{"id":27375,"date":"2020-07-20T10:15:00","date_gmt":"2020-07-20T10:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/20\/non-piu-uomini-ne-cristiani-ma-solo-un-pubblico\/"},"modified":"2020-07-20T10:15:00","modified_gmt":"2020-07-20T10:15:00","slug":"non-piu-uomini-ne-cristiani-ma-solo-un-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/07\/20\/non-piu-uomini-ne-cristiani-ma-solo-un-pubblico\/","title":{"rendered":"Non pi\u00f9 uomini n\u00e9 cristiani, ma solo un pubblico"},"content":{"rendered":"<p>Kierkegaard lo aveva capito, anzi, lo aveva visto. Incredibile, poich\u00e9 stiamo parlando di un pensatore vissuto intorno alla met\u00e0 del XIX secolo: quasi due secoli fa. Ma al suo occhio vigile non era sfuggita la grande mutazione antropologica avviata dai processi della modernizzazione: il passaggio da uomini, e naturalmente da cristiani a semplice pubblico; la dissoluzione dell&#8217;individuo nella massa, e la configurazione finale della massa in pubblico. Incredibile, perch\u00e9 allora c&#8217;erano solo i giornali, le gazzette, come le chiamava lui con disprezzo, mentre oggi ci sono la radio, la televisione, la rete informatica, i telefonini cellulari, le automobili e i treni ad alta velocit\u00e0, gli aerei a reazione che portano la gente agli antipodi nel volgere di poche ore. Allora c&#8217;erano ancora le epidemie ricorrenti, di tifo, di colera, che al massimo il potere cercava di dissimulare, come ancora un secolo dopo, nella <em>Morte a Venezia<\/em> di Thomas Mann: oggi c&#8217;\u00e8 un potere occulto che mette in circolazione dei virus fabbricati appositamente, e che annuncia o che nega le epidemie, a seconda delle sue convenienze, creando il massimo spavento possibile e il maggior numero di morti, esattamente il contrario di quel che il potere cercava di fare allora: nascondere e limitare i danni. Ai suoi tempi non c&#8217;erano il tifo sportivo organizzato, la partita di calcio settimanale, i campionati e le olimpiadi; non c&#8217;erano i divi dello spettacolo conosciuti da milioni di persone, i dischi venduti a decine di milioni, i megaconcerti rock, dove le folle vanno in deliquio. Non c&#8217;era la scuola obbligatoria di massa, n\u00e9 la cultura dei diritti, n\u00e9 il femminismo, n\u00e9 l&#8217;omosessualismo, n\u00e9 il transessualismo, n\u00e9 l&#8217;aborto legalizzato, n\u00e9 l&#8217;eutanasia pi\u00f9 o meno mascherata, n\u00e9 la fecondazione eterologa, n\u00e9 la pratica dell&#8217;utero in affitto. Il protestantesimo, come lui denunciava con forza, si era gi\u00e0 mondanizzato; per\u00f2 la Chiesa cattolica pareva ancor salda sulle proprie basi e si accingeva a condannare nella maniera pi\u00f9 esplicita, col <em>Sillabo<\/em> di Pio IX, gli errori della modernit\u00e0. Certo allora Kierkegaard &#8212; il quale, luterano <em>sui generis<\/em>, provava una segreta simpatia per il cattolicesimo &#8211; non poteva immaginare cosa sarebbe diventata la Chiesa di Roma: una caricatura di chiesa cattolica che strizza l&#8217;occhio a tutti i vizi e a tutti i peccati del mondo, totalmente infeudata alla massoneria, atea nella sostanza e cinica nella forma, tutta presa dalle chiacchiere sulle cose di quaggi\u00f9. Ma soprattutto appare sconcertante come egli abbia intravisto una cosa che allora doveva essere semplicemente inconcepibile: che sarebbe arrivato il tempo in cui, grazie alle &quot;gazzette&quot;, la gente non avrebbe pi\u00f9 creduto come vero quel che \u00e8 vero, quel che appare in tutta l&#8217;evidenza della verit\u00e0, ma quel che da ogni lato si ripete esser vero, anche nel pi\u00f9 stridente contrasto con la realt\u00e0. Che gli uomini cio\u00e8, sarebbero arrivati al punto di non credere pi\u00f9 a se stessi, ma alle &quot;gazzette&quot;, e di angosciarsi, rallegrarsi o temere non per delle cose reali, ma per cose immaginarie, create a bella posta per esercitare un controllo su di loro.