{"id":27412,"date":"2017-11-06T08:59:00","date_gmt":"2017-11-06T08:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/06\/non-voi-avete-scelto-me-ma-io-ho-scelto-voi\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:43","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:43","slug":"non-voi-avete-scelto-me-ma-io-ho-scelto-voi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/06\/non-voi-avete-scelto-me-ma-io-ho-scelto-voi\/","title":{"rendered":"\u00abNon voi avete scelto me, ma io ho scelto voi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Il nocciolo della questione \u00e8 tutto qui. Sono le parole che Ges\u00f9 rivolge ai dodici, nella sera dell&#8217;Ultima Cena, poche ore prima dell&#8217;inizio della Passione (<em>Giovanni<\/em>, 12-17): qui c&#8217;\u00e8 tutto Ges\u00f9, tutto il Vangelo e tutto quel che a un cristiano serve sapere in questa vita:<\/p>\n<p><em>Questo \u00e8 il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore pi\u00f9 grande: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ci\u00f2 che vi comando. Non vi chiamo pi\u00f9 servi, perch\u00e9 il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che ho udito dal Padre l&#8217;ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch\u00e9 andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perch\u00e9 tutto quello che chiederete al padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.<\/em><\/p>\n<p>Stiamo andando, \u00e8 inutile negarlo, verso tempi molto difficili, come uomini e come credenti. Ci\u00f2 a cui stiamo assistendo, ci\u00f2 che stiamo vivendo, somiglia molto a quel che \u00e8 profetizzato nel <em>Libro dell&#8217;Apocalisse<\/em>: le forze del male sono scatenate, la bestia che sale dal mare e la bestia che viene dalla terra stanno unendo i loro diabolici sforzi, i buoni sono sotto attacco, la verit\u00e0 \u00e8 offuscata, negata, sbeffeggiata, e la coerenza non \u00e8 considerata pi\u00f9 una virt\u00f9, ma il fardello degli sciocchi e dei perdenti. Addirittura, il colmo dell&#8217;iniquit\u00e0 consiste nel sentirsi rimproverare la propria fedelt\u00e0 al Vangelo, alla dottrina cattolica, alla Tradizione, alla liturgia, a tutto quel che ci era stato insegnato nel nome di Ges\u00f9 Cristo, dei Santi e della Vergine Maria. Con parole ambigue, contorte, menzognere, si vuol far passare per cattolico quel che cattolico non \u00e8; peggio: si vuol far passare l&#8217;idea e la prassi che non \u00e8 cosa buona essere &quot;troppo&quot; cattolici, parlare troppo dei valori cattolici, della dottrina cattolica, perch\u00e9 ci\u00f2 ostacola il &quot;dialogo&quot;, provoca tensioni con le altre fedi, inasprisce le relazioni con le altre confessioni cristiane, getta un ostacolo insormontabile sulla via della collaborazione con il mondo moderno, e rende obsoleto e anacronistico il Messaggio di Ges\u00f9. Siamo arrivati al punto che un vero cattolico deve incominciare a vergognarsi di essere tale, deve disimparare quello che aveva imparato, deve sbarazzarsi delle cose in cui aveva sempre creduto: e questo non per gli attacchi della societ\u00e0 profana, che ci sono sempre stati, ma che ormai stanno cedendo il passo all&#8217;indifferenza da parte di quella, bens\u00ec sotto l&#8217;infuriare di rimproveri e contrordini da parte della nuova gerarchia cattolica, dei pastori del gregge, dei sacerdoti, dei sedicenti teologi, i quali sembrano presi da un <em>raptus<\/em>, da un furore, da una sorta di pazzia collettiva, che consiste nel confondere, sporcare, disperdere e calpestare il Deposito della fede, e poi, beffa suprema, far passare tutto ci\u00f2 per &quot;innovazione&quot;, &quot;aggiornamento&quot;, &quot;approfondimento&quot; e come doverosa adozione di un linguaggio e di uno stile pi\u00f9 consoni alla mentalit\u00e0 odierna. Perch\u00e9, dicono tutti costoro, l&#8217;importante \u00e8 raggiungere quante pi\u00f9 persone possibile, lenire le loro ferite, accompagnarle nella loro sofferenza, come il buon Samaritano fece con l&#8217;uomo assalito, picchiato e derubato dai ladroni lungo la strada da Gerusalemme a Gerico.