{"id":27396,"date":"2012-03-09T10:01:00","date_gmt":"2012-03-09T10:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/09\/non-si-sa-come\/"},"modified":"2012-03-09T10:01:00","modified_gmt":"2012-03-09T10:01:00","slug":"non-si-sa-come","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/09\/non-si-sa-come\/","title":{"rendered":"Non si sa come?"},"content":{"rendered":"<p>Il concetto della responsabilit\u00e0 morale del singolo individuo si basa sull&#8217;idea del libero arbitrio; solo se noi siamo realmente, autenticamente liberi di decidere i nostri atti, possiamo essere giudicati per le nostre azioni da un punto di vista morale (ed, eventualmente, penale) dagli altri, ma anche dalla nostra stessa coscienza.<\/p>\n<p>Ma che cosa succederebbe se noi potessimo arrivare alla conclusione che non agiamo liberamente, che non siamo in grado di scegliere davvero fra il bene e il male, perch\u00e9 afferrati e trascinati, magari in maniera repentina e assolutamente imprevista, da forze ed impulsi pi\u00f9 forti di noi, e dei quali siamo noi stessi a malapena consapevoli?<\/p>\n<p>Tutta la riflessione di Pirandello tende verso questo interrogativo finale; e non \u00e8 un caso se la sua ultima opera teatrale, il dramma \u00abNon si sa come\u00bb, del 1935 (un anno prima della morte) verte intorno ad esso, sviscerandolo con tormentosa intensit\u00e0, scandagliando quasi con un senso di vertigine le inesplorate, abissali profondit\u00e0 dell&#8217;anima umana.<\/p>\n<p>Il protagonista, conte Romeo Daddi, per due volte si \u00e8 sentito afferrare e trascinare da quella forza subitanea e terribile: una volta, da ragazzo, quando uccise a colpi di pietra, per un impulso assolutamente inspiegabile, un ragazzo, delitto rimasto irrisolto e sepolto nelle profondit\u00e0 della coscienza; e una seconda, uomo fatto, quando, in maniera repentina e non premeditata, ha tradito il suo migliore amico, l&#8217;ufficiale di marina Giorgio Vanzi, e la sua stessa moglie, donna Bice, consumando un fugace adulterio con la moglie di lui, Ginevra.<\/p>\n<p>Anche questa volta egli potrebbe cercar di dimenticare, come, del resto, ha subito saputo fare Ginevra; ma il senso di colpa, dopo un tormentoso travaglio, lo spinge infine a confessare ogni cosa, prima alla sposa, quindi all&#8217;amico, che, accecato dalla gelosia, gli spara e lo uccide: e Romeo non solo non fa nulla per sottrarsi a un tale destino, ma fa di tutto per cercarlo, mosso da un bisogno di espiazione per un qualcosa che, nonostante tutto, egli non riesce a riconoscere come realmente suo, come realmente deciso e voluto da lui; un qualcosa che sembra quasi essersi prodotto da s\u00e9, &quot;non si sa come&quot;, appunto, come dice il titolo del dramma.<\/p>\n<p>In un certo senso, \u00e8 come se Romeo avesse voluto punire un arto che pi\u00f9 non gli appartiene; come se avesse voluto assumersi la responsabilit\u00e0 di un atto che non \u00e8 stato tale, ma piuttosto un evento: non un agire, ma un patire; e la sua grandezza tragica risiede proprio in quel non saper darsi pace, in quel non riuscire a perdonarsi, in quel non essere capace di continuare a vivere se come nulla fosse; e come fa, ad esempio, Ginevra, con una assoluta convinzione di buona coscienza, di essere, cio\u00e8, tuttora, nonostante il tradimento consumato, una brava e fedele moglie, innamorata del proprio marito, ben decisa a dimenticare perch\u00e9, in fondo, non \u00e8 stata lei ad abbandonarsi fra le braccia di Romeo, ma qualcun altra che, in quel momento, era in lei, che ne possedeva il corpo, ma non la sfera profonda dei sentimenti e degli affetti.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, dal punto di vista psicologico, entrambi i segreti proibiti di Romeo (e quello di Ginevra) si possono spiegare molto bene.