{"id":27403,"date":"2019-03-01T05:19:00","date_gmt":"2019-03-01T05:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/01\/non-solo-cattivi-maestri-ma-anche-piccoli\/"},"modified":"2019-03-01T05:19:00","modified_gmt":"2019-03-01T05:19:00","slug":"non-solo-cattivi-maestri-ma-anche-piccoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/01\/non-solo-cattivi-maestri-ma-anche-piccoli\/","title":{"rendered":"Non solo cattivi maestri, ma anche piccoli"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe lunghissimo l&#8217;elenco dei cattivi maestri che hanno diseducato le ultime tre o quattro generazioni di europei, e sar\u00e0 motivo di stupore e d&#8217;incredulit\u00e0 per i posteri capire come mai costoro abbiano trovato non solo il favore del pubblico &#8211; ci\u00f2, fino a un certo punto, si pu\u00f2 capire: piacciono sempre i maestri che rivendicano diritti e tacciono sui doveri, e che additano il Male sempre e solo in forze esterne, magari facilmente identificabili, dispensando le masse a farsi un esame di coscienza, cio\u00e8 a riscoprire ciascuno la propria individualit\u00e0 di persona &#8211; ma abbiano trovato anche l&#8217;ammirazione dei poteri costituiti e abbiano avuto la carriera agevolata da quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto riconoscere in essi il virus pestifero che le avrebbe distrutte o svuotate di significato. Vi \u00e8 una nemesi, nelle et\u00e0 di decadenza, che spinge le classi dirigenti a corteggiare e idolatrare quelli stessi che ne teorizzano la distruzione. Sta di fatto che oggi, se volessimo cercar di capire in che modo la nostra societ\u00e0 sia giunta a un tal punto di abbrutimento, di smarrimento di significati, di disprezzo dei valori e di capovolgimento della morale, dovremmo passare in rassegna questa legione di cattivi maestri che, negli anni &#8217;60, 70 e &#8217;80, ha predicato cose folli e malvagie, o anche semplicemente stupide (la banalit\u00e0 del male&#8230;): per esempio, che la pazzia esiste perch\u00e9 esistono i manicomi, e che la delinquenza esiste perch\u00e9 esistono le istituzioni carcerarie, e che le bocciature esistono perch\u00e9 esiste una scuola di classe, brutta e cattiva, che si accanisce contro i figli dei poveri e privilegia i figli dei ricchi. Nella stragrande maggioranza dei casi non si trattava solo di cattivi maestri, ma anche di piccoli maestri: di pseudo intellettuali che non sapevano vedere una spanna pi\u00f9 in l\u00e0 della punta del loro naso, anche se mietevano trionfi atteggiandosi a profeti del millennio prossimo venturo.<\/p>\n<p>\u00a0Fra questi cattivi e piccoli maestri &#8211; ma la scelta \u00e8 quasi imbarazzante, per quanto \u00e8 vasta e pressoch\u00e9 inesauribile &#8211; un posto d&#8217;onore spetta senz&#8217;altro a Michel Foucault (1926-1984), acclamato\u00a0<em>ma\u00eetre \u00e0 penser\u00a0<\/em>di una certa cultura ultra-progressista e libertaria che, dal Quartiere Latino di Parigi, irradiava i lumi della sua saggezza sulla Francia e sull&#8217;intera Europa, e anche, di riflesso, su una buona parte del mondo. Chi non ha letto la sua\u00a0<em>Storia della follia<\/em>\u00a0e chi non ha pensato, visto anche il coro quasi unanime di elogi che l&#8217;ha accolta e accompagnata, anche da parte del modo accademico, che si tratti di una pietra miliare nella storia del pensiero moderno? E in effetti \u00e8 cos\u00ec: del pensiero\u00a0<em>moderno<\/em>, cio\u00e8 del non pensiero in cui, almeno a partire da Kant, il distruttore della metafisica, siamo sprofondati. La Storia della follia \u00e8 uno di quei libri che piacciono ai contemporanei, perch\u00e9 dicono quel che la gente ha piacere di sentire; e che poi continuano a piacere, o almeno ad esser considerati dei classici, semplicemente per pigrizia intellettuale e forza d&#8217;inerzia. Altrimenti, qualcuno potrebbe sollevare la scomoda domanda: come mai un libro cos\u00ec banale \u00e8 riuscito a passare per un classico? E ci\u00f2 getterebbe una luce non troppo simpatica su tutta una classe intellettuale e su tutta una cultura ufficiale, oltre che sulla contro-cultura giovanile. Meglio, dunque, non sollevare questioni potenzialmente sgradevoli; meglio far finta di nulla: e accettare come geniali le opere di uno dei tanti cattivi e piccoli maestri di quella disgraziatissima stagione di distruzione del pensiero.