{"id":27405,"date":"2015-10-30T11:21:00","date_gmt":"2015-10-30T11:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/30\/che-errore-stuzzicare-la-malizia-dei-bambini-o-forse-e-qualcosa-di-peggio\/"},"modified":"2015-10-30T11:21:00","modified_gmt":"2015-10-30T11:21:00","slug":"che-errore-stuzzicare-la-malizia-dei-bambini-o-forse-e-qualcosa-di-peggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/30\/che-errore-stuzzicare-la-malizia-dei-bambini-o-forse-e-qualcosa-di-peggio\/","title":{"rendered":"Che errore stuzzicare la malizia dei bambini. O forse \u00e8 qualcosa di peggio?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto della psicologia infantile che non \u00e8 stato sufficientemente esplorato e meditato, specialmente dai pedagogisti e dagli educatori: quello relativo alla malizia innata dei bambini, rispetto alla quale si richiedono, nell&#8217;adulto, una lucida consapevolezza ed un forte senso di responsabilit\u00e0, perch\u00e9 dal modo in cui egli l&#8217;affronta, possono derivare conseguenze incalcolabili nella vita futura del fanciullo.<\/p>\n<p>Prima di tutto, la consapevolezza. Se si pensa, sulla scia di Rousseau (e, prima ancora, dei giusnaturalisti), che il bambino sia tutto innocenza e purezza, che sia una specie di angelo caduto in terra, e che colpevole della sua eventuale corruzione sia soltanto la societ\u00e0 degli adulti, allora qualsiasi ragionamento intorno a questo problema diventa semplicemente impossibile, ed \u00e8 meglio lasciar perdere. Naturalmente, anche l&#8217;eccesso opposto conduce ad un vicolo cieco: perch\u00e9, se qualcuno \u00e8 convinto che l&#8217;uomo \u00e8 solamente un grumo di malizia fin dalla nascita, allora tanto vale dichiararlo non redimibile e buttar via qualsiasi progetto pedagogico e qualunque intenzione educativa.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, a nostro giudizio, sta nel mezzo: la personalit\u00e0 del bambino \u00e8 un impasto di bene e di male, ancora in gran parte inconsapevole; diciamo &quot;in gran parte&quot;, e non &quot;del tutto&quot;, perch\u00e9 siamo tuttavia convinti che, anche se per via non razionale, il bambino intuisce, in qualche modo, il bene e il male, o la possibilit\u00e0 di bene e di male, che giacciono nella sua stessa anima; non ha affatto chiara la distinzione fra il bene e il male che vengono, per cos\u00ec dire, dal di fuori, per\u00f2 &quot;avverte&quot;, &quot;sente&quot;, con l&#8217;istinto dei gatti o dei puledri, il male e il bene di cui egli stesso \u00e8 potenzialmente detentore; per cui, allorch\u00e9 si accinge a compiere una cattiva azione, non bisogna credere che egli sia totalmente inconsapevole e, perci\u00f2, del tutto &quot;innocente&quot;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un discorso assai delicato, e che si presta a fraintendimenti ed equivoci. Stiamo parlando non solo della seconda infanzia, quando gi\u00e0 incominciano ad agire, sul bambino, le parole e gli esempi delle persone adulte; ma anche della prima infanzia, quando ancora gli adulti non si preoccupano di dargli dei veri ammaestramenti di ordine morale, ma lui, nondimeno, afferra al volo, in maniera irriflessa, la malizia degli adulti, anche e soprattutto quando essi cercando di tenerla nascosta, e ne &quot;deduce&quot;, in maniera istintiva, che anch&#8217;egli \u00e8 suscettibile di adottare quella stessa malizia, se lo vuole. Naturalmente, la stessa cosa vale per la bont\u00e0 degli adulti, che agisce su di lui anche senza che, negli adulti, vi sia una intenzione pedagogica nei suoi confronti. Questo secondo aspetto sarebbe consolante, se non si desse il caso che i cattivi esempi, nel bambino (ma in lui soltanto?), esercitano una maggiore presa che quelli buoni; per cui, se si vuole neutralizzare, o controbilanciare, un cattivo esempio, ce ne vogliono dieci di buoni. Perch\u00e9 sia cos\u00ec, non lo sappiamo: ma l&#8217;esperienza, e non la teoria, ce lo dice continuamente, se noi siamo disposti ad apprendere la lezione che ci viene dai fatti. E coi fatti, lo sappiamo, non si discute, n\u00e9 si litiga: bisogna solo prenderne atto, e cercare d&#8217;interpretarli.