<\/p>\n<p>Ma sono tutte menzogne, spudorate menzogne, dette completamente in mala fede. Tanto per cominciare, il buon Samaritano non ha &quot;accompagnato&quot; per niente l&#8217;uomo assalito e derubato dai ladroni: lo ha fatto ricoverare in un albergo e ha pagato di tasca sua le spese necessarie alle sue cure e al suo sostentamento. Lui, per\u00f2, non si \u00e8 fermato; tanto meno si \u00e8 &quot;accompagnato&quot;: ha proseguito per la sua strada, dopo aver soccorso il poveretto. E ha proseguito non per egoismo, non per indifferenza, non per durezza di cuore, ma perch\u00e9 la sua vita non poteva e non doveva essere condizionata da quell&#8217;incontro in maniera tale, da impedirgli di fare tutte le altre cose che doveva fare: perch\u00e9 esiste una misura anche nella beneficenza, anche nel soccorso prestato agli altri, una misura che non eccede le forze e le possibilit\u00e0 dell&#8217;individuo. Ges\u00f9 Cristo non ci esorta a farci schiavi del senso del dovere, a incatenarci al senso di colpa per tutte le ingiustizie e le malvagit\u00e0 che accadono nel mondo; non ci chiede di rinunciare alla nostra vita, ma di darle un diverso orientamento. E pertanto anche la compassione e anche la solidariet\u00e0 e l&#8217;aiuto prestati ai fratelli, non devono trasformarsi in una sorta di professione: anche per evitare che qualcuno faccia una professione della povert\u00e0, dell&#8217;indigenza, della debolezza. Ges\u00f9 non vuole creare una centrale di assistenzialismo; Ges\u00f9 non \u00e8 buonista, ma buono: e non getta addosso agli altri il fardello del senso di colpa per il fatto di non essere abbastanza misericordiosi.<\/p>\n<p><em>Ama il prossimo tuo come te stesso<\/em>, insegna Ges\u00f9 Cristo a chi lo vuol seguire (<em>Giovanni<\/em>, 13, 34): il che vuol dire che dobbiamo amare anche noi stessi, che non dobbiamo disprezzarci, n\u00e9 punirci, n\u00e9 colpevolizzarci, n\u00e9 incatenarci a responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grandi di noi. Dio sa quanto peso possiamo portare sulle spalle e non ci carica oltre le nostre forze. Del resto, lo abbiamo visto, Ges\u00f9 non vuole dei servi, ma degli amici; non sa che farsene dei servi, perch\u00e9 il servo non sa quel che fa il padrone, mentre Ges\u00f9 vuole che noi sappiamo tutto quel che c&#8217;\u00e8 da sapere, tutto quel che siamo in grado, come esseri umani, di comprendere (non <em>tutto<\/em>, dunque: ma quanto basta). E gli amici, di loro iniziativa, si danno da fare e cercano di fare meglio che possono: non se ne stanno in poltrona ad aspettare chiss\u00e0 cosa, si mettono in gioco, prendono a modello Ges\u00f9 Cristo. Certo, \u00e8 un modello estremamente impegnativo: e chi mai ha detto che essere cristiani sia una cosa facile come bere un bicchier d&#8217;acqua? Oggi va di moda, anche da parte di un certo clero, dare a intendere una cosa del genere: e si fa di tutto per mettere i cattolici &quot;a loro agio&quot;, per farli sentire al centro, per dar loro la sensazione che, dopotutto, \u00e8 sempre Ges\u00f9 che si china a lavare loro i piedi, non loro che devono lavarli a Lui. Un certo clero modernista e progressista crede di poter compensare l&#8217;indebolimento della fede e il crollo verticale delle vocazioni rendendo il Vangelo una cosa facile, alla portata di tutti. Sono passati da un estremo all&#8217;altro: da un cattolicesimo oppressivo, arcigno, bigotto, a un cattolicesimo liberale, democratico, permissivo. Falsi l&#8217;uno e l&#8217;altro. Ges\u00f9 Cristo domanda molto a chi lo vuol seguire, ma gli promette anche moltissimo. Sono sempre parole sue (<em>Marco<\/em>, 10, 29-30):<\/p>\n<p><em>Pietro allora gli disse: &quot;Ecco, noi abbiano lasciato tutto e ti abbiamo seguito&quot;. Ges\u00f9 gli rispose: &quot;In verit\u00e0 vi dico: non c&#8217;\u00e8 nessun che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva gi\u00e0 al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.