{"id":27360,"date":"2012-01-20T01:40:00","date_gmt":"2012-01-20T01:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/20\/noi-non-conosciamo-luniverso-ma-solo-quelluniverso-che-ci-rappresentiamo\/"},"modified":"2012-01-20T01:40:00","modified_gmt":"2012-01-20T01:40:00","slug":"noi-non-conosciamo-luniverso-ma-solo-quelluniverso-che-ci-rappresentiamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/20\/noi-non-conosciamo-luniverso-ma-solo-quelluniverso-che-ci-rappresentiamo\/","title":{"rendered":"Noi non conosciamo l\u2019Universo, ma solo quell\u2019universo che ci rappresentiamo"},"content":{"rendered":"<p>In un libro apparso da Macmillan nel 1985 e passato un po&#8217; inosservato, \u00abMasks of the Universe\u00bb (\u00abLe maschere dell&#8217;Universo\u00bb), Edward Harrison sosteneva che l&#8217;umanit\u00e0 non conosce, n\u00e9 mai conoscer\u00e0 l&#8217;Universo in se stesso, ma solo &quot;quegli&quot; universi che, di volta in volta, corrispondono all&#8217;immagine del reale che essa, storicamente, viene via via elaborando.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dagli inizi della civilt\u00e0 ad oggi, gli uomini hanno costruito sei rappresentazioni del mondo (o, per dirla con Th. Kuhn, sei &quot;paradigmi scientifici&quot;), che Harrison chiama, dal pi\u00f9 antico al pi\u00f9 recente, l&#8217;universo magico, l&#8217;universo mitico, l&#8217;universo geometrico, l&#8217;universo medioevale, l&#8217;universo infinito e l&#8217;universo meccanicistico.<\/p>\n<p>L&#8217;universo magico corrisponde alla rappresentazione del reale che hanno elaborato le societ\u00e0 caratterizzate dall&#8217;animismo, che attribuivano le forze della natura all&#8217;azione di entit\u00e0 spirituali, buone o cattive, presenti ovunque.<\/p>\n<p>L&#8217;universo mitico corrisponde alla nascita e allo sviluppo delle antiche religioni politeiste (posto che l&#8217;animismo non sia, anch&#8217;esso, una forma di religione, o almeno di religiosit\u00e0), nelle quali gli &quot;spiriti&quot; sono diventati d\u00e8i e cui si deve rendere un culto per ingraziarseli e per tenere lontana dagli uomini la loro ira.<\/p>\n<p>L&#8217;universo geometrico nasce con la scuola filosofica della Ionia, che \u00e8 stata, al tempo stesso, la prima scuola di pensiero scientifico: inizia con Talete, prosegue con Pitagora e culmina con Aristotele, che opera una sintesi complessiva del mondo fisico, a partire da una indagine razionale e, fin dove possibile, sperimentale.<\/p>\n<p>L&#8217;universo medioevale, come se lo rappresenta anche Dante, \u00e8 caratterizzato dal cristianesimo e dal suo incontro con l&#8217;aristotelismo; esso comprende una dimensione naturale, che si esprime in un cosmo geocentrico, ordinato e pervaso dalla Provvidenza divina, ed una soprannaturale, che \u00e8 di pertinenza della Rivelazione.<\/p>\n<p>L&#8217;universo infinito fa la sua comparsa a partire dal XV secolo e il suo primo teorizzatore \u00e8 l&#8217;umanista Niccol\u00f2 Cusano; Copernico, per la parte fisica, vi introduce il modello di un cosmo eliocentrico, ripreso da Galilei, mentre Giordano Bruno \u00e8 il pi\u00f9 deciso assertore dell&#8217;infinit\u00e0 dei mondi; tale concezione regge, sostanzialmente, fino a Newton.<\/p>\n<p>Infine l&#8217;universo meccanicistico, che, per Harrison, si afferma nel XVIII secolo (mentre a noi sembra che sarebbe pi\u00f9 giusto anticiparlo almeno a Cartesio) \u00e8 l&#8217;ultimo in ordine di tempo e quello che tuttora caratterizza la nostra visione del mondo, tanto da farci apparire come &quot;strani&quot; e irrazionali i modelli precedenti.