{"id":27387,"date":"2016-06-08T12:09:00","date_gmt":"2016-06-08T12:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/08\/linferno-e-non-riuscire-a-perdonare\/"},"modified":"2016-06-08T12:09:00","modified_gmt":"2016-06-08T12:09:00","slug":"linferno-e-non-riuscire-a-perdonare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/08\/linferno-e-non-riuscire-a-perdonare\/","title":{"rendered":"L&#8217;inferno \u00e8 non riuscire a perdonare"},"content":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 ci ha comandato di perdonare; lo rammentiamo a noi stessi ogni volta che recitiamo il <em>Padre nostro<\/em>, la preghiera che Lui ci ha insegnato; e questo comandamento, che \u00e8, per alcuni, forse il pi\u00f9 difficile da applicare, non \u00e8 solo il naturale completamento del comandamento dell&#8217;amore, esteso a tutti gli uomini e anche ai nemici, ma anche una raccomandazione che riguarda l&#8217;auto-protezione e l&#8217;auto-conservazione. Chi non riesce a perdonare, fa del male anche e soprattutto a se stesso; e, nei casi pi\u00f9 gravi, quando l&#8217;incapacit\u00e0 di perdonare si alimenta della spirale dell&#8217;odio e del rancore, finisce per aprire le porte a delle forze malefiche, che penetrano nelle pieghe dell&#8217;anima e possono impossessarsi di tutta la vita interiore della persona.<\/p>\n<p>Vediamo perch\u00e9.<\/p>\n<p>Colui che \u00e8 stato offeso, ferito, tradito, prova un naturale risentimento nei confronti di coloro che lo hanno fatto soffrire. Pu\u00f2 darsi che la sua sofferenza sia stata dovuta pi\u00f9 a una sua colpa, che alla malvagit\u00e0 altrui: il confine tra una reale ingiustizia subita e una ingiustizia immaginaria pu\u00f2 essere esile e aleatorio, molto pi\u00f9 difficile da riconoscere di quel che non si creda. Sta di fatto che vi sono persone le quali, dopo aver fatto del bene, vengono ricambiate col male, e, nondimeno, riescono a ritrovare la pace dell&#8217;anima, appunto perdonando; e altre che, pur avendo subito solamente dei torti immaginari, cio\u00e8 fabbricati dalla loro fantasia, non perdonano affatto, anzi, fanno del rifiuto di perdonare quasi una ragione di vita. Si aggrappano al loro risentimento, si trincerano dentro la cittadella del loro amor proprio offeso, e decidono di non uscirne mai pi\u00f9, qualunque cosa accada. Alcuni individui, poi, non si limitano a questo, ma decidono di vendicarsi, sia perseguitando in ogni modo la persona &quot;colpevole&quot; (che questa colpa sia reale o immaginaria, ripetiamo, non sempre \u00e8 possibile stabilirlo in maniera oggettiva), sia, addirittura, rivolgendosi a maghi o fattucchiere, per mandargli un malefizio e pregustando la soddisfazione di vedere il loro nemico dibattersi negli spasimi di un inesplicabile tormento.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un altro caso, ancora pi\u00f9 grave: quando colui verso il quale si indirizza il proprio rancore e la propria sete di vendetta non \u00e8 un essere umano, ma Dio stesso. Ci\u00f2 accade, pi\u00f9 frequentemente di quel che non si creda, a un genitore, specialmente una mamma, il quale abbia perso suo figlio, o a un figlio che abbia perso il genitore, o a un marito che abbia perso la moglie (e viceversa): il dolore, se non trova modo di essere trasformato e sublimato in una offerta a Dio, rimane come un cadavere in putrefazione, a ingombrare la vita dell&#8217;anima, e, poco a poco, la infetta completamente, fino a trasformare quella persona, forse inconsapevolmente, in un vero e proprio demone, schiumante malvagit\u00e0 e pronto a riversarla sul primo sfortunato che le capiti a tiro. In altri casi, il rifiuto di perdonare si dirige verso un defunto e, anche in questo caso, l&#8217;impossibilit\u00e0 di realizzare una qualsiasi vendetta provoca una specie di corto circuito, per cui l&#8217;anima di colui che odia finisce per rivolgere contro se stesa, nella maniera pi\u00f9 crudele, i pugnali avvelenati che aveva preparato per adoperarli su quella tale persona, quando essa era ancora in vita.