<\/p>\n<p>Ecco cosa scriveva Kierkegaard sul numero 6 del 23 agosto 1855 (dunque pochi mesi prima della morte) della rivista da lui fondata, finanziata e diretta, per condurre la sua battaglia contro il luteranesimo ufficiale, <em>L&#8217;Ora<\/em> (titolo originale: <em>\u00d6ieblikke<\/em>t, traduzione di Antonio Banfi, Roma, Newton &amp; Compton, 1977, pp. 103-104):<\/p>\n<p><em>La difficolt\u00e0 sta in ci\u00f2 che tutta la nostra et\u00e0 \u00e8 caduta nel pi\u00f9 profondo INDIFFERENTISMO, \u00e8 affatto sena religione e senza la possibilit\u00e0 di avere una religione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 che trascina in errore \u00e8 l&#8217;uso del nome di cristiano e il fatto che non si fa abbastanza attenzione a ci\u00f2 che sia propriamente l&#8217;indifferentismo e in che cosa consista la forma peggiore dell&#8217;indifferentismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Con indifferentismo si intende di solito solo il fatto di non avere alcuna religione. Ma nel non aver decisamente, assolutamente alcuna religione c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una certa passionalit\u00e0 e questa forma di indifferentismo non \u00e8 la pi\u00f9 pericolosa: si torva del resto anche pi\u00f9 raramente.<\/em><\/p>\n<p><em>No, la forma pi\u00f9 pericolosa di indifferentismo e anche la pi\u00f9 generale \u00e8 quella di avere una religione determinata, ma di ridurla a vana chiacchiera, in modo che sia possibile aver questa religione senza passione alcuna Questa \u00e8 la forma pi\u00f9 pericolosa di indifferentismo, giacch\u00e9 con tale ombra di religione ci si illude di ripararsi dall&#8217;accusa di non aver religione.<\/em><\/p>\n<p><em>La passione, la passionalit\u00e0 \u00e8 caratteristica di ogni religione. Ogni religione, quindi, particolarmente in tempi di intellettualismo dominante, ha assai pochi seguaci. Invece vi sono mille e mille che prendono un po&#8217; di religione, l&#8217;annacquano, lo diluiscono, ed hanno cos\u00ec una religione senza passione (cio\u00e8 irreligiosa, ossia indifferente), Ci\u00f2 significa che, con tal sorta di religione, essi sono perfettamente indifferenti e garantiti contro l&#8217;accusa di non aver religione.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa \u00e8 la difficolt\u00e0 contro cui io debbo lottare. Essa \u00e8 simile alla difficolt\u00e0 di liberare una barca arenata quando il terreno attorno \u00e8 cos\u00ec molle che cede ad ogni pressione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 ch&#8217;io ho intorno a me \u00e8 indifferentismo, indifferentismo del genere pi\u00f9 radicale , pi\u00f9 estremo, pi\u00f9 pericoloso. \u00c8 questa una societ\u00e0 in cui un Apostolo potrebbe dire: \u00abquesto \u00e8 essere cristiani? Questi sono i cristiani? Gente che non solo non ha religione alcuna, ma non si trova neppure nella disposizione di poterla avere!\u00bb. Una societ\u00e0 di cui Socrate potrebbe dire: \u00abessi non sono uomini, hanno perduto la loro umanit\u00e0 nell&#8217;esser solo pubblico; non sono pi\u00f9 uomini perch\u00e9 sono solo un pubblico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Essi son tutti un pubblico. Se un&#8217;opinione \u00e8 in s\u00e9 e per s\u00e9 vera, essa per la sua umanit\u00e0 non interessa alcuno; ci si interessa solo di quanti partecipano a quell&#8217;opinione. Oh, ci\u00f2 che decide \u00e8 il numero, \u00e8 la potenza materiale di un&#8217;opinione; i singoli, nel popolo non esistono pi\u00f9: giacch\u00e9 ciascuno non \u00e8 che pubblico.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec diventa una specie di volutt\u00e0 &#8212; come la volutt\u00e0 che ebbero un tempo gli spettatori delle lotte con gli animali &#8212; quella di assistere come pubblico a questa lotta: che un solo uomo che ha solamente forza spirituale e nessun&#8217;altra, intraprende la lotta per la religione del sacrificio contro la forza gigantesca di questi mille parroci mestieranti che rendono grazie allo Spirito, ma sono piuttosto grati al governo per lo stipendio, per la croce di cavaliere e alla comunit\u00e0 per l&#8217;offerta.