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, nota a ragione Harrison, ogni universo \u00e8 inclusivo di tutto ci\u00f2 che caratterizza il sapere di una certa fase storica dell&#8217;umanit\u00e0 e, pertanto, ogni universo appare incomprensibile dal punto di vista degli altri, perch\u00e9 chi si trova all&#8217;interno di esso non possiede gli strumenti concettuali per interpretare la realt\u00e0 in maniera diversa da quella corrente.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 accade, si ha una frattura nella continuit\u00e0 della storia e si afferma un nuovo modello di universo, che relega in soffitta quello precedente: \u00e8 questa la ragione per cui i &quot;moderni&quot; si credono sempre superiori agli &quot;antichi&quot; e arrivano a deridere le loro credenze; senza rendersi conto che il loro sapere non \u00e8, n\u00e9 potrebbe mai essere, &quot;definitivo&quot; e che, pertanto, giunger\u00e0 il tempo in cui altri uomini troveranno risibili le loro stesse certezze e convinzioni.<\/p>\n<p>Come scrive Harrison (op. cit., traduzione italiana Giorgio P. Panini, Rizzoli, Milano, pp. 302-03):<\/p>\n<p>\u00abIn ogni epoca si \u00e8 creduto che il relativo universo contenesse tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale e significativo. Nei templi, nelle accademie, nei monasteri e nelle universit\u00e0 si \u00e8 rifiutato tutto il resto come opinabile e illusorio. Quasi in un ritornello si \u00e8 ripetuto: dovete scordare le superstizioni degli ignoranti e i miti che vi hanno insegnato i vostri genitori, i vecchi, poich\u00e9 QUESTO \u00e8 il vero universo, imponente, vasto, portentoso; il mondo \u00e8 una sorta di tiro alla fune con d\u00e8i e demoniche tirano un gigantesco serpente; il mondo \u00e8 l&#8217;opera di d\u00e8i onnipotenti cui dobbiamo obbedire e che dobbiamo adorare; il mondo \u00e8 unit\u00e0 geocentrica di sfere cristalline; il mondo \u00e8 una danza di atomi e di onde;. Tutto il resto \u00e8 mito e fantasia. La scena senza tempo. Ieri c&#8217;era l&#8217;universo falso, oggi c&#8217;\u00e8 quello vero.<\/p>\n<p>Credo che il principio d&#8217;inclusione sia utile, necessario a causa delle differenze esistenti tra universi e visioni del mondo. Quanto pi\u00f9 primitiva \u00e8 una societ\u00e0, tanto minore \u00e8 il divario tra l&#8217;universo impersonale e le personali visioni del mondo, e tanto minore \u00e8 la necessit\u00e0 di un principio d&#8217;inclusione.<\/p>\n<p>Quanto pi\u00f9 una societ\u00e0 \u00e8 complessa, tanto maggiori s\u00ec risultano il divario e la necessit\u00e0. Le norme sui ci\u00f2 che pu\u00f2 effettivamente includere proteggono l&#8217;universo dall&#8217;essere travolto dalle sbrigliate fantasie delle diverse visioni del mondo che ospita. Senza tali norme, che definiscono ci\u00f2 che \u00e8 razionale e adatto, e ci\u00f2 che invece \u00e8 irrazionale e inadatto,l&#8217;universo crollerebbe e la societ\u00e0 stessa andrebbe in pezzi. L&#8217;UNIVERSO FISICO CONTIENE SOLTANTO CI\u00d2 CHE \u00c8 FISICO. Cos\u00ec suona il principio d&#8217;inclusione per l&#8217;universo fisico. Gli atomi e le cellule, i fiori e le piante, le stelle e le galassie sono oggetti fisici, studiati dalle scienze naturali. Gli atomi e gli elettroni, onde o corpuscoli che siano, gli organismi che si riproducono e le loro diverse capacit\u00e0 di sopravvivenza, le stelle che evolvono, mutando le caratteristiche degli elementi lo spazio e il tempo e le loro alterazioni dinamiche; tutto ci\u00f2 appartiene all&#8217;universo fisico che contiene soltanto ci\u00f2 che \u00e8 fisico. Le molecole del DNA e il codice genetico, i nostri corpi, che nascono e sono condannati a morire, i nostri cervelli che pulsano per un&#8217;attivit\u00e0 bioelettrica, sono fatti della materia e dell&#8217;universo fisico.