{"id":27398,"date":"2018-11-13T11:37:00","date_gmt":"2018-11-13T11:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/13\/non-si-scherza-con-la-purezza\/"},"modified":"2018-11-13T11:37:00","modified_gmt":"2018-11-13T11:37:00","slug":"non-si-scherza-con-la-purezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/13\/non-si-scherza-con-la-purezza\/","title":{"rendered":"Non si scherza con la purezza"},"content":{"rendered":"<p>Uno dei tratti tipici e inconfondibili della cosiddetta civilt\u00e0 moderna \u00e8 l&#8217;abitudine all&#8217;impudicizia. Diciamo l&#8217;abitudine perch\u00e9 un tempo era il piacere, poi \u00e8 diventata un rito, il rito della volgarit\u00e0 e dell&#8217;esibizione di ci\u00f2 che \u00e8 bello tener coperto: nel linguaggio, nell&#8217;abbigliamento, nel modo di muoversi e di porsi, nel mostrare i propri pensieri e sentimenti. Tutto questo viene spacciato abitualmente per autenticit\u00e0, libert\u00e0, sincerit\u00e0, franchezza, mancanza d&#8217;ipocrisia; ma sono tutti miseri schermi per nascondere la verit\u00e0: che si vuol mostrare ci\u00f2 che non si dovrebbe, e che lo si vuol fare sempre e comunque, anche nei momenti e nei luoghi meno opportuni, semplicemente per affermare il proprio io, per stabilire un diritto. Ci sono ragazze che si presentano in chiesa, all&#8217;altare, per ricevere la santa Comunione, con le spalle nude e il ventre scoperto: qualche prete coerente e coraggioso le rimanda indietro; apriti cielo! L&#8217;interessata, furente, si rivolge alla stampa, la stampa solleva una questione; scoppia un putiferio. Il vescovo di turno, pavido o modernista, o entrambe le cose insieme, convoca il malcapitato, gli fa una ramanzina coi fiocchi, gli ordina di non permettersi mai pi\u00f9 una cosa del genere. Le pecorelle si accolgono sempre, i fedeli si includono sempre, anzi bisogna includere tutti, anche gli ebrei e i musulmani, la chiesa \u00e8 fatta per questo, s\u00ec o no? Del resto, lo dice sempre papa Francesco; lo dice sempre Antonio Spadaro; lo dice sempre Vincenzo Paglia; lo dice sempre Enzo Bianchi; e lo dice sempre Marco Tarquinio. E quando ci si trova in cos\u00ec numerosa e gloriosa compagnia, come si potrebbe non essere dalla parte della ragione, cio\u00e8 dalla parte del vangelo, quello vero, mica quello adulterato e taroccato dai preti oscurantisti e dai papi reazionari, da Pio IX, a Pio X, a Pio XII. E poco importa il dettaglio, del tutto secondario, che Ges\u00f9 Cristo non abbia mai e poi mai affermato una cosa del genere; e che, al contrario, abbia dato ordine ai suoi Apostoli di andare in tutto il mondo a battezzare e predicare il Vangelo, dicendo loro chiaro e tondo che <em>chi creder\u00e0, sar\u00e0 salvo; ma chi non creder\u00e0, sar\u00e0 condannato<\/em>. Cosa volete che importi un simile dettaglio? Ora abbiamo dei finissimi interpreti del Vangelo, come Enzo Bianchi, i quali ci spiegano che Ges\u00f9 non era precisamente Dio incarnato, ma <em>un profeta che raccontava Dio agli uomini<\/em>. Proprio come per gli islamici: visto che bello, il pluralismo e il multiculturalismo? Visto che bei frutti d\u00e0 il dialogo interreligioso, e che meravigliosa messe si pu\u00f2 infine raccogliere, dopo che i padri del Concilio Vaticano II, pi\u00f9 di mezzo secolo fa, hanno seminato questi deliziosi principi, sebbene allora, per motivi strategici, non potessero esporli con la schiettezza di un Enzo Bianchi o di un Jorge Mario Bergoglio, per il quale <em>l&#8217;apostolato \u00e8 una sciocchezza<\/em>, e <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>? Ma dove andremo a finire, con questa chiesa bigotta e oscurantista? Rifiutare la Comunione per una questione di abbigliamento, per esempio: ma vogliamo scherzare?.Vestirsi e andare ovunque seminudi \u00e8 un diritto, una affermazione di libert\u00e0; e ricevere la santa Comunione, per codesti cattolici moderni e progressisti, \u00e8 l&#8217;esercizio di un diritto, la rivendicazione di un qualcosa che non pu\u00f2 essere negato. Chi crede di essere, il prete, per mettersi fra loro e Dio? Se potessero, ne farebbero volentieri a meno e si comunicherebbero da soli, consacrerebbero le Sacre Specie da soli, farebbero tutto da s\u00e9. Altro che vedere nel sacerdote un <em>alter Christus<\/em>; ma quando mai, siamo tutti sacerdoti, lo diceva anche il buon Lutero, che adesso il signore argentino non solo ha sdoganato, ma pienamente rivalutato, e al quale ha dato ragione, sia pure con cinquecento anni di ritardo.