<\/p>\n<p>Nel primo caso, quel ragazzo sconosciuto aveva ucciso, cos\u00ec, per pura cattiveria, una lucertola, dopo averla catturata, suscitando lo sdegno di Giorgio, che gli si era scagliato contro: ma che, pi\u00f9 debole nella lotta, stava per soccombere, allorch\u00e9 aveva afferrato un sasso e se ne era servito per colpire l&#8217;avversario. Si potrebbe parlare addirittura di legittima difesa, o forse di un eccesso di legittima difesa: un bravo avvocato, in ogni caso, avrebbe saputo difenderlo abilmente, se egli avesse deciso di confessare l&#8217;accaduto.<\/p>\n<p>Nel secondo caso, Giorgio era stato assente per un lungo periodo e proprio quando stava per raggiungere gli amici e la moglie, quest&#8217;ultima aveva ceduto ad un impulso di natura fisica, risvegliato dall&#8217;eccitazione del suo arrivo imminente; da parte sua, Romeo aveva percepito l&#8217;emozione ed il turbamento sessuale della donna e, complice l&#8217;assenza momentanea della moglie, si era lasciato trasportare da una tentazione improvvisa, pi\u00f9 o meno come una pagliuzza di fieno prende fuoco quando si trova accanto ad un&#8217;altra, che gi\u00e0 sta bruciando.<\/p>\n<p>Nessun mistero, dunque?<\/p>\n<p>Pirandello non \u00e8 Svevo; non si accontenta delle spiegazioni psicanalitiche basate sull&#8217;inconscio, su quell&#8217;Es o Id che giace acquattato nel fondo melmoso della psiche, pronto ad irrompere nella sfera della coscienza, con la sua ondata nauseabonda di pulsioni vergognose e inconfessabili: la sua rigida coscienza morale soffre, si tormenta ed esige una punizione, anche se la sua ragione non riesce ad accettare il concetto della responsabilit\u00e0 per quegli atti che si compiono come se fossero guidati dalla volont\u00e0 di un altro.<\/p>\n<p>Si badi: il segreto che Romeo e Ginevra condividono per qualche tempo, lei con perfetta disinvoltura, lui con crescente disagio e sofferenza, non \u00e8 in alcun modo una storia di ordinaria infedelt\u00e0 coniugale. N\u00e9 lui, n\u00e9 lei avevano premeditato il tradimento, anzi, non erano neppure consapevoli dell&#8217;attrazione reciproca: complici alcune circostanze occasionali &#8211; la lunga assenza di Giorgio e l&#8217;imminenza del suo ritorno; la giornata estiva torrida e assolata, che mette in subbuglio i sensi; la non prevista partenza di Bice dalla villa, che li lascia di colpo soli, in una intimit\u00e0 inattesa e carica di umori sensuali -, essi sono stati travolti da un impulso sessuale, il cui ricordo sarebbe prontamente rientrato nelle pieghe della loro coscienza, scomparendo del tutto, se l&#8217;esigente senso morale di Romeo non lo avesse reso impossibile.<\/p>\n<p>Ginevra, in particolare, sente di non aver tradito realmente il marito; in un certo senso, ella \u00e8 perfettamente sincera quando dice a se stessa che non \u00e8 successo nulla, e quando dice a Romeo di non conoscerlo (in senso biblico): la cortina che ella ha calato sull&#8217;episodio \u00e8 stata cos\u00ec netta e recisa, cos\u00ec definitiva, che nulla potrebbe indurla a rialzarla; ed \u00e8 solo la confessione di lui &#8211; prima a Bice, poi all&#8217;amico ,- che la costringe ad ammettere la propria parte di responsabilit\u00e0 in quanto \u00e8 accaduto; ma solo razionalmente, senza vero rimorso.<\/p>\n<p>Insomma, Ginevra non \u00e8 affatto una simulatrice: non finge di essere innocente, \u00e8 sicura di essere innocente; non perch\u00e9 non abbia consumato il tradimento verso il proprio marito, ma perch\u00e9 non si riconosce in colei che lo ha consumato, non la sente come la vera se stessa; e, pochi minuti dopo essersi abbandonata fra le braccia di Romeo, \u00e8 gi\u00e0 non solo pentita, ma addirittura convinta che non vi sia nulla di cui pentirsi, perch\u00e9 infine niente \u00e8 accaduto, niente che possa interferire con i suoi veri sentimenti, che sono di autentico amore per il marito, e per nessun altro.