<\/p>\n<p>Osserva Anna Bianchi su questo aspetto della filosofia di Foucault (in: A.A.V.V., Il discorso filosofico, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2011, vol. 3b, p. 719):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Nella sua indagine [cio\u00e8, dopo &quot;L&#8217;archeologia del sapere&quot;, con opere quali &quot;Sorvegliare e punire&quot; e &quot;Microfisica del potere&quot;], Foucault insiste sulla funzionalit\u00e0 reciproca di sapere e potere, presentandoli come &quot;forme inscindibili che si riproducono a vicenda&quot;. Infatti, il sapere non solo \u00e8 utile al potere, ma \u00e8 anche condizione del suo esercizio; e come il sapere si traduce sempre in un potere, a sua volta l&#8217;esercizio del potere produce sapere, produce &quot;giochi di verit\u00e0&quot; che utilizza per il controllo degli individui.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo Foucault, inoltre, il nesso potere-sapere non si realizza solo nelle grandi istituzioni. Costituisce una pluralit\u00e0 di &quot;microsistemi di potere&quot;: \u00e8, cio\u00e8, diffuso in ogni rapporto tra individui, tramite un sistema anonimo di regole. Non opera solo attraverso apparati come il carcere, ma anche attraverso le istituzioni educative e le comunicazioni sociali: per questo \u00e8 capace di esercitare una forte pressione sui singoli, incidendo sui modi di pensare ed essere dei soggetti.<\/em><\/p>\n<p><em>Foucault sostiene, allora, la necessit\u00e0 di una molteplicit\u00e0 di centri di resistenza contro i meccanismi che, nei diversi contesti, consentono la diffusione del potere-sapere in ogni aspetto della vita quotidiana. Ed \u00e8 significativo che tali riflessioni si inseriscano nel periodo del suo attivo impegno a favore dei gruppi marginalizzati.<\/em><\/p>\n<p><em>Dalla met\u00e0 degli anni settanta, con la &quot;Storia della sessualit\u00e0&quot; e con i corsi tenuti al Coll\u00e8ge de France, Foucault affronta il problema dei rapporti tra sapere, potere e costituzione dei soggetti con un mutamento prospettico. Al riconoscimento della &quot;possibilit\u00e0 di resistenza&quot; nelle relazioni di potere corrisponde, infatti, lo spostamento dell&#8217;attenzione da un soggetto passivo &#8211; come il soggetto folle o delinquente che si costituisce come conseguenza di un sistema di coercizione &#8211; a un soggetto attivo. Cos\u00ec, tramite il confronto con l&#8217;etica degli antichi, Foucault giunge ad analizzare &quot;le pratiche di s\u00e9&quot; attraverso le quali &quot;l&#8217;individuo si costituisce e si riconosce come soggetto&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>La &quot;possibilit\u00e0 di resistenza&quot; di questo soggetto attivo si configura &#8211; in particolare &#8211; come resistenza ai meccanismi biopolitici, espressione della statalizzazione del governo della vita, divenuta nella modernit\u00e0 oggetto del potere. La biopolitica mira, infatti, a regolare la vita biologica della collettivit\u00e0 (natalit\u00e0, igiene, salute ecc.): non intende solo disciplinare il corpo dell&#8217;individuo, ma governare il corpo della popolazione, e, quindi, anche la sessualit\u00e0 che &#8211; per i suoi effetti di procreazione &#8211; \u00e8 un punto di congiunzione tra dimensione biologica e politica. In risposta al bio-potere, secondo Foucault, occorre &quot;difendere la societ\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Che dire di questa impostazione del rapporto fra sapere e potere? A noi sembra che Foucault sia stato non solo un cattivo maestro, perch\u00e9 ha dato per presupposto che il potere sia sempre cattivo e la societ\u00e0 sia sempre buona (riproducendo il dogma del bambino buono e della societ\u00e0 cattiva di Rousseau), e tanto pi\u00f9 buona quanto pi\u00f9 formata da emarginati: carcerati, immigrati, dissidenti, rifugiati politici e omosessuali; ma che sia stato anche un piccolo maestro, bench\u00e9 a