<\/em><\/p>\n<p>Sono parole chiare; eppure, a certi non bastano: perci\u00f2 si sforzano di espungere quel passaggio dal suono un po&#8217; sgradevole, perfino sinistro, <em>insieme a persecuzioni<\/em>, che guasta la festa dei modernisti e dei progressisti: perch\u00e9, parliamoci chiaro, chi ha voglia di sentir parlare di persecuzioni, oggi, per causa di Ges\u00f9 e del Vangelo? Ci sono gi\u00e0 tanti problemi e preoccupazioni; si fa gi\u00e0 una tale fatica a tirare avanti la carretta, nell&#8217;ambito della vita di tutti i giorni, alle prese con le difficolt\u00e0 ordinarie: e chi mai vorr\u00e0 caricarsi sulle spalle anche quelle straordinarie? Chi mai vorr\u00e0 andare a cercarsele, quando la massima aurea della saggezza mondana \u00e8 pur sempre: <em>Vivi e lascia vivere<\/em>? Di fatto, le persecuzioni ci sono gi\u00e0, basta aver voglia di vedere e di udire quel che accade intorno a noi: in molti luoghi del mondo, oggi, il solo fatto di professare la fede cristiana equivale a subire persecuzioni. In molti luoghi del mondo, essere cristiani equivale a rischiare la vita, tutti i santi giorni: per la strada, al mercato, nei negozi, a scuola, in ufficio, in chiesa, perfino durante la santa Messa. Dalle nostre parti le persecuzioni assumono una forma assai pi\u00f9 sfumata e sottile: nondimeno, ci sono, eccome: quel che si rischia \u00e8 la carriera, la pace, qualche querela, qualche multa, qualche ammonizione, qualche condanna ai lavori &quot;socialmente utili&quot;; e una continua, incessante, implacabile derisione, una discriminazione intellettuale, un deprezzamento culturale. Ne sa qualcosa quel professore belga che ha osato dire, <em>in una scuola cattolica<\/em>, che l&#8217;aborto equivale a un omicidio: licenziato e condannato, alla stregua d&#8217;un provocatore, dallo stesso clero cattolico. Tale \u00e8 il clima instaurato nella neochiesa modernista, oggi, secondo la parola d&#8217;ordine di papa Bergoglio: &quot;silenziare&quot; i valori non negoziabili, come appunto il diritto alla vita del nascituro, per non compromettere il &quot;dialogo&quot;, per non interrompere i &quot;ponti&quot;. Anche perch\u00e9, sono sempre parole del papa (nell&#8217;intervista rilasciata ad Antonio Spadaro, direttore de <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, nel settembre 2013) bisogna puntare <em>all&#8217;essenziale<\/em> del cristianesimo. Evidentemente, la questione dell&#8217;aborto non implica, per lui, valori essenziali; meglio, pertanto, parlare solo di ci\u00f2 che permette di dialogare e gettare ponti, o, come lui adora esprimersi, che consente di &quot;includere&quot;. Si vede che questo verbo va bene per tutto, e che si pu\u00f2, anzi, si deve, includere anche il peccato. Tanto, poi, c&#8217;\u00e8 la chiesa-ospedale da campo che provvede a medicare le ferite. Senza mai chiamare le cose col loro nome: il peccato, peccato, Oh, no: questo mai. Sarebbe una imperdonabile mancanza di delicatezza e di tenerezza: e questo \u00e8 il papa della tenerezza. Non \u00e8 troppo tenero coi cattolici, a dire il vero: basta vedere come ha trattato i Francescani e le Francescane dell&#8217;Immacolata, o come ha snobbato sia i quattro cardinali dei <em>Dubia<\/em>, sia i sessantadue teologi e sacerdoti della <em>Correctio filialis<\/em>. Per\u00f2 coi musulmani, coi giudei, coi buddisti, coi massoni, coi radicali, con gli atei e gli anticristiani di tutti i tipi e di tutte le tendenze, nonch\u00e9, soprattutto, con gli eretici luterani, con quelli s\u00ec, che sa mostrare tutto il volto della tenerezza, dell&#8217;amorevolezza, dell&#8217;accompagnamento. Gi\u00e0: l&#8217;ultima novit\u00e0 della neochiesa \u00e8 che il peccatore non va ammonito, non va condotto al pentimento, non va riconciliato mediante il sacramento della Confessione: no, va &quot;accompagnato&quot;. Pare che i sacerdoti siano diventati degli amici da bar, o magari delle guide