<\/p>\n<p>Anche Romeo, in realt\u00e0, non voleva tradire Bice, non lo aveva desiderato, non lo aveva cercato; anche lui, subito dopo che il fatto \u00e8 accaduto, non si riconosce pi\u00f9 in colui che lo ha compiuto: per\u00f2 il ricordo di quell&#8217;altra sua colpa giovanile, rimasta impunita e sconosciuta a tutti, fa vacillare la sua volont\u00e0 e lo spinge a liberarsi dal rimorso mediante una impossibile confessione. Impossibile, perch\u00e9 colui che ha compiuto la colpa e colui che, ora, la sta confessando, solo esteriormente sono la medesima persona; in realt\u00e0, si tratta di due &quot;io&quot; completamente distinti e separati, del tutto estranei l&#8217;uno all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Riportiamo il passaggio centrale della rivelazione, a Bice,\u00a0di quanto accaduto fra Romeo e Ginevra, nel secondo atto di \u00abNon si sa come\u00bb (Milano, Mondadori, 1951, 1972, pp. 118-21):<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00abROMEO Non ha colpa, lei, Bice, e neanche io. Ma \u00e8 appunto per questo. Fu quella mattina, pochi giorni fa, che tu andasti dalla villa a Perugia per compere.<\/p>\n<p>GINEVRA (gridando) Ma che fu? Non fu nulla! Tu ricordi; io ho tutto dimenticato, subito! Per me \u00e8 come se tu m&#8217;avessi sorpresa un momento con mio marito! L&#8217;imbarazzo d&#8217;un attimo e basta!<\/p>\n<p>ROMEO (a Bice) Ecco, vedi? Per lei \u00e8 cos\u00ec. Ti sei potuta infatti accorgere di nulla, tu, al tuo ritorno? Dillo! Dillo!<\/p>\n<p>BICE No, di nulla.<\/p>\n<p>ROMEO E anche noi, quasi di nulla, come ciechi!<\/p>\n<p>BICE Andai a Perugia, quella mattina, proprio per Giorgio, per il suo arrivo, gi\u00e0 annunziato.<\/p>\n<p>ROMEO S\u00ec, e per questo lei ha ragione! Sappiamo bene io e tu l&#8217;ansia, l&#8217;ardore con cui lei aspettava l&#8217;arrivo imminente di Giorgio; ne parlavamo tante volte insieme&#8230;<\/p>\n<p>GINEVRA (scoppiando in una fiera commozione) E dunque, se lo sapevate, se ne parlavate, perch\u00e9 ora mi torturate? Io non ho amato che lui! Io non ho desiderato che lui! Tutta la mia ansia, e l&#8217;ardore sono stati per lui! Io non ti conosco!Tu non puoi sapere nulla di me! (a Bice:) Sta impazzendo veramente per te, Bice, per te, per te, non per me!<\/p>\n<p>BICE Per rimorso?<\/p>\n<p>ROMEO No, che rimorso!\u00a0Non vuoi proprio intendere allora? Appunto perch\u00e9 senza rimorso!<\/p>\n<p>GINEVRA (a Bice, con un altro tono) Ti giuro che io,\u00a0 quella mattina, accompagnandoti fino al cancello con lui, sotto quella vampa di sole maledetto,\u00a0 avevo tutto quel mio ardore soltanto pe Giorgio, per Giorgio, tanto da farmi venir meno, io non so, non m&#8217;era mai avvenuta una cosa simile!\u00a0 Tutto il sangue che mi bolliva! Tu desti a lui, salendo sull&#8217;automobile &#8211; fammi dir tutto, ora, Bice, fammi dir tutto! &#8211; gli desti un bacio; e io me lo sentii vivo sulle labbra,\u00a0 come se mi fosse dato; e poco dopo averti veduta partire, riattraversando il giardino io e lui, tra lo stridio di tutte quelle cicale che stordiva e tutti quei fiori come impazziti\u00a0 nel sole, lui mi disse non so che cosa, e io nel tentare di rispondergli avvertii che la mia voce era bassa e che egli per quella mia voce si rendeva conto del mio stato &#8211;<\/p>\n<p>ROMEO &#8211; s\u00ec, s\u00ec &#8211;\u00a0ma non io, non io &#8211; (toccandosi il petto) questo come sono ora &#8211; io com&#8217;ero, un altro, e tu qual eri, un&#8217;altra &#8211; non pi\u00f9 noi, non pi\u00f9 noi, nel sole! Un bisogno di rientrare in villa; la stranezza di non poter pi\u00f9 fare a meno di metterci a sedere accanto, attratti, come forzati &#8211;<\/p>\n<p>GINEVRA &#8211; le persiane serrate; gli scuri accostati &#8211;<\/p>\n<p>ROMEO Fu quella frescura d&#8217;ombra immobile &#8211;<\/p>\n<p>GINEVRA &#8211; s\u00ec, l&#8217;unica sensazione che potei avere, rientrando, di cui mi ricordi; ecco, l&#8217;ebbe anche lui &#8211;<\/p>\n<p>ROMEO Ma per forza, altrimenti non si spiegherebbe pi\u00f9 nulla: non eravamo pi\u00f9 due! Non eravamo pi\u00f9 noi!Presi nel sole e in quel divino accecamento, tutto annullato, senza pi\u00f9 coscienza,\u00a0 chi fosse lei per me, chi fossi io per lei, in quel vuoto l\u00e0 preparato per attrarci in un attimo &#8211;<\/p>\n<p>GINEVRA Senza averci mai pensato, te lo giuro, n\u00e9 io n\u00e9 lui, mai, mai; cos\u00ec, ciechi. cos\u00ec, Bice, te lo giuro! \u00e8 questa la cosa orribile!