<\/p>\n<p>Che cosa, precisamente, impedisce il perdono? In primo luogo, il dolore sofferto; in secondo luogo, il senso dell&#8217;ingiustizia subita (e qui siamo gi\u00e0 su un piano superiore a quello della semplice offesa individuale); in terzo luogo, l&#8217;amor proprio (che \u00e8, in se stesso, una cosa buona) e l&#8217;orgoglio (che \u00e8, invece, una cosa cattiva, essendo la degenerazione di quello), il quale tende ad autoalimentarsi e a indurirsi, per cui, se il cuore non si scioglie in tempi brevi, poi, mano a mano che passano gli anni, la cosa diventa sempre pi\u00f9 difficile, quasi impossibile. Eppure, sono tutti ostacoli superabili, almeno teoricamente, anche al lume della sola ragione naturale: il dolore, perch\u00e9 non ha senso accrescerlo, seguitando a tenere la ferita aperta, col rigirarvi dentro il coltello dell&#8217;ira e dello sdegno; il senso della giustizia offeso, perch\u00e9 nulla potr\u00e0 rimuovere l&#8217;ingiustizia passata, mentre si pu\u00f2 evitare di commetterne un&#8217;altra, stavolta contro se stessi, negandosi il raggiungimento della pace interiore; l&#8217;orgoglio, perch\u00e9 si trasforma in una prigione, per cui la persona che non sa perdonare finisce per punire se stessa, rinchiudendosi in un carcere fatto di dolorosi ricordi, che non si attenuano mai.<\/p>\n<p>E tuttavia, se la ragione ci permette di comprendere che sarebbe nel nostro stesso interesse perdonare chi ci ha fatto soffrire, di fatto la cosa appare di una estrema difficolt\u00e0, specialmente per certi caratteri, nei quali la sensibilit\u00e0 esasperata si unisce a un orgoglio indomabile, ed entrambi si nutrono l&#8217;uno dell&#8217;altra. La verit\u00e0 \u00e8 che il perdono di una grave offesa, o di un grave dolore subito, \u00e8 una cosa umanamente quasi impossibile, se per perdono si intende un atto totale, incondizionato, privo di riserve mentali: per cui l&#8217;unica maniera di arrivare a tanto \u00e8 quella di affidare la propria fragilit\u00e0 a un potere pi\u00f9 grande, e domandare l&#8217;aiuto di Chi ha saputo perdonare al punto di pregare Dio per i propri aguzzini: <em>Padre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno<\/em>. Con il Suo aiuto, s\u00ec, diventa possibile anche perdonare incondizionatamente; senza di esso, invece, ci\u00f2 risulta praticamente impossibile.<\/p>\n<p>Comunque, ripetiamo, perdonare \u00e8 un atto di carit\u00e0 non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi: chi non sa perdonare, in fondo non vuole bene neanche a se stesso: perch\u00e9 l&#8217;anima incapace di perdono s&#8217;immerge in una tristezza e in un&#8217;amarezza sconfinate, dalle quali non sarebbe pi\u00f9 capace di uscire neanche se lo volesse. Don Renato Tisot ha riportato questa esperienza personale nel suo libro <em>Solidariet\u00e0 oltre la morte<\/em> (Camerata Picena, Ancona, Editrice Shalom, 2005, pp. 74-78):<\/p>\n<p><em>Era il 1974 e mi trovavo negli Stati Uniti, in una casa di preghiera, coinvolto in un corso di esercizi spirituali che lasci\u00f2 per vari motivi una lunga traccia nella mia vita. Ci fu anche un episodio sconvolgente che ebbe luogo a partire dal secondo giorno. Il corso era riservato a sacerdoti del Rinnovamento Carismatico provenienti da tutti il mondo, anzi era il primo e pi\u00f9 importante di questo tipo, programmato anche per un confronto sacerdotale sul dirompente fenomeno che nella Chiesa cattolica s&#8217;era manifestato da pochi anni. Gli esercizi erano condotti da un&#8217;\u00e9quipe sotto la guida di un celebre religioso carismatico, dotato anche di uno straordinario dono nel ministero della liberazione e della guarigione. Proprio per questa sua caratteristica, dopo la meditazione mattutina del secondo giorno, fu visitato da alcune persone che conducevano una giovane donna &quot;posseduta dal demonio&quot;. Egli si scus\u00f2 con noi, per il fatto che doveva prendersi questo ritaglio di tempo per un dovere di carit\u00e0 pastorale che poteva essere molto importante. Devo confessare che in fatto di demonio e di possessioni ero ancora molto scettico, nutrito