<\/p>\n<p>Ora, tornando all&#8217;impudicizia, \u00e8 chiaro quel che si deve fare per uscire dalla palude maleodorante della modernit\u00e0: fra le altre cose, bisogna recuperare la purezza. Il concetto e la pratica. Gli stimoli all&#8217;impudicizia sono venuti da cento rivoli, da cento fiumi limacciosi, ma soprattutto dal cinema, dalla televisione, dalla pubblicit\u00e0, dalla moda e dalla letteratura. La letteratura \u00e8 stata la prima, quando ancora non c&#8217;erano le altre, o erano appannaggio di piccole minoranze. \u00c8 incalcolabile il danno che certi libri hanno fatto al senso morale degli uomini, e ci\u00f2 fin da prima dell&#8217;invenzione della stampa. Il <em>Decameron<\/em>, per esempio, \u00e8 un libro che pu\u00f2 corrompere il lettore; perch\u00e9 ci\u00f2 non avvenga, \u00e8 necessario che sia letto da persone che possiedono una salda base morale e un profondo, radicato senso dell&#8217;equilibrio. Agli altri far\u00e0 male, dar\u00e0 alla testa. Certo, oggi la letteratura erotica si \u00e8 spinta infinitamente pi\u00f9 in l\u00e0, e inoltre si \u00e8 banalizzata, \u00e8 divenuta merce quotidiana e si presenta come ovvia e innocente, si rivolge ai ragazzini e alle ragazzine; fa leva sui peggiori istinti, presentandoli, tuttavia, come desideri normalissimi, come esigenze perfettamente legittime. Anche molte poesie di Catullo, di Orazio, di Marziale, sono profondamente immorali. \u00c8 chiaro che non si pu\u00f2 mettere la censura alla letteratura; per\u00f2 bisogna ricordare che il libro \u00e8 potenzialmente pericoloso, va in mano a chiunque, ma non tutti sono n grado di leggerlo in maniera idonea, perch\u00e9 non tutti possiedono la necessaria maturit\u00e0. E questo, naturalmente, non vale solo per la pornografia, ma per tutto ci\u00f2 che di potenzialmente pericoloso, immorale e malvagio pu\u00f2 essere trasmesso mediante un romanzo, un racconto, una poesia. Che effetto possono fare le poesie di Costantino Kavafis, o di Sandro Penna, su un giovane ingenuo e inesperto, ammesso che vi siano ancora giovanetti ingenui e inesperti? Pessimo, senza dubbio. Non parliamo dei romanzi di Alberto Moravia: vi \u00e8 un essi una fredda malignit\u00e0 pornografica, un gusto dell&#8217;abbrutimento, un piacere dello sporco che supera perfino le deliranti sconcezze di Sade. Eppure c&#8217;\u00e8 stato un momento, verso gli anni &#8217;90 del secolo scorso, in cui i critici hanno tentato di promuoverlo al seggio pi\u00f9 alto, e gli autori dei manuali scolastici lo hanno incluso fra i maggiori, dedicandogli un intero capitolo. Leopardi, Manzoni, Verga, Carducci, Pascoli, Ungaretti e&#8230; Alberto Moravia. Il re dei pornografi promosso al rango di maestro: quando l&#8217;autore di libri come <em>Io e lui<\/em> o <em>La vita interiore<\/em> dovrebbe sperare una cosa sola: essere dimenticato dai posteri. Ma lui era un progressista, amico di Pasolini, altro sommo maestro della cultura di sinistra: <em>doveva<\/em> essere stato un grande scrittore. I grandi scrittori sono, <em>devono essere<\/em>, come \u00e8 noto, tutti di sinistra; e siccome la vena poetica languiva, sul finire del XX secolo, bisognava rispolverare qualche gloria passata, ma recente, per ridare lustro alla cultura progressista. Cio\u00e8, la cultura doveva glorificare se stessa, doveva difendere l&#8217;assioma secondo il quale nulla di buono fiorisce al di fuori di essa, e la sua vena non \u00e8 mai stanca, non \u00e8 mai appannata, perch\u00e9 attinge la sua linfa direttamente dal Popolo, dalle sue speranze, dalle sue lotte per l&#8217;emancipazione. O almeno &#8211; come nel caso di Moravia &#8212; dalla sua doverosa e instancabile denuncia della putredine borghese, della sozzura borghese. Anche se a sguazzare in tutta quella sozzura, essa qualche volta ci prendeva un gran gusto; tanto che non per caso, crediamo, i ragazzi del &#8217;68 hanno sonoramente fischiato il sedicente maestro della liberazione, quando ha avuto la sfacciataggine, o la suprema ingenuit\u00e0, di presentarsi davanti a loro per mostrare che condivideva le loro lotte e si sentiva vicino alle loro rivendicazioni.<\/p>\n<p>Osservava Pierre Lecarme nel suo saggio <em>I giovani e i libri<\/em> (titolo originale: <em>Hypocrite lecterur. L&#8217;homme devant les livres<\/em>, Paris, Fayard, 1964; traduzione dal francese di Carlo M. Richelmy, Catania, Edizioni Paoline, 1965, pp. 168-170):<\/p>\n<p><em>Un soggetto scabroso pu\u00f2 venire trattato in modo casto, mentre una realt\u00e0 in s\u00e9 casta, quale il matrimonio, pu\u00f2 dare adito a descrizioni oscene, se l&#8217;anima dell&#8217;artista \u00e8 perversa: cos\u00ec nelle memorie Verlaine parla della sua prima notte di nozze in modo licenzioso e salace, con laide strizzatine d&#8217;occhio sufficienti a stomacare ogni lettore onesto. Sui pu\u00f2 dire forse che vi sia qualcosa di pi\u00f9 ripugnante delle confidenze boccaccesche di un uomo su quanto dovrebbe per lui essere sacro? Taccia, almeno, se non sa parlarne con gusto, e non faccia della pseudo letteratura allo scopo di guadagnare soldi per la sua quotidiana sbronza all&#8217;assenzio. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, il problema non consiste pi\u00f9 nel pesare i torti dello scrittore, nel sapere se lo fa per debolezza, per concessione al pubblico, per gusto personale di erotismo, per desiderio di insozzare o per il piacere pi\u00f9 raffinato di corrompere. Tale opera esiste, questo \u00e8 il fatto, ed \u00e8 qui dinanzi a noi. Che dobbiamo fare? Innanzi tutto, dobbiamo profondamente convincerci di essere vulnerabili e deboli: non per disperarcene, ma per meglio orientarci. Conoscere con esattezza i limiti delle nostre possibilit\u00e0 e la nostra debolezza, \u00e8 gi\u00e0 una specie di forza. Dobbiamo anche renderci conto che, in questo campo, le ferite sdono pi\u00f9 dolorose che altrove. Infatti la purezza perduta nell&#8217;infanzia suscita la nostalgia negli adulti migliori, ma il passo \u00e8 irreversibile: ricordiamo il detto, forse un po&#8217; enfatico, ma bellissimo, di Musset: non basta tutto il mare a lavare lo sporco. Certo, il danno non \u00e8 irrimediabile, perch\u00e9 il peccato viene perdonato, a patto di un pentimento sincero e della ferma volont\u00e0 di non sbagliare pi\u00f9, secondo le parole del catechismo. Dobbiamo ammettere umilmente di essere, in questo campo, dei recidivi infaticabili, e di aver bisogno ad ogni istante di un impegno sempre nuovo. Sarebbe troppo semplice se bastasse averlo una volta per tutte. N\u00e9 presuntuosi all&#8217;eccesso, n\u00e9 scoraggiati a ogni minima caduta, ma armiamoci di tenace pazienza, perch\u00e9 la difficolt\u00e0 \u00e8 presente ogni giorno.<\/em><\/p>\n<p><em>La saggezza popolare ci insegna un altro rimedio: meglio prevenire che curare. Certi grandi scrittori hanno dimostrato, in modo impressionante, il male operato nelle loro anime dalle cattive letture e nessuno forse meglio di Julien Green, in quelle magnifiche pagine dove parla della sua infanzia e della sua adolescenza: &quot;Se il &#8216;Decameron&#8217; \u00e8 un cattivo libro, fu il primo che mi capit\u00f2 sotto mano. Il male che ne ricevetti \u00e8 pressoch\u00e9 incalcolabile. Il piacere della carne, presentato come cosa desiderabile pi\u00f9 di ogni altra, trov\u00f2 in me una eco improvvisa che super\u00f2 la voce della religione&#8230; Volutt\u00e0! Questo