{"id":27414,"date":"2009-01-07T06:06:00","date_gmt":"2009-01-07T06:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/07\/non-e-mai-troppo-tardi-per-restituire-allanima-la-sua-verita\/"},"modified":"2009-01-07T06:06:00","modified_gmt":"2009-01-07T06:06:00","slug":"non-e-mai-troppo-tardi-per-restituire-allanima-la-sua-verita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/07\/non-e-mai-troppo-tardi-per-restituire-allanima-la-sua-verita\/","title":{"rendered":"Non \u00e8 mai troppo tardi per restituire all&#8217;anima la sua verit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Nel chiaro mattino di gennaio la via che conduce al Santuario di Santa Augusta appare limpida sotto i raggi del sole, come doveva esserlo la mistica montagna del Purgatorio agli occhi di Dante e di Virgilio.<\/p>\n<p>Uscendo dal Duomo di Serravalle, che custodisce una splendida pala del Tiziano, subito dietro l&#8217;abside inizio la salita per una scalinata monumentale, coronata da una serie di archi; poi proseguo su per una stradina che s&#8217;inerpica con stretti tornanti, incassata tra le mura dell&#8217;antica cinta fortificata. \u00c8 impressionante pensare che quelle grandi pietre squadrate sono state poste quass\u00f9 da mani umane, tagliando dritto attraverso la fitta vegetazione del ripido costone roccioso, secoli e secoli fa.<\/p>\n<p>Giunto ad un primo sacello, il sentiero vi passa sotto, come per una specie di portico; e da qui in avanti procedo lungo una strada ampia, malamente acciottolata, intervallata da gradini e ombreggiata dalle fronde del bosco che per\u00f2, in questa stagione, sono spoglie e consentono di spingere lo sguardo sempre pi\u00f9 lontano, mano a mano che si sale di quota.<\/p>\n<p>Passo davanti ad alcune cappelle seicentesche, erette alle svolte dei tornanti per ringraziare Dio e la Madonna dello scampato pericolo, quando la peste fece anche qui la sua comparsa, ma subito si ritir\u00f2, senza infierire sulla popolazione.<\/p>\n<p>A un certo punto sorge un capitello affrescato che ricorda un episodio famoso della vita di Santa Augusta, il miracolo dei pani.<\/p>\n<p>La giovinetta era figlia di un re barbaro, Matrucco o Madrucco, che aveva posto la sua sede su questa montagna &#8211; il Marcantone -, dove ancor oggi sorgono le rovine di una Turris Nigra, al di sopra del santuario. Era il tempo degli spasmi finali dell&#8217;Impero Romano di Occidente e questa formidabile posizione strategica, dominante la via che dall&#8217;Italia conduce in Germania, aveva attirato la cupidigia di dominio del re barbaro. Questi era pagano, ma sua figlia era stata segretamente battezzata ed educata nella religione cristiana. Sarebbe stato egli stesso a farla condannare a morte, quando ne venne a conoscenza; ma, per quella volta, dovette rodersi con i suoi sospetti. Infatti, quando ordin\u00f2 alla ragazza, che stava scendendo con un canestro di pani da distribuire ai poveri, di aprire il mantello per vedere cosa contenesse, apparvero solo dei bellissimi fiori colorati: i pani erano stati tramutati in fiori per salvare Augusta dall&#8217;ira paterna.<\/p>\n<p>Mentre osservo la grossa pietra circolare che indica il luogo preciso in cui sarebbe avvenuto il miracolo, non posso fare a meno di pensare alle infinite discussioni storiografiche che hanno portato a espungere il nome di Augusta dal calendario dei santi, dato che mancano prove sufficienti della sua esistenza. Bench\u00e9 ogni anno, il 22 agosto, si continui a celebrare la sua ricorrenza, alcuni studiosi hanno avanzato il dubbio che Augusta non sia un nome proprio, ma semplicemente un attributo di Maria Vergine; e quel dubbio ha cominciato a lavorare nella mente e nel cuore dei suoi fedeli, per non andarsene mai pi\u00f9.