea reazionaria: strano a dirsi (ma forse neanche tanto), \u00e8, specie oggi, un&#8217;idea tipica della sinistra. Per un <em>radical chic<\/em>, quel pianoforte che suona nella citt\u00e0 mineraria \u00e8 un controsenso. Eppure \u00e8 tutto vero. Vuoi vedere che i nipotini di Marx e Bakunin non hanno capito proprio niente della vera anima popolare?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno ha perduto la sua pace, la sua serenit\u00e0; la sua anima non \u00e8 pi\u00f9 in equilibrio con se stessa, n\u00e9 con Dio, n\u00e9 con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110,117,143],"class_list":["post-27420","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta","tag-dio","tag-francesco-petrarca"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27420","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27420"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27420\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27420"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27420"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27420"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}