<\/p>\n<p>Ma i pensieri e tutto l&#8217;armamentario mentale delle nostre visioni del mondo NON SONO fisici, non sono quindi inclusi nel complesso: sono &quot;irreali&quot;, se non quando forme di attivit\u00e0 cerebrale e fenomeni biochimici possono essere riconosciuti analoghi.<\/p>\n<p>I saggi eruditi ci assicurano che il nostro universo moderno \u00e8 l&#8217;Universo, che tutti gli eventi hanno cause fisiche, che tutti gli oggetti sono formati da molecole, atomi e particelle subatomiche che ci\u00f2 che non \u00e8 fisico NON c&#8217;\u00e8, nell&#8217;universo fisico. Ci insegnano che la vita umana si \u00e8 evoluta sulla Terra per miliardi di anni, che orbita intorno al Sole, che il nostro Sole splendente \u00e8 una stella relativamente lontana al centro della Galassia, che la nostra roteante galassia non \u00e8 che una di un vasto universo di galassie e che l&#8217;universo si espande.<\/p>\n<p>L&#8217;universo fisico contiene soltanto ci\u00f2 che \u00e8 fisico e null&#8217;atro. \u00c8 un principio che appare assai sensato se non andiamo troppo per il sottile a proposito del significato del termine &quot;fisico&quot;. L&#8217;universo fisico muta e il significato di &quot;fisico&quot; muta con esso (anzi in esso). [&#8230;.]<\/p>\n<p>[D&#8217;altra parte] le immagini non includono chi le ha create. I nostri universi non contengono visioni del mondo; in altri termini, non contengono NOI, i creatori degli universi. Ogni universo nasce come un prodotto della mente, e al pi\u00f9, contiene soltanto una rappresentazione della mente che lo ha creato. Il merito di questa scoperta va indubbiamente all&#8217;universo fisico e al suo ben definito principio d&#8217;inclusione. Tale principio pu\u00f2 indurre molte perplessit\u00e0. Ci si arrovella sul libero arbitrio, sulla responsabilit\u00e0 morale e sul mistero di come gli impulsi nervosi si traducano in pensieri. Questa angoscia \u00e8 inutile. Il libero arbitrio e la mente con i suoi pensieri appartengono all&#8217;Universo; il determinismo ma anche il cervello con i suoi impulsi nervosi, appartengono all&#8217;universo. Riconoscere che ci\u00f2 che non \u00e8 fisicamente contenuto pu\u00f2 realmente esistere nell&#8217;Universo, ance se non esiste in un particolare universo, spazza, come un vento tonificante, un mondo di logorroiche argomentazioni.\u00bb<\/p>\n<p>Dal punto di vista filosofico, potremmo far corrispondere il concetto di Universo di Harrison (al singolare e con la lettera maiuscola) a quello kantiano di &quot;Noumeno&quot; o Cosa in s\u00e9; e il concetto di universi (al plurale e con l&#8217;iniziale minuscola) a quello kantiano del &quot;fenomeno&quot;, ossia della cosa cos\u00ec come appare.