<\/em><\/p>\n<p><em>E poich\u00e9 la condizione \u00e8 questa, in generale, cio\u00e8 il pi\u00f9 radicale indifferentismo, a ciascuno che si sollevi un poco sugli altri, divien facile darsi dell&#8217;importanza come se egli avesse della seriet\u00e0 e del carattere.<\/em><\/p>\n<p>Questa riflessione di Kierkegaard ci fornisce una preziosa chiave di lettura per comprendere la nostra situazione attuale e soprattutto per rispondere alla domanda su come sia stato possibile che la nostra religione ci si sbriciolasse fra le dita, giorno per giorno, senza che noi ce ne rendessimo conto, se non all&#8217;ultimo momento, quando forse \u00e8 troppo tardi per reagire e per fare qualsiasi cosa che possa riportarla in vita. Molti se la prendono con il compagno Bergoglio, come se il male fosse iniziato con lui; altri se la prendono con tutta la prassi postconciliare, in particolare il falso ecumenismo, le preghiere collettive di Assisi, idoli e stregoni che si producono nei loro numeri all&#8217;interno delle chiese; altri ancora risalgono fino al Concilio stesso, e vedono in esso, come recentemente ha fatto monsignor Vigan\u00f2, l&#8217;inizio di una grave rottura con la vera dottrina, e la nascita di una sorta di nuova religione, solo formalmente cattolica, ma in realt\u00e0 disancorata dal Magistero perenne e tutta protesa a conquistarsi un posto di rispetto nel mondo, particolarmente presso gli ambienti progressisti, marxisti in una prima fase, poi mondialisti e perci\u00f2 supercapitalisti, ma con le bandierine del migrazionismo e del transessualismo da sventolare come supremo attestato del suo voler stare sempre al passo coi tempi. Se tuttavia si spinge lo sguardo ancora pi\u00f9 indietro, si trovano i primi segnali di cedimento della chiesa alle seduzioni del mondo in epoca ben anteriore al Concilio; cedimento senza dubbio agevolato dalla silenziosa e perfida penetrazione di elementi anticattolici nelle file del clero e della stessa gerarchia. Non vi \u00e8 dubbio che la prima scomunica della massoneria, quella del 1738 di Clemente XII, con la bolla <em>In eminenti apostolatus specula<\/em>, \u00e8 stata originata anche dalla necessit\u00e0 di contrastare tale diabolica infiltrazione: ma in questa lotta sotterranea la Chiesa cattolica, poco alla volta, ha avuto la peggio e ha finito per soccombere. Nei posti-chiave del Vaticano II si trovano fior di cardinali e vescovi massoni, come massoni erano gli stessi due papi del Concilio, Giovanni XXIII e Paolo VI. Basti ricordare che la cosiddetta riforma liturgica conciliare, che ha letteralmente stravolto secoli di Tradizione e ha sovvertito il giusto rapporto dell&#8217;assemblea con il divino, ponendo al centro non pi\u00f9 Cristo, ma l&#8217;uomo (tanto vero che alcune chiese costruite allora giunsero al punto di abolire il simbolo della Croce dalle pareti esterne) \u00e8 stata attuata, con perfida malizia, dal massone Annibale Bugnini, il cui preciso obiettivo era proprio quello di portare i fedeli fuori dal cattolicesimo, per\u00f2 <em>senza che se ne rendessero conto<\/em>. E cos\u00ec \u00e8 stato. La scomunica di Clemente XII, comunque, era stata rinnovata dai papi successivi e riaffermata in un documento ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede il 26 novembre 1983, documento ripreso e ribadito, a un anno di distanza, con una dichiarazione di <em>Inconciliabilit\u00e0 tra fede cristiana e massoneria<\/em>. Allora prefetto della Congregazione era un certo Josef Ratzinger. Ci\u00f2 non ha tuttavia evitato che la massoneria ecclesiastica si impossessasse del collegio cardinalizio tramite la mafia di San Gallo e ponesse un suo uomo di fiducia, Bergoglio, al posto del dimissionario Benedetto XVI; tanto che essa ha potuto quasi mettere, trionfante, la propria firma in calce all&#8217;articolo col quale il cardinale Gianfranco Ravasi, ignorando le scomuniche e tutti gli altri atti ufficiali, si \u00e8 rivolto mellifluo ai <em>Cari fratelli massoni<\/em>, sul massonico <em>Sole 24 ore<\/em>, il 24 febbraio 2016, in piena era bergogliana.