<\/p>\n<p>ROMEO (subito ribattendo) No, l&#8217;indegnit\u00e0 nostra, che non ce la fa accettare, non ce la fa nemmeno comprendere, perch\u00e9 diventa subito orribile nella vita, il delitto pi\u00f9 infame, che la coscienza inorridita respinge. A volerci restare, nella vita (a Bice), ecco, bisogna fare cos\u00ec, come lei (indica Ginevra) che non ne sa pi\u00f9 nulla, e ha il coraggio di gridarmi in faccia: Non ti conosco, io non ho amato che lui, non ho desiderato che lui!<\/p>\n<p>GINEVRA (con un grido) Ma \u00e8 vero! \u00e8 vero!<\/p>\n<p>ROMEO \u00c8 vero, s\u00ec, \u00e8 vero! Non sono stato io! Non ha desiderato me, n\u00e9 io lei! Io non so nulla di lei: nulla! Un gorgo che s&#8217;\u00e8 aperto tra noi all&#8217;improvviso, e ci ha afferrati in un attimo e travolti, e subito richiuso, senza lasciar traccia di s\u00e9.\u00a0La nostra coscienza \u00e8 tornata subito uguale. Non abbiamo pi\u00f9 potuto pensar nulla, neppure un momento, a ci\u00f2 che era accaduto; scappammo uno di qua, uno di l\u00e0, storditi; appena soli,, questa cosa incomprensibile, incomprensibile: la chiusura, ferma come una pietra, della nostra coscienza; neppure un&#8217;ombra di rimorso, nulla: finito tutto; sparito; il segreto d&#8217;un attimo, sepolto per sempre: accaduto e svanito, come in un sogno; appena svegliati, alla vista di noi stessi, non pi\u00f9 da ammettere: l&#8217;incredibile, ecco; e se no, uccidersi, ma non era da ammettere neanche questo, per una cosa a cui veramente, veramente non potevamo pi\u00f9 credere noi stessi, non solo davanti a te, quando poco dopo ritornasti, ma anche davanti a noi stessi, l&#8217;uno di fronte all&#8217;altra, che potevamo guardarci in faccia; parlarci come prima, tal quale. E anche adesso! \u00e8 questo, questo, non la colpa che nessuno dio noi due pens\u00f2 di commettere; ma il pensare che questo pu\u00f2 accadere: con una donna onesta (indicando Ginevra), come lei \u00e8 ancora da stimare., Bice, innamorata, innamorata di suo marito, in un attimo, senza volerlo, nel sole, in quel rapimento del sole, per un improvviso agguato dei sensi, per la complicit\u00e0 misteriosa dell&#8217;ora, del luogo, preparata incoscientemente dalla lunga attesa, cada nelle braccia di un uomo; e un minuto dopo, richiuso il gorgo, sepolto il segreto, nessun rimorso, nessun turbamento, nessuno sforzo per mentire di fronte agli altri, di fronte a se stessa. Aspettai un giorno, due, tre, non mi sentii neanche rimuover nulla dentro, n\u00e9 in tua presenza n\u00e9 in presenza sua; vidi lei, ritornata subito cos\u00ec, qual era prima, tal quale, con te, con me &#8211;<\/p>\n<p>GINEVRA\u00a0 &#8211; un solo terrore io ebbi, che ti potessi smarrire, tradire all&#8217;arrivo di Giorgio; ma quando ti vidi buttargli le braccia al collo per abbracciarlo come un fratello, mi sentii sollevare tutta, felice, e piansi di gioja come per una liberazione: era tutto veramente finito.<\/p>\n<p>ROMEO (sconvolto al ricordo di quel&#8217;abbraccio, non potendo pi\u00f9 resistere) No no! No no! Ah, io non posso, io non posso, come te! No no! Bisogna che trovi, io, bisogna che trovi la mia condanna! la mia condanna! la mia condanna! (e se ne va.)\u00bb<\/p>\n<p>A torto, secondo noi, questa e le altre ultime opere teatrali di Pirandello sono state accusate, dai critici, di eccesso d&#8217;intellettualismo, di esagerazione e di enfasi concettuale, insomma di &quot;pirandellismo&quot;, quasi che costituissero una degenerazione della riforma teatrale operata, in precedenza, per mezzo di opere come \u00abSei personaggi in cerca d&#8217;autore\u00bb.