<\/p>\n<p>Ora, in primo luogo si potrebbe accusare Harrison di scarsa audacia, oltre che di scarsa coerenza, per non aver tratto tutte le logiche conseguenze del suo ragionamento: gli universi non sono sei, ma innumerevoli, tanti quanti sono gli esseri umani vissuti sulla Terra, anzi, tanti quanti sono i momenti della loro vita (solo in secondo battuta egli se ne avvede); e senza dimenticare gli altri abitanti del cosmo, quelli certi &#8211; animali e piante- e quelli probabili &#8211; le creature diffuse su altri pianeti. Che cosa ha a che fare, per esempio, l&#8217;universo di un bambino di tre o quattro anni, con l&#8217;universo di un uomo adulto di media cultura? E che cosa ha a che fare l&#8217;universo di un cane, di un delfino, di un pappagallo, con l&#8217;universo di un essere umano, quando perfino i loro organi di senso funzionano diversamente dai nostri? E si badi che questa non \u00e8 una domanda oziosa, a meno di identificare la filosofia come la forma per eccellenza di un presuntuoso antropocentrismo.<\/p>\n<p>In secondo luogo, obiezione ancora pi\u00f9 grave, si pu\u00f2 rimproverare ad Harrison di aver predicato bene, ma razzolato male: se ogni universo ha la pretesa &#8211; illusoria &#8211; di essere quello &quot;vero&quot; e definitivo, come non vedere che questa stessa concezione non pu\u00f2 porsi al di sopra degli universi storicamente dati e che l&#8217;idea della provvisoriet\u00e0 degli universi \u00e8 figlia di uno e uno solo di essi, e cio\u00e8, ovviamente, di quello meccanicistico, nel quale ci troviamo a vivere?<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che per gli universi precedenti la modernit\u00e0 (dunque i primi quattro e, in parte, perfino il quinto) si dava per scontato che l&#8217;Universo fisico, con o senza maiuscola, fosse solo la parte visibile e percepibile con i sensi esterni, di una realt\u00e0 molto pi\u00f9 vasta e complessa, una realt\u00e0 totale, rispetto alla quale l&#8217;Universo fisico appariva ben povera cosa: limitato, imperfetto e, soprattutto, transitorio. Perci\u00f2, se nell&#8217;universo meccanicistico appare intuitivo che ogni universo si illude di possedere la verit\u00e0, o almeno di possedere una corretta concezione del mondo, ci\u00f2 avviene perch\u00e9 in tale universo, definibile come essenzialmente materialista, vi \u00e8 una perfetta coincidenza fra l&#8217;Universo e l&#8217;universo, ossia fra la totalit\u00e0 degli enti e dei fenomeni fisici, e la totalit\u00e0 di tutto ci\u00f2 che esiste.<\/p>\n<p>Ma se si assume una diversa prospettiva; se si ammette, almeno in via d&#8217;ipotesi, che la cosiddetta materia non sia la sola realt\u00e0 esistente, ecco allora che l&#8217;universo fisico cesser\u00e0 di apparirci come l&#8217;Universo in quanto tale; e dovremo ammettere che il relativismo (e lo scetticismo: siamo un po&#8217; tutti nipoti di Voltaire e di Hume) del nostro modo di pensare \u00e8 figlio, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, del nostro punto di vista di cittadini dell&#8217;universo moderno e che non apparteneva affatto, n\u00e9 poteva appartenere, ai cittadini degli universi precedenti.<\/p>\n<p>Un buon esempio di questa aporia \u00e8 offerto dalle pagine in cui l&#8217;Autore si sofferma a descrivere i processi alle streghe nell&#8217;Europa dei secoli passati. Egli presenta tali processi, e, a monte di essi, la credenza nella stregoneria, come un classico caso di ignoranza e di superstizione, che, per\u00f2, non sono affatto riconosciute come tali n\u00e9 dall&#8217;uomo medio, n\u00e9 dai sapienti (e giustamente egli ricorda che fra gli assertori della credenza nella stregoneria c&#8217;era anche Francis Bacon, uno dei padri nobili della Rivoluzione scientifica), ma che i posteri fanno fatica a comprendere e ad accettare, tanto \u00e8 palese la loro irrazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;intento di Harrison \u00e8 giustificato e, anzi, secondo noi lodevole: egli vuol metterci in guardia contro l&#8217;opinione per cui ci\u00f2 che \u00e8 