suo tempo venne salutato come un grande maestro, perch\u00e9 nel suo pensiero non fa che seguire le linee di tendenza della contestazione sessantottina e post-sessantottina, aderendo senza alcuna ombra di pensiero critico agli slogan della sinistra giovanile e prendendo a bersaglio della sua critica implacabile un potere, quello statale, che oggi sono in molti a rimpiangere, non avendo egli visto affatto il tramonto dello stato nazionale e l&#8217;avvento di un nuovo tipo di potere, finanziario e mediatico, molto pi\u00f9 minaccioso e pervasivo, che all&#8217;epoca un filosofo avrebbe dovuto almeno intravedere, se fare filosofia \u00e8 saper guardare lontano e cogliere la totalit\u00e0 e non solo analizzare il presente immediato. Le sue battaglie sono state, insomma, le pi\u00f9 facili, le pi\u00f9 scontate, le pi\u00f9 banali, quelle che consentivano di raccogliere il massimo della popolarit\u00e0 fra i giovani di sinistra e l&#8217;<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0dirigente progressista, e con il minimo del rischio, o addirittura nessun rischio, anzi, ricevendo onori e stipendi da quelle stesse istituzioni che venivano ferocemente attaccate, denigrate, additate al pubblico disprezzo come retrivi centri di potere. Appare a dir poco paradossale che un intellettuale che spara a zero contro lo Stato, la scuola, gli ospedali, le prigioni, faccia una brillantissima carriera in quello Stato, in quella scuola, in quella universit\u00e0; che se ne vada in Tunisia per stare insieme al suo giovane amante, fuggito nel Paese africano per sottrarsi ai suoi obblighi militari, senza alcun inconveniente per la sua carriera accademica; che vada a cercar di curarsi proprio in quel sistema sanitario, quando verr\u00e0 colpito da una malattia legata all&#8217;AIDS, che lo porter\u00e0 alla morte. \u00e8 davvero troppo comodo sputare continuamente nel piatto ove si mangia, e accettare una vita comoda e una carriera ben retribuita da quelle forze che si identificano con la repressione, e alle quali si attribuiscono tutte le colpe possibili, compresa quella di aver creato la follia e la delinquenza. Va bene che si era negli anni della follia collettiva: gli anni di Basaglia, di don Milani, di\u00a0<em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo<\/em>\u00a0e di\u00a0<em>Porcile<\/em>, della\u00a0<em>Lettera a una professoressa\u00a0<\/em>e di<em>\u00a0Viaggia ad Hanoi\u00a0<\/em>di Susan Sontag;<em>\u00a0<\/em>\u00a0gli anni in cui Milos Forman e Pier Paolo Pasolini presentavano la borghesia come la sentina di tutti i vizi, e lo Stato come il concentrato di tutte le malvagit\u00e0. Ed erano anche gli anni in cui certe suore lesbiche americane rivendicavano il loro diritto all&#8217;amore diverso, e in cui le Brigate Rosse ammazzavano carabinieri, giudici e sindacalisti considerati antipopolari; e in cui un don Giulio Girardi, per esempio, farneticava di cristiani per il socialismo, e i gesuiti sudamericani teorizzavano l&#8217;alleanza fra l&#8217;analisi marxista della lotta di classe e il Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Del resto, se si vuol capire il presente; se si vuol cercare di spiegare in che modo la societ\u00e0 odierna sia giunta alle presenti aberrazioni intellettuali, spirituali e morali, \u00e8 da l\u00ec che bisogna partire, da quel clima, da quelle idee, da quelle mode, da quegli uomini: dal Concilio Vaticano II per capire la presente degenerazione del cattolicesimo, e dal 1968 per capire la degenerazione della scuola, della famiglia, della societ\u00e0 laica. E da quei cattivi maestri: i Rahner, i Schillebeeckx, i Danneels nella Chiesa, i Cohn-Bendit nel mondo studentesco e i Foucault nel mondo accademico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 detto, resta il fatto che il pericolo di un potere che si alimenta del sapere, esiste, esisteva ed esister\u00e0. Non \u00e8 un falso problema; \u00e8 falsa la prospettiva da cui Foucault lo guarda: immaginando, da buon nipotino di Rousseau, Marx e Freud, che il sapere sia cattivo solo se diventa potere, e il potere sia cattivo solo se esercitato dagli &quot;altri&quot;, dallo