<\/p>\n<p>Mi chiedo se la Scienza, la nuova religione dell&#8217;umanit\u00e0, sia capace di creare delle favole altrettanto gentili di quelle che pu\u00f2 creare la religione; se il culto di un santo che forse non \u00e8 mai esistito pu\u00f2 essere considerato solo come un errore meritevole di essere cancellato con un tratto di penna; se innumerevoli generazioni di fedeli che hanno salito questo erto costine rocciose, per deporre le loro preghiere nel santuario ove Augusta sarebbe stata decapitata, hanno sprecato speranze, lacrime e tesori di fede.<\/p>\n<p>Non so trovare una risposta onesta; mi resta il presentimento che le preghiere non siano mai sprecate, mai, mai; che esse, pur se cadono nel posto sbagliato, verranno comunque viste e raccolte da Qualcosa o da Qualcuno; e che ci\u00f2 vale per ogni pensiero o atto di amore che gli esseri umani possano compiere: che nulla di essi, cio\u00e8, vada perduto, anche se, sul momento, sembra essere proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 dubbio: si cambia; si evolve (beninteso, quando non si regredisce).<\/p>\n<p>Anch&#8217;io, un tempo lontano, entrando nella chiesa di San Gennaro, a Napoli, o nel santuario di San Michele, sul Gargano, provavo fastidio alla sola idea del culto di un santo probabilmente inesistente o della dubbia autenticit\u00e0 di una apparizione angelica; per non parlare del miracolo dell&#8217;ebollizione del sangue, che mi appariva come un vero e proprio rigurgito di becera superstizione, e di tutta l&#8217;atmosfera &quot;magica&quot; &#8211; nel senso deteriore che, allora, attribuivo all&#8217;espressione &#8211; che avvolgeva quei luoghi.<\/p>\n<p>Ora non sono pi\u00f9 tanto sicuro che solo ci\u00f2 che la Scienza approva come \u00abstorico\u00bb sia reale; penso, al contrario, che siano reali molte cose di cui la Scienza non sospetta neppure l&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Ed eccomi all&#8217;ultimo tornante della salita: passo sotto un&#8217;antica torre medioevale in perfetto stato di conservazione, che faceva parte del sistema difensivo della cittadella medioevale; e, dopo una lunga scalinata di pietra, giungo al Santuario, fiancheggiato da un&#8217;altra torre merlata che funge da campanile e, sull&#8217;altro lato, da un grazioso portichetto gotico con un pozzo al centro. Ancora qualche passo e mi affaccio finalmente sullo sperone della montagna che guarda gi\u00f9, verso la Valle Lapisina, coi suoi laghetti e, di fronte, la mole imponente del Col Visentin, dalla cima tutta bianca di neve.<\/p>\n<p>\u00c8 un colpo d&#8217;occhio stupendo, con il bianco della neve e del ghiaccio che lo rende simile a un paesaggio nordico; con quel libero cielo senza nubi che brilla di un sole smagliante, ma che non riscalda; e con quel contrasto solenne, che rende pensosi, tra la piccolezza delle opere umane &#8211; i borghi arrampicati sui fianchi della montagna, le strade, l&#8217;autostrada sopraelevata, la galleria scavata nella roccia da cui esce, minuscolo, il trenino diretto in Cadore &#8211; e la maestosit\u00e0 olimpica della natura, rispetto alla quale ci si sente degli autentici lillipuziani.<\/p>\n<p>Erano anni che non ritornavo quass\u00f9.<\/p>\n<p>Eppure questa strada mi ricorda tante cose: persone, situazioni di un tempo; anni ormai quasi dimenticati.<\/p>\n<p>Eppure, mi sembra che non sia mai troppo tardi per restituire all&#8217;anima la verit\u00e0 di cui \u00e8, al tempo stesso, la custode e la silenziosa testimone; nessuno meglio di noi pu\u00f2 sapere quando l&#8217;anima mente perfino a se stessa; nessuno pi\u00f9 di noi pu\u00f2 riscoprire la bellezza di rimetterla in armonia con se stessa, liberandola dalle menzogne e dalle falsit\u00e0 che, simili a festoni di edera parassita, si sono avviticchiati al suo tronco e rischiano di soffocarlo.