<\/p>\n<p>Dunque, Kierkegaard qui ci ricorda una cosa in fondo molto semplice, ma, se ben vi si riflette, sconvolgente: in ogni religione, anche quando essa \u00e8 al culmine della sua parabola, solo una piccola minoranza dei fedeli accetta interamente, e cerca di calare nella propria vita, ci\u00f2 che essa chiede. La maggioranza prende da essa quel che le pu\u00f2 bastare per non esser del tutto senza Dio, o almeno cos\u00ec pensa; non la prende veramente sul serio, perch\u00e9 prendere sul serio la religione significa accettarla tutta, tutta, senza riserve mentali, senza furberie o stratagemmi, anche quando ci\u00f2 risulta pesante. Nel caso del cristianesimo, sappiamo bene in cosa consiste il peso maggiore: nello scandalo della Croce, che non solo Cristo ha preso su di s\u00e9, ma che chiede a tutti quelli che lo vogliono seguire, di prendere a loro volta. <em>Chi non prende la sua croce e non mi segue, non \u00e8 degno di me<\/em>, dice Ges\u00f9, senza mezze misure. S\u00ec, senza mezze misure: perch\u00e9 la dottrina \u00e8 un fatto di ragione, ma la fede \u00e8 un fatto di sentimento, di passione, e senza passione non c&#8217;\u00e8 fede, dunque non c&#8217;\u00e8 neppure religione, ma solo vuoto formalismo, il guscio senza la sostanza. Ora, al cristianesimo \u00e8 accaduta esattamente la stessa cosa. La maggior parte dei cristiani, pur dicendosi tali, ha accettato, del cristianesimo, solo quel tanto che poteva servire loro, o almeno che non li avrebbe ostacolati troppo, il minimo sindacale per non restare soli, al buio. Pertanto, la maggioranza dei cristiani \u00e8 sempre stata priva di fede: non c&#8217;\u00e8 fede senza passione, n\u00e9 passione senza la Croce. La Croce \u00e8 scandalo perch\u00e9 contraddice tutto ci\u00f2 che, umanamente parlando, si pu\u00f2 desiderare dalla vita, e ricorda a chi la contempla che stretta \u00e8 la via, e aspra, per quelli che vogliono seguire Ges\u00f9 Cristo: anche se il premio finale \u00e8 grande, incommensurabile. In questa vita, per\u00f2, il cristiano non avr\u00e0 che spine: sar\u00e0 gi\u00e0 tanto se verr\u00e0 tollerato, se verr\u00e0 sopportato, anche dai congiunti e dagli amici pi\u00f9 cari; ma pi\u00f9 facilmente verr\u00e0 respinto anche da essi. Ora, questo era un segreto che rimaneva tale, fino a un certo punto, finch\u00e9 il cristianesimo \u00e8 stato nella sua fase ascendente. Quando poi, per una serie di circostanze storiche, la cultura dei popoli occidentali \u00e8 radicalmente mutata, e all&#8217;ideale della Croce essi hanno sostituito il vagheggiamento della propria realizzazione, del successo, del piacere, e naturalmente della ricchezza, la sgradevole verit\u00e0 \u00e8 emersa: che quasi nessuno dei sedicenti cristiani era cristiano davvero &#8212; e ci\u00f2 valeva anche per il clero. Alla fine, credendo di coprire la propria vergogna, ma col pretesto di andare incontro alle pecorelle smarrite, il clero ha deciso di gettare quel poco di pudore che aveva conservato, e di proclamare apertamente che avrebbe smesso di annunciare tutto ci\u00f2 che, nel Vangelo, pu\u00f2 dar luogo a divisioni: un modo ipocrita per dire che non voleva fastidi dal mondo, semmai voleva trovare un <em>modus vivendi<\/em> con esso, e magari farsi accettare per conservare uno spazio nella societ\u00e0 radicalmente atea e materialista. Un clero svuotato di passione, che non annuncia pi\u00f9 ci\u00f2 che nel cristianesimo scalda il cuore: la Croce di Ges\u00f9 Cristo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kierkegaard lo aveva capito, anzi, lo aveva visto. 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