Stato, a danno di una societ\u00e0 buona, perch\u00e9 popolata da simpatici soggetti come i delinquenti, i matti, i ribelli, i parassiti, gli anormali. Gi\u00e0: forse il punto \u00e8 proprio questo. I Foucault, come i Pasolini, come le Beauvoir, come i Ginsberg, vogliono sdoganare la propria anormalit\u00e0 e, per farlo, pretendono di rovesciare tutti i parametri di giudizio, in modo che il brutto diventi bello, il falso diventi vero, il male diventi bene. Non si accontentano di sbandierare la loro anormalit\u00e0: vogliono estenderla al mondo intero e trasformare in anormali quelli che non ci stanno. Vogliono far passare il folle per genio, e il genio per folle; l&#8217;orrido deve diventare meraviglioso e il meraviglioso, orrido. Prendono a prestito la trasvalutazione di tutti i valori di Nietzsche per applicarla a modo loro: al modo cio\u00e8 dei cattivi nani, mentre Nietzsche era un gigante: talmente grande che non ne hanno capito nulla, se non quella piccola e meschina parte che poteva prestarsi alle loro piccole e meschine aspirazioni. Del resto, Nietzsche aveva ammonito: se l&#8217;uomo non riuscir\u00e0 ad oltrepassarsi, cadr\u00e0 al di qua e al di sotto di se stesso, e diverr\u00e0 qualcosa di molto meno di quel che attualmente \u00e8. Cosa puntualmente avvenuta &#8211; e, aggiungiamo noi, pressoch\u00e9 inevitabile, considerate le premesse.<\/p>\n<p>E adesso, che fare davanti a un potere che si alimenta del sapere, ma non nel senso teorizzato da Foucault, bens\u00ec nel senso di una superdemocrazia sempre pi\u00f9 intollerante e totalitaria, e sempre pi\u00f9 eterodiretta da un superpotere finanziario mondiale, rispetto al quale il potere di cui disponevano gli Stati fino a qualche anno fa, appare come una ben misera cosa? E come reagire al potere di alcune minoranze aggressive &#8212; guarda caso, proprio quelle tanto amate da Foucault, e a difesa delle quali immaginava dei <em>centri di resistenza<\/em>, ben decise a imporre la loro ideologia aberrante all&#8217;intero corpo sociale? Questo, Foucault non l&#8217;aveva previsto, o forse s\u00ec: che gli emarginati di allora sarebbero divenuti i dittatori di oggi. Che immigrati, delinquenti, invertiti sessuali, minoranze e anormali d&#8217;ogni tipo avrebbero capovolto la tavola dei valori e imposto all&#8217;intera societ\u00e0 il loro nuovo paradigma. E mentre i Foucault, negli anni &#8217;60 e &#8217;70 del Novecento, si sentivano gl&#8217;intrepidi difensori delle minorane &quot;oppresse&quot; (ma era vero?), e rivendicavano per s\u00e9 spazi di &quot;creativit\u00e0&quot; che erano, poi, semplicemente spazi dove esplicitare la loro inversione &#8211; non solo sessuale, ma intellettuale, estetica, morale -, senza dubbio il vero potere, quello finanziario, li aveva gi\u00e0 individuati e gi\u00e0 puntava su di loro per condurre la sua prossima battaglia, quella che si sta ora svolgendo sotto i nostri occhi: la battaglia per assestare alla societ\u00e0 la spallata definitiva verso il caos sistematico e irreversibile, grazie al quale tali minoranze si fanno utili strumenti della dittatura finanziaria e quest&#8217;ultima porta a termine il disegno strategico, perseguito da secoli, di assoggettare totalmente l&#8217;umanit\u00e0. Del resto, qualche sospetto avrebbero dovuto averlo gi\u00e0 allora, quei paladini delle minorane &quot;indifese&quot;: come mai tanti tappeti rossi svolti innanzi a loro, nei palazzi del potere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe lunghissimo l&#8217;elenco dei cattivi maestri che hanno diseducato le ultime tre o quattro generazioni di europei, e sar\u00e0 motivo di stupore e d&#8217;incredulit\u00e0 per i<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-27403","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27403","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27403"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27403\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27403"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27403"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27403"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}