<\/p>\n<p>Dicevamo, nel precedente articolo: \u00abSei bella, ma il tuo sguardo \u00e8 spento: quando un estraneo sa vedere, anzich\u00e9 guardare\u00bb, che alcune persone, a forza di indossare una maschera non solo con gli altri, ma perfino con se stesse, finiscono per spegnere la propria luce interiore a si adattano a una grigia esistenza, fatta di tranquilla disperazione. A tale estremo esse giungono gradualmente, a forza di piccole e grandi vilt\u00e0 verso se stesse; al punto che, quando si rendono conto di avere imboccato un vicolo cieco, non hanno pi\u00f9 la forza di riprendersi la propria vita e preferiscono lasciarsi andare, magari teorizzando balorde filosofie del distacco, dell&#8217;atarassia e della saggezza, che altro non sono se non il patetico tentativo di razionalizzare e trasfigurare poeticamente il proprio completo fallimento esistenziale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 un pericolo che incombe su ognuno di noi, e rispetto al quale nessuno pu\u00f2 dirsi immunizzato con certezza: tutti noi possiamo cadervi, allorch\u00e9 cominciamo, poco a poco, a trascurare l&#8217;amore per la vita: che \u00e8 fatto di stupore quotidiano, di apertura, di disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco, per quanto i rischi dell&#8217;esistenza ci possano spaventare e per quanto possiamo temere di restare delusi, sia dagli altri che da noi stessi.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 trattato questa tema in parecchi diversi precedenti lavori, specialmente in \u00abScegliere la propria evoluzione \u00e8 scegliere l&#8217;essere invece del non-essere\u00bb: \u00abPer poter scegliere se stessi, bisogna prima sapersi riconoscere\u00bb; \u00abLa delusione esistenziale \u00e8 la \u00abmalattia mortale che produce amarezza, cinismo e disperazione\u00bb e \u00abOltrepassare la delusione per non sciupare l&#8217;armonia del mondo\u00bb; nonch\u00e9 nella critica dedicata a una bellissima opera del regista svedese Bergman, realizzata nel 1957: \u00ab&quot;Il posto delle fragole&quot;: omaggio a Ingmar Bergman\u00bb (tutti consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Non esiste una soglia cronologica oltre la quale non vale pi\u00f9 la pena di restituire all&#8217;anima la propria verit\u00e0; anche se \u00e8 certo che, per una persona anziana, un tale movimento riesce generalmente assai pi\u00f9 difficile che per una relativamente giovane. L&#8217;anziano tende ad aggrapparsi: ogni novit\u00e0 lo allarma e lo mette a disagio; ha bisogno di appoggiarsi alla proprie certezze &#8211; fossero pure costruite interamente sulla menzogna &#8211; perch\u00e9 sente il terreno sfuggirgli sotto i piedi, come se procedesse lungo un tappeto scorrevole da cui vede le care vecchie cose, poco a poco, sfilare e rimanere indietro, spingendolo verso una regione estranea e incomprensibile.<\/p>\n<p>Eppure, anche una persona decisamente anziana, abituata a crogiolarsi nelle proprie illusorie certezze, ha la possibilit\u00e0 di gettare in se stessa uno sguardo di profonda verit\u00e0 e di aspirare a riconquistare l&#8217;autenticit\u00e0 della propria anima, come fa il professor Isak Borg nel film di Bergman \u00abIl posto delle fragole\u00bb.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9, dunque, una persona che ha gi\u00e0 percorso una buona parte del proprio cammino esistenziale, dovrebbe mettere a repentaglio i propri equilibri interiori &#8211; e, a volte, non solo quelli &#8211; quando ormai non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo per rimediare agli errori del passato, per medicare i torti fatti a se stessa, per vivere delle nuove possibilit\u00e0?