<\/p>\n<p>Assodato, quindi, che la malizia, almeno allo stato potenziale, nei bambini esiste, e che non \u00e8 affatto una eresia parlarne, ma, anzi, un fatto doveroso dal punto di vista educativo, resta da vedere come l&#8217;adulto debba porsi nei suoi confronti. La cosa peggiore che egli pu\u00f2 fare \u00e8 quella di stuzzicarla: il che \u00e8 precisamente quel che fanno moltissime persone, moltissimi genitori, moltissimi parenti e perfino un certo numero di educatori professionali. Scherzi e frizzi, allusioni e strizzatine d&#8217;occhi, specialmente in ambito sessuale, sono la forma d pi\u00f9 devastante di diseducazione che l&#8217;adulto pu\u00f2 adottare nei confronti del bambino, specialmente se si \u00e8 accorto, in questo o quel bambino, che la malizia esiste, sonnecchia, ed \u00e8 pronta ad essere sollecitata e risvegliata.<\/p>\n<p>Bisognerebbe togliere la qualifica di genitore a quei pap\u00e0 e a quelle mamme che, davanti alla malizia dei loro figli piccoli, la incoraggiano, ci scherzano sopra con aria complice, la solleticano, la vezzeggiano, la corteggiano, la ingrandiscono, la assecondano. Il giusto atteggiamento sarebbe quello, se possibile, d&#8217;ignorarla: perch\u00e9 una cosa si sgonfia spontaneamente se non \u00e8 alimentata, almeno in quella fase della vita, e a patto che non intervengano circostanze straordinarie. Non potendola ignorare, si dovrebbe intervenire per scoraggiarla, ma senza mostrare di scandalizzarsi, senza enfatizzarla, senza farla apparire pi\u00f9 grande di quel che \u00e8, per evitare di produrre un effetto opposto a quello che ci si prefigge.<\/p>\n<p>Come sovente accade, a riconoscere e mettere a fuoco questo aspetto della natura umana non sono stati gli scienziati, gli psicologi, ma gli scrittori e i poeti. Una notevole intuizione si trova ne \u00abLe confessioni di un italiano\u00bb di Ippolito Nievo, laddove lo scrittore padovano delinea il carattere della protagonista femminile, la Pisana, la quale, bambina ancor piccolissima, aveva gi\u00e0 certe arie e certe civetterie da donna; e le riflessioni di ordine generale che egli ne trae, sul piano dell&#8217;educazione, sono degne di figurare in un testo di pedagogia. Non che siano da accogliere a scatola chiusa; anzi, abbiamo molte riserve su quel che egli dice; ma \u00e8 innegabile che gli spetti il merito di aver visto il problema, di averlo posto all&#8217;attenzione dei suoi lettori, di averlo trattato con seriet\u00e0 e delicatezza, ma anche con piglio risoluto, come esso richiede.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Ippolito Nievo nel suo capolavoro \u00abLe confessioni di un Italiano\u00bb (cap. II; Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1954, pp. 48-50):<\/p>\n<p><em>\u00abLasciando andare che, come accennava in addietro, anche i ragazzi hanno la loro malizia, non mi pare per nessun conto dicevole che e profittevole quella libert\u00e0 fanciullesca dalla quale sovente i sensi vengono stuzzicati prima dei sentimenti;, con sommo pericolo dell&#8217;euritmia morale per tutta la vita. Quanti uomini e donne di gran senno ereditarono la vergognosa necessit\u00e0 del libertinaggio dalle abitudini dell&#8217;infanzia? &#8212; Parliamoci schietto. &#8212; La metafora di assomigliar l&#8217;uomo ad una pianta, che tenerella si torce e si raddrizza a talento del coltivatore, fu bastantemente adoperata, perch\u00e9 possa usarla anch&#8217;io come una buona maniera di raffronto. Ma pi\u00f9 che una tale metafora varr\u00e0 a spiegar la mia idea l&#8217;apologo del cauterio che una volta aperto non si pu\u00f2 pi\u00f9 rinchiudere gli umori concorrono a quella parte, e convien lasciarli colare sotto pena di guastarne altrimenti tutto l&#8217;organismo. Data la sveglia ai sensi come si pu\u00f2 negli