nome, ripetuto con tanta insistenza, mi faceva ribollire il sangue ogni volta. In verit\u00e0, non sapevo che cosa volesse dire volutt\u00e0, ma qualcosa in me mi faceva presagire la presenza di un pericolo, perch\u00e9 insieme alla gioia che mi bruciava il sangue, presi coscienza del peccato. In quell&#8217;istante il peccato viveva in me con la gioia, non del piacere, ma dell&#8217;idea del piacere come mi veniva descritta dal grande italiano&quot;. Quanta lotta per il resto della vita, quale difficile sforzo per sfuggire ad una ossessione tetra, quanta dolorosa difficolt\u00e0: il &quot;Journal&quot; ne \u00e8 intessuto come una filigrana, tutto il mondo dei suoi romanzi ne conserva l&#8217;eco, ora smorzato come in &quot;L\u00e9viathan&quot;, ora terribilmente soffocato come in &quot;Adriana Mesurat&quot;, ora ossessionante come in &quot;Mo\u00efra&quot;, dal titolo assai significativo. Nella coraggiosa umilt\u00e0 che li caratterizza, questo sforzi aumentano la nobilt\u00e0 dell&#8217;uomo e dello scrittore, ma se al giovane Green fossero state risparmiate certe letture, quante pene e quante sofferenze avrebbe egli evitato!<\/em><\/p>\n<p><em>Non basta tutto il mare a lavare lo sporco<\/em>. Certo; ma oggi le cose sono di tanto peggiorate rispetto ai primi anni &#8217;60 del Novecento, pi\u00f9 che da allora, risalendo indietro, all&#8217;epoca del processo a <em>Madame Bovary<\/em> e ai <em>Fiori del male<\/em>. Cinquant&#8217;anni fa bisognava andare a cercare un certo libro o una particolare rivista, oggi basta scendere in strada, entrare in un qualsiasi locale, e si vedr\u00e0 e si udr\u00e0 tutto quel che serve per insozzare la poesia dell&#8217;innocenza e per corrompere un animo puro, come quello di un bambino. Per non parlare della televisione e del computer. \u00c8 una battaglia persa, dunque? Niente affatto. Bisogna pi\u00f9 che mai parlare della purezza e portarla ad esempio: proprio perch\u00e9 la degradazione morale della nostra societ\u00e0 ha fatto dei progressi tanto grandi. Si potrebbe dire che la pornografia \u00e8 l&#8217;anima della modernit\u00e0: intendendo la parola nel suo significato pi\u00f9 ampio, che travalica, e di molto, il senso puramente sessuale. Oggi si vive talmente immersi in un clima di volgarit\u00e0, di licenza e di sozzura compiaciuta, che si fatica persino a immaginare di poterne uscire; peggio ancora, molti paiono non essere coscienti del problema, come organismi che si siano adattati a vivere in uno stagno sporchissimo, e non serbino neanche il ricordo dell&#8217;acqua pura e trasparente di un tempo. Forse non riuscirebbero pi\u00f9 a vivere in essa. Questo \u00e8 terribile: le anime che si sono adattate alla sozzura morale sono, alla lettera, anime pese, corruttrici di altre anime. Il danno che un&#8217;anima persa pu\u00f2 fare alle anime giovani e ancora inesperte della vita, \u00e8 immenso. Gli scandali a base di sodomia e pedofilia che imperversano nella chiesa, specialmente riguardo ai seminari e ai collegi, ci ricordano questa tremenda verit\u00e0: quando l&#8217;uomo si allontana da Dio, diventa capace di fare le cose pi\u00f9 turpi. Quei preti indegni non potevano che essersi allontanati da Dio: non vi \u00e8 altra spiegazione al loro agire criminale. Il danno che hanno fatto \u00e8 irrimediabile: ne renderanno conto. Le parole di Ges\u00f9 Cristo, a questo proposito, sono estremamente chiare nella loro eccezionale severit\u00e0 (<em>Mt<\/em>, 18, 6-7): <em>Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare.\u00a0Guai al mondo per gli scandali! \u00c8 inevitabile che avvengano scandali, ma guai all&#8217;uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!<\/em> Ecco a che serve la preghiera&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei tratti tipici e inconfondibili della cosiddetta civilt\u00e0 moderna \u00e8 l&#8217;abitudine all&#8217;impudicizia. 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