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 semplice: perch\u00e9 \u00e8 meglio vedere la luce alla fine della propria vita, che non vederla mai; \u00e8 meglio essere se stessi almeno un anno, un mese, un giorno, piuttosto che chiudere gli occhi per sempre, indossando l&#8217;odiosa maschera dell&#8217;autoinganno; \u00e8 meglio, infine, riscoprire l&#8217;infinita ricchezza del mondo e la problematicit\u00e0, ma anche la bellezza, del rapporto con gli altri, piuttosto che scendere nella tomba chiusi e corazzati nelle proprie inutili difese, che sono servite soltanto a spegnere e impedire la verit\u00e0 intima della propria vita.<\/p>\n<p>Diversamente, al rimpianto di non aver vissuto la propria vita in spirito di fedelt\u00e0 alla propria verit\u00e0 interiore, si aggiungerebbe quello di non aver voluto concluderla con un gesto di coraggio e di speranza, tale da riscattare anni e anni di passivit\u00e0 e rassegnazione.<\/p>\n<p>Il destino dell&#8217;anima, la vocazione cui \u00e8 chiamata sin dall&#8217;inizio, \u00e8 quello di divenire sempre di pi\u00f9 se stessa, spogliandosi di maschere e stratagemmi basati sul conformismo, sulla paura, sul quieto vivere; esattamente come il destino dell&#8217;uccello, la vocazione cui \u00e8 chiamato sin dall&#8217;inizio, \u00e8 quella di volare. L&#8217;anima che, per vilt\u00e0 e conformismo, rinuncia a divenire se stessa, \u00e8 paragonabile a un uccello che, per paura di spiccare il volo, se ne rimane tutta la vita acquattato nel nido, a struggersi di nostalgia e di cattiva coscienza nel vedere i liberi voli dei suoi consimili.<\/p>\n<p>L&#8217;anima non \u00e8 solamente un dato, \u00e8 anche una possibilit\u00e0 e, quindi, un divenire. \u00c8 una conquista continua, quotidiana; e c&#8217;\u00e8 sempre il pericolo di scivolare indietro, come uno scalatore inesperto che non sa individuare la via migliore per ascendere alla vetta.<\/p>\n<p>L&#8217;ideale sarebbe che ciascuno, voltandosi indietro a contemplare la propria vita., potesse sentirsi in armonia con la propria essenza e, quindi, libero dai rimpianti; perch\u00e9 i rimpianti non nascono solo dalle occasioni sprecate, ma anche dalla infedelt\u00e0 nei confronti della verit\u00e0 che custodiamo nel nostro intimo.<\/p>\n<p>Tutti, pi\u00f9 o meno, sappiamo di avere sprecato una serie di preziose possibilit\u00e0 per avvicinarci alla nostra essenza e per essere fedeli alla verit\u00e0 di cui la nostra anima \u00e8 depositaria. L&#8217;importante \u00e8 averne consapevolezza e riconquistare la stima di noi stessi, mostrando che non la paura, ma l&#8217;ignoranza ci aveva sviato dietro false immagini del nostro io.<\/p>\n<p>Chi riesce a fare ci\u00f2, pu\u00f2 ritrovare la pace e l&#8217;armonia non solo con se stesso, ma anche con il mondo e riscoprire il legame che lo unisce, per mille e mille fili, al mondo intero.<\/p>\n<p>Avr\u00e0 ancora dei rimpianti, forse; ma non pi\u00f9 alcun rimorso: ed \u00e8 questa la cosa pi\u00f9 importante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel chiaro mattino di gennaio la via che conduce al Santuario di Santa Augusta appare limpida sotto i raggi del sole, come doveva esserlo la mistica<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[174],"class_list":["post-27414","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27414","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27414"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27414\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}