vero e razionale per noi moderni, lo sia anche in termini assoluti; che, cio\u00e8, la verit\u00e0 delle nostre conoscenze e delle nostre convinzioni corrisponda alla parola finale riguardo alla verit\u00e0 e alla razionalit\u00e0 in quanto tali. E tuttavia l&#8217;argomento \u00e8 a due lame: a quanto pare, ad Harrison non viene in mente, nemmeno per un istante, la scomoda e imbarazzante possibilit\u00e0 che, dopotutto, la stregoneria poteva anche essere una realt\u00e0 e, quindi, che i processi alle streghe potessero anche avere una base culturale e giuridica perfettamente ragionevole; ovviamente, senza con ci\u00f2 voler giustificare gli eccessi e le crudelt\u00e0 che vennero compiuti in tale ambito.<\/p>\n<p>Sta di fatto che la stregoneria esiste ancor oggi, e questo \u00e8 un dato di fatto: ne parlano abbastanza spesso anche le cronache e sarebbe del tutto ingiustificato l&#8217;atteggiamento di colui che volesse rifiutare di prenderne atto, solo perch\u00e9 una tale realt\u00e0 \u00e8 in contrasto con le proprie convinzioni riguardo a simili cose. Pertanto non si vede perch\u00e9 la stregoneria non avrebbe potuto esistere, ed essere relativamente diffusa, nei secoli passati; al contrario, tutto lascia pensare che la sua esistenza fosse certa e che la sua diffusione fosse maggiore che al presente.<\/p>\n<p>Il compito dello storico \u00e8 quello di constatare l&#8217;esistenza di certi fatti, quella del filosofo \u00e8 di ragionare su di essi in termini generali, cio\u00e8 riconoscendoli come parte di un insieme pi\u00f9 vasto; i personali pregiudizi dell&#8217;uno e dell&#8217;altro non dovrebbero mai interferire con la loro attivit\u00e0 di ricerca e di studio.<\/p>\n<p>Attenzione: una cosa \u00e8 prendere atto del fatto che in tutte le societ\u00e0 e in tutte le epoche \u00e8 esistita la credenza nella stregoneria e cos\u00ec pure la pratica di essa; un&#8217;altra cosa, e ben diversa, \u00e8 credere o non credere all&#8217;esistenza di reali poteri preternaturali da parte di coloro che praticano la stregoneria &#8211; e, in ultima analisi, credere o non credere nel Diavolo, dal quale tali poteri verrebbero conferiti a coloro che lo servono e lo adorano.<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che uno storico di tendenza razionalista e positivista pu\u00f2 anche non credere n\u00e9 a Dio n\u00e9 al Diavolo, e meno ancora ai poteri preternaturali conferiti alla strega o allo stregone, senza che ci\u00f2 lo esima dal prendere atto del fatto che gli uomini ci abbiamo creduto per secoli, e non solo durante il &quot;buio&quot; Medioevo, ma anche in pieno Rinascimento e durante la Rivoluzione scientifica del XVII secolo; quanto al filosofo, comunque egli la pensi, deve del pari ragionare a partire da questo dato di fatto e non limitarsi ad irriderlo, a definirlo &quot;assurdo&quot; o a polemizzare contro le credenze proprie di un paradigma culturale diverso dal suo.<\/p>\n<p>E proprio qui scivola il ragionamento di Harrison: egli d\u00e0 per scontato che la caccia alle streghe dei secoli passati sia stata null&#8217;altro che una ondata di follia collettiva; constata che anche uomini di cultura e di pensiero, come Francio Bacon, erano partecipi di tale follia, ma non va oltre la conclusione, piuttosto immediata, che \u00e8 quasi impossibile riconoscere l&#8217;assurdit\u00e0 di una credenza, quando si \u00e8 radicati all&#8217;interno di un determinato &quot;universo&quot; culturale.