<\/p>\n<p>Al contrario, ci sembra che qui Pirandello sia stato pi\u00f9 che mai coerente, pi\u00f9 che mai rigorosamente fedele alle sue premesse e, in particolare, alla concezione del dissidio tra forma e vita. Se la vita \u00e8 un flusso continuo e incoerente di stati di coscienza (curiosamente, una concezione simile a quella del Buddismo Theravada), allora in essa non vi \u00e8 posto per un &quot;io&quot;, ma solo per delle maschere che ne fingano l&#8217;unit\u00e0 e la coerenza, insomma per una forma fittizia, che pietrifica il movimento della vita e che realizza la coesione del soggetto, ma al prezzo di uccidere in esso la parte vitale vera e propria, riducendolo ad un vuoto simulacro.<\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 chiaro che non ha senso parlare di libert\u00e0 dell&#8217;uomo e, dunque, nemmeno di una sua responsabilit\u00e0 morale: come potrebbe il mio &quot;io&quot; di oggi essere responsabile di quello che esso ha pensato, detto o compiuto ieri, un anno fa, venti anni fa? E come potrebbe essere ritenuto responsabile di quello che, forse, penser\u00e0, dir\u00e0 o far\u00e0 domani, fra un anno, fra vent&#8217;anni? Forse che quei due &quot;io&quot; sono una sola cosa, o non piuttosto due realt\u00e0 completamente diverse, del tutto estranee l&#8217;una all&#8217;altra?<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di quel che si pu\u00f2 pensare della narrativa e del teatro di Pirandello, il problema da lui sottoposto alla nostra attenzione \u00e8 reale, \u00e8 grave, \u00e8 urgente; se lo pongono i giudici, del resto, ogni volta che sono chiamati a giudicare un reato che \u00e8 stato scoperto a distanza di molto tempo da quando venne commesso: \u00e8 giusto, e fino a che punto lo \u00e8, processare e giudicare un essere umano che, nel corso degli anni, \u00e8 forse radicalmente cambiato da quello che era allora, ed imporgli di scontare la pena per un qualcosa che egli fece quando non era quello che \u00e8 adesso, quando era, appunto, tutt&#8217;altra persona?<\/p>\n<p>Per\u00f2, a ben guardare, non \u00e8 necessario che sia passato molto tempo; la durata del tempo, del resto, \u00e8, per la coscienza, una quantit\u00e0 non misurabile oggettivamente; quel che conta non \u00e8 il tempo, ma la coscienza: se non esiste un &quot;io&quot;, allora non esiste neppure una coscienza; e, se non esiste una coscienza, allora non vi \u00e8 neppure responsabilit\u00e0: non merito per il bene che si compie, n\u00e9 demerito e colpa per il male.<\/p>\n<p>In tal caso, per\u00f2, da dove sorgono il senso della colpa, il rovello del rimorso, il bisogno di espiazione? Sono un prodotto culturale, cos\u00ec come farebbe pensare il fatto che, dai tempi di \u00abDelitto e castigo\u00bb ad oggi, nei recenti casi giudiziari &#8211; per esempio, nel delitto di Novi Ligure, oppure in quello di Cogne &#8211; sempre pi\u00f9 spesso assistiamo allo spettacolo sconcertante di colpevoli che negano il proprio delitto e che, impassibili, non mostrano alcun senso di colpa, alcun rimorso, come se il vivere in una societ\u00e0 permissiva e deresponsabilizzante avesse lasciato cadere, come un inutile fardello, la voce della coscienza?<\/p>\n<p>Sono problemi difficili, che richiedono molta attenzione e molta sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma sono anche problemi decisivi, perch\u00e9 da essi &#8211; cio\u00e8 dalla capacit\u00e0 di riconoscere il male che si commette, e dal bisogno di superarlo attraverso il pentimento e la redenzione &#8211; dipendono la sopravvivenza della nostra societ\u00e0, nonch\u00e9 la pace dell&#8217;anima di ogni singolo individuo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto della responsabilit\u00e0 morale del singolo individuo si basa sull&#8217;idea del libero arbitrio; solo se noi siamo realmente, autenticamente liberi di decidere i nostri atti,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[192],"class_list":["post-27396","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-luigi-pirandello"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27396","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27396"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27396\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}