com&#8217;ero allora dagli studi teologici &quot;ad alti livello&quot; e dall&#8217;andazzo ideologico e pastorale del tempo. Ora capit\u00f2 proprio a me, in quella pausa, di trovarmi sul corridoio mentre si apriva la porta dalla quale, tutto coperto di sangue e con la grande croce spezzata sul petto, usciva il prete esorcista. Era stato aggredito selvaggiamente. Mi chiese di rintracciare subito altri sacerdoti e di entrare nella stanza per un sostegno di preghiera. Per la prima volta nella mia vita mi trovai davanti a una realt\u00e0 orribile. Le terribili manifestazioni, le convulsioni, i dolori e i tormenti di questa giovane donna, che era madre anche di due piccole creature, non le posso ancor oggi descrivere e, anche se lo potessi, non sarai capito se non da chi \u00e8 dentro questi fenomeni. Per ben te giorni la quiete dei nostri esercizi fu messa a dura prova, ma era anche una lezione che il Signore offriva ai suoi consacrati. Tutti furono invitati a rendersi partecipi del forte combattimento spirituale e ci fu una solidariet\u00e0 fantastica di tutti in preghiera d&#8217;intercessione. Fatto sta che io mi trovai quotidianamente in prima fila, entro lo stabile gruppetto che agiva direttamente su quella povera creatura, con pause necessarie per tirare un respiro.<\/em><\/p>\n<p><em>Venivamo cos\u00ec a conoscere una storia. Questa donna, all&#8217;et\u00e0 di dodici anni, ebbe un&#8217;esperienza traumatizzante. Era legata al pap\u00e0 in maniera quasi ossessiva e morbosa, e proprio in quel&#8217;anno il pap\u00e0 fu colpito da un morbo terminale che lo port\u00f2 in breve tempo alla morte. Nel cuore della figlioletta si scaten\u00f2 una violenta ribellione, prima verso Dio, che lo aveva fatto morire, e poi anche verso il padre, come se questi non avesse reagito con tutti i mezzi e si fosse lasciato andare. Un perdono verso Dio e verso il pap\u00e0 risultava una cosa impossibile. La ragazza crebbe, incontr\u00f2 un buon giovane e si spos\u00f2. Nacque la prima creatura, ahim\u00e8 deformata e rattrappita. La donna non ci vide pi\u00f9 e, arrabbiatissima, decise addirittura di fare un vero patto col diavolo. Quello che accadde da quel momento in lei, nella famiglia (intanto era nata un&#8217;altra creaturina), nella casa e nei luoghi frequentati fu la classica serie di eventi devastanti che non lasciano pace a nessuno. Per questo la donna disperata ricorse anche a questo ben noto esorcista, nella circostanza di quel ritiro tenuto in una localit\u00e0 geograficamente abbordabile. Tengo a precisare che mentre mi trovavo, accidentalmente per me ma non per il Signore, a stare in contatto diretto con l&#8217;esorcismo, mi tenevo in un angolo, sconvolto ma con una partecipazione sofferta, con tacita preghiera e con tanto pianto. Oh! Come ero preso dal pianto, in un&#8217;intima condivisione delle prove di quella mamma. Alle volte c&#8217;era bisogno di una pausa perch\u00e9 la cosa sembrava ai limiti dell&#8217;umana sopportazione. E intanto tutti i sacerdoti, ben centoventi, s&#8217;erano impegnati a pregare, chi da solo, chi in piccoli gruppi. Per ben tre giorni fummo seriamente trascinati in questa imprevista avventura che sembrava quasi non trovasse quasi una soluzione, quando ci fu un&#8217;intuizione dell&#8217;esorcista, anzi, chiamiamola una mozione dello Spirito Santo. Egli fu portato a ricostruirla storia della donna e in questo contesto scopr\u00ec l&#8217;episodio della morte del pap\u00e0. Ecco che allora affiorava la necessit\u00e0 assoluta del perdono. Ricordo che fu una battaglia all&#8217;ultimo spasimo. Come era difficile far pronunciare alla donna il nome di Ges\u00f9, cos\u00ec sembrava un&#8217;impresa senza successo portarla a perdonare. Il corpo stesso si scuoteva, il collo si gonfiava enormemente a ogni tentativo. Finch\u00e9 arriv\u00f2 il momento prodigioso e commovente: la liberazione col potere divino del perdono. Fu detta la grande parola verso Dio e verso il pap\u00e0. Tutto l&#8217;organismo pass\u00f2 come in uno spasimo atroce e di colpo fu visto come sgonfiarsi, mentre un&#8217;entit\u00e0 tenebrosa e viscida usciva e svaniva nel nulla. Seguiva un momento quasi di svenimento; si tramutava in un relax e alla fine in un risveglio sereno e pieno di gioia. Quale lode sal\u00ec dai nostri cuori e come cominci\u00f2 a correre la notizia!