anni dell&#8217;ignoranza, sopravverr\u00e0 s\u00ec la ragione a vergognarsene o a lamentarne la sozza padronanza, ma come sopravviene la forza di debellarli e di rimetterli al loro posto di sudditi? &#8212; Lo sviluppo seguita l&#8217;avviamento che gi si diede nei principii, in onta al&#8217;elegie della ragione, e al rossore che se ne prova; e cos\u00ec si formano quegli esseri mezzi, anzi doppi nei quali la depravazione dei costumi \u00e8 unita all&#8217;altezza dell&#8217;intelletto, e fino ad un segno anche all&#8217;altezza dei sentimenti. Saffo ed Aspasia appartengono alla storia non alla mitologia greca; e sono due tipi di quelle anime capaci di grandi passioni non di grandi affetti, quali se ne formano tante al nostro tempo per la sensuale licenza che toglie ai fanciulli di essere innocenti prima ancora che possano diventar colpevoli. Si dir\u00e0 che l&#8217;educazione cristiana distrugge poi i perniciosi effetti di quelle prime abitudini. &#8211; Ma lasciando che \u00e8 tempo sprecato quello nel quale si distrugge, e invece si sarebbe potuto edificare, io credo che una tal educazione religiosa serva meglio a velare che ad estirpare il male. Tutti sanno quali stenti indurassero sant&#8217;Agostino e sant&#8217;Antonio per domare gli stimoli della carne e vincere le tentazioni; ora pochi pretenderanno esser santi come loro, eppur quanti ne trovate che pratichino le eguali astinenze per ottenerne gli uguali effetti? \u00c8 segno che tutti si rassegnano a pigliar le cose come stanno; contenti di salvar la decenza colla furberia della gatta che copre di terra le proprie immondizie, come dice e consiglia l&#8217;Ariosto. S\u00ec, s\u00ec; ve lo dico e ve lo confermo; giovani e vecchi, grandi e piccini, credenti o miscredenti, pochi vivono adesso che attendano e vogliano combattere le proprie passioni; e confinar i sensi nella sentina dell&#8217;anima, dove la natura civile ha segnato loro il posto. Nato il male, non \u00e8 questo il secolo de&#8217; cilici e delle mortificazioni da sperarne il rimedio. Ma la educazione potrebbe far molto coltivando la ragione, la volont\u00e0 e la forza prima che i sensi prendano il predominio. Io non sono bigotto: e non predico pel puro bene delle anime. Predico pel bene di tutti e pel vantaggio della societ\u00e0; alla quale la sanit\u00e0 dei costumi \u00e8 profittevole e necessaria come la sanit\u00e0 degli umori al prosperare d&#8217;un corpo. La robustezza fisica, la costanza dei sentimenti, la chiarezza delle idee e la forza dei sacrifizi sono suoi corollari; e queste doti meravigliose, saldate per lunga consuetudine negli individui, e con essi portate a operare nella sfera sociale, tutti conoscono come potrebbero in germinare proteggere ed affrettare i migliori destini d&#8217;un&#8217;intera nazione. Invece i costumi sensuali, molli, scapestrati fanno che l&#8217;animo non possa mai affidarsi di non essere svagato da qualche altissimo intento per altre basse e indegne necessit\u00e0: il suo entusiasmo fittizio si svampa d&#8217;un tratto o almeno diventa un&#8217;altalena di sforzi e di cadute, di fatiche e di vergogne, di lavoro e di noie. L&#8217;incancrenirsi di siffatti costumi sotto l&#8217;orpello luccicante della nostra civilt\u00e0 \u00e8 la sola causa per cui la volont\u00e0 \u00e8 diventata aspirazione, i fatti parole, le parole chiacchiere; e la scienza si fatta utilitaria, la concordia impossibile, la coscienza venale, la vita vegetativa, noiosa, abominevole. In qual modo volete far durare uno, due, dieci, vent&#8217;anni in uno sforzo virtuoso, altissimo, nazionale, milioni di uomini de&#8217; quali neppur uno \u00e8 capace di reggere a quello sforzo tre mesi continui? Non \u00e8 la concordia che manca, \u00e8 la possibilit\u00e0 della concordia, la quale deriva da forza e da perseveranza. La concordia degli inetti sarebbe buona da farne un boccone, come fece di Venezia il caporalino di Arcole. Ora, quando sar\u00e0 bisogno che le forze si sieno quadruplicate, troverete in quella vece che la maggior parte si \u00e8 infiacchita, sviata, capovolta: e invece d&#8217;aver fatto un passo innanzi l&#8217;avr\u00e0 indietreggiato di due. &#8212; Vi parr\u00e0 qui di esser ben lontani col discorso dalle piccole e ridicole lasciviette fanciullesche; ma guardate bene e vedrete che le si avvicinano ed ingrandiscono come dietro la lente d&#8217;un cannocchiale le macchie del sole.