turistiche; adesso non devono pi\u00f9 riportare le pecorelle smarrite all&#8217;ovile, devono <em>accompagnarle<\/em> ovunque esse vadano. Vanno verso il peccato? Ebbene, il sacerdote le deve accompagnare anche nel peccato. Del resto, questo \u00e8 l&#8217;atteggiamento di Dio stesso, secondo Bergoglio: si legga il capitolo ottavo della <em>Amoris laetitia<\/em>, specialmente i paragrafi 303-304. Che cosa dice, in sostanza? Dice che Dio non chiede al peccatore o alla peccatrice, i quali hanno infranto il sacramento del Matrimonio, di ravvedersi e di tornare alla vita cristiana: dice, al contrario, che, se essi non possono fare a meno di vivere nel peccato, allora anche a Dio va bene cos\u00ec, e che Dio stesso non si aspetta, da loro, null&#8217;altro di diverso. Incredibile, ma vero: siamo arrivati a questo punto. Eppure, tanti, tantissimi cattolici pare non abbiano notato nulla di strano. Anzi, parlano con entusiasmo e ammirazione di questo papa cos\u00ec misericordioso, cos\u00ec umano, cos\u00ec <em>francescano<\/em>. Gi\u00e0; anche se non \u00e8 francescano, ma gesuita: e i gesuiti, per statuto, non dovrebbero diventare papi, n\u00e9 cardinali. Infatti, mai nessun gesuita era stato eletto pontefice, in tutta la storia della Chiesa. Una ragione ci sar\u00e0. Ma i cattolici progressisti, niente: a loro Bergoglio piace, proprio perch\u00e9 viene incontro al loro desiderio di cambiamento, di accomodare la Chiesa secondo il metro del mondo, delle passioni umane, delle umane debolezze. Non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;uomo, il cristiano, che deve sforzarsi d&#8217;innalzarsi verso Dio, santificando la propria vita; \u00e8 la Chiesa che lo autorizza e lo scusa se rimane sprofondato in basso, nella palude fangosa, perfino nel peccato mortale. Questo, per la neochiesa, significa esser misericordiosi: avallare il peccato.<\/p>\n<p>Purtroppo, siamo quasi certi di sapere quale sar\u00e0 la prossima posta in gioco: la divinit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo. Il clero della neochiesa comincer\u00e0 la manovra partendo dal dogma della Presenza Reale di Ges\u00f9 nella santa Eucarestia: cominceranno da l\u00ec, lavoreranno d&#8217;astuzia, invocheranno (ormai \u00e8 un classico!) una esegesi biblica pi\u00f9 rigorosa, pi\u00f9 &quot;laica&quot;, pi\u00f9&quot;scientifica&quot;: con mille contorcimenti linguistici, finiranno col dire pi\u00f9 o meno quel che dicono, da cinquecento anni, i protestanti: che in quel pezzo di Pane non c&#8217;\u00e8 <em>veramente<\/em> il Corpo di Cristo, e in quel calice di Vino non c&#8217;\u00e8 <em>veramente<\/em> il suo Sangue, ma che, alla fine dei conti, si tratta in sostanza d&#8217;un simbolo, una commemorazione. Una volta che saranno riusciti ad inserire questo cuneo decisivo nella dottrina cattolica, o in ci\u00f2 che di essa rimane &#8212; perch\u00e9 gli attacchi alla dottrina sono gi\u00e0 stati numerosissimi, e alcuni altri punti fondamentali sono gi\u00e0 stati aggrediti e &quot;liquidati&quot;, se non ufficialmente, quanto meno all&#8217;atto pratico della pastorale &#8212; sar\u00e0 il principio della fine. Una volta messa in dubbio, e poi tolta, un poco alla volta, con la bravura e la spregiudicatezza del prestigiatore, la divinit\u00e0 di Cristo, tutto il resto franer\u00e0 inesorabilmente. Avranno raggiunto il loro obiettivo: la distruzione della Chiesa cattolica e la sua sostituzione con una neochiesa eretica, modernista e relativista. E si avverer\u00e0 la profezia dell&#8217;<em>Apocalisse<\/em> (2, 9): <em>pretendono di essere il popolo mio, ma non lo sono, ma appartengono alla sinagoga di satana<\/em>. Ma Dio li lascer\u00e0 fare? No di certo: ma dobbiamo aver fede e pregare. Ges\u00f9 ha detto che non siamo stati noi a scegliere Lui, ma Lui a scegliere noi. Pertanto, non ci abbandoner\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nocciolo della questione \u00e8 tutto qui. 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