<\/p>\n<p>Eppure, proprio dall&#8217;esempio della caccia alle streghe si potrebbe ricavare una conclusione ben pi\u00f9 ampia: chi o che cosa autorizza uno storico o un filosofo dei nostri giorni a liquidare il fenomeno secolare della caccia alle streghe come frutto di assurde superstizioni, se non la rigida prospettiva del proprio universo culturale, che ha stabilito una volta per tutte cosa sia possibile e cosa sia impossibile nel mondo della natura e in quello degli uomini?<\/p>\n<p>In altre parole: se fosse vero che gli universi, come dice Harrison, non comprendono la mente di chi li pone, come \u00e8 possibile parlare di universi; come \u00e8 possibile valutare le loro credenze; come \u00e8 possibile, addirittura, affermare o negare la possibilit\u00e0 che, in essi, certi fenomeni avvengano?<\/p>\n<p>Inoltre, ci sembra strano che Harrison dia merito all&#8217;universo fisico di aver compreso che ogni universo \u00e8 solo un prodotto della mente che lo ha creato, senza contare che ci\u00f2 \u00e8 in contraddizione con la teoria dei sei universi storici. Ci sembra strano, perch\u00e9 l&#8217;universo fisico, come egli stesso ammette, non pu\u00f2 comprendere anche il pensiero; mentre l&#8217;universo spirituale pu\u00f2 benissimo includere l&#8217;universo fisico, o almeno ci\u00f2 che ci appare essere tale.<\/p>\n<p>Harrison coglie nel segno quando vede che la specificit\u00e0 dell&#8217;universo moderno \u00e8 quella di aver limitato il concetto di &quot;universo&quot; al solo universo fisico e, cos\u00ec pure, ha perfettamente ragione di rimproverargli di non aver compreso che tutto ci\u00f2 che esiste \u00e9 reale, anche se immateriale e, quindi, non percepibile fisicamente.<\/p>\n<p>Se gli uomini ritornassero a una visione spirituale dell&#8217;Universo, allora potrebbero pensarlo in termini assolutamente inclusivi: potrebbero, cio\u00e8, dare conto di tutto ci\u00f2 che esso contiene, anche di ci\u00f2 che non vedono e non possono provare razionalmente, e in tal modo supererebbero l&#8217;angoscia e la schizofrenia dell&#8217;universo moderno; smetterebbero di cercare, come faceva Cartesio, la ghiandola pineale, nel vano tentativo di trovare il punto di congiunzione tra materia e spirito.<\/p>\n<p>Resterebbe l&#8217;angoscia per la non condivisibilit\u00e0 dell&#8217;universo individuale di ciascuno; ma questo \u00e8 un problema insolubile, che solo sul piano pratico trova una parziale risposta: ed \u00e8 il ponte che l&#8217;amore pu\u00f2 gettare fra due monadi isolate, riuscendo &#8211; talvolta &#8211; ad aprirne le loro porte e le loro finestre ben chiuse&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un libro apparso da Macmillan nel 1985 e passato un po&#8217; inosservato, \u00abMasks of the Universe\u00bb (\u00abLe maschere dell&#8217;Universo\u00bb), Edward Harrison sosteneva che l&#8217;umanit\u00e0 non<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30162,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[38],"tags":[92],"class_list":["post-27360","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gnoseologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-gnoseologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27360","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=27360"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27360\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30162"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=27360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=27360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=27360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}