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Il rimedio alla malizia e alla possibile depravazione del bambino, dunque, starebbe, per Ippolito Nievo, nel coltivare la ragione, la volont\u00e0 e la forza di carattere; non ritiene che l&#8217;educazione religiosa possa far molto, ma soltanto a nascondere il male, invece di estirparlo. E accusa il suo secolo &#8212; il XIX &#8211; di essere di per s\u00e9 favorevole alla sregolatezza dei sensi e, dunque, di costituire una continua occasione di tentazione per i bambini e per i giovani, ponendoli sulla via delle cattive abitudini e della schiavit\u00f9 dei sensi.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima osservazione ci riconduce al ruolo devastante che esercita la societ\u00e0 dei consumi dal punto di vista della diseducazione del bambino, dell&#8217;adolescente, del giovane. Oggi, poi, il dilagare della tecnologia, messa imprudentemente nelle mani dei piccoli &#8212; televisione, computer, telefonini, giochi elettronici &#8212; fa s\u00ec che agli adulti sia quasi completamente sfuggita di mano la direzione spirituale e morale del bambino, di cui si sono impadroniti, ma alla loro maniera, sinistra e distruttiva, appunto quei gingilli tecnologici. E questo \u00e8 un problema che sembra non avere soluzione: perch\u00e9 anche se una coppia di genitori decidesse di eliminare la tecnologia dalla propria casa, o di impedire che il bambino vi attinga liberamente, nondimeno la sua presenza a livello complessivo \u00e8 cos\u00ec capillare e pervasiva &#8212; amici, parenti, scuola, eccetera &#8212; che neppure in quel caso sarebbe possibile sottrarlo alla sua influenza. Senza contare che la tecnologia \u00e8 divenuta indispensabile &#8212; nello studio, nel lavoro, perfino nel tempo libero: per prenotare un viaggio o un albergo, ad esempio &#8212; che escluderne il bambino vorrebbe dire farne un adulto disadattato e completamente emarginato, una specie di Robinson alla rovescia: solo in mezzo alla folla. Eppure una via d&#8217;uscita deve esserci: siamo stati noi ad aver creato una tale situazione; a noi incombe il dovere di aiutare il bambino a trovare il modo di venirne fuori.<\/p>\n<p>Non siamo d&#8217;accordo con Ippolito Nievo, invece, quando egli minimizza o svaluta la funzione della educazione religiosa. Senza negare che essa, qualora si riduca a mero formalismo, serve a velare, non gi\u00e0 a risolvere il problema, resta il fatto che l&#8217;educazione religiosa, basata sui valori spirituali e finalizzata alla ricerca del senso ultimo della vita, \u00e8 la migliore risposta al problema della linea educativa da tenere nei confronti della malizia infantile. Perch\u00e9 trovare Dio, accordare la volont\u00e0 umana alla Sua, significa trovare anche la pace: e questa \u00e8 la vera risposta alla tentazione del male&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un aspetto della psicologia infantile che non \u00e8 stato sufficientemente esplorato e meditato, specialmente dai pedagogisti e dagli educatori: quello relativo alla malizia innata dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-27405","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27405","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27405"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27405\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27405"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27405"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27405"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}