<\/em><\/p>\n<p><em>Il giorno dopo ci radunammo tutti per ringraziare il Signore, ma anche per valutare l&#8217;evento e tirarne fuori tutte le indicazioni. Eravamo nel bel mezzo della riflessione e della condivisione pastorale, quando un sacerdote s&#8217;alz\u00f2 e disse: &quot;Scusate, sono presbitero da anni, ho condotto nella normalit\u00e0 i miei ministeri e penso di non aver mai avuto grilli per la testa. Per\u00f2 quello che m&#8217;\u00e8 capitato ieri ve lo devo raccontare, anche se con un po&#8217; di trepidazione. Mi trovavo a una certa ora in cappella davanti al tabernacolo, pregando per la liberazione di quella cara mamma. A un certo punto sulla parete bianca sovrastante, come in un film e con una straordinaria chiarezza, vidi la scena di un uomo anziano che si muoveva verso una bambina dodicenne. Si abbracciarono commossi piangendo&quot;. Restammo tutti col fiato sospeso. Era l&#8217;ora esatta in cui nella stanzetta la donna finalmente perdonava il padre. E ci ricordammo che Ges\u00f9 prometteva il potere di sciogliere catene vincolanti anche fra terra e cielo. Per me ci fu un seguito. Prima di partire, la donna mi si accost\u00f2 domandandomi: &quot;Perch\u00e9 proprio a me, che ho fatto ben poco, anche per la mia inesperienza in questo campo?&quot;. La ragione mi fu data quando questa donna mi scrisse una lunga lettera in cui, raccontandomi diverse cose interessanti dopo la grazia ricevuta, mi esprimeva soprattutto una riconoscenza calorosa. Diceva che durante le sedute mi vedeva piangere e sentiva il calore forte di quelle lacrime versate cin amore; erano il pi\u00f9 forte balsamo in quelle ore di spasimo, un conforto che bilanciava dolcemente il bruciore penetrante delle urla e della parole di comando. Quasi dava pi\u00f9 forza a quell&#8217;umile partecipazione delle mie lacrime che a tutta l&#8217;azione intimidatoria nei confronti del diavolo. E compresi che la vittoria sta soprattutto nei canali semplici dell&#8217;amore e del perdono. Questo avveniva nello stato del New Jersey (USA).<\/em><\/p>\n<p>Senza dubbio, quello riferito in questa pagina \u00e8 un caso limite; nondimeno, \u00e8 di grande interesse, perch\u00e9 mostra fino a dove pu\u00f2 portare l&#8217;ostinazione nella mancanza di perdono. E appunto su ci\u00f2 si fonda l&#8217;astuzia del Demonio, e la sua capacit\u00e0 di impadronirsi delle anime: il Male trova un appiglio l\u00e0 dove c&#8217;\u00e8 un ego gonfio di s\u00e9, ostinato, orgoglioso e amareggiato. L&#8217;amarezza, infatti, genera la tristezza, e la tristezza fa abbassare le difese nei confronti delle tentazioni. Non per nulla i monaci medievali consideravano la tristezza come un grave peccato: perch\u00e9 il Diavolo, attraverso di essa, riesce a introdussi nel castello interiore di ciascuno e a espugnarlo: orgoglio, ostinazione e tristezza sono i suoi migliori alleati. L\u00e0 dove l&#8217;ego \u00e8 stato debellato, e l&#8217;anima si \u00e8 purificata dalle passioni, il Male non trova nulla cui appigliarsi, ed \u00e8 vinto. Perdonare, dunque, vuol dire amarsi e perdonarsi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ges\u00f9 ci ha comandato di perdonare; lo rammentiamo a noi stessi ogni volta che recitiamo il Padre nostro, la preghiera che Lui ci ha insegnato; e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157],"class_list":["post-27387","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27387","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27387"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27387\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27387"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27387"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27387"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}